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Mozambico: land grabbing per la carta

FONTE: ENVIROMENTALPAPER.EU

Un progetto colossale: trasformare vaste aree dell’Africa in piantagioni per la produzione di carta. Sembra un vecchio sogno coloniale nel cuore del Mozambico, ma è storia di oggi. Dietro c’è la portoghese “The Navigator Company” e la sua filiale locale Portucel Mozambique. Le associazioni locali sono profondamente preoccupate per gli impatti sui mezzi di sussistenza delle popolazioni locali e sulla biodiversità. Il progetto ha già creato enormi danni, con numerose famiglie di contadini forzate a cedere la propria terra o convinte a transazioni-truffa da intermediari senza scrupoli, e ora si ritrovano senza mezzi di sostengo. Anche le restanti aree di foresta asciutta (Miombo) sono in pericolo, poiché una parte di esse sarà convertita in piantagione, mentre le restanti saranno sottoposte alla pressione di contadini rimasti senza terra, o senza foreste in cui raccogliere legna o altri prodotti.

Un rapporto, “A Land Grab for Pulp” (land grabbing per la cellulosa – Il rapporto in inglese (PDF), lo potete scaricare QUI ) è stato pubblicato dall’Environmental Paper Network, assieme ad associazioni del Mozambico e del Portogallo, e spiega esattamente dove si svolge l’accaparramento di terra e include testimonianze di contadini che hanno perso la terra da cui dipendono per la sussistenza, in cambio di lavoro a breve termine (come arare il proprio stesso orto, per poi essere licenziati) e ora debbono cercare terra in luoghi remoti. Il rapporto mette in dubbio se sia stata effettuata una autentica consultazione delle popolazioni sotto impatto (sulla base del principio del consenso previo e informato). Il rapporto analizza anche i rischi e gli impatti ambientali del progetto, che convertirà l’habitat forestale e la biodiversità del Miombo in piantagioni monocolturali.

Fonte: www.environmentalpaper.eu
Link: http://www.environmentalpaper.eu/a-land-grab-for-pulp-a-report-on-portucel-mozambique/
17.11.2017

Pubblicato da Davide

  • concetta tagliamonte

    e purtroppo queste povere persone saranno le prossime risorse che importera’l’Italia

    sotto varie voci ( profughi richiedenti asilo rifugiati e via discorrendo) questo e’gia’quanto stanno facendo in Africa

    tempo fa sulla tv tedesca alle 11 di sera fecero un bel documentario che denunciava questa prassi

  • natascia

    La terra . Sembra che la sua importanza vitale debba per forza essere dimenticata. O lo si
    vuole criminosamente dove la’ dove studiano gli arraffoni. Inserire dei tabù sull’ argomento Terra sarebbe una difesa per tutti. Tabù sulla proprietà, sull’uso,sulla sua difesa.

    • a-zero

      “Imporre statalmente dei tabù”

      basta non dimenticare che, in ordine gerarchico, il tabù ragion di capitale viene prima del tabù ragione di stato e poi, in subordine, ci sarebbe spazio per il tabù Terra.

      Se lo stato mette il proprio tabù d’essere sotto quello della terra si contraddice e si autoannienta. Almeno credo.

  • a-zero

    Allucinante! In pratica, tolta la stampa, la produzione massiva di cellulosa serve per imballaggi e carta da c…!

    Ricordo che una ventina di anni fa c’era tutto un fermento per sdoganare, liberalizzare (non legalizzare, liberalizzare!) e reintrodurre la canapa come fonte cellulosica meno impattante e poi il re (lo stato) si è tenuta la produzione di quella medica e nessuno fra il volgo, se non casi isolati, si prende la briga di chiedere permessi e controlli di coltivazione ai carabinieri. La maggior della parte politicamente attiva della giovane popolazione ha ritenuto meglio contare gli scontrini dell’onestà. Onestà, onestà, onestà, …. Beati loro, questi onesti.

    Comunque quello presentato è un caso lampante (enensimo) di come macina la vita la macchina dello sfruttamento captalista:

    1- domanda aggregata di carta da c… + offerta aggegata di fondi pensione

    2- investimenti in Portucell

    3- spossessamento degli abitanti dle Mozambico (che dici ALCESTE sono stati poco introspettivi ad accettare le vellutate offerte della Portucell questi africani? Eh? Ma porco il mondo che rabbia dover leggere le certe str…)

    4- sfruttamento di abitanti e territori del Mozambique

    5- migrazione aggregata

    E quando si presenta al medio civilizzato bianco un caso come questo si provocano due reazioni:

    – Senso di colpa, che non cambia un acca ma alimenta il perverso settore della “cooperazione” internazionale tipo aiutiamoli a casa loro, e vai col marketing ecolabel.

    – Senso del “me ne frego” e tiriamo avanti a glifosate che ciò il pil che mi tira.

    Invece mi torna in mente l’approccio pratico di qualche anno fa (brigadiè quanto segue è pura informazione narrativa, la prenda volterianamente):

    Alcuni proponevano un ‘aiutiamoci tutti a casa di tutti’, nel senso che quando hai analizzato, soppesato e compreso il problema, che hai identificato il fattore fenomenico evidente di quel problema (es. Portucel) non ti resta che trovare il modo e il mezzo idoneo per … attaccarlo, colpirlo.

    Una questione metodologica di approccio al problema.

    Insomma oltre al senso di colpa e al me ne frego, val la pena allargare gli orizzonti culturali.