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La stracciona del ’68 e l’abolizione della scuola

DI ALCESTE

alcesteilblog.blogspot.it

Roma, 15 settembre 2017

Meditare quello slogan innocente: “L’immaginazione al potere”. Lo si è mai fatto? Cosa significa, al fondo delle cose (il fondo vero delle cose), tale proposizione apparentemente lodevole?
Tutta la battaglia contro il nozionismo, la religione in classe, il sette in condotta?
E le parallele guerre a favore del sei politico, del diciotto politico, della promozione a oltranza, dello stravolgimento dei programmi in luogo dell’ecumenismo hippie che ha trasformato severe classi in accampamenti alla Woodstock?
C’è un nesso fra il liberismo angloamericano che seleziona le classi digerenti nelle più costose università e l’assalto definitivo dell’attuale, cenciosa, Tisifone dai capelli rossi alla scuola, l’unica vera ridotta delle nostre essiccate speranze?
Che il 1968, inteso come fenomeno, sia una distorsione del socialismo è indubbio. Alla lunga possiamo dire che ne fu la tomba. Il PCI, già nei primi anni Ottanta, era, di fatto, un partitucolo socialdemocratico, con le sue clientele fidelizzate, e la bandiera inastata della sconfitta, implicita quanto straziante: i suoi capi già sapevano, in attesa di firmare i trattati della resa più umiliante.

La vecchia guardia, temprata dalla guerra, fu esautorata in un decennio. I D’Alema, i Boeri e i Veltroni nacquero allora, fra cappuccini e molotov, uomini senza storia, superficiali, gaudenti, ambiziosissimi, assolutamente privi di quello sguardo e di quella gravità che dovrebbero contraddistinguere un politico.
I D’Alema, le Fedeli, ma anche i Gasparri e gli Storace, o i democristiani alla Casini, ereditarono una nazione ancora viva nei suoi gangli culturali fondamentali. Se ne sono fregati, però. Agiati, rassicurati dai nuovi padroni, al riparo dalle apocalissi, epicurei da balera o da night club. Hanno giocato a fare politica come al Monopoli lasciando scannare qualche fantaccino della riserva.
Sono intrisi di una mediocrità accecante.
Basti ascoltare i loro accenni alla cultura alta: passaggi di maniera, propri di chi ha leggiucchiato un Bignami o un Baedeker e ne ripete i passi salienti davanti a una commissione assonnata e corrotta che ha già deciso per il diciotto politico.
Questi automi non sentono, non comprendono; non li muove la passione (e quando mai?); monumenti, stili, scorci paesaggistici, vallette, dorsi irsuti di colline; affreschi, mirabilie architettoniche, boschetti, torri meridiane, capolavori d’ingegneria; meraviglie artigianali minute, quali si rinvengono in ogni parte d’Italia, epigrafi, profferli, merlature, passetti, targhe, incisioni rupestri: apparizioni diversissime fra loro, eppure fraterne, e capaci di parlare a chiunque; mutevoli in forme e stile, queste epifanie mostrano la medesima radice, come gli aromi di Eraclito originati da un unico fuoco creatore che brucia i più disparati profumi.
Per loro sono pattume.

A tali morti in vita nulla dicono le testimonianze della fede, i mozziconi imperiali, le meravigliose insorgenze medioevali o gli scialbati archetti di stupendi casali persi nelle campagne padane o laziali; non gli parla al cuore l’euritmia, l’amore per i particolari, la bellezza che si fa beffe dell’utile, la stratificazione secolare delle intelligenze che è detta artigianato o mestiere.
In vita mia non li ho mai sentiti citare con commossa reverenza o devozione (e nemmeno con pedanteria accademica) un passo della nostra storia trimillenaria. Non si emozionano di fronte a nulla, non sentono nulla; il loro cinismo menefreghista è rivoltante; e i raccomandati che manovrano, una pletora di straccioni loro simili, con la cartellina debitamente gonfia d’attestazioni d’una burocratica competenza che serve il demone dell’indifferenza, sono altrettanto distaccati, come un chirurgo sociopatico lo è da un paziente che reputa quale ammasso di carne mutuabile.
La Megera oggi alla Pubblica Distruzione è una preclare rappresentante di tale generone ignorantissimo, in tal caso declinato a sinistra.
La sciatteria, le fanfaluche ripetute sin al parossismo, la chiacchiera insistita, l’assenza di pulizia logica, l’imparaticcio in sindacalese hanno lasciato segni indelebili sul suo viso.
Ogni ruga ne racconta la psicologia antiitaliana e pervertita.
Una lunga frequentazione con tali esemplari mi ha reso – crepi la modestia – un sofisticatissimo Lombroso. Aprono bocca, ma so già cosa diranno; inarcano un sopracciglio e leggo intere vite; increspano le labbra e già so dove vanno a parare. Col tempo l’osservazione empirica è sublimata: son divenuto il Linneo di questi clochard culturali; ho elaborato classi e sottoclassi sinistre; in base al censo natale, ai luoghi di nascita, ai riboboli, alle frasi fatte. Se potessi (idealmente) resecare le capocce di Landini, Finocchiaro, Civati, Vendola, Fiano, Berlinguer (uno dei tanti), Pisapia, le metterei in capaci recipienti ialini, a galleggiare inespressive nella formaldeide, ordinate sulla scaffalatura della memoria e del disprezzo, come un sistematico Jeffrey Dahmer del comunismo risentito.
Ma torniamo alla Megera.
Di lei si può dire: è ciò che è.
La tenacia, in lei, ha soppiantato l’intelligenza; il tritume degli slogan la passione; il frontismo da operetta l’amor di patria; l’alterigia della correttezza postmoderna la realtà del tradimento.
Sin dalla più tenera adolescenza Ella ha sobillato, ciarlato, manifestato, cicalato; in interminabili e fumose riunioni sindacali; in inconcludenti e riottosi happening femministi; sgolandosi di fronte a palchi in cui nessuno la stava a sentire; ingombrando Feste dell’Unità e festival transnazionali; strabuzzando le pesanti occhiaie di fronte al maschilismo, di volta in volta cattolicoreazionario, democristiano, berlusconiano, populista; trascolorando, con tetragona indifferenza, dai fasti del socialismo sovietico alla nuance rosa del socialismo negazionista post ’89 sin alla sguaiata resa (in uno squassante orgasmo da cupio dissolvi) all’ecumenismo più laido; dalle zeppe con gonna a fiori ai tailleur, dal dito medio al dito indice ammonitore; indaffarata, focosa, ubiqua, rauca, tanto più insulsa quanto più inflessibile, Ella recava la propria inesistente competenza (leggi: la ciancia professionale) verso le più remote regioni del sinistrismo italico; acquattatasi nel godimento dei privilegi quesiti duranti gli anni dello sfascio del PCI, L’Arpia risorse ai nostri tempi attratta dal sentore di carogna di ciò che, in fondo, ha sempre odiato: l’Italia.
Il momento magico. Ora si può tutto: finalmente l’equilibrio, la compostezza, la reverenza, la paziente elaborazione, Natalino Sapegno possono smobilitare: l’immaginazione al potere, dunque!

Con quel misto di fanatismo incrollabile e calcolo peloso (il sinistro come dividuum l’ho descritto in Allegri, ragazzi, tutto il mondo ci deride), la Bassaride cadde definitivamente dalla cavalcatura a pelo del socialismo per ritrovarsi sulla scopa stregonesca del PolCor ultracapitalista. La verità novella feriva ora le nubi dell’incomprensione, trapassandole: il tepore luminoso della rivelazione si spandeva come balsamo sugli occhi stanchi: “Prima ero cieca, ora vedo” avrà detto la sua parte ideologica (l’altra, quella opportunista, era occupata a classificare nei faldoni dell’edacia statalista elenchi di contributi e vitalizî). Finalmente, inaspettatamente, c’era l’occasione per regolare i conti; e farli tornare alla grande. Il catalogo era ricco: immaginazione al potere, abbasso il nozionismo (le poesie a memoria! Le formule trigonometriche a memoria!), il gender, Don Milani, la colonna della tradizione da abbattere, il fastidio dello studio, i diritti come pretesa, l’immeritocrazia, le goliardate, Kunta Kinte, lavorare meno lavorate voi … i pezzi s’incastravano … tutto tornava … la pappa era pronta: come non averci pensato prima! Da Mario Capanna al liberismo c’è un passo di formica, allora! Ecco perché noi sessantottini odiavamo i vecchi comunisti! Perché erano ancora italiani! Pesanti, terragni, mezzo democristiani! Ma ora basta, c’è da distruggere l’ordine, la gerarchia, lo studio assiduo per fondare una parodia di comunismo straccione, un ritrovo hippie di cretini stracciaculo, tutti promossi a prescindere, nigeriani e milanesi, bengalesi e palermitani, genî e somari, fratelle e sorelli, eliminare gli impacci dell’umanesimo (ovvero la storia d’Italia: filosofia, storia, arte), livellare in basso, livellare tutto, dai caproni ai meritevoli, in una sorta di 1984 dove il QI e il valore sono dati trascurabili e ciascuno ha il diritto di sbagliare la consecutio temporum e di accedere al terziario oggi più onnicomprensivo: pulire i cessi.

E ancora abbassare, spianare, indifferenziare, trogloditizzare, annientare tutto ciò che è passato, e quindi profondo, e perciò terribile e incomprensibile, rendere nuovo, arrendersi al nuovo, sveltire, a ogni costo, forgiare omuncoli in serie, ignoranti come zucche, ma specializzati, specializzatissimi (in cosa? Nel pulire i cessi, ovvio). Una spolverata di coseni (giusto un bit), un addolcito ragguaglio sull’Impero Romano (quello delle migrazioni barbariche: Gaio Mario ai Campi Raudii aspettava, infatti, i Cimbri col foglio dello ius soli), tanto PC, tanti diritti civili (la croce non va bene, e nemmeno le salsicce alla mensa) e tanta Anna Frank, bene la pop art, via Manzoni, Ariosto, Giorgione e partiamo con l’insegnamento veloce: rapide, rapidissime lezioni via smartphone, come le pennellate di uno schizofrenico, quiz con caselle da barrare, testi costosissimi e inutili, ricchi di link a cui collegarsi per scaricare la lezione del giorno, dettata da un robot in remoto, e poi, dopo venti o trenta minuti di dura applicazione, superate le forche caudine dell’analisi logica, digitalizzata e col sei politico incorporato, vai coi cartoccetti in classe. Fra Gentile e Gianburrasca la Terribile Erinni ha già deciso: le risorse (provenienti dai negrumeti cooperativi) aggiungeranno quel tocco di anarchia e colore che i nostri straccioni hanno sempre agognato, sin dai recessi del ’68, quando, scalcagnati, strafottenti e ottusi, preparavano, sotto inconsapevole dettatura, la propria carriera e la dissoluzione dell’Italia.

Alceste

Fonte: http://alcesteilblog.blogspot.it

Link: http://alcesteilblog.blogspot.it/2017/09/la-stracciona-del-68-e-labolizione.html#more

15.09.2017

Pubblicato da Davide

  • Bastian

    Geografia, disciplina antica e nobilissima. Difficile non collegare la sua scomparsa dai programmi scolastici ad un malefico progetto di depauperamento culturale indotto.

    La Fedeli riterrà di dover plasmare degli orgogliosi “cittadinidelvillaggioglobale”: che importa se non identificano l’Italia su di un planisfero?

    Grazie per l’articolo.

    • Proder

      Altrimenti come facciamo ad assomigliare ai cittadini subumani degli usa che non sanno nemmeno in quali continenti si trovano gli Stati che invadono?

    • fastidioso

      Solo la Geografia?
      Avevano iniziato col latino nelle sqqqqqqqqqquole medie…

  • enricodiba

    Ancora a difendere la scuola italiana, ma quanti anni avete 50?
    La scuola italiana è pessima, se si vedono le classifiche internazionali fa pena insieme a quella americana.
    Fuori c’è un mondo di sistemi scolastici funzionali e ottimi.

    • marcobaldi

      Ecco la solita autorazzista.
      Strano che gli ingegneri italiani siano ricercattimi all’ estero. Per esempio.

      E altrettanto strano che paesi “seri” con “sistemi scolastici funzionali e ottimi” ; tipo la Gran Bretagna ; siano letteralmente COSTRETTI a “importare cervelli” -come s’ usa dire oggi- da altri paesi per EVIDENTE mancanza di “materia prima” in loco…

      • Bastian

        In passato ho avuto modo di confrontarmi con studenti del mondo anglosassone, specie Inglesi e Australiani. Mi sono parsi sin da subito dei mediocri. Chiaro che vi saranno dei Pico della Mirandola anche laggiù, ma ciò non spiega il cosiddetto “ranking universitario”.

        Qualcuno dovrà protestare, non è ammissibile che i primi dieci posti siano occupati da atenei americani o inglesi.

        • Truman

          Io ho avuto a che fare anche con i laureati. Comunque confermo la sensazione, anche se definirli mediocri mi sembra un complimento verso di loro.

          • Bastian

            Eppure ne abbiamo molti qui in Italia che vorrebbero “perfezionarsi” al MIT, ad Harvard, alla Stanford, etc.

            Saranno adepti del Severgnini.

      • Primadellesabbie

        Con la puntuale uscita dell’autorazzista andremo lontano, stiamone certi.

        Ecco qui, questi sono di Shanghai, quindi cinesi che, come tali, figurano al top in quella risibile mappa del QI che ogni tanto compare in rete e, da molti anni, questa loro, é considerata l’indagine di riferimento:

        http://worldtop20.org/global-universities

        Poi, noi ce lo abbiamo più lungo, questo é ovvio, e ove non fosse così, sarebbe colpa del ’68.

        • Truman

          Ho enorme stima degli studenti (e laureati) cinesi, che ho trovato competentissimi. Mi resta qualche dubbio sulla loro inventiva, sulla loro capacità di uscire dal seminato, ma queste sono solo supposizioni. Mi genera maggiori dubbi l’assenza dell’università di Hong Kong dall’elenco di quelle migliori. Voglio essere esplicito, mi era rimasta una sensazione molto buona di quell’università e soprattutto dei laureati, ma alla Cina post-comunista ciò può dare fastidio. Per il resto basta guardare gli indici su cui si basano le classifiche per capire che misurano l’efficienza di industrie nel produrre cervelli a misura del mercato. Io credo che la missione delle scuole dovrebbe essere un pelino diversa.

          • Primadellesabbie

            Niente da aggiungere a quello che dici qui, credo tu veda giusto.

            PS – Esito a commentare a causa delle mie posizioni troppo radicali sull’argomento scuole.

        • Bastian

          Che Cinesi, Giapponesi, Russi e Coreani siano meglio preparati è innegabile.
          Continuo a ritenere scadente l’istruzione offerta negli States. Molti
          degli iscritti che brillano nelle università americane giungono
          proprio dai Paesi summenzionati, oltre che dall’Europa.

          Comunque, la rinomata disciplina asiatica si fa sentire in ambito scolastico.

          • Bastian

            Ma forse è proprio detta disciplina ad impedire che fioriscano dei geni.

          • Primadellesabbie

            Bastian, sarà anche questione di disciplina anche se bisognerebbe introdurre altri concetti (una quindicina di anni or sono tre di loro, tra i primi inviati all’estero, si sono suicidati insieme in un campus, a Londra, per non aver raggiunto i risultati voluti), ma lo schema é più complesso.

          • Bastian

            Giusto per chiarire il mio precedente commento: l’ossessione per il risultato può portare ad eventi funesti. Non credo che il sistema
            scolastico asiatico sia applicabile in Europa. Vi sono differenze
            insormontabili a livello di retaggio storico-culturale.

          • Primadellesabbie

            Da quel che mi dicono, sono meno dispersivi di noi e hanno una grande facilità ad assimilare il modo in cui funziona un meccanismo mentale diverso dal loro, come é quello degli occidentali. Sospetto che il loro meccanismo “comprenda” anche il nostro…e forse non solo quello.

          • Bastian

            Credimi, come Truman ho grande rispetto per gli studenti Cinesi. Quel che intendevo dire è che i nostri, e quando dico “nostri” parlo degli Europei, stanno progressivamente perdendo il mordente.

            È chiaro che i Cinesi sentono di avere il vento in poppa. Vogliono questo secolo, lo desiderano ardentemente…

        • Bastian

          è ciò che fece Pietro I di Russia quando comprese che il Paese era arretrato. Dall’anno 1698 inviò decine, centinaia di giovani a studiare in Germania, Inghilterra, Olanda. Al rientro, questi nuovi intellettuali riformarono il desueto sistema scolastico dell’epoca. L’impero venne letteralmente rivoltato come un calzino, e con ottimi risultati!

          • Primadellesabbie

            Per primo ci andò lui, nei Paesi Bassi, a lavorare sotto falso nome, in un cantiere navale.
            Si dice anche che andasse di persona sulle navi, nel porto di San Pietroburgo, ad ispezionare e controllare manualmente la qualità delle merci importate.
            Ma non tutti la presero bene, e anzi qualcuno avanzò che la decadenza del sistema imperiale sia stata colpa sua.

          • Bastian

            Sì, la figura dell’imperatore mutò: un tempo inavvicinabile, ora combatte al fianco delle truppe, conquistandosi sul campo le promozioni. Pietro causò sconcerto presso il popolo minuto.
            L’Italia contemporanea è infestata dagli strelzi: mi chiedo se qualcuno avrà il coraggio di sterminarli, così come fece il giovane Zar.

          • DesEsseintes

            Abbiamo gli strelzi ma non abbiamo il Pietro…

      • Holodoc

        Gli ingegneri italiani sono ricercatissimi perché la nostra università fa selezione, non fa formazione.
        Solo il 30% degli iscritti a ingegneria in Italia si laurea contro il 95% di chi frequenta una università all’estero.

        • riefelis

          Concordo in pieno.

        • DesEsseintes

          È esattamente come dici tu.

        • Truman

          Potrebbe essere utile qualche affinamento.
          Intanto a Ingegneria ci sono parecchi professori eccellenti e se vogliono fare gli assenteisti preferiscono altre facoltà. Poi chiaramente anche Ingegneria è piena di baroni (comunque, a occhio, molto meno che a Medicina).
          Mi resta poi la sensazione che a Ingegneria in Italia ci sia ancora parecchio rispetto della tradizione, anche per eredità di quel periodo in cui l’ingegnere era il progettista di opere civili, il che spingeva a inserire materie come Fisica tecnica e Scienza delle costruzioni in tutti i piani di studio.
          Adesso non è più così, ma è rimasta una impostazione più tradizionale delle materie che è poco alla moda, ma fornisce quei vantaggi che citavo per il sanscrito e l’aramaico: fornire fondamenti più che insistere troppo sugli ultimi dettagli della tecnica, il che in periodi di rapido cambiamento aiuta a riconvertirsi.
          Un esempio: chi studiava ingegneria elettronica alla fine degli anni ’70 si trovava di fronte a computer grandi come una stanza, programmati a schede, con linguaggi rozzi come il Fortran, usati per applicazioni molto specifiche, ….
          Diciamo che focalizzare troppo sui dettagli tecnici con gli occhi di oggi, degli smartphone e del cloud computing, sarebbe stato un errore.
          Esiste però una forma mentis dell’ingegnere che nelle università italiane viene plasmata bene, potrebbe essere intesa come ampia competenza su svariate materie di base, abilità matematica elevata, abilità a sperimentare, ostinazione nel perseguire i risultati, il tutto sempre associato a delle competenze economiche non banali (piani e costi, tempi e metodi).
          Il metodo anglosassone, ampiamente scimmiottato ultimamente in Italia, è più teso ad insegnare con precisione le pratiche più utili nell’industria di oggi, evitando di perder troppo tempo sui fondamenti. L’effetto è un degrado anche in Italia.
          A parte ciò, ricordo parecchi testi italiani di valore, che non sfiguravano a confronto con quelli degli USA. (Questo soprattutto nei primi anni, perché nelle materie specialistiche il libro di testo è sempre stato qualcosa di meno rigoroso, di solito era un riferimento da integrare con dispense ed articoli).

      • Simona X

        Ma vedi, l’idiota di cui sopra non sa che se la scuola italiana è diventata pessima è proprio perché ha mutuato il modello scolastico anglosassone, che io conosco molto bene e dall’interno. E tale e quale lo vedo scimmiottato nella scuola italiana.

        • Primadellesabbie

          ??????????????

          Chi ti valuta i test?
          Se non studi ti fanno ripetere l’anno?
          Studi la storia su manuali o fai riferimento a monografie?
          Studi le materie scientifiche su base teorica?
          Quante interrogazioni orali fai nella scuola anglosassone?

          Quando sei arrivata in Inghilterra? Ieri o sei qui già da qualche giorno?

          • DesEsseintes

            Non so nulla di scuola britannica ma sono stato a vedere delle mostre alla National e al British, in particolare una sui vedutisti veneziani, che sono un antico pallino degli inglesi.
            Avevo sempre pensato che fosse una pittura minore, cartoline per chi non aveva ancora la macchina fotografica e invece leggendo i commenti vicino ai quadri e ascoltando l’audioguida mi si è aperto un mondo.
            Dei testi esplicativi di un livello straordinario e non solo per quella.

            Non so se vale ma mi dà l’idea che quando vogliono essere didattici sappiano farlo molto bene.

            PS: anche gli italiani, però.
            C’è stata una mostra a Palazzo Strozzi su Pontormo e Rosso Fiorentino che era uno spettacolo.

          • Primadellesabbie

            Centrato.

            Non hai idea (credo che tu ce l’abbia) quante cose ti si chiariscono se riesci a liberarti da pregiudizi gratificanti ed appiccicosi, senza rinunciare a ciò che sei riuscito a capire per altre vie.

            Poi la perfezione non c’é da nessuna parte, per fortuna.

          • DesEsseintes

            Quella che ho visto era Canaletto and his rivals, National, 2010

          • Bastian

            Per carità cristiana mi asterrò dal parlare della situazione italiana,
            limitandomi a porti un paio di domande: non riesco a comprendere la
            rozzeria dei politicanti inglesi a noi più noti. Il fenomeno Boris
            Johnson come lo spieghi? S’è mai visto un ministro degli Esteri
            del genere in UK? La preparazione di Lavrov è formidabile se
            comparata all’ossigenato ex sindaco di Londra.

            Tra America e Regno Unito c’è un abisso ovviamente, la prima non è che un maleodorante rigurgito, un peso del quale gli Inglesi
            dovettero liberarsi nel Seicento.

          • Primadellesabbie

            Posso dirti il mio punto di vista. Il declino, o come vuoi chiamarlo, é generalizzato, qualche nazione é crollata subito, qualche altra, con più risorse, tradizioni, rapporti schietti, affinati dal tempo, o altro resiste un po’ di più (ma questo si era capito già 40 anni fa).

            B.J. é nato a NY, ha studiato ad Oxford nel giro giusto (e quando succede, caschi il mondo, resti a galla in prima fila), ad un certo punto si era ‘distratto’ e Cameron, uno dei suoi fellow all’università, lo ha doverosamente reimbarcato e fatto diventare sindaco di Londra.
            Leggi qui il secondo capoverso e ti si chiarisce tutto:
            https://en.wikipedia.org/wiki/Boris_Johnson
            Il padre ha lavorato alla World Bank ed alla European Commission.

            Il rapporto con i cugini americani é complicato, la Thatcher ha venduto le public utilities, ferrovie comprese, a loro, tanto per dire, con i risultati che puoi immaginare.

          • Bastian

            Grazie dell’imbeccata. Divertente quel passaggio su Wikipedia,
            rigorosamente sigillata e protetta da possibili malintenzionati. Non
            ne esce benissimo Boris, sembra godere di infinite schiere di santi
            in Paradiso.

            Spiace per chi meriterebbe tali posizioni, come sempre.

            La sensazione è che i Russi usufruiscano dei servigi degli ultimi rappresentanti della scuola diplomatica sovietica. Il futuro è nebuloso anche per loro…

          • Primadellesabbie
          • Bastian

            Grazie di nuovo! Lo scritto conferma quanto pensavo, il ruolo degli ex membri dei Servizi sovietici è stato ed è tuttora fondamentale. Spiega l’enorme divario in termini di cultura generale che separa lo statista Putin dai nostri satrapi.

          • fastidioso

            We introduced the EBacc measure in 2010…

            Forse si sono accorti che c’è qualcosa che non va e stanno cercando di porre rimedio ?

          • Primadellesabbie

            Per adesso questo EBacc interessa un limitato numero di studenti, contrariamente a quanto valutato quando é stato introdotto.

            Come saprai il business della scuola, é rilevante nel mondo anglosassone, e non riguarda solo l’Università.

            Se ti interessano dati, qui ne trovi abbastanza aggiornati.

            https://www.slideshare.net/CloFatoorehchi/international-higher-education-in-facts-and-figures-2016

          • Nicola Donato

            Sì, mi interesano perchè mia figlia vive in UK e non vuole fare figli perchè diventerebbero come quelli, tanto tonti, che vede uscire , in divisa, dalle scuole

          • Primadellesabbie

            Aaah, les italiens….!

            La cosa più imbarazzante per un italiano fuori dall’Italia sono i compatrioti che non capiscono nulla credendo di capire tutto, e lo danno a vedere in mille occasioni, pensando che gli altri siano scemi.
            Poi ci meravigliamo e ci scandalizziamo quando si tirano le somme, a Bruxelles come ovunque, e ci mangiano la pastasciutta sulla testa.

            Probabilmente é una buona cosa che tua figlia non prolifichi, ma per un motivo diverso da quello che pensa lei.

      • Primadellesabbie

        Quella dell’importazione di cervelli, come dici tu, é la forma di colonizzazione contemporanea.

        Impoverisce ulteriormente i Paesi di origine, anche molto poveri, che si accollano i costi degli studi e non usufruiscono delle prestazioni del laureato.

        Credo non sia sfuggito a nessuno la tendenza, espressa da più parti, a voler “selezionare” gli eventuali immigrati per accettarne la presenza.

        Bene, loro sono arrivati prima e lo fanno da sempre.

      • enricodiba

        Infatti è una cazzata che gli ingegneri italiani sono ricercati.
        Fammi vedere tutti capi ingegneri che lavorano negli usa con google o Elon Musk.
        Come al solito gli italiani si bevono tutte le cazzate che ascoltano.
        http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/22/ipsos-italiani-ignoranza-e-pregiudizio/1896251/
        http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2017/07/16/news/mancano-ingegneri-italiani-e-la-danieli-li-trova-nei-balcani-1.15619694
        http://news.fidelityhouse.eu/istruzione/ocse-boccia-scuola-italiana-studenti-italiani-tra-i-piu-ignoranti-247558.html
        In itaglia ancora non siècapito che i corsi vanno professionalizzati.

        • fastidioso

          Prova ad andare a contarli nelle Midland inglesi…
          Ah, poi vi sono anche i rumeni gli spagnoli …tanto per dire della sqqqquola made in UK!

          • enricodiba

            Le solite favolette senza nessun fondamento, fai come ti pare…
            Gli italiani sono meno di altre nazioni in uk, se poi ci conti camerieri è un altro discorso.
            Basta vedere come sono poco considerate le università italiane dagli stranieri; ti prego non iniziare con la balla del perché non facciamo corsi in inglese che mi viene sempre da ridere.
            http://www.study.eu/article/the-study-eu-country-ranking-2017-for-international-students

          • fastidioso

            Ti prometto che leggerò il link, comunque un proverbio del mio paese dice: “Io vengo dal morto e tu mi dici che è vivo !”

    • Tipheus

      Semmai un tratto dell’Italia, in specie del suo Sud, è stata quella di una incredibile resilienza alla livellazione. Ma siamo all’agonia, se non parte dal nostro profondissimo qualche reazione.

    • Maura

      La mia migliore amica, laureata in fisica con 110 e lode e mezione ( i fisici italiani sono da sempre tra i migliori al Mondo) insegna Oceanografia all’Università di Miami ed è direttrice del CNR oceanografico. Suo figlio americano ha fatto tutte le scuole in ITALIA e anche il Politecnico a Torino. Ora fa i master in USA, ma grazie al sapere che l’ottima scuola italiana gli ha fornito.

    • Filippo Gregoretti

      Ahahah

  • DesEsseintes

    Vedi come funzionano?
    Una oligarchia spietata ci opprime sempre di più…siamo quindi “in crisi” e cosa fanno?
    Reagiscono immaginando “il nuovo”?
    No, rimpiangono il vecchio, quello stesso identico vecchio che (questa è l’assurdità totale) è stato precisamente lo strumento mediante il quale la stessa oligarchia odierna, prima – per necessità strategiche – ci ha illuso e poi ci ha sconfitto riducendoci in una condizione pre schiavile.
    Perché fanno questa sciocchezza?
    Per levarsi lo sfizio di fare i signori anziani che lanciano anatemi sulla decadenza del mondo moderno.

    Ecco la dimostrazione di quello che dicono le statistiche sulla drammatica diminuzione da alcuni anni a questa parte dei livelli di QI e di quelli di testosterone.

    • Bastian

      Diciamo che potrebbe anche trattarsi di un anatema sulla decadenza del mondo moderno, tuttavia, a fronte del diffuso abbrutimento dei nostri g-g-g-giovani,
      finanche ginnasiali, come potremmo altrimenti reagire se non esecrando il sistema scolastico proposto dalla lugubre Infedeli?

      Proponi di seguire l’esempio di apparati educativi più raffinati del nostro?

      • DesEsseintes

        Indubbiamente la scuola deve cambiare.
        Le materie umanistiche vanno insegnate in modo diverso da quelle scientifiche e tante altre cose che adesso ti risparmio.
        Non torniamo al nozionismo e all’autoritarismo di una volta che hanno già fatto abbastanza danni.

        • MarioG

          Ma lei ha frequentato quella stessa scuola nozionistica e autoritaria (e magari anche classista) oppure ha studiato altrove?

          • Uj Ju

            Diciamo che noto che ogni volta che c’è un pezzo di Alceste, DesEsseintes deve commentare in maniera negativa sostenendo che il peggiore dei mali è “l’alcestepensiero”. Sarei curioso di conoscere il “DesEsseintes pensiero” perchè di sicuro c’è un pensiero. Esponilo, non fare il femminista.

          • MarioG

            Beh, è vero: tiene molto a metterci sempre in guardia da Alceste e da Blondet. Veda ad esempio nel forum.

          • Uj Ju

            Prima o poi passerò nel forum e mi iscriverò. Questo odio così feroce verso questi due non mi sembra ragionevole da uno che non considero affatto stupido (pur essendo probabilmente un femministoide).

          • MarioG

            Mah, diciamo che uno è piuttosto comunista, l’altro è un radicale

          • Antonio

            Fra l’altro DesEsseintes è ossessionato dal meticciato. Va anche sul blog del Pedante sotto il nome di “Vincenzo”… A prender schiaffi! Anche lì a menarla con le virtù del meticciato e dei mulatti… Un personaggio seriale piuttosto inquietante…

          • DesEsseintes

            Scusa ma qui stanno arrivando al delirio totale.
            D’altronde vi piace Blondet…

            Allora, l’utente Anotnio che ho bloccato ma che ho letto perché mi citava all’inizio del suo post afferma che io vado nel blog del Pedante col nome di Vincenzo.
            Non è vero ovviamente e uno per affermare una cosa simile solo sulla base delle sue private sensazioni alle quali dà valore di prova significa che è uno squilibrato da sorvegliare.

            Il Pedante non lo leggo proprio, tra l’altro.

          • Antonio

            Dai Vincenzo che il Pedante lo leggi… Ma giusto un PELINO eh…

        • Truman

          Dipendesse da me organizzare la scuola, non consentirei a nessuno di studiare scienze se prima non studia il sanscrito e l’aramaico.

          • MarioG

            Bravo! Ma evitando il nozionismo per quanto riguarda il sanscrito: punti più sul sanscrito parlato, sui film in lingua.
            (PS. L’ironia ovviamente NON è sul modo di imparare le lingue moderne in detti modi)

          • Mario Poillucci

            Perfetto Truman! Non potrò mai dimenticare, e sempre più apprezzare, il mio professore di Greco al Classico! Soleva ripetere a volte in maniera ossessiva che se un ingegnere, avvocato, medico, scienziato, politico serio, valido imprenditore ecc. non conosce e non ha studiato latino, greco e sanscrito altro non è che un ”vile meccanico”! Ovviamente non intendeva offendere la categoria dei meccanici come noi la intendiamo bensì coloro che con il vero sapere, con la cultura, con l’umanesimo che dovrebbe essere il fondamento della umanità e della cultura intrattiene, invece, un rapporto depravato ed adulterino! Bravissimo Truman!!

          • SanPap

            io sostituirei l’aramaico con il greco.

          • Primadellesabbie

            Guarda che Truman non lo ha detto, ma l’aramaico, che secondo alcuni é un idioma derivato/imposto dalla prigionia babilonese, potrebbe servire a parlare schietto con quelli dello scudo rosso ove se ne presentasse l’occasione. Sì é vero che il capo ha una casa (e che casa!) a Corfù, ma questo non prova che il suo greco antico sia fluente.

          • SanPap

            si lo so; mio padre, un patito per le lingue del medio oriente, lo conosceva bene (era un console e gli servivano per lavoro)
            personalmente sono affascinato dal sanscrito, un interesse che mi proviene dal mio professore di lettere che amava tradurre testi buddisti

          • Tipheus

            Se non era ironia, è tutta una questione di misura…..

          • Truman

            Siamo così abituati a sentire che tutto ciò che vale è ciò che galleggia sulle ali del nuovo, della moda o della cosiddetta innovazione tecnologica, che non ci rendiamo più conto, tranne in rari casi, che le conoscenze vere, profonde, provengono da un lontano passato, dalla sapienza degli antichi. Così, gli studenti del classico si lamentano spesso della noia di studiare “lingue morte”, senza rendersi conto che la sapienza non muore mai, finché c’è qualcuno o qualcosa in grado di tramandarla. L’ignoranza invece galleggia sullo Zeitgeist e oggi si veste molto spesso dei paroloni della cosiddetta scienza. Quella scienza che costruisce ponti autostradali che crollano dopo pochi anni, mentre gli acquedotti romani al loro fianco resistono tranquilli da millenni e se la ridono. Non credo che la scienza sia un sapere avulso dalla storia umana, perciò credo che un buon sapere scientifico possa solo poggiare su saperi più profondi, che rendano conto della storia umana. Altrimenti questi “scienziati” faranno disastri. Poi sanscrito e aramaico al posto di greco e latino possono anche essere discutibili.

    • Tipheus

      Bisognerebbe avere la lucidità delle grandi civiltà di innestare un nuovo originale sul vecchio, con continuità. Non “rimpiangere” e basta come fa Alcesti. Ma ci vuole spessore per un’operazione di questo tipo. La nostra civiltà è stata grande per questo in passato. Perché ha saputo evolversi, non tornando all’età della pietra. Se non in alcuni momenti, come le invasioni barbariche, o la peste nera. Forse questo è uno dei tanti medioevi dell’umanità. Ci sarà un nuovo umanesimo in cui la civiltà passata sarà recuperata e si andrà oltre. Alcesti è il Rutilio Namaziano di oggi.

      • DesEsseintes

        Volendolo proprio nobilitare sí.
        Immagino avrai visto il film che è passato abbastanza inosservato ma non era niente male (la scena della serva Sabina che parla la lingua sconosciuta è copiata pari pari da Fellini ma per il resto vale la pena).

      • Primadellesabbie

        “… innestare un nuovo originale sul vecchio, con continuità…”

        Affinché ci sia la continuità si deve avere conoscenza e comprensione degli archetipi coinvolti nella situazione precedente, ed individuare il modo in cui possano continuare ad avere il loro ruolo con una forma che non ne tradisca l’essenza nella nuova.

        Altrimenti é rottura.

        Spiegalo ai sedicenti destri che qui abbondano.

  • Vamos a la Muerte

    Articolo bellissimo e amarissimo allo stesso tempo.
    Stiamo assistendo (mi riferisco ovviamente ai Non Lobotomizzati, oramai una piccola minoranza) giorno dopo giorno, passo dopo passo, alla distruzione dell’Italia: Renzi, D’Alema, Veltroni, Boschi, l’Arpia Rossa eccetera eccetera eccetera sono la dimostrazione che la democrazia è soltanto un’ideologia folle come tante altre.

    • Tizio8020

      Sarebbe forse vero se ‘sti buffoni qualcuno li avesse votati.
      Sono invece dicesi direttamente dalle mutande dei padroni, agli scranni che occupano con tanta protervia e pochissime capacità.

  • Annibale Manstretta

    Penitentiagite! Enim appropinquabit regnum caelorum..

    • Truman

      Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.

      Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
      un tempo per gemere e un tempo per ballare.

      un tempo per la guerra e un tempo per la pace.

    • Mario Poillucci

      Non dica penitenziagite siccome l’Inquisizione è in agguato! Per il resto credo ,ogni eccezione rimossa e con amplissima facoltà di prova, che già impazza ed imperversa regnum CAECORUM!!

  • Truman

    Due noterelle.
    1) Wu Ming (“La salvezza di Euridice”) insinua il sospettto che l’immaginazione sia sempre stata al potere, cito la citazione: “Paul Veyne, rovesciando lo slogan del Sessantotto parigino, ha scritto che «l’immaginazione è al potere da sempre» [P. Veyne, I Greci hanno creduto ai loro miti?, il Mulino, Bologna 1984, p. 6.]”
    2) Alceste sembra dire che il 68 sisa stato la fine del socialismo: “Che il 1968, inteso come fenomeno, sia una distorsione del socialismo è indubbio. Alla lunga possiamo dire che ne fu la tomba.” Qui vorrei ricordare Moroni e Balestrini sul 77: “II ‘77 non fu come il ‘68. Il ‘68 fu contestativo, il ‘77 fu radicalmente alternativo. Per questo motivo la versione “ufficiale” definisce il ‘68 come buono e il ‘77 come cattivo;
    infatti il ‘68 é stato recuperato, mentre il ‘77 é stato annientato.
    Per questo motivo il ‘77, a differenza del ‘68, non potrà mai essere un
    anno di facile celebrazione.” https://comedonchisciotte.org/1977-lanno-di-frontiera/

    • Cataldo

      Il 77 è stato bruciato sopratutto dall’eroina, che venne fuori dal cilindro magico giusto a tempo.

  • Mario Poillucci

    Magnifico post egregio Alceste però, ribadisco, l’invettiva, la protesta anche dotta e gradevolissima da leggere restano un flatus vocis! Il ”nodo di Gordio” DEVE essere sciolto con la spada! Il resto è un corollario!

    • clausneghe

      Ma prima bisogna estrarla dalla roccia, la spada..
      Abbiamo noi uno capace di estrarla?

  • –<>– –<>–

    La scuola italiana, i giovani, non solo li fa maturare, va oltre …. Li fa marcire.

  • DesEsseintes

    Voi parlate dell’Università.
    Il problema è dall’asilo al liceo, è lì che devono radicalmente cambiare i programmi.

    Certo che se poi ve ne uscite col sanscrito e l’aramaico…(anche se molto giusta l’osservazione di PdS a proposito degli scudi rossi)…

    • fastidioso

      In effetti, se l’Infedele vuole vestire i maschietti di rosa e le femminucce di azzurro vuol dire che bisogna reiniziare dall’asilo, poi magari rendere obbligatorio il latino alle medie e infine non ridurre a 4 anni la durata dei licei

  • Giuliano

    Alceste scrive molto bene e ha spesso ragione, ma sembra spiegare tutti i mali della contemporaneità con la carenza di cultura umanistica, inoltre la sua analisi non è mai seguita da una parte propositiva. A scuola, più che indugiare troppo su Manzoni e Ariosto, bisognerebbe parlare di economia, ed.civica, temi ambientali, lavoro, materie che collegano l’individuo al sistema di cui fa parte , di cui abbiamo troppa poca consapevolezza al liceo.

    • DesEsseintes

      Ma magari stesse parlando della cultura umanistica.
      Sta parlando dei righelli sulle mani e tutto l’armamentario autoritario trombonistico tipo Troisième République…proprio come Costanzo Preve che in una conversazione con l’idiot savant Fusaro rimpiange la vecchia Francia in cui (giuro) il marito dava del “vous” alla moglie.
      Vogliamo tradurre?
      “Ora che sono vecchio pur di tornate giovanotto accetterei gli schiaffoni di papà e del professore”.

      LO SANNO TUTTI che il ’68 è una reazione alla Troisième République da loro e da noi alla scuola classista di Gentile.
      Erano tutti stronxxi quei ragazzi o qualche ragione ce l’avevano?

      No, ma studiamo il sanscrito che risolviamo.

      • Uj Ju

        Io non credo che il ’68 sia “solo” una reazione all’autoritarismo di quei tempi. Non mi pare credibile dato che molto di quel ’68 era “pompato” e di quel ’68 quasi tutto l’apparato ideologico è considerato valido ancora oggi da soggetti che non brillano di certo per indipendenza culturale e morale.

      • fastidioso

        Il solo fatto che il vento 68ino venisse dagli USA (e getta) mi dà da pensar male…

  • ignorans

    La società non insegna come prendersi cura di sé stessi e degli altri, i genitori neppure. Poveri cari, devono imparare tutto da soli, sbattendo più volte la capoccia.
    Anche l’aramaico e il sanscrito servono a poco. Bisogna capire di essere stati educati da gente malata, da una società malata e quindi rieducarsi da soli. Chi cerca qualcosa trova.

  • Ronte

    “Senza teoria rivoluzionaria la rivoluzione proletaria non può vincere…” (Trotsky).
    Qui sta il punto caro Alceste. E non c’entra nulla il ‘figlio dei fiori’; a proposito, ha mai parlato con qualcuno di loro? Il ’68 è da considerarsi un periodo pre-rivoluzionario, una fase in cui tutto stava cambiando: musica, cinema, rapporti sociali, emancipazione in generale (in classe gli insegnanti di italiano presentavano alla lavagna versi delle canzoni di Francesco Guccini). E che dire delle conquiste sul lavoro e diritti civili ottenuti grazie alle dure lotte? Il ferro era caldo per essere battuto. E’ mancato un Partito che sapesse guidare e non frazionare l’enorme potenziale che si stava esprimendo in quegli anni. Ma quel tradimento iniziò il percorso con il Togliatti (fedele stalinista, controrivoluzionario) e proseguito da Berlinguer (consociativismo espresso chiaramente nel ‘compromesso storico’). Il resto è storia recente…
    Un consiglio all’articolista: meno aggettivi e più sostanza nella stesura.

    • DesEsseintes

      Sono d’accordo in generale, soprattutto sulla grande differenza di qualità fra la produzione cinematografica e musicale degli anni 50-80 e quella di oggi.
      Su altre questioni ho più dubbi.
      Siamo sicuri che il problema sia stata la mancanza di un partito?
      Perché il partito ha tradito?
      Perché il popolo che sapeva perfettamente del tradimento non è intervenuto?
      Ma la cosa più importante: siamo sicuri che le grandi conquiste contrattuali dei lavoratori sono state dovute alle “dure lotte” (che ci sono state) e non al fatto che

      1) venivano concesse per paura che la gente votasse comunista

      2) il costo di quelle concessioni veniva scaricato interamente sui lavoratori del terzo mondo?

      Oggi che i rapporti neo coloniali non possono più rimanere quelli di una volta, ossia in altri termini che ci troviamo in mezzo alla globalizzazione e quindi le contraddizioni interne dei paesi occidentali non possono più essere esportate/scaricate nei paesi poveri;
      e che l’URSS da tenere a bada non esiste più;
      quelle concessioni sono state cancellate in un batter d’occhio SENZA GROSSE PROTESTE DA NESSUNA PARTE.

      C’è qualcosa che ci sfugge su quale è il vero trigger che porta alla rivolta popolare e dovremmo rifletterci con urgenza.

      • Ronte

        Le obbiezioni non tengono di conto che quello, di fatto, era un periodo di transizione, ovvero il fermento antecedente l’organizzazione politica vera e propria. Il PCI mascherato da comunista (nelle sezioni si vedevano mescugli quali: immagini di Lenin, Stalin, Togliatti, Gramsci…), trappola indecente che disorientò e confuse milioni di persone…
        Ciò che sfugge si potrebbe rintracciare nella rilettura dei principi marxisti-leninisti. Difficile certo, vista la condizione mentale dei più, ma quella è l’unica strada.

  • Uj Ju

    Lei è ancora femminista?

  • a-zero

    Ma tutto sto intellettualismo di destra manierato per dire questi concetti semplici, semplici a portata del sistema nervoso simpatico di tutti:

    Destra = pulito, bello, sano

    Sinistra = sporco, brutto, malato

    Bastava scrivere queste due equazioni da mandare a nozione e voi vi siete letti tutto
    questo papiro di esercizio letterario. Ah, ah, ah ….

    Alceste pensiero:

    “I negri non sono introspettivi”

    Allora nel dubbio, meno?

    “Viva gli italiani terrigni, indisciplinati e veraci”

    Abbasso gli africani terrigni, indisciplinati e veraci.

    Avte rotto le palle, giustamente, all’intellettualismo di sinistra, per scirvene con un intellettuale di destra (ex sx?) prostatico all’insopportabile.

    Ma godetevi la casa di riposo e non state sempre sul tablet!

  • a-zero

    La mia esperienza da genitore di scolarizzati:

    – la gara della maggior parte dei borghesucci e stare nella classe dove ci sono meno poveri e meno immigrati. Il o la preside non fa sorteggi ed esce sempre la classe ghetto. se ti vai a lamentare dice che sei razzista.

    In realtà, secondo me, il razzismo serve a celare il ben più ampio classismo

    Ma poi non capisco:

    “family day”

    “election day”

    “diobono day”

    tutte queste cose anglofile le ha introdotte la destra.

    • Ministero del WELFARE….. Casapound…. L’imperialismo culturale è dilagante ….. Speriamo che la brexit si porti via anche l’inglese e la sua arroganza

  • riefelis

    Non avete ancora capito quale siano le vere cause della situazione scolastica e universitaria? Eppure è tutto così evidente e non bisogna scomodare nessun complotto dei cosiddetti poteri forti.
    Tutto dipende dall’atavica e eterna incapacità degli italiani di amministare la cosa pubblica.
    Dalle elementari ai licei tutto è lasciato un po’ alla volontà del singolo dipendente statale indolente mentre nelle università tutto soggiace alle logiche delle baronie.
    I politici e la diregenza di alto livello del MIUR poi aggiungono qualcosa di loro storpiando programmi con presunti elementi di modernità.

  • fastidioso

    e in più, è invalso l’uso che gli esami si sostengano su domande chiuse da “crocettare” !
    Mancando l’obbligo di esposizione dell’argomento (che una volta avveniva tra esaminando e docente) viene meno anche l’uso ad un coordinamento del pensiero.

    • Primadellesabbie

      Qui, di tutta evidenza, non sai di cosa parli.

      • fastidioso

        E qui ti rispondo come ho risposto a enricodiba:
        “Io vengo dal morto e tu mi dici che è vivo !”

        • Primadellesabbie

          É totalmente ininfluente quello che rispondi, e lo sai anche tu.

  • Tex42

    Testimonianza molto interessante, ringrazio di averla condivisa.

  • fastidioso

    “dal 67 al 73!”

    E già, l’ondata di piena non era ancora arrivata, sei stata fortunata!

  • natascia

    Già espressi i miei pensieri sulle sinistre. La debolezza originaria della mancanza di sicurezza economica, deve essere sopperita da una robusta se non robustissima preparaziore culturale unita ad una integerrima incorruttibiluta’ morale. Solo così le sinistre riescono a reggere e e talvolta
    vincere nela gestione della cosa pubblica. Nessuna mollezza può essere condonata a chi non possiede nulla di partenza e crede di arricchirsi a spese dello Stato. L’Idea di azienda pubblica questo deve essere, icorruttibile , eccellente, in uno stato in cui con i conti in ordine si affrontino le sfide sociali ed economiche che si presentano. Assistiamo oggi al loro annientamento proprio per la cialtroneria tipica di chi non studia,non si lava, e si fida di chi i denari li ha da sconfinate, generazioni.

  • Tipheus

    Secondo me “fastidioso”, anche se non fosse un addetto ai lavori, ha ragione. Si chiamano “prove strutturate”, in cui lo sforzo dello studente è minimo (mettere una crocetta sulla risposta giusta, decidere solo V o F, etc.), poi ci sono le “semistrutturate” (riempire con una, UNA SOLA PAROLA, uno spazio vuoto di puntini di sospensione). Le “non strutturate”, tipo i “temi” in tutti i manuali di pedagogia moderna (e nelle scuole anglosassoni) sono considerate cose “avanzatissime”, da evitare, etc. etc. Si educano i ragazzi a non pensare. Dice il commentatore sopra: ma avete tutti 50 anni? Purtroppo sì. E mi ricordo bene che a scuola elementare facevo almeno un tema al mese, mentre i miei figli no, e questo ha determinato una PEGGIORE, non MIGLIORE, capacità di traduzione in testo scritto del proprio pensiero. Non voglio tornare al passato sic et simpliciter, c’erano anche un po’ di ragnatele, ma la scuola è stata volutamente distrutta. Inutile negarlo.

    • fastidioso

      L’ultimo esame sostenuto da mio figlio al Polit di Torino:
      10 domande chiuse (le crocette, tempo disponibile 10 min.)
      3 esercizi (tempo disponibile 30 min.)

      Superato da 5 su 60!

      Non è la solita barzelleta “Senza parole” !

      Aveva ragione Truman, mi sembra, la scuola italiana (attuale) seleziona, non forma !

      Ai miei tempi, 40 anni or sono, scritto e (se superato almeno con 16 o 18 , secondo la materia,) orale!

  • Filippo Gregoretti

    Articolo eccezionale, grazie

  • Questo articolo mi ha fatto fare una riflessione: al giorno d’oggi con n chi se la prenderebbero le brigate rosse? Con Giornalisti paghettati, giudici collusi, sindacalisti traditori, politici del compromesso????
    Mi viene da pensare ma so che sto sbagliando che alla società può essere utile un legno oscuro che giudica con leggi proprie….. Una giustizia suprema come quella divina che fa pensare bene a chi promulga leggi e regolamenti a cosa potrebbero andare incontro …. Il job act….salva banche….