Catalogna ed altri disastri

 

DI RAUL ILARGI MEIJER

theautomaticearth.com

Ho visto molti video sul referendum catalano e la cosa che più mi ha colpito, a parte l’insensata violenza della polizia, è stata la mancanza di violenza da parte dei manifestanti.

Per cui quando sento il ministro degli interni affermare che 11 poliziotti sono stati feriti, è difficile prenderlo sul serio. Non che i catalani non avessero alcuna ragione per resistere o controbattere. Che centinaia di manifestanti, tra cui molte nonne, siano stati feriti risulta evidente dai video. Essendo stati usati proiettili di gomma in gran numero, è probabile che ci siano state anche ferite fatali.

Vedere poliziotti colpire a sangue vecchie e pacifiche signore è sconvolgente. Molti di noi saranno anche sorpresi, ma non dovremmo esserlo. La Spagna è ancora la terra di Franco, e suoi ammiratori continuano ad occupare posti di grande influenza in politica, polizia ed esercito. E non sono solo loro: un video da Madrid mostra persone intonare una canzone dell’era franchista.

Quella è la forma con cui l’UE ha consapevolmente accettato la Spagna come membro, ed essa da allora non è cambiata. Il silenzio totale di Bruxelles, e di tutte le altre capitali europee, la dice lunga. Il primo ministro belga Charles Michel ha detto oggi che non vuole parlare delle politiche di altri paesi, e questo è il massimo di quanto dichiarato sull’argomento. Ovviamente è un ottimo modo per lavarsene le mani.

Perché la cosa riguarda molto l’Unione Europea. Come ha twittato Assange, «Caro @JunckerEU, è questo il “rispetto per la dignità umana, la libertà e la democrazia?”. Usate l’articolo 7 e sospendete la Spagna dall’Unione per la sua chiara violazione dell’articolo 2» (Articolo 7 del Trattato dell’Unione Europea: “Sospensione di qualsiasi Stato membro che utilizzi la forza militare contro la propria popolazione”). Certo, tecnicamente la Guardia Civil non è militare, ma Juncker, Michel e soprattutto la Merkel vogliono veramente nascondersi dietro a questo cavillo?

Assange ha anche ritwittato questo: “Breaking news di Claude Taylor: un contatto del governo ecuadoriano dice che Assange verrà rilasciato dall’ambasciata di Londra. Aspettatevi il suo immediato arresto”. Reazione di Assange: “Un ex insider della Casa Bianca dice che verrò arrestato per aver segnalato la censura e gli arresti in Catalogna. Come giocano sporco”.

Non dovrebbe sospendere però. Sappiamo dall’esempio della Grecia, e dal trattamento dei rifugiati, quali siano i princìpi morali dei “leader” europei. Non ne hanno. In questo senso, Rajoy ed il suo PP si adattano alla perfezione.

Non è questo il motivo per cui la gente voglia far parte dell’UE. Quindi, a meno di dichiarazioni forti da parte delle varie capitali, l’Unione nel suo complesso si troverà in una crisi così profonda da poterla costringere a fare i bagagli e tornare a casa. Qualunque sia la casa di questi politici carrieristi.

Se sei privo di ogni tipo di etica, come Rajoy e tutti gli altri silenti leader europei, non puoi dire agli altri quali decisioni prendere.

E la battaglia non è affatto finita, anzi non è ancora iniziata. Ecco una mappa dei seggi elettorali chiusi ed aperti in Catalogna, via Assange. “La foto dice tutto. Cosa farà ora Rajoy? Arresterà tutti? L’intero governo catalano che ha organizzato il referendum? Credete a me: i militari spagnoli preferiscono distruggere la Catalogna piuttosto che consentirne l’indipendenza”.

La filosofa Anna M. Hennessey, che ha vissuto sia in Spagna che in Catalogna, fa questa analisi:

    Franco vinse la propria guerra, non come Hitler o Mussolini. Ciò non vuol dire però che nel ventunesimo secolo si debba mantenere l’impalcatura ideologica del dittatore. Supportare la Catalogna è un passo necessario per porre fine al fascismo in Europa.

   Gli americani non sanno molto della guerra civile spagnola (1936-1939) e della lunga dittatura conseguente. Bisogna conoscerla per capire bene l’attuale situazione in Spagna ed in Catalogna. Il giudice (Ismael Moreno), che deciderà sulle accuse di eversione mosse agli attivisti catalani, negli anni ’70, gli ultimi della dittatura, era un ispettore di polizia.

    Franco è una figura importante del fascismo europeo del secolo scorso. Alla sua morte non c’è mai stata un’epurazione dei funzionari di governo. Questa leadership ha tracciato la linea di comportamento verso la Catalogna, regione traumatizzata prima e dopo la guerra per la propria resistenza al regime.

    […] Come il governo spagnolo, anche la polizia spagnola non ha fatto epurazione. È un’istituzione profondamente corrotta […] Manuel Fraga Iribarne, uno dei ministri di Franco, ha fondato il Partito Popolare di cui ora fa parte Rajoy. Il partito è attualmente coinvolto in uno scandalo di corruzione. Anche la famiglia reale spagnola è collegata al dittatore ed ha una propria serie di accuse di corruzione a carico. È impossibile ignorare le fondamenta fasciste su cui poggia la Spagna moderna, o ignorare il fatto che queste abbiano a che fare col modo in cui il governo centrale tratta la Catalogna.

E così potremmo vedere morire il sogno di un’Europa unita. Perlomeno di una benigna. E se non riesci a raggiungerla, non ha senso proprio avere un’Unione. La democrazia in Europa sta morendo a Bruxelles, in Grecia, nel Mediterraneo ed oggi nelle strade di Barcellona e della Catalogna.

Gli europei si limiteranno a star seduti ed aspettare fino a che non muoia nel posto in cui vivono? Io penso che si ribelleranno solo quando non vedranno più l’UE come economicamente vantaggiosa. E da oggi, a causa della Catalunya, l’economia non sarà più l’unica variabile. Perché la Spagna non verrà buttata fuori, e neanche sospesa. Ci saranno molte parole forti, ma non tutti gli europei sono così stupidi.

Il sindaco di Barcelona Ada Colau ha chiesto a Rajoy di dimettersi, ma sa bene che non basterà. Rajoy è semplicemente uno dei migliori rappresentanti di un sistema fascista che è il ventre spagnolo, che aspetta il momento di risorgere. Ha trovato la sua chance oggi, e tutto il mondo non dice niente. Beh, perlomeno i “leader” non dicono niente.

Cambiando argomento, ma sempre in tema di disastri, non posso non parlare brevemente di Porto Rico. L’echo chamber anti-Trump è più forte che mai, e sta diventando assurda. Non so quanto ciò abbia a che fare col presidente e quanto con fonti esterne, ma non si sta aiutando quel paese. In una distruzione totale come quella avvenuta, bisogna affrettare i tempi.

Tutte le critiche a Trump ad un certo punto diventano critiche anche per le altre persone coinvolte. Il sindaco di San Juan viene lodata come un’eroina in certi circoli, ma è davvero così? E le forze americane? Anche loro stanno facendo un gran lavoro, e la FEMA sembra aver imparato molto dai tempi di Katrina.

Ancora, non so quanto davvero riguardi Trump, ma so che è abbastanza intelligente da capire come la sua risposta verrà usata contro di lui. Per cui sarebbe veramente sciocco se lasciasse peggiorare la situazione. Oggi Cate Long, esperta di Porto Rico, ha twittato:

“Il Governo federale ha scavalcato quello portoricano e fa ora riferimento direttamente a 78 comuni. Essenziale per la catena di rifornimento e l’assistenza”.

Mentre l’Huffington Post, non esattamente cheerleaders di Trump, ha pubblicato questo:

Parla oggi il colonnello Michael A. Valle, nato e cresciuto in Porto Rico, comandante del 101° Gruppo delle Operazioni Aeree e Spaziali e Direttore del Joint Air Component Coordination Element, 1st Air Force, responsabile dei soccorsi dopo l’uragano Maria, che nel commonwealth americano ha coinvolto più di 3 milioni di persone.

    Da quando la “tempesta apocalittica” di categoria 4 ha devastato Puerto Rico il 20 settembre, il col. Valle è stato in prima linea ad aiutare. Valle è testimone oculare dell’aiuto che il Dipartimento della Difesa ha dato a FEMA in quel paese e, da portoricano con membri della famiglia che vivono lì, la sua passione per la gente è seconda a nessuno. “È surreale,” ha detto il Col. Valle sulla differenza tra quanto i media dicono del lassismo di Washington e la realtà delle cose.

    […] alcuni camionisti sono stati portati nell’isola, ma non basta. “Riceviamo sempre più offerte di aiuto, ma non c’è posto per farli soggiornare”, dice Valle, aggiungendo che la loro “air mobility” è buona e ribadendo che non è più una questione di ottenere più forniture o manodopera. Quando gli è stato chiesto tre volte cos’altro possa fare Washington, o chiunque altro, per aiutare, per tre volte Valle ha risposto: “Ci vuole tempo”.

Forse è il momento che qualcuno esca dalla propria echo chamber?

 

Raúl Ilargi Meijer

Fonte: www.theautomaticearth.com

Link: https://www.theautomaticearth.com/2017/10/catalonia-and-other-disasters/

1.10.2017

Traduzione per www.comedonchisciotte.iorg a cura di HMG

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