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Rivoluzione e controrivoluzione dal 1789 ai giorni nostri

DI ALESSANDRO GUARDAMAGNA

comedonchisciotte.org

L’articolo prende in considerazione alcune spinte populiste presenti nella rivoluzione Francese e Russa, e dimostra come il processo controrivoluzionario di tali esperienze sia stato causato in larga misura da due uomini che hanno finito per concentrare il potere nelle proprie mani, sopprimendo le aspirazioni ed i bisogni reali del popolo: Napoleone Bonaparte e Joseph Stalin. Inoltre l’articolo analizza brevemente l’impulso populista del M5S e gli aspetti rivoluzionari e controrivoluzionari che sono emersi dal 2009 nella sua partecipazione alla vita politica Italiana.

In primis una premessa: possiamo parlare politicamente di populismo in modo corretto solo a partire dal 1860, quando in Russia gruppi di intellettuali cominciarono ad opporsi al regime degli Zar e all’industrializzazione che, temevano, avrebbe snaturato completamente la società. Quindi il populismo nasce inizialmente come aspirazione ad una sorta di socialismo rurale, in opposizione alla burocrazia zarista e all’industrializzazione proveniente dall’Europa occidentale. Solo successivamente diventerà un termine con cui si indica qualsiasi movimento politico diretto all’esaltazione demagogica delle capacità e dei bisogni delle classi popolari.

Detto ciò elementi riconducibili al populismo sono apparsi nelle rivoluzioni della storia anche prima del 1860.

La Rivoluzione Francese catapulta per la prima volta in epoca moderna un popolo come motore della storia e protagonista della vita politica su scala nazionale – almeno in Europa perché in America questo era già avvenuto alcuni anni prima con la rivoluzione del 1776. Potere al popolo vuol dire rinnegare le forme autoritarie dell’ Ancien Régime, e cancellare tutto quanto sa di nobiltà e di clero. Il popolo francese invoca nuovi modelli rappresentativi, paradigmi, che non si sono ancora materializzati prima dell’estate del 1789. In principio li trova nell’assemblea nazionale, nelle azioni dei Giacobini, poi nel direttorio che con Robespierre darà origine al Terrore, ed infine in Napoleone, in origine ufficiale fedelissimo all’idea rivoluzionaria. Ecco che Napoleone diventerà simbolo della Rivoluzione. Due anni dopo la presa di Tolone nel 1793, sarà scelto da Barras in qualità di comandante della piazza di Parigi e gli è affidato l’incarico di proteggere la Convenzione Nazionale.

Il Giovane Bonaparte

Sarà in quell’occasione che non esita ad usare il cannone contro il popolo, nel quale vi erano anche dei monarchici. Divenuto comandante di corpo d’armata sempre per volontà di Barras, sarà proprio Napoleone a portare i valori della Francia rivoluzionaria prima in Italia nel 1796, e poi in tutta Europa.

E’ sempre Napoleone a stendere il codice Napoleonico, e a dichiarare che ogni fante dell’esercito francese ha nello zaino il bastone da maresciallo – e numerosi dei suoi marescialli come Massena (contrabbandiere), Lannes (di famiglia contadina e colorante di tessuti), Murat (figlio di albergatori ed ex-seminarista) vengono effettivamente dalla gavetta – ma è anche lui che finisce per liquidare senza mezzi termini l’eredità rivoluzionaria. Con Napoleone infatti il potere finirà per concentrarsi nelle mani di un solo uomo che non è semplicemente re. In altre parole il generale Bonaparte, scelto dal direttorio nel 1796, diventa primo console e si autoproclamerà poi Imperatore dei Francesi, ed in molti casi non esita a comportarsi da vero e proprio tiranno, negando l’essenza dello spirito rivoluzionario.

Un momento della campagna d’Italia con Napoleone, ora Generale d’Armata, che attraversa le Alpi, nel 1796.

Il colpo di stato del 18 Brumaio (9 Novembre)

1799 che apre a Napoleone la strada al consolato

Famose rimarranno le parole con cui arringa i sovrani alleati prima della campagna di Russia del 1812 in cui, ricordando re Luigi XVI, decapitato dai rivoluzionari nel 1793, ne parla come del “Mio povero zio”. Tecnicamente ha ragione, perché Napoleone aveva sposato Maria Luisa d’Asburgo-Lorena, nipote della defunta regina di Francia Maria Antonietta e del marito Luigi XVI, ma l’affermazione è a dir poco grottesca considerando il vissuto dell’uomo che la pronuncia.

Lo stesso Alexis de Tocqueville dirà che le fondamenta del regime Napoleonico – vale a dire il codice civile e la tolleranza religiosa – nascondono in realtà uno stato fortemente autoritario.

Napoleone Imperatore dei Francesi, 1804

Abbiamo quindi un’esperienza politica dove i bisogni del popolo esaltati dall’azione rivoluzionaria finiscono per essere relegati in secondo piano e poi negati dall’azione controrivoluzionaria – seppur formalmente rispettosa dei principi della rivoluzione del 1789 che aveva abolito il feudalesimo – portata avanti dall’uomo del popolo, che infine si impone come un autocrate.

La Rivoluzione Russa del 1917 conosce fasi analoghe e sicuramente più drammatiche nell’affermazione della controrivoluzione.

La Russia del 1917 è retta dal sistema Zarista, autocratico, chiuso nella difesa dei privilegi di un’elite che è sempre più staccata dai problemi reali di un popolo stremato da 3 anni di un conflitto – la Prima Guerra Mondiale – che ha causato 6 milioni tra morti, feriti e prigionieri e ridotto la nazione alla fame.

Lenin arringa il popolo, 1917

La prima fase della Rivoluzione Russa nel Marzo del 1917 porta alla formazione di un governo provvisorio che induce Nicola II ad abdicare. Con lo zar e la sua famiglia posti in arresto prendono forma due poteri: quello del governo provvisorio, e quello dei Soviet, formati da delegati eletti dal popolo, compresi i bolscevichi. Il leader bolscevico Lenin, tornato dall’esilio, sostiene la necessità di trasformare la rivoluzione borghese di Marzo in Rivoluzione Proletaria, guidata dai Soviet e che mira alla creazione di una società comunista.

Stalin Funzionario Bolscevico, 1918

Nell’Ottobre del ‘17 i bolscevichi occuparono i punti chiave della capitale dando vita alla Rivoluzione d’Ottobre.

Si formano i tribunali del popolo, e si ha una diffusa ridistribuzione della terra fra le masse popolari, quindi vediamo che anche in Russia il popolo in qualche misura partecipa inizialmente alla gestione del potere e ne trae benefici diretti.

All’inizio della Rivoluzione Stalin era un fedele funzionario bolscevico. Egli continuerà ad avanzare nella scala gerarchica e nel 1922 diventerà segretario generale del comitato centrale del Partito Comunista, ruolo che gli permise di scegliere i suoi alleati per incarichi di governo e crearsi una base personale di supporto politico.

Dopo la morte di Lenin nel 1922 Stalin riuscì ad avere ragione dei suoi antagonisti e divenne de facto dittatore dell’Unione Sovietica lanciando di lì a poco una serie di iniziative tese a trasformare la nazione da stato ancora prevalentemente agricolo a superpotenza industriale.

Carestia in Ucraina, anni ‘30

Uno di tali piani prevede il controllo dell’economia da parte del governo centrale ed impone la collettivizzazione dei terreni agricoli. La scelta implica che il governo prende il controllo delle fattorie e terreni, privando il popolo di quelle risorse che prima deteneva in proprietà. Alcune centinaia di migliaia di contadini e piccoli proprietari terrieri si oppongono all’iniziativa e per ordine di Stalin sono imprigionati e condannati a morte.

La forzata collettivizzazione e mancata redistribuzione del prodotto agricolo causa carestie che si abbattono ciclicamente negli anni ’30 sull’Unione sovietica portando milioni di persone alla morte per denutrizione.

Nelle campagne l’accatastamento di cadaveri diventa pratica comune, in modo simile a quanto avverrà più tardi nei campi di concentramento nazisti. Consapevolmente quindi si sceglie di affamare e decimare il popolo nel cui nome la Rivoluzione era stata combattuta.

Campo di concentramento di Dachau

Stalin governa col terrore e con una morsa totalitaria eliminando chiunque gli si oppone, spesso con risultati poi nefasti per la nazione – ad esempio l’eliminazione sistematica degli alti quadri militari negli anni ’30 fa sì che, all’indomani dell’invasione tedesca dell’Unione Sovietica nella Seconda Guerra Mondiale, l’esercito sovietico si trovi completamente impreparato per carenza di mezzi moderni e di una leadership adeguata a fronteggiare il nemico e l’intera Russia ne paga il prezzo arrivando sull’orlo della sconfitta, con quelle che potevano essere conseguenze catastrofiche. Incrementa i poteri della polizia segreta, emana provvedimenti che invitano i cittadini a spiare il prossimo – il popolo contro il popolo – per conto dello stato e causa la morte di milioni di persone, o per esecuzione diretta od inviandole nei gulag.

Inoltre costruisce un culto della personalità non inferiore a quello imperiale di Napoleone. In tutta l’Unione Sovietica città sono rinominate in suo onore e perfino i libri di storia riscritti, il tutto per conferire al “compagno Stalin” un ruolo preminente nella rivoluzione e rendere mitologici alcuni aspetti della sua vita. Diventa oggetto di celebrazione nel campo musicale e letterario ed il suo nome è incluso nell’inno nazionale sovietico.

Stalin Padre della Patria

Stalin ed i suoi crimini sono stati sistematicamente utilizzati per gettare discredito sulla rivoluzione socialista. A dire il vero Stalin rappresenta non la rivoluzione, ma la sconfitta della rivoluzione medesima. Egli è assassino di massa ed assassino della rivoluzione. All’interno del comitato centrale bolscevico Stalin tende a schierarsi con chiunque abbia la maggioranza, indipendentemente da chi sia, e non si può certo dire che facendo il suo dovere di funzionario brilli per doti particolari. Ad esempio da Marzo ad Ottobre 1917 nel pieno del fervore rivoluzionario parla in pubblico solo tre volte. Lo stesso Lenin poco prima di morire nel 1922 ammonisce che Stalin, divenuto segretario generale, ha concentrato un enorme potete nelle sue mani e Lenin non si sente sicuro che ne farà un uso corretto. Trotsky, che Stalin farà uccidere da sicari a Città del Messico, descrive il modo in cui alcune frange dei bolscevichi rappresentano il motore della rivoluzione, alcuni gli interessi dei lavoratori, altri il ritorno a forme di moderato capitalismo. Stalin rappresenta la crescita della burocrazia e poi esclusivamente il proprio interesse personale.

Emblematica rimane la sua ipocrisia canaglia con cui afferma che in Russia “al popolo non è riconosciuto il diritto di sciopero perché il popolo è già al potere, per cui non ha alcun bisogno di scioperare”.

Il M5S tra Populismo e Controrivoluzione?

Beppe Grillo fondatore e leader del M5S

Il Populismo, inteso come spinta delle istanze del popolo che, ignorate dalla politica, devono trovare una loro realizzazione nell’attività del popolo stesso verso l’affermazione di sé, si ritrova anche nel M5S. Pensiamo alla volontà di diffondere la democrazia partecipata come base di discussione, al proposito di dare reddito di cittadinanza e contributi pensionistici adeguati a tutti, alla sovranità monetaria che l’Italia dovrebbe riprendersi, al popolo che deve essere il primo a decidere se restare a far parte della Zona Euro oppure no.

Le votazioni online per la scelta dei propri rappresentanti hanno rappresentato – e sono tuttora – qualcosa di rivoluzionario nel panorama politico Italiano, specialmente quando si osserva che per le altre forze politiche pochi segretari di partito decidono i nominati. Allo stesso tempo è innegabile che tale sistema di scelta ha portato all’elezione di molti che del M5S e della rivoluzione conoscono solo gli slogan: 37 – su un totale di 163 – sono quelli tra espulsi e fuoriusciti loro sponte fra gli eletti in parlamento dal 2013 ad oggi. Non poco se si considera inoltre, a titolo di esempio, che alcuni di coloro che negli anni non hanno risparmiato critiche gratuite al M5S, e che parteciparono alla “pizza-rotta”, la versione locale della Leopolda che si tenne a Parma il 7 Dicembre 2014, siedono tuttora, silenziosi, in Parlamento fra le fila del M5S. Si tratta di esempi se non di controrivoluzione di Contro-Movimento o Anti-Movimento, che svuotano la carica di cambiamento autentico che il M5S esprime e ne minano la credibilità. Purtroppo sono esempi destinati a ripetersi ad infinitum se non saranno stese regole chiare per risolvere il problema.

Grillo che insieme al Popolo porta avanti la Traversata Rivoluzionaria

Se si può trarre una lezione dall’esperienza delle rivoluzioni in Francia ed in Russia, è che la concentrazione del potere nelle mani di una sola persona, combinata con la mancanza di controllo e volontà di imporlo – quindi mancanza di regole – portano alla MORTE DELLA RIVOLUZIONE.

Vi è naturalmente una differenza sostanziale fra la rivoluzione del M5S, e quella Francese e Russa. Oltre all’ovvio contesto fatto di esecuzioni spesso sommarie e stragi, comuni nelle ultime due ed estraneo al M5S, nella rivoluzione del 1789 e in quella del 1917 i rivoluzionari sono effettivamente andati al potere prendendoselo de facto, mentre i rappresentati de M5S hanno accettato le regole del sistema politico definite da altre forze e sono finora inseriti in un contesto con altri partiti, con cui si confrontano. Grillo e Casaleggio ribadendo a 360° che il popolo sovrano viene privato dei suoi fondamentali diritti da una casta di politici-affaristi-massoni che divorano l’Italia e ne distruggono il tessuto sociale occupandone le istituzioni, hanno aperto la strada ad una consapevolezza diffusa che ha sostenuto da 8 anni il M5S e lo ha fatto crescere. L’offerta politica del M5S finisce con l’incontrare istanze pressanti dei cittadini lasciate irrisolte dagli altri partiti, istanze che richiedono dalla politica un cambiamento rivoluzionario nel sistema di rappresentanza e credibili forme di partecipazione alla gestione della cosa pubblica.

Quanto dell’autentico Giacobinismo o dello spirito della Rivoluzione d’Ottobre o – auguriamoci di no – di controrivoluzionario vi sia nell’attuale M5S deve ancora essere dimostrato.

 

Alessandro Guardamagna

Fonte: www.comedonchisciotte.org

21.11.2017

Riferimenti:

Biorcio Roberto e Natale Paolo, Politica a 5 Stelle; Idee, Storia e Strategie del Movimento di Grillo (Milano, 2013)

Chandler David G., I Marescialli di Napoleone (Milano, 1996)

Gough Hugh, The Terror in the French Revolution, 2nd edition (London, 2010)

Mello Federico, Il Lato Oscuro delle Stelle (Reggio Emilia, 2013)

Snyder Timothy D., Bloodlands: Europe Between Hitler and Stalin (New York, 2010)

Siti Web:

On the Russian Revolution, papers and articles available from http://historyhub.ie/judith-devlin-the-russian-revolution, accessed November 5 2017.

 

Pubblicato da Rosanna

Ho insegnato italiano, latino e storia in un Liceo Classico, la mia insolita passione è quella di andare a caccia della "verità" nelle vicende contemporanee, attraverso gli interstizi dell'informazione, il mio vizio assurdo invece consiste nell'amare l'anonimato più della notorietà, la responsabilità più del narcisismo, l'impegno sociale più del letargo intellettuale ...
  • DesEsseintes

    Cito

    “Vi è naturalmente una differenza sostanziale fra la rivoluzione del M5S, e quella Francese e Russa”

    Meno male va’…dalle premesse temevo delle conclusioni molto meno razionali.

    È verissimo quello che scrive Guardamagna e cioè che la grande rivoluzione senza precedenti verso la quale stiamo andando è la reale e diffusa partecipazione del popolo al processo decisionale.

    Se si proseguirà su quella strada si avrà la garanzia che il processo di cambiamento è in atto e va nella direzione giusta.
    Che porterà per logica conseguenza a una revisione profonda dei criteri sia pratici che ideologici della distribuzione della ricchezza.

    Il M5S è una esperienza molto positiva e a mio avviso può essere l’avanguardia europea di una rivolta popolare democratica contro l’incipiente neo feudalesimo delle oligarchie.

    Votiamo M5S (o Lega) nonostante certe sue contraddizioni che a mio avviso si chiariranno quando lo schieramento (accozzaglia) dei partiti istituzionali crollerà su se stesso.

    E mo’ divertiamoci a leggere il profluvio delle sciocchezze in libertà, che per la maturazione del popolo nella sua totalità ci vorrà ancora tanto, tanto lavoro.

    • Annibale Mantovan

      Secondo me sono tutti abbagli. Mi piacerebbe sapere il numero assoluto dei votanti M5S. Li vedo in lieve aumento in termine di percentuali ma in numero assoluto mi sa che sono sempre lì. Non attraggono il bacino dell’ astensione e danno l’ impressione che vengano votati per disperazione più che per convinzione. Sulla rivoluzione francese non mi pronuncio ma sulla rivoluzione russa l’ articolo non menziona la presenza ebraica nell’ organigramma del bolscevismo. Putin dialogava con Solgenicyin e ama ricordare che l’ 80% dei quadri del bolscevismo era ebreo. Questo aspetto stravolge la rivoluzione russa da movimento popolare comunista a guerra di conquista o pulizia etnica. Per concludere l’ articolo non cita l’ ascesa del nazionalsocialismo in Germania. Secondo me la più popolare tra le rivoluzioni.

      • Pfefferminz

        “Per concludere l’articolo non cita l’ascesa del nazionalsocialismo in Germania. Secondo me la più popolare tra le rivoluzioni”

        Forse non è stata citata perché non è stata una rivoluzione: A. Hitler entrò a far parte del Reichstag in seguito a regolari elezioni. Successivamente gli furono conferiti i pieni poteri. Quella votazione però non era in regola perché egli, la sera prima, fece arrestare i parlamentari comunisti.

        • Primadellesabbie

          I tedeschi che fanno una rivoluzione!

          Ma come può venire in mente?

          Hanno perfino pagato per quella sovietica per cercare di capire che roba sia.

          • Pfefferminz

            “Rivoluzione in Germania? Non sarà mai. Prima di assalire una stazione, i tedeschi comprerebbero il biglietto” (Citazione di Lenin).

          • Annibale Mantovan

            Non ho la pretesa di essere uno storico ne la capacità intellettuale di contraddire Lenin ma se al termine rivoluzione diamo il significato di ribellione popolare di massa al potere costituito la prima rivoluzione in Europa l’ hanno fatta proprio i tedeschi con la ribellione Luterana…e come vedi dopo 500 anni è come fosse ieri.

          • Pfefferminz

            La tua opinione (“ascesa del nazionalsocialismo”, “la più popolare tra le rivoluzioni”) è del tutto legittima. Dipende dalla definizione del termine “rivoluzione”. Anche lo storico Ernst Nolte si è posto la domanda se, nel caso del nazionalsocialismo, si possa parlare di rivoluzione. Altri storici parlano di “controrivoluzione”. E Lenin certamente sapeva che il periodo più rivoluzionario in Germania era stato quello seguito alla fine della prima guerra mondiale.

      • Alessandro Guardamagna

        L’intervento mira a fornire alcuni punti chiave di riflessione su come gli elementi re. populismo siano emersi nel corso della rivoluzione Francese e Russa e siano stati manipolati ad arte da coloro che erediteranno l’esperienza rivoluzionaria arrivando a svuotarla di significato, Napoleone e Stalin. E’ chiaro che serve operare delle scelte dovendo condensare in 15 minuti due eventi storici complessi. L’intervento non menziona neppure il sodalizio fra Stalin e la Germania Nazista per la spartizione della Polonia o la volontà di Stalin di rinunciare ad esportare il modello rivoluzionario all’estero per continuare ad accentrare il suo potere in Union Sovietica, ma non vuol dire che questi elementi, come altri, non abbiano giocato un ruolo. Semplicemente non si tratta di fattori determinanti nel definire le tematiche re. populismo.

        • Annibale Mantovan

          Non capisco, non so rispondere.

    • riefelis

      Ma come si fa a raccomandare di votare LEGA? La lega ha Governato con Berluscono per anni e ancora si presenta alleato con lui alle prossime elezioni. Che grosso abbaglio!

  • Antonio XV

    «Le votazioni online per la scelta dei propri rappresentanti hanno rappresentato – e sono tuttora – qualcosa di rivoluzionario nel panorama politico Italiano, specialmente quando si osserva che per le altre forze politiche pochi segretari di partito decidono i nominati.» – Chi scrive questo, direi non abbia chiaro il problema…

    • Alessandro Guardamagna

      Poiché l’ho scritto io che faccio parte del M5S da 8 anni e ho partecipato a diverse votazioni online e campagne elettorali e conosco il modus operandi del M5S e degli partiti, il problema non solo è chiaro, ma anche conosciuto.
      Se vuole aggiungere altri aspetti sulla questione ed eventualmente chiarirmi il suo punto di vista e le motivazioni delle sua affermazione la invito a farlo.
      Cordialmente

  • marcobaldi

    Per fortuna in Itala le rivolizìoni propriamente dette (violente) non si faranno mai.
    Che saggezza sta nel popolo italiano !

    • Lara Rossi

      La resistenza cosa è stata allora? Una guerra civile oppure una tranquilla partita a calcio balilla?

      • MimosaVanAnderweldt

        Beh, non voglio apparire pedante ma, in senso stretto, una guerra civile è raro che sia anche una rivoluzione ……. e nello specifico, la cosiddetta “lotta di liberazione”, a mio avviso, non lo è stata.

        • DesEsseintes

          Ecco, purtroppo però le rivoluzioni coincidono praticamente sempre con delle guerre civili…vedi alle volte uno è tanto sicuro e poi gli scappa la fesseria…

          La rivoluzione francese ha avuto al sua guerra di Vandea che si è anche estesa abbastanza.
          Cromwell e poi la gloriosa inglese hanno avuto la loro guerra civile.
          La rivoluzione russa ne ha avuta una terribile e molto controversa perché se gli occidentali avessero voluto i “bianchi” avrebbero vinto…chissà come mai non hanno voluto…
          La rivoluzione cinese è stata sostanzialmente una guerra civile.
          La rivoluzione americana no…però ha portato in seguito proprio a una guerra civile…

  • A 19th century man

    Mah, per me (e non solo) il m5s è uno strategico finto movimento antisistema creato dall’alto per canalizzare il dissenso e renderlo inoffensivo.

    • DesEsseintes

      Hai ragione…non c’è più niente da fare…loro controllano tutto…ci fregano sempre a noi poveracci…ormai non c’è più speranza…rinunciamo…arrendiamoci…

      • Le bateau Ivre

        ti dò un like perché alle volte, come stavolta, involontariamente, “inciampi” in qualche battuta spirito azzeccata.

        • DesEsseintes

          Grazie.
          Anche se non capisci una mazza di Rimbaud anche tu sei un essere umano.

      • cicciopazzo

        E’ vero, ci fregano, ma non sempre.
        Se avessimo le informazioni giuste non ci lamenteremmo e li manderemmo a quel paese. Il problema che ci pervade non è il “vittimismo cosmico”, ma la totale asimmetria informativa rispetto alle reali origini del Movimento.
        Tu le conosci per certo quelle origini, cara, colta e sagace amica DesEsseintes?
        Non credo…

        • DesEsseintes

          La cara, colta e sagace amic”a” Desesseintes ti invita a un incontro privato nel quale ti farà assaggiare un bel frutto tropicale dalla forma simile alla banana ma ricoperto di pelle umana scorrevole.

    • Ybodon

      questa è una cosa piuttosto ovvia.
      Chi non crede questo, non ha mai spiegato come sia possibile che esista un movimento con tale forza non calato dall’alto in un paese come l’italia dove non si muove una foglia che dio non voglia e in un paese come l’italia dove i servizi segreti americani (ormai sono cose note e non complottismi) hanno ucciso Aldo Moro per evitare la deriva socialista. (ovviamente potrei continuare con le stragi attribuite alla mafia etcetcetcetcetc)

    • Ybodon

      Nell’altro articolo ho fatto un commento a cui ancora non ho ricevuto risposta. L?ho fatto in altri forum e non ho mai ricevuto risposta:

      Dove sono tutte le personalità “di spicco e di spessore” all’interno del Movimento5Stelle, le stesse persone che dovrebbero contribuire alla ideazione dei programmi e che dovrebbero contribuire (a detta del movimento stesso) alla scrittura delle proposte di legge del movimento.

      Perchè ai convegni organizzati da D.Casaleggio partecipano personalità di spicco di ogni provenienza, ceto, cultura, professionalità etc. eppure il Movimento5Stelle dice di voler chiamare come ministri personalità esterne al movimento,

      perchè come rappresentatività del movimento ci sono dei ragazzi volonterosi ma non certo di spessore,

      perchè candidato presidente del consiglio c’è probabilmente il meno qualiificato DiMaio

      Perchè alle ultime elezioni in Sicilia non c’era nessun candidato di spessore ma anzi ragazzi di dubbia provenienza addirittura indagati il giorno dopo.

      Dove sono le personalità e le professionalità millantate dal movimento?

      • Pfefferminz

        Belle domande. L’eventuale risposta interessa anche a me. Tempo fa un utente qui su CdC diceva che i “ragazzi meravigliosi” sarebbero più facilmente manipolabili. Certo che ciò non lascia presagire nulla di buono.

      • Non mi sembra che Di Maio sia il meno qualificato, visto che non ha alcuna difficoltà a sostenere raffiche di interviste piuttosto faziose, da parte dei media, e nemmeno che l’indagato dei 5 stelle in Siclia, del resto subito sospeso da MoV, possa essere paragonato ai tanti impresentabili della lista di Mesumeci, che non decide, lo abbiamo capito tutti, decidono i Genovese, i Cuffaro, i Micciché, decidono tutte quelle persone che lo hanno comandato a bacchetta infischiandosene anche dei proclami e degli appelli che lui faceva per avere le liste pulite. E alla fine gli impresentabili ci sono nelle sue liste e ci sono in abbondanza. Quanto alle persone di spessore, ce ne sono tante nel MoV, o forse tu preferisci i Tremonti e i Salvini?
        http://www.ilblogdellestelle.it/chi_ha_distrutto_la_sicilia_non_merita_il_tuo_voto_lelenco_degli_impresentabili.html

        • Ybodon

          Io ho scritto qualcosa d’altro a cui ovviamente ancora non ho ricevuto nessuna risposta. Solo un ennesimo tentativo di sviare l’attenzione dall’elefante nella stanza……
          Dove sono tutti?

    • Lara Rossi

      Idem, con a capo poteri innominabili d’oltreoceano.

    • Alessandro Guardamagna

      A volte viene da pensarlo, anche dall’interno, nel momento in cui certe scelte nocive al MoVimento stesso sono reiterate negli anni senza realizzare le correzioni necessarie. Voglio però ancora credere che questo sia dovuto all’inesperienza di un soggetto politico che si sta ancora formando e “facendo le ossa”, e non all’intenzione di inficiare un reale progetto di cambiamento.
      Cordialmente

  • gianlu

    Il movimento 5 stelle è così tanto rivoluzionario che….nel 2018 molto probabilmente le elezioni le vincerà di nuovo Berlusconi e suoi compagni di merenda…
    Ma come si fa a paragonare la rivoluzione francese e la rivoluzione d’ottobre al movimento 5stelle?
    Se fossero stati davvero dei rivoluzionari avrebbero dovuto dimettersi tutti i senatori e deputati quando si formò il governo Letta.
    Questo sarebbe stato 8n gesto rivoluzionario!

    • Alessandro Guardamagna

      Se si forma la grande coalizione d’ammucchiata del “salviamoci tutti contro il M5S” può anche essere che vinca di nuovo mister B, salvo poi rinnegare alcuni dei compagni il giorno dopo.
      L’articolo non paragona direttamente la rivoluzione Francese e Russa al M5S, se non nei termini in cui sottolinea alcune differenze esistenti e rimarca che l’esperienza rivoluzionaria può compiersi e trasformare effettivamente e un dato contesto sociale solo se viene salvaguardata. Questo nel caso della rivoluzione francese e russa non è avvenuto e per il M5S è ancora presto per poterne parlare, proprio perché, a differenza di quanto avvenne per i giacobini in Francia ed i bolscevichi in URSS, il M5S non è arrivato al potere. I rischio è che però vi arrivi svuotato della sua carica rivoluzionaria/antisistemica se non corre ai ripari e risolve alcune storture interne – in primis il sistema di selezione dei candidati – che si trascina da anni.
      Il senso dell’articolo è invece dato dal prendere in esame alcuni aspetti del populismo presenti nelle esperienze rivoluzionarie e nel M5S, poiché, indipendentemente dalle origini diverse di tali eventi, il populismo emerge per tutti e tre, anche se in modo diverso.
      Cordialmente

  • gilberto6666

    Nel frattempo, per avviare la fase rivoluzionaria, Di Maio è andato a Washington.

    • DesEsseintes

      Vedi che roba?
      Invece di dichiarare guerra agli USA ci va a parlare.

      Almeno poteva annunciare che appena al governo avrebbe tirato fuori l’Italia dalla NATO…eh, cicciolo…? …che dici…?…cosí tanti tanti votare lui…
      Sei un grande genio della campagna elettorale a Gilbè…

      E tu cicciolo cosa voti?

      Ah, ti astieni?

      Bravo tesoro, bravo…

      Ragazzi, meno male che il popolo siete voi… 😀

      “Non hai capito…ahò il m5s so’ dei gatekeepers…ma che te credi che me ponno fregà a me…?…io nun ce vado a votà perché tanto è inutile a’ capitoooo?…se’…se se credono che moo buttano ar kulo a mme se stanno a sbajà…”

      Sí piccolino…ora dormi…sogna…ssssssssst…

  • Ronte

    Fa senso leggere e vedere immagini relative alle grandi rivoluzioni della Storia (tradite e non sconfitte) accostate al M5S. Per questo motivo preferisco non dilungarmi troppo nel commentare.
    Il M5s, nemico a parole di tutti i partiti, in realtà i suoi alleati li ha, mai tra le fila della sinistra, pur malmessa e ciondoloni, ma sempre con la destra più estrema, nemica dei sindacati (in quanto tali), nemica dei più poveri.
    Il M5S, il fascismo lo ha nei geni. Nel suo ‘antisemitismo’ reazionario, nel suo razzismo, nel suo sessismo, nel suo giovanilismo, nel suo sovranismo, nel suo qualunquismo, nel suo liberismo assassino verniciato di demagogia legalitaria e futurista.
    E’ il carrozzone putrescente della piccola-borghesia in revanche che, nei tempi di calma, ha fatto spola da Forza Italia (Gianroberto Casaleggio) alla Lega Nord (Grillo, e il suo Bossi ‘grande statista’), oggi si trova tutta sotto un logo nuovo (privato, rigorosamente), ma con le idee di sempre e con la stessa linea di classe: combattere la recessione e il debito finanziario, scaricandone tutto il peso sulle spalle degli ultimi, e alleggerendo il groppone della borghesia, senza toccare un soldo ai capitalisti.
    E’ la piccola-borghesia depauperata che ha scelto di ribellarsi da destra. Questo il motivo dei tanti proclami disattesi nei fatti da un partito che non mette in discussione nemmeno uno zero dei milioni e milioni di euro che il padrone ha il diritto di fare sullo sfruttamento dei salariati, questo il motivo delle alleanze coi peggiori partiti reazionari d’oltralpe (e in casa), questo il motivo per cui il movimento operaio e i comunisti rivoluzionari hanno nel M5S il più pernicioso nemico politico del momento, e nulla possono avervi a che fare, se non ciò che hanno sempre fatto contro tutta la borghesia, espropriatrice ed abusiva, e contro tutti i suoi partiti: resistenza e lotta di classe!

    • Cincinnato

      Analisi condivisibile per larghi tratti. La conclusione un po’ retro ne offusca il valore. Resistenza e lotta di classe non si fa con una “sinistra malmessa e ciondoloni” e neppure da soli…. Effettivamente il mov. 5* offre un’opportunità al potere di cambiare, se necessario e conveniente, spalla al fucile. Ma, pur essendo una creazione in vitro, sfrutta il malessere presente nel corpo sociale di cui è complice anche “la sinistra malmessa e ciondoloni” che, ben prima dell’89 si era piegata, sul terreno delle politiche economiche e sociali, al Tina della Thatcher per poi, dopo la rotta del’89 e la crisi del sistema di potere dc del ’92 passare, armi e bagagli, cioè, gruppi dirigenti larghi e ristretti, nel sistema di potere consociativo che si sovrapponeva al vecchio. Dalla “diversità” Berlingueriana si passava alla “contaminazione” Dalemiana fino ad arrivare al Veltroni che non era mai stato comunista! Il risultato è stato staccarsi da quella parte di popolo che si voleva affrancare dal potere capitalista e che si spingeva nel disimpegno rancoroso e/o nelle braccia di un qualunquismo del tanto sono tutti uguali. Grillo e Casaleggio hanno sfuttato il momento ma il mov. si trova nella delicata situazione di dover fare il passo successivo, dallo sfruttare l’onda qualunquista ad assumere un profilo e una credibilità di governo. Il movimento dell’Uomo qualunque di Giannini nell’immediato dopoguerra non ci riusci’ e sparì. Le premesse perché si ripeta per Grillo ci sono tutte e non per “la resistenza e la lotta di classe”.

      • Come potrebbe fare il MoV ad assumere un profilo e una credibilità di governo, se neppure ci saranno le condizioni giuridiche che gli permetteranno di accedere alla stanza dei bottoni? senza considerare il fatto che per vincere con il Rosatellum bisogna allearsi e nello stesso momento in cui ci si allea, si tradisce l’essenza ontologica del MoV, che ha sempre affermato l’impossibilità di qualsiasi alleanza, pena la contaminazione con forze politiche non rivoluzionarie, e comunque estranee alle dinamiche evolutive della propria storia.

      • Ronte

        E chi ha scritto di rivoluzionare con questa sinistra ciondolante o da ‘soli’. La rivoluzione si teorizza, organizza, si sviluppa…Le situazioni danno nello stesso tempo i suggerimenti opportuni…Se poi per spalla al fucile si intendono le bravate, in ordine di tempo: Il sig. Spada che a Olbia invita a votare i pentastellati, oppure gli indagati che saltano via via fuori come funghi, beh allora siamo a posto…
        Sai perchè tutti quei movimenti ‘anti’ che si sono espressi in Europa negli ultimi anni (Spagna, Francia, Grecia…) hanno fallito? Perchè è venuta meno la lotta di classe con alla guida una direzione politica dagli obbiettivi rivoluzionari…
        Tenete presente, o voi che insistete a guardare ai 5stelle, il gesto del sig. Grillo: Braccio alzato in stile romano. e buttato lì a mo’ di scherzo, ma comunque presentato, sul finire dei suoi spettacoli e monologhi cialtroneschi.
        E tenete altresì presente tutte quelle figure istituzionali del M5S che si sono distinte per essersi fatte fotografare vicino al busto di Mussolini, presentate a commemorare i morti della Repubblica di Salò, aperto le porte a CasaPound, eccetera eccetera…
        Attenzione gente, attenzione!

    • Alessandro Guardamagna

      Il pensiero è libero, ma visto che questi sono spazi riservati ai commenti, se non commenta di cosa scrive? Monologhi su quanto sarebbe bello avere le rivoluzioni in piedi “tradite e non sconfitte” giocando con le parole?! Niente di personale, ma gli slogan li possono citare tutti, ma se non contribuiscono all’analisi – storico-politica in questo caso – non servono, anche se magari sono utili nei comizi.
      I fatti sono che Napoleone e Stalin hanno in gran parte liquidato l’eredità delle rivoluzioni, a cui formalmente hanno aderito, e dato origine a processi contro-rivoluzionari. I fatti sono che le due rivoluzioni analizzate e il M5S hanno/hanno avuto una carica populista, almeno per certi aspetti. Questo è desumibile da fonti primarie e dai commenti forniti da fonti secondarie. A lei tutto ciò può far senso – a me fa senso il fascismo ad esempio, anche di coloro che apparentemente la pensano come me – ma perché il suo argomentare acquisti un senso autentico dovrebbe, almeno per logica, citare fatti che dimostrino il contrario di quanto l’articolo asserisce. Premesse, svolgimento, conclusioni, il tutto supportato da riscontri. Al di fuori di questa logica il resto vale poco.
      Cordialmente

  • johnny rotten

    Quando al premier cinese hanno chiesto qual’è stato l’impatto della rivoluzione francese sulla storia, ha risposto che è ancora troppo presto per dirlo, l’ansia di voler conoscere subito la portata degli eventi ci fa dimenticare spesso che si tratta solo di piccoli terremoti, all’interno della dinamica delle placche, il vero motore della storia, che agisce su scale temporali troppo lunghe perchè in una manciata di generazioni se ne possa capire gli esiti.

    • Alessandro Guardamagna

      Senza voler negare l’importanza dei fenomeni climatici come motori dei cambiamenti storici, visto che non siamo materiale inerte, qualcosa nell’attesa di un terremoto o di un asteroide stile Tunguska alla decima potenza dovremo pur tentarlo per capire.
      Cordialmente

  • Alle considerazioni di Alex Guardamagna, vorrei aggiungere altre riflessioni, infatti le proposte del M5S vanno in una direzione ben precisa, che non tutti hanno completamente compreso, si tratta di una rivoluzione prima culturale e poi tecnologica. Gli eletti devono comportarsi da semplici portavoce, il loro ruolo è un servizio fatto alla cittadinanza, il loro compito è quello di mantenere gli impegni con chi li ha votati. In caso contrario dovrebbero essere sfiduciati. Perché la rivoluzione venga attuata a pieno titolo, necessitano delle modifiche costituzionali: introduzione del referendum propositivo senza quorum; obbligatorietà della discussione parlamentare delle leggi di iniziativa popolare; elezione diretta del candidato che deve risiedere nel luogo nel quale si presenta; abolizione del voto segreto; introduzione del vincolo di mandato. Infatti come mai la piattaforma elettorale del MoV si chiama Rousseau, è presto detto … il filosofo illuminista, nella sua opera più famosa, «Il Contratto Sociale», sostiene chiaramente che la sovranità è patto sociale, che gli uomini stringono tra di loro per autogovernarsi.
    Perché Grillo insiste nel non voler allearsi con nessun’altra forza politica? Perché insiste nel dire che il M5S governerà solo quando avrà raggiunto il 100% dei consensi? Non si tratta di battute visionarie ma di concetti nuovi, che, rivelano una precisa visione rivoluzionaria della politica e del mondo.
    J.J. Rousseau: «La sovranità non può essere rappresentata per la stessa ragione per cui non può essere alienata; la volontà non è soggetta a rappresentanza. Ogni legge che il popolo in persona non abbia ratificata è nulla. Il popolo pensa di essere libero, ma si inganna; appena i suoi rappresentanti sono eletti questo è schiavo, è un niente (…)».
    Il pensiero di Rousseau però fu tradito dagli stessi rivoluzionari. Il grande tradimento, che ancora oggi perdura nell’articolo 67 della nostra costituzione e in quasi tutte le costituzioni del mondo, consiste in questo: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato».
    Infatti già nella seduta del 23 giugno 1789, il re Luigi XVI si rese conto del rischio di tale vincolo, quindi offrì in cambio di cedere su due importantissime istanze del Terzo Stato: la libertà di stampa e il controllo delle imposte.
    Quindi in questo consiste la “Rivoluzione del M5S”: democrazia diretta, uso della rete, vincolo di mandato, no rimborsi elettorali, no finanziamenti pubblici ai giornali, attività politica intesa come servizio, sovranità del popolo, max due mandati elettorali, incandidabilità dei condannati, codice etico autoreferenziale. Riuscirà il MoV a realizzare la sua rivoluzione?

    • Mario Poillucci

      Ciò che tu sostieni, Rosanna, è semplice, essenziale, trasparente, esaustivo! Non è concesso o possibile essere di parere opposto e contrario a patto che non si faccia parte di qualche ”partito” cui siamo stranamente assuefatti forse per lotofagìa oppure per connivenza complice! Riuscirà il M5S a realizzare la sua RIVOLUZIONE? Bella domanda! Forse altrove, in un mondo parallelo, alternativo la risposta sarebbe SI’ ma in italy, con la qualità media del ”cittadino” italiota tutto teso al proprio ”particulare” per cui ”sol nel privato è tutto bello” mentre del generale interesse, nel riscatto dei valori comuni, poco o nulla cale ebbene tutto ciò è disperante! Ciononostante è ns dovere morale in primis, democraticamente inevitabile, socialmente necessario adoperarci per realizzare quella rivoluzione talmente spontanea e doverosa al punto che chi la contesta firma la sua stupida e corrotta condanna a morte lenta e disonorevole!Ciao Rosanna e chi non vota M5S ”peste lo colga”!!

      • Pienamente d’accordo con te, anche perché il governo piddino, al potere grazie ad una legge elettorale incostituzionale, con voto di fiducia ha sfornato un’altra legge incostituzionale per il grande inciucio, a conferma della vocazione golpista del Pd renziano. La legge è stata studiata appositamente per impedire alla vera opposizione di andare al potere, imponendo il finto bipolarismo liberista Pd-FI e garantendo così a una casta corrotta, totalmente inetta e ampiamente squalificata altri anni di lucrosi affari, fino al punto di non ritorno oltre il quale nessun nuovo governo avrebbe la possibilità di risanare la situazione. È un momento decisivo per il futuro del nostro paese e occorre scegliere da che parte stare, perché in questi casi, chi si defila, si astiene o se ne lava le mani, con distaccato cinismo o appellandosi a supremi ideali, sta concretamente appoggiando la casta e sarà corresponsabile del regime che instaurerà.

        • Cincinnato

          Questa legge elettorale fa schifo! È vero che anche per me è incostituzionale! Sono d’accordo anche che prefiguri il grande inciucio! Però con il 40, 42% dei voti validi si ha la maggioranza assoluta. Per il mov. che aspira al 100% che problema c’è? O con le boutade di Grillo si prendono un bel po’ di voti dal malessere qualunquista ma non si sfonda nell’area del malessere sociale che si è rifugiato nella critica astensionista e non si ha ancora l’imprimatur necessario nonostante il viaggio a Washington, l’attacco al sindacato, le posizioni neoliberali in economia ecc.ecc.

          • Siamo alle solite, come ho detto prima in un altro commento, il potere “logora chi non ce l’ha” … l’opposizione è sempre danneggiata dal sistema mediatico e politico dominante, perché le si affibbiano colpe di inconcludenza e mancata efficienza, che non ha e che una forza di opposizione non può nemmeno ampiamente smentire, dovendo subire limiti di governabilità.

        • manicomiopp

          Ad Ostia col 66% degli astenuti han vinto i grillini. In Sicilia nelle politiche 2013 i 5s avevano il 33% mentre alle ultime regionali il 26.

          • Il MoV in Sicilia non ha mai governato, se non in piccole realtà, quindi sappiamo bene che il potere “logora chi non ce l’ha” … l’opposizione è sempre danneggiata dal sistema mediatico politico dominante, perché le si affibbiano colpe di inconcludenza e mancata efficienza, che non ha e che una forza di opposizione non può nemmeno ampiamente smentire, dovendo subire limiti di governabilità.

    • Oscar Magnani

      Mi trova d’accordo su tutte le proposte da lei elencate, tranne l’introduzione del vincolo di mandato. L’assenza di tale vincolo é la garanzia della protezione del voto popolare nel caso in cui un partito, o movimento, tradisca la volontá popolare: in quel caso specifico é un DOVERE del parlamentare uscire da quel partito e continuare a rappresentare i suoi elettori in altre istanze dell’arco parlamentare.

      • Scusami Oscar, ma è esattamente il contrario, perché è proprio il vincolo di mandato a garantire il rispetto per il voto elettorale, se manca quello ogni parlamentare si ritiene libero di farsi gli affari propri, anche continuando a seguire il proprio partito, che tradisce sistematicamente la volontà popolare, che lo ha votato seguendo un PROGRAMMA quotidianamente disatteso. Così come vediamo accadere quasi sempre, visto che i programmi elettorali non vengono mai rispettati. Al contrario se esistesse il vincolo di mandato il parlamentare sarebbe costretto a rispettarlo, insieme al proprio partito, diversamente si dovrebbe dimettere e passare ad un altro partito. Invece vige sovrano il trasformismo, vera e propria disgrazia della politica italiana.

        • Oscar Magnani

          Mettiamola giú semplice, sempice:
          – CON il vincolo di mandato il potere ce l’ha il partito
          – SENZA il vincolo di mandato il potere ce l’ha il parlamentare

  • gix

    Il paragone fra rivoluzioni posto dall’articolo, benché curioso stimolante, è un po’ temerario, se non altro perché è cambiato profondamente il popolo, almeno in occidente. Senza stare ad elencare le differenze, si dovrebbe rimarcare il fatto che il M5S la sua rivoluzione la sta facendo con gli unici mezzi possibili in una società come quella odierna in un paese occidentale, come l’Italia, dove certamente non ci sono più armi pronte, bastoni, baionette, olio di ricino e tutto l’armamentario classico; questo senza dimenticare chi poi normalmente è a capo delle rivoluzioni e le stimola, cosa che meriterebbe uno studio a parte. Peraltro dire, come si afferma ogni tanto qua dentro, che il M5S sarebbe fisiologicamente di indole Fascista, è forse ancora più imbarazzante di chi sostiene che il PD è il partito della sinistra, magari operaia. A parte che l’operaio è ormai una razza in via di estinzione, sarebbe interessante vedere in quale partito rivoluzionario ha trovato più o meno rifugio, e per farlo potrebbe essere utile una piccola ricerca su come si è collocato per zone il voto alle ultime elezioni comunali a Roma. Magari si scopre che il PD ha vinto a mani basse ai Parioli e nei quartieri ricchi di Roma Nord, mentre il M5S ha fatto il pieno nelle enormi periferie proletarie come Tor Bella Monaca, alla faccia di tutti i possibili voti di scambio.

    • Hai ragione gix, peccato che il mantra pensiero sia solito affibbiare al MoV l’etichetta di liberista, perché Di Maio va a Cernobbio o va a Washington … intanto sono gli unici che dove governano non privatizzano i servizi ma appena possono li internalizzano, poi quando tagliano, lo fanno sui manager e sugli sprechi, magari per salvare le aziende pubbliche e i loro servizi, cercando di salvaguardare il più possibile i posti di lavoro. Ma naturalmente quando succedono queste cose, sui media cala un silenzio assordante.

  • Giuseppe Dezio

    ma da quale bignami di bancarella, provengono queste simpatiche note?

    • Alessandro Guardamagna

      Se si riferisce all’articolo, la bibliografia principale è citata. Si tratta di bignami in lingua italiana e foresta, che non so se lei possiede. Mi permetto di consigliarglieli per future letture, tra un commento e l’altro.
      Cordialmente

  • Primadellesabbie

    Mi é difficile immaginare una rivoluzione utile a partire da appuntamenti a Via Veneto o da viaggi in America.

    • Non credo sia sostanziale il concetto di utilità, quanto di possibilità. E’ possibile fare una rivoluzione pacifica e gentile? O forse è meglio parlare di riformismo? Allora sorge spontanea un’altra domanda: l’opposizione può fare riforme, o la prospettiva è soltanto prerogativa delle forze politiche al governo?

      • Primadellesabbie

        Rosanna, qui é stato imposto uno stile di vita alieno, interrompendo la dinamica di sviluppo del popolo del quale facciamo parte, e sono servite le bombe e qualche delitto perché gli altri strumenti utilizzati, televisione, giornali, organizzazioni inconfessabili, film, istruzione mirata, partiti fasulli, quinte colonne, corruzioni varie, fin lì non erano bastate.

        Io parto da questa constatazione.

        A questo punto é comparso un popolo nuovo, con costumi preconfezionati altrove, che ha spodestato i suoi intellettuali (quelli sopravvissuti), sostituendoli con oggetti di consumo (umani, con nomi e cognomi) che da allora occupano la scena ed ispirano la cultura (sic).

        Che fare? Direbbe qualcuno.

        Prima di tutto guardarsi da quelli delle bombe e da chi va a chiedere lumi e dritte (e magari a ricevere qualche incarico) proprio lì.

        • Di rivoluzione bolscevica ce n’è stata una, e ci è bastata mi sembra, non tanto per le idee propulsive iniziali, quanto per la sua metamorfosi successiva, da dittatura del popolo a dittatura di un solo partito … quindi io andrei per gradi e mi accontenterei di fare una rivoluzione di basso profilo, ma di intensa potenzialità, per far riprendere l’economia italiana, recuperare il welfare, il lavoro, i servizi e il benessere collettivo … non credo si possa fare la guerra agli Usa e alla Nato, perché il MoV non è così forte e potente.

          • Primadellesabbie

            Non capisco perché tiri in ballo i bolscevichi, ma una ragione ci sarà, e ancora di meno, ma qui dovrei dare delle spiegazioni io, capisco perché tu voglia fare ripartire l’economia italiana.

            Qui é scomparsa la cultura che faceva capo al popolo italiano e tu vuoi rimettere in moto l’economia? Per chi? Perché?

            É proprio l’economia,”questa” economia che ha determinato la scomparsa della nostra cultura, e tu vuoi rimetterla in moto?

            Tu sei una persona generosa, Rosanna, e scusami se mi permetto un apprezzamento personale, ma prendi fiato per un momento.

            É la cultura di cui ci dovremmo preoccupare, e se recuperi quel caposaldo, non servirà la guerra agli Usa e alla Nato, e l’economia seguirà, nella forma adatta a quella cultura.

            Tutto il resto sono le pezze su un vestito logoro di evangelica memoria.

          • La cultura è irrecuperabile nel tempo della postmodernità, tutto quello che è post è sinonimo di decadente, dopo le grandi narrazioni, dopo i grandi eventi, la cultura di oggi si accontenta di citazionismi esasperati, perché non ha più nulla di nuovo da dire , la condizione culturale tipica del capitalismo in crisi, dove le dimensioni planetarie dell’economia e dei mercati finanziari sono stati globalizzati, segnata dall’aggressività dei messaggi pubblicitari, dai simulacri della televisione, dal flusso ininterrotto delle informazioni sulle reti telematiche, dall’egemonia delle multinazionali in campo economico, dalla perdita di potere rappresentativo democratico dei parlamenti. Quale cultura vorresti recuperare in questo tempo malsano? Ci ha provato un tale dotato di grande genialità immaginativa, che ci ha scritto ben sette volumi, per recuperare il tempo perduto, ma nemmeno lui ce l’ha fatta.

          • Primadellesabbie

            E allora perché dovremmo agitarci?

            Se é come dici tu ci daranno una parte da recitare, con tradizione à la carte prevista nel menù, come l’altra volta col dittatore (e sembra che anche il re fosse della partita) a libro paga dei burattinai, ci faranno lavorare come esaltati, poi una bella batosta per rompere tutto, e si ricomincia!

            Questa volta stesso copione con sfondo democratico (la prima rappresentazione ha già avuto luogo e hanno appena ritirato gli incassi)?

            Cara Rosanna si deve cambiare gioco, almeno provarci, se ne siamo capaci.

            (e per cominciare rimettiamo tutti i Di Maio nella rimessa degli attrezzi spuntati.)

  • a-zero

    Boh, anche a me questi paragoni sembrano proprio campati in aria.

    La rivoluzione francese e la rivoluzione russa comunque ebbero delle cause in una rivoluzione sociale che le cui tensioni scaturivano da un cambiamento del modo di produzione.

    La rivoluzione francese muoveva dall’ascendente borghesia contro il morente antico regime aristoratico e quella in russia, da non confondere con il consolidamento politico dell’ottobre, cominciò dalla fine del ‘800, passando per il 1905 e con il febbraio del 1917.

    In Russia furono i soviet il soggetto vincente della rivoluzione sociale, cioè la capacità degli operai dell’industria pesante russa di auto-organizzarsi. Lenin, il volpone, ne intuì benissimo la potenza e ne imbrigliò le potenzialità portando la classe degli operai industriali al monopolio politico sulle altre classi. Tuttavia l’idea dei soviet non era inizialmente limitata alla funzione burocratica e politica formattata da Lenin, ma riguardava un metodo di autorganizzazione sociale dal basso.

    L’intervento politico, la rivoluzione politica, leninista (in verità seguendo la dottrina politica marxista della dittatura di una classe) forse fu un qualcosa di tremendamente malvagio ai fini dell’emancipazione sociale generale, in quanto impedì una armonica evoluzione fra i diversi apparati produttivi (agricoltura e industria) portando alla dittatura politica ed economica dell’industria sull’agricoltura. Purtroppo le cose dovevano andare così e la rivoluzione fece emergere i bolscevichi che controllando i soviet seppero organizzare meglio l’apparato produttivo bellico in un situazione bellica, sempre emergenziale.

    Arrivare a fare paragoni all’Italia di oggi? Boh. Il PD e una cosa in decomposizione che non si sa cosa più rappresente, berlusconi rappresenta le vecchie mafie e il M5S rappresenta la piccola borghesia.

    I subalterni italiani forse farebbero meglio a pensare ad un auto-superamento in primis economico e smetterla con la dialettica con le altre classi, che tanto è sempre la dialettica dell’uccello padulo.

    Ovviamente un conto è scriverlo auto-superamento, un altro è farlo. Io per me lo so. Ma di sicuro non mi metto a immaginare organizzaizoni rappresentative e politiche per milioni di subalterni, che in quanto rappresentati resterebbero tali.

    Se poi, per miracolo, la si finisse di farsi prendere per i fondelli, cominciando a prendersi materialmente quel che serve, anche nelle fabbriche, non sarebbe mai troppo tardi.

    Purtroppo questo è solo il vano, inutile, rituale augurio collettivo di un indviduo.

    Chi fa da se fa per tre, senza dover aspettare il resto del gregge perso nelle astrazioni politiche e nelle pantomime elettorali o, peggio, iscriversi alla prima cosca di quartiere.

    • Alessandro Guardamagna

      L’intervento si basa su fatti e su fonti primarie e secondarie indicate nella bibliografia, quindi di campato per aria non vi è nulla. Eventi che sono avvenuti in decine di anni vengono condensati in 15 minuti ed è inevitabile che alcuni contenuti debbano essere lasciati in secondo piano rispetto ad altri. Attenzione, perché non si tracciano paragoni con il quadro politico italiano contemporaneo, ma si prendono in considerazione gli aspetti re. il populismo presenti nell’ascesa del M5S.

      • Ybodon

        quelle rivoluzioni sono state i cambiamenti di pelle dello stesso potere. i cinquestelle rappresentano un nuovo modo di fare politica apparentemente piu democratico e diretto e sono certamente all avanguardia. questa é la nuova rivoluzione, il potere cambia ancora pelle.

      • a-zero

        Grazie dell’attenzione.

        Non mi riferisco a come hai dovuo condensare gli eveni. Cerco di spiegare il perchè della mia definizione di “campato in aria”. Con questa locuzione mi riferisco, in metafora, proprio alla “campata” di un ponte.

        Tu hai basao il primo pilone del tuo “ponte” discorsivo nel 1789 in Francia e il secondo pilone nel 1917 in Russia. E secondo me sta bene, due rivoluzioni sociali con epifenomeni rispettivi in due rivoluzioni politiche.

        Io ho puntulizzato la relazione fra mutamento nel modo di produzione e ascesa di una classe rispetto alle altre.

        Continuando il discorso (tuo) mi manca la base per il terzo pilone in Italia nel 2018 se la base la si identifica nel M5S.

        Primo perchè la categoria “populismo” oggi è nata come dispositivo di repressione/misticazione semantica ad uso dello spettacolo politico. Per me non signiica quasi niente a meno che non andiamo prima a definire le accezioni di significato dle lemma “popolo”. Identificate tale accezioni magari ne facciamo un’analisi filosofico-politica e poi torniamo ad usare i le parole ‘popolo’ e ‘populismo’ come meglio crediamo.

        Secondo perchè il M5S fa parte del sistema istituzionale vigente (formale e sostanziale) e della società dello spettacolo politico relativa e non mi è chiaro quali interessi di classe relmente sta rappresentando.

        Magari puoi, potete, possiamo fare un ulteriore passo e chiederci se il M5S rappresenta un qualche segmento sociale italiano attivo, il quale ceto è attualmente in grado di agire nel modo di produzione avendo realmente in mano degli strumenti cognitivi e materiali per farlo, anche a dispetto delle disposizioni di potere già consolidate.

        Ovviamente per me rappresentare non vuol dire prendere voti, nè essere rappresentati vuol dire andare a votare. Rappresentare vuol dire fare poi atti effettivi vigenti a favore di qualcuno gruppo, segmento o classe.

        Terzo, i primi due piloni del tuo discorso sono poggiati su rivoluzioni (sociali e politiche). Per poggiare il terzo pilone non saprei oggi dove trovare rivoluzioni qui ed ora.

        • Alessandro Guardamagna

          Buongiorno,

          Ammetto che trovo la sua spiegazione iniziale sulla campata del ponte ai limiti della plausibilità, ma non intendo fare processi alle intenzioni per cui l’accetto visto che lei la presenta come tale.
          Quella che lei identifica è la struttura che attribuisce all’intervento, e capisco i presupposti da cui parte, che però non sono quelli da cui sono partito nel pensarlo e strutturarlo. In linea con il titolo della conferenza in cui l’intervento è stato presentato, a me interessava sottolineare gli elementi populistici che si ritrovano nella rivoluzione Francese, in quella Russa e
          nell’ascesa del M5S in Italia, dimostrando come alcune aspirazioni populiste nelle prime rivoluzioni inizialmente realizzate siano state poi negate dalle controrivoluzioni condotte da Napoleone e Stalin. Per il M5S ho lasciato una parentesi aperta sul futuro facendo alcune considerazioni su quanto fatto di rivoluzionario e di meno rivoluzionario finora.

          In realtà in nessuna delle due rivoluzioni Francese
          e Russa vi è stata l’ascesa definitiva di una classe sfruttata per secoli che ha infine spodestato la classe sfruttatrice e consolidato la propria posizione. Se osserva i fatti emerge chiaramente una fase iniziale in cui le masse
          tradizionalmente escluse dal potere lo hanno reclamato, e tramite i propri rappresentanti in parte anche gestito,ma poi la controrivoluzione ha fatto sì che nel breve-medio termine i tradizionali detentori del potere – i ricchi, gli arricchiti, i nobili o coloro che li hanno sostituiti – abbiano ristabilito la continuità con la situazione pre-rivoluzione.

          Come indicato nell’intervento il M5S, a differenza dell’elemento rivoluzionario di rottura in Francia ed in Russia, ha accettato il sistema politico istituzionale, correndo tuttora il rischio di istituzionalizzarsi prima di arrivare al governo.

          La distinzione per classi per individuare una classe come motore della rivoluzione non so fino a che punto si possa applicare in Italia oggigiorno. Vi sono i poveri, Italiani e stranieri, che continuano ad essere tali o sempre più poveri, sfruttati da un sistema massonico-capitalista con ramificazioni internazionali che, per mantenersi, li vuole tali. Vi sono coloro forse meno poveri ma che non gestiscono il potere e vedono l’inesorabile avanzata del capitale neoliberista che conferma un sistema di interessi consolidati che vogliono il mantenimento dello status quo al prezzo di azzerare diritti e demolire popoli, e contro tale aberrazione disumana e anti-democaratica cercano di opporsi e reclamano il ritorno a principi di autentica democrazia, dove responsabilità vuol dire condivisione, politica in primis rappresentanza ed onore nel servire una comunità e non arricchimento personale, e ad azione corrisponde reazione. Il M5S incarna tale idea ed azione oggigiorno in Italia. Se riuscirà a realizzarla oppure no resta da vedere.

          La ringrazio per il commento che ha espresso in cui ho trovato punti interessanti.

          Cordialmente

  • La rivoluzione avviene senza che ce ne accorgiamo. È davanti ai nostri occhi ma l’inflazione dei cambiamenti e l’assuefazione alle notizie non ce ne fa rendere conto.uomini che sposano uomini e hanno bambini da donne pagate, cani che hanno maggiori diritti delle persone, stipendi senza lavorare, donne che mandano in rovina uomini semplicemente parlando…… In confronto le tangenti ai partiti che hanno creato la seconda repubblica sono quisquilie. La superficialità con la quale guardiamo le cose che cambiano mentre cerchiamo qualcosa altro da cambiare ci impedisce di guardare lontano e capire bene cosa stiamo facendo. Siamo schiavi del cambiamento.
    Siamo avidi di cambiamenti a causa del consumismo che ha raggiunto la fonte del nostro pensiero.

    • Primadellesabbie

      Una nemesi? La vendetta di una ragione che ci sfugge?

      Eravamo diventati ricchi perché volevamo essere soprattutto ricchi, tutti, senza domandarci perché, forse solo perché prima eravamo poveri, o meglio eravamo organizzati in modo che chi era ricco facesse sentire la povertà agli altri, gliela rendesse insopportabile.

      Abbiamo usato la ricchezza per rovinare e compromettere l’equilibrio di tutto quello che ci circonda, disinvoltamente, e nella corsa abbiamo sdoganato lo squilibrio che alberga dentro di noi, e anziché tenerlo a bada, come abbiamo sempre cercato, adesso vorremmo sfidarlo, usandolo per finalità meschine che pretendiamo sublimi.

  • Pfefferminz

    Caro Guardamagna, io ho qualche difficoltà a capire che cosa tu intenda per “populismo”. Attualmente il termine viene usato, correggimi se sbaglio, per discreditare un movimento o un partito costituito. Il populista è colui che inganna le persone, colui che dice agli altri quello che vogliono sentirsi dire.
    Tu parli di “spinte populiste” riferendoti, penso, al popolo che articola le proprie esigenze. Inoltre parli di “esaltazione demagogica delle capacità e dei bisogni delle classi popolari”. Penso che tu voglia anche dire che i promotori, coloro che inizialmente si sono messi alla testa dei movimenti rivoluzionari si siano fatti carico di portare avanti la causa del popolo. Ebbene, se è così, ho dei forti dubbi che questo sia accaduto. Dopo tutto quello che ho letto qui su CdC, l’impressione che ho ricevuto è che, già dall’inizio, non ci sia stata l’intenzione di agire a favore del popolo. Mi ricordo di un utente che consigliava di guardarsi le statistiche dell’epoca dalle quali risulterebbe un peggioramento dello standard di vita della popolazione dopo la rivoluzione.
    Apprezzo comunque comunque il tuo approccio ad un tema senz’altro importante.
    Secondo me sarebbe altrettanto importante sottoporre ad una analisi stringente le circostanze che hanno portato alla “capitolazione” di Tsipras in Grecia, perché questo potrebbe diventare un pericolo reale.

    • Alessandro Guardamagna

      Le osservazioni che ha fatto sono corrette sia per quanto riguarda l’uso del termine populismo, sia il significato che tale termine ha nell’articolo quando parlo delle modalità in cui le aspirazioni del popolo si sono concretizzate in pratica, in azione, in obiettivi raggiunti dalla rivoluzione. Per fare esempi che rimandano ai fatti, re. il significato screditante del termine “populismo” basti pensare a come i media – specialmente quelli allineati con i poteri forti dello stato ed i partiti di governo – lo impieghino oggigiorno per colpire chi porta avanti programmi tesi ad andare incontro a bisogni o diritti del popolo. Se ad esempio si osa parlare del fatto che il popolo italiano dovrebbe essere consultato in materia di sovranità monetaria, e decidere se continuare ad adottare l’euro oppure no, la semplice proposta viene bollata come populista e demagogica.

      Sul versante invece dell’azione rivoluzionaria non credo che il popolo sia stato tradito dalla rivoluzione e da coloro che se ne fecero carico, almeno nel suo percorso iniziale. Mi limito al caso della Francia del 1789. La presa della Bastiglia è dalla storiografia tradizionalmente citata come un evento epocale; in realtà militarmente parlando si tratta di un fatto molto modesto, senza con questo voler disconoscere il pericolo per coloro che rischiarono la vita esponendosi alle fucilate. Simbolicamente invece, grazie alla propaganda, diventa uno spartiacque che alimenta ad infinitum il mito della rivoluzione. Molto più significativo della presa della Bastiglia in termini concreti è l’abolizione del sistema feudale, che avviene nell’Agosto di quell’anno. L’aspirazione alla libertà di tutti i
      contadini costretti al servaggio, della canaglia, era da sempre vista come un’assurdità dai detentori del potere – clero e nobili – ma tale aspirazione, legittima, si realizzò.
      Il senso ultimo della Rivoluzione Francese fu quindi la distruzione di quell’apparato politico che dal medioevo aveva regnato sulla Francia – ed in senso lato sul resto d’Europa – e la sua sostituzione con un ordine sociale più giusto, “basato sull’eguaglianza delle condizioni” per citare de Tocqueville. La rilevanza socio-politica di tale azione, che non sarebbe stata possibile senza la rivoluzione, fu immensa e portò de facto alla libertà di milioni di persone da
      vincoli di mero sfruttamento. Non posso pensare che tale evento non abbia
      rappresentato un vantaggio per le masse Francesi della seconda metà del XVIII
      secolo, seppure queste nuove schiere di liberi finiranno poi per divenire carne
      da cannone nelle armate napoleoniche di lì a pochi anni, per servire, sotto l’egida
      di una parvenza rivoluzionaria, gli interessi di un uomo solo. Siamo a quel punto, però, ormai agli antipodi della rivoluzione.

      Cordialmente