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Reddito di cittadinanza, perché e come

DI ANDREA CAVALIERI

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

L’argomento è chiacchierato, ma non mi risulta che sia mai stato analizzato in profondità.
In particolare il Movimento 5 Stelle ha introdotto il tema del reddito di cittadinanza nel dibattito politico.
Per questa ragione e per le circostanze che rendono l’argomento sempre più attuale (che verranno spiegate sotto) si intende qui illustrare come l’adozione di un simile provvedimento costituisca una rivoluzione copernicana dell’economia, con implicazioni che vanno ben oltre le conseguenze immediate solitamente considerate.
La presente analisi, che dipinge alcuni scenari conseguenti all’eventuale introduzione dell’innovazione, suggerisce anche alcune soluzioni ai problemi emergenti e può essere adoperata quale strumento di riflessione e di lavoro per il legislatore.

Le ragioni del RdC.    

Si espongono qui tre motivi, interconnessi e completantisi a vicenda, per cui il RdC appare come soluzione quasi inevitabile ai problemi che si profilano a un orizzonte ormai molto vicino.

1) La disoccupazione tecnologica.
L’uso sempre più massiccio della robotizzazione in tutti i settori produttivi e in molteplici attività di servizio (contabilità, trasporti, medicina, comunicazione…), che seppur in fase di attuazione è in progressivo e inarrestabile sviluppo, porta a una inevitabile conclusione: non c’è lavoro per tutti.
Naturalmente “non c’è lavoro per tutti” considerando il lavoro nell’accezione vigente, cioè di attività individuale apprezzabile secondo un criterio concorrenziale, valutata da un mercato strutturato secondo principi insostenibili, ma ancora da tutti accettati (la questione viene chiarita ai punti successivi).
Se dunque esiste un’area crescente di disoccupazione endemica e irrisolvibile, esisterà una quota crescente della popolazione di cui decidere: o muoiano di fame, o facciano una rivoluzione (che sposterà comunque il problema ma non lo risolverà finché non ne saranno rimosse le cause) o vengano dotati di mezzi di sopravvivenza, quindi di un RdC.
E’ interessante notare che la quota di disoccupazione crescente è percentuale, dunque la tentazione malthusiana di pensare che eliminando gli emarginati tramite denatalità si possa risolvere il problema, resta l’illusione di uno sciocco.

2) Il paradosso della produttività.
La discriminante dell’occupabilità è tuttora la produttività concepita in termini monetari. nota1)
Si dice che l’occupazione si può estendere fintanto che il reddito prodotto dal lavoro supera le spese dello stesso, arrestandosi nel momento in cui le eguaglia (il salario è uguale al prodotto marginale del lavoro). Potrebbe sembrare un’ovvietà del buon senso, ma non lo è.
Infatti è evidente che la produttività è inversamente proporzionale al numero e allo stipendio degli occupati, quindi il massimo della produttività si realizza quando un unico lavoratore produce tutti i beni della Nazione con un salario prossimo a zero. Il che rende totalmente inutile la produttività stessa, perché, privati di reddito, tutti gli altri cittadini non potranno comprare la mole di beni prodotti dal novello Stachanov.
Questo esempio estremo mostra l’esito a cui tende il parametro della produttività, che parte da un livello minimo in cui tutti lavorano ma il risultato è insufficiente, e arriva al caso descritto.
Per secoli la produttività è stata abbastanza bassa da generare, attraverso il suo aumento, un miglioramento del sistema in generale. Oggi abbiamo superato il livello critico per cui ogni ulteriore crescita della produttività causa danni al sistema (a meno che questo non venga riformato secondo nuovi principi).

Si parla, lo ribadisco, della produttività misurata in termini monetari. In termini fisici la crescita della produttività può essere valutata solo attraverso un bilancio in cui i costi sono espressi in costi umani, energia e materie prime, mentre i benefici sono rappresentati dall’utilità umana e sociale.
Se questo non avviene, e non avviene, è perché il nostro sistema monetario non rispecchia il sistema fisico, cioè non rispecchia la realtà ed è uno degli imputati principali che dovrebbe stare sul banco degli accusati, nel processo che la storia intenterà agli autori dell’oppressione e della fame che si prospettano proseguendo nell’attuale direzione.
Il bilancio monetario infatti si basa sul dare-avere e trova il suo punto di equilibrio nello zero. Questo punto di equilibrio può esistere indifferentemente nella miseria o nella prosperità ed esclude dalle sue valutazioni l’unica cosa che conta: la vita umana, la quale invece non è affatto un bilancio a somma zero.

Quindi, o per rispetto della vita umana, o per non annientare la domanda aggregata, uno dei possibili interventi, fosse pure palliativo, sembra il RdC.

3) Il fallimento del modello individualista dell’economia.
L’attività economica è collettiva. Questo è un fatto. L’attività di Robinson Crusoe è sicuramente individuale ma non è economia: quel poco che fa consuma, secondo le sue possibilità e desideri.

L’economia esiste solo a partire dalla divisione del lavoro, che struttura razionalmente la società rendendola capace di provvedere alle sue necessità e a molte cose che oltrepassano le necessità fino all’opulenza e agli sfizi.
Ma ciò che sfugge ricorrentemente a un’analisi economica (altrettanto ricorrentemente superficiale) è l’individuazione del soggetto che ripartisce il lavoro.

Se consideriamo l’esempio di una famiglia, noteremo che i lavori di casa saranno suddivisi cercando di massimizzare l’impiego delle abilità individuali, per raggiungere la miglior efficienza, ovvero ottenere i più ampi risultati a parità di impegno profuso.
Ma in una famiglia non si istituirà mai una competizione che premia il migliore attribuendogli tutti i benefici e che punisce i perdenti privandoli del necessario, marginalizzandoli e svilendoli in una disoccupazione forzata.
Il perché è semplice: la famiglia ha la coscienza di essere un soggetto collettivo unitario, di conseguenza organizza le proprie attività per il benessere di tutti i suoi membri.

La Nazione è un soggetto collettivo allargato, con legami interni fra cittadini inferiori a quelli di una famiglia, ma non nulli, che dovrebbe impostare la divisione del lavoro con un concetto assolutamente analogo: “per il benessere di tutti i suoi membri”.
Tuttavia, considerando la insostituibile convenienza della divisione del lavoro, autentica gallina dalle uova d’oro, è sembrato che tale modello organizzativo potesse funzionare prescindendo dal soggetto organizzante e dalla coscienza del reciproco aiuto che si prestano i suoi membri.
Pertanto si è passati ad applicarlo dalla Nazione (ove si nasce) e Patria (la terra dei padri), all’ente giuridico impersonale, lo Stato, e infine all’astratta rete del mercato, che si presenta anonima, anomica e anarchica, luogo ideale di prevaricazione del forte sul debole.

L’esito, piuttosto scontato, è stato quello di trasformare la collaborazione di un popolo per costruire il proprio benessere, in una guerra economica composta da un sistema di ricatti incrociati.
Ogni produttore di merce o prestatore di servizio cerca, con la propria attività, di accaparrare la quota maggiore possibile di ricchezza totale, facendo valere, sul resto della comunità, il bisogno della propria merce. Naturalmente esiste una scala di “potenza di ricatto” connaturata alle varie merci, determinata dal prodotto dell’utilità di una certa merce con la possibilità del suo controllo esclusivo.  Per esperienza diretta, si è verificato nei secoli che il denaro è la merce che detiene il più alto coefficiente di “potenza di ricatto” e questo status privilegiato del denaro è ciò che determina, in ultima analisi, la finanziarizzazione dell’economia.
Le dottrine classiche o liberiste dell’economia, non sono altro che la maldestra e ipocrita giustificazione dei privilegi di coloro che hanno vinto la guerra economica e godono di inattaccabili rendite di posizione.

Infatti la tanto vantata efficienza del mercato si è dimostrata realmente efficace solo nell’accumulare proprietà nelle mani di chi più già ne possedeva e pretende, come condizione necessaria all’equilibrio, la costituzione di una massa di diseredati ed emarginati, come attesta il parametro del N.A.I.R.U. (tasso di disoccupazione minimo per garantire la stabilità monetaria).

Il fallimento del modello individualista lo si può constatare da una serie di esiti diametralmente opposti alle promesse: si parlava di benessere e si assiste a una nuova proletarizzazione delle masse, si parlava di opportunità e la mobilità sociale è in costante diminuzione da mezzo secolo, si promettevano vantaggi per tutti e la diseguaglianza tra un gruppuscolo di super ricchi e il resto dell’umanità è aumentata costantemente.
Ci si augura di non dover aspettare fenomeni rivoluzionari per prendere atto dell’evidenza.

L’introduzione del RdC può essere dunque l’opportunità di impostare un nuovo sistema di relazioni economiche, rispondente a principi alternativi a quelli comunemente applicati.

Le sfide del RdC.

Se si vuole applicare il RdC ci si imbatte in quattro generi di ostacoli che occorre necessariamente superare per non far naufragare il progetto. Tre sono di natura tecnica e uno di natura generale.

1) Il finanziamento del RdC.
Storicamente il termine nasce da un’intuizione di Giacinto Auriti, che collega (correttamente) il valore del denaro con il lavoro dei cittadini, ma in base a un ragionamento quanto mai astratto (e sbagliato) propone di sostenere il reddito con un’emissione monetaria indefinita.
Questa ovviamente è una proposta senza senso, ma che ha confuso il pensiero di parecchi esponenti politici, sia favorevoli sia contrari al RdC.

E’ vero che l’emissione monetaria è stata ingiustamente accantonata dalle dottrine economiche dello Stato, ed è altrettanto vero che è invalso l’uso assolutamente depravato di segnare le emissioni monetarie al passivo di bilancio degli enti emettitori, anziché all’attivo come sarebbe corretto.
Ma questo non giustifica in nessun modo l’emissione perpetua di un fiume di denaro che screditerebbe completamente il sistema dei pagamenti.
In proposito è sufficiente ribadire la regola aurea dei finanziamenti dello Stato: la spesa corrente deve essere sostenuta dalle tasse; gli investimenti in opere nuove (infrastrutturali o, meglio ancora, produttivi) possono essere pagati con soldi di nuova emissione.

Non c’è dubbio che il RdC si configurerebbe quale spesa corrente e che quindi dovrebbe essere sostenuto con i proventi delle tasse, o quanto meno con altri attivi statali “economici” (cioè di circolazione e non finanziari, che comportano sempre aspetti creativi di moneta, reale o virtuale che sia).

2) L’imprenditoria e il RdC.
Questo secondo punto è strettamente collegato al primo.
Se infatti una mole imponente delle entrate dello Stato deve essere destinata al RdC, significa che il carico fiscale sulle imprese crescerebbe sino a diventare insostenibile.

In poche parole l’imprenditore vedrebbe il frutto del suo lavoro decurtato pesantemente da un prelievo a finalità assistenzialistica e troverebbe più conveniente chiudere l’azienda piuttosto che proseguire l’attività.
Unica scappatoia per lui un aumento dei prezzi, così consistente da rendere ininfluente il prelievo per RdC. In queste condizioni il potere d’acquisto del RdC diventerebbe insignificante, poco più che una mancia per le sigarette.
Il dilemma appare quasi insolubile. In realtà soluzioni sono possibili, ma solo a patto di un cambio di paradigma sostanziale, come sarà esposto in seguito.

3) Le relazioni con l’estero.
Uno Stato che decidesse di applicare il RdC si troverebbe in condizioni di squilibrio rispetto ai partner commerciali. Le sue aziende risulterebbero penalizzate sul piano della competitività.
Dunque l’istituzione del RdC a mercato aperto sembra impossibile, a meno di non attenderla da parte di un improbabile e improgrammabile governo mondiale, che stabilisca condizioni paritetiche a livello globale (prospettiva decisamente utopistica).

Resta dunque praticabile l’altra via, cioè che uno Stato istituisca il RdC a mercato chiuso, ovvero dove viga il controllo di merci e capitali.
In queste condizioni è lecito porsi la domanda di come regolare il commercio estero, e soprattutto di come incentivarlo, armonizzando le inevitabili differenze che esisterebbero tra le aziende estere a sistema tradizionale e le imprese interne a modello alternativo (compatibile col RdC).

Occorre organizzare un commercio che permetta al mercato di qualificare e quantificare le sue richieste (superando così la palla al piede della programmazione statale utilizzata dall’economia marxista), che risulti affidabile al partner estero anche in presenza di una moneta non convertibile, e che non permetta speculazioni e privilegi alle aziende che vendono all’estero rispetto alle aziende che vendono nel mercato interno.

4) Il problema motivazionale.
Il quarto punto è quello di carattere generale. Ha a che fare con la funzione del denaro quale motivatore universale.
Nel sistema attuale si lavora per essere pagati, in presenza di un RdC che cosa incentiverebbe il lavoro?

Il denaro viene normalmente utilizzato come stimolo all’impegno minimo, incentivo alla crescita professionale, come agente di sperequazione meritocratica, e come risarcimento per lo svolgimento dei compiti più ingrati.
Se il denaro venisse depotenziato dalla sua funzione motivazionale, attraverso una distribuzione generalizzata, si porrebbe il quesito di come esercitare le funzioni perdute dal denaro (che sono in sé utili) con mezzi alternativi.

Gli attivi dello Stato,  le tasse e l’imprenditoria.

Bisogna esporre insieme questi temi perché sono strettamente legati, come illustrato sopra.

Nel modello liberista lo Stato quasi non dovrebbe esistere, e la sua unica entrata dovrebbe essere quella delle (mal tollerate) tasse.
In effetti il modello italiano del trentennio ’50 – ’80 dimostra ampiamente che un’alternativa non solo è possibile, ma è incomparabilmente preferibile.

Lo Stato italiano infatti vantava non solo gli attivi dell’introito fiscale, ma anche quelli provenienti da un cospicuo parco di proprietà aziendali, costituite da una larga porzione del sistema bancario nazionale e dal comparto industriale delle partecipate statali (IRI).
Grazie a questo massiccio monte di entrate, lo Stato sosteneva un elevato standard di programmi sociali, senza intaccare l’iniziativa individuale.
Il risultato di questa politica fu quello di portare l’Italia a un regime di piena occupazione e di collocarla al sesto posto mondiale tra le potenze industriali.
Al contrario le politiche di privatizzazione, smantellamento dello stato sociale, e restrizione finanziaria, hanno messo in crisi l’occupazione, abbattuto il potenziale industriale del Paese, e ridotto l’Italia al livello di una Nazione in via di sviluppo.

Se dunque si può individuare l’obiettivo politico-economico da raggiungere, occorre chiedersi quale sia l’iter preferibile da percorrere, tenendo conto del punto di partenza, cioè della situazione concreta che si è venuta a creare. Inoltre tale percorso deve garantire un assetto di equilibrio anche dopo l’introduzione del RdC, quindi in presenza di un forte esborso statale, che deve essere pareggiato da un egual introito.

E’ chiaro che in una scala che misura il coefficiente tipologico dell’economia, che vede agli antipodi la predominanza del mercato e quella della società, l’ago della bilancia si sposterà in direzione socialista, l’importante è permettere al mercato di esercitare la sua funzione, che è benefica fintanto che il mercato funziona come strumento e non come fine.

Il mezzo che qui si propone per raggiungere un tale assetto è quello della semi-imprenditoria.
Tale progetto deve essere visto in due fasi: una macro e una micro economica.

La fase di grande dimensione comporta l’istituzione di banche di Stato (per altro perfettamente legali e compatibili persino col trattato di Maastricht) e la ricostruzione e/o riappropriazione della grande industria, in modo simile al patrimonio che fu l’IRI. In questa fase macro l’imprenditoria è di Stato e può essere considerata semi-imprenditoriale solo in funzione di una partecipazione popolare all’azionariato.

Più pertinente alla situazione presente è il progetto micro che consiste in questo: lo Stato entrerebbe in società, con le imprese che lo desiderano, sollevandole dal carico burocratico e normativo, garantendo uno stipendio fisso all’imprenditore e concedendogli una percentuale minoritaria degli utili. Lo Stato garantirebbe il flusso finanziario con le sue banche e imporrebbe fusioni, laddove esistessero doppioni aziendali sovrapponibili.
Lo Stato fornirebbe poi personale all’impresa, prelevandolo direttamente dalla quota disoccupati.

Non può sfuggire che questa proposta sarebbe un toccasana per la piccola imprenditoria, devastata dalla crisi, restia agli investimenti a causa del clima di  sfiducia, e ostacolata da un carico burocratico eccessivo. Una simile iniziativa permetterebbe anche il recupero di una massa di competenze che, altrimenti, andrebbero irrimediabilmente perdute.

Inoltre i disoccupati, che già percepirebbero il reddito comune, nel momento in cui fossero impiegati in una azienda non graverebbero sul costo del lavoro, se non per un eventuale surplus, giustificato dalla loro utilità/competenza/funzione esercitata.
Al tempo stesso la partecipazione statale nella grande maggioranza delle imprese garantirebbe gli introiti necessari a erogare il RdC.

Il commercio internazionale.

Per affrontare questo problema occorre distinguere tra chi non volesse commerciare con uno Stato di impostazione social(e-ista) e chi avesse difficoltà a farlo per problemi tecnici legati alla finanza o alla convertibilità della moneta.

Con i primi è inutile cercare soluzioni, perché essi sosterrebbero l’embargo anche contro la loro convenienza. Per fortuna nel mondo vi sono tantissimi Paesi disposti a collaborare e commerciare, per cui sarebbe possibile procurarsi i beni mancanti alla Nazione attraverso un import-export con i volenterosi.
La soluzione semplice e definitiva, ottimale rispetto alle dimensioni dello scambio e applicabile anche in regime di controllo di merci e capitali, è una camera di compensazione internazionale. nota2)
L’articolo in nota illustra chiaramente come realizzarla, si riporta qui una sintesi stringata.

Gli Stati che intendono cooperare istituiscono ciascuno un ministero dell’import-export, da cui passeranno tutti gli scambi. I ministeri nazionali forniscono i propri rappresentanti che si occuperanno di creare e gestire la rete. Questa consisterà in una bacheca informatica in cui tutte le aziende dei Paesi coinvolti esporranno i loro prodotti.
In base al potenziale economico di produzione ed esportazione, analizzato e concordato ogni anno dai gestori di rete, si attribuisce a ogni Paese una soglia di indebitamento entro cui possa iniziare ad acquistare a debito. I debiti si compenseranno con i crediti delle esportazioni.
Gli aderenti alla camera di compensazione si impegnano (e saranno in ogni modo agevolati dalla gestione di rete) a raggiungere il saldo zero alla fine di ogni anno solare.
I prezzi vengono fissati in una valuta di riferimento (che potrebbe anche essere estranea agli Stati coinvolti, tanto è una moneta che sostanzialmente non si userà).

Per consentire alle singole aziende di acquistare ciò che loro serve, i pagamenti aziendali saranno fatti in valuta locale al ministero dell’import-export.
Ovvero quando un azienda importa, paga il prezzo al ministero, quando un’azienda esporta viene pagata dal ministero.
Se una Nazione sta esportando molto e il ministero ha momentanei problemi di liquidità, può pagare le aziende con crediti fiscali o altri ritrovati fiduciari con tutta tranquillità, dato che entro l’anno il saldo andrà a zero (ricevendo quindi i pagamenti dalle aziende che importano).
Quando uno Stato raggiunge la soglia di indebitamento, le sue aziende leggeranno in bacheca la dicitura “esaurito” sotto i prodotti esteri; non appena le esportazioni avranno abbassato il debito complessivo sotto la soglia, i prodotti stranieri saranno nuovamente acquistabili.

In definitiva il commercio inter-statale sarà assolutamente paritetico, perché ogni anno si raggiungerà il pareggio tra esportazioni ed importazioni; all’interno il ministero regolerà le posizioni delle aziende secondo le loro competenze in valuta locale e con ciò ogni problema viene risolto.

Il sistema motivazionale.

Attualmente la gente ha l’obbligo di procurarsi denaro per vivere. Dato che il modo più semplice per procurarselo è quello di lavorare, di solito lavora. In presenza di un reddito generalizzato diventa simmetrica l’istituzione dell’obbligo al lavoro.

L’obbligo al lavoro tuttavia sembra più salutare dell’obbligo al denaro, in quanto il denaro può essere procurato anche con attività criminose o dannose per la società, mentre il lavoro è praticamente sempre utile.
Il denaro perde quindi la funzione di motivatore per l’impegno minimo (l’autosussistenza) e viene rimpiazzato con l’obbligo di legge. La buona notizia è che, abolendo la disoccupazione, il monte ore obbligatorio minimo potrà diminuire.
Inoltre il motto “lavorare di meno per lavorare tutti” potrà essere applicato senza danno di competitività per le aziende (almeno la gran parte che saranno semi-imprenditoriali) e senza danni per lo Stato che esborserebbe comunque il RdC.

Non solo, lo Stato potrà istituire corsi di formazione non casuali (come avviene adesso) ma finalizzati a ricoprire delle posizioni scoperte, quindi dedicati espressamente all’occupazione.
E poi potrebbe non diminuire troppo l’orario mensile e utilizzare i disoccupati per lavori attualmente trascurati, come la manutenzione del suolo pubblico, la bonifica del territorio etc.
Per quanto riguarda la meritocrazia e e il compenso per compiti ingrati si possono prevedere dei bonus in denaro: come premio produzione, come premio di presenza puntualità impegno, ma anche dei premi in ore da sfruttare come tempo libero: un lavoro più ingrato dovrebbe essere esercitato per una minor durata.

Infine l’incentivo all’avanzamento professionale: per i semi-imprenditori si è detto, per i dipendenti ovviamente dovrebbero essere previsti degli aggiuntivi in denaro basati sulla competenza e sulla funzione. Tuttavia la disparità degli stipendi, rispetto al reddito minimo, non dovrebbe essere troppo grande. Oggi si può assistere al paradosso che la differenza nella stessa azienda tra lo stipendio massimo e quello minimo è di un fattore mille (ad esempio in banca). Ciò è assurdo. Un fattore tre, o anche cinque, è più che sufficiente per rimarcare tutte le differenze di merito e di competenza di questo mondo.

La grande differenza tra chi fa un lavoro generico e chi svolge un compito per cui ha dovuto prepararsi lungamente, sfruttando anche doti innate, come è il caso degli scienziati o degli artisti di eccellenza, è comunque quella di esercitare un lavoro che si ama.
L’impiego forzoso da parte dello Stato è riservato a tutti coloro o che non hanno trovato nessun lavoro, o che non sono riusciti a trovare lavoro nel campo prescelto. Pertanto lo studio e la preparazione professionale creeranno una selezione non per la sopravvivenza (ragione per cui si altera sovente il merito e si truccano i concorsi) ma per la possibilità di esercitare al meglio il compito prediletto. Chi fallisse nell’intento, dovrebbe sì svolgere una corvè di prestazione obbligatoria, ma con un orario accettabile che gli consentirebbe comunque di coltivare almeno in parte la propria passione.

In questo modo si rovescerebbe anche un tipico concetto di merito della nostra società in cui il migliore ha diritto a più denaro e, grazie ad esso, a un tenore di vita superiore: grazie al RdC il premio consisterebbe direttamente in un tenore di vita superiore, scaturito dall’esercitare le attività che più si amano o dall’avere più tempo per coltivare i beni relazionali, nonché nella superiore dignità dell’apprezzamento generalizzato per il proprio compito ben svolto.

Il depotenziamento del denaro come motivatore universale sarebbe anche un disincentivo della criminalità. Giova in proposito ricordare il detto di Pitagora: “Onorate Licurgo, che intuì, nell’oro e nell’argento, la causa di ogni delitto!”

Conclusioni.

Questa panoramica esplora le problematiche connesse al RdC e propone anche delle possibili soluzioni. Sicuramente quelle proposte non sono le uniche e forse neppure le migliori, anche se certamente buone.
Ma ciò che è fondamentale sottolineare, in fase conclusiva, è che il RdC non può essere un provvedimento da giustapporre al sistema vigente sperando che funzioni in armonia con l’economia e la finanza di mercato, perché il peso di una simile iniziativa è tale o da modificare il sistema nella sua interezza, oppure da auto annullarsi.

Pertanto, senza un piano che ne preveda le conseguenze con ampiezza, ogni iniziativa politica volta a istituire un RdC è destinata al fallimento.

 

Andrea Cavalieri

Fonte: www.comedonchisciotte.org

18.112017
nota1) Qui si trova un sintetico approfondimento del tema

IL MITO DELLA PRODUTTIVITA’

nota2) Il metodo è illustrato passo passo qui

LA CAMERA DI COMPENSAZIONE NEL COMMERCIO INTERNAZIONALE

Pubblicato da Davide

  • MarioG

    In pratica, ha dimostrato che il cosiddetto reddito di cittadinanza è inapplicabile (o disastrosamente applicabile), a meno di non rivoltare l’intera struttura economica e sociale (tra l’altro pensa a un sistema che preveda “l’impiego forzoso”…figurarsi!).
    Quindi, al massimo il RdC dovrebbe essere l’ultimo dei provvedimenti dopo una rivoluzione radicale, non il primo da mettere in cima al manifesto elettorale!
    Giustamente:
    1) “il RdC non può essere un provvedimento da giustapporre al sistema vigente sperando che funzioni in armonia”
    2) “senza un piano che ne preveda le conseguenze con ampiezza, ogni
    iniziativa politica volta a istituire un RdC è destinata al fallimento.”

    • Marco Giannini

      Non ha dimostrato niente. Questo articolo è pieno di inesattezze ad esempio che il reddito debba essere preso con le tasse.

      • MarioG

        Infatti il reddito deve essere preso dal lavoro!
        Poi sono le tasse a essere prese dal reddito. Tutto regolare.
        O forse intendeva dire altro?
        Vuole negare che la spesa corrente non debba sostenersi con le tasse? (come fa notare l’articolo)

        Spero che anche lei non sia uno di quelli che risolvono tutto coi soldi dall’elicottero

        • Ybodon

          Dare un po’ di soldi “dall’elicottero” al momento sarebbe un toccasana contro quella cosa chiamata “stagnazione”.

          Ma non si risolvono certo i “problemi di sistema”.
          Se restiamo in un imperialismo neo/-liberista/turbo-capitalista che si basa su disuguaglianze, crisi, sfruttamenti, monopoli sempre più grossi che fanno cartello disintegrando ogni libera impresa, non cambierà mai niente.

        • giulio pelernei

          Visto che le banche commerciali hanno ricevuto soldi dai B52, le famiglie possono certamente riceverli dagli elicotteri.

  • Ybodon

    Il RdC può convenire per avere un minimo di danaro. Purtroppo, appunto come scrive anche MarioG, da solo non risolve anzi da solo peggiorerà le condizioni dei lavoratori e contribuirà a far abbassare salari e diritti sul lavoro.
    Servirà invece moltissimo a chi usufruirà di manodopera a basso costo, intercambiabile e senza tutele, cioè quelle stesse ricche e opulente aziende molto spesso multinazionali che gia sfruttano con salari da fame e che hanno fatto a pezzi il contratto sociale tra lavoratori e aziende fondamentale per una società basata su diritti e welfare. Ovviamente questo è quello che chiedono i mercati: flessibilità e competitività (leggi precarietà e salari piu bassi per piu ore lavorate) a scapito delle condizioni di lavoro e questo é quello che vene proposto come soluzione.

  • DesEsseintes

    Tanti verbi al condizionale in questo articolo

  • DesEsseintes

    Parole parole parole…e poi si sgonfia sul più bello.

    Qui la questione è che non serve a niente immaginare nuovi provvedimenti se non si cambia il sistema nel suo aspetto di ideologia imposta e inconsciamente o acriticamente accettata.
    Lo dice lo stesso Andrea Cavalieri quando termina il suo pezzo con:

    “perché il peso di una simile iniziativa è tale o da modificare il sistema nella sua interezza, oppure da auto annullarsi.”

    Allora però come mai a un certo punto scrive la frase, ahimè inevitabile in qualsiasi analisi o programma proveniente dalla piccola borghesia:

    “Ci si augura di non dover aspettare fenomeni rivoluzionari per prendere atto dell’evidenza.”

    Caro signor Cavalieri, ci vuoi dire allora come pensi di far sí che si prenda atto di questa evidenza?
    Ci vuoi dire come mai non se ne prenda atto dal punto di vista concreto dei provvedimenti politici se ormai ne parlano tutti?

    Silenzio.
    Come anche Tonguessy tutti (tutti) si producono in analisi o suggerimenti o brillanti proposte che si arenano sullo stesso scoglio del “necessario”, “indilazionabile”, “radicale” cambiamento del sistema.

    Dovete (dovete) parlare dei seguenti 4 punti:

    1) perché la gente accetta questo sistema (per quali “motivazioni” proprie o indotte, in base a quali linee si sviluppo storico culturali)

    2) come si oensa di riuscire a diffondere la nuova ideologia – o weltanschauung o filosofia – che costituisca il fondamento di questo “nuovo sistema”

    3) quali sono IN CONCRETO le forze che si oppongono e questo a costo DI DIRE COSE SPIACEVOLI perché se un sistema perdura nonostante se ne affermi l’insostenibilità è evidente che esiste una fittissima rete di complicità DA PARTE DEGLI STESSI SOTTOPOSTI che invece di opporsi cercano di scaricare su altri più deboli il peso del disagio strutturale a quella configurazione socio eonomica della società.

    4) bisogna NOMINARE chiaramente sia i nemici principali che i loro complici sapendo che nel secondo caso si tratterà di fare un severo esame di coscienza e di trovarsi costretti a indicare come colpevoli anche alcuni dei propri amici.

    Senza di questo si tratta di chiacchiere in libertà, inutili e anzi dannose perché non affrontando le contraddizionii interne allo schieramento dei subalterni fomenteranno la divisione e quindi il collaborazionismo.

    • Ybodon

      Non credo esista una unica ideologia da diffondere su cui si é concordi. Questo è un grosso problema .

      • DesEsseintes

        Ah…ragazzi ma ci leggiamo quando scriviamo???

        Cosa vorresti, l’ideologia della rivoluzione epocale già pronta e condivisa da tutti?
        E allora non saremmo in questa situazione, no?

        Si devono mettere momentaneamente da parte le analisi astratte e parlare appunto del perché accettiamo una ideologia che va contro i nostri interessi al punto di crederla un dato oggettivo di natura.

        Di chi sono i complici e quali le reti di complicità con il potere.

        Di chi è in grado di far sentire la sua voce possedendo la conoscenza del linguaggio di cui attualmente sono padroni solo i dominanti.

        Devi dire che esiste un ostacolo fondamentale a qualsiasi tentativo di opposizione al sistema che è la pretesa considerata sacra di tramandareinteramente la rendita di posizione socio economica ai propri figli, ai propri nipoti, a tutte le generazioni successive.
        Le disuguaglianze VANNO RIDOTTE PER LEGGE e lasciate oscillare entro un certo range quindi i patrimoni colossali (non quelli cospicui, quelli colossali) non possono essere lasciati interamente ai discendenti.

        BISOGNA INDICARE COME NEMICO colui che detiene una ricchezza talmente grande da squilibrare il sistema.

        Tu vedi una lersona di nome, un intellettuale, un politico, un analizta da blog, che parli NEL DETTAGLIO E. CON FREQUENZA di questi argomenti?

        Solo qualche accenno sporadico.
        Questa è la ragione per la quale stiamo perdendo.

        E certo se poi arrivano quelli che dicono:

        “E gnè gnè gnè…non possiamo fare nulla perché ci sono i media mainstream…gnè gnè gnè…siamo troppo divisi…”

        hai chiuso in partenza.

        Prendiamo atto della situazione CHE È MOLTO DIFFICILE e da lí cerchiamo di cambiare le cose.

        CAMBIARE-LE-COSE…non trovarcele già pronte preparate da altri…CAMBIARLE-NOI…

        • Ybodon

          ma forse non mi sono spiegato.
          Io sarei anche d’accordo con te.

          “Tu vedi una singola persona di nome, un intellettuale, un politico, un semplice analista da blog, che parli NEL DETTAGLIO E CON FREQUENZA di questi argomenti?

          Solo qualche accenno sporadico.
          Questa è la ragione per la quale stiamo perdendo”

          Si…concordo.
          Ma guarda per esempio come si è divisi su temi come il RdC.
          Prova a leggere i messaggi sotto gli articoli de “Il Giornale”.
          Ci sono ancora moltissimi che vedono comunisti ovunque.
          Anche qui mi pare ce ne siano.
          Prova a proporre qualcosa di “sinistra” come la tutela delle classe operaia, dei salari, la lotta di classe, il “ridurre le diseguaglianza” e avrai frotte di “destrorsi” a gridare al comunismo counismo allarme comunismo.

          Ovviamente vale il viceversa.
          Stiamo ancora a parlare di togliere i monumenti fascisti, o se parli di immigrazione controllata o di pene più severe, ti danno subito del fascista, razzista.

          Tu dici: “Di chi sono i complici e quali le reti di complicità con il potere.”
          Benissmo.
          io sono d’accordissimo
          Appena nominerai le lobby ebraiche ti daranno del nazista.
          Se vorrai parlare del potere bancario ne dovrai parlare….
          e sarai tacciato di essere un antisionista/razzista/nazista

          Voglio dire, non c’è unità di vedute proprio tra chi dovrebbe averla.

          Il MovimentoCinqueStelle divide tanto e prende un terzo dell’elettorato come bene o male la “destra” e la “sinistra”.

          Il “dividi et impera” ha sempre funzionato.

          • DesEsseintes

            Ma che c’entrano le lobby ebraiche, abbi pazienza…

            1) La classe media sta al servizio dei padroni e ha come unico scopo mantenere la propria rendita di posizione facendo da cane da guardia contro le aspirazioni emancipative dei “proletari”

            2) i proletari negli anni del dopoguerra fino agli anni 80 inclusi erano riusciti a ottenere dei miglioramenti colossali delle loro condizioni lavorative sia sul piano economico che sul welfare e la tutela dei diritti.
            Risultato? Sono diventati media borghesia del piffero ossia

            A. Si sono convinti che le nuove condizioni lavorative ERANO UN LORO DIRITTO PER MERITI SOLO LORO

            B. Che era giusto che qualcuno stesse peggio di loro al fine di poter mantenere la loro rndita di posizione di dipendenti fissi e ben pagati

            Allora come fai a cambiare questa mentalità?

            Occorre:

            1) una persona di carisma, come IN PARTE è stato Grillo, ma adesso ci vuole un intellettuale o qualcuno di un altro livello culturale

            2) che spieghi come questa mentalità dl mantenimento della propria rendita di posizione porterà inevitabilmente alla distruzione del lavoro e dei sindacati da una parte, dall’altra alla distruzione della classe media.
            Non proprio tutta quindi esclusa la piccola fascia di quella “medio-molto-alta”.
            Ossia che questa mentalità della rndita di posizione è funzionale al potere per instillare la divisione nei subalterni

            3) che l’unica speranza è ficcarsi nel cranio ch LE DISUGUAGLIANZE DEVONO ESSERE LIMITATE, non sparire ma LIMITATE.

            Come si fa?

            Intanto al nostro livello di blog o forum la facciamo finita di esibirci in analisi da dilettanti allo sbaraglio e ci impegniamo a parlare di quegli argomenti che ho elencato ed enumerato in precedenza.

            Non si vuole fare?
            Benissimo, tenetevi questo sistema e godetevi le conseguenze tenendo conto che state distriggendo l’avvenire sicuramente dei vostri nipoti e forse anche dei vostri figli, almeno quelli piccoli e non benestanti.

          • Ybodon

            Individuare il nemico, ovvero il potere, ovvero il padroni.
            individuare la strategia che fa si che nessuno si ribelli. Smascherare la propaganda.
            mi sembrano cose di base……..

          • DesEsseintes

            Ma vattene…

          • Ybodon

            proponi di lottare contro i mulini a vento?
            ottima strategia perdente! 😉

          • DesEsseintes

            E blocchiamo pure questo, va’…

          • Ybodon

            anche questa è un’ottima strategia. eliminare chi solleva questioni. Mi hai convinto. La tua è un ‘ ottima idea e soprattutto mai vista prima!

          • SanPap

            Perfetto, prefetto, perfetto
            M5*, PDP, La mossa del cavallo (i nuovi parti, quelli che dovrebbero dire qualcosa di nuovo) dicono le stesse cose, poiché parlano per frasi di 140 caratteri al massimo mediante le quali puoi dire tutto e il suo contrario; parlano di cazzate e non si affrontano i veri probelemi
            Una chicca “facciamo una class action e portiamo in tribunale chi ci ha ridotto così”
            Chi ci ha ridotto così ? ammesso di saperlo, loro se ne staranno li ad aspettare che li facciamo arrestare ? che li portiamo davanti ad un tribunale ? Quale tribunale ?
            Che stanchezza

    • Ignazio Zedda

      Ciao, che ne pensi di queste proposte già presentate al “Movimento”, purtroppo emarginate dal vertice, ma, son sicuro che a Grillo piacerebbero un sacco, infatti, dopo che la base ha partorito quell’aborto di Reddito minimo Garantito, disse: “l’Italia non è pronta per il Reddito di Cittadinanza”
      1. Unica tassa sui consumi al 50%, eliminando tutte le altre decine di tasse varie.
      2. Reddito di cittadinanza universale, 1.000 € mensili per tutti dai 18 anni in su e 500 € dalla nascita ai 18 anni, considerando che i circa 10 milioni di minorenni hanno un costo di 30 miliardi netti ed i circa 20 milioni di nullatenenti hanno un costo di 120 miliardi netti, sono niente in confronto ai circa 200 miliardi che adesso si disperdono nei meandri del sottobosco governativo con i burocrati impegnati a dimostrarti la loro magnanimità nel concederti quello che ti spetta.(Nota, parlo di netto, perché metà tornano indietro tramite le tasse, al lordo, quindi sono esattamente il doppio.)
      3. Redditi degli impiegati pubblici da 1.000 a 3.000 €, (più il reddito di cittadinanza diventano da 2.000 a 4.000 €), come è anche giusto che i privati continuino a guadagnare quello che possono, (vuoi perché lavora 16 ore al giorno, vuoi che faccia il caffè migliore del mondo od un professionista che in confronto all’impiegato pubblico ha un sacco di spese in più ECC.
      4. Pensioni da 500 a 1500 €, (più il reddito di cittadinanza diventano da 1.500 a 2.500 €) in base ai contributi versati, (in Germania c’è già il limite a 2.400 €, ma senza reddito di cittadinanza) ed anche qui si recupererebbero un centinaio di miliardi, eliminando le pensioni superiori a 1.500 €.
      5. Chiaramente questi provvedimenti, sono da applicare subito, anche alle vecchie pensioni e stipendi, basta con la storia dei “diritti acquisiti”.

  • gio

    Cioè é un bel racconto di fantasia con alcuni fatti inquietanti tipo lavoro forzoso e ideologie di controllo alla Orwell tutto qui…. Non ha gran senso commentarlo nello specifico diciamo solo che come al solito i filosofi di sinistra si scordano completamente di considerare la natura umana e a volte anche la libertà personale in pratica

  • enricodiba

    Vabè facciamo che copiamo l’estero e andrà bene…

    • concetta tagliamonte

      un esempio potrebbe essere l’Olanda

  • A 19th century man

    Mi fa strano che l’autore non abbia menzionato il pilastro di tutto il sistema: il lavoro pubblico. Il pubblico impiego potrebbe essere utilizzato per dare una sorta di reddito di cittadinanza mascherato da lavoro, come era prima. Fai una domandina, ti assumono 4 ore al giorno e ti danno, che so, 1000 euro al mese per fare lavori poco impegnativi. A quel punto hai reddito, hai lavoro, hai dignità, poi magari se sei motivato, un po’ alla volta risparmi e investi, oppure cerchi di ricollocarti sempre nel settore pubblico in ruoli più “seri”… Insomma, come era una volta, prima di questa smania di efficienza, quando per lavorare nella pubblica amministrazione bastava una domandina e via.

    • feaniris

      Esatto. Se poi siamo veramente una comunità non capisco come mai dobbiamo accettare passivamente di adattarci alla tecnologia. Si può anche rendere illegale l’uso di robot industriali per privati e statalizzarli. Di sicuro il sistema capitalistico va rivisto da capo, così come la cultura individualista va contrastata.

      • Ybodon

        ma se non vi confrontate con la realtà le soluzioni resteranno sempre utopie. CHI potrà mai dichiarare i robot illegali per conservare il tuo posto da cassiere? ragazzi ma non scherziamo dai…..

        • A 19th century man

          E allora che si fa? Sempre meno persone hanno forza contrattuale per attirare reddito verso di sè in questo mondo ipertecnologico.
          I giovani
          I vecchi
          Gli artisti (tranne i prescelti megafoni del sistema)
          I letterati
          Le persone con problemi di salute
          Le mamme
          I filosofi
          Cioè tutte varietà di tipologie umane che esistono da sempre e con una loro specifica funzione sociale a prescindere dal reddito..
          Allora che facciamo? Li lasciamo morire? Io credo che il RDC mascherato da pubblico impiego sia preferibile al RDC puro e semplice in quanto costringe l’individuo ad uscire, confrontarsi e magari decidere liberamente di gettarsi nella mischia della competizione. Ma se vogliamo un mondo che costringa a scegliere tra competizione e indigenza allora tanto vale tornare alla preistoria, almeno all’epoca l’agonia era più breve.

          • Ybodon

            ma guarda che io concordo. dico solo che come è utopistico un contratto mondiale del lavoro e diritti umani dei lavoratori, è altrettanto utopistico aspettarsi che si vietino i robot.

          • A 19th century man

            Non si può fermare il “progresso”.. Non dico perché eticamente sbagliato, ma perché politicamente impossibile. Ma la politica dovrebbe avere il compito di cavarne il meglio neutralizzandone il peggio. Quindi stiamo freschi, poiché anche la politica è soggetta al “progresso”, “progredisce” di pari passo.

          • feaniris

            Ma chi ha parlato di vietarli? Ho scritto una cosa ben diversa mi sembra.. Se li settorizzi non ci vedo problemi, inoltre una comunità può legiferare come meglio crede..

          • Ybodon

            Ma certo. Ripeto, io concordo! Sfondi porte aperte!
            Credo che la direzione sia però quella opposta per ovvi motivi.

  • il gobbo

    Non sono un economista, ma questo articolo come tanti altri sono
    solo teorie e proiezioni di situazioni alquanto indefinite, improbabili
    soluzioni di un grossissimo problema Italiano che secondo me ha
    solamente 4 soluzioni: 1) Uscita dall’ €uro. 2) Uscita dalla “disunione
    €uropea. 3) Riappropriarsi della sovranità monetaria. 4) Eliminare
    questa classe politica venduta alla finanza mondiale. Tutto il resto
    è ininfluente, tutte le misure intraprese sono come cerotti su una
    gamba di legno, in due parole: una inutile perdita di tempo, un
    tirare a campà…..Ma la situazione è catastrofica e vedo solo una
    persona che forse potrà porvi rimedio: Salvini.

    • Pedro colobi

      Perfetto, condivido in toto ma penso che neppure Salvini potrà fare qualcosa. infatti ha smesso di perorare l’uscita dall’Euro.

  • Giorgio Bozzo

    Penso che chi vuole introdurre il reddito di cittadinanza lo faccia perché è già consapevole di quello che sta arrivando ….. un disastro economico e sociale che deve essere “ammorbidito” in minima parte.
    Il fatto che ne sembrano consapevoli mi fa dubitare della loro buona fede

    • DesEsseintes

      Quindi solo se non capissero un katzo potremmo fidarci di loro.
      Non fa una grinza.

  • Roberto

    il lavoro é per gli schiavi, per l’essere umano ci vuole il reddito universale come proposto in Svizzera nel referendum popolare… e il mondo sarà sicuramente migliore… peggiore solo per despota e cretini ignoranti

    • Ybodon

      posso concordare. ma bisogna stare attenti affinché un rdc nn si trasformi in schiavitù. dipende tutto da com’è attuato. nn facciamoci ingannare dai nomi. anche il jobs. act é a tutele crescenti…

    • Concordo, purtroppo però il tuo è un concetto assai diverso dal RdC promosso dai grillini: in pieno stile orwelliano si sono impadroniti di una parola e l’hanno appiccicata a qualcosa che è molto diverso, se non il suo esatto contrario. In soldoni si tratterebbe solamente di un’estensione del sussidio di disoccupazione, non spetterebbe a tutti, e vincolerebbe in modo definitivo l’individuo al circuito infernale dei cosiddetti “centri per l’impiego”, che acquisirebbero un ruolo cruciale. Anche i centri per l’impiego hanno un nome molto rassicurante ma sono tra le realtà più insensate e degradanti con cui abbia mai avuto a che fare, se ne parla ancora troppo poco e troppo bene.
      Scriveva Nietzsche: “Il diritto signorile di imporre nomi si estende così lontano che ci si potrebbe permettere di concepire l’origine stessa del linguaggio come un’estrinsecazione di potenza da parte di coloro che esercitano il dominio: costoro dicono “questo è questo e questo”, costoro impongono con una parola il suggello definitivo a ogni cosa e a ogni evento e in tal modo, per così dire, se ne appropriano.”
      Insomma, così facendo il reddito universale da te auspicato farà diversi passi indietro: ora se non altro si potrebbe proporlo (anche se probabilmente sarebbero in pochi a volerlo, indottrinati come siamo), un domani non si potrà neanche proporlo perché ufficialmente ce l’avremo già; se ne saranno “appropriati” col metodo descritto da Nietzsche.

  • Holodoc

    Il sistema di partecipazione statale nelle imprese mi ricorda quello vigente in Cina. Per funzionare però bisogna che lo stato sia ferreo nel far rispettare i patti agli imprenditori, come è lo stato cinese.

    Altri punti di puro esercizio teorico:
    usare i disoccupati per lavori socialmente utili. Sai come fioccherebbero i certificati medici?
    E pagare i manager solo 3 volte un operaio significherebbe solo fare emigrare quelli.più bravi all’estero.

    • oriundo2006

      Fantasie di persone dedite all’onanismo da tastiera. L’unica maniera e’ una riduzione dell’orario di lavoro contrattato categoria per categoria, unita’ produttiva per unita’ produttiva, anche a livello regionale, ed incentivato finanziandolo sul versante impresa e sul versante lavoratore.

  • televisione falsa

    hai ragione , ma quello che hai detto vale solo per le persone senza famiglia da mantenere

  • gix

    Nel complesso invece si tratta di una analisi interessante, che naturalmente sconta in alcuni punti la delicatezza e la estrema esigenza di nuovi approcci per affrontare il problema del reddito di cittadinanza. La prima cosa da fare infatti, è abbandonare le categorie classiche di bilancio; concetti come spesa corrente e investimenti, una volta varcato il rubicone del reddito minimo garantito, non hanno più senso per come sono ora. Dare una base minima di sostentamento infatti diventerebbe un vero e proprio investimento “sociale” diciamo così’, con ritorni di vario genere. Quello motivazionale poi, è un falso problema, se si parla di reddito minimo di sostentamento; chi vuole di più può avere accesso a forme di compensazione e riconoscimento dell’impegno lavorativo tali che consentano di fare acquisti nel campo del “superfluo”, dando così un contributo al mantenimento di un mercato nella sua accezione più umana. Una giusta considerazione è anche quella di consentire allo Stato di riattivare una economia “mista” diciamo così, ovvero come ai tempi dell’IRI, quando lo Stato gestiva più o meno il 60% dell’intera nostra economia. Ma bisogna dare atto che per fare tutte queste cose occorre anche garantire, almeno in contemporanea, un nuovo spirito di appartenenza, di riconoscimento reciproco nell’ambito di una comunità con requisiti minimi di esistenza e solidarietà universalmente accettati. In questo campo purtroppo tutto va ancora in senso opposto, come ad esempio nel caso della legge come quella del whistleblowing, parolaccia che sta ad indicare la delazione sul posto di lavoro, una cosa che ricorda la rieducazione nei campi di polpot, dove i bambini erano istigati a denunciare i genitori. Se lo stimolo verso provvedimenti del genere è ancora prevalente, vuol dire che la morale è ancora distante anni luce da un equo riconoscimento reciproco. Questo anche a prescindere da considerazioni sulla convenienza reale, a livello economico, del mantenimento dell’attuale sistema economico individualista, basato sullo sfruttamento di pochi su molti.

  • concetta tagliamonte

    fra l’utopia e il niente di mezzo ci sara’pure qualcosa?

  • Denisio

    Il problema vero è che l’infame sistema capitalista non avendo la coscienza ma essendo appunto una mera logica obsoleta di organizzazione della società continuerà come un cane che si rincorre la coda a seguire la propria logica e in questo dimostrerà appunto la sua debolezza, la sua fallacia, i suoi scheletri nell’armadio e la sua stupidità. L’errore più grossolano e diffuso è credere che sia l’essere umano stupido, criminale e brutale.
    Ciò non è proprio vero, a molti esseri umani manca la VISIONE di insieme delle cose proprio perchè l’infame sistema capitalista indottrina, schiavizza e distorce, rubando tempo e risorse a tutti PUR CHE FACCIANO QUALCOSA, scava una buca, riempi la buca, produci una bomba, sgancia la bomba, ricostruisci, questa è la logica del capitalismo, un’arma di distrazioe di massa. Implorare lavoro come fanno le masse indottrinate quando il viene meno a causa dei processi di evoluzione tecnologica è un errore madornale PRO SISTEMA. Il sistema si avvale delle credenze ma oggi non bisogna rivendicare lavoro ma bisogna rivendicare TEMPO, bisogna rivendicare la nostra vita perchè se ci si rivolge all’infame sistema attraverso la schiavitù del denaro, si ottiene di fare un lavoro socialmente inutile quando va meglio, dannoso e distruttivo quando va peggio. IL SISTEMA va delegittimato, va abolito…va ignorato, bisogna incrociare le braccia se serve e slacciare le catene fatte di contratti e obblighi…è tutta fuffa! E se non lo si fà…l’infame sistema PROSPERA. Questo dovrebbe capire la gente…

    • snypex

      Concordo. Senza trascurare i molti PIFFERAI che sono gli utili idioti del sistema, che canalizzano chi ha smesso di pensare.

      • Denisio

        Fa parte del principio che ci sarebbero verità e ordini superiori in cui credere
        il bisogno di difendere il mainstream dell’informazione che impone argomenti e leggi in cui credere. Il motivo per il quale esistono degli organi preposti alla divulgazione delle regole che vanno dai costituzionalisti ai pifferai di partito è che più ci si impegna ad analizzare la realtà e la vita nei termini imposti dal sistema e più se ne diventa succubi. Ecco spiegata la forza con cui il sistema difende questi apparati che in una realtà priva di interessi particolari, non avrebbe bisogno di esistere, proprio per il principio che la realtà non è un unicum nastrum di trasportum ma una variegata moltitudine di idee e visioni complementari e tendenti a soddisfare tutti i bisogni umani e terrestri…che dal sistema viene disattesa e malissimamente interpretata…

    • Ti ringrazio per l’intervento, fa sentire meno soli dopo anni e anni trascorsi nel vano tentativo di spiegare questa elementare verità a sedicenti antisistema la cui massima aspirazione sarebbe tornare agli anni ’90.
      In quest’ottica l’attuale crisi del lavoro è una grandissima opportunità per adottare nuovi modelli sociali, mentre in ottica schiavista è, al contrario, un dramma che impedisce di consegnare la propria vita a un’azienda.

      • Ybodon

        Quello che dici è vero. Purtroppo temo che questi nuovi modelli sociali saranno modelli più restrittivi della libertà personale magari dando una illusione di maggiore libertà. Il potere teme le persone libere. La scuola è fatta per abituare gli esseri liberi per eccellenza, i bambini, a una vita di costrizioni e vincoli soprattutto mentali.
        Cose accettate comunemente.
        Non ho figli ma difficilmente accetterei che mio figlio passasse 10 o 15 anni della sua vita, i tempi migliori, seduto in una classe con luci al neon a venire indottrinato invece che fare esperienza di vita.

        • Purtroppo credo anch’io che avverrà quanto da te paventato, e quello che i grillini chiamano “reddito di cittadinanza” mi sembra proprio il primo passo in quella direzione; lo dico con una certa cognizione poiché siccome mi incuriosiva quella proposta me la sono studiata, da un punto di vista umano più che finanziario (di finanza ne capisco poco).

          • Ybodon

            Nei 5stelle vedo tanta gente di buona volontà.
            Credo che la maggior parte di loro non si renda conto di cosa sia veramente quel movimento. Ci credono davvero.

            Infatti sono tutti “ragazzi meravigliosi” (o quasi tutti ovviamente) e lo dico senza ironia.

            Il problema è che sono uno strumento del potere nè piu nè meno degli altri partiti e saranno utilizzati per farci ingoiare cose che non ingoieremmo mai, soprattutto cose del tutto “antidemocratiche” facendole passare per lotte alla corruzione.

            Facevo notare in un altro forum come l’aspetto più surreale del movimento è la loro “composizione”, cosa notata davvero da pochi o quasi nessun. (Cacciari lo faceva notare prendendosi insulti di ogni tipo dal popolo stellato di internet invece che stimolare riflessioni…..e vabè)

            La loro risposta quando si chiede conto della democrazia diretta è che le leggi e i programmi vengono votati in rete da migliaia di persone di ogni tipo e che collaborano alla preparazione e creazioni di leggi e proposte gente che ne capisce, attingendo (come dice spesso Grillo) all’ingegniere, al professore, al libero professionista etc etc.

            Quindi si suppone che ci siano dentro persone di ogni tipo.
            Eppure la loro faccia sono dei ragazzotti, per bene e preparati per carità, ma di nessuno spessore.
            Come presidente del consiglio viene proposto un DiMaio e io mi chiedo sempre: ma tutti gli altri dove sono?
            Cioè quei professionisti, professori, scienziati, gente di peso e spessore che dovrebbe in questo momento rappresentare il movimento per dargli la spinta in più e renderlo davvero credibile, dove sono?
            Perchè non c’è un personaggio di peso, spessore, preparato, colto, magari un imprenditore o un professore che si candidi come presidente del consiglio?
            Perchè questi stanno parlando che come ministri sceglieranno (sceglierebbero) delle persone FUORI dal movimento?
            E quelli dentro?

            tutto questo indica, a mio modo di vedere, che il movimento è un totale bluff.
            Come diceva qualcuno il braccio dell’oligarchia atlantica 2.0 all’opera.
            E il RdC è di conseguenza uno strumento di quel potere.

          • Ma lo credo anch’io… Non c’è mica bisogno che siano tutti malvagi e consapevoli di quello che fanno, ormai siamo indottrinati a tal punto che è bastato dar loro una spintarella da Washington e il resto verrà da sé; credono davvero che produci-consuma-crepa sia la naturale inclinazione dell’uomo, che al di fuori di quella non esista nulla (nemmeno immaginano che possa esistere un “di fuori”, per loro la persona senza lavoro non è una persona e per questo va “aiutata” incatenandola alla macchina infernale del RdC) e circoscritti nel recinto di dogmi che nemmeno sanno di avere tentano di fare del bene. Ma la loro proposta politica differisce dalle altre solo nei dettagli, per usare una metafora informatica non è Linux che si propone come alternativa a Windows, bensì Windows10 che soppianta Windows8.1 ma sempre Windows rimane.
            E sempre per restare in tema, se vuoi passare a Linux non è che puoi operare “dall’interno” (leggasi mettere crocette su fogli di carta dentro cabine elettorali), non lo trovi il tasto “passa a Linux” perché non esiste, non è previsto dal sistema.
            E come loro ne sono saltati fuori anche altri di movimenti, tutti bravi belli e buoni: c’è chi vorrebbe uscire dall’euro, chi vorrebbe combattere l’immigrazione, chi la corruzione, chi la violenza eccetera, ma il dogma non è in discussione.
            È come vedere una gigantesca torta di merda circondata da commensali intenti a discutere animatamente: per Tizio ci va il peperoncino, per Caio la cannella, per Sempronio lo zucchero a velo, Luigina si indigna perché la merda va gustata al naturale e via discorrendo. L’unica cosa che mette tutti d’accordo è la merda, e la merda è il rapporto da malati mentali che abbiamo col lavoro.

          • Ybodon

            e ‘a mmerda c’ ha magnamo noi!

      • Denisio

        Grazie a te per la risposta, quello che concordo con maggior interesse è che l’attuale crisi fondamentalmente di sistema è l’occasione irripetibile per far saltare i giochi di dominio. Il metodo migliore per farlo è condividere un modello ad oggi utopico e sconosciuto tipo l’ecosocialismo, ovvero un nuovo sistema che parta dall’analisi delle vere scarsità e dei limiti del nostro habitat più prossimo di sostenere determinati stili di vita e determinate abitudini e sopratutto che possa porre le basi affinchè ciascuno possa contribuire con i propri studi e le proprie esperienze a realizzare metodi di coltivazione, metodi e mezzi di trasporto, sistemi di comunicazione liberi da controlli che rendano giustizia ai bisogni sociali veri. Credo semplicemente che nessuno sia stupido al punto da credere che questo tipo di organizzazione demenziale dove produci per esportare a migliaia di km possa essere in qualche modo un valore per l’umanità. Semplicemente è il metodo per introdurre infinite variabili da rispettare coercitivamente a processi che se fossero locali non permetterebbero ai parassiti sociali di lucrarci a tal punto da diventare più potenti e sfruttatori di tutti i loro precursori storici.

  • giulio pelernei

    Reddito di cittadinanza per far digerire l’indigesta decrescita felice (e pertanto infelice).
    Sembrerebbe questo il disegno.

  • Il fancazzismo è una reazione fisiologica alla sottrazione del proprio tempo, in un’utopia come quella da te descritta solo chi ha trascorso molti anni da schiavo si spiaggerebbe sul divano a grattarsi, e ne avrebbe tutto il diritto.
    Gli altri, come giustamente hai detto, si dedicherebbero ai loro talenti e/o aspirazioni. Basta osservare i bambini, non in quanto tali ma in quanto persone che ancora non hanno sperimentato fino in fondo il ricatto schiavista: loro l’idea del “non fare nulla” non la concepiscono proprio a livello mentale, vien loro molto più facile tenersi costantemente impegnati.

  • Ronte

    Il Cavalieri sa perlomeno qual’è la differenza tra il RdC, il reddito minimo garantito e il salario minimo garantito? Se queste sono le analisi dei cervelloni di oggi, è normale che le cose vadano così…

    • E tu sai cosa significa andare a lavorare una vita, pagare i contributi per la pensione e poi vedersela tagliare per dare soldi a chi non ha mai lavorato?

    • Pfefferminz

      Ad incominciare a fare confusione sono stati i 5 Stelle chiamando Reddito di cittadinanza quello che in realtà è un reddito di sussistenza legato all’accettazione di un lavoro.

    • XL

      Ma questo articolo dice perché si va in quella direzione e cosa succede ad andarci. Non è né pro né contro i 5 stelle e non si occupa di provvedimenti deboli come i salari minimi.

  • Secondo gli ultimi orientamenti giuridici i cani sono equiparati ai membri della famiglia. Spetterà anche a loro il reddito di cittadinanza?
    In Italia la cittadinanza da diritto a ricevere cure, ad avere una cultura di base, a far valere le proprie ragioni e tutelare soprusi, a difendere il proprio territorioda invasioni estere….. E altre cosette. Nessuna di queste cose è funzionante perfettamente. Per quale motivo il RDC dovrebbe funzionare bene? Non sarebbe meglio dedicarsi a mettere a punti le cose che non funzionano invece di cercare l’introduzione di nuovi diritti soprannaturali il cui unico scopo è quello di accaparrarsi voti e demolire lo stato attraverso la crescita del debito?

    • Pfefferminz

      “Secondo gli ultimi orientamenti giuridici i cani sono equiparati ai membri della famiglia”. La fonte?

      • “Disposizioni concernenti l’interoperabilità dell’anagrafe della popo-lazione residente con le anagrafi canine regionali e l’indicazione degli animali di affezione nelle certificazioni relative allo stato di famiglia” ed è attualmente all’esame della Commissione Affari Sociali della Camera

  • Cinzia
  • Cinzia

    Scusate per il post partito per errore… stavo cercando di iscrivermi …
    Nel merito, c’è un aspetto che non mi è per niente chiaro: ma tutto questo articolo, che ha quantomeno il pregio di cercare una soluzione “di sistema”, come si rapporta all’unione europea? Mi pare che non ne faccia neanche cenno…

    • WM

      Buongiorno Cinzia e benvenuta.
      Se ritieni che un commento che hai inserito sia errato, puoi cancellarlo o modificarlo entro un’ora.
      Nello specifico, il tuo precedente l’ho cancellato io.
      Solo per informazione, inutile replicare a questo mio commento, sarà cancellato a breve.
      Ti suggerisco di leggere le regole e le FAQ.
      Buona partecipazione.

  • XL

    Parlare di Stato che controlla merci e capitali esclude totalmente l’europa e l’euro. La camera di compensazione internazionale esclude le banche dal commercio estero e annulla l’effetto di eventuali sanzioni.
    Andare avanti come adesso sarà sempre più difficile e per un numero di persone sempre maggiore.
    Ogni tanto occorre che qualcuno dipinga gli scenari a lungo termine e non si limiti ad auspicare la rivoluzione in piazza domani. Perché chi mena le mani di solito non sa cosa fare e deve rivolgersi a qualche analista (se va bene, altrimente si rivolge a maniaci o utopisti) per capire come ottenere i propri obiettivi.

  • Le bateau Ivre

    “Il lavoro rende liberi” sta scritto sopra l’ingresso del lager di Auschwitz.
    Poi l’ossessivo imperativo “democratico” del “chi non lavora non mangia” offre la giustificazione, ai dittatori del lavoro, per accelerare ancora, se possibile, la colpevolizzazione e il fallimento di individui il cui limite obiettivo deve apparire – fin nei più intimi meandri della psiche – come un problema soggettivo del fallito, in special modo nell’epoca in cui il lavoro è stato reso superfluo.

    “Il lavoro ha sempre di più dalla sua tutta la buona coscienza: l’inclinazione alla gioia si chiama già “bisogno di ricreazione” e comincia a vergognarsi di se stessa. “E’un dovere verso la nostra salute”, si dice, quando si è sorpresi durante una gita in campagna. Anzi, si potrebbe ben presto andare così lontano da non cedere all’inclinazione alla vita contemplativa (vale a dire all’andare a passeggio, con pensieri e amici), senza disprezzare se stessi e senza cattiva coscienza”.
    Friedrich Nietzsche, La Gaia Scienza, 1882.

    • Denisio

      Porole immortali di buon senso che sembrano fine poesia in questi bui tempi che viviamo…

      • Le bateau Ivre

        Hai espresso alla lettera le stesse parole che, istintivamente, vorrei replicare ogniqualvolta mi capita di imbattermi in un tuo commento. Grazie.

        • Denisio

          Ehi…esagerato! Grazie, non ricevo spesso complimenti per quello che scrivo *^ -^

  • A 19th century man

    Cioè tu auspichi quello che è il sogno ingenuo degli odierni comunistielli da 4 soldi, vilipesi e turlupinati ormai da anni dagli stessi dirigenti del loro partito via via di riferimento (RC, CI, SEL etc etc). “Proletari del mondo unitevi!” Questa cosa non accadrà mai, troppe barriere culturali, giuridiche, linguistiche, etniche, storiche, politiche, razziali e così via, e indirizzare i propri sforzi in tal senso è sprecare inutilmente energie e fare il gioco degli sfruttatori. Questa cosa bisogna cercare di farla su base nazionale, e in caso di riuscita, sperare che funga da esempio. Altrimenti, no way.

    • Ybodon

      Non credo che valga la pena indirizzare gli sforzi in tal senso.
      Parlavo in senso “utopistico”.
      Ci sono i diritti universali?
      Bè i diritti sul e del lavoro dovrebbero semplicemente farne parte.
      È una cosa ovvia.
      Così com’è ovvio che nonostante si propongano TTIP, CETA TTP etc, nonostante si siano stipuati trattati di lisbona, maastricht o come si scrive etc una cosa del genere, ripeto, ovvia, non viene mai paventata da nessuno, e dico N E S S U N O compresi i 5stelle.
      Questa sarebbe una battaglia europea ovvia e normale di questi tempi.
      Non è una comunista è una cosa ovvia. forse l’ho gia detto? 😀

      Ma non è utopistica perchè ci sono ” barriere culturali, giuridiche, linguistiche, etniche, storiche, politiche, razziali” è semplicemente perchè questo si, farebbe paura al potere che disintegrerebbe da un lato la cosa e alla fine la utilizzerebbe (e forse lo farà un giorno) ma a suo favore.

  • Lara Rossi

    Vero. Tantissimi che sono sempre in giro senza fare nulla nè per se stessi nè per la società. Mentre ai pochi che lavorano tocca l’onere di mantenerli. Se poi a questi sommiammo l’altissimo numero di pensionati (una gran fetta di loro ancora giovani e un’altra grande fetta in pensione da molti decenni) sarebbe un disastro totale per i pochi occupati. Occupati che subiscono sempre di più le conseguenze della situazione italica, non solo per i bassi stipendi, ma anche per le vessazioni continuamente in aumento. Per non parlare del lavoro nero che aumenterebbe esponenzialmente.

  • Primadellesabbie

    Ho sbagliato porta.

    Credevo di trovarmi su CdC e invece sono entrato al Bar Sport! Scusate l’interruzione!