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Turchi e Curdi: un cauto ottimismo

 

Israel Shamir
unz.com

(Aggiornamento al fondo)

Tra le solite urla isteriche di “imminente genocidio” e “brutale tradimento,” la da tempo attesa operazione turca nella Siria nord-orientale sta procedendo e le truppe turche, accompagnate dai ribelli siriani loro alleati, avanzano rapidamente nell’ex zona di occupazione degli Stati Uniti ad est del fiume Eufrate, respingendo le milizie nazionaliste curde lontano dal confine. I soldati americani si erano ritirati dalla zona su ordine del loro Comandante Supremo (salvo alcuni reparti delle Forze Speciali che si erano ritrovati sotto il fuoco [dei Turchi] ma che erano riusciti a ripiegare senza subire perdite).

I Curdi (o i loro consiglieri) sono molto bravi nelle PR e hanno creato una meravigliosa immagine della loro combattente, che rievoca il paradigma di una bellicosa Superwoman che si batte contro i maiali sciovinisti maschi. Almeno la metà dei film d’azione recenti ha [come protagonista] una ragazza del genere impegnata nella Guerra all’Uomo. Le femministe occidentali di sinistra le adorano, come avevano adorato il suo prototipo, Sabra, la soldatessa israeliana. I Siriani non condividono questo amore. Considerano i combattenti curdi brutali mercenari al soldo degli Stati Uniti, responsabili della pulizia etnica [della regione].

Un solo Israele è più che sufficiente,” affermano i locali, che sono molto contenti della prossima sconfitta del “Nuovo Israele,” l’entità curda del “Rojava,” o “Kurdistan siriano.” La sua spina dorsale, i combattenti dello YPG, hanno fatto un bel tentativo, usando la guerra civile come opportunità per ritagliarsi un pezzo di Siria tutta per loro. Le loro spietate bande avevano prosperato “sotto l’ombrello degli F-18, mentre le truppe dello YPG si espandevano in una vasta fascia della Siria nord-orientale, nel ruolo di giannizzari curdi dell’America. I Curdi si erano impegnati nel compito di costruirsi una loro nazione sulle rovine dell’ISIS,” come si può leggere su Forbes.

Il presidente Obama, su suggerimento dei suoi consiglieri neoconservatori, li aveva scelti come mercenari per combattere sul campo l’ISIS, mentre rimuoveva la maggior parte dei soldati americani dalla Siria. Era stato un pessimo parere: lo YPG curdo è la consociata siriana di una sperimentata organizzazione terroristica curda operante in Turchia, che ha ucciso decine di migliaia di Turchi nei suoi quaranta anni di attività. I Turchi non erano stati contenti, quando combattenti ed armi avevano iniziato a fluire dalla Siria ai terroristi in Turchia.

Allo YPG è stata data una mano e si è preso tutto il braccio, aggiungendo, lungo il confine turco, enormi estensioni [di territorio] alla sua terra natale in Siria,” secondo Forbes.

In ogni caso, il loro tentativo è fallito e ora devono ritirarsi nell’entroterra. Hanno minacciato di combattere i Turchi con le unghie e con i denti, ma il loro morso non è furioso come i loro latrati. Hanno dichiarato ad una giornalista della CNN che “vinceranno o moriranno,” ma, in realtà, i Curdi sono bravi a ritirarsi. Durante la precedente operazione turca, nel marzo 2018, incentrata sull’enclave di Afrin, si erano prontamente ritirati di fronte ad una forza superiore. I Curdi si erano ritirati ancora più velocemente da Kirkuk e da Mosul, in Iraq, nell’ottobre 2017, dopo un’analoga sceneggiata di rivendicazioni di indipendenza, minacce di “vincere o morire,” richieste americane di una moratoria e insistenze europee sul fatto che “l’azione militare deve essere fermata immediatamente.” Non hanno motivo di lottare fino alla morte: sanno che loro e le loro famiglie potranno continuare a vivere in pace dopo che gli agitatori in cerca di indipendenza se ne saranno andati. Il crollo delle nascenti entità curde non è stato accompagnato da massacri o da “genocidi,” come era stato previsto dai profeti di sventura: quelle chimere erano svanite in modo indolore, come nebbia all’alba.

I patrioti siriani sono ambivalenti riguardo all’invasione turca. È positivo che gli Americani si stiano ritirando e che la loro zona di occupazione si stia riducendo. Sarebbe ancora meglio se se ne andassero via tutti dalla Siria, ma anche questo parziale ritiro è un buon inizio. È positivo che i Turchi stiano facendo vedere i sorci verdi alle spietate bande di nazionalisti curdi. Non solo i Curdi hanno stretto una salda alleanza con Stati Uniti ed Israele, ma hanno anche portato a termine una drastica pulizia etnica della popolazione araba locale, cercando di creare un “Kurdistan siriano.” Ora gli Arabi siriani potranno tornare alle loro case.

E, se il territorio liberato dalle milizie curde venisse occupato permanentemente dalla Turchia e dai militanti islamisti suoi alleati? Qui si tratta di scegliere il male minore. I Turchi affermano che i loro piani sono limitati: respingere i combattenti curdi ad almeno 20 miglia dal confine, porre fine all’iniziativa del “Kurdistan siriano” e trasferire i rifugiati siriani dalla Turchia nella striscia di territorio così ricavata. Il presidente Erdogan sa che i suoi cittadini sono stufi di milioni di rifugiati siriani. Se non riesce a trovare il modo di riportarli in Siria i Turchi possono allontanarlo: questo scenario si è già visto ad Istanbul, dove i cittadini hanno recentemente votato per l’opposizione, che promette di fare pace con Assad e rimandare i Siriani a casa. Erdogan dice di riconoscere l’integrità e la sovranità della Siria, e questo è già un grande progresso, ma Damasco dubita della sua sincerità e condanna l’invasione.

C’è un modo molto semplice per affrontare il problema dei rifugiati: lasciarli tornare a casa, nelle loro città e nei loro villaggi. Il governo di Damasco lo vuole ed è disposto ad accettarli, concedendo l’amnistia e il perdono per i reati commessi. Ma Erdogan non è ancora pronto per una cosa del genere. Gli Americani non vogliono liberare la zona che occupano perché lì c’è il petrolio. Se Assad se la riprende, sarà in grado di ricostruire la Siria con i suoi soldi, senza l’assistenza dell’Occidente. L’Occidente vuole un governo siriano povero e in bancarotta, desideroso di capitali, che chieda prestiti e che invochi aiuto. Ecco perché non consentono all’esercito siriano di entrare nelle aree oltre l’Eufrate. I Siriani ci avevano provato quando le truppe americane si erano allontanate, ma erano state avvertite che sarebbero state bombardate senza pietà, se solo avessero tentato. Per la Siria è veramente troppo combattere Curdi, Turchi e Americani contemporaneamente.

I Curdi cercano di preservare ciò che possono. I loro sostenitori parlano di un’imminente “pulizia etnica,” sebbene, fino ad ora, siano i Curdi quelli che hanno portato a termine una pulizia etnica. I Curdi minacciano anche di resuscitare lo sconfitto Califfato Islamico, rilasciando decine di migliaia di combattenti islamisti catturati. Questo ricatto non è un bluff, ma bisognerà affrontarlo se e quando verrà il momento.

Gli Europei si oppongono all’offensiva turca. Questa è una violazione della sovranità siriana, dicono. Per qualche motivo, non si erano ricordati della sovranità della Siria quando era stata invasa dalle truppe americane e dai loro alleati curdi. A Bruxelles non piace il piano turco di riportare in Siria, nei territori lasciati liberi dalle milizie curde, milioni di rifugiati siriani. L’Unione Europea vuole che la guerra siriana continui fino alla scomparsa di Assad e alla sua sostituzione con un’amministrazione neo-coloniale.

Erdogan sa come rispondere agli Europei. Se condannate le mie azioni, ha detto, scatenerò contro l’Europa tre milioni e mezzo di rifugiati. Questa minaccia non spaventa i sostenitori dei Curdi in Europa: Antifa, le varie organizzazioni ebraiche e le ONG che operano a favore dell’immigrazione non sarebbero affatto contrarie ad una maggiore differenziazione etnica. Ma i governi sanno che potrebbe essere molto difficile fermare una simile ondata.

Israele è schierata dalla parte dei Curdi perché non sono Arabi. Le entità e i movimenti curdi avevano goduto del sostegno israeliano, avevano ricevuto armi ed istruttori israeliani perchè avrebbero dovuto creare un “Nuovo Israele” nei territori conquistati. La creazione di un Kurdistan siriano e, prima ancora, di un Kurdistan iracheno e, ad essre proprio fortunati, anche di un Kurdistan in Anatolia e in Iran, è da sempre un piano sionista. Le forze filoisraeliane in Europa e in America tifano per i Curdi, ripetendo il loro vecchio cliché: “Perché gli Arabi possono avere 22 stati e gli Ebrei/Curdi non possono?”  Vorrebbero la creazione di un Kurdistan sotto protettorato israelo-americano, dopo averlo ritagliato da Turchia, Siria, Iran e Iraq. L’attuazione di un tale piano comporterebbe un’enorme pulizia etnica e potrebbe scatenare un’ondata di rifugiati di decine di milioni di persone, cosa che, ovviamente, non dispiacerebbe ad Israele: tanto non accetta rifugiati. A differenza di altre forze in campo, ad Israele basterebbe destabilizzare la regione. La sconfitta dei suoi pupilli curdi e il successo di Erdogan, questo nemico giurato dello stato ebraico, è un duro colpo per Israele.

Ciò che è molto peggio per Israele, è l’intenzione di Trump di abbandonare la regione. C’è una buona probabilità che non abbiate visto questi importanti tweet del presidente, perché i media mainstream hanno deciso di circondarli con un muro di silenzio. Questo è ciò che aveva detto il presidente ordinando il ritiro:

“Combattimenti tra vari gruppi che durano da centinaia di anni. Gli Stati Uniti non avrebbero mai dovuto essere in Medio Oriente. Le stupide guerre senza fine, per noi, stanno finendo! Gli Stati Uniti hanno speso OTTO TRILIONI DI DOLLARI per combattere e mantenere l’ordine in Medio Oriente. Migliaia di nostri valorosi soldati sono morti o sono rimasti gravemente feriti. Milioni di persone sono morte dalla parte avversa. ENTRARE NEL MEDIO ORIENTE È STATA LA PEGGIOR DECISIONE MAI PRESA … NELLA STORIA DEL NOSTRO PAESE! Ora stiamo lentamente e meticolosamente riportando a casa i nostri valorosi soldati e l’esercito. Il nostro obiettivo è il QUADRO GENERALE!”

Solo per questo riconoscimento “ENTRARE NEL MEDIO ORIENTE È STATA LA PEGGIOR DECISIONE MAI PRESA … NELLA STORIA DEL NOSTRO PAESE” e per questa promessa “Le stupide guerre senza fine, per noi, stanno finendo!” Trump merita di essere rieletto e ricordato come il più coraggioso e indipendente presidente degli Stati Uniti dopo Richard Nixon.

I suoi sforzi per ritirarsi dal Medio Oriente ricordano la dura lotta di Nixon per lasciare il Vietnam e fare pace con Russia e Cina. Se riuscirà in questo sforzo, sarà premiato dal popolo americano nel 2020, come Nixon nel 1972, quando aveva vinto per la seconda volta le elezioni presidenziali con un margine di vantaggio mai uguagliato nella storia degli Stati Uniti. Sì, alla fine Nixon era stato rimosso dal potere poiché era odiato dal Partito della Guerra e dagli Ebrei e, da allora fino ad oggi, la Casa Bianca è stata abitata da figure sottomesse agli Ebrei e al Partito della Guerra. (Noam Chomsky mi ha confermato in una conversazione privata che Nixon è stato l’ultimo presidente indipendente dalla lobby ebraica).

Anche il ritiro di Nixon dal Vietnam era stato accompagnato da accuse di “tradimento.” Dicevano che aveva “tradito” il governo corrotto di Saigon e l’esercito del Vietnam del Sud. Tuttavia, gli Stati Uniti non potevano rimanere in Vietnam per sempre, o uccidere tutti i miloni di nemici di Saigon solo per evitare questa accusa. I ritiri sono dolorosi per i mercenari e gli alleati locali, c’est la vie. Charles de Gaulle si era ritirato dall’Algeria, “tradendo” i coloni e i lealisti nativi. I Sovietici “avevano tradito” il loro protetto afgano ritirandosi dall’Afghanistan. Gli Israeliani si erano ritirati dal Sud del Libano dopo vent’anni di occupazione sotto la pressione della resistenza armata di Hezbollah e “avevano tradito” i loro quislings. Perfino i Romani avevano dovuto ritornare a casa dalla Gran Bretagna. La storia li ha giustificati.

Le persone che accusano Trump di “tradimento” vorrebbero che le truppe statunitensi rimanessero per sempre in Medio Oriente. Questo è l’obiettivo principale della lobby israeliana, come ha ben spiegato Thomas Friedman. Questo è il motivo per cui gli Israeliani avevano costituito milizie curde e consigliato ad Obama di affidare loro il compito di controllare la Siria. Ora non vogliono che gli Americani se ne vadano. Questo è particolarmente vero per gli Ebrei americani liberali: vorrebbero che Israele fosse una loro creatura e odiano Netanyahu, che preferisce un Israele completamente indipendente e molto potente. Netanyahu non ha accusato Trump di aver tradito i “valorosi Curdi,” ma ha promesso aiuti non letali alle milizie curde e ha detto che Israele può farcela senza il sostegno di nessuno.

Solo i media minori hanno rilanciato i tweet di Trump. Quelli principali li hanno oscurati e hanno completamente rimosso dal Web un altro suo tweet, nella loro sleale lotta contro il presidente.

La posizione della Russia è abbastanza chiara e netta: tutte le truppe straniere, se non invitate dal governo di Damasco, devono lasciare la Siria. I Curdi devono accettare il dominio di Damasco. Basta flirtare con gli Stati Uniti, ritornate fedeli cittadini della vostra patria, la Siria, e tutto andrà per il meglio. L’anno scorso, i militanti curdi avevano inviato una delegazione a Damasco e avevano discusso una possibile riconciliazione, ma poi avevano rilanciato troppo, chiedendo un’autonomia eccessivamente ampia. Non avevano voluto ammorbidire le loro richieste, facendo affidamento sul supporto americano. Ora la situazione è diversa e potrebbero cambiare punto di vista e giurare fedeltà alla Siria.

A differenza di Bruxelles, Mosca comprende le motivazioni di Ankara. La Turchia non è certamente contenta della formazione di un’enclave terroristica curda al suo confine! I terroristi curdi hanno ucciso decine di migliaia di cittadini turchi, compresi altri Curdi. Le relazioni russo-turche sono eccellenti, Erdogan parla con Putin (e con Trump) quasi ogni giorno. Allo stesso tempo, la Russia è tradizionalmente amichevole con i Curdi; in epoca sovietica, i loro leader nazionalisti, irriducibili marxisti fino all’ultimo, studiavano a Mosca, e [in Russia] c’è una grande diaspora curda. La Russia e gli Stati Uniti hanno unito le loro forze nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite contro la proposta europea di condanna della Turchia. Sembra che Trump sia preoccupato per qualche “atrocità turca,” reale o finta, di cui potrebbe essere poi incolpato. Putin è preoccupato per le decine di migliaia di islamisti che, probabilmente, verranno liberati dai Curdi.

Per quanto riguarda il “quadro generale,” nelle parole di Trump, il presidente americano vuole uscire dal Medio Oriente dove l’impero USA è sovraesposto. Gli Europei e i Democratici vogliono esportarvi il loro modello di “democrazia,” mentre Putin cerca di portare stabilità, legge e ordine nella regione.

Il Medio Oriente ha bisogno di riconciliazione, secondo Mosca. L’integrità della Siria sotto Damasco è la chiave della riconciliazione. Parallelamente, l’attuale processo di riforma costituzionale contribuirà a risolvere pacificamente le differenze tra le varie comunità. Le possibilità di attuare i piani di Mosca sono reali. Uno dei principali istigatori dell’imbroglio siriano, l’Arabia Saudita, è stata battuto nello Yemen e non ha più voglia di combattere, idem per Qatar ed Emirati Arabi Uniti. L’Europa è sempre meno entusiasta di rimuovere “dittatori sanguinari.” La CIA, la lobby ebraica e i Democratici clintoniani terrebbero la Siria sotto pressione, ma, fortunatamente, non hanno il pieno controllo di Washington. Potremmo essere cautamente ottimisti, anche se molte cose potrebbero andare storte.

AGGIORNAMENTO

Gli ottimi sviluppi in Siria dimostrano che non c’è niente di meglio di uno schiaffone per rimettere al suo posto un arrogante presuntuoso. Lo schiaffone lo hanno assestato i Turchi; le milizie curde sono ritornate al loro posto in men che non si dica. Hanno capito che Bashar al Assad non era un macellaio, ma il loro legittimo sovrano e protettore e sono corsi a Damasco a chiedere protezione. Questa era stata offerta loro più e più volte, ma avevano sempre rifiutato con arroganza e testardaggine. Fino ad ora, quando le truppe statunitensi sono partite, e sono arrivate quelle turche. Tuttavia, sono sempre figli (ribelli) di Madre Siria, e Assad ha prontamente accettato la loro supplica. Non è un tipo vendicativo ed è pronto a perdonare e a dimenticare. Lo stendardo della Repubblica Araba Siriana è tornato a sventolare sulle città della zona nord-orientale della Siria; l’esercito siriano ha iniziato il suo dispiegamento, assumendo il controllo delle basi americane. Il presidente Trump ha mantenuto la sua parola: ha continuato il ritiro delle sue truppe dalla zona, dando la possibilità ai Siriani di riportare la pace nella loro terra.

Le cose possono ancora andare male e non è chiaro come i Turchi reagiranno a questo nuovo sviluppo. Il loro principale obiettivo, l’eliminazione di un’entità terroristica curda semi-indipendente, è già stato raggiunto. Assad non permetterebbe mai ai Curdi di organizzare incursioni oltre il confine della Turchia. Ma gli alleati di Erdogan, i militanti siriani anti-Assad, potrebbero diventare un problema. L’aeronautica russa è però in grado di fornire alcune possibili risposte. La diplomazia russa ha un compito difficile ma non impossibile. Ancora più ragioni per un cauto ottimismo!

 

Israel Shamir

Fonte:unz.com
Link: https://www.unz.com/ishamir/cautious-optimism-on-turks-and-kurds/
13.10.2019
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Pubblicato da Markus

Un biologo, appassionato di montagna e di fotografia, che cerca, come può, di combattere contro i mulini a vento.

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