Corbyn e la tirannia della correttezza

Gilad Atzmon
gilad.online

Il regista liberale Michael Moore, che nel 2016 aveva predetto la vittoria elettorale di Donald Trump, sta nuovamente interferendo con le celebrazioni anticipate per la vittoria di Biden.

Ieri, a cinque giorni dalle elezioni, Moore ha lanciato l’allarme, mettendo in guardia sul fatto che i sondaggi che mostrano Biden in netto vantaggio su Trump potrebbero non essere veritieri.

In un’intervista televisiva Moore ha detto:Il voto in favore di Trump è sempre stato sottostimato. I sondaggisti, quando intervistano un elettore di Trump, [non sanno che] l’elettore di Trump è molto sospettoso e ha paura che lo ‘Stato Profondo’ lo chiami e gli chieda per chi avrà intenzione di votare.”

Moore è sconvolto dalla prospettiva che Trump possa continuare a risiedere allo stesso indirizzo per altri quattro anni, ma questo non inficia la validità della sua osservazione. In questo particolare mondo, un’ampia percentuale di Americani è riluttante ad ammettere il proprio sostegno al presidente eletto. Questo non è solo un fenomeno americano. Molti Britannici non ammetteranno mai di aver votato la Brexit anche se, probabilmente, voterebbero di nuovo per la Brexit.

Molti Britannici non ammetterebbero di aver sostenuto i conservatori, ma, al momento del voto, avevano assestato al Partito Laburista la più grande batosta della sua storia elettorale. La stessa cosa è avvenuta nelle recenti elezioni israeliane. Netanyahu ha avuto un risultato elettorale assai migliore delle previsioni dei sondaggisti. La spiegazione in Israele è stata che i suoi elettori non avevano detto la verità ai sondaggisti.

La storia ci offre innumerevoli esempi in cui le masse avevano fatto finta di sostenere il regime, il partito al potere o un tiranno. Quello che vediamo attualmente in Occidente è l’opposto. Un ampio settore del pubblico è, in realtà, timoroso dell’opposizione, di quelli che sono impegnati a “liberarli” dai loro governanti “criptofascisti” in nome dei “valori liberali” e della “libertà.”

Gli Americani non hanno paura di Trump, del suo partito, dei servizi di intelligence, della NSA, dell’FBI o della CIA. In realtà, temono i social media multinazionali “progressisti” e i loro “standard comunitari.” Negli Stati Uniti, la maggior parte dei media mainstream non esita a schierarsi in modo unilaterale e a nascondere in maniera spudorata le notizie che potrebbero creare un’impressione negativa dello sfidante alla presidenza. È ancora più preoccupante il fatto che molti Americani sembrino avere paura dell’opposizione e dei poteri che essa ha su di loro. Questo suggerisce che l’America non è nemmeno lontanamente una nazione libera. In America, come in Gran Bretagna, l’opposizione si è trasformata in una forza oscurantista e autoritaria.

Cosa c’è al centro di questo cambiamento autoritario? La cosiddetta Sinistra, i “liberali” e i “progressisti” sono ormai totalmente distaccati da quei fondamentali valori culturali e politici che avevano fatto della Sinistra un fenomeno significativo. Il livello di estraneità è così grave che la maggior parte della Sinistra, dei progressisti e dei liberali non ricorda nemmeno quali siano questi valori. La cosiddetta Sinistra non è riuscita ad adattarsi alla nuova realtà. Cercano evidentemente il potere politico, ma non sono in grado di fornire un progetto in grado di rendere il mondo un posto anche solo leggermente migliore. Non bisogna essere dei geni per capire quanto sia disfunzionale l’operato di Trump, perché è altrettanto facile trovare comico il gabinetto di Boris Johnson. Cosa offre invece l’opposizione? Avrei voluto dire “non molto,” ma, in realtà, la risposta è “assolutamente nulla.”

L’umiliante caduta di Jeremy Corbyn è probabilmente il segnale più chiaro dell’evaporazione della politica di sinistra e progressista su entrambe le sponde dell’Atlantico. Quando Corbyn era stato eletto alla guida del Partito Laburista, nel settembre 2015, era considerato l’icona ideologica e incorruttibile della Sinistra, un uomo che aveva sostenuto gli oppressi durante tutta la sua carriera politica; anche quelli che non lo sostenevano erano d’accordo sul fatto che Corbyn fosse il primo degli anti razzisti. A pochi giorni dalla sua nomina a candidato laburista per la carica di Primo Ministro, Corbyn aveva tutte le caratteristiche di una rock star. Milioni di giovani inglesi e altri in tutto il mondo lo consideravano un eroe della giustizia e si erano offerti di fargli da avanguardia nella sua battaglia per la giustizia e contro l’austerità.

Ieri, lo stesso Corbyn ha subito l’ultimo, umiliante colpo. È stato sospeso da quello stesso partito che aveva guidato fino a pochi mesi prima. Cos’era successo tra il 2015 e il 2020?

Appena Corbyn aveva assunto la guida del Partito Labusta, sia lui che il suo partito erano stati soggetti a continui attacchi da parte della lobby israeliana e delle istituzioni ebraiche britanniche. Uno dopo l’altro, tutti i più stretti alleati di Corbyn erano stati presi di mira. Corbyn non aveva difeso nessuno di loro o, se lo aveva fatto, lo aveva fatto in modo da nascondere il proprio intervento. Migliaia di membri laburisti erano stati sospesi ed espulsi dal partito per aver criticato Israele, la sua lobby o per aver fatto notare qualche caratteristica eccezionalista della cultura politica ebraica. Per tutta la durata della caccia alle streghe, Corbyn è sempre rimasto in silenzio. E, quando si è trattato di politica, Corbyn non è riuscito a prendere una posizione ferma sulla Brexit o su una qualsiasi altra questione. Corbyn ha impiegato solo quattro anni per sprecare l’enorme sostegno che aveva avuto all’inizio e per trasformare il suo partito in una tragicommedia. In quei quattro anni, il Partito Laburista britannico ha utilizzato ogni possibile metodo autoritario. Ha molestato e raccolto informazioni private sui suoi membri, ha persino spiato gli account dei propri tesserati sui social media. Ha operato di concerto con la polizia e la lobby israeliana contro i suoi stessi uomini. Per tutto il tempo in cui Corbyn è rimasto leader del partito, non una volta ha agito da leader e si è alzato in piedi per porre fine a tutta questa follia.

Ieri Corbyn è stato sospeso a seguito della sua reazione ad un verdetto della Commissione per l’Uguaglianza e i Diritti Umani (EHRC), secondo cui il Partito Laburista avrebbe violato la normativa sulla gestione delle denunce di antisemitismo durante il periodo in cui era in carica lo stesso Corbyn.

Nessuno sulla perfida stampa britannica ha osato parlarne, ma il significato di questa sospensione è che neanche un ex leader del Partito Laburista, che lo scorso dicembre era addiritttura candidato alla carica di Primo Ministro, è autorizzato ad esprimere le proprie opinioni personali. Tutto ciò che gli è consentito di fare è seguire il copione. Chiaramente, non sono solo le masse ad essere terrorizzate dalla tirannia della correttezza, anche il Partito Laburista e la sua leadership sono soggetti alle proscrizioni più autoritarie. L’ordine è quello di seguire il copione. L’unica domanda da fare è: chi scrive la sceneggiatura e chi la traduce in inglese?

Ma l’assurdità è ancora maggiore. L’EHRC era stato istituito dal governo laburista nel 2007. Il suo compito non ufficiale era quello di combattere il razzismo della Destra, nel tentativo di mettere i bastoni tra le ruote al Fronte Nazionale Britannico. Fin dagli esordi, l’EHRC era stato progettato per controllare il pensiero e la parola. Guardando Corbyn e il danno che il Partito Laburista si è autoinflitto, possiamo solo dire che tutti i nodi sono venuti al pettine. Il Partito Laburista è stato sconfitto dallo stesso apparato dittatoriale che aveva inventato per vigilare sui propri nemici politici.

Non sappiamo ancora chi vincerà le elezioni presidenziali statunitensi. Ma, anche se vincerà Biden, è impossibile negare il fatto che, in pratica, un elettore americano su due crede che Trump sia l’uomo migliore per guidare il paese. Lo stesso vale per la Gran Bretagna: anche se i Laburisti avessero vinto le ultime elezioni, un Inglese su due sarebbe stato del parere che la Brexit era la strada giusta.

Credo che se c’è rimasto qualcosa dello spirito ateniese e dell’etica cristiana che avevano reso l’Occidente una civiltà preziosa e ispiratrice è il fatto che dobbiamo ‘amare il nostro prossimo’. Nel 2020 amare il prossimo significa accettare di non essere d’accordo e cercare di vedere l’essere umano e l’umanità l’uno nell’altro. Amare il prossimo è cercare ciò che ci unisce e resistere con fermezza a quelli che vorrebbero dividerci in segmenti identitari e biologici, separati da sesso, colore della pelle, orientamento sessuale ecc. Amare il prossimo nel 2020 è cercare l’armonia.

La Sinistra, nella sua forma autoritaria attuale, non può guidarci verso questo obiettivo. È una zona occupata. La Sinistra ha bisogno di un reset, ha bisogno di approfondire la sua origine metafisica, in quell’istinto unificante che è anche universale. Corbyn era una star quando la gente credeva che a lui importassero veramente i “molti” e non i “pochi.” Si è dissolto politicamente quando i molti hanno capito che lui e il suo partito erano solo burattini manovrati dai veramente pochi.

Gilad Atzmon

Fonte: gilad.online
Link: https://gilad.online/writings/2020/10/30/corbyn-and-the-tyranny-of-correctness
30.10.2020
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org