XI legge il Riot Act multilaterale a Davos

Xi mostra il contrasto tra la relativa serenità dell’Asia e il caos che investe i centri di potere dell’Occidente

Pepe Escobar – The Unz Review – 26 gennaio 2021

Nota del traduttore: il Riot Act 1714 fu un atto del Parlamento della Gran Bretagna che autorizzava le autorità locali a dichiarare illegale qualsiasi gruppo di 12 o più persone riunite e invitarle a disperdersi per evitare una punizione. Il titolo lungo della legge era “Una legge per prevenire tumulti e assemblee tumultuose, e per punire più rapidamente ed efficacemente i rivoltosi”.

 

L’Agenda di Davos, in versione virtuale, è finalmente in corso, da lunedì a venerdì di questa settimana, promossa dal World Economic Forum (WEF).

No, questo non è il Grande Reset. Almeno non ancora. L’Agenda è l’aperitivo verso l’apoteosi del Grande Reset alla Riunione Annuale Speciale del WEF, che si terrà la prossima primavera a Singapore.

Il tema dell’Agenda per il 2021 è “Un anno cruciale per ricostruire la fiducia”.

Ops. Davos, abbiamo un problema: la fiducia è sempre guadagnata, mai costruita.

La fiducia, comunque, nel linguaggio di Davos, deve sempre portare verso – cos’altro – il Grande Reset, introdotto qui in una clip pronta per Tik Tok piena di slogan accattivanti come “un nuovo quadro di comando per la nuova economia” o “persone giuste, [al] posto giusto, [al] momento giusto”.

Il messaggio decisivo è “tune in, turn on, get involved” (accendi, sintonizzati, fatti coinvolgere) prendendo in prestito spudoratamente dal Timothy Leary degli anni ’60 (ma senza “drop out”, abbandona).

Ovviamente è sfuggito ai produttori della clip che la loro opera di P.R. ammette indirettamente le elezioni truccate e la censura generale sui social media.

Il blitz di P.R. dell’Agenda deve avere difficoltà a respingere la percezione predominante che si tratta dell’Uomo – e della Donna – di Davos che perdono il sonno per la disuguaglianza globale della ricchezza mentre sono entusiasticamente applauditi da un gruppo di sociopatici in lustrini.

Avanti con le sessioni.

 

Ecco il vostro nuovo contratto sociale

Il primo giorno, un “Leadership Panel” ha esaminato come ripristinare la crescita, consigliando i settori pubblico e privato su come costruire una “nuova agenda economica”. Luoghi comuni soporiferi sono stati la norma.

Le sessioni di Agenda del WEF non possono assolutamente affrontare l’imperativo categorico: che l’implosione del vecchio ordine economico sotto un camuffamento Verde, condotto da saggi autoproclamati e sub-platonici che fanno parte dei più ricchi del mondo, beneficerà solo questo 0,0001%.

Il Grande Reset non è un movimento organico di base coordinato a beneficio dell’oltre 99% [del mondo]. Porterà, inevitabilmente, al tecno-feudalesimo, come ho sostenuto in precedenza. Herr Schwab, l’oracolo di Ravensburg e supremo reggitore di Davos, insiste nei suoi scritti che “non possiederete nulla”.

Un grafico del WEF – Le prime dieci ricadute più probabili per il mondo – dovrebbe infatti essere interpretato come gli obiettivi finali del Grande Reset. Questo non è un avvertimento: è la tabella di marcia da seguire.

Una sessione sul nuovo contratto sociale da portare avanti si è fusa ordinatamente con una discussione sul “capitalismo degli azionisti“. Questa è un’abile pubblicità da P.R. – che altro – per il nuovo libro di Herr Schwab: Stakeholder Capitalism, che promuove un’economia globale “più sostenibile, resiliente e inclusiva” e sostiene – cos’altro – un “contratto sociale chiaramente definito” che consentirà a “governi, imprese e individui di produrre risultati più che ottimali”.

Ecco come funziona. Non si guadagna la fiducia: la si ricostruisce (corsivo mio). Questa fiducia si metastatizza nel contratto sociale – cosa assolutamente necessaria per il Grande Reset. Vendere questo nuovo contratto sociale è una questione di rebranding del turbocapitalismo a livello globale come “capitalismo degli azionisti”, o capitalismo dal volto umano.

Non una parola sul Grande Reset come meccanismo di espansione sfrenata del potere delle megacorporations, ermeticamente mettendo in sicurezza/servendo lo 0,0001%, che non sta soffrendo, né mai soffrirà, la Grande Depressione.

In estrema sintesi, questo è anche uno dei temi chiave della Quarta Rivoluzione Industriale: consolidare, schiacciare e guidare le masse della classe operaia nell’instabile gig economy, comandata da leader “emotivamente intelligenti”.

I Who hanno fatto centro mezzo secolo fa: meet the new boss, same as the old boss (vi presento il nuovo padrone, uguale al vecchio).

 

Un esempio perfetto di realpolitik

Non è ancora chiaro cosa Cina, Russia e Iran – i veri Tre Sovrani in questo Nuovo Mondo Mirabile, e i nodi chiave della progressiva integrazione eurasiatica – proporranno di fronte al Grande Reset.

In questo cocktail tossico entra in scena nientemeno che il presidente Xi Jinping, il leader della superpotenza globale in divenire. Invece dei luoghi comuni sul Reset, il suo discorso sull’Agenda di Davos è stato un esempio perfetto di realpolitik.

Xi ha sottolineato che “costruire piccoli circoli o iniziare una nuova guerra fredda, respingere, minacciare o intimidire gli altri, imporre volontariamente il disaccoppiamento, le interruzioni delle forniture o le sanzioni, e creare l’isolamento o l’allontanamento non farà altro che spingere il mondo verso la divisione e persino il confronto (…) Non possiamo affrontare le sfide comuni in un mondo diviso, e il confronto ci porterà in un vicolo cieco“.

Xi potrebbe essere interpretato in sintonia con Herr Schwab. Non proprio. Xi ha sottolineato che le soluzioni alla nostra attuale situazione devono essere multilaterali; ma la chiave è come attuarle geo-politicamente.

Non è chiaro come la nuova distribuzione negli Stati Uniti – imperialisti umanitari, oligarchi Dem, Big Tech, Big Pharma, Big Media – reagirà all’appello di Xi: “L’approccio fuorviante di antagonismo e confronto, sia sotto forma di guerra fredda, guerra calda, guerra commerciale o guerra tecnologica, alla fine danneggerebbe gli interessi di tutti i paesi (…) Le differenze in sé non sono motivo di allarme. Ciò che è allarmante sono l’arroganza, il pregiudizio e l’odio“.

Xi ha sottolineato una definizione diretta del multilateralismo come

affrontare gli affari internazionali attraverso la consultazione e decidere il futuro del mondo lavorando tutti insieme (…) Impoverire il tuo vicino, andare da solo, e scivolare nell’isolamento arrogante sarà sempre un fallimento“.

Ciò che Xi ha espresso chiaramente, ancora una volta, è l’acuto contrasto tra la relativa serenità e stabilità asiatica e il vulcanico caos che investe i centri di potere più importanti dell’Occidente. Come questo si intrecci – in termini di realpolitik – con il Nuovo Mondo Mirabile di Herr Schwab sarà un lavoro in corso. Per il momento, Xi a Davos ha appena letto il Riot Act multilaterale. L’intero Sud globale sta prestando attenzione.

 

Link: https://www.unz.com/pescobar/xi-reads-multilateral-riot-act-to-virtual-davos/

Scelto e tradotto da Arrigo de Angeli per ComeDonChisciotte