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Il Dilemma Europeo: Come trattare con la Cina

 

DI PEPE ESCOBAR

AsiaTimes.com

Poco a poco Pechino sta allargando la sua influenza non solo nella Unione europea ma anche nello spazio NATO.

Di fronte all’irresistibile avanzata della Cina su tutta la scacchiera, e sotto la pressione implacabile degli Stati Uniti, i capi – non proprio democratici –  della UE stanno sottoponendosi ad uno sforzo  massacrante per trovare una posizione che li mantenga in bilico tra le scelte di geopolitica-geoeconomia da un lato e il vuoto dall’altro.

La prossima settimana a Bruxelles la UE dei 28 terrà un importante meeting, nel quale potrà essere adottato un progetto in 10 punti che dettaglia, in una tesi, i termini per impostare una equa relazione economica con la Cina.

Subito dopo che il presidente cinese Xi Jinping avrà visitato prima l’Italia e la Francia poi – in vista dell’importante summit annuale Cina-UE che si terrà a Bruxelles il 9 aprile,  che sarà co-presieduto dal premier cinese Li Keqiang.

Questo è in sostanza il contesto nel quale la Commissione Europea  (EC) ha raccomandato  ciò che chiama “10 azioni concrete”  per i Capi di Stato della UE da dibattere al Consiglio Europeo del 21-21 Marzo.

Il rapporto completo  EU-China – A Strategic Outlook, è  QUI. 

La CE mostra come nel 2017 – secondo gli ultimi dati disponibili – la UE sia stata “il principale partner” della Cina con una quota del 13% di esportazioni di beni verso la Cina e una quota del 16% di importazioni dalla Cina”. Allo stesso tempo, la C.E. sottolinea che la Cina è un “concorrente economico” e “un rivale sistemico che promuove modelli di governance alternativi”.

Comunque il “contributo” della C.E. al dibattito del Consiglio europeo della prossima settimana sarà tutt’altro che conflittuale. Sarà un atto di bilanciamento, per dirla in termini eurocratici,  che tenterà  di trovare una “risoluzione” comune tra tutti i 28 stati membri.

Un Problema Vero e prevedibile

Si parte dalla norma che prevede l’appoggio della U.E. e della C.E che prevede “un efficace multilateralismo con le Nazioni Unite”  al centro di un contesto, nel quale la Cina è pienamente integrata.

Pechino viene apprezzata per il suo appoggio all’accordo sul nucleare iraniano, per il suo ruolo nella denuclearizzazione della Corea del Nord, per il suo prossimo ruolo nel processo di pace in Afghanistan e per come ha affrontato la crisi dei Rohingya in Myanmar. Il vero problema, che sarà messo sul tavolo, sono le rivendicazioni marittime della Cina nel Mar Cinese Meridionale.

Praticamente nessuno a parte gli eurocrati di Bruxelles è a conoscenza dell’esistenza di una “strategia della UE per i collegamenti Europa – Asia”. Si tratta di uno di quei comunicati congiunti che nessuno legge mai – pubblicato alla fine dello scorso anno – che “consente all’Unione di ricercare sinergie tra la UE stessa e paesi terzi, compresa la Cina, nei trasporti, nell’energia e nella connettività digitale, sulla base di norme e standard internazionali. “

Curiosamente, nel rapporto della Commissione Europea, non si fa menzione né della Nuova Via della Seta, né del Belt and Road Initiative (BRI) – che sembrano essere i progetti alla base delle sinergie della Cina per l’intera Eurasia. Potremmo chiamarli  Globalization 3.0.

D’altra parte, il Made in China 2025 è debitamente referenziato – e non demonizzato, come fa l’amministrazione Trump.

Dal punto di vista della UE, il problema principe rimane la “mancanza di accesso reciproco al mercato”. La UE vuole un maggiore accesso per le imprese europee, meno sussidi della Cina alle imprese cinesi e la riduzione del trasferimento di tecnologie dalle imprese europee verso i loro partner delle joint venture statali cinesi.

Tutto questo dovrebbe far parte di un accordo sulle regole sugli investimenti da raggiungere entro il 2020.

La Action 9 del rapporto della CE è abbastanza chiaro: “Per salvaguardare potenziali implicazioni gravi per la sicurezza di infrastrutture digitali essenziali, è necessario un approccio comune della UE alla sicurezza delle reti 5G.” Per far fronte a questo punto, la C.E. emetterà – ovviamente – un’altra “recommendation.”

Dalle carte si può leggere un forte livello di perplessità degli eurocrati:  non si può dissociare il BRI dalle tecnologie Made in China, dai 5G e dalla Huawei; fa tutto parte dello stesso pacchetto. Ma la ‘UE è soggetta a forti pressioni da parte di Washington per bannare la Huawei e non pensare nemmeno di avere un ruolo nella BRI, anche se quasi 20 Stati membri della UE sono già collegati o sono interessati a collegarsi alla BRI, e la maggioranza è anche interessata alla tecnologia cinese del 5G.

I diplomatici di Bruxelles hanno confermato ad Asia Times che il rapporto della Commissione europea è stato scritto, per la maggior parte, da Berlino e da Parigi, che, immaginiamo, avranno dovuto fare i conti con le pesanti pressioni di Washington.

Il rapporto contiene un elemento sottile e sottinteso sulla “minaccia cinese” che, forse, non così chiaro come avrebbe voluto il Pentagono. Questa posizione è il modo in cui l’alleanza franco-tedesca ritiene che possano influenzare i “paesi recalcitranti”,  come il gruppo dei 16 + 1  dell’Europa centrale e orientale che già intrattengono rapporti commerciali con la Cina, oltre che l’Italia che presto sarà legata, anche lei, al BRI.

Accordo che del resto è già fatto – come ho già spiegato nel caso  Italia

Una “Minaccia esistenziale”

Pechino sta realizzando, poco a poco, qualcosa che la Beltway , da sola, non avrebbe potuto ottenere: allargare la sua influenza non solo all’interno della UE ma arrivare dentro  lo spazio della NATO stessa.

Il Deep State USA avrebbe già messo in un cantuccio tutta la BRI – insieme al Made in China 2025 e al 5G della Huawei – definendola  “minaccia esistenziale”; ma non è la stessa cosa per la maggior parte dei paesi della UE, dalla Grecia, al Portogallo, agli industriali tedeschi e alla nuova amministrazione Lega-5Stelle di Roma.

Bruxelles sa molto bene che Washington punirà qualsiasi “alleato” che si avvicinerà troppo a Pechino, ma non sarà mai abbastanza per non ricordarsi delle “minacce” economiche che gli Stati Uniti vedono in questo ordine, Cina, Russia e Germania. E ora l’Italia si trova intrappolata in un fuoco incrociato, perché si impegna a mantenere buoni rapporti economici sia con la Cina che con la Russia.

Roma ha già inviato un messaggio chiaro a Bruxelles; al di là di ogni “risoluzione comune” presa dalla UE verso la Cina, quello che conta è l’interesse economico nazionale dell’Italia, ad esempio, collegare i porti di Venezia, Trieste e Genova alla Nuova Via della Seta. Gli atlantisti si sono già mossi e stanno essenzialmente avvertendo che gli italiani non possono superare la linea rossa; prima devono chiedere il permesso di agire, per fare a modo loro. E questo non succederà, qualunque cosa deciderà di “raccomandare” la Commissione Europea.

 

Pepe Escobar

Fonte: https://www.asiatimes.com

Link: https://www.asiatimes.com/2019/03/article/eu-dilemma-how-to-deal-with-china/

17.03.2019

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte  comedonchisciotte.org  e l’autore della traduzione Bosque Primario

Pubblicato da Bosque Primario