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Il cambiamento climatico è del tutto naturale

DI AMAGO

comedonchisciotte.org

Il dibattito sulla questione ambientale negli ultimi anni va sempre più focalizzandosi sui pericoli del cambiamento climatico e finalmente anche l’informazione alternativa comincia ad approfondire l’argomento.

In questo contesto, però, c’è una sorta di pregiudizio che rende sterile la discussione. Siccome la controinformazione su internet è nata ed ha tratto la sua forza dal mettere in dubbio le versioni ufficiali di eventi storici come l’11 settembre e lo sbarco sulla luna, c’è la tendenza a diffidare a priori di qualsiasi notizia proveniente dai media di regime. Quello che viene definito complottismo ha il merito di mettere sulla graticola la narrazione ufficiale del potere, ma spesso scade in polemiche senza capo né coda; e non solo su argomenti che sfiorano la paranoia come scie chimiche, armi psicotroniche o maremoti artificiali.

Io non posso essere matematicamente certo che sia in atto un cambiamento climatico con o senza aumento della temperatura, perché i dati scientifici a cui posso accedere provengono da istituzioni governative quali la NASA, il NOAA o l’ICCP. Grandi istituzioni su cui io, povero diavolo qualunque, non ho alcun controllo. Mi devo fidare. Tuttavia, dopo che l’ente spaziale americano, molto probabilmente, ci ha rifilato uno finto sbarco sulla luna, prendere per veritiere le sue dichiarazioni diventa problematico. Le cospirazioni esistono e so che anche i paranoici hanno nemici. Di conseguenza non posso escludere che anche in questo frangente ci sia un secondo fine con lo scopo di inchiappettare l’umanità per l’ennesima volta.

Il mio stesso subconscio cospira costantemente contro di me, mi sabota e io inciampo e non ho certezza alcuna. Questa è l’epoca in cui viviamo, la realtà si è frammentata in miriadi di cocci impalpabili, ma ancora ci sono cercatori di Verità che spesso hanno seguaci pugnaci. Terrapiattisti ed altri poveracci impauriti sono sintomo di un reale vanificarsi di ogni punto di riferimento per interpretare l’esistente. Si è costretti a dubitare di tutto. Insomma, non mi sorprenderei se scoprissi di essere di fronte ad un ulteriore frode planetaria.

E questo sarebbe un atteggiamento tutto sommato salutare, se non si rischiasse di essere vittime di quegli stessi interessi che controllano i media di regime, ma che non possiamo essere sicuri che non siano anche dietro molte fonti alternative.

In questo caso, però, la versione ufficiale, apparentemente sostenuta da una percentuale altissima di specialisti del settore, è parecchio sensata: l’attività dell’uomo sta sconvolgendo in tempi rapidissimi tutta la biosfera e di conseguenza anche il clima. Ciò sta avendo ed avrà sempre più conseguenze catastrofiche.

Tutto qui, ed è incredibilmente ragionevole.

Eppure lo scetticismo, giustificatissimo, nei confronti della narrazione del potere dominante ha fatto sì che questo fatto lapalissiano e preoccupante fosse annacquato da mille dubbi inconsistenti. L’aumento di CO₂ determina un aumento di temperatura? Non lo so, non sono uno scienziato. Ma so che la CO₂ fa crescere le piante. Non c’è nessun aumento della temperatura, quelli dell’ICCP si sono inventati tutto. L’aumento della temperatura c’è, ma è dovuto alle macchie solari e l’attività umana non c’entra niente… non sono uno scienziato, ma ne sono convinto.

Basta un Trump infinocchiante qualsiasi, eroe proletario che si batte contro le menzogne dei potenti, per finire a fare il gioco proprio di quei poteri che la controcultura dovrebbe smascherare. Continuiamo così, il ciclo produzione-consumo è salvo e siamo tutti più sollevati. Ci siamo ben resi conto che smantellare il sistema è abbondantemente al di sopra delle nostre possibilità.

In realtà, dare la colpa ad impalpabili poteri occulti, sedicenti illuminati, cupole segrete fa molto comodo. È pieno di zombie di nome Giovanni e Giuseppe che non rinuncerebbero mai alla loro auto per raggiungere il tabacchino all’angolo. Ma anche questo è irrilevante.

Ammettiamolo, per quante prove si trovino in favore di una tesi, su internet se ne possono trovare alrettante in favore della tesi opposta. Comprensibile in politica, se parliamo di scienza un po’ meno.

Eppure ci sono indizi che, pur non essendo forse scientificamente validi, in quanto basati su percezioni limitate e soggettive, mi inducono ad essere scettico piuttosto nei confronti di chi nega il cambiamento climatico di origine antropica.

Per esempio, i miei genitori mi dicevano che decenni fa il clima era più stabile, nel senso che si sapeva che a fine agosto, dopo la festa del santo patrono arrivavano i temporali che segnavano la fine dell’afa. Ed accadeva ogni anno immancabilmente. Nelle rare eccezioni, bastava mettere una sarda salata in bocca a sant’Oronzo e quello per la sete faceva piovere. Semplice. Ora i nuvoloni arrivano, ma non è detto che piova. Del resto, la vita di quelle popolazioni contadine dipendeva da quelle piogge, noi ne possiamo fare tranquillamente a meno. Forse è per questo che cominciano a disertarci.

Magari la pioggia si presenta con un bel po’ di ritardo e ne cade un ettolitro per centimetro quadrato. Si dice addirittura che uno scienziato pazzo in vena di conquistare il mondo stia usando una macchina di sua invenzione per controllare il tempo a dispetto di Occam e del suo rasoio.

La neve era un’altra visitatrice abituale. Pare che ogni inverno ne cadesse tanta e gli anni senza erano piuttosto sporadici, ma già quando io ero piccolo era il contrario. L’inverno con la neve era un’eccezione. Me lo ricordo bene perché appena vedevamo qualche fiocco decidevamo che non si poteva andare a scuola, ma era perfettamente praticabile la strada per andare a scivolare dalle colline con le buste di plastica sotto il sedere.

Inoltre, in tutti i miei viaggi ho notato effetti sull’ambiente, evidentemente frutto di manomissioni umane .

In Tanzania, la mia prima volta fuori dall’Europa, scalai la vetta del Kilimangiaro insieme ad altre centinaia di turisti e vidi che il ghiacciaio rimane ormai solo sulla porzione più alta della cresta del vulcano. Pare che in cento anni sia regredito dell’85%. Uno scioglimento un po’ troppo veloce per essere dovuto ai normali cicli cosmici. Il fenomeno non è direttamente attribuibile all’aumento della temperatura globale o locale, ma piuttosto alla deforestazione alla base della montagna che ha causato una diminuzione della traspirazione e quindi del vapore acqueo che poi si trasformava in precipitazioni nevose.

Quella volta capii che scalare montagne, soprattutto se in compagnia di una mandria di occidentali in cerca d’avventura Alpitur, non faceva per me, quindi non ho informazioni di prima mano su altri ghiacciai in altre zone del pianeta, ma pare che lo stesso stia accadendo un po’ ovunque.

Qualche anno dopo mi trovavo ancora in Africa ma dall’altro lato e i locali mi raccontarono che il mare in pochi anni aveva mangiato una quindicina di metri di spiaggia. Non posso essere certo della causa, ma consiglio di non fare mai un bagno nell’Oceano Atlantico al largo delle coste dell’Africa Occidentale. Ci buttano di tutto.

Per quanto riguarda il livello del mare, anche dalle mie parti qualche spiaggia si è ristretta misteriosamente negli ultimi anni, ufficialmente a causa di una non meglio specificata ‘erosione’. Ma io non sono uno scienziato.

In Giappone visitai una spiaggia nei pressi di Suzuka, dove fanno il moto GP, un paio d’anni dopo lo tzunami e il disastro di Fukushima. Una vista apocalittica. Questo non c’entra niente col cambiamento climatico. Era giusto per dire.

Quest’anno mi trovavo in Amazzonia e per il secondo anno consecutivo, a quanto mi è stato riferito, il periodo delle piogge e la relativa piena dei fiumi stagionale, che per quelle popolazioni segna l’arrivo dell’inverno è arrivata con due mesi di ritardo.

Al momento mi trovo in Svizzera per la prima volta. Mi sono sentito un po’ come Totò e Peppino che arrivano a Milano incappottati aspettandosi un tempaccio artico, invece è stato un Ottobre fenomenale che a sentire chi vive qui da molti anni, non si era mai visto. Ma un ottobre eccezionale non sarà di certo la fine del mondo.

Con tutto questo bighellonare in lungo e in largo per il pianeta avrò contribuito in maniera sostanziale al casino climatico-ambientale. Non lo nego. Merito la lapidazione. Chi non ha peccato inizi pure.

Ma non c’è da avere sensi di colpa. Non è proprio colpa di nessuno. Non c’è colpa.

Faccio un esempio: 49 milioni di anni fa, millennio più millennio meno, accadde ciò che gli scienziati chiamano The Azolla Event. Nel mezzo dell’eocene, l’oceano artico aveva temperature ed ecosistemi tropicali. Una serie di condizioni idriche e geologiche favorirono la crescita esplosiva di una felce chiamata appunto azolla. Per circa 800.000 anni questa pianta prosperò su 4 milioni di km² sequestrando l’80% della CO₂ dall’atmosfera sul fondo anaerobico del mare dove si trova tuttora sedimentata in uno strato geologico esteso lungo tutto il bacino artico. La concentrazione di CO₂ nell’atmosfera passò da 3500 ppm a 650 ppm. La temperatura si abbassò da 13°C agli attuali -9. Forse per la prima volta nella storia della terra ci fu una calotta di ghiaccio al polo nord.

Ehi, questa è l’ipotesi di un gruppo di scienziati olandesi dell’università di Utrecht che potrebbero benissimo far parte del complotto.

Tra l’altro, tutto ciò ha implicazioni geopolitiche, perché proprio in questi depositi organici può essersi formato il gas e il petrolio che le superpotenze si contendono, ora che quei luoghi diventano accessibili. E quegli scienziati magari lavorano per la Shell. Che mondo…

Prendo per vera l’ipotesi solo per esplicitare un concetto: l’azolla ha sconvolto il suo stesso habitat in accordo con la natura o contro la natura? Per inciso, l’azolla non si è estinta, continua a prosperare a latitudini più basse.

Ovviamente, l’episodio fu un evento del ciclo della natura. Si crearono le condizioni per una crescita eccezionale dell’azolla, la quale scatenò un cambiamento climatico epocale. Niente di innaturale in tutto ciò. L’azolla ha solo svolto la sua parte.

Perché invece quelle stesse dinamiche sono innaturali se protagonista è l’uomo? Dall’inizio dell’era industriale la CO₂ nell’atmosfera è aumentata di quasi il 40%. Questo ha prodotto cambiamenti a livello climatico? Non lo so, ma probabilmente sì, non me ne stupirei. L’era geologica in cui viviamo si chiama Antropocene. Cioè la nostra specie altera l’ambiente così profondamente da caratterizzarne l’epoca a livello geologico. Oltre a riprocessare l’atmosfera, abbiamo alterato il corso dei fiumi, spianato colline e sventrato montagne, stravolto gli ecosistemi di interi continenti, alterato la radioattività di fondo, saturato lo spazio di elettrosmog. E volete che tutto questo non abbia alterato il clima? E perché, di grazia? Perché quel signore onnipotente che abita in cielo ha detto che potevamo fare il cazzo che ci pareva in eterno, tanto il clima l’avrebbe tenuto costante lui, perché gli siamo simpatici e proteggerà sempre e comunque il divino ordine capitalista?

Si dice che il battito di una farfalla in Cina possa far scoreggiare un alieno insettoide in una dimensione parallela, figuriamoci se la superloffa della specie umana non sia capace di modificare il clima del pianeta.

Quindi abbiamo fatto una cazzata immane? Probabilmente sì, ma non avevamo scelta. Non siamo diversi dall’azolla, proprio perché non ci abbiamo pensato due volte a cacciarci in questo guaio e non abbiamo la più pallida idea di come uscirne. Perché non ne siamo responsabili. Agiamo secondo le direttive della natura di cui non siamo consci per permettere alla terra di iniziare un nuovo ciclo di vita. Giovanni che prende la macchina per andare a comprare le sigarette contribuisce a cuor leggero.

È questa la nostra hubris: illuderci di essere al di fuori ed al di sopra dei cicli naturali ed addirittura capaci di alterarli. Non è così, noi facciamo parte di questo scorrevole tutto e non possiamo che recitare la nostra minuscola comparsata in uno spettacolo i cui atti durano milioni di anni.

Non possiamo fare proprio nulla. Secondo gli scienziati più pessimisti, come per esempio Guy McPherson e i suoi abrupt climate change e near term extinction, anche se fermassimo tutte le attività umane domani, la temperatura schizzerebbe alle stelle; infatti, oltre ad immettere gas serra nell’atmosfera che inducono un riscaldamento nel lungo termine, immettiamo anche particolato (non so se si riferisca anche alle scie chimiche), che fermando i raggi solari ne blocca l’effetto nel breve periodo. Se ci fermassimo, questo particolato cadrebbe al suolo e la schermatura che fornisce verrebbe meno, facendo salire la temperatura oltremodo. Per altro, fermare tutto l’ambaradan dall’oggi al domani è irrealizzabile, non solo praticamente, ma perché il caos sociale che ne deriverebbe sarebbe assolutamente distruttivo e quindi controproducente. McPherson prevede il collasso entro dieci anni.

Hai voglia a proporre soluzioni innovative e trabiccoli succhiacarbonio con scappellamento triplo carpiato.

Ormai da anni non mi occupo più di iperborei, rettiliani ed altri argomenti a la Martin Mystère, ma ricordo di aver letto su un loro testo che i Rosacroce credono che nella storia della terra si siano succedute sei civiltà evolute con esseri intelligenti più o meno simili a noi, ognuna sviluppatasi dopo la catastrofe che segnò la fine della precedente. Secondo loro siamo vicini all’avvento della settima razza e di conseguenza alla fine della sesta, cioè noi.

C’è qualcosa di simile nella scienza ufficiale che ci dice che ci sono state cinque estinzioni di massa sul pianeta, e stiamo avvicinandoci con estrema velocità alla sesta.

Mio padre, classe ’24, diceva che rispetto a quando era piccolo lui c’era stato un crollo impressionante nel numero degli animali che abitavano il paese e le campagne.

Non sappiamo cosa ci riserva il futuro. Del resto nemmeno di ciò che sia successo nel passato possiamo essere tanto certi e molti di noi vagano in un presente ovattato.

Non si può sapere se gli allarmisti abbiano edificato un castello di falsità per poter un giorno lucrare sullo scambio di quote di emissioni o se invece dobbiamo credere a quell’amico del popolo di Trump, che non è amico dei petrolieri, ci mancherebbe, che ci assicura che tutto va a meraviglia.

Una cosa però a me sembra certa. Se non fosse ormai troppo tardi, ci sarebbe un solo obbiettivo da perseguire: dovremmo smettere di ritenerci nel bene o nel male al di fuori della natura.

Per secoli è stato il nostro sogno proibito, perché la natura ci dava sostentamento, ma allo stesso tempo portava carestie, epidemie e tutto doveva essere ottenuto col sudore della fronte. Come sarebbe stato bello finalmente dominarla la natura, anzi meglio semplicemente tirarsene fuori. Non dover sottostare alle stagioni, alle piogge e alle siccità, alla grandine che poteva distruggere un anno di lavoro in un pomeriggio, alle cavallette, alla peste bubbonica. Anche a costo poi di dover vivere col senso di colpa e la paura che la natura si vendicasse.

Abbiamo creduto di riuscirci. Ma non è possibile. Ci siamo dentro nel bene e nel male e non c’è via d’uscita.

Parafrasando l’esimio Bill Clinton: it’s nature, stupid!

Amago

Fonte: www.comedonchisciotte.org

9.12.2018

Pubblicato da Rosanna

Ho insegnato italiano, latino e storia in un Liceo Classico, la mia insolita passione è quella di andare a caccia della "verità" nelle vicende contemporanee, attraverso gli interstizi dell'informazione, il mio vizio assurdo invece consiste nell'amare l'anonimato più della notorietà, la responsabilità più del narcisismo, l'impegno sociale più del letargo intellettuale. Allergica al pelo di capra e alle fake news.

10 Commenti

  1. Largamente condivisibile. Il nocciolo può essere ridotto a questa citazione: “Perché invece quelle stesse dinamiche sono innaturali se protagonista è l’uomo? ”
    Ognuno faccia, creda, pensi, ciò che ritiene giusto, ma non imporre con la forza comportamenti ritenuti giusti o giudicare gli altri col proprio metro.
    In ultima analisi ogni respiro immette co2, perciò a volere essere coerenti ogni naziambientalista dovrebbe suicidarsi per interrompere la devastazione che la sua vita produce.

  2. ….”bastava mettere una sarda salata in bocca a sant’Oronzo e quello per la sete faceva piovere”. bellissimo!

  3. Concordo con l’autore sul fatto che anche noi siamo parte della natura e che siamo soggetti alle sue regole ferree. Se saremo diventati troppi la natura riatabilirà il nostro numero per mezzo della carestia.
    L’unica cosa che possiamo fare per ridurre il nostro impatto sul pianeta è essere in meno a devastarlo.

  4. Giacomo Leopardi ai primi dell’ottocento derideva quelli che si lamentavano che “le stagioni non sono più come una volta”, forse ci manca un poeta come lui che riesca a mostrare l’irrilevanza dell’essere umano nell’economia del cosmo e persino della nostra Terra, di quanto sia enormemente più grande il nostro Sole ed anche la massa oceanica, oppure basterebbe leggersi i dati delle emissioni di CO2, di quante siano prodotto umano e di quante, molto di più, siano prodotte dalla Natura, così poi si potrebbe smetterla di questionare su questioni sulle quali ben poco si può incidere, il discorso della qualità della vita è completamente diverso e la cosiddetta era dei combustibili fossili poteva anche essere evitata, per la salute fisica e mentale dell’essere umano, e qui viene fuori che il problema principale sta a monte di tutto questo ed è la ricerca ossessiva del profitto, ma anche in questo campo pare che l’essere umano sia vinto da forze insuperabili.

  5. Si, penso che, quasi certamente, stiamo contribuendo al surriscaldamento globale! O almeno aumentandone la velocità, impedendo al nostro stesso sistema di sostentamento agricolo/ alimentare, di adattarvisi, perché mica poi è che possiamo mangiare auto, cellulari, computer e tecnologia varia. E se questo fa parte della natura, pazienza, ci estingueremo come dinosauri qualunque, peccato, niente disegno cosmico volto ad elevarci a esseri superiori.
    Va beh, il pianeta festeggerà, pochi secoli, al massimo millenni, se riusciremo a fare danni maggiori nel futuro che ci resta, poi la natura riprenderà il suo corso. Nuove specie potranno imporsi e riempire la terra. Non possiamo farci nulla? Boh, al di là del risaldamento, guardiamoci attorno, avete mai visto gli alberi sulle rive dei fiumi dopo una piena? Sembrano alberi di Natale, tanto sono pieni di sacchetti di plastica, o i bordi delle strade? Pattumiere!
    Ma dico io, la stessa specie che ha creato opere meravigliose, e qui ognuno pensi a quelle che crede, tecnologie e nanotecnologie, ha venerato, santi, sognatori, scienziati e filosofi e artisti sublimi, Venerati si, ma mai ascoltati veramente. Poi non è capace neppure, non dico, di pensare una soluzione, ma almeno di lasciare pulito quando se ne andrà.

  6. L’unico cambiamento climatico è per la geoingegneria è HAARP

  7. Io ho parlato con un meteorologo la scorsa settimana, accademia militare, ha studiato clima e previsioni tutta la vita ed ha 50 anni…dice di si che i cambiamenti ci sono sempre stati ma le attività umane di questi tempi accelerano…cambiamenti così repentini in così poco tempo non si sono mai visti…meditate gente.

  8. Concordo, è pieno di zombie.

  9. Un paio di considerazioni:

    1-“Il mio stesso subconscio cospira costantemente contro di me, mi sabota e io inciampo e non ho certezza alcuna.” Se è così sei davvero messo male, fratello. Il cuore ha ragioni che il cervello non capisce ed il subconscio ha atteggiamenti che né cuore né cervello possono comprendere?

    2-“per quante prove si trovino in favore di una tesi, su internet se ne
    possono trovare altrettante in favore della tesi opposta. Comprensibile
    in politica, se parliamo di scienza un po’ meno……[ma esiste] l’ipotesi di un gruppo di scienziati olandesi dell’università di Utrecht che potrebbero benissimo far parte del complotto.”
    Questo è esattamente il nocciolo della ricerca scientifica: non esiste una verità ultima (quella viene lasciata alla fede) ma è un susseguirsi di teorie con conferme e smentite. Troppo spesso il tutto assomiglia ad un teatrino, con tanti pupazzi intenti a dire la loro mentre il resto del mondo va avanti comunque. Quindi è MOLTO comprensibile ciò che a Utrecht ed in altre parte del mondo stanno elaborando.

    Infine si scrive IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Changes) e non ICCP. Una volta c’era CCCP, ma era un’altra cosa, non c’entrava col clima.

  10. Per come la vedo io, il pianeta funziona come il corpo umano. Se gli dai mcdonald pranzo cena e colazione per due anni, è probabile che prima o poi il corpo muoia, quindi faccio fatica ad affiancarmi a chi pensa che sia tutto naturale, sebbene è possibile che una piccola quota di quanto stia accadendo faccia parte del ciclo naturale del pianeta.

    Quello che onestamente non sopporto è questo continuo dire che la colpa è nostra (intendo di noi comuni cittadini), che se non scorreggiamo non aumenta la CO2 e quant’altro, quando è evidente che per arrestare o limitare il nostro impatto in futuro, vanno messe fuorilegge una serie di cose che non moriranno mai solamente perché qualcuno, da una brillante agenzia di comunicazione, colpevolizza di continuo il singolo. Non ci sono andato io a buttare la plastica nell’oceano, magari posso averne usata e continuo ad usarne perché sostanzialmente non c’è molta scelta coi ritmj di vita moderni. Credo sia chiaro che sia un sistema che va ripensato, ma questo ripensamento non partirà mai dalla signora Maria di Calatafimi, ma magari da un G20, qualora mai avranno voglia di farne uno veramente utile.