Alastair Crooke
strategic-culture.org
Nel sistema c'è troppo "rumore" e sta oscurando la vista.
Davos è sempre stata un po' "strana." Ma quest'anno gli aspetti più strani erano particolarmente evidenti. Il WEF sta morendo ancora in fasce. La "visione" sembra sempre più fantastica e l'arroganza - insita nel "condizionamento comportamentale" necessario a far sì che le persone facciano le "scelte giuste" - è nuda. Il divario tra la vita, così come viene vissuta a tutto tondo, e la desolante prescrizione del WEF non è mai stato così netto. Questo divario non potrà che aumentare, dato che la forte diminuzione del tenore di vita costringe la grande maggioranza a concentrarsi sull'immediatezza e sulla sopravvivenza della famiglia.
Si potrebbe liquidare questo fenomeno come una curiosità. Ma sarebbe sbagliato. La nave di Davos potrà anche aver urtato un grosso iceberg di credibilità, ma non è ancora affondata.
Piuttosto, è significativo il fatto che Davos stia affondando in una raccapricciante idiosincrasia - altamente significativo.
È significativo perché segna una discontinuità nello spettro della "strana coppia" dei fanatici europei del clima alleati con i russofobi neoconservatori statunitensi e britannici. È sempre stato strano che il Partito Verde tedesco, un tempo contrario alla guerra, sia diventato un sostenitore così accanito della guerra con la Russia.
L'ala "verde" della coalizione si sta indebolendo. Ma dobbiamo aspettarci che le spinte climatiche contro la transizione verde aumentino, visto che [in Europa] il tenore di vita continua a crollare ad un ritmo che non si vedeva dal secondo dopoguerra.
Intuitivamente, l'aspetto strano di Davos potrebbe sembrare una buona cosa. Ma attenzione a ciò che desideriamo, perché l'affievolirsi dell'ala "verde" lascia gli ideologi dell'egemonia statunitense (i Neo-conservatori) più liberi di spingere nel vuoto appena formatosi.
In questo quadro generale, la collocazione del Forum di Davos e del Grande Reset è sempre stata "ambigua." L'ideatore del concetto non era stato il Team Schwab, ma David Rockefeller, presidente della Chase Manhattan Bank, e il suo protetto (e in seguito "consigliere indispensabile" di Klaus Schwab), Maurice Strong.
William Engdahl ha scritto [anche tradotto su CDC] che "negli anni '70 i circoli direttamente legati a David Rockefeller avevano dato vita ad una serie impressionante di organizzazioni e think tank d'élite. Tra questi, il neomalthusiano Club di Roma, lo studio del MIT "I limiti alla crescita" e la Commissione Trilaterale":
"Nel 1971 il Club di Roma aveva pubblicato un rapporto estremamente fallace, I limiti alla crescita, che prevedeva la fine della civiltà a causa della crescita della popolazione e dell'esaurimento delle risorse. Era il 1971. Nel 1973, Klaus Schwab, in occasione della terza edizione del Forum di Davos, aveva presentato I limiti alla crescita come la sua [visione del futuro], agli amministratori delegati delle aziende riunite. Nel 1974,al convegno Turning Point del Club di Roma, aveva sostenuto che "l'interdipendenza deve tradursi in una diminuzione dell'indipendenza: ora è il momento di elaborare un piano generale [per] un nuovo sistema economico globale."
Era stato Maurice Strong, pupillo di Rockefeller, a presiedere la Conferenza di Stoccolma dell'ONU per la Giornata della Terra del 1972, che aveva promosso una strategia economica di riduzione della popolazione e di abbassamento degli standard di vita in tutto il mondo per "salvare l'ambiente." Come segretario generale della Conferenza di Rio delle Nazioni Unite, Strong aveva commissionato il rapporto del Club di Roma, dove si ammetteva che la teoria del riscaldamento globale da CO2 era solo un espediente inventato per forzare il cambiamento: Il vero nemico era l'umanità stessa, il cui comportamento doveva essere modificato. Alla conferenza di Rio, il delegato del Presidente Clinton, Tim Wirth, aveva ammesso la stessa cosa, quando aveva affermato: "Dobbiamo affrontare la questione del riscaldamento globale. Anche se la teoria del riscaldamento globale è sbagliata, faremo la 'cosa giusta' in termini di politica economica."
Il punto è che la ricetta Rockefeller-Davos è sempre stata una truffa per far esplodere nuove bolle finanziarie che mantenessero a galla il progetto di egemonia del dollaro. Il mondo, tuttavia, sta passando dalla prescrizione di Davos di una governance mondiale unitaria alla de-centralizzazione e alla multi-polarità, alla ricerca della rinascita dell'autonomia, dei valori storici e della sovranità. Al WEF di quest'anno è diventato ovvio: Davos è ormai cosa vecchia.
L'effetto più importante, tuttavia, che spesso sfugge, è l'importanza del fallimento di questa agenda nel campo della guerra finanziaria: il "nuovo sistema economico" di Davos prevedeva un'ondata di spesa per le tecnologie rinnovabili, per i sussidi (come i crediti di CO2) e per liquidare la transizione. Si trattava di incubare una nuova bolla, basata su nuovo denaro a costo zero (noto come MMT).
Questo è il motivo per cui aziende come Blackrock e gli oligarchi sono così entusiasti di Davos. L'arrivo di alti tassi di interesse, tuttavia, uccide di fatto la nuova "opzione bolla," proprio in un momento in cui il mondo occidentale si trova sull'orlo di una grave contrazione economica.
Casualmente, in questo momento di decadenza di Davos, si è scatenato un rumore rauco e distraente: Abrahams M1 e Leopard per l'Ucraina. Il ministro tedesco Baerbock che dichiara che la Germania e la famiglia dell'UE sono "in guerra con la Russia." Il rumore, come al solito, riesce a oscurare un quadro più ampio.
Sì, punto primo, abbiamo sempre un cambio di missione: non invieremo armi offensive, ma poi lo hanno fatto. Non invieremo armi a lungo raggio (M777), ma poi lo hanno fatto. Non invieremo sistemi missilistici multipli (HIMARS), ma poi lo hanno fatto. Non invieremo carri armati, ma ora lo fanno. Niente truppe NATO sul terreno, ma sono lì dal 2014.
Punto secondo: Il colonnello Douglas Macgregor, ex consigliere di un segretario alla Difesa statunitense, afferma che l'umore a Washington è notevolmente cambiato: Washington ha capito che gli Stati Uniti stanno perdendo la loro guerra per procura. Questo fatto, tuttavia, secondo Macgregor, rimane ancora "sottotraccia" nei media main-stream. Il punto più importante che Macgregor sottolinea è che questo tardivo "risveglio" alla realtà non sta spostando di una virgola la posizione dei falchi neoconservatori. Vogliono un'escalation (come una piccola fazione in Germania, i Verdi, e una fazione di spicco in Polonia e, come sempre, negli Stati baltici).
E Biden è circondato dai falchi guerrafondai del Dipartimento di Stato.
Terzo punto: la "realtà" contraria è che anche i militari "in uniforme" d'Europa hanno capito che l'Ucraina sta perdendo e sono molto preoccupati dalla prospettiva di un'escalation e di una guerra che potrebbe inghiottire l'Europa orientale. I carri armati non hanno nulla a che fare con il loro calcolo sull'esito del conflitto.
I professionisti sanno che gli Abrams o i Leopard non cambieranno il corso della guerra, e arriveranno quando sarà troppo tardi per cambiare qualcosa. I quadri militari europei non vogliono la guerra con la Russia: sanno che l'UE non ha la capacità di produzione di "picco" per sostenere una guerra contro la Russia, al di là di una finestra molto limitata.
L'opinione popolare e alcuni settori chiave dell'opinione d'élite in Germania (e altrove in Europa) si stanno indurendo nell'opposizione alla guerra. Si teme che l'enfasi sull'invio di carri armati tedeschi, con il loro oscuro simbolismo di sanguinose battaglie passate, sia intesa a seppellire definitivamente ogni prospettiva di future relazioni della Germania con la Russia.
Inoltre, gli ufficiali militari tedeschi temono che un esercito ucraino in crisi possa ripiegare verso il confine polacco - e persino oltrepassarlo – e questo prima ancora che i carri armati vengano consegnati. Questi carri armati verrebbero quindi assorbiti dall'esercito polacco. In questi ambienti militari si pensa che questo potrebbe essere l'intento finale dei Neoconservatori: la Polonia, che sta già mobilitando una forza militare di 200.000 uomini, diventerebbe il nuovo proxy (e il più grande esercito in Europa) in una più ampia guerra europea contro la Russia.
I Tedeschi sono comprensibilmente molto inquieti. Un recente rapporto dell'edizione polacca del quotidiano tedesco Die Welt - basato su colloqui con fonti diplomatiche polacche, tra cui un alto funzionario del Ministero degli Esteri polacco - ha riferito che "ogni giorno i politici polacchi dicono ciò che i rappresentanti della Germania o della Francia di solito non osano,” formulando così uno degli obiettivi della guerra, ovvero che “la Russia deve essere indebolita, per quanto possibile, incondizionatamente. Il nostro obiettivo è fermare la Russia per sempre. Uno sporco compromesso non deve essere consentito." E ancora: "Una tregua alle condizioni della Russia porterebbe solo ad una pausa nei combattimenti, che durerebbe solo fino a quando la Russia si riprenderà," ha spiegato l'alto diplomatico.
Ribaltiamo quindi la prospettiva e guardiamola dall'altra parte. Certo, il conflitto ucraino è un caleidoscopio di forme in movimento - eppure ci sono alcuni appigli a cui ci si può aggrappare, per un po’ di stabilità.
L'asse dei Paesi "in guerra con la Russia" si trova sull'orlo di un precipizio economico. Il tenore di vita sta crollando al ritmo più rapido dal secondo dopoguerra. La rabbia, lenta ad accendersi, sta ora esplodendo. Le classi politiche britanniche e dell'UE non hanno risposte a questa crisi. La classe dirigente tenta di rimanere in disparte, confidando che il popolo accetti tutto quanto: i prezzi in aumento, i posti di lavoro persi a causa dei costi energetici più elevati, gli spazi vuoti sugli scaffali dei negozi e le disfunzionalità del sistema (ad esempio, negli aeroporti e nei trasporti) che interferiscono con il buon funzionamento della società. Per gli Americani è lo stesso.
I tirapiedi incaricati della gestione e del funzionamento del "sistema" sono confusi. La loro (alta) autostima finora si è basata sull'articolazione di "punti di vista corretti" e sull'adesione alle "cause prescritte," più che sulla manifestazione di una particolare competenza nel proprio lavoro. Ora non sanno cosa dire o quale causa sia "corretta." Le narrazioni si stanno sgretolando; le rivelazioni di Twitter hanno sconvolto il precedente "equilibrio."
Anche il regime di Kiev è alle corde. Sta raggiungendo il limite per quanto riguarda il morale militare - e la disponibilità di uomini arruolabili. È finanziariamente al verde. Secondo quanto riferito, uno dei messaggi consegnati [alla giunta di Kiev] dal capo della CIA, Bill Burns, durante la sua recente visita, avvertiva che Kiev potrà contare sul sostegno finanziario di Washington fino a luglio, ma che, oltre questo termine, i finanziamenti saranno inutili.
Il colonnello Macgregor suggerisce che la fornitura di "carri armati" potrebbe essere stata pensata per "prolungare la sofferenza," ossia per aumentare le “apparenze” fino a quando (presumibilmente) non sarà identificato un capro espiatorio in grado di sostenere la responsabilità di un'eventuale débacle ucraina. Chi potrebbe essere? Beh, le voci di corridoio suggeriscono che la saga dei documenti classificati di Biden sia uno stratagemma destinato a portare alla defenestrazione di Joe Biden prima delle primarie democratiche.
Chi lo sa... Ma quello che è evidente è che c'è una fazione negli Stati Uniti che, come in Europa, si oppone alla predisposizione del team Biden all'escalation. Gli Europei temono una guerra cinetica sul loro continente, mentre la fazione americana teme di più la prospettiva di un crollo finanziario, se la guerra dovesse allargarsi.
Naturalmente, anche Mosca non vuole una guerra più ampia, anche se deve prepararsi a questa eventualità.
Mosca è anche consapevole del fatto che le continue provocazioni militari occidentali (ad esempio, gli attacchi con i droni in Crimea) sono sfruttate con entusiasmo dai falchi che sperano di innescare un'escalation russa. In effetti, secondo i falchi l'assenza di tali ritorsioni da parte della Russia sarebbe una prova di debolezza, la giustificazione per un ulteriore salto di qualità nelle successive provocazioni.
Tuttavia, è improbabile che la Russia abbocchi all'amo: ha un vantaggio strategico reale in tutte le aree di impegno con le forze ucraine. Mentre l'Occidente ha solo un effimero e apparente vantaggio di escalation.
Il Team Putin ha la possibilità di gestire qualsiasi escalation (a titolo di rappresaglia) in modo minimale e diffuso, in modo da non dare ai guerrieri di Washington la loro tanto agognata "Pearl Harbour" (come quando la flotta statunitense era stata lasciata all'ancora, a fare da bersaglio per un attacco giapponese).
Alastair Crooke
Fonte: strategic-culture.org
Link: https://strategic-culture.org/news/2023/01/30/at-war-with-russia-europe-peers-down-the-abyss/
30.01.2023
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org
Alastair Crooke CMG, ex diplomatico britannico, è fondatore e direttore del Conflicts Forum di Beirut, un’organizzazione che sostiene l’impegno tra l’Islam politico e l’Occidente. In precedenza è stato una figura di spicco dell’intelligence britannica (MI6) e della diplomazia dell’Unione Europea.
Hospiton 3 febbraio 2023
Continuo a pensare che quando saranno stati raggiunti gli obiettivi riguardanti il ridimensionamento dell'economia europea, gran parte di queste crisi si sgonfieranno o proseguiranno silenziate dai media, vedi Donbass. In quanto al multipolarismo è un termine preconfezionato che inizia a appesantire il dibattito, sembra identificare qualcosa di inedito quando in realtà il mondo è sempre stato sostanzialmente multipolare, esclusi brevissimi periodi. Il mondo del 1850 era unipolare? E nel 1915? E nel 1970? E nel 1705? Una buona serie di letture stile "World history" aiuterebbe a metter ordine, cesseremo di abusare di ogni new entry proposta dal mainstream e di farci sballottare da una parte all'altra. Abbiamo avuto una breve stagione in cui forse il termine "Unipolare" poteva aver senso, gli anni 90 del XX secolo, con una Russia indebolita dal post 1991 e una Cina non ancora in grado di far la voce grossa. Gli USA hanno gestito in modo dispotico quel momento di autentica supremazia mondiale, d'altronde non poteva andare diversamente, essendo obnubilati dalle politiche iperliberiste, dalla fede nella "deregolamentazione" ecc, un'ingordigia resa evidente dal saccheggio russo negli anni di Eltsin...oggi sono costretti a scendere a patti e accettare non un "nuovo" modello multipolare, bensì il "solito" modello multipolare, solo implementato in un contesto globale giocoforza più dinamico, caotico, più complesso da controllare e in cui sono intervenuti nuovi fattori. Il polo occidentale conserva alcuni vantaggi, dato che lo stile di vita "yankee" ha contagiato più o meno tutto il globo, ma anche tali modelli muteranno nei prossimi decenni, non necessariamente in un'unica direzione omologante. Altro atout per l'Occidente è costituito dal fatto che i sistemi bancari mondiali seguano i regolamenti della Centrale di Basilea, quindi roccaforte della finanza "classica": sarà importante capire se la BIS (istituzione che mai viene citata da giornali e TV) rimarrà punto di riferimento in materia. A tal proposito sarebbe interessante se Crooke o altri analisti "embedded" ci parlassero dei legami a livello finanziario-bancario tra USA, UK, Mosca e Pechino, mi pare che sotto questo imprescindibile aspetto le analisi siano carenti, non so se per penuria di informazioni attendibili o altri motivi...
danone 3 febbraio 2023
Ciao Hospiton..
Secondo me quando l'economia europea sarà ridimensionata fino al punto che ritengono necessario, saremo in un nuovo modello economico e politico, superando il modello neo-liberista.
Può avvenire in pochi anni questo cambiamento o in decenni, questo non lo so, o forse non avverrà mai, lo vedremo, ma la questione che mi interroga è un altra, ovvero se avverrà il cambiamento di modello economico e politico mondiale, chi lo avrà voluto e realizzato veramente?
Il multi-polarismo è una etichetta ovviamente, ancora nessuno è in grado di definirlo nel dettaglio, perchè non è stato ancora implementato ufficialmente, non è operativo, quindi non sappiamo come sarà.
Io personalmente mi attrezzo in questo modo per capire e cercare di spiegarmi agli altri.
Se ci sarà un nuovo modello giocoforza non sarà come il neo-liberismo e allora definiamo cos'è il neo-liberismo ad egemonia americana.
E' sostanzialmente un modello economico-finanziario-monetario preciso, quello attuale, dove le autorità monetarie, i regolatori, che dovrebbero essere delle istituzioni pubbliche, invece sono enti privati.
La moneta viene tutta creata dal nulla da privati e prestata ad interesse, non c'è altro modo per creare ed immettere nei circuiti economici la moneta se non creando un debito più alto del valore della moneta stessa, che dovrà essere restituito.
La moneta rifugio mondiale è la valuta egemone del sistema ed è il dollaro americano (da qui l'unipolarità del neo-liberismo), il quale garantisce agli Usa di essere l'unica nazione a sovranità monetaria del mondo neo-liberista, tutte le altre nazioni che hanno valute agganciate al dollaro sono economie colonie finanziarie e monetarie degli americani.
Le borse permettono ai grandi capitalisti e ai fondi sovrani di speculare su tutto a danno dei piccoli risparmiatori.
Gli usurai internazionali a capo di questo sistema, che si definisce unipolare proprio perchè l'intero sistema fa capo alle autorità monetarie statunitensi e al dollaro, dovrà essere superato dal nuovo modello multi-polare, se davvero i nuovi eroi riusciranno a sconfiggere i vecchi padroni avidi e malvagi.
Ora, io credo che avverranno grandi cambiamenti in quest'epoca e lo vediamo tutti che siamo passati di fase da qualche anno, il nuovo modello lo devo ancora vedere quindi non so come sarà, ma il punto che tocco io è un altro, e cioè voglio capire se dietro al nuovo modello ci saranno veramente dei nuovi padroni, o se stanno inscenando tutto questo casino per impedire di vedere che sopra al nuovo che avanza inesorabilmente, ci saranno gli stessi che hanno tirato le fila del vecchio sistema usuraio neo-liberista.
La mia ipotesi e sensazione, come ben sai, che reputo quasi certa, è che i nuovi amministratori delegati siano solo dei nuovi burattini, manovrati dagli stessi fili che muovevano i burattini neo-liberisti.
Se qualcuno invece crede che il nuovo modello sia retto da nuove entità totalmente altre ed indipendenti dai vecchi centri di potere vero, bene è possibile, ma anche lui lo deve bene spiegare come sia stato possibile sconfiggere in pochi annetti tutta la massoneria internazionale, i grandi casati e gli usurai che gestiscono la moneta dal medio-evo, se non da prima, il sionismo internazionale, che attualmente sono tutte entità riconducibili all'unipolarismo finaziario neo-liberista anglo-sionista-americano.
Io mi tengo cauto forse più di chiunque altro, e propendo a pensare che la regia sia la stessa e che non sia in atto un vero scontro geo-politico fra due blocchi realmente antagonisti, per determinare le sorti dell'umanità, perchè secondo me è stato già deciso tutto e ciò che vediamo serve solo a giustificarlo.
Paradossalmente sono il meno complottista di tutti a questo giro.
Chi, sempre sulle ipotesi, crede che arriverà il settimo cavalleggeri dell'armata rossa a dare una bella lezione ai vecchi cacciatori di scalpi neo-liberisti, secondo me crede al finale di un classico film western di hollywood.
Hospiton 3 febbraio 2023
Ciao Danone, visto il funzionamento attuale dell'economia mi chiedo se il neo-liberismo (liberismo più spruzzate speculative) non sia già stato superato per evolvere in una nuova rappresentazione, difficile da definire, sempre più sganciata dal "reale", dalle forme di produzione e ricerca del profitto che caratterizzavano il capitalismo puro sorretto dalle impalcature teoriche liberiste... per quanto riguarda l'utilizzo del termine "multipolarismo", ne comprendo l'uso per comodità ma lo ritengo ingannevole, perché mi pare che ad alti livelli l'abbiano introdotto subdolamente, suggerendolo come sinonimo di "rivoluzionario cambiamento di paradigma"; mi riferisco al modo in cui uomini come Fink hanno dato in pasto il concetto ai fedeli Mass media, spacciandolo per un meraviglioso nuovo corso ricco di opportunità (che per Fink e soci ci saranno senz'altro, per la plebe è tutto da vedersi). In realtà siamo davanti a un ritorno allo standard classico, un bellicoso divide et impera dove le elites magari si detestano senza infingimenti ma le conseguenze le paga volentieri la marmaglia, standard aggiornato alle esigenze, alle possibilità del XXI secolo...il mult. è sempre stata la norma, l'eccezione è piuttosto rappresentata da quella finestra temporale anni 90, unico spazio in cui si potrebbe parlare di unipolarismo. Se ci spostiamo in campo monetario-economico possiamo parlare di unipolarismo del dollaro e allora ampliamo tale finestra, si tratta comunque di pochi decenni, a noi appare un'eternità ma tra un secolo somiglierà a un passaggio fra tanti, niente per il cui superamento occorrano necessariamente fatti clamorosi...il dollaro è ancora oggi la moneta di riferimento e forse sarà così per anni, ma data la crescente velocità dei cambiamenti in atto è plausibile che pure la leadership monetaria verrà meno in seguito a nuovi accordi e convenzioni. Dopotutto ciò non sancirebbe per forza la fine della potenza USA, anzi li sgraverebbe di quel "peso" imperiale che sopportano con sforzo sempre maggiore. Diventeranno una potenza regionale, se gestiranno saggiamente la delicata politica interna...per quel che concerne la regia come ben sai anch'io non mi attendo l'arrivo del 7° cavalleggeri, i demiurghi delle sofisticate operazioni in atto sono i controllori del cartello bancario e questi regnano sull'occidente, è un fatto comprovabile. Che poi esistano ulteriori livelli non ci è dato sapere, finora nessuno, che io sappia, è riuscito a mostrare un piano superiore a quello che dirige City e Wall Street, che coordina iniziative tra Londra, Gerusalemme e New York...sono disposto a tenere tutto in considerazione ingerenze aliene comprese ma devono esserci appigli concreti, altrimenti ci si perde in congetture, affascinanti ma pur sempre congetture. Tornando ai nostri cari banchieri, sono certe anche le loro ramificazioni in Russia e i buoni rapporti intrattenuti con oligarchi come Abramovich, Deripaska, Prokhorov e compagnia, più fumoso il quadro cinese...questi rapporti, su cui la stampa ci informa meno di niente, sono sufficienti per far ritenere che vi sia un accordo globale tra i vari blocchi, e non le feroci spaccature che vogliono farci credere attraverso la propaganda bellica? Non ne sono certo, tali collegamenti vanno tenuti in debito conto ma, allo stesso tempo, non posso escludere che vi siano gruppi di potere con basi in Oriente che intendano rimodellare l'impianto bancario e finanziario secondo parametri a prova di usurai di lunga data, e che questi ultimi, nell'attuale frangente storico, debbano accettare la dura realtà: non poter dettare le regole unilateralmente come spesso è capitato, in ambito bancario, nel corso del Secolo Breve. Rimane loro la soluzione "ridimensionamento europeo", ed ecco la sequenza di crisi che pare non aver fine. Ripeto, non parlo di personaggi integerrimi, puri, né dall'una né dall'altra parte (anche se "a pelle" Putin e i suoi mi sembrano meno distopici, mettiamola così) ma solo di lotte di potere e nuove ripartizioni dello stesso. Per noi servi della gleba la presenza di divisioni potrebbe non essere negativa, anzi...a ogni modo, una volta consolidato il nuovo corso post-impero americano e esaurita la fase propagandistica targata Brics, temo che i vari poli (Cina, Russia, India, Brasile) dimenticheranno presto discorsi di cooperazione e democrazia, la tecnologia oggi disponibile invoglierà ovunque i maniaci del controllo, che non abbondano certo nel solo Occidente. E allora sotto con un altro giro di giostra, sperando che nel frattempo la massa dei "consapevoli" aumenti.
absitiniuriaverbis 3 febbraio 2023
Da che mondo è mondo, le guerre sono state combattute per accaparrarsi le risorse tramite la difesa di ideali per i quali si giustificavano i morti.
Accaparrarsi le risorse direttamente o per interposta persona non ha fatto differenza.
Chi, oggi, sarebbe disposto a morire in difesa di quali ideali perché i burattinai possano controllare ulteriormente altre risorse?
Non vedo questo tipo di fervore in giro. Non certo le carte mediatiche del green, dei diritti delle minoranze, del clima. Robetta che non ha fatto la differenza.
Quindi ci vuole altro perché il vecchio giochino si ripeta.
Cosa sia questo 'altro', di che natura ed a quale livello agisca lo possiamo intravvedere se accettiamo di considerare i burattinai come esseri senza scrupolo alcuno quando si tratti degli 'altri', ovviamente.
Hospiton 3 febbraio 2023
Neanch'io scorgo quel fervore, tutt'altro, e il misero fallimento della propaganda bellica (al netto di pochi depensanti che cambierebbero idea al primo serio razionamento) ci ricorda come oggi non siano replicabili gli schemi con cui per secoli han trascinato milioni di uomini in guerre di ogni tipo. Perciò sotto con cicli diuturni di emergenze, più all'occorrenza imposizioni sfacciate rese possibili dalla nostra scarsissima combattività (Italia in primis). Fino a 80 anni fa una situazione come quella attuale avrebbe già condotto le truppe europee al fronte con l'approvazione di non pochi cittadini, oggi sono costretti a inviare mercenari o reparti "non ufficialmente" in azione. Insomma hanno poche soluzioni, rimane da vedere quale sia il loro obiettivo primario (impoverimento economie europee, risorse russe, terre rare nel Donbass) e quanto son disposti a rischiare per raggiungerlo.
danone 3 febbraio 2023
Seguo il tuo ragionamento, Hospiton, è ragionevole e possibile.
niente per il cui superamento (del neo-liberismo) occorrano necessariamente fatti clamorosi
Ti segnalo questa frase perchè credo che sottovaluti questo aspetto del superamento.
Cosa ne facciamo dei responsabili dei gravissimi crimini che hanno compiuto i vecchi gestori del neo-liberismo, qualora venga effettivamente soppiantato da nuove dinamiche?
Non si può andare oltre senza una Norimberga dei banchieri usurai, che tanti lutti inflissero ai popoli del mondo.
E' per questa resa di conti, necessaria per andare oltre al vecchio sistema, che i veri padroni del vapore hanno bisogno di capri espiatori ai quali attribuire i crimini della vecchia economia usuraia, qualora si dovesse superare.
E siccome vedo che i leaders occidentali che si ritrovano a gestire questa fase di probabile passaggio di modello economico, hanno il fisic du rol per essere perfetti capri espiatori, questo fatto mi conferma, primo che ci sono dei burattinai che tirano i fili dei nostri dirigenti pagliacci, secondo che non saranno i veri padroni del vecchio sistema finanziario usuraio, ad essere smascherati e puniti.
E se non saranno loro ad essere beccati, giocoforza se arriverà il nuovo, lor signori saranno ancora della partita, cosa che a me fa presupporre che la nuova partita avrà certamente delle nuove regole, ma molto probabilmente anche loro fatte sempre dai vecchi padroni del pallone neo-liberista unipolare :-))
Hospiton 3 febbraio 2023
No, intendevo il superamento dell'unipolarismo, per me già tale da un quindicennio, mi sono spiegato male. Ma pure sul neoliberismo ripeto, la mia impressione è che si sia già da tempo in una nuova fase, il problema attuale è che alcuni circoli educati secondo i dettami neolib (parlo dei burattinai) non si arrendono all'inevitabile, e soprattutto in Europa le stanno tentando tutte per rimanere a galla e conservare quantomeno i "possedimenti" sul Vecchio Continente (scaricando su di noi il costo dell'Operazione Sostenibilità)... in quanto alla Norimberga 2.0 è possibile che ne venga imbastita una con capri espiatori, presumibilmente i dirigenti ipodotati che vediamo in azione, dipende da quanto si protrarrà e aggraverà la crisi complessiva, non lo vedo in antinomia con quanto espresso in precedenza. Di certo non vedremo sul banco degli imputati mr Rothschild o qualche pezzo da 90, c'è da scommettere che quelli sono già preparati al mondo post-liberista, post-unipolare ecc, con vie di fuga dorate predisposte per ogni evenienza...resta da vedere se nel nuovo corso avranno lo stesso peso a livello globale che hanno avuto nel XX secolo, o se in campo extra-occidentale si affacceranno nomi nuovi in grado di contrastarne l'egemonia (evento possibile e addirittura probabile, con nuove regole)