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Il debito pubblico non può essere ripagato, a maggior ragione con l’economia in recessione. Se vogliamo affrontare la tempesta ci vogliono almeno i minibot

 

DI PAOLO BECCHI E GIOVANNI ZIBORDI

liberoquotidiano.it

Da quando c’è il nuovo governo si strilla che le nostre banche perdono in Borsa per via dello spread. Ora però tutto il mondo è nella stessa situazione e nessuno parla più dello spread. Le banche tedesche ad esempio hanno perso il 40% in pochi mesi e il 90% dai livelli di dieci anni. E qui non si può dare colpa a Di Maio o a Salvini. Tutto il settore bancario europeo è crollato quanto quello italiano e anche quello americano lo sta seguendo ora. Il 2018 è stato un anno in cui tutti i mercati, chi più chi meno, hanno perso: emergenti ed asiatici, europei e americani, bonds societari, commodities e valute.

Solo il dollaro Usa ha guadagnato. Il motivo scatenante principale è il modesto aumento dei tassi di interesse da 0% a 2,5% degli Usa nonché il fatto che la Federal Reserve ha ridotto di 400miliardi i titoli in portafoglio riducendo liquidità. Ma la causa di fondo sembra essere un’altra: l’enorme aumento del debito nel mondo, il 40% negli ultimi dieci anni fino a 250 mila miliardi (in dollari).

Noi siamo ossessionati dal debito pubblico italiano che in realtà è solo 2,600 miliardi (in dollari), cioè l’1,1% del debito totale mondiale. Una goccia d’acqua in un mare di debito. Questo enorme accumulo di debito ha prodotto la crisi di dieci anni fa di Lehman Brothers e ora ne sta preparando un’altra, dato che governi e Banche Centrali hanno reagito dal 2008 in poi tagliando i tassi a zero spingendo nell’economia altri 70mila miliardi di debito (pubblico e privato).

LE CRITICHE

L’Italia è particolare rispetto agli altri Paesi perché ha poco debito di famiglie, imprese e banche e più debito pubblico e in più non ha più la sua valuta e la Banca Centrale. Negli ultimi anni è stata soffocata perché non ha potuto pompare debito come hanno fatto tutti gli altri. Perché il debito nell’immediato è potere d’acquisto in più per chi lo contrae. Molti hanno criticato il governo, o perché non riduce abbastanza il deficit e il debito (dal lato dei rigoristi alla Cottarelli…) o perché volendo rispettare i vincoli della Ue finirà con l’aumentare un po’ la pressione fiscale.

Si attacca il governo perché usa le poche risorse disponibili per spesa corrente, reddito di cittadinanza e abbassamento dell’età pensionabile. Tuttavia la povertà crescente, specialmente al Sud è innegabile, e il Pd non è crollato solo per i 600mila africani traghettati e messi in albergo, ma anche perché ha continuato con la politica di austerità imposta dalla Ue, lasciando tanta gente in difficoltà.

Con un crollo dell’8% medio del reddito pro-capite dal 2008 ci sono settori della popolazione che hanno subito una riduzione del tenore di vita del 20%.

La maggior parte degli elettori ne ha abbastanza dell’austerità imposta da Bruxelles e del fatto che lo spread e i Btp salgono o scendono non gliene importa niente.

AUMENTA L’IVA

Anche se Di Maio e Salvini avessero dato retta agli economisti invece che agli elettori e avessero usato quei pochi miliardi negoziati con la Ue per ridurre tasse o per investimenti pubblici, sarebbero state solo briciole. Essendosi anche impegnati a ridurre il deficit al 2% quest’anno e poi all’1,8% e 1,5% negli anni successivi sono stati persino costretti a programmare un aumento dell’Iva di 23 e 28 miliardi rispettivamente. Il che significa un Iva al 27% entro due anni. Con l’economia che sta andando in recessione entreranno meno tasse nelle casse dello Stato e l’anno prossimo saremo daccapo con la Commissione Ue, e con ancora meno soldi di quest’anno da negoziare.

Certo, con una nuova Commissione molte cose potrebbero cambiare, ed è su questo che Salvini punta giustamente, ma come andrà a finire lo sapremo solo dopo le elezioni europee. Alla fine le polemiche attuali sulla manovra girano intorno al feticcio del debito pubblico di 2,300 miliardi e passano gli anni, cambiano i governi e nessuno indica una soluzione. E il debito continua ad aumentare. Di solito ci si mette a parlare di ridurre la burocrazia e velocizzare la giustizia, cose belle in teoria, ma lente da farsi e che comunque non creano soldi e non diminuiscono il debito.

L’unica soluzione radicale, il ritorno alla Lira, è stata a quanto pare sepolta da Salvini dopo che Di Maio già da tempo lo aveva fatto. La verità è che la soluzione dei problemi di debito, quando superi una certa soglia, e nel mondo (non solo in Italia) questa soglia è stata superata, è sempre un misto di default e stampa di moneta.

Non esiste la possibilità di ripagare anche solo in parte 250mila miliardi di debito globale e quando arriva una recessione (di solito ogni otto anni circa) molte famiglie e aziende non riescono a pagare neanche le rate.

Le recessioni fanno parte del gioco, il problema dell’Italia è che si passa da una recessione all’altra, perché a dare le carte è una Unione che ha come compito principale quello di danneggiare il nostro Paese.

 

Paolo Becchi e Giovanni Zibordi su Libero, 29/12/2018

Pubblicato da Davide

2 Commenti

  1. i minibot, una soluzione molto all’italiana, li fai senza dare interessi, in biglietti da venti cinquanta cento, li mandi in circolo tra noi poi magari qualche straniero li accetta, non stai violando le regole europee, a te stato costano la carta e l’inchiostro per stamparli pero’ dai delle possibilità alla gente.

  2. Prima o poi si dovrà arrivare a qualche forma di controllo della libera circolazione dei capitali;
    è da lì che può venire il grave danno, attraverso la Bilancia dei Pagamenti: qualsiasi provvedimento monetario provocherà rapidi movimenti finanziari.
    Che dire poi delle migliaia di aziende italiane emigrate nell’est Europa ?
    Tornerebbero ad operare in Italia?