Il Governo degli Incolti

La democrazia è una buffa illusione, quello che conta è la coniugazione di cultura, scienza e tecnologia.

Il Governo degli Incolti

Di Franco Maloberti per ComeDonChisciotte.org

Il Principio di Peter è stato introdotto dallo psicologo canadese Laurence J. Peter che nel suo libro “Il principio di Peter” descrive con toni semi-umoristici i disastri della politica e della burocrazia. La formulazione originale del principio dice:

In una struttura gerarchico amministrativa le persone tendono a essere promosse fino a raggiungere il primo livello d’incompetenza.

Il principio assume che in ogni organizzazione i nuovi assunti abbiano una buona capacità di base e che partano di bassi livelli gerarchici; man mano che dimostrano abilità sono promossi a un livello di qualificazione e retribuzione superiore. Il processo prosegue fino a quando il soggetto raggiunge una posizione dove non riesce più a dimostrare competenza, ovvero è incompetente. A questo punto la vischiosità del sistema, generata da protezioni eccessive (sindacali o di clan), impedisce un’opportuna “rigenerazione”. Come eccezione c'è il caso abbastanza improbabile che chi arriva al vertice sia veramente capace. Il risultato, comunque, è che molti alti livelli, specie nella politica e nella burocrazia, siano occupati da incompetenti.

Gli studi che si sono sviluppati attorno al “Principio di Peter” osservano che persone incompetenti causano un rallentamento evolutivo e grande inerzia. Come ovvio, aver raggiunto, pur solo ai vertici, il limite delle capacità operative significa incontrare difficoltà nel progredire. Peraltro, anche nei sistemi evoluti e adattativi si lotta per la sopravvivenza e, nonostante la spinta evolutiva, la barriera dovuta all’incompetenza del vertice non viene rimossa ma, semplicemente, il vertice si adatta alle nuove condizioni al contorno. Il complicato concetto porta poi alla legge:

L’evoluzione di strutture gerarchico amministrative che operano in un sistema dinamico dipende dal confine fissato della loro incompetenza adattativa.

La teoria del principio e la sua evoluzione logica sono complesse e, in aggiunta, il tutto dipende da un assunto di base: il reclutamento presume adeguate capacità in chi entra ai bassi livelli della gerarchia. Inoltre, si suppone che la scalata verso l’alto dipenda dal merito. Questo è vero nei sistemi normali che iniziano a non funzionare, come indica Peter, solo alla fine del processo: verso l’ultimo scalino, quando si richiede il massimo delle capacità individuali.

In un sistema al contrario le capacità personali, sia nella selezione che nella promozione ad ogni livello, sono una variabile indipendente o spesso dipendente in modo inverso dalle capacità. La promozione dipende da fattori mutevoli (parentela, amicizia, fedeltà all'apparato, servizio di volantinaggio, misura dei fianchi, del busto, o volume del petto) e praticamente mai dalla competenza. Impiegare una persona esperta o addirittura promuoverla a responsabilità superiori non vuol dire un maggior valore aggiunto all’organizzazione, ma creare un elemento di disturbo che, agli occhi degli attori dominanti, è un preoccupante sovvertimento dell’ordine costituito. La scelta di una “new entry” deve attenersi alla regola che questa deve essere un po’ meno capace del selezionatore e al di sotto della media del branco. Questo, al fine di assicurare lo “status quo”. Il problema è che molti, per riuscire ad entrare in quell'ambiente, si atteggiano a incapaci: invece di magnificare la propria preparazione come si faceva tempo fa con un dettagliato curriculum e lettere di supporto, mascherano il proprio valore. Per questo, c'è una certa probabilità che il selezionatore che dovrebbe scegliere un “peggiore” scelga invece, o meglio coopti, un “migliore”.

Un tale meccanismo di cooptazione è stato anche studiato da Ferdinando Adornato che espresse un concetto analogo dicendo all’incirca:

In Italia chi coopta sceglie uno più stupido di lui e il sistema peggiora. Però, dopo molte cooptazioni chi sceglie è così stupido che, sbagliando, sceglie uno bravo. Allora, il sistema si rigenera.

Ovviamente, se la bravura diventa una variabile inessenziale, allora tutta la teoria di Peter cade miseramente: l’incompetenza non si manifesta solo al vertice ma diventa una caratteristica diffusa in tutta la struttura organizzativa, con nascoste capacità che sono sparpagliate casualmente, ma i bravi sono certamente espulsi quando raggiungono i vertici della piramide. La furbizia dei virtuosi, opportunamente mimetizzati, consente loro una salita in sordina verso la sommità, ma al di sopra di un certo livello diventa impossibile rimanere celati. Gli incapaci sono sì impreparati, ma riescono presto a individuare i virtuosi che sono giunti ad alto livello e questo, senza dubbio, è una seria minaccia per la sopravvivenza dell’organizzazione.

La descritta situazione, pur illustrata in modo burlesco, non solo vale per entità burocratico amministrativo dove, casomai, si finge una parvenza di meritocrazia con valutazioni di produttività e premi di “raggiunto obiettivo” elargiti indistintamente, ma anche, e in particolare, nelle organizzazioni politiche. Questo è vero in Italia ma anche nella cosiddetta Unione Europea.

L'Italia e l'Europa si vantano di essere entità democratiche, ovvero posti dove si gode del privilegio di scegliere i propri governanti in modo libero. Questo lo si fa eleggendo i propri “rappresentanti” scelti tra una serie di candidati indicati dai partiti. Democrazia, boh? La possibilità di essere eletti dipende dai pochi che fanno le liste; quindi, la democrazia è solo una buffa illusione. Come detto, i partiti scelgono in base alla fedeltà e non le capacità.

Per venire selezionati, bisogna soddisfare in maniera quasi rigorosa la regola “Adornato”. I bravi devono allora sperare solo in una eccelsa stupidità del selezionatore. Se si analizzano le nostre compagini si può verificare che in parlamento c'è sì un certo numero di “alta” gente (avvocati, pochi laureati in discipline scientifiche, molti “scienziati” politici e, ahimè, pseudo-giornalisti), ma di “bassa” gente ce n'è in gran quantità.

Abbiamo, ad esempio, un geometra che discetta di clima e ambiente, un sottosegretario perito serico con delega all'innovazione tecnologica, un diplomato in agraria con delega alla programmazione economica, una sottosegretaria all'economia con diploma di istituto tecnico commerciale, un ragioniere che è vicepresidente della Camera, un diplomato e una diplomata di liceo scientifico (di coalizioni opposte, per par condicio), un diplomato di istituto tecnico per periti aziendali, uno con la licenza media, uno con diploma di istituto tecnico commerciale, un altro diplomato di liceo scientifico che fa il capo gruppo, un diplomato alberghiero, e cosi via.

Non dico che non ci siano persone che si sono fatte da sole, ma, statisticamente, sembra difficile pensare che siano molti i “fatti da solo/a”, specie se, andando un po' più a fondo, si scopre che moltissimi sono stato folgorati, modello San Paolo sulla via di Damasco, dalla politica appena usciti dall'età teen.

In Europa troviamo molti che, pur avendo passato il test Adornato, non hanno trovato uno strapuntino in patria e si devono adattare a faticosi viaggi, ben compensati da un discreto stipendio. Al top dell'unione ci sono i commissari. Questi sono, tipicamente, i re o le regine dei trombati in patria. A loro vengono date responsabilità che nulla a che fare con la loro precaria conoscenza. Tanto, poi ci sono i lobbisti che li sostengono.

Si dice che la meritocrazia sia non democratica. Ne consegue che per i posti dove serve competenza si fanno quote colorate per combattere presunte discriminazioni. Ora siamo solo alle quote rosa, ma certo avremo tra breve il ciclamino, il senza-colore, e altre amenità simili. Sembra ormai assodato che la competenza sia inutile, un optional o un triste retaggio del passato; c'è la tecnologia al suo posto, un'efficace e competente stampella dell'ignoranza. Basta schiacciare dei tasti, seguire semplici procedure e tutto va liscio come sull'olio! Oppure no?

Consideriamo ora i paesi che privilegiano la meritocrazia. Sono le nazioni che l'occidente “democratico” considerano assolutiste o, perlomeno, dittatoriali. Mi riferisco, in particolare, alla Cina e alla Russia, paesi che erano meritocratici un tempo e che ora sembrano tornare alla disdicevole pratica di tenere in conto le capacità di chi li governa. Da una piccola analisi si può osservare che in entrambe le realtà la cultura e le tradizioni sono quello che sottintendono il merito.

Per quanto riguarda la Russia, la storia, la vastità e la posizione geografica, la religione e gli influssi degli usi e costumi sia orientali che occidentali sono gli elementi hanno forgiato la cultura, manifestatasi negli anni in tanti sublimi scrittori e filosofi. La Russia ha eccelso nella matematica, nella fisica del plasma, l'astrofisica, le tecnologie spaziali e alcuni rami della medicina. Ha anche consolidate tradizione nella musica, nel ballo e nel teatro.

La Cina è una cultura millenaria con solidi valori che derivano dal confucianesimo e dal taoismo. Il confucianesimo fu il pensiero che guidò i governi imperiali per millenni. Nella Cina degli imperatori i funzionari dovevano superare esami che accertavano la conoscenza dei testi classici confuciani e dovevano mostrare capacità di dotta composizione oltre che possedere le competenze richieste dall'incarico. Durante la dinastia Han (206 a.C.-220 d.C.) si stabilì un sistema di esami statali, metodo che fu la via per accedere e avanzare in carriera sotto la dinastia Tang (618-907 d.C.). In questo modo si creò un apparato burocratico fatto da persone dotate e capaci, assicurando anche un continuo rinnovamento della classe dirigente. I valori morali e la correttezza delle relazioni sociali erano la base degli insegnamenti di Confucio. Essi derivavano dall'educazione, dallo studio e dalla profonda conoscenza del patrimonio culturale passato, delle usanze e dei principi etici.

All'inizio del secolo scorso c'è stato nel mondo un declino culturale dovuto alla guerra e a sconvolgimenti politici. Allo stesso tempo, rozze società anglosassoni fondate sulla sopraffazione e la ruberia di risorse altrui, svilupparono la conoscenza tecnologica. Raffinarono le scoperte scientifiche del secolo precedente e le resero essenziali per le loro conquiste egemoniche. Sicuramente, per sopravvivere i prodotti della tecnologia hanno bisogno di energia e, per questo, le razzie anglosassoni si sono concentrate nelle aree ricche di idrocarburi. La conoscenza tecnologica ha messo in ombra la cultura, quella millenaria, l'arte, la pittura e la musica, e le ha sostituite con la pseudo-cultura Hollywoodiana, con figurazioni di zuppe in lattina (A. Warhol), e strepiti amplificati dall'elettronica. Queste operazioni di sostituzione hanno portato a una forma di vassallaggio delle nazioni che erano state indebolite dalla guerra e che ora si trovano dominate militarmente e culturalmente.

Da pochi decenni stiamo assistendo al risveglio della antica fierezza nazionale in Cina e in Russia. Il ricordo del “secolo delle umiliazioni”, ovvero le interferenze straniere che vanno dalla fine della guerra dell'Oppio (1839) al 1949 quando venne fondata la Repubblica Popolare, ha portato in Cina, dopo un periodo confuso, alla consapevolezza della necessità di un governo forte che stabilisca rapporti paritari e di rispetto reciproco tra i paesi. Una evoluzione analoga, ma molto più rapida, c'è stata in Russia. L'Unione Sovietica è stata una delle più importanti potenze del ventesimo secolo ma nel 1991 si è dissolta per le contraddizioni create dalle politiche di trasparenza e ristrutturazione. Si può allora parlare, in questo caso, di “decennio delle umiliazioni”. Recentemente, come noto, c'è stata una reazione di dignità, stimolata anche, come ha spiegato il Papa, dall'“abbaiare della Nato alle porte di Mosca”.

È con queste condizioni al contorno che la cultura, rimasta latente, ha ripreso il suo ruolo di guida dello sviluppo. È la cultura quello che conta, assieme, ovviamente, agli avanzamenti tecnologici. Serve un equilibrio: se la tecnologia si oppone e deprime la cultura, allora si precipita nella mancanza di identità, in profonda debolezza sociale e morale. La cultura genera coscienza, cognizione, consapevolezza, intelligenza, capacità di interagire con altri per scambiare sapienza. La cultura è anche un antidoto, non totalmente efficace, per precludere la disonestà e il malcostume. Invece, la scienza ha disdegnato la cultura e, purtroppo, in questi giorni si ha la dimostrazione di quanto l'occidente sia caduto in basso. Si sventolano le lucine dei cellulari davanti a uomini e donne vestiti e tatuati da primitivi e, nel contempo, si assiste con indifferenza agli stermini, anzi li si giustificano, di popolazioni con un livello di pietà e rispetto per l'uomo che corrispondono agli invasori barbarici o a Gengis Khan.

Quale è lo strumento principale per cancellare le umiliazioni? È la selezione di chi governa. C'è bisogno di persone che pensino, che guardino avanti e sappiano prendere decisioni per il benessere e il progresso di tutti e che, allo stesso tempo, garantiscano una barriera alla invasione egemonica di chi usa la scienza e la tecnologia per lo sfruttamento. In effetti questo è quanto accade in realtà “assolutiste”. Serve certamente essere fedeli al partito unico (anche se, in realtà, il partito non è proprio unico, almeno in Russia) ma, in aggiunta, si deve passare attraverso selezioni stringenti. Esami continui in Cina e, in Russia, la necessità di essere inclusi nella nomenklatura (ovvero: elenco di nomi). Esistevano, ed esistono ancora, seri fenomeni di malcostume che limitano l'efficacia, ma, globalmente, le classi dirigenti di quelle “dittature” possiedono una cultura superiore alla media e questo è quello che fa la differenza.

Si deve concludere che quanto detto da Churchill: “se è vero che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte le altre forme che si sono sperimentate finora, è bene che diventi un vizio, nella speranza che sia difficilissimo poi smettere”, non è l'obiettivo a cui si deve tendere. La democrazia è una buffa illusione. Quello che conta è la coniugazione di cultura, scienza e tecnologia. I paesi in cui la democrazia porta al governo gli incolti sono destinati all'oblio, mentre le popolazioni con governi, pur autoritari, ma colti crescono e prosperano.

Di Franco Maloberti per ComeDonChisciotte.org

19.02.2024

Franco Maloberti. Professore Emerito presso il Dipartimento di Ingegneria Elettrica, Informatica e Biomedica dell’Università di Pavia; è Professore Onorario all’Università di Macao, Cina, dove è stato insignito della Laurea Honoris Causa 2023.

Commenti (36)

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Mostra commenti 36 caricati
    1. carla 27 febbraio 2024

      Nel nostro paese meglio non parlare di monarchia che l'unica imposta da massonerie varie è stata una vera catastrofe.
      Ho capito perchè nei paesi nordici: Norvegia, Danimarca Russia, nei secoli scorsi prendevano come monarca una figura di spicco e con meriti anche da nazioni vicine, gli italiani come real family sono sempre caduti male.

    1. paulbressac 23 febbraio 2024

      buon giorno
      chi auspicava un governo di illuminati contro la democrazia, considerato il governo della plebe, era la setta fondata da Ananda Marga "Via della beatitudine eterna". Era finanziata dalla Cia e aveva come simbolo una croce uncinata su un fondo color zafferano.
      coincidenza?
      Grazie per l'attenzione

    2. FrancoMaloberti 24 febbraio 2024

      Forse lei e altri commentatori non avete letto il titolo. Parlo di cultura e non di illuminati. Dico che la democrazia è illusione. Dico che la tecnologia non deve deprimere la cultura …

    1. gix 20 febbraio 2024

      Dunque, da quanto si può capire, esisterebbe almeno una ragione per poter essere moderatamente ottimisti: a forza di avere incolti ed incompetenti al potere, costoro finirebbero per non rendersi conto di scegliere sempre più sottoposti capaci ed intelligenti, per l'esecutività dell'amministrazione e della politica, nonchè delle stesse scelte tecnologiche rivoluzionarie per l'umanità. Non possiamo dire con certezza quanto sia necessario un sistema democratico o autoritario per dare inizio a questo circolo virtuoso, ma di sicuro l'incapacità al potere prima o poi crea i presupposti per una reazione della popolazione "mediamente" intelligente e capace. Semmai si può affermare che la realtà, la natura stessa, tende all'armonia e quindi la disarmonia, l'errore, salta subito all'occhio, per quanto sia difficile capirne il senso e, soprattutto, che cosa farne. L'elemento disarmonico, prima o poi, sarà oggetto dell'intervento di qualcuno che sa, o quantomeno crede si sapere, cosa occorre fare per porvi rimedio.

    1. ws 20 febbraio 2024

      ad esempio, un geometra che discetta

      Quindi secondo tale "pensatore" in politica occorrerebbero solo "specialisti" , ciò quelli che, abbiamo visto con la "narrazione Covid" si comprano "un tanto al mazzo"?
      L'autore qui non ha ( volutamente? ) capito che inella cosidetta DEMOCRAZIA il "politico" dovrebbe solo RAPPRESENTARE il volere di chi lo ha eletto, cioè "il popolo" , che OVVIAMENTE sono pressoché tutte persone "semplici" ma (un tempo almeno) NON "stupide"

      I ( capaci ? ) "specialisti " invece devono formare solo la struttura ESECUTIVA della volontà del"popolo" espressa con "leggi" dal parlamento dei SUOI rappresentanti.

    2. absitiniuriaverbis 20 febbraio 2024

      Condivido il tuo punto.
      Le scelte politiche possono non essere scelte tecniche. Perché c'è una differenza tra fare quello che è necessario e quello che è tecnicamente giusto. Almeno in teoria.
      C'è un popolo, una, nazione, una cultura da considerare.
      Oggi la tecnica ha preso il sopravvento e la 'politica' si mette ginocchioni.
      Gli eletti non sono affatto portavoce del popolo quanto piuttosto contenitori di voti.
      Che poi il sistema in vigore sia tutto meno che democratico è un'altra realtà ed è purtroppo reale.

    3. sbregaverse 20 febbraio 2024

      《La realtà reale è più realista del re》
      Clitoride di Gordio.

    4. CptHook 20 febbraio 2024

      L’autore qui non ha ( volutamente? ) capito che inella cosidetta DEMOCRAZIA il “politico” dovrebbe solo RAPPRESENTARE il volere di chi lo ha eletto, cioè “il popolo”

      Direi piuttosto che il "politico" di maggioranza si trova lì per mediare con il politico di "opposizione" come conciliare i diversi voleri di quelle parti di popolo che li hanno eletti.
      Ovviamente sto parlando di teoria...

    5. Cataldo 20 febbraio 2024

      La specializzazione non entra nella analisi dell'articolo, qui non si tratta di "tecnici" ma proprio della base minima di consapevolezza della realtà, il problema non è che siano geometri o diplomati, e che sono privi di un apparato critico di base.
      Il politico utile non potra mai essere un vaso vuoto, da riempire con la "rappresentanza", i vasi vuoti che vediamo agiti sui media invece possono essere riempiti a piacimento dalle gradazioni di controllo che li portano a spasso.

    6. ric 20 febbraio 2024

      ma quando mai il politico ha chiesto al popolo cosa vuole ?

    7. absitiniuriaverbis 20 febbraio 2024

      ... in gran spolvero!

    8. ws 20 febbraio 2024

      Se la "democrazia" fosse realmente il " potere del popolo" e "un vaso vuoto" venisse eletto anche solo da un elettorato di TDC costui avrebbe pienamente diritto di sedere in parlamento a rappresentare chi lo ha eletto dicendo "la sua" su qualunque argomento.

      Altrimenti sarebbe il "potere di qualcunaltro" ( quello che "decide" chi è "competente" e chi no )

    9. Cataldo 20 febbraio 2024

      Nessuno ha contestato diritti e facoltà, il punto è che un portavoce come lo intendi tu non è utile a nessuno, un politico deve avere un apparato critico minimale da apportare all'elaborazione della rappresentanza, altrimenti è anche peggio di un burattino delle lobby, come insegna la storia passato.

    10. CptHook 20 febbraio 2024

      Te l'ho detto: sto parlando di teoria..., sai benissimo che il mondo funziona in base alle tre Leggi:
      la Legge del Menga, che più o meno riguarda tutto il popolo;
      la Legge del Volga, che riguarda solo i furbi;
      la Dura Legge del BIsenzio, che è il 41bis della Legge del Menga.

    11. ws 20 febbraio 2024

      Sono daccordo che politico "cretino" sia una jattura ( come anche uno venduto , disonesto , ricattabile ect..etc..) ma difendo il diritto del "popolo sovrano" a votare chi gli pare.
      Altrimenti il "sovrano" non è il popolo ma "qualcun altro"( e la "democrazia" un presa per il K...o)

    12. BrunoWald 21 febbraio 2024

      Il problema è che il popolo non ha nessuna volontà di nessun genere, che possa essere "rappresentata" da qualcuno. La "volontà popolare" è un'invenzione dei massoni per esautorare i re.

      L'unico desiderio del popolo è che i governanti assicurino le condizioni per un'esistenza accettabile, in cui trovare lavoro e metter su famiglia: non gliene può fregare meno se ciò avviene sotto la repubblica o la monarchia, con la Nato o con il Patto di Varsavia.

      Il fatto è che il popolo non è un'entità politica, al contrario del sovrano, o dei suoi nemici: quelli sì che hanno una volontà perseguibile con i mezzi della politica, e le aspirazioni della gente comune vengono sempre sacrificate a quest'ultima.

    13. BrunoWald 21 febbraio 2024

      "Altrimenti il “sovrano” non è il popolo ma “qualcun altro”( e la “democrazia” un presa per il K…o)"

      Hai riassunto la realtà in diciotto parole.

    1. IlContadino 20 febbraio 2024

      Riporto qui un intervento del fu Presidente del Consiglio, ricordando che interventi molto simili a questo, se non identici, si potevano ascoltare ad ogni latitudine, senza distinzione di sesso, religione, razza, lingua, colore politico...
      Se avete coraggio, e tempo da buttar via, guardatevi questa mezz'oretta del fu Presidente, oggi è da mettersi a ridere, ma a ben vedere è nient'altro che le nostra routine, "nostra" intesa ad ogni latitudine, senza distinzione di...

      https://www.youtube.com/live/Xq9D0awZA-w?si=XtrGizFcSiKihR3T

    1. natascia 20 febbraio 2024

      L’organizzazione dello Stato ha molti problemi. Il parlamento e il governo li riflettono. Arricchirsi con la cosa pubblica non va bene, come le pensioni di cui beneficiano tutti gli ex appartenenti alla organizzazione statale. Spesso non si considerano gli esiti per le generazioni future di impegni di spesa insostenibili.Sul merito, se proprio un diplomato ha un fuoco che lo ha fatto votare ed eleggere, durante la legislatura dovrebbe studiare e laurearsi.Tuttavia di normale in Italia non c’è nulla.

    1. Nonso 19 febbraio 2024

      In generale, quando si avverte la mancanza di struttura culturale di un impiegato o di un funzionario, si prova la sensazione di potersi, anzi di doversi, mettere in gioco. Lo dico per amore della verità.

      PS: vi siete dimenticati di aggiungere la nota finale
      Questo articolo non sarebbe stato possibile senza la mancanza di cultura della classe dirigente.
      Tra i tanti problemi che provocano le loro carenze, c'è di buono che non ci confondono le idee con titoli e riconoscimenti altisonanti e possiamo riconoscerne la pochezza, lo scarso peso e la subordinazione al reale potere.

    2. Luca VFR 19 febbraio 2024

      In campo militare esiste una specie di regola di proporzionalità inversa tra la superficie, in metri quadri, di uniforme ricoperte di nastrini, croci, stellette e quant'altro e l'effettiva funzionalità della persone contenuta nella divisa.

    1. Stefanovic 19 febbraio 2024

      La dittatura illuminata di quelli del WEF (che la pensano come te) per depopolare meglio e rinchiuderci nuovamente in casa. Bingo! Tirannia e controinformazione viaggiano divise (nemmeno troppo ultimamente) per colpire unite

    1. Luca VFR 19 febbraio 2024

      Se li tiene per una ragione semplicissima: per ora gli sta bene così, tertium non datur.

    2. Stefanovic 19 febbraio 2024

      Ma tra Meloni e VincenzoS1955 che vorrebbe riportarci all'Età della Pietra o Giuseppi che decideva chi fossero i "congiunti" che potevamo incontrare è chiaro che si tiene Meloni, non tutti sono masochisti come chi bazzica la controinformazione.

    3. Stefanovic 19 febbraio 2024

      Ottimo che confermi, però con la pensione ottenuta grazie al Boom economico. Le ristrettezze le vuoi per le nuove generazioni, non sei mica fesso

    4. Stefanovic 19 febbraio 2024

      I trogloditi ragionavano meglio di tutti noi, non c'è dubbio, sicuramente non inventavano esaurimenti di risorse per imporre (agli altri) un'esistenza di ristrettezze. Peraltro non lo fanno nemmeno cinesi e russi, citati nell'articolo. Gli unici che lo fanno sono a Bruxelles, Davos, Sacramento e nei blog della controinformazione (alcuni poi diventati avamposti del regime come il Blog di Grillo)

    5. Luca VFR 19 febbraio 2024

      Be' a parte che si potrebbe affermare, senza tema d'essere "esagerato" che l'età della pietra è terminata il giorno in cui James Watt costruì il primo motore a vapore, a quella ritorneremo, e pure molto velocemente, il giorni in cui l'energia, in tutte le sue forme, diventerà rara e, conseguentemente, costosissima. Perché noi, figli dell'era dell'energia pressoché gratis, tendiamo a darla per "scontata" mentre è tutt'altro che tale.

    6. Stefanovic 19 febbraio 2024

      L'energia diventa rara perché tale vogliono farla diventare. Per esempio (ma se ne potrebbero fare milioni) non acquistiamo più gas dalla Russia , acquistiamo un terzo del petrolio dalla Libia rispetto al 2011 e non abbiamo più centrali nucleari non certo perché gas, petrolio e uranio sono in esaurimento. Le risorse sono finite, ma è ben diverso dal dire che sono in esaurimento (se finiscono tra centinaia o addirittura migliaia di anni non vedo perché ciò debba rientrare nel dibattito politico).

    7. WarezSan 20 febbraio 2024

      Applausi!
      Che sollievo!
      Finalmente qualcuno che su cdc la pensa come me!
      Sei un signore, ma io, a differenza tua sono saturo delle sue (e di altri) fregnacce sul clima, la decimazione, il leccaggio di stivali cinesi e pratiche affini.

      Non ce la faccio davvero più, e mi vien voglia di mettere mano al badile quando leggo certe cose.

    8. WarezSan 20 febbraio 2024

      Quante volte ci saremmo dovuti estinguere.
      Non si contano.
      Dicevano lo stesso SCIENZiati 50 anni addietro.
      Poi 40.
      Poi 30...
      E siamo ancora qui.

      A leggere di esaurimenti vari.
      Ancora.
      E ancora.
      E ancora.

      Stile testimoni di Geova.
      ARRIVERÀ LA FINE!
      Prima o poi.
      Anzi prima.

      No, meglio poi...

      ... Che altrimenti la fregnaccia viene a galla.

    9. CptHook 20 febbraio 2024

      "Non condivido quello che dici, ma difendo il tuo diritto di esprimerlo (più o meno così) con la massima buona educazione e rispetto."
      Però pretendo che tu faccia altrettanto per me...

    10. ric 20 febbraio 2024

      si..ma vetture con 300HP ,. camion che trasportano acqua da sud a nord incrociando quelli che la trasportano da nord a sud , aerei che viaggiano mezzi vuoti , navi da crociera che consumano 1200 MC alla settimana , aerei tricolori ( che schifo ) che sorvolano periodicamente le esternazioni del " COLLE ", drogare i mercati con spese inutili quando non controproducenti ,, inventarsi lavori e commissioni di controllo tanto per far vedere che si fa qualcosa i "trogloditi " non ci pensavano minimamente. qualcosa da loro dovremo imparare.

    11. Stefanovic 20 febbraio 2024

      Infatti l'ho anche scritto, i trogloditi erano migliori di tutti noi, ma mai mi sognerei di desiderare la loro vita (e nessuno dei decrescisti la vorrebbe, a chiacchiere sono bravi tutti)

    12. Luca VFR 20 febbraio 2024

      Ti rispondo con quello che rispose Nikita Kruschev, allora segretario del PCUS, al solito ammerigano che gli disse: Noi abbiamo tante atomiche quanto basta per distruggere la Terra 50 volte. Al che, serafico, rispose: A noi basta distruggerla una volta sola.
      Al che non mi importa il perché e il percome ci estingueremo, ma una volta estinti il resto, Califano dixit, è tutta noia.

    1. pippo123 19 febbraio 2024

      Il Potere finanziario dei soliti noti ha corrotto ogni opposizione, quindi si permette di selezionare politici di terzo livello...senza correre rischi

    2. Luca VFR 19 febbraio 2024

      A parte che la pecunia non olet, mai, è stranoto che a questo mondo sono di più quelli che, per dirla alla Tex Willer (o alla Kit Carson) "venderebbero la propria madre per un dollaro" di quelli che non lo farebbero.

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