Il culto apocalittico del riscaldamento globale

Dmitry Orlov
cluborlov.blogspot.com

Volete salvare il pianeta? Ritenete che per ottenere questo risultato tutti debbano smettere di bruciare combustibili fossili e che questo comporti necessariamente ricoprire il terreno con pannelli solari e saturare spiagge e creste montuose con giganteschi generatori eolici? Che ne direste di un’imposta sulle emissioni di anidride carbonica e di tassare le persone per l’anidride carbonica che emettono con il respiro? Credete che l’affermazione “il 99,9% degli scienziati del clima sono d’accordo …” implichi logicamente che hanno per forza ragione? E cosa vi fa pensare che gli esseri umani siano in grado di salvare il pianeta quando non riescono nemmeno ad immaginare cosa farsene della loro spazzatura?

Se questo genere di prospettiva vi eccita e vi fa pensare che io sia una sorta di “negazionista del cambiamento climatico” e, a meno che non siate emotivamente fragili e inclini a crisi isteriche, dovreste comunque fare uno sforzo e continuare a leggere, perché potreste, beninteso senza nessuna colpa da parte vostra, essere stati cooptati nel culto apocalittico del riscaldamento globale. Il primo passo per liberarsi dalle catene di un culto apocalittico è quello di rendersi conto di essere un membro di un culto apocalittico. Parte del processo prevede l’apprendimento di come funziona un culto: da dove il culto prende la sua forza, perché la gente cade nelle sue grinfie e, forse la cosa più importante, chi lo finanzia e chi ci si arricchisce. Vedere andare in frantumi le proprie illusioni all’inizio può essere doloroso, ma vi sentirete sicuramente meglio in seguito, a meno che non troviate subito qualcosa di egualmente al di fuori del vostro controllo di cui preoccuparvi e vi diate da fare con quello.

E’ molto probabile che non siate dei climatologi, nel qual caso l’idea che bloccare l’uso dei combustibili fossili impedirebbe un’apocalisse climatica a breve termine avrebbe per voi la stessa valenza dell’idea che se uno sciamano non balla sotto la pioggia, le piogge non arriveranno e le colture appassiranno e moriranno. E, se foste dei climatologi e degli scienziati onesti, sapreste che i modelli climatici sono abbastanza inutili nel prevedere il clima del futuro con un grado di precisione accettabile. Una volta prese in considerazione tutte le incertezze relative alle condizioni iniziali e ai vari presupposti, parametri e fattori di interferenza dei vari modelli, si scopre che, secondo questi modelli,  la temperatura media del pianeta nel prossimo secolo potrebbe variare da un caldo torrido al freddo dell’era glaciale. È come prevedere che le cattive abitudini porteranno, entro pochi decenni, ad un accorciamento della vita di un anno o due.

D’altra parte, ci sono cose di cui siamo venuti a conoscenza solo grazie alle prove fisiche  a nostra disposizione, come i massi giganti dalla superficie perfettamente levigata rinvenuti a molta distanza dal loro luogo di origine, trasportati lì dai ghiacciai. La Terra ha attraversato un’era glaciale durata mezzo milione di anni. Attualmente si sta avvicinando (nel giro di pochi secoli) alla fine di un periodo interglaciale eccezionalmente lungo, di circa 12.000 anni, a cui seguirà un periodo di centomila anni durante i quali una grande parte dell’emisfero settentrionale verrà ricoperta da ghiacciai. La combustione dei combustibili fossili, in particolare del carbone, potrebbe ritardare un po’ l’inizio della prossima era glaciale o magari potrebbe anticiparla. Non sappiamo cosa scateni le ere glaciali, ma potrebbero essere le fasi di riscaldamento globale.

Esiste una teoria, che resta da verificare, secondo cui queste ere glaciali inizierebbero quando, con lo scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia, verrebbe a prodursi un enorme quantitativo di acqua dolce che, essendo più leggera dell’acqua oceanica, galleggerebbe in superficie ed impedirebbe alla Corrente del Golfo di scorrere verso il nord dell’Atlantico, bloccandola e causando un significativo raffreddamento del clima lungo la costa orientale del Nord America e dell’Europa Occidentale. Qualche decennio fa, questa teoria era molto popolare, al punto da costituire la trama del film L’alba del giorno dopo, incentrata sull’improvviso e catastrofico inizio della prossima era glaciale. Da allora, questa teoria è stata, per tutta una serie di motivi, abbandonata.

Oggi però esiste una nuova teoria basata sulle ultime osservazioni della NASA. La combinazione di un Mare Artico relativamente privo di ghiacci durante l’estate e di un regime di vento circumpolare in senso orario eccezionalmente stabile, noto come Beaufort Gyre, ha bloccato una grande quantità acqua dolce. Quest’acqua proviene dai grandi fiumi dell’Eurasia che scorrono verso nord, Ob, Lena e Yeniseï e, quando questo Beaufort Gyre si indebolirà (come sicuramente finirà per fare), tutta questa montagna di acqua dolce che si è andata accumulando è destinata fluire verso l’Atlantico (lo stretto di Bering che comunica con il Pacifico è troppo stretto e troppo poco profondo) e a cortocircuitare la Corrente del Golfo prima che possa raggiungere l’Atlantico del Nord. Le temperature in Nord America e in Europa occidentale crollebbero, il che, senza dubbio, stimolerà ulteriormente la domanda europea, già abbastanza elevata, di gas naturale russo.

Ma entrano in gioco anche altri fattori, come le fluttuazioni dell’attività solare, gli effetti sulla formazione delle nuvole degli aerosol emessi nella stratosfera dalle eruzioni vulcaniche, quelli dovuti al vento solare e alla radiazione spaziale che entra nella ionosfera a causa dell’indebolimento del campo magnetico terrestre ed altri fattori di cui possiamo o meno essere consapevoli. I dati diretti ed affidabili di cui disponiamo provengono dai satelliti meteorologici e coprono solo poco più di 50 anni. In termini di storia del clima, questo è davvero un niente. Tutte le altre prove sono indirette, imprecise e si basano in gran parte su teorie che non abbiamo modo di testare direttamente, vale a dire, vivere e fare osservazioni durante le prossime glaciazioni. Purtroppo, visto che le ere glaciali durano molto più a lungo di qualsiasi civiltà umana, le possibilità che tali programmi di ricerca giungano ad una conclusione sono, francamente, inesistenti.

Se fosse nelle nostre possibilità ingegneristiche lavorare per l’ottimizzazione del clima terrestre, una linea di pensiero divertente anche se del tutto inutile, la Terra potrebbe essere molto più calda e confortevole di quanto non sia ora, con un piacevole clima subtropicale da un polo all’altro, se non fosse per alcuni problemi strutturali a lungo termine. Uno di questi è la situazione presente al Polo Sud. L’Antartide non solo trattiene molta acqua dolce, che potrebbe sicuramente essere meglio utilizzata, ma i venti e le correnti circumpolari limitano la circolazione nord-sud, rendendo la regione equatoriale molto calda e poli estremamente freddi. Fortunatamente, l’Antartide si sposta dal Polo Sud verso l’Atlantico ad una velocità di circa 1 cm/anno. Tra 100 milioni di anni, sarà 1.000 chilometri più a nord, i flussi circumpolari si indeboliranno, parte del ghiaccio antartico si scioglierà e il clima inizierà a stabilizzarsi, i tropici diventeranno più freddi e i poli si riscalderanno.

Un altro grave problema strutturale riguarda lo Stretto di Bering che separa l’Asia dal Nord-Est dell’America: è stretto, poco profondo, pieno di sedimenti e non consente una buona circolazione attraverso il Mare Artico, dall’Atlantico al Pacifico. Di conseguenza, l’Artico è spesso ingombro di ghiaccio e molto più freddo di quanto dovrebbe essere. Sfortunatamente, questo problema non farà che peggiorare. Nel corso dei prossimi 50 milioni di anni circa, lo Stretto di Bering si chiuderà completamente, poiché il movimento tettonico delle placche schiaccerà l’Asia contro l’America. E poi, orrore degli orrori, tra circa 200 milioni di anni, tutti i continenti della Terra, tranne l’Antartide, si troveranno l’uno accanto all’altro vicino al Polo Nord! Fortunatamente, per allora gli esseri umani saranno già spariti. Le specie dei primati di solito esistono solo per pochi milioni di anni.

Una prospettiva così a lungo termine è un anatema per il culto del riscaldamento globale, che, come nei casi dei culti apocalittici, è caratterizzato da una visione a breve termine. Come spesso accade per queste sette, se le previsioni più catastrofiche non si avverano (perchè avevano ripetutamente fallito dalla nascita della setta), l’apocalisse viene semplicemente rimandata di un po’ e le dichiarazioni più cupe riprendono con rinnovato vigore, ma con una nuova data fissata nel prossimo futuro.

Il culto del riscaldamento globale si concentra principalmente sulle emissioni di anidride carbonica, perché l’anidride carbonica è considerato il gas più importante ai fini del riscaldamento globale e il fattore scatenante dell’apocalisse climatica. Questo è strano, poiché il metano e il vapore acqueo sono gas serra molto più efficienti (sebbene il vapore acqueo possa anche raffreddare la superficie terrestre, nel caso gli aerosol delle eruzioni vulcaniche o la radiazione proveniente dallo spazio provochino la formazione di nuvole in eccesso, che poi riflettono la luce solare lontano dalla superficie terrestre).

La teoria secondo cui esisterebbe un meccanismo che produce una relazione lineare tra le concentrazioni di biossido di carbonio nell’atmosfera e la temperatura media del pianeta è piuttosto difficile da dimostrare. Da un lato, non è chiaro se le concentrazioni più elevate di biossido di carbonio atmosferico causino il riscaldamento globale o se siano gli episodi di riscaldamento globale (che sono generalmente brevi) a provocare un aumento delle concentrazioni atmosferiche di biossido di carbonio, man mano che l’anidride carbonica fuoriesce da oceani sempre più caldi.

D’altra parte, non è chiaro neanche il modo in cui l’anidride carbonica intrappolerebbe il calore vicino alla superficie terrestre. Certo, le molecole di biossido di carbonio possono assorbire le radiazioni infrarosse e riscaldarsi. Ma chi ha studiato un po’ di fisica è probabilmente a conoscenza di un fenomeno chiamato convezione: i gas caldi tendono a salire. E così, se l’anidride carbonica si riscalda, questo calore sale dalla troposfera (vicino alla superficie) alla stratosfera, dove si perde nello spazio. Se vi incuriosisce, cercate su Google “Teoria adiabatica dell’effetto serra.”

L’anidride carbonica non rimane intrappolata molto a lungo nell’atmosfera perché l’oceano si comporta come una spugna di anidride carbonica: la concentrazione di equilibrio dell’anidride carbonica nell’acqua di mare è sessanta volte più alta che nell’aria. Questo rapporto viene mantenuto ovunque l’aria e l’acqua vengono a contatto e gli squilibri vengono eliminati dall’acqua che assorbe l’anidride carbonica dall’aria o dalle bolle di anidride carbonica che emergono e scoppiano fuori dall’acqua e quindi in atmosfera. All’aumentare della temperatura, l’anidride carbonica fuoriesce dall’acqua sotto forma di bolle, come quando una bottiglia di birra aperta viene estratta dal frigorifero e messa sul tavolo della cucina. E’ perciò abbastanza difficile sostenere che è l’aumento del biossido di carbonio nell’atmosfera la causa del riscaldamento globale e non viceversa.

Inoltre, l’oceano funge da vera e proria discarica per l’anidride carbonica. L’acqua satura di anidride carbonica è più pesante e tende ad affondare. Questo effetto ha portato all’accumulo nelle profondità degli oceani di una grande quantità di acqua satura di anidride carbonica. Uno dei maggiori depositi si trova nel Pacifico del nord: l’acqua fredda dell’Oceano Artico, carica di anidride carbonica che fluisce verso sud attraverso lo Stretto di Bering, si è posata sul fondo ed è lì da milioni di anni, formando un grande serbatoio permanente di anidride carbonica.

Altri processi fanno precipitare il carbonio sul fondo dell’oceano e portano alla formazione di sedimenti. Con gli oceani che assorbono costantemente l’anidride carbonica dall’aria, è improbabile che l’anidride carbonica atmosferica continui ad aumentare per periodi geologicamente significativi. D’altra parte, è possibile che la mancanza di anidride carbonica atmosferica privi la vegetazione di questo essenziale fattore di crescita, rallentandone lo sviluppo. Fortunatamente, alcune spruzzatine di attività vulcanica, opportunamente distanziate nel tempo, bastano normalmente a mantenere l’equilibrio.
L’anidride carbonica non rimane completamente ed eternamente sepolta nelle profondità degli oceani, gran parte di essa si trova vicino alla superficie, pronta a tornare nell’atmosfera sotto forma di bolle quando la temperatura degli oceani aumenta. Questa è una buona cosa, perché le attuali concentrazioni di anidride carbonica nell’atmosfera sono molto più basse di quelle ottimali: attualmente sono circa 400 parti per milione, mentre gli operatori delle serre commerciali portano le concentrazioni di anidride carbonica nelle loro serre a 800/1000 parti per milione per ottenere una produttività ottimale. Se vogliamo che la Terra sia una vera serra e diventi ancora più verde, più fronzuta e più fertile, dobbiamo aggiungere anidride carbonica all’atmosfera, non toglierla. L’anidride carbonica è un elemento nutritivo essenziale per le piante ed è abbastanza ironico che il movimento ambientalista la osteggi, poiché è il gas più verde che ci sia. È molto strano, come vedere dei topi che rifiutano di mangiare i chicchi di grano o i politici americani che votano per tagliare le spese per la difesa.

L’anidride carbonica atmosferica, come altri gas, viene costantemente reintegrata dall’attività vulcanica ed è questo che mantiene fertile il pianeta. L’eccesso di anidride carbonica viene assorbito dagli oceani, dove si deposita sotto forma di sedimenti. Il carbonio atmosferico catturato dalle piante viene talvolta sequestrato nella crosta terrestre e, nel corso di alcuni milioni di anni, una piccola parte di questa materia organica è stata ‘cucinata’ dal calore interno della Terra fino a produrre combustibili fossili: gas naturale, petrolio, carbone quando il gas è troppo cotto e scisto quando è poco cotto.

A sua volta, una piccola parte di tutta questa materia organica sequestrata diventa recuperabile attraverso tecnologie ragionevoli (estrazione, perforazione) o anche con tecnologie molto irragionevoli (sbancamento delle montagne, perforazione orizzontale e fratturazione idraulica, trivellazione offshore in profondità di petrolio e gas). Questo materiale organico viene poi separato e raffinato in diversi prodotti di valore che fanno girare il mondo. I combustibili fossili sono la linfa vitale della civiltà tecnologica; senza di essi, gran parte della popolazione congelerebbe durante l’inverno e non si produrrebbe e non si movimenterebbe nulla. Le cosiddette tecnologie “carbon free,” “rinnovabili” e “sostenibili,” come i pannelli solari e le turbine eoliche, dipendono principalmente dal carbone, dal gasolio e da varie materie prime di origine petrolchimica per la loro produzione, installazione e manutenzione, e non esisterebbero senza di esse.

L’idea che scavare e bruciare una piccola parte di tutta la materia organica non prodotta da organismi viventi distruggerebbe in qualche modo la vita sulla Terra è, a dir poco, assurda. Certo, la vita sulla Terra verrà distrutta, ma nel lungo periodo. Oltre all’anidride carbonica, un’altra molecola che rende possibile la vita è quella dell’acqua. Tra circa un miliardo di anni, l’intensità della radiazione solare aumenterà di circa il 10%, causando la perdita della maggior parte dell’idrogeno nello spazio e, con esso, dell’acqua (come è già successo su Marte che, essendo più piccolo, ha una gravità inferiore a quella della Terra per trattenere l’atmosfera). Ma, per allora, saremo già spariti, quindi non c’è nulla di cui preoccuparsi.

Nel frattempo, spesso sentiamo dire che la combustione dei combustibili fossili riscalderà il pianeta fino al punto di sciogliere i ghiacciai [antartici], causando il sollevamento degli oceani e l’inondazione di tutte le città costiere, dove attualmente vive quasi la metà della popolazione mondiale. È necessaria un po ‘di matematica per dimostrare che, anche se il clima si riscaldasse abbastanza da far crescere le palme in Antartide (rendendo le spiagge incontaminate dell’Antartico una destinazione favolosa per le navi da crociera), la maggior parte dei suoi 30 milioni chilometri cubi di ghiaccio rimarrebbe ancora lì per mezzo milione o più di anni, sicuramente un tempo sufficiente affinchè le nostre meravigliose città costiere finiscano in polvere, quindi, di nuovo, non c’è nulla di cui preoccuparsi.

Ma non è tutto: l’idea che se si sciogliesse la calotta antartica, il livello del mare si innalzerebbe di 58 metri (questa è la previsione specifica basata sul volume stimato di ghiaccio antartico che poggia sul substrato roccioso), se ci pensate bene, è una fenomenale sciocchezza. Anche il fatto che così tante persone accettino questa affermazione e scuotano la testa con sincero sgomento è qualcosa che fa pensare. Tutte queste deboli menti dormivano durante le loro lezioni di geologia? Il loro modello mentale della Terra è forse quello di una palla di roccia solida con un po’ d’acqua sulla superficie? Forse alcuni di loro magari pensano che la Terra sia piatta? O è il risultato di una riluttanza a pensare a cose diverse da quelle promosse ufficialmente?

In ogni caso, la Terra è una sfera di roccia fusa con al centro un nocciolo di ferro fuso e tutta la materia solida esistente si trova nella crosta terrestre, che è piuttosto sottile e galleggia su roccia fusa. La crosta assomiglia veramente ad una crosta, non scorre ma si incrina, si muove a scatti e provoca terremoti. Tuttavia, se facciamo la media su diverse centinaia di migliaia di anni (abbastanza a lungo perché l’Antartico si liberi dal ghiaccio), il suo movimento sarà costante e regolare. I pezzi di crosta affondano quando sono carichi di ghiaccio e salgono in superficie quando il ghiaccio si scioglie.

L’Antartide, ad esempio, è un pezzo di crosta su cui è appoggiata una catasta di ghiaccio e che galleggia su un mare di roccia fusa. Cosa pensate che accadrebbe se, in mezzo milione di anni, quest’acqua solida si sciogliesse e scorresse via? L’oceano salirebbe o sarebbe l’Antartico ad elevarsi? No, il fondo dell’oceano si abbasserebbe e il livello dell’oceano rimarrebbe costante. Alcuni dei lettori questo già lo sapevano, altri avranno avuto una reazione di tipo “Ah!”, oppure “Oh, merda!” se per caso erano membri dell’IPCC [Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico], i cui esperti hanno fatto di tutto per determinare quale ghiaccio antartico galleggi sull’oceano e quindi non rappresenti un pericolo e quale ghiaccio poggi su terreno solido e stia quindi per allagare Londra. Per il resto, lasciate che vi guidi.

La roccia fusa su cui galleggia l’Antartide è circa tre volte più densa dell’acqua. Pertanto, quando il ghiaccio antartico si scioglierà, l’Antartide dovrebbe sollevarsi per un terzo dell’altezza della sua attuale calotta di ghiaccio. Inoltre, la roccia fusa che dovrebbe fluire sotto l’Antartide per farla sollevare arriverebbe dalle profondità del fondale marino circostante che, a questo punto, collasserebbe, lasciando il posto ad un terzo dell’acqua proveniente dal ghiaccio appena scioltosi. Quindi, i due terzi del presunto innalzamento del livello del mare sono semplicemente scomparsi; ulteriori analisi eliminerebbero il resto. Gli esperti dell’IPCC ne hanno tenuto conto nella loro stima sull’innalzamento del livello del mare? No, non l’hanno fatto. È un vero peccato!

Spero che le 2.500 parole di cui sopra siano state sufficienti a far capire che ci vuole una notevole conoscenza delle scienze naturali per non fare la figura degli stupidi quando si discute del clima e della sua evoluzione. Spero anche di aver chiarito che non è possibile la “negazione del cambiamento climatico“: il clima della Terra (o meglio i climi, perché ce ne sono molti) fluttua, se osservato su una determinata scala temporale. Ciò che resta da capire è che se il clima possa essere studiato in modo utile; il suo futuro non è prevedibile, non perché non lo abbia ancora capito nessuno, ma perché è troppo imprevedibile.

Prima di tutto, non è possibile separare le cause dagli effetti. Sì, possiamo sicuramente supporre che se il sole influenza la Terra, ciò che accade sulla Terra non influisce sull’attività solare. Ma qui sta l’intera questione: il sole è, in realtà, l’unica variabile indipendente; tutto il resto dipende da lui. Ma anche l’attività solare oscilla e non può nemmeno essere prevista con precisione.

Gli attivisti del clima ritengono che il consumo di combustibili fossili sia una variabile indipendente che può essere ridotta lanciando appelli che iniziano con “a meno che non ci fermiamo ora …”. Tuttavia, se provassero a controllarla tagliando il riscaldamento alla gente in pieno inverno, bloccando le consegne di carbone o imponendo sanzioni sui gasdotti e lasciando congelare le abitazioni, si ritroverebbero in poco tempo messi al muro e passati per le armi da folle inferocite. Questo sarebbe un effetto collaterale indesiderato e molto sfavorevole dell’attivismo climatico, effetto che molte persone tendono a trascurare, ma possiamo essere certi che, una volta terminato lo spargimento di sangue, le spedizioni di carbone e i flussi di gas riprenderebbero come prima.

In secondo luogo, il clima non può essere previsto perché i fattori che lo influenzano non lo fanno in maniera diretta. Ad esempio, non possiamo dire se l’aumento delle concentrazioni di anidride carbonica nell’atmosfera dovuto alla combustione dei combustibili fossili, al riscaldamento degli oceani o ai picchi di attività vulcanica causerà un riscaldamento globale o un raffreddamento ancora maggiore, dando inizio alla prossima era glaciale. Questo è un sistema con entrate e uscite molto particolari, le uscite non sono direttamente proporzionali alle entrate. Il clima è un sistema non lineare.

Terzo, dal momento che il clima non reagisce mai due volte allo stesso modo nei confronti dello stesso insieme di condizioni, ogni volta queste influenzano un pianeta leggermente diverso. Durante un determinato periodo interglaciale, si potrebbe avere un breve periodo di riscaldamento (di alcuni secoli) senza gravi ripercussioni (episodi di raffreddamento) mentre un altro episodio di riscaldamento potrebbe innescare l’inizio del successivo periodo di glaciazione. Non è quindi possibile effettuare esperimenti ripetuti, anche teorici, per prevedere come dovrebbe comportarsi il clima in un determinato periodo, perché ogni volta si comporta in modo diverso. Il clima è un sistema che varia nel tempo.

Pertanto, il clima è un sistema ampiamente autonomo (nessuna variabile indipendente, tranne il sole, che, di per sé, è imprevedibile), fortemente non lineare (gli effetti non sono esattamente proporzionali alle cause) e variabile nel tempo (non reagisce mai due volte allo stesso modo). Gli scienziati sono diventati abbastanza bravi nel caratterizzare e fare previsioni sui sistemi lineari invarianti nel tempo con variabili indipendenti che possono essere controllate, e gli ingegneri sono diventati abbastanza esperti da teorizzarli. I sistemi autonomi non lineari variabili nel tempo non sono esattamente il loro forte, per non dire altro.

C’è un altro elemento da aggiungere al puzzle. Sembrerebbe che tutta la fissazione sul riscaldamento globale dovuto all’effetto serra causato dalle emissioni di anidride carbonica provenienti dalla combustione dei combustibili fossili sia piuttosto irrilevante, perché il riscaldamento globale, nella misura in cui esiste, ha origine da un’altra fonte completamente diversa: il nucleo terrestre. Le misurazioni delle temperature oceaniche effettuate da migliaia di sonde robotiche a diverse profondità in tutto il pianeta hanno prodotto un risultato sorprendente, talmente sorprendente che i climatologi tradizionali hanno fatto del loro meglio per ignorarlo. Negli ultimi dieci anni, tutti gli oceani si sono riscaldati di 1°C. Poiché questo riscaldamento è osservabile a tutte le profondità, non solo in superficie, la fonte di questo calore non può essere l’atmosfera leggermente più calda che si trova al di sopra dell’acqua, deve perciò essere quello che c’è sotto.

E quello che c’è sotto è un reattore a fissione nucleare piuttosto consistente, di origine naturale, incorporato in un nocciolo di roccia e ferro fuso. Apparentemente, l’attività di questo reattore è aumentata di un ordine di grandezza. L’energia in più necessaria per causare questo riscaldamento [di 1°C] è di circa 300 terawatt. In confronto, il consumo totale mondiale di energia proveniente da tutte le fonti è solo di circa 20 terawatt e quasi tutta questa energia, dopo essere stata utilizzata, viene irradiata nello spazio come calore residuo.

Questo è un effetto enorme: se questa tendenza al riscaldamento dovesse continuare anche solo per un migliaio di anni (un battito di ciglia in geologia), gli oceani inizierebbero a bollire. Ma non c’è bisogno di andare in panico, poiché questa è probabilmente un’altra fluttuazione casuale e, ad un certo punto, questo riscaldamento si fermerà e avrà inizio la prossima era glaciale, in modo molto naturale e completamente indipendente dalla volontà di tutti; nel frattempo, potremo goderci un clima un po’ più mite.

L’aumento delle temperature oceaniche spiega anche l’innalzamento osservato del livello del mare. Questo fenomeno è dovuto all’espansione termica: l’acqua calda occupa un volume maggiore. Non è necessario sciogliere dei ghiacciai, soprattutto perché, come ho già spiegato, paragonato agli effetti dei terremoti, lo scioglimento dei ghiacciai è, senza giochi di parole, l’equivalente di un clistere .

Infine, non è neanche necessario incolpare i combustibili fossili per l’aumento delle concentrazioni di anidride carbonica nell’atmosfera: l’innalzamento della temperatura degli oceani sta facendo passare sempre più anidride carbonica dall’acqua all’amosfera. Il riscaldamento degli oceani, che coprono i tre quarti della superficie del pianeta, provoca l’emissione di circa 100 volte l’anidride carbonica prodotta dall’industria, dall’agricoltura e da tutte le altre attività umane messe insieme.

Questa ondata di riscaldamento proveniente dal cuore della Terra invalida tutte le teorie del riscaldamento globale legato alle emissioni di gas serra, nonché gli sforzi internazionali, completamente inefficaci, per limitare tali emissioni. Ne consegue che il tipo di teoria del riscaldamento globale che va per la maggiore, almeno in Europa, negli Stati Uniti e in pochi altri paesi e che attribuisce il riscaldamento globale all’anidride carbonica derivante dall’utilizzo dei combustibili fossili (e anche dai peti delle mucche) e che prevede una prossima catastrofe climatica e l’estinzione della razza umana a breve termine, non è né necessaria (esistono altre spiegazioni) né sufficiente (i dati completi non sono disponibili).

Dal punto di vista della climatologia, la teoria del riscaldamento globale catastrofico non ha alcun senso. Per dargli un senso, dobbiamo guardare oltre la scienza del clima, ad un livello meta-umano. Certamente, molti climatologi sono d’accordo tra loro, ma questa non è scienza, è marketing, come in “Nove dentisti su dieci concordano sul fatto che spazzolare con BatGuano® stimolerà la vostra libido.” La scienza che viene guidata dall’opinione pubblica non è scienza.

L’affermazione secondo cui l’opinione scientifica ufficiale sarebbe in qualche modo speciale e più importante delle opinioni dei comuni mortali è una sorta di sofisma logico, un argumentum ab auctoritate (argomento autorevole).

Nella scienza vera, si formulano ipotesi e le si verificano con gli esperimenti o con l’osservazione. Una serie di ipotesi, verificate o invalidate, viene quindi utilizzata per formulare una teoria. Il valore di una teoria sta nella sua capacità di previsione. Non importa quanto sia nota o diffusa una teoria, se non può essere utilizzata per fare previsioni esatte e verificabili, non è valida e deve essere scartata. Per i motivi di cui sopra, il cambiamento climatico non è prevedibile proprio per la natura stessa del sistema, che è autonomo, non lineare, variabile nel tempo e che lavora su scale temporali che superano la durata di ogni civiltà umana conosciuta.

Tenendo conto di tutto ciò, vorrei proporre un approccio completamente diverso per affrontare il catastrofico fenomeno del riscaldamento globale. Vorrei abbandonare ogni tentativo di trattarlo come una qualsiasi ricerca scientifica e considerare piuttosto la sua fenomenologia come un movimento sociale. E qui vorrei presentare la mia prima testimone: Greta Thunberg.

Greta è chiaramente il leader di questo movimento. Incontra capi di stato, tiene discorsi all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e partecipa alle conferenze internazionali sul clima. Eppure, non ha certamente le capacità mentali per comprendere i modelli matematici del clima e quelli fisici che li sottintendono. Greta ha appena compiuto 17 anni e ha marinato molto la scuola (il suo motto è “Sciopero della scuola per il clima!“). È quindi molto improbabile che sia andata particolarmente lontano in matematica o in fisica. Se le venisse chiesto di stimare la temperatura superficiale di un determinato pianeta in base alla sua distanza dal sole, all’albedo e alla sua emissività (i tre parametri più importanti, gli altri possono essere trascurati nel calcolo di una stima approssimativa), probabilmente si troverebbe nei pasticci.

In breve, possiamo tranquillamente presumere che Greta non sappia nulla. Ma lei non ha bisogno di sapere nulla, perché crede! È perfettamente sincera e onesta quando dice che stiamo distruggendo la Terra, perché quella è la sua fede. Per spiegare correttamente il fenomeno Greta dobbiamo lasciare il regno della scienza ed entrare in quello della religione.

Greta non è normale. È una santa pazza, un’idiota che pensa di avere il dono divino della profezia. Ciò che profetizza è un disastro climatico causato dall’anidride carbonica. Dice che può effettivamente vedere le molecole di biossido di carbonio, che sono lunghe circa 0,000000000002 metri, quindi deve anche essere una veggente. Non c’è niente di sbagliato nell’essere un veggente. A volte anch’io vedo gli angeli, ma non proporrei mai di formulare politiche energetiche globali sulla base di simili visioni.

Potreste anche credere che Dio abbia messo queste idee nella testa della povera Greta, ma la cosa mi rende scettico. Penso che sia stato qualcun altro a riempirle la testa con queste idee e la domanda è: perché proprio questi particolari concetti? Le ideologie popolari (e il cambiamento climatico catastrofico è un’ideologia popolare) non nascono e non si diffondono senza un motivo. Di solito rispondono e soddisfano un bisogno specifico dell’immaginazione popolare. Qual’è quindi questa esigenza?

Prima di poter rispondere a questa domanda, dobbiamo definire l’oggetto che stiamo studiando: chi ha questo bisogno? E qui scopriamo che le uniche persone che costituiscono un pubblico ricettivo alle profezie di Greta, che ne sono infette e che si trasformano in veri credenti del disastro climatico sono quelli che potremmo definire gli Occidentali. Più specificamente, parliamo dell’Unione Europea, degli Stati Uniti e delle parti più estese e prospere del Commonwealth britannico.

Se, d’altra parte, si guarda alla maggior parte della popolazione del pianeta, si vede che, o non si prende la briga di prestare attenzione alle studentesse svedesi che stanno facendo cose stupide, o, se lo fa, non ne è affatto impressionata. Può darsi che i suoi leader esprimano un interesse formale nell’IPCC e potrebbero anche firmare dei trattati sul clima (purché non li costringano a fare nulla), ma questo forse perché con gli idioti stressati è più facile fare dell’umorismo che discutere. Ma cos’è che rende gli Occidentali particolarmente vulnerabili?

Greta è quasi totalmente non-intellettuale e può soltanto credere. Ma perchè questo dovrebbe valere anche per la maggior parte degli Occidentali? Dopotutto, i paesi occidentali hanno sistemi educativi e rilasciano diplomi di alto livello in tutti i tipi di discipline. Perché allora la semplice fede è così attraente per loro? Esistono due tipi di istruzione in Occidente: la quasi totale assenza di istruzione (per le popolazioni povere, nere, arabe e latine) e un’istruzione di qualità ma puramente pragmatica, mirata in modo specifico al successo professionale e finanziario (per le popolazioni ricche e bianche, oltre a qualche Asiatico).

Questi due tipi di istruzione hanno in comune il ridurre al minimo la quantità di conoscenza nelle scienze naturali e nella logica, scoraggiando il più possibile il pensiero critico indipendente. Nel primo caso, è perché tutta la conoscenza è ridotta al minimo; nel secondo, perché questa conoscenza è considerata non sufficientemente importante e quindi non prioritaria. La priorità viene data alle conoscenze di aree specifiche applicabili all’esecuzione di un’attività particolare.

Comprendere il clima della Terra non è un’attività specifica, eccezion fatta per i climatologi occidentali tradizionali, che in questa fase abbiamo trascurato. Ci sono molti lavori specifici, toelettatori di cani, progettisti di microprocessori, insegnanti di yoga, baristi … Prevedere come sarà il clima globale nel futuro non è un compito per nessuno di loro. Se non siete d’accordo, mettete nella stessa stanza un certo numero di toelettatori di cani e di progettisti di microprocessori, interrogateli sul clima globale e, probabilmente, troverete che il loro livello di comprensione delle scienze naturali è paragonabile a quello della povera Greta. La scienza del clima basata sulla fede consente loro di ottenere dei bei voti con il minimo sforzo.

In questo senso, i politici occidentali sono forse diversi dai toelettatori di cani e dai progettisti di microprocessori? No, per niente! Consentitemi di presentare la mia seconda testimone: Alexandria Ocasio-Cortez.

 

AOC, come la chiamano i suoi seguaci, è un membro del Congresso degli Stati Uniti, nonché l’ispiratrice del Green New Deal. Il livello di assurdità che sciorina sull’economia, sul socialismo e sull’ambiente è semplicemente incredibile! Come per Greta, vi sono tutte le ragioni per credere che sia perfettamente sincera, nel senso che crede assolutamente nelle assurdità che proferisce. È forse una specialista in grado di comprendere tutte queste problematiche? Certo che no! Il livello intellettuale di questa ex-barista non è molto più alto di quello di Greta.

Alexandria è significativamente diversa dai suoi colleghi politici? Ancora una volta, no. Potrà anche essere più carismatica, più performante, più visibile della maggior parte di loro, ma è credulona e idiota proprio come Greta quando si tratta di prevedere dei catastrofici cambiamenti climatici. Uso il termine “idiota” nel suo senso classico, latino, di “persona ignorante” e non come un insulto vernacolare. Non si tratta di un’idiota bavosa e sgocciolante, ma di una sciocca che lavora molto bene.

Le sue decisioni su come “salvare il pianeta” non si basano su una conoscenza o su una comprensione reale. Per lei, lo scopo finale della climatologia è una gara di popolarità politica. Alla domanda sui meriti della scienza, probabilmente cadrebbe immediatamente e senza esitazione nell’errore logico dell’argomentum ab auctoritate (appello all’autorità) affermando che il 99,999% di tutti i climatologi condivide le sue opinioni (quindi il suo desiderio di concedere loro una sovvenzione federale).

Tuttavia, sembra importante chiedersi perché lei creda in ciò che crede piuttosto che in qualcos’altro. Perché crede di sua spontanea volontà nel cambiamento climatico antropogenico, piuttosto che in uno indotto dall’attività solare? Un idiota (di nuovo, nel senso tecnico della parola) dovrebbe essere pronto a credere praticamente a tutto. Perché questa particolare scelta? Sarebbe probabilmente colta di sorpresa se le venisse chiesto di spiegare il legame tra le emissioni antropogeniche e non antropogeniche di anidride carbonica. Tuttavia, trova facile credere che l’attività umana stia distruggendo la biosfera attraverso le emissioni di anidride carbonica e, naturalmente, anche con gli ormai famosi in tutto il mondo peti bovini.

D’altra parte, probabilmente farebbe molta più fatica a credere che la biosfera è minacciata dall’eruzione di un super vulcano, da un attacco di asteroidi giganti, da un’invasione aliena o da un olocausto nucleare innescato da quel miscredente in uniforme con le sopracciglia cespugliose e gli occhi scuri che sta in piedi dietro a Trump durante le sue conferenze stampa. Quindi dobbiamo chiederci: perché è così pronta a compiere questo particolare salto di fiducia e non un altro, magari altrettanto audace?

Perché crediamo ad una cosa ma non ad un’altra? L’atto del credere (liberamente e senza alcuna pressione o vincolo) è regolato da due fattori: se il proprio reddito dipende dall’adozione di una determinata convinzione o se una particolare fede renda possibile compensare e controllare le proprie fobie e i propri complessi psicologici.

Nel primo caso, c’è un famoso aforisma di Upton Sinclair: “È difficile convincere un uomo a capire qualcosa quando il suo stipendio è direttamente proporzionale al suo grado di incomprensione.” In quest’ultimo caso, un buon esempio è il complesso dell’emigrante, che costringe gli emigranti e gli esiliati a credere sinceramente che il paese in cui sono finiti è un vero paradiso terrestre, dove le strade sono lastricate d’oro e dove con un duro lavoro e un po’ di fortuna si può diventare milionari, nonostante tutte le prove del contrario.

È divertente dire a queste persone, come ho fatto a volte, che anch’io avevo vissuto per molti anni nella parte sbagliata del pianeta e che avevo sofferto di una terribile nostalgia, che però era completamente scomparsa una volta ritornato a casa, dove ora apprezzo la compagnia dei miei concittadini, e dove sono veramente contento di non dovermi più preoccupare dei poliziotti dal grilletto facile e degli avvocati succhiasangue o di essere derubato su tutti i fronti, dalla casa ai medicinali, comprese le tasse e i servizi Internet. O meglio, sarebbe divertente … tranne per il fatto che ciò li rende davvero infelici e che i loro sforzi per nascondere la loro sofferenza dietro osservazioni derisive sono vani, ed è brutto far soffrire le persone.

In breve, la fede che viene liberamente scelta è quella che consente alle persone di continuare a funzionare giorno dopo giorno (non necessariamente a lungo termine) ad evitare l’angoscia mentale legata ad una situazione incerta o all’assenza di valide prospettive. La società nel suo insieme, in quanto entità autoregolantesi, opta per le ideologie (la fede è ciò che sta alla base di una particolare ideologia) e questo le consente di avere un certo successo o, se ciò non è più possibile, di continuare a funzionare per qualche tempo, limitando i conflitti e le perturbazioni interne.

In che modo l’ideologia di un cambiamento climatico catastrofico causato dalle emissioni antropogeniche di anidride carbonica derivanti dalla combustione dei combustibili fossili (e dai peti delle vacche) svolge questa funzione nell’Occidente attuale, dove è molto diffusa? Qual è la grande transizione in atto in Occidente che ha permesso a questa nuova fede di fare piazza pulita di tutto il resto e conquistare senza sforzo così tanti intelletti? Quello che mi viene in mente è l’affermazione, spesso ripetuta, che “il capitalismo ha fallito.” In effetti, possiamo osservare molti punti di fallimento nell’Unione Europea e nel Nord America:

• La produzione di risorse energetiche diminuisce (o, nel caso della fratturazione idraulica, diventa non redditizia)
• La produzione di materie prime diminuisce, diventa non redditizia o entrambe le cose
• La produzione industriale diventa anch’essa non redditizia e si sposta nel sud-est asiatico, in Russia e altrove
• L’agricoltura può essere mantenuta in vita solo con continui sussidi
• Il debito pubblico si gonfia in modo sproporzionato rispetto all’economia fisica
• I lavori produttivi diminuiscono e vengono sostituiti da impieghi in servizi non produttivi
• Grandi segmenti di popolazione, in particolare i giovani e le persone di mezza età, si trovano economicamente emarginati e vanno ad aumentare il numero dei disoccupati cronici
• I risultati elettorali diventano sempre meno prevedibili, man mano che i partiti politici tradizionali si dividono e perdono potere e nuovi partiti estremisti e populisti emergono e conquistano il favore popolare

La società non ha modo di arrestare o invertire questi processi, che sono causati da fattori oggettivi, come l’esaurimento delle risorse, la perdita di colonie da saccheggiare, l’inadeguatezza sempre più palese delle élite al potere e la generale degenerazione e la senescenza progressiva dei principali gruppi etnici, con una popolazione caratterizzata sempre meno da famiglie con bambini e che invece adotta forme sempre più contorte di devianza sessuale. Una spiegazione realistica di ciò che sta accadendo, che tenga conto di elementi come il ruolo corruttore della creazione di moneta nella trasformazione del denaro da riserva di ricchezza a materiale per la costruzione a debito delle piramidi e gli schemi di Ponzi, o il rapporto tra deficit commerciale strutturale e calo del tenore di vita, sarebbe, nel suo complesso, troppo difficile da comprendere per le masse occidentali e, nel caso dovessero affrontarla, troppo offensiva.

All’epoca dei giorni felici dell’Europa e dell’America, quando il capitalismo imperialista aveva conquistato il mondo e reindirizzato la maggior parte della ricchezza e delle risorse verso l’Europa e l’America, la fede prevalente era il protestantesimo e l’ideologia sottostante era il capitalismo del libero mercato. Ovunque i mercati fossero ritenuti insufficientemente liberi, come nel Giappone feudale, appariva un Commodoro Perry, che minacciava di soggiogare gli indigeni e la ricchezza fluiva dai mercati appena liberati ai centri imperiali. Questo processo è durato per diversi, gloriosi secoli, ma ora è in gran parte terminato e l’ideologia razzista e suprematista bianca alla base della fede protestante è in gran parte scomparsa. Dopo la scomparsa dell’ideologia c’è stata quella della fede e le chiese in tutta Europa sono ora vuote, demolite e sostituite da moschee.

Anche se l’ideologia islamista sembrerebbe adatta per sostituire rapidamente le popolazioni indigene invecchiate e in declino, tramite l’importazione di elementi più virili e fecondi che dovrebbero trasformare l’Europa in califfato, è improbabile che questo processo possa concludersi. La maggior parte dei nuovi arrivati non riesce a diventare produttiva per le stesse ragioni, elencate sopra, che impediscono agli indigeni di essere essi stessi produttivi, inoltre non riescono ad integrarsi, dal momento che non esiste più un qualcosa in cui possano integrarsi. Invece rimangono isolati e si accontentano dell’assistenzialismo. Una volta che questo aiuto non sarà più disponibile, alcuni andranno alla ricerca di pascoli più verdi, mentre altri rimarranno sul posto e daranno origine a disordini e a spargimenti di sangue che trasformeranno alcune parti d’Europa in zone proibite (un processo già iniziato in Germania, Francia, Svezia e in altri paesi).

Se il capitalismo ha fallito, allora l’Occidente passerà dal capitalismo a … che cosa esattamente? Sebbene la parola d’ordine, neanche nuova ma sempre più popolare, sia “socialismo” (c’è un geriatra socialista di nome Bernie, attualmente in corsa per la presidenza americana), non credo che il socialismo sia all’ordine del giorno. La differenza tra capitalismo e socialismo non risiede nei metodi di produzione della ricchezza, che sono inevitabilmente capitalistici, dal momento che richiedono capitale, non importa se di origine pubblica o privata.

In effetti, le economie del capitalismo di stato, come quelle di Cina e Russia, sembrano essere la scelta migliore, perché l’allocazione del capitale può essere dettata da considerazioni più strategiche di quelle basate sulla fortuna, sull’avidità e sulla paura. La differenza tra capitalismo e socialismo sta piuttosto nel modo in cui la ricchezza è distribuita: o viene concentrata all’infinito nel segmento più ricco della popolazione (fino a quando non verrà nuovamente il momento di tirar fuori le ghigliottine), oppure viene destinata a servire il bene pubblico, promuovendo il benessere della società e aiutando lo sviluppo di una meritocrazia nazionale.

Ma poiché, per i motivi sopra elencati, la creazione di ricchezza nei paesi occidentali è attualmente compromessa, non ci sarà molta ricchezza da distribuire, quindi la scelta tra capitalismo e socialismo non è, in realtà, una scelta. I sostenitori di Bernie fanno un gran parlare di rubare ai ricchi e ridistribuire il bottino, ma il problema di questo progetto è che il bottino ora è costituito in gran parte da piramidi di debito e schemi di Ponzi progettati per regalare ai ricchi l’apparenza di una ricchezza fatta di carta, e quella carta si trasformerà in cenere non appena verrà fatto il tentativo di spenderla davvero in qualcosa di fisico. Quindi il socialismo non è una scelta valida. Qual’è la scelta allora?

L’unica scelta valida, confermata dall’osservazione, è il parassitismo: la vita di un verme intestinale immerso in un flusso di cibo gratuito. Il parassita può avere una vasta scelta di attività, tutte improduttive, che vanno da attività economiche, come toelettare cani, dare lezioni di yoga, far servizio al bar o preparare caffè troppo cari, ad attività totalmente non remunerative come vestirsi, farsi dei selfie e pubblicarli su Instagram. Il flusso di cibo gratis può assumere la forma di un reddito minimo garantito o altre forme di reddito sociale che, sebbene siano sempre più magre, sono, per il momento, in grado di tenere insieme corpo e anima.

I parassiti non sono responsabili del loro parassitismo, poiché ogni tipo di attività produttiva che tentano di avviare viene automaticamente contrastata da un vasto esercito di altri parassiti presenti a tutti i livelli di governo, in ogni studio legale e nei vari gruppi industriali che chiedono a tutti il rispetto di normative irragionevoli, in minima parte collegate alle emissioni di biossido di carbonio (che in Europa sono tassate). Sono parassiti non per scelta ma per necessità.

Probabilmente, il senso di impotenza e di inutilità che questa consapevolezza produce è psicologicamente distruttivo (come evidenziato dagli alti e crescenti tassi di tossicodipendenza, depressione e suicidio).

In queste condizioni, un’ideologia che dica ai parassiti che, in realtà, non sono affatto dei parassiti ma dei valorosi guerrieri che combattono per salvare il pianeta da un’imminente catastrofe è sicuramente la benvenuta. Qui è dove il culto apocalittico del riscaldamento globale è venuto in soccorso emotivo ai parassiti. Si scopre improvvisamente che il declino industriale e il calo della produzione di energia possono essere considerati un segno di virtù: queste dannate industrie  sono entità impure, maledette, infernali, perfide sotto tutti gli aspetti, e questo è ciò che uccide il pianeta. Di conseguenza, liberarsene è virtuoso e pio e, se il risultato è battere i denti stando al buio, allora questo è il nobile sacrificio che deve essere fatto per il bene dell’intero pianeta. Se tuo padre aveva estratto carbone o lavorato nell’industria petrolifera, ma tu sei uno stilista di cani, allora la cosa è semplicemente splendida, perché tuo padre aveva lavorato per rovinare il pianeta, ma tu operi per salvarlo!

Il passo successivo è dichiarare che solo le persone buone e virtuose meritano di essere liberate dalle contingenze e di fare la bella vita come parassiti. Sono gli unici ad usare l’energia “rinnovabile” e “sostenibile” dei pannelli solari e delle turbine eoliche, mentre tutti i criminali che producono e distribuiscono energia basata sui combustibili fossili sono, per definizione, quelli che uccidono il pianeta e devono quindi essere puniti con multe, dazi e tasse sulle emissioni di biossido di carbonio. La maggior parte del loro reddito può quindi essere spesa in impianti eolici e solari “puliti,” mentre il resto dei soldi può essere distribuito a stilisti canini disoccupati, che potranno così sopravvivere virtuosamente, mentre parassitano i guadagni dei malvagi distruttori del pianeta.

L’ideologia del riscaldamento globale, così come il culto apocalittico che la sostiene, è una soluzione a breve termine per preservare la stabilità psicologica della società occidentale. Offre una spiegazione accettabile della crisi generalizzata delle economie fisiche di questa società. Fornisce inoltre le basi morali del feroce, ma inutile, tentativo di appropriarsi delle risorse delle nazioni ricche di combustibili fossili impuri che si rifiutano di salvare il pianeta reindirizzando tali risorse verso fini virtuosi, come le installazioni eoliche e solari.

Questo culto apocalittico del riscaldamento globale non è certamente una delle seguenti cose :

• Non è un tentativo di salvare il pianeta, perché il cambiamento climatico è costante, con o senza influenza umana. Il suo futuro non può essere previsto con precisione perché la scienza è non è affidabile quando si tratta di sistemi autonomi non lineari e variabili nel tempo, inoltre l’anidride carbonica è un elemento nutritivo per tutta la vita vegetale del pianeta e migliora la resa delle colture.

• Non è un tentativo per prepararsi all’incombente carestia energetica. Non offre alcuna soluzione ai problemi attuali relativi alle fonti energetiche del futuro. Ad esempio, sarebbe una buona idea aiutare la Russia a perfezionare la tecnologia nucleare del combustibile a ciclo chiuso, che è abbastanza avanzata e che consentirà alle centrali nucleari di funzionare per secoli utilizzando il grande stock di uranio impoverito che è già stato estratto e raffinato, e che inoltre servirà a bruciare praticamente tutte le scorie nucleari ad alta radioattivtà. Invece, le risorse vengono reindirizzate verso progetti futili, come gli impianti eolici e solari, che hanno una durata molto limitata e possono essere sostituiti solo tramite processi produttivi che richiedono l’uso dei combustibili fossili e di altre risorse non rinnovabili. La carestia energetica è già qui e si manifesta come un problema di accessibilità all’energia in paesi già a corto di energia, come gli Stati Uniti. In questi paesi, con il fracking idraulico si estrae ancora molto petrolio, ma non è il tipo giusto di petrolio per produrre gasolio da autotrazione e carburante aeronautico, e questo causa un flusso costante e crescente di fallimenti, perché l’industria del fracking non può andare in pareggio con il petrolio a 60 dollari al barile. Di conseguenza, gli Stati Uniti sono attualmente il secondo importatore di petrolio russo. Le campagne occidentali per l’acquisizione del petrolio mancante attraverso il furto sono fallite: il tentativo di rubare greggio dal Venezuela non ha avuto successo, la produzione di petrolio della Libia è pari a zero, il furto del petrolio iracheno ha incontrato dei seri problemi e, anche se gli Stati Uniti continuano a sottrarre petrolio alla Siria, si tratta di piccoli quantitativi ed è comunque un segno di disperazione. Nel frattempo, la società russa Rosneft è estremamente redditizia, produce quasi 6 milioni di barili al giorno a $ 3,2/barile e, grazie alle scoperte di nuovi giacimenti, ha un tasso di sostituzione delle proprie riserve di 1,8 ed è il più grande contribuente fiscale al bilancio federale russo.

• Non si tratta di sopravvivere alle conseguenze di una estrema delocalizzazione economica e dell’interruzione delle catene di approvvigionamento globali, perché la maggior parte dei nuovi impianti di energie rinnovabili sono troppo sofisticati per essere manutenzionati utilizzando componentistica di provenienza locale e, in queste condizioni, la loro riparazione e sostituzione diventerebbe impossibile. Per ora, il culto del riscaldamento globale sta costringendo i servizi pubblici ad installare miliardi di dollari di apparecchiature difettose: praticamente tutti gli impianti di energia alternativa sono progettati per alimentare le reti elettriche esistenti e devono essere sempre più spesso accoppiati a turbine a gas naturale a ciclo unico, abbastanza antieconomiche. Queste turbine, ad eccezione degli impianti idroelettrici, sono l’unico modo per compensare l’intermittenza e l’irregolarità dell’energia eolica e solare. Le centrali nucleari, quelle a carbone e le centrali a gas a ciclo combinato, assai più efficienti, non possono modificare il proprio regime abbastanza rapidamente per compensare le fluttuazioni casuali della produzione energetica dei parchi eolici e solari. Esiste attualmente una sovrabbondanza di gas naturale dovuta all’orgia (assolutamente temporanea) di fratturazione idraulica attualmente in corso negli Stati Uniti, dove sempre più pozzi che avrebbero dovuto produrre petrolio e gas ora producono solo gas. A lungo termine, il gas naturale diventerà però scarso e sarà sempre più costoso. L’inevitabile risultato sarà il blakout della rete e i parchi eolici e solari rimarranno inutilizzati perché non ci sarà più una rete da alimentare.

Solo di recente mi sono reso conto che questo culto ecologista dell’apocalisse è, in realtà, un culto dell’apocalisse che si rifà alle farneticazioni pseudoscientifiche di personaggi di secondo piano ed è potenziato dal bisogno psicologico di compensare l’inevitabilità del degrado attualmente in corso e del collasso economico e sociale. Questi personaggi erano entrati in scena negli anni ’80, cercando di dimostrare che saremmo tutti sicuramente morti, perché esiste una correlazione tra le emissioni di anidride carbonica e il riscaldamento del clima terrestre. Si era poi scoperto che i loro modelli erano errati e che il pianeta si stava, di fatto, raffreddando. Il problema era stato quindi frettolosamente ribattezzato “cambiamento climatico globale” e la lotta contro questo fenomeno era continuata come prima. Ma il fatto che questi vaneggiamenti si fossero rivelati errati non aveva disturbato nessuno, perché avevano fornito l’ideologia perfetta ad una società che stava cercando di passare dal capitalismo al parassitismo.

La verità è che quella che passa per essere la scienza climatica occidentale dominante non è scienza; è il tentativo di portare avanti un’agenda politica usando una serie di ipotesi ideologiche formulate in un linguaggio all’apparenza scientifico. Molte persone, che, da sole, cercano di dare un senso a questo disordine, vengono fuorviate dai cosiddetti “negazionisti del cambiamento climatico,” gente che cerca di opporsi a questi giochetti politici “demistificando” le varie dichiarazioni dei climatologi. Il problema non sta nelle loro specifiche rivendicazioni, ma nella pulsione isterica che li obbliga a fare simili affermazioni. Sfatare le loro affermazioni è come parlare con un pazzo furioso o discutere di condizioni di finanziamento con qualcuno che ti ha appena rubato il portafoglio.

Sebbene il tentativo di passare dal capitalismo al parassitismo sia destinato a fallire, per il momento, il culto apocalittico del riscaldamento globale ha dato vita in tutto l’Occidente ad una mafia del cambiamento climatico che ha messo radici nei governi, nelle imprese, nelle università e nella stampa. Gli scienziati non possono mettere in discussione la sua validità, poiché quelli che lo fanno perdono le sovvenzioni e il posto di lavoro e diventano ex-scienziati discreditati, le cui voci non possono più essere ascoltate. Neanche i politici possono fare una cosa del genere perché ai loro elettori non interessa la verità ma hanno bisogno di semplici spiegazioni che rendano il loro degrado e il loro costante impoverimento una necessità virtuosa e salvifica per il pianeta. I giornalisti che cercano di offrire una visione equilibrata della storia del riscaldamento globale vengono etichettati come “troll russi” e messi a tacere.

Per quanto riguarda le popolazioni al di fuori dell’Occidente, in particolare quelle dei paesi ancora ricchi di risorse, socialmente stabili e in espansione economica, respingere l’assalto dei membri della setta apocalittica occidentale del riscaldamento globale che cercano di imporre loro le politiche “dello scippo” rimarrà il compito primario. Questi fanatici continueranno a reclutare e ad addestrare utili idioti tra i locali, per poi installarli in posizioni di potere con finanziamenti e pressioni internazionali.

Niente di tutto questo funzionerà. Lo stesso fronte occidentale è diviso e le nazioni occidentali saranno sempre più inclini a prendersi alla gola a vicenda e non saranno in grado di imporre queste politiche al resto del mondo. Il termine “Occidentalismo” è stato oggetto di battute sarcastiche alla recente conferenza sulla sicurezza di Monaco: non c’è più Occidente, non c’è più un’agenda comune. Sono rimasti solo pochi Occidentali, che dicono tutte le sciocchezze che passa loro per la testa mentre si ignorano a vicenda. Questi gruppi sono sempre in grado di causare problemi internazionali, ma fanno solo perdere tempo a tutti.

Cercare di impegnarsi in modo costruttivo con i membri della setta apocalittica del riscaldamento globale non è l’approccio giusto. L’approccio giusto è considerare la banda dei climatologi occidentali come un gruppo di politici ancor peggio che inutili e buoni solo a sprecare sovvenzioni; utilizzare i risultati della vera ricerca scientifica e conoscere i motivi per cui il clima della Terra è in costante cambiamento (è cambiato da milioni di anni e cambierà ancora per milioni di anni) e, infine, riconoscere la setta apocalittica del riscaldamento globale per quello che è, una setta, e allontanarsi il più possibile da essa. È un gioco di pazienza; alla fine, gli aspiranti parassiti occidentali saranno costretti a rendersi conto che il loro appello alla virtù non sta raggiungendo il risultato previsto, dovranno scendere dal loro cavallo di battaglia del riscaldamento globale ed iniziare a fare ciò che normalmente fanno i parassiti sociali: chiedere l’elemosina.

Dmitry Orlov

Fonte: cluborlov.blogspot.com
Link: http://cluborlov.blogspot.com/2020/02/the-global-warming-apocalyptic-cult.html
21.02.2020