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Facciate ridenti

DI ANDREA ZHOK

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Antefatto: Quando due mesi fa si discuteva di dare vita al presente governo, molti amici avevano pronosticato che sarebbe stato un vicolo cieco. Da parte mia, pur con molta diffidenza, credevo che forse fosse davvero in qualche modo ‘mutata l’aria in Europa’ e che valesse la pena di dare fiducia all’ircocervo M5S-PD.

Dopo tutto le difficoltà della Germania, il rallentamento complessivo dell’economia mondiale, la mancata ripartenza dell’inflazione, la ripresa del QE, e l’evidente sollievo dei partner europei per l’uscita di scena di Salvini potevano far sperare nella disponibilità a sostenere una volontà politica di cambiamento.

Tecnicamente, anche restando nella cornice dei trattati e degli accordi, era possibile ottenere un’apertura di credito sufficiente a proporre un intervento di svolta, un’operazione rivolta a grandi investimenti pubblici e al ripristino del potere d’acquisto della popolazione, con rivitalizzazione del mercato interno.

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Ieri sera è stata definita la manovra economica 2020. I giornali riportavano di grandi tensioni, baruffe, minacce di far saltare tutto, tali da far credere che magari si litigasse su iniziative audaci e ambiziose.

Stamattina apprendiamo l’esito della “estenuante trattativa” degli ultimi giorni.

Salvo l’operazione contabile (perché di questo si tratta) della salvaguardia dell’IVA, il resto è il nulla farcito di niente.

Qualche mancia sul cuneo fiscale e in ‘aiuti per le famiglie’, una pioggerella di microtasse ‘verdi’ e ‘salutiste’, investimenti non pervenuti.
Però c’è il “bonus facciate”.

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Intanto sono venute fuori le stime internazionali sulla crescita, che mostrano, surprise surprise, che l’Italia è all’ultimo posto in Europa, a rischio recessione.
Coerentemente con questa collocazione, diversi fogli economici internazionali tornano a sollevare dubbi circa la sostenibilità del debito pubblico. Infatti tutti (tranne chi prende la parola sulla scena pubblica italiana) sanno che il debito pubblico italiano non è in nessun modo sostenibile senza una robusta crescita.
Si tratta di una questione banale: se devi rifinanziare il capitale e gli interessi, quegli interessi li paghi o con ricavi dalla crescita o contraendo le spese. Ma se contrai le spese, erodi il tuo mercato interno (già asfittico) e con ciò la tua base fiscale futura. Ergo senza una svolta decisa in termini di crescita l’avvitamento del debito pubblico in un gorgo senza scampo è inevitabile.

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Alla luce delle esigenze del paese, quanto proposto dal governo è una spanna al di sotto della più pessimistica previsione. In presenza del famoso ‘cambiamento d’aria in Europa’ e di propositi internazionali di grandi piani di rilancio della spesa pubblica, la manovra su consumi e investimenti presenta encefalogramma piatto.
Gracidii in uno stagno autunnale, fatti passare per un grande risultato che sottoponiamo tremebondi al giudizio della Commissione Europea.

E in questo contesto il Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri dichiara le propria soddisfazione, assicurandoci che “le coperture sono solide, i numeri particolarmente robusti”, e il premier Conte riesce a dire che “la manovra è espansiva.”

Qui del bonus facciate se ne sono già giovati per dipingere un palazzo di cartapesta, davanti a un monolocale sfitto.

A questo punto mi spiace molto dover ammettere che lo scetticismo degli amici di due mesi fa era fondato.
La ‘visione politica’ che promana dal presente esecutivo è: “Galleggiare a vista, tenendo duro 27 del mese dopo 27 del mese.”

Si tratta insomma di un Dead Government Walking, un governo che percorre, strascicando i piedi, il corridoio che lo porta ad un’ingloriosa fine.

E la luce che vediamo in fondo al tunnel è il treno che porta al governo Salvini e Meloni (la Flat Tax in romanesco).

 

Andrea Zhok

Fonte: www.facebook.com

Link: https://www.facebook.com/andrea.zhok.5/posts/1339651562882906

16.10.2019

Pubblicato da Davide

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4 Commenti

  1. Più si abbassa il livello dei temi dibattuti e più si abbassa il livello dei protagonisti e del pubblico attirato dallo spettacolo.

  2. Italia, paese di zombies governati dai soliti vampiri non potrà accorgersi che ormai il motore dello Stato è controllato da un pilota automatico che non prevede l’arresto in caso di catastrofe imminente.

    I pifferai magici della politica da 40 anni fremono per la zombificazione di quelli che non lo sono ancora, compreso il grillo parlante che ne ha trasformati milioni con la sua magia delle 3 carte, anzi li ha spinti a forza nella fossa come un bulldozer.
    L’unica alternativa è la fuga, chi ne ha i mezzi lo sta programmando e ce ne sono molti che lo hanno già fatto. Il vuoto di questi presto sarà occupato dagli zombies africani.
    Intanto ai sorridenti Vampiri al governo di turno interessa il sangue non a chi lo possono succhiare avidamente.
    Forse sono stato un pò fantasioso, ma è la realtà, dei suicidi che non sopportano di essere vampirizzati non interessa a nessuno.

  3. “L’Italia è un paese abituato ad arrendersi”
    è uno dei quasi 400 commenti , di un Inglese, letto ieri su un articolo di “The Guardian” dal titolo “anche Salvini come la Le Pen ha gettato la spugna e non vuole più uscire dall’euro” il giornalista del The guardian si riferiva ad una intervista che Salvini, Borghi e Bagnai presenti e molto imbarazzati,ha rilasciata al Foglio, nella quale afferma che non vuole neppure più sentire parlare di uscita dall’euro e dalla U.E.
    Beh, sul momento avrei voluto rispondere a quell’inglese, ma dopo aver riflettuto non posso che dargli ragione, l’italiano è aduso alla resa incondizionata, i nostri politici si arrendono davanti all’evidenza, alla poltrona, al proprio tornaconto, Grillo, Salvini, Renzi, Conte, Di Maio eletti dal tifo a generali di corpo d’armata fuori dal campo di battaglia, ma sul campo se lanciano l’attacco fanno la figura dei fessi, i tifosi, la truppa, il popolo se c’è da combattere è già in ritirata. Tra il 60 ed il 72 percento è la percentuale degli italiani che non vuole combattere l’euro, meglio non rischiare ed arrendersi……..la colpa è dei politici falsi e vigliacchi o è nostra, adusi alla resa al primo sacrificio personale, in ritirata perenne quando ci sarebbe da combattere? Il Generale ordina la carica, ma si volta e si ritrova solo come un fesso………..fossi al suo posto, non lancerei la carica, ma manterrei la carica con tutti i benefici che ne derivano, per me e per gli amici.
    Rifacciamoci la facciata…..almeno quella.

  4. Sono trent’anni che ci dicono “noi siamo noi, voi non siete un @@@@@”
    Mi domando solo che aspettate a capirlo…