La tragicomica realtà dei ‘talk show’

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Di Glauco Benigni

 

L’altra sera, mentre mangiavo una frittatina alle erbe di fronte alla tv, ho assistito ad una ennesima manifestazione dell’Assurdo che caratterizza l’epoca in cui stiamo vivendo. In uno di quei frequenti ‘stupidity shows‘, che dal tempo di Maurizio Costanzo in poi sono stati definiti ‘talk show‘, una specie di papera di lusso con vistosi tacchi a spillo (che il regista inquadrava di quando in quando), travestita da conduttrice del III Millennio, introduceva garrula e in falsetto un servizio fatto alla Caritas di Milano. Il tema era: “oltre ai migranti ci sono anche tanti poveri italiani dei quali non si cura nessuno“. Scorrevano in video cifre fornite dall’Istat, si vedevano scene di clochards nostrani che dormivano sulle panchine e sui marciapiedi, altri che rovistavano nei secchioni dell’immondizia e, dopo un po’, si giungeva ad una testimonianza registrata.

Nel filmato veniva intervistato un uomo, vestito di laceri indumenti, che aveva perduto il posto di lavoro e faceva la fila per un piatto di minestra insieme a barboni classici, africani e altri individui devastati dalla globalizzazione selvaggia, tra cui siriani, donne ucraine, etc…

La fabbrichetta in cui lavorava l’intervistato era stata costretta a chiudere a causa della impossibile concorrenza con i competitor multinazionali e lui, over 50, non era riuscito a trovare un’altra occupazione dignitosa e s’era ritrovato per strada senza tetto.

La papera faceva finta di commuoversi, poi si indignava e chiedeva commenti ai 3 uomini politici presenti in studio. Però prima dei commenti, tutta arzilla, ‘lanciava la pubblicità’ raccomandandosi di non cambiare canale perchè “ne sentirete delle belle“. Andava in onda a questo punto uno spot demenziale di 30 secondi in cui si promuoveva proprio quella azienda multinazionale che aveva sottratto quote di mercato alla fabbrichetta costringendola a chiudere progressivamente i battenti.

È evidente che Chi conduce i programmi e Chi invece programma le interruzioni pubblicitarie non parlano tra loro. Anzi, di solito i primi odiano i responsabili del marketing ma non possono dirlo perchè è da loro che dipende la paghetta. Mentre i responsabili del marketing considerano i programmi solo carta con cui incartare la promozione di questo o quel cliente in modo abbastanza indistinto, e vorrebbero avere sempre più tempi a disposizione fino alla saturazione dell’attenzione da parte di ascoltatori ormai ridotti a ‘bolliti da sofà’. L’ideale per loro sarebbe 24 ore al giorno di pubblicità con brevi interruzioni fatte di news e programmi.

Eeh, cari amici, la tv e in particolare la tv commerciale è un ‘Demone potentissimo’ che si è infilato nelle case degli spettatori come il ‘Cavallo di Troia’ e si è radicata nella vita di tutti i giorni per obnubilare le coscienze e giustificare i consumi più superflui. Nessuno più commenta il ruolo e lo strapotere della pubblicità, si dà per scontato che debba essere così…e questo giustifica l’Assurdo nell’intera scena della vita sociale.

Tornando al fatto che stavo narrando, l’intervistato, non essendo in studio, non poteva replicare alcunchè. Alla ripresa dello ‘stupidity show’, né la papera né i politici (tra i quali uno che aveva presentato resoconti spese per rappresentanza pari a 30.000 Euro di cene e taxi in un anno) notavano l’assurda relazione tra i fatti narrati e la pubblicità che era andata in onda. Tronfi e sereni continuavano a parlarsi addosso e ad azzuffarsi, dando della crisi in corso le solite banali interpretazioni da classici tifosi del Bar Grand Italia.

Purtroppo è vero: molti giornalisti e molti uomini politici non si accorgono proprio di ciò che accade intorno a loro. Vivono in un mondo circoscritto ai loro squallidi interessi. Si comportano come sciacalli a caccia di tragedie da azzannare per trarne brandelli di verità a sostegno della propria visione ottusa. Solo alcuni politici infatti sono delinquenti professionisti e consapevoli, molti sono semplicemente affetti da nuove forme di sciocchezza contemporanea, da ebete ossequio al potere, dall’impossibilità a stabilire ‘connessioni’…vivono all’interno di matrix conformiste ammantati dalla loro supponenza.

In questa stagione di falsa democrazia le cose vanno così. Che fare?

Di Glauco Benigni

Per saperne di più sull’Autore: https://www.youtube.com/user/glaucobenigni 

Glauco Benigni, laureato in Sociologia delle Comunicazioni di Massa, giornalista professionista, scrittore.

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