Ieri il MES, oggi la Bolkestein. L’ultima spiaggia della sovranità

Di Luca Lanzalaco per ComeDonChisciotte.org

 

Siamo in inverno e sulle spiagge italiane non ci sono più né ombrelloni né sdraio, non ci sono bambini che giocano e nemmeno signore che prendono il sole. Ma sulle spiagge italiane, comunque, c’è grande fermento.

Infatti, entro il 16 gennaio 2024 il governo italiano deve comunicare alla Commissione europea qual è il suo indirizzo per quanto riguarda l’attuazione della direttiva Bolkestein, cioè la messa all’asta delle concessioni balneari. Se non sarà rispettata questa scadenza, avrà seguito la procedura di infrazione avviata nei confronti dell’Italia.

Prescindiamo dagli aspetti strettamente giuridici e legali e focalizziamo l’attenzione su quelli politici. L’idea di mettere all’asta le concessioni balneari è profondamente sbagliata per almeno quattro motivi.

Il primo punto è palese. Intorno agli stabilimenti balneari gravitano non solo attività imprenditoriali che si tramandano da generazioni, ma anche rapporti di lungo periodo con la clientela che, stagione dopo stagione, ha costruito abitudini estive famigliari e rapporti di fiducia con i titolari. Anche perché gli stabilimenti balneari non significano solo sdraio e ombrelloni, ma anche bar, ristoranti, attività ricreative per bambini e adulti. Non sono semplice offerta di servizi, ma piccole comunità. Mettere all’asta le concessioni significa scardinare questo mondo fatto di tradizioni e consuetudini pluriennali, di competenze professionali sedimentate negli anni e, fatto di non secondaria importanza, di investimenti economici spesso consistenti in progetti ambiziosi. In questo modo un capitale economico e sociale radicato nel territorio e costruito negli anni, se non nei decenni, verrebbe sperperato. Un capitale che – anche se risaputo, va ricordato – costituisce il pilastro di uno dei settori trainanti dell’economia nazionale, cioè il turismo.

Secondo punto. Alcuni sostengono che il canone delle concessioni, quello che potremmo chiamare l’”affitto” che i titolari degli stabilimenti pagano allo Stato, è troppo basso rispetto ai proventi che essi ricavano. Altri rincarano la dose e denunciano la consistente evasione fiscale praticata da chi svolge questo tipo di attività. Ammettiamo che queste accuse siano fondate. Se così fosse, allora, gli interventi da attuare dovrebbero essere, da un lato, l’aumento cospicuo e differenziato dei canoni e, dall’altro, l’inasprimento dei controlli sulla correttezza della gestione fiscale degli stabilimenti. Il fatto che questi interventi non siano stati considerati, ma si opti per le aste, è un chiaro indicatore del fatto che l’obiettivo dell’Unione europea non è imporre criteri gestionali, economici e fiscali più equi e redditizi per lo Stato, ma spianare la strada ai grandi gruppi finanziari nazionali e internazionali.

Terzo motivo. Si sostiene che il meccanismo delle aste aprirebbe queste attività a nuove forze imprenditoriali. Motivazione totalmente infondata. Primo, a livello locale esiste già un mercato delle concessioni e delle licenze e c’è ricambio generazionale e gestionale. L’immagine di gestori abbarbicati ai loro stabilimenti balneari è totalmente fasulla. Secondo, chi assicura che i “nuovi balneari” saranno più attenti alle necessità della clientela e più disciplinati dal punto di vista fiscale? Chi garantisce che la concorrenza vada a favore dei consumatori? Se guardiamo alla recentissima esperienza del passaggio al mercato libero nella fornitura di gas e energia elettrica sembra che sia esattamente il contrario.

Quarto motivo, quasi completamente ignorato nel dibattito pubblico. I “vecchi balneari” che dovessero perdere le aste, come si guadagneranno da vivere? Chi da decenni è titolare della concessione di uno stabilimento balneare e non riesce a vincere l’asta, come si ricolloca sul mercato del lavoro? Una soluzione è a portata di mano: potrebbe essere assunto da che ha vinto l’asta. E da imprenditore diventerebbe lavoratore dipendente presso quello che un tempo era il “suo” stabilimento. Insomma, il rischio è che si verifichi quella che potremmo definire, in senso lato, una forma di espropriazione e di demansionamento forzoso.

Insomma, i motivi per cui le concessioni balneari non debbono essere messe all’asta sono numerosi e, volendo, se ne potrebbero aggiungere altri ugualmente validi. Siamo di fronte all’ennesimo tentativo dell’Unione europea e della tecnocrazia che di fatto la governa di modificare in modo capillare, invasivo e immotivato il modello di sviluppo economico del nostro Paese.

In termini più chiari, la direttiva Bolkestein non è un semplice intervento di politica del turismo e di tutela della concorrenza. È, invece, l’ennesimo attacco dell’Unione europea alla sovranità nazionale, in spregio alla storia dell’economia e della società italiana, al modo in cui si sono svolte tradizionalmente e con buoni risultati le attività del turismo balneare, agli equilibri che per quanto discutibili in alcuni aspetti (pensiamo allo sfruttamento dei lavoratori stagionali) hanno garantito l’emergere di vere eccellenze sul territorio. Ma d’altronde per chi vive e lavora a Bruxelles è difficile conoscere e capire cosa succede sulle spiagge italiane, e non solo italiane.

In questa situazione di stallo, sono emerse varie posizioni. Il governo, in particolare il Ministro Salvini, dopo mesi di sostanziale immobilismo ha deciso di ridurre del 4.5% il canone delle concessioni (1). Misura apparentemente incoraggiante che, tuttavia, solleva due dubbi. Il primo, molto semplicemente, è che si tratti di una manovra elettorale finalizzata ad acquisire consensi alle elezioni europee che si terranno tra sei mesi. Il secondo, più inquietante, è che si tratti di una piccola compensazione, una specie di “premio di consolazione”, in vista di una capitolazione di fronte alle richieste dell’Unione europea.

L’opposizione dal canto suo, forte del recente intervento del Presidente Mattarella, ha aperto una vera e propria battaglia in difesa della direttiva Bolkestein minacciando, in accordo con le associazioni ambientaliste, una ondata di ricorsi (2). L’obiettivo, chiaramente, è mettere in difficoltà la maggioranza di governo, acuendo le tensioni interne con la Lega di Salvini, strenuo difensore dei balneari.

L’associazione di categoria dei balneari chiede che il governo difenda le posizioni italiane a Bruxelles e, in particolare, che riaffermi la misurazione della estensione delle coste italiane che renderebbe inutili le aste giustificate solo nel caso in cui un determinato bene demaniale si configurasse come una risorsa scarsa. Posizione difficile da sostenere dato il modo molto “generoso” con cui sono state effettuate le misurazioni. Secondo un parere della Commissione del 16 novembre 2022 “L’Italia ha spacciato come disponibili aree «industriali relative ad impianti petroliferi, industriali e di produzione di energia», «aree marine protette e parchi nazionali» e altre aree ove sarebbe impossibile o vietato collocare stabilimenti balneari. cioè includendo tratti di costa che chiaramente non sono balneabili” (3).

I Comuni, direttamente responsabili della pubblicazione dei bandi, si stanno muovendo, invece, in ordine sparso (4). Alcuni stanno aspettando pazientemente che il governo dia delle direttive. Altri, sempre più numerosi, stanno reagendo proattivamente: o hanno prorogato le concessioni o, alternativamente, stanno preparando i bandi in concerto con le Regioni, le associazioni e le cooperative locali in modo tale da evitare inopportuni interventi delle burocrazie europee e nazionali (5). Questo protagonismo degli enti locali è un chiaro ed ulteriore indicatore di un fatto incontrovertibile: gli stabilimenti balneari così come sono attualmente gestiti costituiscono un patrimonio economico e sociale a livello locale.

Al momento è in atto, come sempre sotto la pressione del tempo, che ormai è diventato un tratto distintivo e discutibile del governo Meloni, una trattativa tra la Commissione europea e il ministro Fitto in rappresentanza del governo italiano. Le proposte che stanno emergendo non sono incoraggianti. Un primo intendimento è quello di offrire dei risarcimenti a chi perde la concessione per gli investimenti effettuati (6). Si tratta di un palliativo in quanto, comunque, l’attività imprenditoriale per gli attuali titolari è persa. La seconda proposta è di prevedere nei bandi delle “corsie preferenziali” per chi è già titolare di una concessione, in modo tale da favorirlo rispetto ai nuovi concorrenti. Ma questo significa che, comunque, la competizione rimane aperta. La terza è quella di estendere la superficie delle aree cedibili in concessione provocando così una sensibile riduzione delle spiagge libere e un evidente danno per i cittadini (7).

Per concludere, la “questione balneari” sta assumendo una importanza politica fondamentale non solo per la posta in gioco – il futuro di un patrimonio economico e sociale locale e nazionale costruito nei decenni – ma per il suo significato simbolico. Opporsi alla direttiva Bolkestein ha lo stesso significato che pochi giorni fa ha avuto la mancata ratifica della riforma del MES. Ancora una volta è necessario dimostrare all’Unione europea che “c’è chi dice no” e che lo dice in italiano. Che sia la nuova lingua del sovranismo democratico?

Di Luca Lanzalaco per ComeDonChisciotte.org

08.01.2024

Luca Lanzalaco è professore ordinario di Scienza politica presso l’Università di Macerata. Ha recentemente pubblicato, con Giampiero Cama e Sara Rocchi, Le banche centrali prima e dopo la crisi. Politica e politiche monetarie non convenzionali (ATì editore, 2019) e Fragile Boundaries. The Power of Global Finance and the Weakness of Political Institutions (Rivista Italiana di Politiche pubbliche, 2/2015, il Mulino). E’ autore del libro  L’Euro e la Democrazia – dalla Crisi Greca al nuovo Mes (Youcanprint, Bari, 2022).

NOTE:

(1) Enrico Marro, Balneari, a sorpresa il governo taglia il canone del 4,5% Balneari, il governo taglia il canone del 4,5%: minimo a 3.225 euro. Il fatturato medio è di 260 mila, “Corriere della Sera”, 5 gennaio 2024, https://www.corriere.it/economia/tasse/24_gennaio_05/balnea
ri-governo-il-verticedieci-giorni-trovare-l-accordo-9b0f0784-abfb-11ee-a103-112813160fba.shtml

(2) Antonio Fraschilla, Balneari, in arrivo una valanga di ricorsi contro Comuni e Regioni che stanno prorogando le concessioni al 2024, “la Repubblica”, 5 gennaio 2024, https://www.repubblica.it/politica/2024/01/05/news/balneari_concessioni_2024_ricorsi_comuni_regioni-421816099/

Redazione il Giornale, L’opposizione si accanisce sui balneari: “Ci sarà un’ondata di ricorsi e denunce”, “il Giornale”, 7 gennaio 2024, https://www.ilgiornale.it/news/politica/ricorsi-ed-esposti-lopposizione-contro-i-balnerari-2264793.html

(3) Vitalba Azzollini, Balneari e ambulanti, il bluff del governo sulle concessioni e il segnale debole del Quirinale, “Domani”, 3 gennaio 2024, https://www.editorialedomani.it/fatti/la-legge-sulla-non-concorrenza-e-il-segnale-forte-che-manca-dal-quirinale-wdf5jn0q

Gian Antonio Stella, Il governo e i balneari. Un po’ di chiarezza, “Corriere della Sera”, 4 gennaio 2024, https://www.corriere.it/opinioni/24_gennaio_04/governo-balneari-po-chiarezza-13383b0a-ab29-11ee-97df-1dec2b8b830c.shtml

(4) Alex Giuzio, I Comuni stanno procedendo in ordine sparso sulle concessioni balneari, “MondoBalneare”, 18 dicembre 2023, https://www.mondobalneare.com/i-comuni-stanno-decidendo-in-ordine-sparso-sulle-concessioni-balneari/

Redazione F.Q., Concessioni balneari, senza normativa nazionale i comuni vanno in ordine sparso. A partire da Rimini, 22 dicembre 2023, https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/12/22/concessioni-balneari-senza-normativa-nazionale-i-comuni-vanno-in-ordine-sparso-a-partire-da-rimini/7391552/

(5) TTGItalia, Balneari, Regioni in ordine sparso sulle concessioni: posticipato tutto a fine 2024, https://www.ttgitalia.com/stories/incoming/189591_balneari_regioni_in_ordine_sparso_sulle_concessioni_posticipato_tutto_a_fine_2024/

Servizio Redazione, Balneari, ecco la mappa dei comuni che si sono mossi da soli tra bandi e proroghe, “il Sole 24 Ore”, 3 gennaio 2024, https://www.ilsole24ore.com/art/balneari-ecco-mappa-comuni-che-si-sono-mossi-soli-bandi-e-proroghe-AFJjIbDC

Marco Cremonesi, Balneari, Zaia: «Il Veneto ha già avviato le gare, c’è una legge che va bene all’Europa» “Corriere della Sera”, 5 gennaio 2024, https://www.corriere.it/politica/24_gennaio_05/balneari-zaia-il-veneto-ha-gia-avviato-gare-c-legge-che-va-bene-all-europa-42695d2a-abfe-11ee-a103-112813160fba.shtml

(6) Francesco Bechis, Balneari, proposta all’Ue: all’asta le concessioni, rimborsi a chi ha investito, “il Messaggero”, 6 gennaio 2024, https://www.ilmessaggero.it/politica/balneari_stabilimenti_concessioni_licenze_asta_bolkestein-7854002.html

(7) Rosario Amato, Balneari, più concessioni per convincere l’Ue. Addio spiagge libere, “la Repubblica – A&F Economia”, 7 gennaio 2024, https://www.repubblica.it/economia/2024/01/07/news/balnear_spiagge_libere_direttiva_bolkestein_legambiente_angelo_bonelli-421822618/

Balneari, attesa la mappatura delle spiagge: ipotesi più concessioni, “Sky TG 24”, 8 gennaio 2024, https://tg24.sky.it/politica/2024/01/08/balneari-concessioni-novita

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