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Rendere di nuovo grande la Cina – Riorientare l’Europa

DI DEENA STRYKER

journal-neo.org

Nel 1820, l’economia cinese era la più grande del mondo, come lo era da secoli. Poi le Guerre dell’Oppio, iniziate dall’Impero Britannico, hanno imposto l’oppio indiano al Paese. Verso la metà del secolo, la dinastia Qing era stata così indebolita che la Cina si trovava a un passo dall’essere fatta a pezzi dalle potenze coloniali, come è stato per l’Africa. Costretta a commerciare in modo sleale con il mondo, la quota di PIL totale della Cina si era dimezzata.

Facendo un salto in avanti, mentre la Gran Bretagna, il cavallo di Troia d’America in Europa cerca di disimpegnarsi mantenendo la sua integrità, il primo Paese d’ Europa [Francia] è destinato ad aderire al mega-progetto più grande di sempre a livello mondiale, pianificato e attuato dalla Cina.

La Cina non solo è passata dall’essere “il malato d’Asia”, al surclassare tutte le tigri ai suoi confini e al fare investimenti negli Stati Uniti e in Africa. Ora determina il futuro dell’Europa. Come si addice a un Paese con una storia plurimillenaria, i piani per il progetto Belt and Road, che sta trasformando il continente eurasiatico in un’unica entità, non si sono materializzati da un giorno all’altro. Hanno avuto avvio nel 2011, sotto il Presidente Hu Jintao, quando la Cina ha fatto profferte, non ai maggiori Paesi europei, ma a sedici Paesi che storicamente hanno avuto ruoli minori. All’epoca, vi erano inclusi undici Stati membri dell’UE, Polonia, Romania, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Ungheria, Repubblica Ceca, [Croazia], Estonia, Lettonia, Lituania e cinque Paesi balcanici non ancora membri: Albania, Bosnia ed Erzegovina, Bulgaria, [Macedonia], Montenegro.

(In realtà, il nucleo del 16 + 1 esisteva già: in seguito al loro ritorno all’indipendenza, nel 1991 la Repubblica Ceca, la Slovacchia, l’Ungheria e la Polonia avevano fondato il quartetto di Visegrad per difendere gli interessi dell’Europa centrale). Avanzando rapidamente, nel 2012, la Cina ha avviato il Chinese-Central European Countries (CEEC) Business Council, che nel 2015 è diventato il 16 +1 (Cina).

Mentre i Paesi baltici adempiono al loro dovere nella NATO di mettere in guardia l’Europa che la Russia ambisce alle sue industrie, il progetto da un trilione di dollari della Cina, che estende il cuore dell’Eurasia fino all’Atlantico, suscita molte preoccupazioni negli Stati Uniti. Opportunamente, l’Italia di Marco Polo è il primo grande Paese europeo –che va contro corrente– ad aderire alla Nuova Via della Seta. Con i suoi trenta porti marittimi, anziché alla porzione terrestre del progetto da mille miliardi, l’Italia è attratta dalle nuove strutture portuali del piano, nella parte africana del progetto. Mentre la Cina è accusata dall’Occidente di perseguire guadagni commerciali, dal momento che il porto principale del Pireo attiguo alla Grecia, acquistato da un’azienda cinese nel 2016, ha avuto incremento quintuplicato di attività.

Trent’anni fa, l’UE era considerata la migliore speranza dell’Europa per sconfiggere un’eredità di conflitti, che aveva condotto gli Stati Uniti in suo soccorso due volte in un secolo. Ma in una delle più grandi ironie della storia, a partire dal 2015, le guerre statunitensi in Africa e nel Medio Oriente hanno costretto l’Europa a lasciare spazio a un gran numero di persone di colore. Mentre la popolazione britannica lotta per riconciliare il suo desiderio di rimanere un avamposto bianco con la prospettiva di essere tagliata fuori, oltre il Mare del Nord, la Nuova Via della Seta, che unifica tutte le razze in settanta Paesi, estenderà una candida propaggine della penisola euroasiatica nel suo ovile multirazziale.

Di fronte alla diciannovesima puntata delle manifestazioni dei Gilet Gialli, che hanno una significativa componente razziale, il Presidente francese Emmanuel Macron ha incontrato il cinese Xi Jinping, proveniente dall’Italia dove ha firmato un accordo che ha reso quel Paese il primo in Europa a unirsi al progetto di infrastrutture della Nuova Via della Seta, noto anche come One Belt – One Road. L’uso della parola “One” non è casuale: evoca il fatto che l’Eurasia è un continente, di cui “l’Europa” è una parte.

È interessante notare che, da Roma, Xi non ha proseguito direttamente per Parigi, ma ha attraversato il confine del Mediterraneo per incontrare il Presidente francese a Nizza: un avvenimento molto insolito, il che non solo imita il luogo preferito, situato sul Mar Nero, del Presidente russo Vladimir Putin per gli incontri con dignitari stranieri. Ciò sottolinea anche la ragione principale dell’Italia per l’adesione al progetto Belt and Road, ossia la sua replica marittima, o “Belt”: anche la Francia è un Paese mediterraneo, con un importante porto a Marsiglia a duecentocinquanta miglia dal porto più trafficato d’Italia, quello di Genova. La cosa ancor più curiosa è che Angela Merkel, al governo del potere centrale, la Germania, e partner di Macron in tutta l’Europa, si è unita ai due Presidenti per la cena, dando a Xi l’opportunità di presentare contemporaneamente a entrambi il suo piano.

La loro reticenza, rispetto al progetto di infrastrutture cinesi che collegherebbe l’Europa al Pacifico, potrebbe avere qualcosa a che vedere con il fatto che, dopo che gli Stati Uniti e la Russia hanno liberato l’Europa dal Fascismo tedesco nella Seconda Guerra Mondiale, l’Europa occidentale è stata costretta a voltare le spalle al continente, nel nome dell’”Atlantismo”. Non ho dubbi che questa volta, Macron vuole che l’Europa ottenga un accordo migliore con la potenza nascente, rispetto a quello che le è stato imposto settant’anni fa, quindi potrebbe considerare la decisione dell’Italia non come tradimento, ma come esperimento del quale, alla fine, l’UE beneficerà.

Durante il fine settimana, il Presidente francese Emmanuel Macron, il Cancelliere tedesco Angela Merkel e il Presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Junker, hanno incontrato il cinese Xi Jinping, proveniente dall’Italia, e oggi [26 marzo] Macron e Xi hanno tenuto una conferenza stampa congiunta. Il Presidente francese, che si definisce “Giove”, ha usato la tradizionale diplomazia francese per descrivere il dragone cinese come rivale: “Abbiamo sempre avuto divergenze con la Cina, ma rispettiamo i valori che rappresenta”, il che potrebbe facilmente riferirsi al Confucianesimo, così come al “capitalismo con caratteristiche cinesi” di Xi. Di conseguenza, – e incredibilmente – pur fingendo reticenza rispetto alla Nuova Via della Seta, per la quale cercherà adeguate salvaguardie economiche, l’Europa ha aderito al mondo multipolare della Cina (e della Russia), “basato sul rispetto e sulla cooperazione”, ponendo fine a settanta anni di egemonia mondiale degli Stati Uniti.

 

Deena Stryker è un’esperta, autrice e giornalista internazionale, in prima linea nella politica internazionale da oltre trent’anni. Può essere raggiunta su Otherjones. Pubblica in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Fonte: https://journal-neo.org/

Linkhttps://journal-neo.org/2019/03/26/making-china-great-again-reorienting-europe/

26.03.2019

 

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da NICKAL88

 

 

Pubblicato da Rosanna

La mia insolita passione è quella di andare a caccia della "verità" nelle vicende contemporanee, attraverso gli interstizi dell'informazione, il mio vizio assurdo invece consiste nell'amare l'anonimato più della notorietà, la responsabilità più del narcisismo, l'impegno sociale più del letargo intellettuale. Allergica al pelo di capra e alle fake news.