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Non esiste Un Allevamento Umano. Smettiamola di scherzare

DI JACY REESE

The Guardian.com

Qualche anno fa volevo visitare il miglior stabilmento per la produzione di uova che potessi trovare. Avevo visto una fattoria dove si producono uova, c’erano una dozzina di capannoni, ognuno con una dozzina di file di gabbie di ferro impilate un sull’altra e profonde poco più di un metro, gabbie tanto piccole che gli uccelli che stavano dentro non potevano nemmeno allargare le ali. Erano animali mezzi morti di fame, malati e indiscutibilmente sofferenti.

Quel tipo allevamento – Factory farming  –  chiaramente non poteva andar bene e quindi volevo cercare un allevamento che rappresentasse un modo etico e umano di allevare animali per l’alimentazione umana.

Fortunatamente ci sono delle piccole fattorie, come quelle che vendono direttamente nei mercatini degli agricoltori, che sono disposte a far visitare le loro strutture. Così, a marzo 2016, sono partito da casa mia a San Francisco per andare lungo la costa settentrionale della California, tra le sequoia più alte del mondo e le onde che si infrangono nel passato, per vedere uno dei migliori allevamenti da uova dello stato.

Gli americani si preoccupano del benessere degli animali allevati. In effetti, la scorsa settimana in California è stata approvata con il 61% una misura che prevede che gli animali da uova non vivano in gabbia, una percentuale molto alta in questi tempi di divisioni. Nel 2016, un’iniziativa simile in Massachusetts fu approvata con il 78%.

I consumatori fanno di tutto per comprare, ai mercatini a chilometro zero, uova fatte da galline che non vivono in gabbia o per comprare carne proveniente da animali che pascolano. Nel 2017 i miei colleghi ed io abbiamo fatto un sondaggio che mostrava come il 75% degli adulti americani creda di mangiare carne, latticini e uova provenienti “da animali trattati in modo umano”. Infatti, quando i vegani chiedono ai loro amici di smettere di mangiare animali, una delle risposte più frequenti che sentono è: “Tranquillo, io mangio solo carne umana. ”

Avranno ragione i consumatori? È impossibile che tutti abbiano ragione. I dati sugli animali allevati negli Stati Uniti indicano che oltre il 99% degli animali  viene alimentato con Concentrated Animal Feeding Operations, cioè in “allevamenti industriali”. A livello globale, questa cifra forse supera il 90%. Quindi il 75% degli americani pensa di consumare carne allevata in condizioni umane, ma in realtà lo è solo una piccola parte. La maggior parte dei consumatori sembra sbagliare tragicamente su quello che mangia.

Prendiamo le uova allevate a terra, per esempio, solo perché le galline non sono in gabbia, questo non significa che siano galline sane o felici. Le galline allevate fuori dalle gabbie vivono in un grande capannone con migliaia di altri uccelli, ma con uno spazio totale per animale come se vivessero in gabbia.

In questo ambiente tanto ristretto, gli uccelli spesso si beccano a vicenda, fino a strapparsi le piume, a perdere sangue e persino a morire per effetto di quello che è, effettivamente, una forma di cannibalismo provocata da un confinamento a troppo alta densità. La qualità dell’aria nelle fattorie “a terra” tende ad essere peggiore dato che i polli, camminando sollevano polvere e feci, il che minaccia la sicurezza alimentare.

Allevare polli liberi evita alcuni di questi problemi, ma ne crea di nuovi, perché se razzolano al pascolo, sono soggetti ai predatori e alle malattie degli animali selvatici. In qualche modo, anche l’allevamento di mucche che mangiano erba è potenzialmente peggiore di quello nutrito con cereali. L’allevamento di mucche nutrite con l’erba porta a una produzione di metano  – un gas importante per l’effetto serra – da due a quattro volte superiore rispetto all’allevamento di mucche nutrite a cereali. Per produrre carne di manzo nutrita con l’erba, serve anche più terra, più acqua e più combustibili fossili. Comprare carne che “mangia erba” o “pascola libera” può essere visto come un toccasana da una coscienza ambientalista, ma il danno può effettivamente essere maggiore.

Forse ci sono dei metodi rotazionali, che richiedono molta manodopera e che riducono l’impatto ambientale, ma l’allevamento eco-consapevole fa ben poco per attenuare i problemi di salute degli animali oltre ad abusare con l’uso di antibiotici. E la sofferenza degli animali, specialmente nelle fattorie di polli, è ancora sconcertante.

Potreste pensare che anche se la stragrande maggioranza delle aziende agricole ha ancora problemi seri, esisteranno sicuramente anche delle fattorie dove vivono animali felici. La risposta è valida, fino a un certo punto. Dove sono cresciuto io, nel Texas rurale, c’era tanto bestiame allevato al pascolo che sembrava perfettamente contento di masticare la sua biada, io stesso aiutavo ad allevare le galline e le capre. Certo, essere portati al mattatoio deve essere una esperienza terribile, ma potrebbe sembrare plausibile se almeno gli animali avessero ruminato felici per qualche anno.

I maiali li vidi in una fattoria nel nord del Missouri nel dicembre 2003. I maiali non escono mai dal recinto fino a quando non vengono portati al macello.

Quando la gente pensa ad un allevamento-animale-etico,  – anche se rappresenta poco o niente del suo consumo effettivo – questo produce l’effetto pericoloso di un “rifugio psicologico” che serve, indirettamente, per giustificare il consumo che si fa di prodotti animali-industriali.

La maggior parte degli americani conosce la realtà degli allevamenti animali, come viene raccontata dalle centinaia di indagini fatte nel corso degli anni e dalle decine di rapporti scientifici sull’industria e sul suo impatto sull’ambiente e sulla salute pubblica.

Ma il conflitto tra i loro valori e i loro comportamenti si risolve pensando che mangiare un tipo di carne allevata umanamente, non provoca sofferenza negli animali o danni all’ambiente. Unica alternativa sarebbe smettere di mangiare prodotti animali o accettare il fatto che mangiarli è dannoso, e niente di tutto ciò è particolarmente allettante. Questo è il motivo per cui vediamo che il 75% degli adulti americani pensa che stia mangiando carne allevata con metodi umani, mentre meno dell’1% degli animali allevati, proviene da fattorie non industriali.

Allevamento etico – Un bel tentativo

Negli allevamenti che producono uova che ho visitato in California, il diavolo era nascosto nei particolari, malgrado lo scenario bucolico, ho scoperto che gli uccelli vivevano in condizioni peggiori di qualsiasi altra fattoria che avevo visitato. Ho visto molti casi di Marek, una malattia altamente contagiosa che in molti casi provoca cecità parziale, vermi e gonfiori addominali che provocano un accumulo fino a mezzo litro di liquidi in un corpo che pesa meno di due chili e mezzo.

Come le galline nelle fattorie, molte soffrono e muoiono di cancro, di blocchi ovulari, di infezioni del tratto riproduttivo e di altri disturbi creati dall’alimentazione artificiale ad un sistema riproduttivo iperattivo che fa deporre una quantità innaturale di uova.

Quando visitai la fattoria, sinceramente volevo credere che quegli animali facessero una vita buona, ma non c’era niente che lo confermasse. Certo non erano come le fattorie che avevo visitato, ma non era ancora il modo di vivere che mi sarebbe piaciuto.

Naturalmente, l’attuale scarsità di humane animal farms – fattorie che producono in modo umano – non esclude un loro possibile-teorico sviluppo, ma consideriamo il costo: le uova della fattoria che ho visitato costano oltre $ 6 per dozzina. Quasi nessuno è disposto a spendere tanto per un uovo e quella fattoria ha ancora dei seri problemi etici.

Sono rimasto deluso dalla visita a questa e altre fattorie, oltre che dalle testimonianze lette su altre centinaia di visite a fattorie “umane” fatte da ricercatori e da animalisti. Mercy For Animals, una ONG internazionale per la protezione degli animali, seleziona casualmente le fattorie sulle quali indaga, ed altri ricercatori  fanno regolari controlli su fattorie che vantano primarie certificazioni sul loro allevamento definito “umano” per dimostrare che anche in quelle fattorie gli animali soffrono ancora tremendamente.

E’ ora di abolire l’allevamento industriale

Ci occorrerebbero normative e controlli rigorosi per mantenere un buon livello di benessere degli animali in tutto il settore. Ciò includerebbe la spesa per ispezioni regolari e indipendenti oltre a filmati di videosorveglianza in diretta da mettere in tutte le strutture.

I consumatori o i contribuenti dovrebbero inoltre pagare per altri costi diretti come maggior spazio per ogni animale, per un esercito di veterinari e per le forniture mediche che servono per curare gli animali malati e garantire un utile a chi produce il cibo artificiale che serve a far aumentare di peso gli animali e a produrre latte e uova a ritmi ultraveloci. Oggi quel livello di benessere non esiste nemmeno nelle migliori fattorie, quindi anche il prezzo relativamente basso delle uova prodotte nella fattoria dove le galline razzolano, che ho visitato è ancora troppo basso per garantire che gli animali possano vivere veramente una buona vita.

Anche se, in teoria, un allevamento di animali umano sarebbe possibile, e forse potrebbe essere anche reale in qualche caso isolato, non si può ragionevolmente credere che si potrebbe arrivare ad alimentare circa 10 miliardi di persone entro il 2050.

Il fatto è che quando usiamo gli animali come materie prime o li usiamo nel nostro sistema alimentare si arriva inevitabilmente ad una enorme forma di crudeltà perché i prezzi e i profitti verranno sempre prima del benessere degli animali.

Questo significa che dobbiamo prendere posizione contro l’allevamento degli animali e solo allora, penso, saremo sulla buona strada per porre fine a tutti gli allevamenti di animali.

Jacy Reese

Fonte: https://www.theguardian.com

Link: https://www.theguardian.com/food/2018/nov/16/theres-no-such-thing-as-humane-meat-or-eggs-stop-kidding-yourself

16.11.2018

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte  comedonchisciotte.org  

 

 

Estratto pubblicato da The End of Animal Farming, Beacon Press.

Pubblicato da Bosque Primario

4 Commenti

  1. Visto che anche per i vegetali si usano insetticidi e durante l’aratura qualche topolino o talpa viene sepolto vivo di sicuro che facciamo? Uno poi se ha il giardino le galline può allevarsele da solo.

  2. Mediamente su questo sputo di terra la popolazione richiederà sempre più carne ed alimenti elaborati per motivi indotti dalla globalizzazione, non c’è da stupirsene!
    è la parabola discendente dell’essere vivente più intelligente ma anche il più stupido
    purtroppo siamo avanti coi “lavori”…

    Lavorando in parte nel settore zootecnico ho a che fare con allevamenti intensivi e vedo bene (da vegetariano) la sofferenza dl animali bombati* da medicinali ed antibiotici , si feriscono stando nelle stie strettissime (stanno fermi, ingrassati con mangimi spesso di origine animale (!) prodotti in buona parte dalle carcasse dei loro simili macinate e ridotte a mangime (chiaramente proteico ed economico, manco smaltisci i rifiuti) , nelle zampe compaiono spesso piaghe da decubito poi tagliano i becchi e le ali in modo che stiano più “buoni” (!).
    Non sono Animalista ma l'”uomo” fa schifo.

    *Del biologico fidatevi non troppo, i controlli sono scarsi, pochi dei prodotti dall’estero sono controllati (es. la Spagna ha dei limiti altissimi per i fitofarmaci residui ed esporta allegramente (coop e conad (pd ed ex) hanno quei prodotti, tanto siamo fratelli nella ue), dell’Italia meno del 50% è controllato per rispettare il limite massimo di sostanza chimica che nel Regolamento per il Biologico è inferiore al limite di quantificazione analitico.

  3. Dato che si parla di polli e galline mi preme ricordare che in Italia li usano anche per fare riti tribali ovvere messe nere con sacrificio di animali, a volte ammazzano anche i gatti. Rispettare i cicli naturali della vita umana, animale ed ambientale è una scelta che ha anche una correlazione con i consumi.

  4. Senza polemiche, ma le mucche che si trovano sparse su pascoli vastissimi nei latifondi del centro della Sicilia, che si possono spesso vedere percorrendo la desolatissima Palermo Catania, sono inquinanti con il loro brucare? Sono trattati in modo disumano? Vorrei veramente capire.
    Certo, con quelle vacche, a parte un bassissimo autoconsumo, si potrebbe soddisfare appena il 5 % dell’attuale consumo solo in Sicilia.
    Generalizzare quel metodo significa fare diventare la carne un alimento per ricchi o solo per le feste, come era per i nostri avi.
    Chissà che non torneremo a questo, prima o poi, senza bisogno di dare i “diritti” anche alle vacche. Quando sento parlare di nuovi diritti,poi, non so…. mi sento in genere preso in giro, di solito ne danno qualcuno per toglierne qualcun altro. Umanizzare le bestie per imbestialire gli uomini?