Comunitarismo: stiamo crescendo la rivoluzione

Comunitarismo: stiamo crescendo la rivoluzione
Thomas Cole, Il Corso dell'Impero - Stato Arcadico o Pastorale

Si riceve e si pubblica questo testo che vuole essere una bozza di manifesto per un Comunitarismo del XXI secolo. L'autore è Corvo, già di recente ospite di queste pagine con la sua Eliopoli. A proposito della storia dei diversi comunitarismi che hanno caratterizzato la vicenda umana, la trattazione per forza di cose non è esaustiva: ci sarà occasione di approfondire questo punto. L'unica integrazione che si pone come doverosa è la citazione del compianto Costanzo Preve, promotore di una rielaborazione del concetto di "comunitarismo" alla luce della sconfitta di quello che il filosofo torinese definiva "il comunismo storico novecentesco".

Tanti sono gli spunti di discussione: il dibattito è aperto.

Grande Reset, Grande Collasso, Grande Illusione o Grande Inganno

La definizione del problema

La società globale nella quale viviamo richiede una continua crescita per sostenersi.

Il concetto di una crescita infinita in un pianeta finito è paradossale. Un pesce non può divenire più grande del suo acquario. Attualmente l'umanità si trova di fronte all’esaurimento di risorse fondamentali. Quando parliamo di “esaurimento”, intendiamo quello delle risorse facili da estrarre, per le quali il costo d’estrazione è troppo alto rispetto al profitto generato dall’operazione. Nel presente, la società globale è intrappolata in un ciclo di ritorni marginali decrescenti, cioè per produrre la stessa quantità di risorse occorre sempre più lavoro. Questo lavoro può essere misurato in termini d’energia. In quanto la fonte primaria d‘energia sono tuttora i carboni fossili, tutta la struttura globalista costruita negli ultimi 70 anni entra in crisi.

La Grande Decisione

Come reazione a questa situazione, le cosiddette élite hanno pianificato un "collasso controllato" della società; il "Great Reset" (opzione B). Nella loro visione, il futuro assomiglia a un nuovo Medioevo, nel quale una microscopica classe sociale oligarchica conserva tutti i privilegi e i lussi della società contemporanea, dominando una sterminata massa di sudditi senza alcun diritto né possedimento. Noi riteniamo che questo progetto sia destinato a fallire sotto il peso della sua complessità. L’alternativa, tuttavia, potrebbe essere peggiore di quello scenario distopico che essi descrivono in vari testi. Questo scenario di conflitti interstatali, e sociali all’interno delle singole nazioni, non è più da proiettare nel futuro, ma fa già parte del nostro presente: lo chiamiamo "Great Collapse" (opzione C). Per quanto non venga piu discussa, la prospettiva di un olocausto nucleare è sempre presente se la situazione dovesse sfuggire al controllo. Inoltre, nella nostra analisi il ritorno al mondo pre-2019 e’ impossibile a causa dalla scarsità di risorse facilmente accessibili. Un tale tentativo sarebbe solo in grado di costruire un’illusione di stabilità temporanea, che chiamiamo la "Great Illusion" (opzione A).

L'umanità si trova dinanzi a un bivio: "La Grande Decisione". Le scelte che faremo avranno un impatto per secoli.

In questa quadro, matura il senso di urgenza nel descrivere e mettere in pratica una visione alternativa: bisogna agire in fretta per prevenire gli scenari peggiori e, se questo si rivelasse impossibile, salvare il salvabile, in ogni caso costruendo cellule comunitarie di civilta’ autarchiche e permaculturali.

Breve storia del comunitarismo

Una definizione del Comunitarismo non può che delinearsi a partire dai suoi aspetti storici. Il comunitarismo moderno infatti è informato dalla esperienza storica di convivenza umana prevalente: la tribù o il clan familiare. Poiché ne abbiamo esempi in ogni continente e latitudine, possiamo dire che essa sia la forma più "naturale" di organizzazione sociale, tenuta insieme da legami non solo di necessità, ma anche di affettività familiare. Andando avanti nella storia, troviamo ispirazione nel modello delle poleis greche: piccole città nelle quali, attraverso cultura, lingua e religione si forgia l’identità nazionale greca, ma, allo stesso tempo, le poleis mantengono la loro fiera indipendenza politica ed economica. Questo modello sociale culmina nel V secolo A.C. e declina quando le poleis divengono potenze imperiali, per poi venire assimilate nell’ellenismo.

La storia delle poleis greche riguarda l’italia del Sud, la Magna Grecia, e dopo mille anni lo stesso spirito si ritrova nel Nord Italia, dove la Lega si oppone all’Imperatore Barbarossa, gettando le fondamenta per il Rinascimento. Ancora oggi l’italia presenta differenze regionali pronunciate derivanti da centinaia di anni di autonomia comunale . Questo patrimonio dev’essere conservato e rappresenta la base sociale del futuro che prospettiamo.

Sono queste le radici storiche a cui facciamo riferimento quando parliamo di Comunitarismo.

Cosa diavolo è successo alla Comunità?

Secondo Max Weber, dal modello storico prevalente di Comunità (in tedesco Gemeinschaft) siamo passati con la modernità a quello opposto di Società (in Tedesco Gesellschaft).

In questa dicotomia, i legami sociali possono essere classificati, da un lato, come appartenenti a interazioni sociali personali, con i ruoli, i valori e le credenze basate su tali interazioni, o dall'altro come appartenenti a interazioni indirette, con ruoli impersonali, valori formali e credenze basate su tali interazioni. Weber vede questa transizione come idealtipo per accentuare gli elementi chiave di un cambiamento storico/sociale che a lui appare come inevitabile. Noi pensiamo che la disumanizzazione che questo ha provocato sia la radice profonda dei mali dell’umanità, il primo gradino nella scala del transumanesimo.

Ritorno alle radici

A partire dalla metà del secolo scorso, come reazione agli orrori della guerra, alla diffusione di racconti etnografici sulle culture primitive e al vuoto spirituale della società occidentale, un nuovo modello di comunitarismo è nato sia con il movimento degli ecovillaggi che creano “Comunità intenzionali”, oltre che più recentemente con quello parallelo dei "Preppers" (che sono più individualisti ideologicamente). Queste esperienze d’avanguardia sono rimaste confinate a piccoli gruppi in quanto, fino a pochi anni fa, la pressione sociale a far parte del sistema ha rallentato lo sviluppo del concetto. Tutto è cambiato con la pandemia e i lockdown. L’esperienza alienante di esser chiusi in casa, senza contatti fisici e con accesso limitato a cose considerate essenziali ha fatto rivalutare l’importanza dell’essere parte di un gruppo sociale coeso. Oggi un'avanguardia intellettuale sta riconsiderando i suoi piani per il futuro, guardando con scetticismo quelli che ci vengono proposti dall’alto. Si tratta di un piccolo gruppo, ma saranno loro che faranno la differenza in futuro.

Il Logos Tripolitikos e l'equilibrio della bilancia

Da un punto di vista politico, il comunitarismo non prescrive un tipo di organizzazione specifica.

La comunità si forma intorno ad un gruppo di persone che condividono vicinanza geografica e sviluppano valori comuni, per cui la forma politica non è univoca.

Vi possono essere comunità estremamente diverse, fondate su presupposti antitetici, e ciò rappresenta un elemento che dà forza al concetto: la sua capacità di adattamento.

I Greci, inventori del concetto stesso di democrazia, non pensavano che essa fosse necessariamente la forma migliore di governo. Avevano introdotto con Erodoto il Logos Tripolitikos (Λογος Τριπολιτικος), nel quale le tre forme principali di governo sono poste tutte allo stesso livello quando funzionano in maniera equilibrata.

Ché, offrendocisi tre forme di governo ed essendo tutte a parole ottime, ottima la democrazia e l’oligarchia e la monarchia

Erodoto Storie, III, 80-82

Come poi ripreso in parte da Montesquieu nel suo L’Esprit des Lois, democrazia, aristocrazia e monarchia sono tutte forme di governo legittime se applicate in base alla regione, al popolo che vi abita ed al contesto nel quale esso si trova ad operare. In ognuna di queste forme politiche può sorgere un elemento che porta al suo sbilanciamento, e quindi alla necessità di riequilibrare il sistema. La sovraestensione imperialista (l’impulso a crescere oltre misura delle forme sociali) è prodotta dalla sete di potere di chi governa più che dalle reali esigenze della popolazione e rappresenta uno dei motori dello squilibri.

Queste comunità non hanno solo carattere politico, è cruciale che esse posseggano i “mezzi di produzione”. Questi, secondo la teoria marxiana, rappresentano la congiunzione dei mezzi fisici di lavoro (macchine, utensili, terre e materie prime) che, a partire da risorse primarie crea, tramite il lavoro, un prodotto finito a valore aggiunto.

Le comunità del futuro, possedendo i mezzi di produzione, saranno in grado di autosostenersi economicamente e non dipenderanno dal sistema corrente il che gli conferirà potere politico.

Il diritto democratico (del Demos, il popolo) non è basato, a differenza di quanto sostengono i liberali, su un presunto “diritto naturale”, men che meno su quello “divino” proposto da credenti delle varie fedi religiose. Piuttosto, come spiegato da Marx, esso si basa sui rapporti di forza sul campo: il potere politico è implicito all'interno di quello economico.

Il modo di produzione della vita materiale condiziona, in generale, il processo sociale, politico e spirituale della vita. ( da Zur Kritik der Politischen Ökonomie, 1859)

Il processo di produzione capitalistico, considerato nel suo nesso complessivo, cioè considerato come processo di riproduzione, non produce solo merce, non produce solo plusvalore, ma produce e riproduce il rapporto capitalistico stesso: da una parte il capitalista, dall'altra l'operaio salariato.(da Das Kapital, 1867)

Non concordiamo con il materialismo estremo del filosofo tedesco, ma nelle sue conseguenze quanto sopra è cruciale per comprendere i meccanismi del potere.

In questo momento storico, quei rapporti di forza che avevano portato alla creazione dell’impianto costituzionale italiano sono spariti. Quello che rimane è il loro aspetto cerimoniale, una buccia priva di sostanza. Questa situazione porta alla futilità del perseguire un percorso istituzionale, e/o giuridico, per riportare la situazione allo stato definito dalla costituzione del 1948. I metodi di protesta sociale usati nell’ultimo secolo con successo devono essere rivisti. Le dimostrazioni popolari, gli scioperi operai, i gruppi di pressione dei “consumatori”, come le altre forme di protesta pacifica che hanno avuto successo in passato, potranno solo quindi rallentare l’ineluttabile: l’avvento di un sistema radicalmente differente, quale che sia.

In quanto noi rigettiamo l'idea di una rivoluzione violenta per cambiare i rapporti di forza, proponiamo di concentrarci sulla creazione di questi organismi comunitari come le cellule di un nuovo corpo sociale; di concentrarci sulla creazione di queste strutture sociali di base, una rete alternativa che dia risposte ai bisogni fondamentali dell’essere umano: spirituali e materiali, in questo ordine.

Ricordiamoci della storia: è solo quando le città del Nord Italia raggiungono di fatto l'indipendenza sociale ed economica che possono richiedere benefici politici (con la Pace di Costanza 1183).

Verso un nuovo Umanesimo

La gemeinschaft del futuro è primariamente fondata su concetti umani profondi e si oppone a entrambi i materialismi: sia a quello capitalista-consumista che a quello proposto dall’analisi marxista. Un ritorno all’Umanesimo quindi, alla società a misura d’uomo piuttosto che a misura di macchine e industrie.

Noi ci opponiamo fermamente alla gesellschaft globalista proposta dalla élite che trova la sua apoteosi nella industry 4.0 nella quale le macchine prendono il posto dell’Uomo ed esso stesso si fonde con la macchina. In essa il valore dell’essere umano non è misurato in base alla quantità di ricchezza prodotta, ma piuttosto alla qualità del suo contributo all’organismo comunitario.

Con questo non rigettiamo la “tecnologia” per sé. Chi scrive non solo usa tecnologie avanzate ogni giorno: fa parte di quel gruppo che le progetta in modo che altri le possano usare. Allo stesso tempo osserviamo con orrore come esse vengano usate per attuare nuove forme di controllo, distruggere il nostro ambiente e tenerci costantemente in uno stato di torpida distrazione.

Sei felice?

Nel comunitarismo, la presenza fisica di coloro che amiamo, di quelli con cui lavoriamo e interagiamo, conferisce qualità all’interazione umana e dà risposte alle fondamentali domande esistenziali tipo: “sei felice?”

La statistica della felicità, fatta sui dati globalisti

Sono felici solo perche’ prendono pillole?

Il Comunitarismo come inevitabilità storica

Per quanto questa prospettiva possa apparire utopica, essa deriva dall’analisi antropologica dei gruppi sociali storicamente prevalenti negli ultimi 25,000 anni. Presentiamo questo ritorno come inevitabile e ciò si potrà verificare in due modi: la fondazione pianificata di comunità organizzate e strutturate, oppure la frammentazione in piccoli gruppi in guerra fra loro per la conquista di risorse di base. Noi auspichiamo il ritorno ad una organizzazione sociale antica, senza rinunciare alle conoscenze dell’epoca moderna.

La potenza dell’analisi marxiana risiede nella descrizione di forze storiche che, a parere del filosofo tedesco, avrebbero portato inevitabilmente verso una certa conclusione. Secondo Marx la società comunista si sarebbe realizzata in maniera naturale per effetto di queste forze storiche.

Ma, come hanno dimostrato i precedenti 100 anni, non ci stiamo avvicinando alla vittoria finale del comunismo. Piuttosto, l’avanzamento tecnologico, pur previsto dal filosofo tedesco, non ha liberato il lavoratore, bensì lo ha reso ancora di più schiavo del capitale. Noi proponiamo un’analisi storica che afferma l'ineluttabilità del comunitarismo, che sarebbe radicato nella naturale tendenza umana di aggregarsi in piccoli gruppi di fronte alla fragilità della società globalista.

Le forze della storia, descritte dai classici greci, si muovevano in maniera circolare, o ciclica. A partire dalla Rivoluzione Industriale, a causa di una continua crescita di ricchezza e conoscenza scientifica, ha preso invece piede questa nuova percezione della storia, che viene immaginata come una linea retta in continuo avanzamento. Si crea così la prospettiva, comune al comunismo ed al capitalismo, di un futuro sempre più radioso, impresso nell'immaginario collettivo da film come Star Trek. Con l’esaurimento della crescita infinita , le forze della storia, che nel XX secolo spingevano verso la continua modernizzazione, si muovono oggi verso una riduzione della complessità sociale umana. In questo senso, il ritorno verso forme sociali comunitarie ci sembra ineluttabile.

Il nostro contributo qui è la definizione di un sistema di minimi valori comuni che possa portare a un modello etico e pacifico, anziché al homo hominis lupus di hobbesiana memoria. Abbiamo descritto questi valori nel manifesto delle Altre Alternative. In aggiunta, abbiamo descritto i valori della comunità di Eliopoli nel suo manifesto.

Ci troviamo di fronte a un bivio epocale, le élite spingono per un Grande Reset che mantenga i loro privilegi a scapito non solo dei nostri diritti, ma della nostra stessa umanità.

Il comunitarismo si configura come soluzione alternativa ai grandi problemi della società globale: l’ingiustizia economica, l’alienazione provocata dalla solitudine sociale, oltre che i macro problemi come inquinamento e guerra interstatale.

Le proteste democratiche non possono avere effetto quando i rapporti di forza che avevano definito le istituzioni rappresentative non esistono più. La fondazione di partiti, le petizioni e tutto il resto non funzionano più in quanto non e’ possibile riformare il sistema dall’interno. In Italia, l’esperienza del Movimento 5 Stelle e’ emblematica in questo senso. Nell’analisi di Marx, la forza del proletariato deriva dalla sua mano d'opera, che è necessaria alla classe borghese. Oggi, il proletariato tutto ha perso questo potere: nel cosiddetto primo mondo, si trova sotto costante ricatto.

Il comunitarismo propone di riconquistare i mezzii di produzione e, una volta raggiunta questa libertà economica, di riprendersi quella politica.

È tempo di abbandonare il ruolo di schiavi a cui siamo stati ridotti, è il momento di ricordarsi che siamo umani, e che noi non esistiamo solo per servire un piccolo gruppo elitario che ci tiene schiavi della paura. È tempo di lasciarci alle spalle un mondo morente per fondarne uno migliore.

di Corvo per Comedonchisciotte.org

Commenti (88)

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Mostra commenti 88 caricati
    1. Arthur 11 febbraio 2022

      Voglio dire una cosa importante.
      Rivolta a tutti.

      La vera comunità o "comunitarismo" che occorre realizzare non è isolarsi nelle riserve, bensì quella "comunione" ideale e morale (e ovviamente anche di concreta solidarietà reciproca) fatta di cittadini coscienti che si oppongono alla tirannide, in difesa dei propri diritti e della propria libertà, ma RIMANENDO TUTTI AL PROPRIO POSTO, senza andare da nessuna parte.
      Per essere "comunità" o fare "comunitarismo" nel senso più vero e profondo non occorre isolarsi e vivere quotidianamente a contatto fisico.
      Ci si può incontrare spesso o di rado, non importa.
      Quello che conta è il senso di "comunione" in difesa di tutti.
      Senza vie di fuga degradanti e, soprattutto, pericolose.

    1. Pfefferminz 10 febbraio 2022

      Vorrei chiedere all'autore se ha già avuto modo di conoscere il solidarismo divulgato del medico tedesco dr. Heiko Schöning, da lui ribattezzato Wirkraft e, se sì, che cosa ne pensa. Grazie.

    1. C0rv0 10 febbraio 2022

      stessa domanda fatta a Dughin, qual’è la moneta dell’Euroasiatismo, la faccio a Corvo, qual’è la moneta del comunitarismo?

      L'idea che si cambi una societa' a partire dalla moneta mi fa sorridere. La moneta e' una espressione della necessita' di scambio di merci e servizi. La priorita' delle merci sulle persone, per cui la persona stessa diviene merce e' la radice del problema.
      Non solo la moneta non e' il punto di partenza: nemmeno la forma politica lo e'. SI possono creare diversi tipi di monete e forme politiche. Per usare un termine preso a prestito da Marx, queste sono sovrastruttura. Dove noi dissentiamo sul fatto che essa sia di natura "Economica".

      E a proposito se queste idee siano "impossibili", i commentatori dovrebbero riflettere che esse sono quelle storicamente piu' di successo. La modernita' e' una pustoletta sul culo della balena della storia (e parliamo solo di quella "riconosciuta").

    2. Fedeledellacroce 11 febbraio 2022

      Si, sono d'accordo.
      Moneta e politiche dovrebbero essere la conseguenze della societá. E non la base fondante.

    1. gianB 9 febbraio 2022

      Il trans-umanesimo è in realtà una definizione priva di contenuto che però riempiamo di volta in volta con valori di comodo, negativi o positivi, a seconda del contesto del discorso e di chi lo fa. L’uomo cibernetico privo di umanità, ottimo elemento per eserciti e guerre, può essere il trans-umanesimo? Si, certamente. Ma lo può essere anche l’uomo ancora umano che ha un impianto di nano ingegneria che gli fa un check-up in tempo reale e gli dice cosa non funziona bene o se una cellula sta diventando cancerosa o cosa lo rende esposto al Parkinson o alla sclerosi multipla? o anche, perché no, che gli da le indicazioni per vivere altri cento o mille anni?
      L’inserimento di un pacemaker lo possiamo intendere come “fusione dell’uomo con la macchina”? Se si, veramente la consideriamo una cosa negativa?
      O più semplicemente, essendo anche in corso, la macchina che prende il posto dell’uomo nel ciclo di produzione, liberandolo dal lavoro, è un problema? E’ un problema per Marx ? Non lo credo e se lo è per Marx, be .. affari suoi.

      La presenza fisica e l’interazione umana sono certamente elementi essenziali per la ricerca di una felicità, seppur temporanea, e in una realtà comunitaria ciò può essere agevolato.

      Ho dei dubbi su quanto sia possibile “il ritorno ad una organizzazione sociale antica, senza rinunciare alle conoscenze dell’epoca moderna”. Intendo dire, si certo è possibile, ma per singole sporadiche comunità, non può essere certo essere un sistema in quanto quelle “conoscenze dell’epoca moderna” sono il prodotto di quelle forme di aggregazione sociale che sono le città e le metropoli. Università, centri di produzione e commercio, gestione e direzione sono indissolubilmente relazionate in quelle aggregazioni urbane al fine di produrre le “conoscenze dell’epoca moderna”.

      Quanto a Marx, il proletariato non esiste più e tantomeno il suo potere, che poi non ha mai avuto.
      Che sia il “tempo di abbandonare il ruolo di schiavi a cui siamo stati ridotti” sono perfettamente d’accordo. Ma non siamo stati ridotti a schiavi solo da quando ce l’ha detto Marx, da molto prima: siamo stati “fatti” come schiavi. Non è una “boutade”, è storia antica. Quindi non è un problema di sfruttamento, ce l’abbiamo nel sangue. Si può cambiare ma per farlo bisogna avere consapevolezza di questo. E quanto detto si lega anche all’affermazione “è il momento di ricordarsi che siamo umani”. Umani si, ma non proprio così “naturali”.
      Per finire, che questo mondo (occidentale) sia morente è sicuro ma per fondarne uno migliore, oltre alla pratica, occorre partire dalla consapevolezza del perché, dalle cause per le quali questo mondo (occidentale) sia morente. E a mio parere, come evidenziato sopra, non è un “semplice” problema di analisi marxiana della società.

      Detto quanto sopra, non vorrei apparire come un negatore della funzione positiva di queste aggregazioni collettive. Una funzione che però, a mio parere, è più simile alla funzione di quelle che erano le aggregazioni monastiche dove lo scopo era, oltre che rifugiarsi in contesti che garantiscono una certa sicurezza, quello di preservare, coltivare e divulgare aspetti della conoscenza e della consapevolezza che potevano potenzialmente scomparire a causa di radicali incombenti traumi sociali.

    1. danone 9 febbraio 2022

      Il comunitarismo propone di riconquistare i mezzi di produzione e, una volta raggiunta questa libertà economica, di riprendersi quella politica.

      Questa operazione è impossibile.
      Non sto ha spiegare più di tanto, perchè è intuitiva l'impossibilità di conquistare i mezzi di produzione senza la politica, a parte nei fumetti ovviamente.
      L'unico modo per sviluppare un comunitarismo che abbia una minima possibilità di crescita e di successo, è quella di partire da un sistema di moneta alternativo, per regolare gli scambi, una moneta logica e non falsa, oggettiva e non arbitraria, equa e trasparente e non usuraia e predatoria come la moneta fiat.
      Quindi va definito il sistema monetario giusto per il comunitarismo.
      (stessa domanda fatta a Dughin, qual'è la moneta dell'Euroasiatismo, la faccio a Corvo, qual'è la moneta del comunitarismo?)
      Serve alla base una convenzione monetaria comunitaria intesa come contratto sociale e bene comune e questa è già politica.
      Tutti i membri della comunità che usano la moneta comune, devono essere anche i responsabili della gestione comune degli strumenti condivisi, quindi tramite un sistema assembleare permanente, essi dovranno amministrare il bene comune, e la moneta, oltretutto se auto-emessa, diventa il principale strumento di amministrazione politica ed economica della comunità.

    2. Fedeledellacroce 10 febbraio 2022

      Dano, non sarei molto d'accordo.
      La moneta é una caratteristica della societá.
      Il gruppo, il comunitarismo, secondo me dovrebbe invece prescindere dall'idea moneta.
      Prodotti di scambio, si. Intendo scambiabili anche per denaro, sia ben inteso.
      Ma lottare e battersi adesso per una nuova moneta non la vedo una prioritá, soprattutto a livello comunitario.
      Da qua mi sorge sspontanea la domanda: Ma che lavoro fai? Commercialista?
      :-D

    3. danone 11 febbraio 2022

      Facevo l'artigiano edile e prima ancora l'educatore.
      Poi nel tempo mi sono avvicinato molto alle idee auritiane sulla moneta intesa come bene comune di propietà dei cittadini.
      Approfitto di questo mio commento per rispondere anche a Corvo, al quale dico che si renderà conto forse un giorno che l'alternativa comunitarista non può rimanere solo una esperienza di nicchia, solo per pochi illuminati consapevoli, se no non è la soluzione che anche lui auspica e propone per tutti.
      Bisogna superare la società anonima di massa certamente, lo auspico anch'io, creando tante piccole comunità, ridotte di dimensioni, più gestibili e più facilmente amministrabili dai membri stessi, dalla vita più semplice e naturale e non isolate, ma collegate in rete fra loro, anche per gli scambi economici, quindi un sistema alternativo e unico di moneta è indispensabile prevederlo, se si vuole collaborare ad un alternativa possibile per i molti e non solo per noi, che potremmo benissimo accordarci barattando le nostre competenze e i nostri averi in pace ed armonia, senza l'uso di nessuna moneta.
      Ma qui parliamo di alternative ad un sistema che ingloba miliardi di persone, non so se vi è chiaro, non stiamo semplicemente valutando come e dove andare a vivere noi quattro gatti.
      Perchè Corvo propone un modello di convivenza, come modello giusto per tutti, e lo promuove, per poi criticare gli aspetti politici ed economici, che sono gli aspetti assolutamente non evitabili in alcun modo, quando si parla di organizzare in modo alternativo numeri notevoli di persone?
      Noto una grossa contraddizione, o forse sono io che sto fraintendendo gli scopi di Corvo e non ho capito se intendete il comunitarismo come un'esperienza per pochi pochi, o come modello alternativo possibile per tutti.

    4. Fedeledellacroce 11 febbraio 2022

      Artigiano edile, sai costruire! Fantastico!
      Tornando al comunitarismo, adesso é di fatto un'esperienza per pochi, e penso @C0rv0 sia d'accordo.
      Non puó dall'oggi al domani diventare un modello alternativo per tutti.
      Spero e mi auguro che un giorno sempre piú gente abbracci questo tipo di vita, ma potrebbe tardare decadi a realizzarsi. Alla fine torniamo al discorso di base che secondo me é il nodo cruciale della questione: Piú che proporre "un modello" e provare a convincere le masse, con l'educazione o con informazioni, é sulla coscienza che bisogna lavorare.
      Il comunitarismo deve essere una scelta frutto di un'accresciuta coscienza e consapevolezza.
      Quindi ribadisco, secondo me la moneta non é una prerogrativa del gruppo o comunitá, ma diventa una necessitá a livello di societá. Ma non montiamoci la testa, noi possiamo attuare per creare comunitá e gruppi, ma non plasmare ex novo una nuova societá.
      E' come se tu, artigiano edile, decidi insieme ad altre 4 persone, sedentarie e obese, di costruire una cittá per 1 milione di persone....Forse si puó fare, piano piano......in un paio di secoli
      :-D
      Ma se invece decidi con la stessa gente di costruire un gruppetto di case con bottega, fienile, forno a legna etc.. Allora si, diventa un progetto realizabile.
      Poi, quando molti gruppi, molte comunitá saranno presenti sui territori, connesse e produttive, allora si, prenderá forma quella potrebbe chiamarsi una nuova societá. La costruzione di questa nuova societá, come per costruire una cittá con 4 peones, potrebbe avere tempi molto, molto lunghi.
      E sai che? Siccome non ho niente di meglio da fare, intanto inizio a gettare le basi.

    5. Pfefferminz 11 febbraio 2022

      "E sai che? Siccome non ho niente di meglio da fare, intanto inizio a gettare le basi."

      Anche il dott. Heiko Schoening ha iniziato a "gettare le basi" per il suo progetto denominato "Wirkraft". La pagina in rete in cui Schoening presenta il progetto (Wirkraft.org) è in tedesco, ma se clicchi il menù (in alto a destra) si apre una pagina in cui spicca una bandierina britannica (in a nutshell) che porta ad un PDF di tre paginette in inglese. Si tratta di un colloquio fra Schoening e due interlocutori per dare un'idea del progetto, in un linguaggio semplice e comprensibile.

      Stimo il dott. Heiko Schoening (nel forum di ComeDonChisciotte ho riferito sul suo libro "Game Over"
      https://forum.comedonchisciotte.org/notizie-dal-mondo/game-over-di-heiko-schoning/#post-354610)
      e mi farebbe piacere sapere cosa ne pensi.

      Il contributo per diventare membri di Wirkraft è di 15,-- € all'anno. Il piano, che si rifà al libro di Rudolf Diesel "Solidarismus", è di avere una massa di sostenitori che si impegnano a versare ad una banca di proprietà di Wirkraft 1 centesimo al giorno.

      Fra i progetti già iniziati in Germania ci sono quelli che riguardano l'agricoltura. Gruppi di persone finanziano uno o più coltivatori, i quali mettono a disposizione i propri prodotti agricoli ai soci. Non ci sono quindi intermediari. L'agricoltura è biologica.

    6. Fedeledellacroce 11 febbraio 2022

      Ciao, sono andato a leggere il pdf. Poi approfondiró Diesel
      Mi sembra una buona iniziativa. Specialmente se promuove agricoltura organica.
      Sono d'accordo che comunitarismo non vuol dire per forza darsi alla macchia, ma piuttosto saper creare reti di micro produttori.
      Penso che i giochi sono cominciati e di gruppi e comunitá ne nasceranno molte. Non tanto per questioni di sopravvivenza, quanto per la qualitá della vita, in cittá, in un appartamento, vivere tra mascherine e restrizioni, non é vita.
      Poi ognuno ha i suoi gusti....

    7. danone 11 febbraio 2022

      Fedele è la moneta che fa l'economia, non il contrario.
      Se siamo una comunità che si allarga, con un nostro circuito economico autonomo, giocoforza dobbiamo dotarci fin da subito di una moneta autonoma, perchè in breve tempo, usando la moneta ufficiale, portiamo le logiche predatorie di quella moneta dentro il nostro circuito di scambi, e questo non va bene, primo perchè si creano i conflitti nelle relazioni economiche, e salta la comunità, secondo perchè rimarremo collegati al sistema ufficiale per il bisogno della moneta e questo aspetto impedirebbe la nostra reale auto-determinazione e crescita naturale, perchè saremmo sempre ricattati dal sistema.
      Ci sono molte esperienze passate di gruppi e comunità che si sono rese conto di questi aspetti che ti ho citato e dell'importanza di un sistema di mezzi di scambio adeguati alle proprie specifiche esigenze di comunità, il prima possibile, ovvero appena ci sarà una comunità, se non ci sarà, non si svilupperà nulla di tutto ciò.

    8. Pfefferminz 11 febbraio 2022

      Grazie!

    9. Fedeledellacroce 11 febbraio 2022

      Si Dani, cosí é, cosí ci dicono che deve essere.
      Eppure io, rinnego questo "dogma".
      L'economia la fanno i produttori con i loro prodotti che soddisfano le esigenze della gente. La moneta pigli quella che c'é, quella che puoi usare.
      Come dice Megas Alexadro, se vuoi la tua moneta, devi avere la tua banca centrale.
      Puoi dire ok, facciamola.
      Ma alla fine ti ritrovi con un direttore, un consiglio di amministrazione e tutta la giostra comincia di nuovo. No grazie.

    10. danone 11 febbraio 2022

      Ma è ovvio che non si impalcherà nulla di tutto ciò.
      Io non sono nessuno, ma se dopo anni di approfondimenti in materia di moneta, per mia passione e senso di giustizia, dico che c'è il sistema giusto, equo e sostenibile, vuol dire che c'è, non è una mia opinione.
      Ti assicuro che quando dico che serve il sistema giusto, adatto alle esigenze della comunità, intendo che la vedremo noi come una necessità, non come un obbligo imposto da parte di nessuno.
      Oggi è un obbligo l'omologazione ad un sistema, noi usciamo proprio per questo e dovremmo riprodurre le solite trappole?
      Non esiste Fedele, almeno col sottoscritto.

    11. Fedeledellacroce 11 febbraio 2022

      Il tuo tempo passato a studiare l'argomento é stato ben speso. Sono d'accordo con te, la moneta descritta da Auriti é qualcosa a cui aspirare.
      Ma potrá avvenire solamente con una nuova societá, una nuova coscienza.
      E ora siamo in un'altra fase, antecedente, quella distruttiva.
      Quindi mi adopero e mi preparo all'impatto che questa distruzione sta manifestando.
      E visto che non posso avere alcuna influenza sulla "societá", mi centro sulla coscienza, sull'espansione della coscienza.
      Penso sia il punto di partenza.

    12. danone 11 febbraio 2022

      Sempre con te in questo lavoro :-))

    1. Pfefferminz 9 febbraio 2022

      Sapete che per due o tre volte, leggendo l'articolo, ho pensato che l'autore provenisse dalla parte nemica? Siamo sicuri che i rapporti di forza siano così marcatamente a nostro sfavore? E anche se così fosse, perché non dovrebbe essere possibile ribaltarli in poco tempo? Dopotutto siamo noi il popolo. Ed è vero che le proteste così come le conosciamo "potranno solo quindi rallentare l’ineluttabile"? Inoltre le premesse del "comunitarismo" non tengono conto a sufficienza della natura umana. Non è possibile passare in breve da una Gesellschaft in cui si é stati abituati alla concorrenza con i propri simili ad un nuovo umanesimo. Una soluzione come quella prospettata, che solo in un secondo momento si fa politica, è la soluzione ideale per la Regia, per togliersi dai piedi i dissidenti che intralciano il dispiegamento del grande reset. Le eventuali comunità sarebbero "appese ad un filo" (Bruno Wald) per poter venire estirpate a tempo debito. Ne risulta quindi che è giusto voltare le spalle al sistema, creando le proprie reti di sostentamento e le proprie industrie, ma nello stesso tempo non bisogna mollare la presa per ristabilire i rapporti di forza a favore del 99%. Nell'articolo si cita l'esempio dei 5 Stelle. L'insuccesso del movimento non è dipeso dai rapporti di forza, ma era esso stesso un progetto per dirottare le giuste rivendicazioni popolari. E "loro" stanno escogitando altri metodi analoghi. Noi possiamo rispondere mettendo in campo i valori umani.

    2. R66 9 febbraio 2022

      Ti propongo una "teoria" nuova per spiegare il mio punto di vista vecchio.
      Ritengo che tutto il malinteso riguardo il da farsi sia dipeso dalla percezione di inquinamento ricevuto.
      Lasciamo stare i fattori esterni per cui un individuo possiede 1.000 miliardi di euro e un altro soltanto 1 centesimo, o uno è un mega finanziere appartenente al vertice della piramide e un altro un salumiere di provincia, ma guardiamo soltanto agli elementi interni.
      Cosa li distingue una volta esclusi gli averi e i ruoli?
      Nulla.

      Tutti sono mossi dagli stessi principi e desideri, la differenza riguarda la casualità o una qualche capacità.
      Il salumiere di provincia con più neuroni o con una nascita in un altro luogo o famiglia, avrebbe potuto rivestire il ruolo del finanziere multimiliardario al vertice.
      Nella stessa identica maniera.

      Secondo questa "teoria" tutti lavorano per lo stesso obiettivo, poi che il salumiere si lamenti per la mancanza di materiale esterno (leggasi dindi) è un'ovvietà.
      Troppo stronzetta come "teoria"?

      Prova a scavare più a fondo sia in te stessa che negli altri, se non vedi la fatica nell'opera di disinquinamento (in tal caso non vedresti neanche l'inquinamento), tu o l'interlocutore potreste benissimo essere il salumiere o una via di mezzo tra lui e il finanziere.
      Nella vita potete anche salvare i delfini e aiutare le vecchiette ad attraversare la strada, ma le cose non cambiano, stessa squadra.
      Anche quest'ultima affermazione appare parecchio stronzetta, ma non prenderla come un'insinuazione, non ti conosco, sta a te farlo e scoprire per chi fai il tifo.

      Una volta capito che tutti sono immersi nello stesso liquame, cosa ci si potrà aspettare che succeda?
      Chi vincerà?
      Vincerà l'inquinamento!

      Detto questo, quelli che accusano la fatica nel tentare di porre un argine all'inquinamento interiore (l'intento non equivale alla riuscita, ma almeno indica la squadra), avendone le scatole piene della squadra opposta, cercano di radunarsi tra di loro.
      E questo è quanto.
      Ovviamente la squadra è aperta a chiunque, previo l'inizio del processo faticoso sopra indicato.

      Sarebbe meglio essere in tanti?
      Certamente, ma le squadre si muovono in senso opposto, seppur una inconsapevolmente, quindi...
      Ecco che la comunità ristretta rimane l'unica opzione, in caso contrario si potrebbero stabile città intere (diverse da ora ovviamente), anzi probabilmente tutto questo schifo non ci sarebbe neanche, almeno non a questi livelli.

    3. Pfefferminz 10 febbraio 2022

      "Die herrschenden Ideen einer Zeit waren stets nur die Ideen der herrschenden Klasse" (Karl Marx)
      Le idee dominanti di un'epoca erano sempre solo le idee della classe dominante. Quindi, fra il miliardario e il salumiere c'è una grossa differenza, essendo quest'ultimo costretto, mediante l'avvelenamento mentale, ad avere una visione del mondo imposta dal primo. Cancellare, come nel tuo esempio, possedimenti e ruoli, non elimina il dato di fatto per cui vi è una imposizione dell'uno sull'altro a livello sociale.
      L'antidoto contro l'"inquinamento" è costituito dai valori umani che covano sotto la cenere anche dei dormienti.
      Il comun denominatore di milioni di persone è che vorrebbero vivere in pace, avere una vita dignitosa e autodeterminata, e veder crescere i propri figli in serenità.

    4. R66 10 febbraio 2022

      Entrambi sono soggetti all'azione, per quanto uno possa manovrare è a sua volta manovrato dagli stessi principi che utilizza per farlo.
      Per l'opera di disinquinamento non c'è un antidoto, consiste in una continua ed enorme faticaccia che si può decidere di intraprendere in via del tutto personale, non si può trasmettere il risultato, si può solo consigliarne il lavorio.
      Inoltre il comun denominatore raccontato a favoletta non significa nulla, io esagero con esempi specifici, provaci anche tu, poi analizzeremo in cosa consiste l'autodeterminazione nella società odierna.

      Per oggi ho finito le metafore e la fantasia, non chiedermi di districarmi in un altro pippone, se pensi che il cattivone sia soltanto uno e l'altro sia pulito (o tu o io), segui quella strada, altro non saprei dirti.

    5. Arthur 11 febbraio 2022

      "Sapete che per due o tre volte, leggendo l’articolo, ho pensato che l’autore provenisse dalla parte nemica?"

      Ammetto di aver avuto la stessa sensazione.

      "Le eventuali comunità sarebbero “appese ad un filo” (Bruno Wald) per poter venire estirpate a tempo debito"

      Concordo.

      Mi permetto di aggiungere, oltre a quello che ho già detto in altri miei interventi su questo argomento, che andare ad isolarsi nelle riserve significherebbe svuotare la società di tutte le forze di opposizione e consegnare letteralmente alle canaglie il dominio di tutto.
      Rinchiudersi spontaneamente nelle riserve consentirebbe ai criminali di liberarsi degli oppositori senza dover aprire campi di concentramento ufficiali.
      Poi, al momento opportuno, "bang bang bang".
      E tutti vissero fottuti e contenti.
      Ecco, detto papale papale...

      PS.
      Spero nessuno ci rimanga male per quello che sto per dire, ma ho la netta sensazione che 'sta bischerata del comunitarismo in comunità campagnole sia solo un retaggio di sopite fisime di matrice catto-comunista o gnostico-paganeggiante, partorite dal marxismo sessantottino, da un certo cristianesimo utopico-deviato (soprattutto catto-gesuitico e protestante) e, ovviamente, dalla grande fuffa di movimenti new age.

    6. Pfefferminz 11 febbraio 2022

      Mi hai letto nel pensiero...

    1. Pfefferminz 9 febbraio 2022

      Articolo veramente interessante.
      Queste frasi mi hanno colpito come una folgore:
      "... quei rapporti di forza che avevano portato alla creazione dell’impianto costituzionale italiano sono spariti."
      "Le proteste democratiche non possono avere effetto quando i rapporti di forza che avevano definito le istituzioni rappresentative non esistono più"
      Ma, se i rapporti di forza sono così disastrati, chi esercita il potere permetterà la creazione di piccole comunità autarchiche che, in un secondo momento, vorranno anche diventare soggetto politico?

    2. R66 9 febbraio 2022

      Certezze non ve ne sono, ci sono soltanto probabilità.
      Per logica, ma lo ha ribadito anche l'autore nel precedente intervento, la città o comunque un luogo densamente popolato, sarà il posto più pericoloso dove trovarsi in una situazione di caos o simili.
      Forse non saranno al riparo neanche le piccole comunità, ma di sicuro saranno le ultime preoccupazioni per un eventuale centro di potere.
      Nel mentre c'è comunque un lasso di tempo in cui potrebbe risiedere la differenza tra la sopravvivenza e il suo contrario.

      Certo che nella peggiore delle situazioni, ossia la riuscita del sistema feudale perfetto con milioni di servi a far funzionare il tutto, prima o poi arriveranno ovunque, ma si dovrebbero incastrare ogni cosa nei minimi dettagli per questo scenario.

    1. C0rv0 9 febbraio 2022

      Buongiorno a tutti,
      leggendo i commenti si ha l'impressione che pochi abbiano realmente letto l'articolo. Pare che molti commenti siano fatti sulla base di reazioni a "parole chiave" e quasi nessuno tratta la materia effettiva.
      comunque alcune precisazioni:

      1. Appare evidente dai commenti che la dimensione della crisi nella quale ci troviamo non sia chiara. Qualunque cosa che gli scriventi, i loro padri e i loro nonni abbiano visto impallidisce di fronte ad essa. In quanto tale soluzioni radicali devono essere adottate.
      2. Chi scrive qui non fa "filosofia utopista" e non e' un 'guerriero da tastiera': noi siamo Guerrieri e non lo dico tanto per dire. Le cose che scrivo sono la base della nostra vita da 12 anni e abbiamo iniziato a lavorarci 22 anni fa. Abbiamo fatto tutto senza aiuto da parte di nessuno, con duro lavoro e vita spartana. Le cose che abbiamo realizzato in questo periodo sono incredibili, di molte di queste non posso nemmeno parlare per varie ragioni. Basta semplicemente smettere di cianciare e criticare e mettersi al lavoro. .
      3. Una delle tesi dell'articolo e' che il comunitarismo e' una forma naturale di organizzazione umana, essa e' stata prevalente per tutta la storia e tornera' ad esserlo, che ci piaccia o meno.
      4. Il comunitarismo proposto nell'articolo ha poco a che fare con gli esperimenti del socialismo utopista o dei vari Hippies. Nell'articolo vengono citate le Polis greche e i comuni Italiani come esempi luminosi dei migliori sistemi sociali della storia dell'occidente. Un aspetto cruciale e' che viene ribadito che la forma politica e' insignificante. Quello che conta sono gli uomini dietro di essa.
      5. Per quanto riguarda l'aspetto 'tattico' non posso scrivere piu' di tanto qui. Risulta evidente a chiunque abbia un poco di cervello che essere in una citta' espone a una totale dipendenza dal sistema. A chi dice "ma nelle comunita' vi vengono a prendere", faccio notare che abbiamo appena assistito alla vittoria di un gruppo tribale contro il piu' grande apparato militare mai visto.
      6. A coloro che predicano l'individualismo assoluto come segno di liberta' sfugge quanto essi siano totalmente schiavi di un sistema che li ha privati di OGNI liberta' fondamentale. La scelta che abbiamo e' fra credere di essere Aquile per vivere come Formiche oppure comprendere che siamo Scimmie.
      7. A proposito di Comunismo: e' gia' triste sentire Americani ignoranti bollare il Grande Reset come Comunismo. Ma vederlo scritto in Italiano fa proprio capire a che livello di ignoranza siamo giunti. Che si sia, o meno d'accordo con il Comunismo, e io non lo sono, esso ha caratteristiche ben precise. Per esempio in un regime comunista il governo avrebbe nazionalizzato la produzione di vaccini.
    2. R66 9 febbraio 2022

      Riguardo al riferimento hippies colpa mia che ho portato fuori con i vari racconti, l'invito a visitare alcune realtà sul genere intendeva ridurre la distanza tra la routine odierna e una pratica più spartana.
      Nessun riferimento alla tua, che non conosco se non tramite le descrizioni che hai fornito qui, nel tuo blog e su Youtube.

      Non so se il problema riguardi più il non rendersi conto degli eventi futuri o la totale dipendenza acquisita dal sistema.
      Credo che il grosso del popolo preferirebbe essere letteralmente incatenato dentro qualsiasi proposta ufficiale rispetto ad una vita fuori dall'ordinario.

      Aggiungo che eventuali aggiornamenti e consigli saranno graditi.

    3. Arthur 10 febbraio 2022

      "A proposito di Comunismo: e’ gia’ triste sentire Americani ignoranti bollare il Grande Reset come Comunismo. Ma vederlo scritto in Italiano fa proprio capire a che livello di ignoranza siamo giunti."

      Ecco la solita storiella di appioppare patenti di ignoranza agli americani di destra e a chi è allineato su certe posizioni.
      Non mi stupisce, anzi, me lo aspettavo.
      Non ti rispondo perché sono una persona educata e non ho voglia di fare polemica.

      L'ideologia comunista non avrebbe nulla a che fare con il Great Reset perché non hanno nazionalizzato i vaccini?
      Senza offesa, ma una simile banalità mi lascia basito.
      Poiché non voglio credere che tu sia in malafede, mi limito a pensare che tu sia soltanto sprovveduto.

      Personalmente ritengo che tu non abbia davvero la più pallida idea di quello che stia accadendo e di chi muova tutto e con quali fini.
      Resta pure nel tuo mondo di certezze.
      Vivi felice.

    4. Fedeledellacroce 10 febbraio 2022

      Zumpappero, zumpappá!
      Arthur, ma quando imparerai?

    1. R66 9 febbraio 2022

      Rileggendo per l'ennesima volta l'articolo vorrei soffermarmi su questa frase: "Inoltre, nella nostra analisi il ritorno al mondo pre-2019 è impossibile a causa dalla scarsità di risorse facilmente accessibili. Un tale tentativo sarebbe solo in grado di costruire un’illusione di stabilità temporanea, che chiamiamo la “Great Illusion” (opzione A)."

      Non volendo fare il solito pippone sulla fattura del pre-2019, chiedo a chi vede di buon occhio un possibile ritorno:

      1) Credete che togliendo un po' di sporco in superficie si possa andare avanti ininterrottamente in quel modo?
      2) Siete consapevoli della infattibilità del metodo e vi accontentate di un'illusione abbastanza lunga per arrivare al "dopo vecchiaia"?

    1. Arthur 8 febbraio 2022

      Io non vado da nessuna parte.
      Vivo a casa mia, sono nato libero, vivo libero e voglio restare tale.

      Le forme di comunitarismo sono forme di collettivismo, anche se piccole.
      Non mi interessano.

      In tutte le forme di collettivismo alla fine, in nome del bene comune, si finisce per imporre qualcosa che limita, inibisce o addirittura calpesta l'individualità ed unicità del singolo, che è sacra.

      Quello a cui stiamo assistendo da due anni avviene in none del presunto bene comune o bene collettivo.

      Tutte le forme di collettivismo rendono l'uomo pecora.
      Una volta ci pensava la religione, poi la politica, ora la fuga dal mondo (una sorta di "monachesimo" laico).

      IO sono IO.
      E non baratto me stesso e la mia libertà per niente e con nessuno.

    2. Fedeledellacroce 9 febbraio 2022

      Zumpappero, zumpappá!

    3. R66 9 febbraio 2022

      Ti voglio parlare di quello che descrivi come "far diventare l'uomo pecora".
      Nella realtà in cui sono stato per un po', quindi non da ospite, non vigeva nessuna regola scritta, se dovessi descrivere un "ordine", direi che era simile alla Sociocrazia per cui un'eventuale proposta non deve essere votata, è sufficiente che non venga ostacolata, il tutto è regolato in nome dell'assenso.
      (A chi non ha mai sentito parlare di Sociocrazia consiglio un minimo di ricerca in merito)

      Periodicamente si facevano riunioni per decidere il da farsi e per presentare le problematiche sia comuni che del singolo.
      Chiunque aveva qualcosa da dire poteva parlare, il dibattito non era confusionario come nel talkshow televisivi, non ci si parlava sopra gli uni agli altri, a turno soltanto l'oratore esponeva e gli altri ascoltavano.

      Alla riunione non si arrivava con l'idea confezionata da presentare a tutti gli altri, la si discuteva prima con ogni singolo, magari mente si zappava nell'orto, si tagliava la legna o si badava agli animali, il tempo per il dialogo e la conseguente metabolizzazione non mancavano di certo.
      Processo per cui si aveva modo di sapere in anticipo rispetto alla presentazione "ufficiale" se un tale ingegno sarebbe stato gradito o meno.
      Nessuno proponeva un qualcosa che avrebbe creato un'imposizione ad un altro.
      Le idee erano concepite in un'ottica di bene comune e non secondo gli affarucci propri, in genere quando un qualcosa funzionava nessuno aveva nulla da ridire.
      Eravamo amici, persone che condividevano un'esperienza e un sentire comune, non rivali.
      Si aveva premura dell'altro, che non era un voto o un appoggio alla propria sfera, la sfera era una sola seppur con tutte le differenze dei partecipanti.

      Detta così potrebbe sembrare un'assurdità visto che oggi siamo cellule singole che interagiscono marginalmente con le altre, in una condizione di coesione il pensiero del prossimo è tenuto molto in considerazione.

      La società moderna per cui bisogna farsi belli prima ancora della trovata in sé va dimenticata.
      Al momento si parla di clacson e di manifestazioni, ma il nocciolo non viene mai discusso, si pensa che lo stile di vita attuale sia una miglioria del passato e lo si porta avanti a testa bassa relegando il problema a due manigoldi con la cravatta.

      Dal mio punto di vista lo stile che si difende è una delle trovate della Regia e credendo che le macchinazioni siano naturali, con tutte le obiezioni, la si sta appoggiando inconsapevolmente.
      In pratica la si sta potenziando e chi non lo vede è uno gnocco che farebbe bene ad andare all'hub il prima possibile, tanto è quella la fine, che risparmi il tempo almeno.
      L'inquinamento e il condizionamento ricevuto, un camionista, un passeggiatore o un portuale non ha neanche idea di quale livello abbiano raggiunto all'interno di loro stessi.
      Il fallimento garantito del basso e il successo, sempre garantito, dell'alto dipendono principalmente da queste dinamiche.

      Quanto scritto premette a monte una demolizione dello status quo mentale di provenienza, se tu provassi a formare una realtà comunitaria con la logica cittadina ti consiglierei vivamente di nascondere prima i coltelli. 😁

      Dato che usi la parola libertà con tanta disinvoltura, ti dico che credo di averne assaggiata un micro pezzetto soltanto in quel periodo, nella routine quotidiana siamo tutto fuorché liberi.
      Otto ore e poi liberi di fare l'aperitivo, la cena, la vacanza, liberi di scegliere tra le opzioni concesse dal vertice, liberi di far rincoglionire i figli da questo o da quello, la sveglia e l'orologio diventano i capi supremi, beh... con questa monnezza di vita in testa la cupola ha tanti motivi per continuare a spuntarla, anche con ragione direi.

    4. Arthur 9 febbraio 2022

      Ok, prendi in giro e deridi.
      Anche i vaccinati, se uno gli fa discorsi del genere, lo deridono.

      Quello che sta accadendo è dovuto al disprezzo per la libertà del singolo in nome delle ideologie collettivistiche.

      E la soluzione, secondo qualcuno, sarebbe il comunitarismo-collettivismo...

    5. Arthur 9 febbraio 2022

      Questo comunitarismo (di cui parlate voi) somiglia molto alle comunità gesuitiche, dove l'uomo vive in sintonia con la natura, a contatto con il verde e gli animali, nel rispetto della madre terra, e rinunciando alla propria individualità, annientata dal bene comune: uno stile di vita campagnolo e semi-primitivo (con tratti paganeggianti) che i gesuiti considerano ideale e perfetto, e che si ispira al mito gesuitico del "buon selvaggio", come lo chiamano loro.

      Forse ci sono furbi che da tempo hanno pianificato di condurvi proprio in quella direzione.
      Per fregarvi.
      È da migliaia di anni che lo fanno e gli riesce molto bene, a quanto pare, soprattutto leggendo certi commenti.

      Non vi offendete, credo siate in buona fede, ma mi sembrate un filino sprovveduti.

      PS.
      Una volta che gli oppositori sono nelle riserve, sterminarli diventa un gioco da ragazzi.
      Ci sono un'infinità di metodi.
      Magari arriva un virus e, poiché sono no-vax, schiattano tutti.

    6. R66 9 febbraio 2022

      Ti immagini una roba come nel film di Sordi e Verdone? 🙂
      Senza esperienza credi di conoscere realtà lontanissime dai canoni ufficiali, che vuoi che ti dica?
      Nei miei interventi faccio sempre gli auguri a chi pensa di vincere giocando contro il casinò, li rinnovo anche qui, credo che anche il vertice, come me, stia facendo gli stessi auguri alla base.
      Venghino signore e signori, giocate, con le 8 ore, con le votazioni, con le proteste, inveite, imprecate, rompete, denunciateci persino, ma non smettete di giocare... quando sarà il momento di smettere ve lo faremo sapere noi, state tranquilli!

      PS al tuo PS
      "Magari arriva un virus e, poiché sono no-vax, schiattano tutti."
      Quindi il vaccino funziona? 😁

    7. IlContadino 9 febbraio 2022

      Perché sei rimasto in quella realtà solo per un periodo? Non hai pensato che quel luogo e quelle persone potessero diventare "casa"?

    8. R66 9 febbraio 2022

      Perché ero tanto giovane, non si pensa ad una stabilità a 20 anni, poi son successe vicende esterne che me ne hanno tirato fuori.
      Seppur tutti i partecipanti, chi più chi meno, aveva delle riserve sulla vita cittadina standard, nessuno poteva immaginare nei particolari a quel che sarebbe successo in seguito, la realtà degli anni '90 era ben lontana da quella attuale.
      La globalizzazione non aveva ancora attecchito nelle menti, di conseguenza anche le persone erano "diverse".

      Neanche internet esisteva se non in maniera assai ridotta in pochissime realtà di nicchia come le università e i centri di ricerca.

      Nonostante la vicenda singola accantonata, l'idea è rimasta, oggi la rivedrei con un'altra ottica ed eviterei gli errori più comuni, fattori che se non arginati per tempo, come confermato anche da @Rnamessaggero , fanno nascere "fisime come funghi".

    9. sbregaverse 9 febbraio 2022

      Meglio di casa HAREM

    10. Pfefferminz 9 febbraio 2022

      Tu sei tu, ma vivi in una società senza la quale non saresti diventato quello che sei. L'articolo dopotutto invita a prenderne atto, affinché noi, imprigionati in un greve individualismo tra l'altro indotto, apriamo le nostre menti a nuove prospettive.

    11. Arthur 9 febbraio 2022

      "Perché ero tanto giovane ... poi son successe vicende esterne che me ne hanno tirato fuori."

      Ecco, come vedi, la Provvidenza esiste.

    12. Arthur 9 febbraio 2022

      "noi, imprigionati in un greve individualismo tra l’altro indotto, apriamo le nostre menti a nuove prospettive."

      L'individualismo (inteso come individualità) di per se non è greve, bensì sacro, poiché ognuno di noi ha una unicità che è irripetibile e questa unicità è un valore.

      Greve è l'egocentrismo ovvero un IO egotico, che è un individualismo esasperato.
      La soluzione all'IO egotico non è data da forme di collettivismo (che reprimono o annientano l'individualità), ma dall'educare le coscienze a valori quali il rispetto per gli altri e la solidarietà.
      In questo modo l'IO individuale non si trasformerà mai in un IO egotico.

    13. Bertozzi 10 febbraio 2022

      Io ho già incontrato almeno due volte persone conosciute qui, e siamo stati benissimo e ci siamo molto divertiti, pensa un pò. Se dovessi pensare a una vita comunitaria qui attingerei i papabili con cui condividere una vita. Pensa un pò. Ci vedremo ancora sicuramente e staremo ancora meglio. Ah, tu ovviamente no, non sei invitato. TU sei TU. E smazzatela da solo, visto che la sai tanto lunga.

    14. Fedeledellacroce 10 febbraio 2022

      Arthur, stai strillando eresia a chi ancora ha il gusto e il piacere di stare insieme ad altra gente.
      Ma in quale dimensione del mondo vivi tu? Che razza di gente hai attorno?

    1. Eugiorso 8 febbraio 2022

      Non mi pare che contro l'aggressività del grande capitale finanziario egemone, delle sue "armatr di Mordor", come lla soldataglia usa, quella nato, i mercenari che hanno devastato molti paesi nel mondo, la soluzione possa essere "cellule comunitarie di civilta’ autarchiche e permaculturali" ... chepotrebbero essere annientate in un istante.

      L'unica soluzione, allo stato attuale delle cose, è un'allenza militare russo-cinese vera e propria, aperta anche all'Iran e agli altri paesi liberi, fondata su un trattato siglato (col sangue!) e sulla messa in comune, in caso di necessità/ aggressione occidentaloide, delle risorse disponibili e delle armi ... in fondo, si tratta pur sempre di "comunità".

      Cari saluti

    2. Fedeledellacroce 8 febbraio 2022

      Le idee ed il buon vivere non hanno mai avuto bisogno di un esercito.
      La guerra, le battaglie, la sofferenza, mi dispiace, ma la lascio tutta a loro.
      O a voi.
      Insomma a chi la vuole.

    3. Arthur 8 febbraio 2022

      Fammi capire, stai auspicando che i russi ex-comunisti (?), i cinesi comunisti e gli iraniani musulmani ci facciano pelo e contropelo?

    4. BrunoWald 9 febbraio 2022

      Ti capisco al 1000%, ma il problema è che ha ragione Eugiorso: microcomunità esterne al sistema possono essere annientate in un istante. In pratica, sopravviveremmo solo nel caso in cui ci tollerino, considerandoci irrilevanti.
      Poi è quello che sto pensando di fare anch'io, perché l'alternativa condurrebbe allo scontro e quindi a un sacrificio inutile. Ma sono consapevole del fatto che l'angolo di paradiso, creato non importa dove, sarebbe appeso a un filo: un filo retto da altri, non da noi
      D'altra parte, se consideriamo che l'occidente capitalista è un mondo condannato, la scommessa potrebbe anche valere la pena. Certezze non ce ne sono.

    1. Fedeledellacroce 8 febbraio 2022

      Mi trovo molto d’accordo sui motivi per cui non vale la pena lottare contro una societá ormai schierata.
      Concordo anche sulla scelta non violenta.
      E di nuovo concordo, che l’unica via di uscita aperta ad un futuro migliore, sia di uscire dal sistema.
      Poi sul come é da vedere. Il comunitarismo deve diffondersi ed evolversi, lasciandosi dietro tutti gli strascichi della politica e cultura. Una politica e una cultura che ormai sono morte, imputridite, finite. Dai filosofi greci a Marx e chi vi pare a voi: mi hanno scassato i colgioni.
      Basta studiare. E’ ora di fare.
      E di fare bene.
      Insieme.

    1. Accattone il Censore 8 febbraio 2022

      Per contribuire un po' al dibattito...
      https://comedonchisciotte.org/i-non-vaccinati-scalzi/

    2. R66 8 febbraio 2022

      L'articolo suppongo sia sarcastico ma i personaggi descritti esistono davvero, li ho conosciuti di persona.
      Non tutte le realtà sul genere possono risultare gradite a chiunque, alcune son davvero strambe e fuori dalla portata di gente "savia", ma altre sono interessanti, quella di Corvo ad esempio non mi sembra sia una di quelle in stile freak.

    3. Rnamessaggero 8 febbraio 2022

      Avevo già letto tempo fa, in una comunità del genere andrei anche adesso, se la descrizione è attendibile, ci siamo.

    1. Jocondor 8 febbraio 2022

      Purtroppo ho dovuto constatare come nel movimento "nogreenpass" sia presente una frazione, in certe località di montagna addirittura numericamente maggioritaria, del tipo "comunitarista". Personalmente li giudico dei baggiani, del tutto privi di realismo pratico e politico. Ma a parte questo, quello che mi pare chiaro è che queste tendenze comunitarie prestano troppo facilmente il fianco alle solite accuse di terrapiattismo (e devo dire che non ne sono affatto esenti, giacché delle loro sorgenti ideologiche è lontana ogni idea di dimostrazione o discussione in contraddittorio, cioè proprio non ne sono capaci). Inoltre, essendo ostili ad ogni forma di organizzazione politica, di fatto hanno seriamente impedito la crescita del movimento e la realizzazione di un minimo comune denominatore tra le forze che sono in campo, quelle che si battono contro il Green Pass ma anche contro il governo, le forze politiche che lo sostengono (cioè tutte) e contro i provvedimenti economici che ne scaturiscono. In pratica una sorta di messianismo li porta a condividere di fatto, seppure in senso opposto, le finalità di Agenda 2030. E, sinceramente, me ne dolgo.

    2. Rnamessaggero 8 febbraio 2022

      Sottoscrivo, ho visistato comunità e mi sono documentato su altre.

    3. Fedeledellacroce 8 febbraio 2022

      Da qui la necessitá di crearne di nuove, seguendo le proprie ispirazioni e i propri talenti

    4. Fedeledellacroce 8 febbraio 2022

      Terrappiattisti...
      Ti capisco.
      Pensa che perfino qui su queste pagine, c'é chi crede in dio, fai tu....
      Ma io non avrei difficoltá a lavorare e confrontarmi con chi ha idee diverse dalle mie.
      Non puó essere un freno.
      Come non puó essere un freno il fatto di chiamarci tra noi compagni, o camerati.
      Non so se mi spiego.

    5. sbregaverse 9 febbraio 2022

      Ma oltre la comunione dei beni VIENE messa in comunione anche il pene supremo: la PATATA ?!

    6. sbregaverse 9 febbraio 2022

      Va bene anche : comunardi........giacobini......montagnardi..... ?!

    7. Arthur 10 febbraio 2022

      "essendo ostili ad ogni forma di organizzazione politica, di fatto hanno seriamente impedito la crescita del movimento e la realizzazione di un minimo comune denominatore tra le forze che sono in campo"

      Concordo.

      "una sorta di messianismo li porta a condividere di fatto, seppure in senso opposto, le finalità di Agenda 2030."

      Sottoscrivo, tranne che "in senso opposto", poiché alla fin fine si tratta sempre di forme di collettivismo: una globalista ed imposta, l'altra sarebbe invece su piccola scala e "spontanea". Eppure entrambe vanno nella stessa direzione: la comunità viene prima della singola persona.
      La solita fregatura.

      Data l'insistenza con cui intellettuali ed esponenti di sinistra parlano di queste cose, inizio a sospettare che ci sia una regia, dietro, che li accomuna ed in base alla quale i kompagni siano in realtà tutti d'accordo nel voler imporre al genere umano il loro farneticante collettivismo, ovunque si viva, sia nella società globalizzata, sia in piccole realtà definite "comunitarismo".
      Delirio marxista.
      Tutto qui.
      Il resto è solo contorno decorativo per ingannare.

      Il primo a sgamarli è stato Mons. Viganò.

    8. R66 10 febbraio 2022

      Imporre?
      Non riesci ad accorgerti che nel concetto si fa tutto fuorché proselitismo?
      Anzi, da questo punto di vista si fa quasi il contrario.

      Si dibatte con tutti ma i destinatari sono soltanto pochi e per questo rubo uno spunto dall'ultimo video del martedì: i destinatari sono i prigionieri, non gli schiavi.
      Chi non pensa di esser prigioniero significa ineluttabilmente che fa parte dell'altro gruppo, escludendo rarissime eccezioni che almeno io non conosco personalmente.

      Sai quanti ne conosco che protestano in maniera teatrale?
      Un mare.
      Sai di questi quanti si considerano prigionieri?
      Nessuno ovviamente, sono tutti liberi. 😉

    9. Arthur 10 febbraio 2022

      Ok.
      Andate nelle riserve e tanti auguri.

    1. Arthur 8 febbraio 2022

      NWO e Great Reset sono a tutti gli effetti una forma di neo-comunismo da appioppare al popolo.
      Lo dimostra il fatto che il progetto è osannato dalla Sinistra mondialista & Co., dalle chiese progressiste, dai massoni e da noti soggetti ricchissimi (appartenenti alla cricca di usurai) che inneggiano alla "cancel culture" e all'ideologia "woke" (le nuove avanguardie del neo-comunismo).
      Tutti prostrati in adorazione del modello cinese.
      Una volta i kompagni dicevano: "eh, la Russia!", oggi invece dicono: "eh, la Cina!"
      La Cina è la nuova URSS.
      I Cinesi hanno un QI altissimo, eh, sia chiaro.
      Noi occidentali siamo tutti ritardati.
      Ci salveranno i kompagni cinesi...

      L'alternativa? Quale darebbe?
      Ovvio: comunitarismo e comunità ispirate sempre alle idiozie comuniste.

      Ciao...

      Avviso ai kompagni: continuate a vivere nelle vostre illusioni, fate pure, arriverà presto il giorno in cui sarete travolti da chi vi ha teso una trappola per fregarvi e cancellarvi dal pianeta.
      Poi non dite che non eravate stati avvisati.

    2. Rnamessaggero 8 febbraio 2022

      Stai parlando di transcomunismo, come uomini che si fanno la barba e indossano sottane, sono trans, occhio, meglio cogliere le differenze al volo.
      Marx era un trans, ingannava perché aveva la barba.

    3. BrunoWald 9 febbraio 2022

      Stai confondendo il comunismo con il comunitarismo: due cose che c'entrano come i cavoli a merenda. Tant'è che potrebbe benissimo esistere un comunitarismo conservatore e persino "fascista".
      Può darsi che questa alternativa non sia percorribile, ma di sicuro non ha nulla a che vedere con il comunismo e la sinistra.

    4. Arthur 10 febbraio 2022

      Mah, nutro forti dubbi.
      E comunque il fascismo è sempre una forma di collettivismo.

    1. R66 8 febbraio 2022

      Argomento con cui vado a nozze e mi dispiace che l'ultimo intervento di Corvo sia capitato nel mezzo del restyling al sito, se ci legge: l'assenza di dibattito è stato causato da problemi tecnici, non da disinteresse.

      Per quanto riguarda l'articolo vorrei fare un piccolo appunto: tutto utile ma si sente l'assenza del toccare con mano.
      Corvo dato che ci vive, magari senza farci caso sorvola la questione e ad un "profano" leggere di Marx e di una sorta di manifesto potrebbe far storcere il naso.

      Bisogna andare a visitarne una! 🙂

      La prima che ho visitato è stata Trafossi nella Valle dell'Acquacheta, non so se esiste ancora, comunque l'impatto che hanno avuto su di me quei tre o quattro giorni di permanenza è stato quello di una bomba.

      La scelta è stata casuale, nel mentre delle superiori, tramite il giro dei centri sociali anni '90, mi era capitato per le mani un volantino, la curiosità ha fatto il resto.
      In seguito ne ho conosciute diverse direttamente e altre tramite racconti di partecipanti, non tutte sortiscono lo stesso effetto in ogni caso ognuna lascia una traccia.

      Una volta scardinati i pregiudizi o alimentati se questo è quel che deve essere, si può iniziare a valutarne i pro, i contro e tante altre cose.
      Dal divano di casa non si può far altro che cianciare.
      Quindi scegliete la più vicina o quella che più vi ispira e andate, oggi si possono trovare facilmente indicazioni on-line, non bisogna avere la mappa del tesoro come in passato.
      Se siete da soli o in due in genere non c'è neanche bisogno di preavviso, basta un sacco a pelo, non vi lasceranno al freddo e al gelo.

    2. Rnamessaggero 8 febbraio 2022

      Trafossi e la casa sopra con gli zappatori senza padrone, chi non li conosce.

    3. R66 8 febbraio 2022

      Ci sei stato?
      Se si quando?
      A me ha destabilizzato non poco e all'epoca non è che fossi tanto stabile di mio.
      Non credo che molti nel blog abbiano avuto modo di fare un'esperienza simile, io rinnovo l'invito ad andare, meglio se in una più strutturata, poi le reazioni come sempre saranno personali.
      Diciamo che la "casa sopra" non è proprio attaccata, le Foreste Casentinesi le ho attraversate a piedi l'anno scorso, zona fantastica.

    4. Rnamessaggero 8 febbraio 2022

      Una quarantina di giorni, poi ho interrotto le ferie. Non è tutto oro quello che luccica...

    5. R66 8 febbraio 2022

      Ma di recente?
      Niente da raccontare nello specifico?
      In una ci ho vissuto quasi un anno, non in queste di cui stiamo parlando.
      Niente luccica, comunque lo ritengo un bel paragone e poi ci si può render conto di cosa significa l'autosufficienza, i rapporti sociali non stereotipati, la vita spartana ecc...

    6. Rnamessaggero 8 febbraio 2022

      Si tutto vero. Il problema è che in quegli ambienti nascono fisime come funghi e in genere il primo arrivato tende a comandare e a dettare i ritmi. Si è molto più liberi con un lavoro da otto ore e la totale autonomia nel tempo restante.
      Parlo di una decina di anni fa, adesso non saprei, prima o poi una passeggiata verso l' acqua cheta e una visita a Trafossi me la faccio.

    7. R66 8 febbraio 2022

      Gli equilibri son delicati è vero e serve tanta preparazione a monte per una vita comunitaria, difficoltà che, almeno per me, non supererà mai quella generata dalle 8 ore.

      L'artificiosità è rappresentata da quest'ultima opzione, che ricordo non essere "roba nostra", con tale linea si mantiene anche il resto per cui ci lamentiamo.

      Fare diversamente appare complicato per via del processo di estirpazione e innesto che abbiamo subito, guardando indietro, per millenni la vita è stata più simile alla comune che non all'attuale stile proposto.

    8. sbregaverse 9 febbraio 2022

      Buttate le ferie in tempo perso.?!

    9. sbregaverse 9 febbraio 2022

      Ma oltre la coltivazione delle patate.......?!

    10. Rnamessaggero 9 febbraio 2022

      Ho sperimentato il taglio del fieno con la falce, l' assenza del wc, la cosa che mi ha fatto decidere di non tornarvi è stata la totale assenza del mio divano, dai, un lager. Posso alzarmi alle 4 del mattino, lavorare come un mulo, zappare la terra, tutto ok, ma senza il mio divano rischio di diventare violento e instabile come l' uranio.

    11. R66 9 febbraio 2022

      La differenza da considerare è l'essere ospite o partecipante.
      Il divano non ce l'hai in quanto ospite, in quel caso c'è da ringraziare per la sola ospitalità, ovvio che non si può andar a mangiare a sbafo in un posto dove non vige lo sfarzo.
      Presentare un minimo per almeno pareggiare il proprio consumo equivale al buonsenso.

      Mentre un partecipante, in certe realtà, oltre al divano ha una stanza, in altre addirittura uno stabile per proprio conto, non tutte sono uguali e non bisogna per forza attingere al vecchio per creare il nuovo.

      Riguardo alle comodità, alcune sono provviste di un bagno come in città, altre della corrente e dell'acqua calda, seppur in maniera parziale come descrive Corvo nell'articolo e altre ancora, per scelta, vivono allo "stato brado".

    12. Rnamessaggero 9 febbraio 2022

      Mangiare a sbafo non esiste proprio, a Trafossi ci si presentava con scorte di beni di prima necessità, olio, farina ecc. Il lavoro fisico è come la palestra, nessun problema. Dopo la ruota e il motore a scoppio è il divano l' invenzione che fa la differenza, un ambiente senza un divano non è un ambiente intelligente, a seguito di quella esperienza, ho acquistato un paio di amache, non sono come un divano ma ci si avvicinano molto, per leggere sono il massimo e puoi adibire a salotto tutti i boschi e i crinali che vuoi.

    13. R66 9 febbraio 2022

      Nel posto in cui ho vissuto giravano tanti ospiti, in alcuni giorni d'estate da circa 35-40 residenti distribuiti in diversi stabili, si poteva arrivare anche a raddoppiare il numero e oltre.
      Non è difficile immaginare cosa succederebbe se tutti andassero senza portare un minimo per pareggiare i consumi.

      A Trafossi, ossia nella mia prima esperienza sul genere, era autunno, per me è stato già molto il fatto di avermi fatto entrare in casa senza neanche conoscermi.
      Ricordo di esser stato molto affascinato dai ritmi lenti e non convulsivi a cui ero abituato.

      Nel tuo caso si è trattato di un periodo troppo lungo per essere trattato ospite e troppo corto per esser considerato un partecipante. 😉

    14. Rnamessaggero 9 febbraio 2022

      Trafossi era una caso a sé, veniva gestito da un unico individuo che in camera teneva esposto il poster del duce e predicava il cameratismo ai giovani sottomessi per dovere di pseudospitalità. La comunità di case Sarti ( leggi elfi ) infatti non lo vedeva di buon occhio e ho detto tutto.
      Capii quanto era merda umana quando picchiò il cane ( pastore maremmano femmina ) perché la volpe, durante il giorno, era riuscita a prendersi il gallo vecchio mentre Luna ( il cane ) dormiva.

    15. R66 9 febbraio 2022

      Ci sono 10-15 di distanza dalla tua e dalla mia comparsata, probabilmente abbiamo conosciuto residenti diversi.
      Non chiedermi i nomi perché non li ricordo.
      Dagli Elfi non son mai stato seppur ne ho conosciuti diversi, per me una realtà troppo freak.

    16. Rnamessaggero 9 febbraio 2022

      Concordo, i personaggi di cui nemmeno io ricordo i nomi cambiavano ciclicamente.

    17. sbregaverse 9 febbraio 2022

      E' la prima signora che io senta che si chiama Divano!

    18. Rnamessaggero 9 febbraio 2022

      ...divano, invano éh?

    1. PietroGE 8 febbraio 2022

      A me questo articolo sembra un esercizio di 'socialismo utopico'. Dopo che quello reale è fallito 30 anni fa e quello multiculturale sta fallendo sotto i nostri occhi, proviamo un po' con il comunitarismo utopico del tipo '...e vissero tutti felici e contenti'. Una comunità si fonda su identità e valori condivisi, le identità sono quelle etniche culturali e religiose, i valori sono quelli descritti nelle costituzioni. Il resto o è fuffa oppure è wishful thinking come dicono gli inglesi. Un dibattito molto più serio e approfondito ha luogo in questi giorni nella campagna presidenziale francese dove il futuro della società viene finalmente descritto senza peli sulla lingua, cosa che in Italia, con i media controllati da i 'soliti noti' non è assolutamente possibile. Sempre più si fa strada la presa d'atto che in Francia la guerra civile, a bassa intensità,. è già cominciata e che , a denti stretti, anche l'esoterico mondo intellettuale transalpino ora ammette che non è possibile avere più di una civiltà sullo stesso territorio. Le conseguenze saranno devastanti. Altro che comunitarismo.

    2. Fedeledellacroce 8 febbraio 2022

      E' l'unica via percorribile.
      A mio modesto avviso.
      Certo che la si puó criticare o non abbracciare.
      Ma é la via.

    3. sbregaverse 9 febbraio 2022

      Io sono la via la verità la vita.
      Qualcuno l'ha detto ma non Galimberti.

    1. Arian Van Heisen 8 febbraio 2022

      Ma il cielo è sempre più blu...! con la Luna che guarda quaggiù.
      Ma come ci arrivi lassù...?

    2. Fedeledellacroce 8 febbraio 2022

      Come ti pare.
      Perché comunque l'importante, la cosa da apprezzare e godere di piú é il viaggio. La luna se ci arrivi o no non ha importanza.

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