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Proposta di modifica del Reddito di Cittadinanza (Lettera aperta al Ministro del Lavoro Di Maio)

DI MARCO GIANNINI

comedonchisciotte.org

Mi rivolgo al Ministro Di Maio col massimo rispetto e con la più ingenua fiducia: quando si elabora un piano di lavoro lo si fa individuando un criterio che rispetti minuziosamente i valori profondi, gli obbiettivi alla base di esso e privilegiando un puntuale approfondimento cui segue la necessità di una divulgazione più immediata.

E’ cosa nota che la soglia di povertà relativa risulti pari a circa 780 euro per un singolo e da questo valore poi ne vengono intercettati altri leggermente più alti e relativi al nucleo familiare.

Questa cifra è perciò la base da cui tutta la proposta si snoda ma possiede un aspetto spinoso che mi appresto a descrivere e che ho già comunicato al neodeputato pentastellato Lorenzoni, sempre pronto a svolgere il suo operato come portavoce.

Ovviamente le esigenze di bilancio non devono svilire il RDC rendendolo inutile assistenzialismo e per evitare questo scenario esso deve erogare flexicurity cioè “sicurezza” di vita (lato umano), di consumo (lato macroeconomico) e di flessibilità (lato aziendale).

Il Reddito Minimo Garantito di Cittadinanza deve prevenire la miseria prima che il cittadino vi finisca altrimenti è perfettamente inutile, diviene una mancetta di scambio e questo a prescindere dalle 100 euro in più o in meno: è la costruzione intera dell’intervento a determinarne la riuscita.

In un contesto in cui sia la Lega che la tecnocrazia europea non lesinano scenari con interventi ben più onerosi tipo la Flat Tax e la famosa IVA (che si alzi quella o si incida su altre voci il succo è che per volere dei tedeschi si rastrellano 12 miliardi al fine autolesionistico di comprimere la domanda interna e non certo per le motivazioni espresse dal mainstream) 7, 8 miliardi in più per attuare nel modo corretto il RDC non devono essere una criticità invalicabile.

La soglia di povertà per sua natura è una media ed è lapalissiano quindi che chi possieda una casa di proprietà si collochi sopra questa soglia (una volta ricevuto il sostegno di 780 euro) mentre chi ha da pagare un affitto stia sotto… ATTENZIONE! Ricordatevi soprattutto questo secondo dato di fatto (più che il primo).

Ipotizzando quindi un affitto medio di 400 euro, 780 – 400 = 380 e il valore di 380 è, per quanto detto, sicuramente sotto la soglia di povertà!

Focalizzando quindi sui possessori di prima casa, se passa il concetto che dai 780 euro si debba sottrarre il valore del “reddito imputato” dell’abitazione (dove però sono costretti a vivere!), cioè quanto otterrebbero potendola affittare, sempre considerando la media di 400 euro per affitto, verrebbero erogate loro sempre le solite 380 euro che sono (come dimostrato) sotto soglia.

Tutti i riceventi RDC quindi sarebbero sotto soglia.

Una simile operazione, comodissima dal lato dei conti (tanto per dire “l’abbiamo fatto”), un simile ragionamento, disattenderebbe il criterio che tutela il valore “genitore” del Reddito Di Cittadinanza (la difesa della dignità) e finirebbe per tradirlo, finendo per redistribuire solo un po’ meglio la povertà. E’ abbastanza singolare che il “Ministro del Lavoro mancato” Tridico, che proponeva questa versione del RDC, non se ne sia reso conto (ma tanto ha già abbandonato la nave pentastellata seguendo le gesta del prode De Masi…).

In altre parole questo tipo di RDC sarebbe più funzionale al mantenimento strumentale dell’ordine sociale, contenendo le spinte di protesta della base più disperata ed inferocita, ma non ridurrebbe l’esclusione sociale. Scenari ambedue non molto funzionali alla salute democratica di una Nazione.

Come detto i 780 euro erogati interamente anche a chi possiede una casa di proprietà sono certamente “sopra soglia” mentre i 380 euro della “proposta Tridico” sono sicuramente “sotto soglia”; i tecnici quindi credo debbano valutare una soluzione che percorra approssimativamente il seguente tracciato:

Se al singolo disoccupato che paga un affitto eroghiamo 980 euro (sempre considerando 400 euro di affitto medio) restano 580 euro “nette” che, essendo la media tra 780 (sicuramente sopra soglia) e 380 (sicuramente sotto soglia), sono probabilmente un valore molto vicino alla reale soglia di povertà, quella che tiene conto anche della criticità finora descritta, sono i soldi “puliti dall’affitto” che uno deve avere in tasca!

Ovviamente 580 euro sono quindi anche la cifra che deve ricevere il cittadino privo di lavoro che vive in una casa di proprietà (l’unica che possiede): tutti i cittadini italiani devono poter disporre di un tetto e di 580 euro per vivere.

Beninteso che per rendere più equa la cifra andrebbe modulata calcolando su base provinciale il costo degli affitti medi (a Milano sono diversi rispetto a Terzigno in provincia di Napoli).

Per completezza quindi ricordo anche altri punti che in un precedente pezzo pubblicato reputai stringenti:

  1. Il cittadino ha diritto a un lavoro che sia consono alle proprie competenze e titoli (per evitare la dequalificazione neoliberista che comporta perdita dei saperi e tecnologica, di generazione in generazione) ma dovrebbe avere diritto a rifiutarne solo uno (non due) per incrementare il senso di responsabilità nella valutazione della prima proposta di lavoro ricevuta.
  2. Il Reddito di Cittadinanza, come avviene quasi ovunque, andrebbe erogato solo ai cittadini italiani e non ai residenti, per non generare viaggi della speranza da parte di stranieri in nome del peggior tipo di globalizzazione, quella del “cittadino merce” che insegue i capitali. La cittadinanza in Italia la possono ottenere tutti i seri lavoratori/contribuenti stranieri. In questo modo peraltro si riduce il costo complessivo del RDC.
  3. Limite di distanza (50 km) tra sede di lavoro e abitazione (no alla “deportazione”).
  4. Salario Orario Garantito che agisca in un range tra il 40% e il 60% del salario orario mediano (tra 5 e 7 euro l’ora): è dimostrato scientificamente che sotto la prima soglia si ha esclusione sociale, sopra la seconda gli imprenditori preferiscono non assumere e quindi è favorita la disoccupazione.

Va ricordato che esagerare questa voce, per quanto sacrosanta, può comportare spinte inflattive e perdita di competitività. Il Salario Orario sarebbe auspicabile tenesse conto anche del costo della vita su base provinciale cioè non essere identico su tutto il territorio nazionale (proprio per renderlo equivalente su tutto il territorio nazionale).

  1. Dovrebbero essere stabiliti dei correttivi che tengano conto del costo della vita su base provinciale al fine di stabilire l’esatto importo del RDC, questo unitamente alla questione del calcolo dell’affitto medio su base provinciale.
  2. Per evitare che il sostegno al reddito diventi “terreno di coltura” per il pizzo mafioso sarebbe opportuno dare la possibilità al prefetto (che riceva informazioni consistenti di questo tipo) di poterlo sospendere a tempo indeterminato su base quanto meno comunale; nelle aree di questo tipo andrebbero previste apposite carte di credito dove ricevere il RDC, con le quali si possa acquistare ma che non consentano di ritirare denaro contante!
  3. Sempre a questo scopo nei Comuni interessati si potrebbe pensare a un limite di spesa giornaliero e settimanale.
  4. Da quando una recente sentenza ha tolto la prima casa dal calcolo dell’Indicatore Situazione Economica Equivalente (il requisito per il Rdc è una Isee minore di 6500) la platea si è raddoppiata e il costo del Ddl Catalfo è salito a 29 miliardi annui (niente di irrealizzabile) eppure il 5S ha continuato a parlare di un costo di 15/18 miliardi. Ciò potrebbe significare che il 5s ha comunque individuato un modo per continuare a dimezzare la platea degli aventi diritto (Tridico come detto invece aveva optato per mantenere sì la platea identica ma riducendo eccessivamente l’ammontare erogato a chi possiede una prima casa).

Per fare un esempio il M5s, magari pressato dalle esigenze carismatiche leghiste, potrebbe aver “in testa” la creazione di un requisito nuovo che (in pratica) “reintroduca” la prima casa nell’ISEE, magari un parametro che sia la sommatoria tra ISEE e Reddito Imputato della prima casa (poniamo le solite 400 euro al mese): a quel punto metà “platea” sarebbe considerata “benestante” solo perché in possesso di un tetto (ottenuto lavorando) pur non essendolo e pur permanendo nella condizione anti costituzionale di disoccupazione.

Conclusione:

Ministro Luigi Di Maio Il principio dell’emancipazione degli italiani dalla miseria non può essere disatteso. La Lega, che ho citato in termini apparentemente critici (come fosse un limite), la considero l’unico alleato possibile (il PD è al soldo dei folli vincoli francotedeschi), tuttavia il 5s è nato per essere l’Avvocato dei cittadini contro privilegi e miseria quindi deve imporsi sui dettagli e questo soprattutto in codesta fase in cui è bersagliato dal mainstream.

I giornalisti con la loro vergognosa ed interessata mistificazione mirano a far cadere il Governo ed hanno pianificato una geniale strategia: far percepire il 5s debole rispetto agli alleati, agli occhi di chi da sinistra vi ha votato. Non abboccate, restituiteci piuttosto la migliore proposta possibile con quella li ripagherete.

Cordialità e buon lavoro,

 

Dott. Marco Giannini.

Fonte: www.comedonchisciotte.org

20.06.2018

 

 

Pubblicato da Rosanna

Ho insegnato italiano, latino e storia in un Liceo Classico, la mia insolita passione è quella di andare a caccia della "verità" nelle vicende contemporanee, attraverso gli interstizi dell'informazione, il mio vizio assurdo invece consiste nell'amare l'anonimato più della notorietà, la responsabilità più del narcisismo, l'impegno sociale più del letargo intellettuale. Allergica al pelo di capra e alle fake news.