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ALEXIS CARREL E LA NOSTRA CIVILTÀ DISTRUTTRICE

DI NICOLAS BONNAL

dedefensa.org
Lasciamo parlare uno che ha il dono di fare innervosire i media e le “elites”, ovvero Alexis Carrel (1). Anche  premio Nobel della medicina e grande star in America all’epoca di Roosevelt. Il chirurgo si era tolto i guanti per dire le sue quattro verità, perché sapeva, prima di Orlov, di Kunstler e degli altri “collapsologi”,  che noi eravamo certamente condannati. Cito l’edizione americana che il prestigioso Carrel aveva presentato a New York prima della guerra:

“Insomma la società moderna, questa società generata  da scienza e tecnologia, commette lo stesso errore di tutte le civiltà dell’antichità. Crea delle condizioni di vita nelle quali  la vita dell’individuo e quella della razza diventano impossibili. E giustifica la battuta del Decano Inge(2): la civilizzazione è una malattia che è quasi invariabilmente fatale. Anche se ancora sfugge al pubblico il significato reale degli avvenimenti che stanno accadendo in Europa e negli Stati Uniti, esso però diviene sempre più chiaro a quella minoranza che ha il tempo e il piacere di pensare. Tutta la civiltà occidentale è in pericolo. E questo pericolo minaccia contemporaneamente la razza,  le nazioni e gli individui. Ciascuno di noi sarà colpito dagli sconvolgimenti causati da una guerra europea. Tutti già soffrono del disordine della vita e delle istituzioni, dell’indebolimento generale del senso morale e dell’insicurezza economica, dei carichi imposti dai minorati e dai criminali. La crisi nasce dalla struttura stessa della civiltà. È una crisi dell’uomo. L’uomo non si può adattare al mondo uscito dal suo cervello e dalle sue mani. Non ha altra alternativa che di ricostruire questo mondo secondo le leggi della vita. Deve adattare il suo ambiente alla natura delle sue attività tanto organiche quanto mentali e rinnovare le sue abitudini individuali e sociali. Altrimenti la società moderna raggiungerà  ben presto  il nulla (dove sono finite)  la Grecia e l’Impero Romano. E la base di questo rinnovamento noi  possiamo trovarla solo  nella conoscenza del nostro corpo e della nostra anima.

A proposito di Roma e della Grecia, leggete il mio libro nero: Giovenale, Svetonio, Seneca hanno visto e vissuto la nostra situazione. E non dimentichiamo Petronio!
Carrel riporta la democrazia ad un’ ideologia, e siamo ben d’accordo:

“Nessuna civiltà duratura sarà mai fondata su ideologie filosofiche e sociali. L’ideologia democratica stessa, a meno che non la si ricostruisca su una base scientifica, non ha maggiori possibilità di sopravvivere dell’ideologia marxista. Perché nessuno di questi due sistemi abbraccia l’uomo nella sua realtà totale.”

Il culto moderno del  brutto, addirittura dell’orrido, è ormai una tara universale.

Carrel spiega:
“Il senso estetico esiste tanto  tra gli esseri umani più primitivi, quanto tra i più civilizzati. Sopravvive persino alla scomparsa dell’intelligenza perché gli idioti e gli scemi sono capaci di produzioni artistiche. La creazione di forme o di serie di suoni, che risvegliano presso coloro che le guardano o li ascoltano un’emozione estetica, è una necessità elementare della nostra natura. L’uomo ha sempre contemplato con gioia gli animali, i fiori, gli alberi, il cielo, il mare, e le montagne. Prima che nascesse la civiltà, ha impiegato i suoi utensili grossolani per riprodurre sul legno, sull’avorio, sulla pietra, le forme degli esseri viventi.

E noi, allora, siamo meno che scemi?

Carrel solleva la minaccia della civiltà, che incombe sugli operai e sugli artigiani, condannati a scomparire:

“Anche oggi, quando il senso estetico non sia già stato distrutto dall’educazione, dal suo modo di vivere e  dal lavoro in fabbrica, egli si compiace di fabbricare degli oggetti seguendo la sua ispirazione. E prova una gioia estetica concentrandosi in questa attività. In Europa ci sono ancora, soprattutto in Francia, dei cuochi, dei salumieri, degli intagliatori di pietra, dei falegnami, dei fabbri, dei fabbricanti di coltelli, dei meccanici, che sono degli artisti. Chi fa un dolce di bella forma, chi scolpisce nello strutto case, uomini e  animali, chi forgia una bella inferriata per un portone, chi costruisce un bel mobile o sgrossa una statua rozza, chi tesse una bella stoffa di lana o di seta, prova un piacere analogo a quella di uno scultore, di un pittore, di un musicista, o di un architetto.”

Carrel compiange gli operai come il Chaplin di  “Tempi Moderni”:

“Se l’attività estetica resta virtuale per la maggior parte degli individui, è perché la civiltà industriale ci ha  circondati di spettacoli brutti, grossolani e volgari. E poi siamo stati trasformati in macchine. L’operaio passa la sua vita a ripetere migliaia di volte ogni giorno lo stesso gesto. Di un dato oggetto non  fabbrica che una sola parte, non costruisce mai l’oggetto completo. Non può servirsi della sua intelligenza. È il cavallo cieco che gira tutta la giornata intorno alla giostra per estrarre l’acqua dal pozzo.”

Un piccolo processo alle intenzioni contro la civiltà -un processo molto mal visto attualmente, dato che essa è giudicata fantastica e perfetta:

“L’ industrialismo impedisce di usare quelle attività della coscienza che sono in grado di dare ogni giorno ad un uomo un po’ di gioia. La civiltà moderna ha sacrificato lo spirito alla materia e questo è stato un errore. Un errore tanto più pericoloso in quanto non provoca nessun sentimento di rivolta, ed è accettato facilmente da tutti  tanto quanto la vita malsana delle grandi città, e la reclusione nelle fabbriche. Eppure, gli uomini che provano un piacere estetico anche rudimentale nel loro lavoro, sono più felici di coloro che producono unicamente al fine di poter consumare. È indubbio che l’industria nella sua forma attuale, ha tolto all’operaio ogni originalità ed ogni soddisfazione.”

Il grande saggio mette infine i puntini sulle i:

“La stupidità e la tristezza della civiltà presente sono dovuti almeno in parte alla soppressione delle forme elementari del piacere estetico nella vita quotidiana.”

E poi il dottor Carrel aggrava la sua diagnosi. E celebra in effetti la bellezza dell’artigianato.
Apprezzate nella citazione  le sue grandi qualità letterarie che ci allontanano dagli stilisti di scienza e di vita e dai letterati attuali, selezionati con un questionario a scelta multipla:

“La bellezza è una sorgente inesauribile di gioia per chi la sa scoprire. Perché si incontra dovunque. Esce dalle mani che modellano o che accarezzano l’argilla grossolana, che tagliano il legno e ne fanno un mobile, che tessono la seta, che modellano il marmo, che tagliano e riparano la carne umana. E si trova nell’arte sanguinosa dei grandi chirurghi come in quella dei pittori, dei musicisti, dei poeti. Ed è anche nei calcoli di Galileo, nelle visioni di Dante, nelle esperienze di Pasteur, nel sorgere del sole sull’oceano, nelle tormente invernali in alta montagna. E diventa ancora di più straziante nell’immensità del mondo siderale e in quello degli atomi, nell’ineffabile armonia del cervello umano, nell’anima di quell’uomo che si sacrifica senza mettersi in  mostra per la salvezza degli altri. E in ognuna di queste forme (la bellezza) resta l’ospite sconosciuto della sostanza cerebrale, la creatrice del volto dell’Universo… “ 

L’atrofia estetica, e dunque morale, può sopraggiungere:

“Il senso della bellezza non si sviluppa in modo spontaneo. Non esiste nella nostra coscienza se non potenzialmente. E resta virtuale in certe epoche e in certe circostanze. Può anche scomparire presso le popolazioni che in altre epoche lo possedevano in grande misura. È perciò che la Francia distrugge le sue bellezze naturali e  disprezza le memorie del suo passato.

Come si sa, il modo migliore per distruggere tutto questo è  sempre il turismo di massa.

L’atrofia morale e intellettuale ci rende inadatti a ricreare la bellezza e ci abitua a una bruttezza spaventosa ( ricordate il mio Muriel de Resnais dove la città bombardata rinasce dalle sue ceneri ma in cemento e in grandi agglomerati):

“I  discendenti degli uomini che hanno concepito e costruito il monastero di Mont Saint-Michel non ne comprendono più lo splendore. Accettano con piacere indescrivibile la bruttezza delle case moderne della Bretagna e della Normandia, e soprattutto dei dintorni di Parigi. E così come  Mont Saint-Michel,  anche Parigi e la maggior parte delle strade delle città e dei villaggi della Francia sono stati disonorati da un orribile venalità. Il senso della bellezza, come il senso morale, durante il corso della civiltà si sviluppa, raggiunge il suo massimo e svanisce.”

La cultura? Tutto il mondo segue le serie TV che vengono dagli Stati Uniti o il Codice da Vinci; un amico giornalaio mi diceva poco tempo fa che vendeva fino a 300 riviste di automobili …Alexis
Carrel:

“Il piacere  della lettura è cresciuto. Si comperano molte più riviste e libri di una volta. Il numero delle persone che si interessano alla scienza, alla letteratura, all’arte, è aumentato. Ma sono i livelli più bassi della letteratura e le contraffazioni della scienza e dell’arte che, in generale, attirano il pubblico. Non sembra che le eccellenti condizioni igieniche nelle quali alleviamo i bambini, e le cure di cui sono oggetto nelle scuole, siano riusciti a alzare il loro livello intellettuale e morale. Ci si può anche chiedere se non vi  sia spesso una specie di antagonismo tra il loro sviluppo fisico e il loro sviluppo mentale. Dopotutto non sappiamo se l’aumento della statura in una razza non sia una degenerazione, invece di un progresso, così come oggi crediamo che sia.”
L’individuo di oggi? Prima delll’obesità (42% di ragazzini obesi dove vivo io), prima dell’abbruttimento tecnologico e dei media, prima dell’abbassamento del quoziente di intelligenza, Carrel  scrive:

“Nella civiltà moderna l’individuo si caratterizza soprattutto per una grande attività rivolta interamente alla parte pratica della vita, per una grande ignoranza, per una certa furberia, e per uno stato di debolezza mentale che fa sì che subisca profondamente l’influenza dell’ambiente dove gli capita di vivere. Sembra che, in mancanza di una corazza morale, la stessa intelligenza ceda. E può darsi che sia per questo che questa facoltà, una volta così caratteristica della Francia, sia calata tanto vistosamente in questo paese. Negli Stati Uniti il livello intellettuale resta più basso, nonostante la moltiplicazione delle scuole e delle università.

Carrel fa  anche notare :

“Il riscaldamento delle case a vapore, l’illuminazione elettrica, gli ascensori, la morale biologica, la manipolazione chimica delle derrate alimentari sono state accettate unicamente perché queste innovazioni erano piacevoli  e  comode. Ma il loro possibile effetto sugli esseri umani non è stato preso in considerazione… E così siamo arrivati a costruire delle case giganti che raccolgono in uno spazio ristretto delle masse fin troppo considerevoli di individui. Questi vi abitano volentieri, perché godono di comodità e di lusso e non si accorgono che sono privati del necessario. La città moderna si compone di queste abitazioni mostruose e di strade senza luce, piene di aria inquinata dai fumi, dalle polveri, dai vapori di benzina e dai prodotti della sua combustione, disturbate dal fracasso dei camion e dei tram e sempre invase  da una grande folla. È evidente che questa città non è stata costruita per il benessere dei suoi abitanti”.

Da allora poi non si è fatto nessun progresso, ci mancherebbe altro. Sulla medicina e sul pane bianco anche Carrel aveva detto tutto:

“La nostra vita è influenzata in larga misura dai giornali. La pubblicità è fatta unicamente nell’interesse dei produttori, e mai in quello dei consumatori. Per esempio, si è fatto credere al pubblico che il pane bianco è superiore a quello scuro. Ugualmente un gran numero di prodotti alimentari e farmaceutici inutili, e spesso dannosi, sono diventati una necessità per le persone civilizzate.In questo modo la destrezza di individui abbastanza abili da dirigere il gusto delle masse popolari verso i prodotti che vogliono vendere, gioca un ruolo capitale nella nostra civiltà.

Si direbbe che sia Frederic  Bernais (3) (leggete i miei testi). Ciliegina sulla torta:

“Si direbbe che la civiltà moderna sia incapace di produrre una classe dirigente dotata contemporaneamente di immaginazione, di intelligenza e di coraggio. In quasi tutti i paesi, c’è una diminuzione del valore intellettuale e morale di coloro che hanno la responsabilità della direzione degli affari politici, economici e sociali.”

Il nostro pensatore scrive sull’Apocalisse turistica il cui compito è essenzialmente di profanare, e poi di consumare (bisogna perdere tempo e bighellonare).

“L’atteggiamento dei turisti che profanano le cattedrali d’Europa evidenzia fino a che punto la vita moderna ha messo da parte il senso religioso. L’attività mistica è stata bandita dalla maggior parte delle religioni. Ne è  stato persino dimenticato il significato. Probabilmente la decadenza delle chiese è legata a questo oblio.”

In una società di imbecilli non si propongono soluzioni, le si dimenticano. Carrel ha anche sottolineato il declino qualitativo e quantitativo delle nostre popolazioni:

“La Francia si sta spopolando. L’Inghilterra e la Scandinavia si spopoleranno ben presto. Negli Stati Uniti, il terzo superiore della popolazione si riproduce molto meno rapidamente della parte che ne è il terzo inferiore. Dunque l’Europa e gli Stati Uniti subiscono un indebolimento qualitativo e quantitativo… La civiltà occidentale non si è mai trovata in un pericolo così grave come quello odierno. Anche se evita  di suicidarsi con la guerra, si sta incamminando verso la degenerazione grazie alla sterilità dei gruppi umani più forti e più intelligenti.

E lasciamolo concludere!

“Dobbiamo alzarci e metterci in marcia. E liberarci della tecnologia cieca.”

Proprio così!

Concludendo. So che gli si possono rimproverare qua e là alcune frasi (Carrel è notoriamente  un russofobo, come le nostre Elite, ma si  giustifica con la paura dello stalinismo). Prima di tirargli la prima pietra, rileggiamo il suo Nietzsche:

“Gli “apprendisti storici” chiamano “obiettività” l’abitudine di paragonare le opinioni e le azioni del passato alle opinioni che vanno per la maggiore nel momento in cui scrivono. E lì trovano la misura di tutte le verità. Il loro lavoro è di adattare il passato alla volgarità del presente. E poi invece chiamano “soggettivo” qualunque modo di scrivere la storia che non consideri canoniche queste opinioni popolari.

 

Nicolas Bonnal

Fonte: www.dedefensa.org

Link: http://www.dedefensa.org/article/alexis-carrel-et-notre-civilisation-destructrice

8.08.2016

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di GIAKKI49

 

Fonti:
Alexis Carrel – l’uomo questo sconosciuto.
Nietzsche – seconda considerazione sulla storia.
Nicolas Bonnal.- Celine, la collera e le parole -edizioni avatar;  apocalisse turistica (Amazon fr.)
Note a cura del Traduttore:
(1) Alexis Carrel (Sainte-Foy-lès-Lyon, 28 giugno 1873 – Parigi, 5 novembre 1944) è stato un chirurgo e biologo francese che ha contribuito in modo fondamentale ai progressi nelle tecniche di sutura dei vasi sanguigni ed alle ricerche sui trapianti di tessuti e organi, essenziali per le audaci operazioni chirurgiche del nostro tempo.
Premio Nobel per la Medicina – 1912 – (da Wikipedia)
(2) Decano Inge – Inge, William Ralph. – Teologo anglicano (Crayke, Yorkshire, 1860 – Wallingford, Berkshire, 1954); compì gli studî a Cambridge e a Oxford, fu prof. di teologia a Cambridge (1907-11) e successivamente, sino al 1934, decano di S. Paolo a Londra. È autore d’importanti studî sulla storia della filosofia e della mistica (da: Enciclopedia Treccani)
(3) Frederick Bernays “Fritz” Wiener (1906 – 1996) era un giurista americano specializzato in diritto militare e leggi costituzionali, diventato famoso per una causa del 1957 (Reid contro Covert)

Pubblicato da Davide

  • Grandepuffo

    Per sto Bonnal il mondo ideale sarebbe un eterno medio evo,sarebbe bello spedirlo indietro nel tempo a fare il servo della gleba….per vedere di nascosto l’effetto che fa…

    • An 19th century man

      E infatti gli storici moderni stanno rivalutando enormemente il medioevo in ottica umanistica.

    • Annibale Manstretta

      E sì, tempi bui davvero, dove qualcuno tirava su chiese romaniche e cattedrali gotiche che mai più si sarebbero viste, qualcun altro scriveva la Commedia, altri ancora la Summa Theologica. Tempacci infami..

      • Grandepuffo

        Peccato che fossero quasi tutti analfabeti……

        • ton1957

          Certamente erano analfabeti, ma bisognerebbe domandarsi se l’essere analfabeti è meno peggio di essere alfabetizzati dal sistema……e comunque di, sicuro per ciò che ci hanno lasciato, non erano ignoranti…..

          • Grandepuffo

            Intendevo dire i potenziali lettori

          • ton1957

            Misuriamo tutto con il nostro metro, faccio parte di una generazione che ha conosciuto gli analfabeti, ma se pensi che non conoscessero la divina commedia o il pensiero filosofico sei in errore….mio padre era analfabeta, ma l’orlando furioso lo conosceva a memoria e di Marx o di Gramsci….ti sapeva dire anche il numero di scarpe……in oltre era un valente artigiano, costruiva scarpe indistruttibili…….noi con tutta la nostra istruzione…..non sappiamo più costruire nulla…..leggere si, sappiamo leggere ma i più non comprendono ciò che leggono…….gli analfabeti sapevano ascoltare e se non comprendevano chiedevano spiegazioni con molta umiltà………. forse è proprio l’umiltà che è sparita…….siamo troppo arroganti per imparare qualcosa……sappiamo tutto perchè non siamo analfabeti

        • Annibale Manstretta

          Per tacere del fatto che oggi l’Aldighieri e il D’Aquino riempiono gli stadi a ogni data dei loro tour, che manco il Vasco..

    • Jane “XD” Doe

      Sì, anche a me ha dato questa impressione, l’ artigiano è una figura che non vorrei scomparisse(anche a me piace fare lavoretti manuali). È molto appagante,ma ho notato anche in un altro articolo, nel blog La crepa nel muro, dove sono contenuti articoli estratti da varie parti, questo revival del medioevo come periodo in fondo non malvagio…beh come tutti i periodi storici, in fondo dura 1000 anni, boh.? Che sia per abituarci al ritorno del Medioevo prossimo venturo?

      • An 19th century man

        Aspetta che finisca il petrolio e al medioevo ritorniamo.

        • Holodoc

          Magari finisse il petrolio!
          Con lui scomparirebbe il potere degli amerregani e dei loro amici beduini!
          Ma non temere, di petrolio ce n’è ancora tanto, lo dicono a te che scarseggia per venderti cara la benzina.

          • An 19th century man

            La crisi economica è dovuta proprio alla scarsità di petrolio. La finanza ha scommesso su una crescita che non è più stata sostenibile e il castello è crollato. Andrà sempre peggio.

          • Holodoc

            Ma in che mondo vivi? il prezzo del greggio è intorno ai 50 dollari al barile da più di un anno a causa dell’eccedenza di produzione rispetto alla richiesta, altro che scarsità! È semmai la crisi (e le rinnovabili sempre piu competitive) a tenere basso il prezzo del petrolio e non la sua scarsità a creare la crisi!

      • Grandepuffo

        Bonnal critica la modernità ma vende i libri su Amazon….è un sola e sputa pure sul piatto da dove mangia.

  • Primadellesabbie

    Condivido completamente con Carral le opinioni sul senso estetico e sulla “centralità” della ricerca del bello.

    La banalizzazione della necessità della contemplazione degli aspetti esteticamente gratificanti disponibili e raggiungibili, derivata dalla ricerca della comodità per mezzo della tecnologia industriale, e al conseguente adattamento ambientale, é evidentemente uno dei principali aspetti del “male”, come illustra puntualmente ed efficacemente questo autore.

    “Il male” é assenza del bene, come sostiene brillantemente qualcuno o, dietro al “male” si intravvede l’opera di un’intelligenza, come dice autorevolmente qualcun altro?

    • Gino2

      bene e male sono sempre e punti di vista.

      • Primadellesabbie

        Dovresti spiegarlo a Dostoyevsky (…la bellezza salverà il mondo…), a Guenon (la seconda possibilità che cito é sua) a Florenskij quando parla dell’icona e a mille altri.

        Se poi vogliamo condividere la nostra ignoranza e vantare l’ignavia che ci perseguita, una frase così, buttata là, fa l’affare, ne é piena la rete.

        • Gino2

          Lo so, è complesso.
          Purtuttavia ritengo che “luogo comune” sia non riuscire a vedere la realtà per quello che è, cioè vederla “comunemente”, grossolanamente.
          Nel vederla grossolanamente, senza spingersi oltre, nel mondo ci appare il bene e il male.
          Se ci si sofferma a ragionare sulle cose e mano mano che ci si addentra sempre più, il confine bene/male sfoca fino a scomparire del tutto.
          Quello che scrivo, perciò, non è un luogo comune ma viene da una attenta e molto approfondita “analisi” e comprensione della realtà dove bene/male sono “giudizi” umani sulle cose che di per sè non hanno nessuna connotazione.
          Dunque dal mio punto di vista, “ignoranza” è proprio non vedere la realtà così com’è, pura e intatta.

          Aggiungo che è più “normale” vedere il “male” nelle piccole cose, nella vita quotidiana e giudicare banalmente “male” un clacson che ti sveglia, o un’auto in seconda fila.
          Ma ho risposto in quel modo perchè leggo nel tuo commento qualcosa a proposito del “male” in senso generico, nel senso “assoluto”.
          E di questo parlo quando dico che è una questione di punti di vista, a rimarcare che se c’è bene e male relativo (al punto di vista) bisogna stare molto attenti a credere in un “male assoluto”.

          È il concetto di male assoluto che crea oscurantismo e rigidità in una civiltà perchè ci si dimentica che bene e male sono “SEMPRE” relativi e sii inizia a voler condizionare gli altri sulla propria “valutazione” di bene e male (che si ritiene ASSOLUTA, DIVINA) e nasce l’idea di controllare gli altri e di imporre agli altri il proprio “punti di vista”, appunto.

          • Primadellesabbie

            Leggo:

            “…Quello che scrivo, perciò, non è un luogo comune ma viene da una attenta e molto approfondita “analisi” e comprensione della realtà dove bene/male sono “giudizi” umani sulle cose che di per sè non hanno nessuna connotazione…”

            Per questa volta, in questa vita, ho l’impressione di trovarmi in una dimensione umana, con quel che ne deriva.

            Tu no?

          • Gino2

            Perdonami ma preferisco non rispondere direttamente alla tua domanda.
            Ma quello che scrivi è comunque in linea con quello che ho scritto io.
            Sei in una condizione umana e avrai “preferenze” che divideranno il tuo mondo in cosa è bene e cosa è male.
            Ma, ripeto, se ci si dimentica della “relatività” di questi giudizi si inizia a credere che la propria valutazione sia universale (dove per propria si può anche intendere propria di una civiltà/cultura) e si inizia a parlare di “male” nel senso assoluto.

            Quando dico che bene e male sono “giudizi relativi” non voglio dire che bisogna ignorarli.
            Una civiltà/cultura si costruisce su tali giudizi per un funzionamento pratico, per una convivenza “armonica” con regole, leggi, valori etc.

            Ma quando si inizi a ritenere i propri parametri assoluti si inizia a ritenere quelli degli altri sbagliati (non semplicemente diversi).

            Nel giudicare la storia e la possibile evoluzione di una cultura/civiltà si usano inevitabilmente i propri parametri ma se non ci si interroga sulla loro validità si rischia di diventare “miopi”.

            Aggiungo che condivido abbastanza di quanto scritto in questo articolo, dal punto di vista di un essere umano nel 2017 ma non mi sento di giudicare “assolutamente” le cose limitandomi a “guardarle” più limpidamente possibile.

          • Primadellesabbie

            Che bravo che sei tu.

            Mica come gli altri, “esseri umani nel 2017”, “miopi”, con i “parametri assoluti”!

          • Gino2

            Uh?

          • Primadellesabbie

            “Uh?”?

            “…condivido abbastanza di quanto scritto in questo articolo, dal punto di vista di un essere umano nel 2017 ma non mi sento di giudicare “assolutamente” le cose limitandomi a “guardarle” più limpidamente possibile.”

    • DesEsseintes

      Conta di più “brillantemente” o “autorevolmente”?

      • Primadellesabbie

        É uno di quegli incroci ai quali ti devi fermare e riflettere sulla direzione da prendere.

        Per quanto mi riguarda “autorevolmente” é stato il mio punto di riferimento nell’esplorazione per decenni, e lo é tuttora.

        Come a volte succede, ho maturato un superamento, che pretendo non essere un tradimento ma un’evoluzione che faccia salvi i riferimenti basilari.

        Credo di averlo trovato, in un ‘brillantemente’ semplice e disarmante, ma non chiedermi di raccontartelo in due righe.

        PS – Complimenti per il “focus”.

        • DesEsseintes

          Si vedeva che ti eri soffermato sulla scelta degli aggettivi.

          L’altra cosa raccontala in più righe se vuoi che mi interessa, magari nel forum.

  • televisione falsa

    Bellissimo, grazie

  • Tonguessy

    Trovo sempre irritante Bonnal. Oggi ci sta dando una lezione su ciò che è bello e ciò che è brutto. Dobbiamo necessariamente tenerne conto? O possiamo avere gusti diversi da quelli omologanti proposti? Dobbiamo necessariamente ascoltare solo i classici (meglio Wagner mentre si invade la Polonia) oppure possiamo avere il diritto di ascoltare anche musica “inquinata” come la “musica del diavolo” (così era definito il Blues dagli amanti del purismo)?

    • DesEsseintes

      Che tradotto significa: E’ “superiore” la musica scritta eseguita così com’è o quella non scritta ed eseguita improvvisando e/o variando su un canovaccio tradizionale?

      La prima è la nostra la seconda tutte le altre.

  • ignorans

    “Dopotutto non sappiamo se l’aumento della statura in una razza non sia una degenerazione, invece di un progresso, così come oggi crediamo che sia.”

    Ci pensavo proprio stamattina osservando uno spilungone. Che sgraziato! Che squilibrio tra l’orizzontale e il verticale! Che braccia e gambe lunghe rispetto al resto del corpo. Che inestetismo. Come si fa a essere contenti del fatto che le nuove generazioni sono più alte? Non si vede lo squilibrio?

  • ignorans

    Alexis Carrel, autore de “L’uomo questo sconosciuto”, un libro essenziale per tutti i critici della civiltà tecnologica moderna. Soprattutto pensando al periodo in cui è stato scritto, gli anni ’30. Un grande.

  • natascia

    ” La civilizzazione è una malattia quasi invariabilmente fatale”. ” Questa società generata da scienza e tecnologia, commette lo stesso errore di tutte le civiltà dell’antichità”. Condivido queste affermazioni perché osservo molto, nel mio piccolo, i giovani d’oggi .
    Intere generazioni inermi che potrebbero morire immediatamente per assenza di campo o blak- out.
    La mente mente , rimuove , pur nella sua versatilità, inconsciamente, fattori di stress e
    fatica fisica, tendendo a creare degli stati di incoscienza volti al mantenimento del benessere fisico e appunto, mentale di ciascuno . Meccanismi più o meno accentuati ma dai quali pochi gruppi sociali o individui sono indenni. Solo la disciplina aiuterebbe.
    Inutile nascondere come le comodità apparenti con cui scienza e tecnologia attuali ci distraggono, non fanno che amplificare questa situazione che ormai può essere chiamata malattia, personale e sociale. Basta pensare al fenomeno della ludopatia. Pochi individui oggi pensano al sacrificio proprio in nome di un interesse comune.

  • PietroGE

    – Se la “civilizzazione” fosse una malattia “quasi invariabilmente fatale”, non esisterebbero popoli con alle spalle una civiltà millenaria come i cinesi, ad esempio.
    -Che la civiltà occidentale sia in pericolo è fuor di dubbio e che ci sarà una guerra europea per il controllo del territorio lo dicono già i più accorti. Chi governa i Paesi della civiltà occidentale, però, non lo ha ancora capito, anzi sono proprio loro i primi che cercano di distruggerla al più presto.
    -La crisi non nasce dalla struttura stessa della civiltà perchè la civiltà sono gli uomini che la costituiscono, non è una entità astratta. La crisi nasce quando si perde il contatto con la realtà e si comincia a vivere di ideologia.
    -Non si può ritornare al Medioevo perchè la civiltà contadina tipo : “La donzelletta vien dalla campagna in sul calar del sole..” non può sfamare i miliardi di individui che sono parte dell’umanità o le centinaia di milioni che popolano l’Europa.

    • oriundo2006

      Si vive di ideologia perchè non si ha più accesso alla realtà: non la si tocca più coi sensi, si vive un’esistenza squilibrata ed artificiale, ci si deve affidare completamente a quanto altri dicono, pensano, fanno perchè non si hanno più le cognizioni personali per giudicare direttamente le cose. Insomma, la società come insieme di esseri senzienti si sfarina in un agglomerato di entità umane senza identità loro propria ma solo quella completamente dovuta al sistema sociale ed a chi lo governa nel silenzio e nell’occulto delle segrete stanze. Molto dello spaesamento attuale è dovuto al fatto che NON sappiamo CHI davvero comanda…ed abbiamo fondati motivi ‘inconsci’ per credere che sia CAMBIATO rispetto a solo una diecina di anni fa. Insomma, cambiano le elites perchè anche le ideologie cambiano, tra cui quella religiosa: ed i vincitori banchettano sul cadere dei vinti, ridotti a carne di porco ed obbligati per sempre ad obbedire.

  • An 19th century man

    Tutte le civiltà sono a tutti gli effetti dei “giochi di società” dove esseri umani ne schiavizzano altri producendo spazzatura. Ora, un tempo la schiavizzazione era forse formalmente maggiore ma sicuramente meno totalizzante, lasciando allo schiavo parecchi spazi tutti suoi, mentre la spazzatura prodotta è cresciuta enormemente. Tutto questo grazie alla tecnologia che ha amplificato gli effetti dell'”anima nera umana”. Anche le malattie prodotte dal sistema sono rimaste, : è sparita la lebbra ma è comparso il cancro, l’infarto l’obesità, il diabete… Mi domando a questo punto se ne sia valsa la pena e se l’intelligenza umana, così “meravigliosa” non sia altro che un errore dell’evoluzione, cui presto o tardi verrà posto rimedio.

  • Holodoc

    Capisco perché ti aurodefinisci uomo del 19esimo secolo… la tia mente lì crede di essere…

    • An 19th century man

      Mi autodefinisco uomo del 19esimo secolo semplicemente perché credo, che in tale secolo, intorno agli anni ’20, si sia verificato in occidente un’irripetibile ed effimero periodo di equilibrio tra tecnologia e natura, subito sbilanciatosi a favore della prima.

  • GioCo

    Oggi dietro a una bancarella di maschere di pelle artigianali di discreta fattura e creatività ci ho trovato non il solito artigiano italico, ma uno di evidente origine africana che parlava un italiano sciolto e si comportava esattamente come un italiano. Desumo quindi fosse un figlio di imigrati, cioè almeno di seconda generazione. Ripasso dopo poco e ci trovo una splendida cinese, anche lei che parla un italiano sciolto e si comporta esattamente come un italiano, con la differenza che sono entrambi cortesi e sorridenti. La coppia lavora dietro una bancarella di un evento di rievocazione storica in corso in questi giorni: medievalis a Pontremoli. Mi è sembrato come di vivere in uno di quei paradossi splendidi e spettacolari che sono tanto paradossali da fare il giro e tornare sensati. Una cultura italica difesa da nuove generazioni che non hanno radici in Italia, ma riescono ad amarla più di quanto ci riesce un politico sinistro del governo italiota che ci è nato, ma è stato capace di svedere il paese agli squali privati della speculazione globale per … combattere Berlusconi. Che sarebbe come pensare di combattere zanzare con le bombe atomiche pur rappresentanto politicamente l’idea pacifista. Traditori di se stessi, delle ideologie rappresentate, della storia e della cultura a cui appartengono e dei loro concittadini che rappresentano. Quegli stessi che sono poi responsabili primi della politica suicida che ha portato qui questi due giovani. Aah come godrei a vedere questa gente sradicata dalle proprie origini e portati qui per distruggere questo paese, formare blocchi di difesa per un Italia anche più forte e desiderabile di quella attuale, un Italia che non rinnega la sua storia e tiri fuori la forza morale concreta per mettere i traditori nelle condizioni in cui dovrebbero stare: interdetti ai pubblici uffici.

    Un Italia che smetta di giudicare individui e inizi a giudicare le azioni.