Pezzi di merda: fenomenologia dell’odio nell’Italia di Salvini

FONTE: LIBREIDEE.ORG

Succede questo: a proclamarsi paladini dell’uomo dalla pelle scura, oggi, sono i killer politici dell’uomo dalla pelle chiara – quelli che gli hanno tolto tutto, in Europa, dopo aver abbondantemente depredato anche l’Africa, trasformandola in una terra desolata da cui scappare. Così i naufraghi salvati in mare da una nave della Guardia Costiera italiana diventano prigionieri, letteralmente  torturati dal vero Uomo Nero, il Ministro della Paura che usurpa la poltrona del Viminale. Ha un problema, l’Uomo Nero, anzi due: non può fare quello che vorrebbe, e che ha promesso agli elettori – tagliare le tasse – e in più deve rispondere di un risarcimento colossale imposto al suo partito dal potere giudiziario. Un risarcimento così anomalo, e così enorme, da ridurre praticamente a zero la possibilità di sostenere qualsiasi attività politica, e quindi di continuare a esistere, come partito. Chi ha paura dell’Uomo Nero? La cosiddetta Europa: quella che impedisce che le tasse vengano abbattute, che le pensioni italiane siano dignitosamente rimpinguate, che giunga un reddito provvisorio ai senza-lavoro. Di questo sono ostaggi, i naufraghi della nave Diciotti: di un’ingiustizia infame, compiuta da Bruxelles.

Negli ultimi tre anni, si apprende, l’Italia ha accolto la quasi totalità dei 700.000 migranti sbarcati sulle sue coste. Il resto d’Europa non li vuole. Deve tenerseli, per forza, l’Uomo Nero. Al quale però non si concede – in cambio – di abbassare le imposte, alzare le pensioni, distribuire un reddito di cittadinanza. “Pezzi di merda”, li qualifica senza giri di parole il filosofo televisivo Massimo Cacciari – ma attenzione: l’insulto non è affatto rivolto ai mostri dell’Unione Europea, i fanatici del rigore, gli affamatori della Grecia, i devastatori dell’Italia, i predoni delle autostrade che poi crollano. Su quelli, tuttalpiù, sono piovute fumose analisi, formulate in italiano forbito. L’espressione brutalmente gergale è invece indirizzata agli insensibili criminali che osano trattenere un centinaio di africani, giovani adulti, a bordo di un natante della Guardia Costiera ormeggiato in un porto siciliano. Tra i “pezzi di merda” più autorevoli, se non altro per il ruolo istituzionale che riveste, è il vicepremier Di Maio, il primo a esprimere – sotto forma di minaccia aperta, alla buon’ora – la possibilità di sospendere i finanziamenti miliardari che l’Italia è tenuta, dai trattati, a versare alla burocrazia Ue.

Mentre i filosofi incendiano le strade, già lastricate di furore e di violenza, di odio squadristico e mediatico contro l’insolente governo che gli italiani – quei farabutti – hanno osato votare e ora sostanzialmente approvano, maledetti loro, uno dei due consoli che reggono l’esecutivo Conte arriva dunque ad avvertire i cosiddetti partner europei: attenzione, la corda potrebbe spezzarsi. Si comincia ventilando l’indicibile – la renitenza contributiva – e così ci si infila su un sentiero che potrebbe portare addirittura là dove fino a ieri sarebbe stato impensabile trovarsi: cioè di fronte allo spettro dell’uscita dell’Italia dall’Unione Europea, finalmente presentata per quello che è – una cricca di tecnocrati imbroglioni, al soldo della peggiore oligarchia speculativa. Questo è un paese in cui il presidente della Repubblica, parlando con l’allora premier incaricato, lo ha cortesemente (ma irritualmente) invitato a passare a salutare il governatore della Banca d’Italia, l’esimio Ignazio Visco, super-banchiere convinto – al pari del tedesco Günther Oettinger, o del connazionale Carlo Cottarelli, di scuola Fmi – che saranno “i mercati”, in futuro, a “insegnare” agli italiani come votare, pena la scure dello spread, nel caso ripetessero l’errore imperdonabile di premiare gli sciamannati 5 Stelle o, peggio, l’Uomo Nero, cioè l’illuso che voleva il professor Paolo Savona al ministero dell’economia e un principe del giornalismo indipendente come Marcello Foa alla presidenza della Rai.

Scherziamo? Siamo impazziti? L’ultima presidente della Rai, Monica Maggioni, è ora presidente della sezione italiana della Commissione Trilaterale, mentre la collega Gruber – quella che ospita frequentemente il noto filosofo, talora affetto da coprolalia – è saldamente ospite dei gagliardi passacarte messi assieme dal conte Étienne Davignon e dall’imperatore David Rockefeller, riuniti per la prima volta nel lontano 1954 all’hotel de Bilderberg a Oosterbeek, in Olanda. Lo stesso Visco, che governa Bankitalia (di proprietà di banche private) è il pupillo di Mario Draghi, che nel 1992 salì a bordo del panfilo Britannia e oggi governa la Bce (di proprietà di banche private). Draghi risulta essere un membro autorevolissimo dello stesso club che annovera tra i suoi eletti il presidente emerito Napolitano e il francese Jacques Attali, l’uomo-ombra di Macron: prontissimo, tramite l’obbediente Tajani, ad attivare il network sotterraneo dimostratosi capace di indurre Berlusconi a venir meno alla parola data al  “vomitevole” Salvini, sulla nomina di Foa. Tutto è partito dall’Eliseo, cioè dal vertice politico del paese che, oggi anno, depreda 14 Stati africani portandogli via l’equivalente di 500 miliardi di euro, costringendo i loro giovani a imbarcarsi verso le nostre coste.

Qualcuno spieghi, ai migranti soccorsi dalla Diciotti, che non possono fidarsi dell’uomo bianco che si finge loro amico. “Timeo Danaos et dona ferentes”: i greci mi fanno paura anche quando portano doni, dice Laocoonte, nell’Eneide, di fronte al Cavallo di Troia appena giunto davanti alle mura della città assediata. Se solo i giornalisti avessero fatto il loro dovere, accusa il Premio Pulitzer americano Seymour Hersh, in questi anni avremmo avuto meno guerre, meno stragi, meno vittime, perché quasi tutte le guerre, così come l’opaco terrorismo stragista, sono state organizzate a tavolino, dalla stessa élite bugiarda, agitando false prove per demonizzare leader che riteneva scomodi. L’hanno potuto fare, sempre, grazie alla connivente reticenza dei giornali, delle televisioni. Lo stesso si può dire dell’intellighenzia nazionale “embedded”, quella che oggi – tra appelli rabbiosi (e schizzi di sterco) – si permette il lusso di criminalizzare l’Uomo Nero, ignorando deliberatamente i crimini mostruosi dell’oligarchia-fantasma che ha declassato il paese, condannandolo al declino dopo averlo svenduto, pezzo su pezzo, fino a farlo crollare come il ponte di Genova. Un’Italia alla frusta, amputata della sua sovranità e taglieggiata dai finti ìragionieri di Bruxelles. Eppure, nel paese a cui la Francia impedisce di eleggere il presidente della televisione di Stato, ci si scaglia selvaggiamente contro il ministro che “sequestra” i migranti su una nave.

Il crollo delle dittature è spesso preceduto da violenze inconsulte. In Romania, Nicolae Ceaucescu ordinò alla Securitate di sparare nel mucchio, al primo accenno di ribellione popolare. E il satrapo Siad Barre, a lungo padrone della Somalia grazie anche al provvido sostegno post-coloniale italiano, non esitò a ordinare alla polizia di mitragliare il pubblico dello stadio che aveva osato contestarlo. Si dirà che siamo in Italia, dove vige la legge semiseria della “bolla di componenda”, sintetizzata dal genio letterario di Camilleri: ogni conflitto si trasforma in una tempesta in un bicchier d’acqua, se alla fine tutti si portano a casa la loro fetta di torta. Si dirà che il cosiddetto governo gialloverde, quello dell’Uomo Nero, sta esasperando la crisi dei migranti solo per aprire un fronte alternativo da cui attaccare Bruxelles, cioè il super-potere che gli vieterà di mantenere le promesse fatte agli elettori il 4 marzo, pena il ricatto dell’incursione finanziaria sul costo del debito pubblico di un paese reso vulnerabilissimo, come gli altri dell’Eurozona, dall’assenza di una moneta sovrana con la quale difendersi dal racket dei signori della Borsa. Sia come sia, lo spettacolo cui si è costretti ad assistere rivela qualcosa di estremamente inedito: mentre giornali e intellettuali lanciano ogni giorno scomuniche furenti, anatemi  rabbiosi e palle di letame, gli elettori osservano con attenzione le mosse del loro governo, il primo esecutivo – nella storia ingloriosa dell’Ue – completamente sgradito da Bruxelles.

 

Fonte: www.libreidee.org

Link: http://www.libreidee.org/2018/08/pezzi-di-merda-fenomenologia-dellodio-nellitalia-di-salvini/

25.08-2018

Pubblicato da Davide

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2 Commenti

  1. Leggo di manifestazioni antirazziste organizzate da una miriade di sigle tutte vogliose di avere un pezzetto della torta del business migranti o forse dei soldi di Soros. Mai viste tutte queste organizzazioni ‘umanitarie’ quando si trattava di aiutare i poveri italiani, così come non si era mai vista la mobilitazione mediatica del Pd e della sinistra quando è crollato il ponte o in occasione di qualche terremoto. Poi si lamentano se si parla di razzismo anti italiano!.
    E che dire della magistratura? Sequestro di persona? Abuso di ufficio? e non ci fossero in gioco cose serie ci sarebbe da morire dal ridere! La magitratura obbedisce agli ordini dei poteri forti e questi non vogliono avere uno come Salvini come bastone tra le ruote. Uno come Orban nella piccola Ungheria può essere contenuto e isolato, se però si comincia a formare un asse con l’Italia, l’Austria e altri Paesi Visegrad le cose si potrebbero metter male per i poteri forti, a cominciare dalle elezioni europee il prossimo anno. Il successo dei sovranisti sta innervosendo tutti a Bruxelles e a Berlino e sembra che la Merkel voglia rinunciare ad avere un candidato tedesco alla BCE dopo Draghi per puntare sulla presidenza della Commissione europea.

  2. Taormina spiega in modo chiaro come la Magistratura abbia fatto un’invasione politica.
    Citazione:
    Sono
    due gli aspetti racchiusi nella iniziativa della magistratura di
    incriminare Salvini per sequestro di persona,arresto illegale e abuso
    d’ufficio. Una riguarda i rapporti tra politica e magistratura e un
    altro la fondatezza delle contestazioni mosse al ministro dell’ interno.
    Poiché la configurabilità di una interferenza della magistratura nella
    politica,presuppone la illegalità della contestazione di quei gravi
    reati,bisogna partire da questo punto. Non mi soffermo sul l’abuso di
    ufficio che esisterebbe per aver consumato sequestro di persona e/o
    arresto di persona e non mi soffermo sul presunto arresto illegale
    perché sarebbe ricompreso nel sequestro di persona e perché nessuno ha
    mai disposto arresto di qualcuno,il cuore del problema è quello della
    configurabilità del sequestro di cui all’art. 605 del codice penale. L’
    articolo dice che si ha sequestro di persona quando un soggetto abbia
    intenzionalmente limitato la libertà della persona principalmente sotto
    il profilo della libertà di locomozione o di circolazione. La semplice
    indicazione che questa sia la unica condotta capace di far consumare
    sequestro di persona, dimostra che per più ragioni sia evidentissima la
    correttezza del comportamento di Salvini. Scontato che nessuna
    limitazione di libertà hanno subito gli immigrati a bordo della
    Diciotti,essi sono rimasti sulla nave legittimamente sulla nave perché
    spettava all’Italia stabilire se avessero i requisiti per entrare in
    Italia e per questa ragione,come accade in base a tutte le legislazioni
    del mondi,ben potevano essere trattenuti e questo non potrà mai
    configurarsi come sequestro di persona ma osservanza di precisi doveri
    previsto dalle nostre leggi e dalla Costituzione;in secondo luogo, gli
    immigrati sono rimasti sulla nave perché doveva essere accertato quali
    fossero le quote di assegnazione ai paesi della comunità europea e ciò
    esclude in maniera altrettanto certa che il trattenimento era previsto
    dalla legge e che esso implicasse la esclusione di qualsiasi
    intenzionalità di sequestro. Queste semplici ed elementari
    considerazioni che anche uno studente del primo anno di giurisprudenza
    avrebbe fatto e farebbe,dimostrano che l’aggressione giudiziaria
    intenzionalmente e premeditatamente consumata nei confronti di
    Salvini,si possa configurare come una interferenza della magistratura
    bella politica e quindi un uso strumentale e politicizzato della
    giustizia. Del resto,non è’ mai stato chiaro perché il procuratore di
    Agrigento si dovesse esibire nella ispezione sulla nave Diciotti se non
    per mero e inaccettabile esibizionismo;ne’ è comprensibile per quale
    ragione lo stesso magistrato dovesse consumare la invasione nel Ministro
    dell’interno ascoltano,quando era evidente a tutti che gli ordini li
    aveva dati Salvini e che solo lui poteva darli. Si è’ trattato ancora
    una volta di un comportamento esibizionistico al massimo livello,ove di
    consideri che il tutto è’ avvenuto in un momento di grande visibilità
    addirittura di livello mondiale di cui il magistrato ha
    lapalissianamente profittato.
    È’ auspicabile che il ministro della
    Giustizia,il procuratore generale presso la corte di cassazione,il
    consiglio superiore della magistratura intervengano disciplinarmente nei
    confronti del procuratore di Agrigento.
    Ma è anche il caso per ogni necessaria chiarificazione che il comportamento del Procuratore di Agrigento sia valutato dalla Procura competente per capire se abbia consumatolui, non Salvini, un abuso d’Ufficio.

    Carlo Taormina