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La dottrina di Trump promette di massacrare il nuovo asse del male

DI PEPE ESCOBAR

counterpunch.org

Non è stato un “profondo discorso filosofico”. E neanche uno di “sano realismo” – come spacciato dalla Casa Bianca. Il presidente Trump all’ONU è stato “carneficina americana”, prendendo a prestito una frase precedentemente usata dal suo speechwriter Stephen Miller.

Bisogna digerire l’enormità di quel che è appena successo. Il presidente degli Stati Uniti, dinanzi ai tromboni della “comunità internazionale”, ha minacciato di “cancellare dalla mappa” tutta la Repubblica Democratica Popolare di Corea (25 milioni di persone). E che siano dannati i milioni di sudcoreani che potrebbero perire come danni collaterali.

Le minacce di Trump ricordano la teoria del folle di Nixon-Kissinger, secondo la quale l’URSS doveva sempre pensare che il presidente americano avrebbe potuto sganciare la bomba nucleare. Ma la RPDC non sarà molto impressionata da questa strategia vintage.

Ciò lascia sul tavolo una versione 2.0, ancor più terrificante, di Hiroshima e Nagasaki (Trump ha ripetutamente invocato Truman nel proprio discorso). Ci saranno ora manovre frenetiche sia a Mosca che a Pechino: Russia e Cina hanno infatti in corso una strategia comune per contenere Pyongyang.

La dottrina Trump è stata finalmente approvata ed un nuovo asse del male è stato delineato. I vincitori sono Corea del Nord, Iran e Venezuela. La Siria è un mini-male, così come Cuba. Ucraina e Mar Cinese del Sud sono state menzionate soltanto fugacemente, senza frecciatine a Russia e Cina. Il che potrebbe essere segno di almeno un minimo di realpolitik; senza “RC” – il partenariato strategico Russia-Cina al centro del blocco BRICS e dell’organizzazione di cooperazione di Shanghai (SCO) – non esiste una soluzione possibile allo stallo nella Penisola coreana.

In questa epica battaglia dei “molti giusti” contro i “pochi malvagi”, con gli Stati Uniti descritti come “nazione compassionevole” che vuole “armonia e amicizia, non conflitti e lotte”, è un po’ ironico che allo Stato islamico – ritratto come un “male” molto minore rispetto a Corea del Nord ed Iran – siano stati dedicati solo pochi paragrafi.

L’arte di mandare un accordo in fumo

Secondo la dottrina Trump, l’Iran è “uno Stato economicamente povero, le cui principali esportazioni sono violenza, spargimenti di sangue e caos”, un “regime omicida” che trae profitto da un accordo nucleare che è “imbarazzante per gli Stati Uniti”.

Il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif ha così twittato: “L’hate speech di Trump appartiene all’epoca medievale e non all’ONU del XXI secolo – non merita neanche una risposta”. Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha ancora una volta sottolineato il pieno sostegno all’accordo nucleare, alla vigilia di un incontro dei ministri P5+1 previsto per mercoledì, dove Sarif avrebbe dovuto sedersi allo stesso tavolo del segretario di Stato USA Rex Tillerson. Ordine del giorno: conformità dell’accordo. Tillerson è l’unico che vuole una rinegoziazione.

Il presidente iraniano Hassan Rouhani ha infatti sviluppato un argomento incontestabile sui negoziati nucleari. Dice che l’accordo – su cui P5+1 ed IAEA sono tutti d’accordo – possa essere usato come modello altrove. La Merkel concorda. Ma, afferma Rouhani, se gli Stati Uniti improvvisamente decidono di uscire in modo unilaterale, come possono i nordcoreani pensare che valga la pena sedersi e negoziare qualcosa con gli americani?

Ciò a cui la dottrina Trump punta è, infatti, un vecchio giochetto neo-con, che si rifa alle dinamiche della guerra fredda Washington-Teheran condotte da Dick Cheney.

Lo script è il seguente: 1) l’Iran deve essere isolato (dall’Occidente); 2) l’Iran “destabilizza” il Medio Oriente (l’Arabia Saudita, la fucina di tutti i tipi di jihadismo salafita, viene risparmiata); 3) l’Iran, poiché sta sviluppando missili balistici che potrebbero – forse – trasportare testate nucleari, è la nuova Corea del Nord.

Ciò pone le basi affinché Trump stracci l’accordo il 15 ottobre. Un tale risultato geopolitico metterebbe a confronto Washington, Tel Aviv, Riyadh e Abu Dhabi contro Teheran, Mosca e Pechino, con le capitali europee non allineate. Una cosa che poco si addice ad una “nazione compassionevole” che vuole “armonia ed amicizia, non conflitti e scontri”.

L’Afghanistan arriva in Sud America

La dottrina Trump, come detto, privilegia la sovranità assoluta dello Stato-nazione. Ma poi ci sono quei fastidiosi “regimi canaglia”, che devono subire, beh, un regime-change. E qui entra dunque in scena il Venezuela, ora “sull’orlo del collasso totale”, e governato da un “dittatore”; quindi, l’America “non può stare ferma e guardare”.

E difatti lunedì The Donald cenava a New York con i presidenti di Colombia, Perù e Brasile (quest’ultimo indagato dall’attorney general del proprio paese come leader di un’organizzazione criminale e che gode di un invidiabile 95% di impopolarità). Sul menu: regime change in Venezuela.

Il “dittatore” venezuelano Maduro è sostenuto da Mosca e, soprattutto, Pechino, che acquista petrolio ed ha pesantemente investito nelle infrastrutture del paese, dato che il gigante delle costruzione brasiliano Odebrecht è al momento paralizzato dall’indagine Car Wash.

La posta in gioco in Venezuela è estremamente alta. Ai primi di novembre, forze brasiliane ed americane saranno schierate in un esercitazione militare congiunta nella foresta amazzonica, al confine tra Perù, Brasile e Colombia. Chiamatela una prova per il cambiamento di regime in Venezuela. Il Sudamerica potrebbe benissimo trasformarsi nel nuovo Afghanistan, considerata la dichiarazione di Trump che “grandi parti della terra sono in conflitto, ed alcune andranno anche all’inferno”.

Nonostante tutto il risalto dato alla “sovranità”, il nuovo asse del male riguarda, ancora una volta, i regime change.

Russia e Cina mirano a disinnescare lo stallo nucleare, per poi sedurre la Corea del Nord ad unirsi alla Belt and Road Initiative (BRI) ed all’Unione economica Eurasiatica (EAEU) attraverso una nuova ferrovia trans-Coreana e vari altri investimenti nel paese. Il nome del gioco è integrazione eurasiatica.

L’Iran è uno snodo chiave per il BRI. È anche un futuro membro della SCO, è collegato – tramite il corridoio di trasporto Nord-Sud – ad India e Russia ed è un possibile futuro fornitore di gas naturale per l’Europa. Il nome del gioco è, ancora una volta, integrazione eurasiatica.

Il Venezuela, nel frattempo, detiene le più grandi riserve di petrolio inesplorate del pianeta, ed è inquadrata da Pechino come una sorta di nodo BRI avanzato in Sud America.

La dottrina Trump introduce una nuova serie di problemi per Russia e Cina. Putin e Xi sognano di ricostruire un equilibrio di potere simile a quello del Concerto europeo, durato dal 1815 (dopo la sconfitta di Napoleone) fino all’inizio della prima guerra mondiale del 1914. In quel periodo Gran Bretagna, Austria, Russia e Prussia decisero che nessuna nazione europea doveva essere in grado di emulare l’egemonia della Francia sotto Napoleone. In seduta come giudice e carnefice, la “compassionevole” America di Trump sembra certamente intenzionata a ripetere tale egemonia.

 

Pepe Escobar

Fonte: www.counterpunch.org

Link: https://www.counterpunch.org/2017/09/22/unmasked-trump-doctrine-vows-carnage-for-new-axis-of-evil/

22.09.2017

Traduzione per www.comedonchisciotte.org  a cura di HMG

Pubblicato da Davide

  • Ronte

    Mi sarebbe piaciuto vedere un film di Charlie Chaplin che ironizza su questa bislacca figura saltata fuori da chissà quale tombino….

  • televisione falsa

    penso che questa volta gli USA se muovono guerra la pagheranno cara

  • Annibale Mantovan

    Ho capito…è stato eletto perchè doveva far fuori l’ altro asse del male, quello interno (la Clinton, il deep state, la Cia, 11 settembre…) e invece se ne inventa un altro..il solito. Gli americani hanno due problemi legati tra loro: il primo è il DOLLARO….tra un paio di anni non lo vorrà più nessuno; il secondo è Israele…troppo potere a coloro che per i dollari sono disposti ad uccidere.

  • Tiresia Branding
  • Proder

    Io sono convinto che TUTTI i presidenti degli usa siano stati criminali contro l’umanità e che avrebbero dovuto fare la fine dei nazisti impiccati a Norimberga. Soprattutto quelli osannati come benefattori dell’umanità, da Lincoln a J.Kennedy per finire con Obama. Detto questo rimango convinto che Trump, pur essendo un gran s.o.b., sia meno pericoloso di quelli che l’hanno preceduto. Certo i suoi non sono nobili ideali ma pragmaticamente sì. La prova provata sono le feroci campagne di stampa contro di lui, la enorme macchina del fango che vede uniti nella lotta politici, magistrati, fbi, cia e in generale il complesso militare-industriale rappresentato da Obama e soprattutto dai Clinton (il vecchio sporcaccione e la frigida). Parlando della Corea del Nord per esempio io non sottolineerei con troppa enfasi le frasi pronunciate all’onu e soprattutto le interpreterei in senso letterale. La frase è: “Se Rocket Man attacca …”. Già ma Kim non ha nessuna intenzione di attaccare. Se c’è qualcuno che da sempre, dal 1950, vuole attaccare, sono gli usa. I lanci di missili sono la risposta propagandistica alle continue provocazioni alla loro frontiera. L’interesse dei militari e dell’industria delle armi è quello di andare allo scontro: Trump gli ha dato un contentino. Al momento non può fare di più. Ad aprile venne annunciato l’invio di una Grande Armada contro la Corea del Nord ma come venne provato la direzione era quella opposta. Trump ha ereditato dal nobel per la pace innumerevoli guerre e al momento può fare ben poco per chiuderle ma non penso che voglia crearne di nuove. Ovviamente posso sbagliare …. mai fidarsi dei visi pallidi con le giacche blu, hanno la lingua biforcuta.

    • oriundo2006

      Lo speriamo tutti che Trump non abbia alcuna fretta di passare dal dire al fare. Noto peraltro che secondo alcuni siti ( B. Fulford ) non molto attendibili ma di certo con una loro logica, viene dato per avvenuto un altola’ USA ai sottomarini israeliani ( che sono poi tedeschi ), che non ci pensassero proprio a tirare loro qualche missile facendolo passare per nordcoreano. Detto questo, secondo gli autori classici di politica, l’orgoglio sproporzionato, l’onore anch’esso smisurato, le parole in liberta’, l’irruenza propria dell’eta’, possono portare davvero ad una situazione critica in cui le parti si muovono su di un piano inclinato: verso il confronto aperto.

  • Mario Poillucci

    Non giudicate male il meschinello trump (oppure tramp??)! Credo anzi che, dopo l’osceno abbronzatissimo obamuccio, il prossimo premio nobel per la pace sarà suo appannaggio! Strano mondo quello contemporaneo! Mascalzoni, criminali, delinquenti, stragisti, feccia vivente fetida, malata e contagiosa che assurge a vertici dovuti a ben altre persone! Ma va così nel mondo, la cacca spacciata per cioccolato svizzero! Cercate, quindi, di essere comprensivi con il povero donald! Accerchiato da militaracci maiali e sciacalli, industriali fetidi produttori e spacciatori di armi e minacciato di evento dallassimile e di un altro watergate(WATER!! ED è proprio nel water che dovrebbero stare e tirate l’acqua, per cortesia) si è subito adattato il giullare del cactus!! Comunque sia, quando il parrucchino color granturco parla di asse del male intende l’orrido schifo definito usa e israele! Finchè esisteranno entrambi il pianeta non avrà mai pace!! Amen!!!

  • pincopallo

    Secondo me il Biondo si era fatta una dose abbondante…

  • Luigi za

    Con il suo discorso all’ONU Trump, the Puppet in Chief USA si è dimostrato per quello che veramente é: un Bimbominkia messo sotto tutela di ben tre badanti e comandato a fare da mera Marionetta.
    C’è solo da sperare, ma non lo credo affatto, che le tre badanti non solo non parlino come il Bimbominchia ma pure non pensino ( e quindi agiranno) come lui.

  • Vamos a la Muerte

    Con Hillary Clinton alla Casa Bianca le cose sarebbero precipitate in ancora meno tempo.
    Ciò detto, Trump è un autentico animale che, oramai commissariato dai generali McMaster-Mattis-Kelly (eh sì, gli Usa sono ormai ridotti a un semplice paesello sudamericano), si diverte a spararle grosse per il semplice piacere di vedere il proprio nome occupare tutti i tg del mondo: un Berlusconi globale in salsa ancor più farsesca (incredibile davvero).
    E noi continuiamo a danzare sull’orlo del baratro: perché se a Kissinger & Company, nonostante le minacce da zotici yankee, l’Unione Sovietica faceva comunque Paura, ai nuovi zotici yankee del XXI Secolo, abituati dal 1989 a spadroneggiare senza nessun vero avversario a poterli impensierire, Russia e Cina non fanno alcuna paura ed è per questo che, in breve o brevissimo tempo, la Guerra sarà inevitabile. Inutile girarci tanto intorno: questo è il Futuro (a Breve Termine) che ci attende.
    Buonanotte Mondo

  • Mario Vincenti

    Certamente se gli Stati Uniti faranno guerra al nano non useranno armi nucleari: hanno gia’ ampiamente dimostrato di saper cambiare i regimi a loro piacimento senza utilizzare le armi atomiche. Credo anzi che elimineranno solo lui senza fare una guerra vera e propria. La Corea e’ isolatissima dal punto di vista politico visto che e’ stata recentemente condannata per la sua politica da una risoluzione dell’Onu con voto unanime, dunque nessuno muovera’ un dito per aiutarli, non si ripetera’ un nuovo “Morire per Danzica”. E francamente penso che a molte persone nel mondo non dispiacerebbe affatto una prematura dipartita del nanetto. L’Iran invece costituisce un pericolo molto meno serio per un semplice motivo: in Iran si svolgono regolari elezioni e gli iraniani hanno gia’ dimostrato in passato di non gradire le politiche estere aggressive dell’elegantone che minacciava un giorno si e uno no di distruggere Israele e che rilasciava interviste in tutto il mondo negando l’Olocausto. Alle prime elezioni e’ stato spazzato via. Dunque signor Escobar stia tranquillo, non ci sara’ alcuna Apocalisse nucleare.

  • roberto321654

    Trump è stato eletto per fare gli interessi del popolo americano riportando le industrie negli USA. Per farlo deve far svalutare il dollaro, non deve sottoscrivere accordi sul clima e deve bastonare i paesi creditori (Germania e Cina), tutto ciò sta avvenendo puntualmente. Nel mar cinese quella che si sta combattendo è la partita tra Cina e USA per la supremazia mondiale, e il Nord Corea è l’anello debole della catena (per i cinesi). Mi aspetto di vederne delle belle a breve, se abitassi a Seoul non sarei per nulla tanquillo.

  • Non sono come andrà a finire, ma ogni giorno se ne sente una nuova. Quella sulla minaccia delle caldaie esplosive forse è la peggiore.
    Più che di politici, qui sembrerebbe che abbiamo sempre più necessità di psicologi nazionali.