Guerra in Ucraina: la pompa di sangue mondiale

Prima gradualmente, e poi di colpo

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Big Serge
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In Ucraina, dopo la decisione a sorpresa della Russia di ritirarsi volontariamente dalla zona occidentale di Kherson, nella prima settimana di novembre, non ci sono stati grandi cambiamenti nei fronti. In parte, ciò riflette il prevedibile clima tardo autunnale dell’Europa orientale, che lascia i campi di battaglia intrisi d’acqua e di fango e intralcia notevolmente la mobilità. Per centinaia di anni, novembre è stato un mese sfavorevole per tentare di spostare gli eserciti a qualsiasi distanza significativa, e, puntualmente, abbiamo iniziato a vedere video di veicoli bloccati nel fango dell’Ucraina.

Il ritorno della guerra posizionale statica, tuttavia, riflette anche l’effetto sinergico di un crescente esaurimento dell’Ucraina e di un forte impegno russo a distruggere e a mettere pazientemente a nudo la residua capacità di combattimento dell’Ucraina. Nel Donbass [i Russi] hanno trovato il luogo ideale per raggiungere questo obiettivo.

È diventato sempre più evidente che la Russia è impegnata in una guerra posizionale, che massimizza l’asimmetria del suo vantaggio nel combattimento a distanza. C’è un continuo degrado della capacità bellica dell’Ucraina, cosa che sta permettendo alla Russia di mantenere pazientemente il ritmo attuale, mentre organizza le sue forze appena mobilitate per un’azione offensiva nel prossimo anno e si prepara ad infliggere all’Ucraina perdite insostenibili.

Nel romanzo di Ernest Hemingway, “Il sole sorgerà ancora,” ad un personaggio un tempo ricco ed ora sfortunato viene chiesto come fosse andato in bancarotta. “In due modi,” risponde, “gradualmente, e poi di colpo.” Un giorno potremo chiedere come l’Ucraina aveva perso la guerra e riceveremo più o meno la stessa risposta.

Verdun Redux

Non ci si sbaglierebbe a dire che, per quanto riguarda i resoconti sulla guerra in Ucraina, i media occidentali di regime si sono accordati su uno standard molto basso, dato il grado di scollamento dalla realtà della narrazione mainstream. Anche considerando questo basso standard, il modo in cui viene presentata alla popolazione la battaglia in corso a Bakhmut è davvero ridicolo. L’asse di Bakhmut viene venduto al pubblico occidentale come una sintesi perfetta di tutti i tropi del fallimento russo: in poche parole, la Russia starebbe subendo perdite terribili mentre lotta per catturare una piccola città di importanza operativa trascurabile. I funzionari britannici, in particolare, nelle ultime settimane hanno insistito molto sul fatto che Bakhmut avrebbe un valore operativo minimo o nullo.

La verità è proprio l’esatto contrario: Bakhmut è una posizione chiave e operativamente critica nella difesa ucraina e la Russia l’ha trasformata in uno scannatoio, costringendo gli Ucraini a sacrificare un numero esorbitante di uomini per mantenere la posizione il più a lungo possibile. In effetti, l’insistenza sul fatto che Bakhmut non sia significativa dal punto di vista operativo è un vero e proprio insulto all’intelligenza del pubblico, sia perché una rapida occhiata ad una mappa la mostra chiaramente al centro della rete stradale regionale, sia perché l’Ucraina ha gettato su questo fronte un numero enorme di unità.

Facciamo un passo indietro e consideriamo Bakhmut nel contesto della posizione complessiva dell’Ucraina nell’est del Paese. L’Ucraina aveva iniziato la guerra nel Donbass con quattro linee difensive operative, costruite nel corso degli ultimi 8 anni sia come parte integrante della guerra in corso con la LNR e la DNR, sia in preparazione di un potenziale conflitto con la Russia. Queste linee sono strutturate attorno ad agglomerati urbani, sono unite da collegamenti stradali e ferroviari e possono essere sommariamente enumerate come segue:

Linee difensive dell’Ucraina ad est del Paese (mappa mia)

Il Donbass è un luogo particolarmente adatto alla costruzione di difese formidabili. È altamente urbanizzato e industrializzato (Donetsk era l’oblast più urbanizzato dell’Ucraina prima del 2014, con oltre il 90% della popolazione che viveva in aree urbane), con città e paesi dominati da edifici sovietici tipicamente robusti, insieme a numerosi complessi industriali. L’Ucraina ha speso gran parte dell’ultimo decennio per migliorare queste posizioni e gli insediamenti in prima linea sono pieni di trincee e postazioni di tiro, chiaramente visibili nelle immagini satellitari. Un recente video dall’asse di Avdiivka mostra l’estensione delle fortificazioni ucraine.

Passiamo quindi in rassegna lo stato di queste cinture difensive. La prima cintura, che andava all’incirca da Severodonetsk e Lysychansk a Popasna, era stata interrotta in estate dalle forze russe. La Russia aveva ottenuto un importante sfondamento a Popasna, riuscendo così ad attaccare questa linea dal fianco, cosa che aveva portato alla caduta di Lysychansk, all’inizio di luglio.

A questo punto, la linea del fronte si trova direttamente su quelle che ho etichettato come la 2ª e la 3ª cintura difensiva ucraina, cinture che ora vengono  pesantemente dissanguate.

La cattura di Soledar da parte delle forze mercenarie del Gruppo Wagner ha interrotto il collegamento tra Bakhmut e Siversk, mentre, nei dintorni di Donetsk, il sobborgo pesantemente fortificato di Marinka è stato quasi completamente ripulito dalle truppe ucraine e la famigerata posizione chiave di Avdiivka (la località da cui gli Ucraini bombardano la popolazione civile della città di Donetsk) è stata affiancata da entrambe le direzioni.

La linea del fronte intorno ad Avdiivka (mappa per gentile concessione di MilitaryLand)

Queste posizioni sono assolutamente critiche per l’Ucraina. La perdita di Bakhmut significherà il crollo dell’ultima linea difensiva davanti a Slavyansk e Kramatorsk, il che significa che l’Ucraina dovrà rapidamente ripiegare sulla sua quarta (e più debole) cintura difensiva.

Per l’Ucraina l’agglomerato di Slavyansk è una posizione molto peggiore da difendere rispetto alle altre cinture, e questo per diverse ragioni. Innanzitutto, essendo la linea di difesa più ad ovest (e quindi la più lontana dalle linee di partenza del febbraio 2022), è la meno curata e fortificata. In secondo luogo, molte delle, diciamo così, “cose buone” intorno a Slavyansk si trovano ad est della città, comprese le alture dominanti e le principali autostrade.

Tutto questo per dire che l’Ucraina sta facendo di tutto per tenere la linea di Bakhmut, in quanto è una posizione di gran lunga preferibile da tenere e di, conseguenza, ha continuato a riversare unità nel settore. I livelli assurdi di impegno delle forze ucraine in quest’area sono ben noti, ma, solo per un rapido aggiornamento, le fonti ucraine pubblicamente disponibili individuano almeno 34 brigate o unità equivalenti dispiegate nell’area di Bakhmut. Molte di queste erano state dispiegate mesi fa e sono già state decimate, ma, nell’arco dell’intera battaglia in corso, si tratta di un impegno sorprendente.

Unità ucraine intorno a Bakhmut (mappa per gentile concessione di MilitaryLand)

Le forze russe, principalmente unità del Gruppo Wagner e milizie LNR, hanno lentamente ma inesorabilmente fatto crollare questa roccaforte ucraina facendo un uso molto intenso dell’artiglieria. A novembre, l’ex consigliere di Zelensky, Oleksiy Arestovych, aveva ammesso che l’artiglieria russa sull’asse di Bakhmut godeva di un vantaggio di circa 9 a 1, cosa che stava trasformando Bakhmut in un vero e proprio scannatoio.

In Occidente questa viene presentata come una battaglia in cui i soldati russi – descritti al solito come galeotti assoldati da Wagner – lanciano assalti frontali alle difese ucraine e subiscono orribili perdite nel tentativo di sopraffare i difensori con la sola forza dei numeri. Il contrario è molto più vicino alla verità. La Russia si muove lentamente perché spiana le difese ucraine con l’artiglieria, poi avanza con cautela verso queste difese polverizzate.

L’Ucraina, nel frattempo, continua a far affluire unità per riempire le trincee con nuovi difensori. Un articolo del Wall Street Journal sulla battaglia, nel tentativo di presentare una storia di incompetenza russa, aveva accidentalmente incluso l’ammissione di un comandante ucraino sul campo che aveva detto: “Finora il rapporto tra le nostre perdite e le loro è a favore dei Russi. Se continua così, potremmo rimanere senza uomini.”

Sono stati fatti ampi paragoni (e non posso prenderne il merito) con una delle battaglie più famigerate della Prima Guerra Mondiale, la sanguinosa catastrofe di Verdun. Anche se non è il caso di esagerare il valore predittivo della storia militare (nel senso che una conoscenza approfondita della Prima Guerra Mondiale non consente una previsione degli eventi in Ucraina), sono comunque un grande sostenitore della storia come analogia, e lo schema tedesco di Verdun è un’utile analogia per ciò che sta accadendo a Bakhmut.

La battaglia di Verdun era stata concepita dall’alto comando tedesco come un modo per paralizzare l’esercito francese, attirandolo in un tritacarne appositamente allestito. L’idea era quella di attaccare e conquistare un’altura difensiva cruciale, così importante che la Francia sarebbe stata costretta a contrattaccare e a tentare di riconquistarla. I Tedeschi speravano che la Francia in questo contrattacco impegnasse le proprie riserve strategiche, in modo da poterle distruggere. Anche se Verdun non era riuscita a distruggere completamente la potenza di combattimento francese, era stata comunque una delle battaglie più sanguinose della storia mondiale. Una moneta tedesca per la commemorazione della battaglia raffigurava uno scheletro che pompava sangue dalla terra: una metafora visiva agghiacciante ma azzeccata.

“La pompa di sangue mondiale” – una commemorazione del tritacarne di Verdun

Qualcosa di simile si sta effettivamente verificando a Bakhmut, nel senso che la Russia sta premendo su uno dei punti più sensibili della linea del fronte, attirando le unità ucraine per poi distruggerle. Qualche mese fa, all’indomani del ritiro della Russia dalla zona occidentale di Kherson, gli Ucraini parlavano estasiati di proseguire la loro offensiva con un attacco verso sud, a Zaparozhia, per tagliare il ponte terrestre verso la Crimea, insieme a continui sforzi per sfondare nel nord di Lugansk. Invece, le forze di entrambi questi assi sono state reindirizzate verso Bakhmut, al punto che questo asse sta attivamente prosciugando le forze di combattimento ucraine dislocate in altre aree. Le fonti ucraine, prima piene di ottimismo, ora concordano inequivocabilmente sul fatto che non ci saranno offensive ucraine nel prossimo futuro. Mentre parliamo, l’Ucraina continua a convogliare forze sull’asse di Bakhmut.

Al momento, la posizione dell’Ucraina intorno a Bakhmut si è gravemente deteriorata, mentre le forze russe (in gran parte fanteria Wagner supportata dall’artiglieria dell’esercito russo) stanno facendo progressi sostanziali su entrambi i fianchi della città. Sul lato nord, la cattura di Soledar ha spinto le linee russe a poca distanza dalle autostrade nord-sud, mentre la quasi simultanea cattura di Klishchiivka, sul lato sud, ha spinto le linee del fronte davanti a Chasiv Yar (saldamente nelle retrovie operative di Bakhmut).

La linea di contatto intorno a Bakhmut, 20 luglio 2023 (mappa mia)

Attualmente, gli Ucraini non sono ancora completamente accerchiati, ma il continuo avvicinamento delle posizioni russe alle autostrade rimanenti è facilmente percepibile. Al momento, le forze russe sono attestate a due miglia dalle autostrade ancora in mano ucraina. Cosa ancora più importante, la Russia ora controlla  le alture sia a nord che a sud di Bakhmut (la città stessa si trova in una depressione circondata da colline), cosa che dà alla Russia un controllo di fuoco su gran parte dello spazio di battaglia.

Al momento prevedo che la Russia riuscirà a liberare la linea difensiva Bakhmut-Siversk entro la fine di marzo. Nel frattempo, il diradamento delle forze ucraine sugli altri assi apre la possibilità a decisive offensive russe in altri settori.

Attualmente, il fronte è costituito grosso modo da quattro assi principali, dove si trovano consistenti formazioni di truppe ucraine. Si tratta, da sud a nord, degli assi di Zaporozhia, Donetsk, Bakhmut e Svatove (vedi mappa sotto). Lo sforzo per rafforzare il settore di Bakhmut ha notevolmente diluito la forza ucraina negli altri settori. Sul fronte di Zaporozhia, ad esempio, al momento sono probabilmente dislocate solo cinque brigate ucraine.

Per ora, la maggior parte della potenza di combattimento russa non è impegnata e sia le fonti occidentali che quelle ucraine sono (tardivamente) sempre più allarmate dalla prospettiva di un’offensiva russa che potrebbe avvenire nelle prossime settimane. L’intera posizione ucraina a est è vulnerabile perché è, di fatto, un enorme saliente, attaccabile da tre direzioni.

Due obiettivi di profondità operativa, in particolare, hanno la possibilità di distruggere la logistica e i rifornimenti dell’esercito ucraino. Si tratta, rispettivamente, di Izyum a nord e di Pavlograd a sud. Un attacco russo lungo la riva occidentale del fiume Oskil verso Izyum minaccerebbe di tagliare e distruggere il raggruppamento ucraino sull’asse di Svatove (S sulla mappa) e, contemporaneamente, di interrompere la vitale autostrada M03 da Kharkov. Raggiungere Pavlograd, invece, isolerebbe completamente le forze ucraine intorno a Donetsk e interromperebbe gran parte del transito dell’Ucraina attraverso il Dneiper.

Il piano di Big Serge (mappa mia)

Sia Izyum che Pavlograd si trovano a circa 70 miglia dalle linee di partenza di una potenziale offensiva russa, e quindi offrono una combinazione molto allettante – essendo obiettivi operativamente significativi e relativamente a portata di mano. A partire da ieri, abbiamo iniziato a vedere i primi progressi russi sull’asse di Zaporozhia. Sebbene al momento si tratti principalmente di forze di ricognizione che si spingono nella “zona grigia” (l’ambigua zona di nessuno), il Ministero della Difesa russo ha dichiarato che sono stati conquistati diversi insediamenti, il che potrebbe far presagire una vera e propria spinta offensiva in questa direzione. L’indizio chiave sarebbe un assalto russo a Orikhiv, che è una grande città con una vera e propria guarnigione ucraina. Un attacco russo qui indicherebbe che è in corso qualcosa di più di un attacco esplorativo.

A volte è difficile distinguere tra ciò che prevediamo possa accadere e ciò che vorremmo veder accadere. Se fossi a capo della pianificazione russa, opterei certamente per un’avanzata verso sud lungo la riva occidentale del fiume Oskil sull’asse Kupyansk-Izyum e per un attacco simultaneo verso nord, oltre Zaporozhia, in direzione di Pavlograd. In questo caso, credo che, a breve termine, sarebbe preferibile trascurare Zaporozhia piuttosto che impantanarsi in una battaglia urbana.

Non sappiamo se la Russia tenterà effettivamente di fare una cosa del genere. La sicurezza sulle informazioni operative russe è assai più strtta di quella dell’Ucraina o delle forze per procura (Wagner e le milizie delle LNR/DNR), quindi sappiamo molto meno sui dispiegamenti della Russia rispetto a quelli dell’Ucraina. In ogni caso, sappiamo che la Russia gode di un grosso vantaggio in forze di combattimento e che ci sono succulenti obiettivi operativi a portata di mano.

Per favore, signore, ne vorrei ancora

La visione a volo d’uccello di questo conflitto rivela un’affascinante metastruttura della guerra. Nella sezione precedente, ho sostenuto una visione del fronte strutturata intorno alla progressiva rottura da parte della Russia di una serie di cinture difensive ucraine. Penso che, in questa guerra, una simile struttura narrativa progressiva si applichi anche all’aspetto della generazione di forze, con la Russia che distrugge, uno dopo l’altro, una sequenza di eserciti ucraini.

Permettetemi di essere un po’ più chiaro. Anche se l’esercito ucraino esiste, almeno in parte, come istituzione continua, la sua potenza di combattimento è stata distrutta e ricostruita più volte, grazie all’assistenza occidentale. Si possono individuare diverse fasi, cicli di vita, potremmo chiamarli:

– Nei mesi iniziali della guerra, l’esercito ucraino era stato praticamente spazzato via. I Russi avevano distrutto gran parte delle scorte preesistenti di armi pesanti e avevano eliminato molti quadri del nucleo dell’esercito professionale ucraino.

– Sulla scia di questa distruzione iniziale, la forza di combattimento ucraina era stata ricostruita dotandola praticamente di tutti gli armamenti dell’epoca sovietica ancora nelle scorte dei Paesi dell’ex Patto di Varsavia. Il trasferimento da Paesi come la Polonia e la Repubblica Ceca di veicoli e munizioni sovietiche, compatibili con le capacità ucraine esistenti, era stato in gran parte completato entro la fine della primavera 2022. All’inizio di giugno, ad esempio, la fonti occidentali avevano ammesso che le scorte sovietiche erano esaurite.

– Con l’esaurimento delle scorte del Patto di Varsavia, la NATO aveva iniziato, durante l’estate, a sostituire con gli equivalenti occidentali le attrezzature ucraine distrutte. Particolare rilievo avevano avuto gli obici, come l’americano M777 e il francese Caesar.

La Russia ha essenzialmente combattuto contro diverse iterazioni dell’esercito ucraino – distruggendo la forza prebellica nei mesi iniziali, poi combattendo contro unità rifornite con le scorte del Patto di Varsavia, e ora sta degradando una forza che è largamente dipendente dai sistemi occidentali.

Questo aveva portato all’ormai famosa intervista del generale Zaluzhny a The economist, in cui aveva chiesto molte centinaia di carri armati pesanti, veicoli da combattimento per la fanteria e pezzi di artiglieria. In effetti, aveva chiesto un altro esercito, visto che i Russi continuare a distruggere quello che ha.

Vorrei sottolineare alcune aree particolari in cui le capacità dell’Ucraina sono chiaramente degradate al di là di livelli accettabili e osservare come ciò si colleghi allo sforzo della NATO per sostenere lo sforzo bellico ucraino.

Prima di tutto, l’artiglieria

Da molte settimane la Russia sta dando priorità alle azioni di controbatteria e sembra avere un grande successo nel localizzare e distruggere l’artiglieria ucraina.

Sembra che questo coincida in parte con il dispiegamento dl nuovo sistema di rilevamento da controbatteria “Penicillina.” Si tratta di un nuovo strumento a disposizione dell’arsenale russo. La guerra di controbatteria consiste generalmente in un pericoloso tango tra cannoni e sistemi radar. Il radar di controbatteria ha il compito di individuare e localizzare i cannoni del nemico, in modo da poterli distruggere con i propri – il gioco è più o meno analogo a quello di squadre nemiche di cecchini (l’artiglieria) e di avvistatori (il radar) che cercano di darsi la caccia l’un l’altro – e, naturalmente, ha senso sparare anche ai sistemi radar nemici, per accecarli, per così dire.

Il sistema Penicillina offre nuove e potenti capacità alle forze di controbatteria russe perché rileva l’artiglieria nemica non con il radar, ma con la localizzazione acustica. Il sistema alza un lungo palo telescopico dotato di sensori acustici che, in coordinamento con alcuni componenti a terra, sono in grado di localizzare i cannoni nemici attraverso un rilevamento sismico e acustico. Il vantaggio di questo sistema è che, a differenza di un radar di controbatteria, che emette onde radio che rivelano la sua posizione, il sistema Penicillina è passivo – si limita a stare fermo e ad ascoltare, il che significa che non offre al nemico un modo facile per localizzarlo. Di conseguenza, nella guerra di controbatteria, all’Ucraina manca attualmente un buon modo per accecare (o meglio, assordare) i Russi. Inoltre, le capacità russe di controbatteria sono state incrementate da un maggiore uso dei droni Lancet contro le armi pesanti.

Il palo telescopico del sistema Penicillina rileva il rumore dei cannoni nemici.

Tutto questo per dire che, ultimamente, la Russia ha distrutto un bel po’ di artiglieria ucraina. il Ministero della Difesa russo ha sottolineato i successi dei sistemi di controbatteria. Ora, so che, a questo punto, starete pensando: “Perché fidarsi del Ministero della Difesa russo?” Mi sembra giusto: fidiamoci ma verifichiamo.

Il 20 gennaio, la NATO ha convocato una riunione presso la base aerea di Ramstein, in Germania, in previsione di un nuovo massiccio pacchetto di aiuti all’Ucraina. Questo pacchetto di aiuti contiene, guarda caso, un’enorme quantità di pezzi di artiglieria. Secondo i miei calcoli, gli aiuti annunciati questa settimana comprendono quasi 200 pezzi di artiglieria. Diversi Paesi, tra cui Danimarca ed Estonia, stanno inviando all’Ucraina letteralmente tutti i loro obici. Datemi pure del pazzo, ma dubito seriamente che diversi Paesi decidano spontaneamente, e tutti nello stesso momento, di inviare all’Ucraina l’intero loro inventario di pezzi d’artiglieria se l’Ucraina non si trovasse ad affrontare una vera e propria crisi per quanto riguarda le perdite di artiglieria.

Inoltre, gli Stati Uniti hanno adottato nuove misure senza precedenti per rifornire l’Ucraina di proiettili. Solo nell’ultima settimana, hanno attinto alle proprie scorte in Israele e in Corea del Sud, in mezzo a notizie secondo cui le scorte americane sono talmente esaurite che ci vorrà più di un decennio per ricostituirle.

Esaminiamo le prove e vediamo se possiamo trarre una conclusione ragionevole:

1. I funzionari ucraini ammettono che la loro artiglieria ha uno svantaggio di 9 a 1 nei settori critici del fronte.

2. La Russia schiera un sistema di controbatteria all’avanguardia e un numero maggiore di droni Lancet.

3. Il Ministero della Difesa russo afferma di aver localizzato e distrutto un gran numero di sistemi di artiglieria ucraini.

4. La NATO si è affrettata a mettere insieme un massiccio pacchetto di sistemi di artiglieria per l’Ucraina.

5. Gli Stati Uniti stanno saccheggiando le scorte di proiettili in posizione avanzata per rifornire l’Ucraina.

Personalmente ritengo ragionevole, alla luce di tutto ciò, supporre che l’artiglieria ucraina sia stata in gran parte distrutta e che la NATO stia cercando di ricostruirla, ancora una volta.

Il mio regno per un carro armato

Il principale punto di discussione nelle ultime settimane è stato se la NATO fornirà o meno all’Ucraina carri armati pesanti [MTB]. Zaluzhny, nella sua intervista all‘Economist in cui aveva chiesto centinaia di MBT, aveva accennato ad un parco carri armati ucraino fortemente impoverito. La NATO ha tentato di fornire una soluzione provvisoria dando all’Ucraina diversi veicoli corazzati, come il Bradley IFV e lo Stryker. Questi mezzi possono fornire una certa mobilità, ma dobbiamo anche capire che, essendo molto inferiori sia in termini di protezione che di potenza di fuoco, non sono in alcun modo sostitutivi degli MBT. Ad esempio, il tentativo di utilizzare i Bradley nel ruolo di MBT non funzionerà.

Buongiorno

Finora sembra che l’Ucraina riceverà un piccolo numero di carri armati Challenger dalla Gran Bretagna, ma si parla anche di Leopard (di fabbricazione tedesca), Abrams (americani) e Leclerc (francesi). Come al solito, l’impatto sul campo di battaglia ucraino di questi carri armati viene sia sopravvalutato (da parte degli informatori ucraini e dei Russi pessimisti) che sottovalutato (dai trionfalisti russi). Suggerirei una via di mezzo.

Il numero di carri armati che può essere ragionevolmente dato all’Ucraina è relativamente basso, semplicemente a causa dell’onere dell’addestramento e del mantenimento. Tutti questi carri armati utilizzano munizioni diverse, parti speciali e richiedono un addestramento specializzato. Non si tratta di sistemi che possono essere semplicemente portati fuori dai depositi e mandati direttamente in combattimento con un equipaggio non addestrato. La soluzione ideale per l’Ucraina sarebbe quella di ricevere solo Leopard A24, che potrebbero essere disponibili in numero decente (forse un paio di centinaia) e sarebbero almeno standardizzati.

Un Leopard turco distrutto in Siria

Dobbiamo anche notare, naturalmente, che questi carri armati occidentali non sono probabilmente in grado di cambiare le carte in tavola sul campo di battaglia. Il Leopard ha già mostrato i suoi limiti in Siria durante le operazioni della Turchia [contro i Curdi]. Si noti la seguente citazione da un articolo del 2018:

“Dato che i carri armati sono ampiamente utilizzati dai membri della NATO – tra cui Canada, Paesi Bassi, Danimarca, Grecia e Norvegia – è particolarmente imbarazzante vederli così facilmente distrutti dai terroristi siriani quando ci si aspetta che siano all’altezza dell’esercito russo.”

In definitiva, il Leopard è un MBT abbastanza banale, progettato negli anni ’70 e surclassato dal T-90 russo. Non è un mezzo da buttar via, ma, di certo, non semina il terrore sul campo di battaglia. Subiranno perdite e saranno colpiti, proprio come lo era stato il vecchio parco carri armati dell’Ucraina. Tuttavia, questo non cambia il fatto che un esercito ucraino con alcune compagnie di Leopard sarà più potente di uno senza.

Credo sia giusto dire che le tre affermazioni seguenti sono tutte vere:

1. Ricevere un pacchetto misto di carri armati occidentali creerà un difficile onere di addestramento, manutenzione e mantenimento per l’Ucraina.

2. I carri armati occidentali, come il Leopard, hanno un valore bellico limitato e saranno distrutti come qualsiasi altro carro armato.

3. I carri armati occidentali aumenteranno la potenza di combattimento dell’esercito ucraino, finché saranno operativi.

Detto ciò, a questo punto non sembra che la NATO voglia dare all’Ucraina carri armati pesanti. In un primo momento si era ipotizzato di rispolverare i carri armati presenti nei depositi e di spedirli direttamente a Kiev, ma il produttore ha dichiarato che questi veicoli non sono funzionanti e non sarebbero pronti per il combattimento prima del 2024. Rimane solo la possibilità di attingere direttamente ai parchi carri armati della NATO, che finora è reticente a farlo.

Perché? Il mio suggerimento è semplicemente che la NATO non crede nella vittoria ucraina. L’Ucraina non può nemmeno sognare di sloggiare la Russia dalla sua posizione senza un’adeguata forza corazzata, e quindi la reticenza a consegnare i carri armati suggerisce che la NATO pensa che questo sia comunque solo un sogno. Continua invece a dare priorità agli armamenti che sostengono la capacità dell’Ucraina di combattere una difesa statica (quindi, le centinaia di pezzi d’artiglieria) senza indulgere in voli di fantasia su un grande attacco di mezzi corazzati ucraini verso la Crimea.

Tuttavia, data l’intensa febbre di guerra che si è sviluppata in Occidente, è possibile che il momento politico imponga questa scelta. È possibile che si sia raggiunto il punto in cui è la coda a far scodinzolare il cane, il punto in cui la NATO è rimasta intrappolata nella sua stessa retorica di irremovibile sostegno all’Ucraina fino alla vittoria totale; a questo punto potremmo anche vedere i Leopard 2A4 bruciare nella steppa.

Sommario: La morte di uno Stato

L’esercito ucraino è estremamente degradato, avendo subito perdite esorbitanti sia in termini di uomini che di armamenti pesanti. Credo che, a questo punto, i caduti ucraini si stiano avvicinando alle 150.000 unità, ed è chiaro che le scorte di pezzi d’artiglieria, granate e veicoli blindati sono in gran parte esaurite.

Mi aspetto che la linea difensiva Bakhmut-Siversk sia sgomberata prima di aprile, dopodiché la Russia si spingerà verso l’ultima (e più debole) cintura difensiva intorno a Slavyansk. Nel frattempo, la Russia ha di riserva una significativa potenza di combattimento, che potrà essere utilizzata per riaprire il fronte settentrionale sulla sponda occidentale dell’Oskil e riavviare le operazioni offensive a Zaporozhia, mettendo in pericolo la logistica ucraina.

Questa guerra sarà combattuta fino alla fine sul campo di battaglia e si concluderà in modo favorevole alla Russia.

Big Serge

Fonte: bigserge.substack.com
Link: https://bigserge.substack.com/p/russo-ukrainian-war-the-world-blood
20.01.2023
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

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