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CORBYN TALLONA MAY? URGE ATTENTATO – Trump, clima e l’Arcadia degli ipocriti

DI FULVIO GRIMALDI

fulviogrimaldi.blogspot.it

Finiti i botti, si può anche sospendere la campagna elettorale

Se lo devono essere detti l’MI5, l’MI6, la loro dependance Scotland Yard, i fratelloni Mossad, CIA e i suoi 14 nipotini in Usa, i cugini delle varie marche imperiali europee, alla vista di uno che s’impegnava per un apocalittico cambio “dalla politica per i pochi alla  politica per i tanti” (Jeremy Corbyn). Roba mai vista da quando l’UE è entrata in funzione su mandato Rothschild, Rockefeller, Bilderberg e galassia finanziaria globale. Anatema. E così, dopo gli impiegati e il poliziotto sul Ponte di Westminster e i ragazzetti al concerto di Manchester, è toccata ai flaneur e alle flaneuses serali sul London Bridge e nei pub sottostanti a finire, come va il trend di questi tempi, sotto un veicolo e tra le lame dei servizi. 4 morti, più 22, più sette = 33, più parecchie decine di feriti, mutilati, menomati. Esito di una battaglia elettorale sul destino dei pochi e dei tanti. La May, primo ministro, ha cancellato quanto restava della campagna dei tanti. Se ne poteva fare a meno. Forse.

A Torino, nel tempo accuratamente costruito dal terrorismo di regime e media, in cui, se cade per terra un mazzo di chiavi,  o esplode una miccetta, o qualcuno starnuta forte, scatta il panico da attentato e conseguente fuga tumultuosa che travolge e schiaccia chi non corre abbastanza veloce, o non trova varchi, o è inciampato, per una partita virtuale su maxischermo si contano mille feriti e alcuni a portata di Caronte. In entrambi i casi, come in tutti quelli del prima e del dopo, il risultato è raggiunto. Colpendo nel mucchio. Di quelli che non c’entrano niente. Di quelli spendibili. Non una volta che si spari una bazookata contro le finestre di Goldman Sachs, o si faccia saltare la corrente alla NATO a Bruxelles, o si infili un candelotto sotto il sedile dell’ambasciatore saudita. Che sia mai. Non facciamoci del male da soli.

A cui si aggiunge un’altra considerazione. Social, vanterie degli specialisti e dei  ministri della “Sicurezza”, gole profonde della NSA, perfino il Report disinquinato di Sigfrido Ranucci (RAI 3), o le voci alternative di Pierluigi Paragone (La7), ci informano a valanga di quanto tutti siamo controllati, di come non sfuggiamo neanche al cesso o nell’alcova, di come il nostro cellulare racconti al collegato di che pasta siamo fatti e che pasta consumiamo, insomma come nulla di nessuno sfugga al Grande Occhio. Grande Occhio onnivedente e onniconoscente che resta cieco o chiuso quando gli formicolano davanti migliaia di reclute dell’Isis (chiamiamole così, per non disturbare), istruite nelle carceri o nei campi di Siria e Iraq, pendolari tra sgozzamenti a Mosul e Raqqa e deflagrazioni o piraterie stradali in Europa. “Li  conoscevamo, li abbiamo anche registrati, ma poi li abbiamo persi di vista…”.  Volatilità, volubilità, spensieratezze, disattenzioni, dei servizi di intelligence. Son ragazzi. Sempre meglio che farsi scoprire mandanti. “Tanto poi li secchiamo tutti”. Basterebbe sparare alle gambe, o tirare una siringa come alle pantere randagie, o un po’ di gas come i russi nel teatro di Mosca….Ma i morti non parlano.

Riscaldamento? Tutte balle.

Veramente volevo parlare d’altro. Poi questi ti prendono alla sprovvista e impongono le loro priorità. La storia migliore di questi giorni, prima di Londra e Torino, era quella di Trump distruttore del clima, terminator del pianeta. Esecrazioni, scomuniche, imprecazioni, sacrilegio. Tutti, nel solito arco da sinistra a destra, dal “manifesto” a Hillary Clinton (gemellaggio di antica data, celebrato da Soros), a fare i belli, puri e lindi e a candeggiare più bianco del bianco  l’unico nero di pelle e il più nero di tutti nell’anima che sia mai entrato nella Casa Bianca. L’ipocrisia al suo sublime.

Vediamo come stanno le cose partendo da un po’ più lontano. Sono i vuoti di memoria con cui ci  fregano.

Quel manigoldo inquinante di Trump, quei santi ecologisti di Clinton, Gore e Obama

C’ero anch’io al vertice del clima di Kyoto, Giappone, che si concluse con il peto omonimo chiamato accordo, del quale tutti poi negli anni, per loro i secola seculorum, se ne sono solennemente impippati. Brava gente, convinta di dover sistemare le cose, era andata fin sotto il Sol Levante a vedere di salvare cormorani, balene, foreste e vecchietti a rischiodi disidratazione. S’era visto un  laborioso tira e molla tra volenterosi (quelli in via di  soffocamento, o di annegamento) e neghittosi (quelli dello “sviluppo”). Si era arrivati a un qualcosa di appena decente che avrebbe dovuto assicurare il contenimento del riscaldamento climatico (a proposito di uova e galline: chi se ne frega se antropico o ciclico: il dato è la temperatura che sale e i gas che contribuiscono), prima che arrivasse Al Gore,. Si, fu quel Al Gore, che successivamente ecologisti e ambientalisti di bocca buona incoronarono principe senza macchia e paura  della, peraltro inusitatamente profittevole, Green Economy, a far saltare tutto.

Kyoto rasa al suolo da Gore

Ricordo che, piombato nella conferenza l’ultimo giorno, a buon accordo concluso, noi cronisti stavamo in una sala d’attesa dove il vice di Bill Clinton (marito della candidata cult del “manifesto”), animalista di prima classe canina, ci aveva lasciato in  compagnia del suo monumentale pastore tedesco. Unico membro della delegazione Usa, avremmo scoperto poi, a non impegnarsi per la rovina del globo. Gore prese a schiaffazzi  chiunque avesse anche solo un cappellino verde in testa, fin i poveri presidenti delle isolette del Pacifico con l’acqua alla gola, cancellò ogni cosa, ogni impegno vincolante e Kyoto generò l’aborto del cosiddetto mercato delle vacche per le emissioni clima mutanti: i ricchi comprano licenze di inquinamento dai poveri puliti. Cioè le multinazionali comprano il diritto a inquinare in altre aree del mondo, appunto quelle povere e sottosviluppate. Gore, tirando pugni sul tavolo, sentenziò che gli Usa non avrebbero firmato nessuna cosa che avrebbe imposto agli Usa e ai paesi industrializzati di ridurre le emissioni. L’inquinamento si fece merce e si poteva vendere e comprare nella forma dei “diritti di inquinamento”.  Accordo di Kyoto a puttane. Né più né meno di Trump.

Un milione a chi trova un presidente Usa ecologista

E né più né meno di Trump pure Obama, al vertice di Copenhagen e poi al COP21 di Parigi, solo che questo imperatoraccio killer di massa, nudo agli occhi di chi ha a cuore le sopravvivenza di sé, dei figli e degli altri viventi, viene rivestito con abiti sfolgoranti di candore da ancelle come “il manifesto” e altri commensali dell’imperialismo. Trovatemi un solo presidente Usa, da quando la questione ambientale e climatica è diventata un dramma della sopravvivenza, che non si sia mosso in direzione ostinata e contraria alla salvaguardia dell’ambiente. Che non sia quello delle tenute sue e dei suoi mandanti e cortigiani.. La linea è sempre quella, come in politica estera: dettata dai rettili aggrovigliati nello Stato Profondo.

Ah, l’Arcadia perduta di Obama!

Grandi annunci, grandi obiettivi, grandi impegni a vincolare il riscaldamento sotto i 2 gradi Ma…. Provvedimenti vincolanti e sanzioni in caso di mancata osservazione, zero. Tutta la COP 21 e i relativi festeggiamenti, fuffa. Anzi, truffa. E Snowden fece trapelare documenti che rivelavano come gli Usa, con le loro agenzie di intelligence, spiassero le altre nazioni (soprattutto le più volenterose: Danimarca e Cina), onde scatenare pressioni e lobby sui reprobi che si fossero azzardati a esigere condizioni vincolanti e sanzionabili.  Le associazioni ambientaliste serie definirono il COP21 una farsa, una vergogna, un raggiro. Le altre, allora a far finta e, oggi, a farsi rapire dalla nostalgia, come nel quadro del fiammingo Frans FranckenII:  pastorelli gioiosi e ninfe infiorettate che intrecciano danze ecologicissime a celebrare una finta Arcadia dell’armoniosa convivenza tra tutte le creature senza, sopra, neanche un filo di fumo nero e, sotto, una goccia d’acqua sozza.

E poi, per clima e ambiente, c’è la cura “guerra”.

Tanto per la coppia ambientalista Obama-Clinton. Quella a cui si ispira l’eco-indignato regime italiota mentre taglia fondi alla rinnovabili, promuove quelle fossili e intossica mari e terre con trivelle e pipeline. Quella del disastro Halliburton-BP nel Golfo del Messico. Quella del lancio delle estrazioni più nocive, inquinanti  e sismogeniche: scisti bituminosi e fracking. Quello delle sette guerre dove far passare oleodotti e gasdotti che rispondessero a Washington e ai suoi ufficiali pagatori nel Big Oil. Sette guerre, Afghanistan, Pakistan, Libia, Siria, Iraq, Yemen, Somalia, che già per conto loro, trasformando trilioni di dollari di cittadini in dimagrimento  in milioni di tank, blindati, veicoli aerei, navi, esplosivi e relativi carburanti, tutti all’ingrasso, tutti climamutanti, sono una bella dimostrazione di quanto Obama fosse migliore dello sproposito Trump. Tanto più che, a forza di uranio impoverito e un trilione per l’ammodernamento delle sue atomiche, ha pensato anche alle generazioni future.

Si, dice, ma ha tolto di mezzo anche alcuni milioni (tre solo in Iraq) di esseri umani e animali. Contro i gas serra, no? Non divoravano, questi qua,  ossigeno ed emettevano anidride carbonica? Gas climamutante. Che bravo Obama. Vero “il manifesto”?

Fulvio Grimaldi

Fonte: http://fulviogrimaldi.blogspot.it

Link: http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2017/06/corbyn-tallona-may-urge-attentato-trump.html

4.06.2017

Pubblicato da Davide

  • gianni

    Concordo

  • Gino2

    Grimaldi ottimo come sempre… ma…
    “chi se ne frega se antropico o ciclico: il dato è la temperatura che sale e i gas che contribuiscono”
    Che cosa vorrebbe dire?
    Una cosa è che i gas provocano il riscaldamento, un’altra è se contribuiscono.
    Un conto è se dunque è reversibile controllando l’azione dell’uomo un conto se invece non lo è.
    Capire le cause di un problema è il prerequisito per trovare delle soluzioni.

  • Hito

    Fulvio Grimaldi, deve far pace con se stesso: Corbyn era un remainer, adesso vorrebbe far cose che nella UE non si sono mai viste… Iniziare col rispettare l’esito del referendum, in cui ha vinto il Brexit, sarebbe già un buon inizio. (Duole ricordare che anche i cittadini Francesi votarono NO al referendum per la Costituzione europea, salvo poi vedersela applicata tutti i giorni). In realtà il “trilemma di Rodrik” spiega che non si possono avere democrazia, sovranità nazionale e integrazione economica globale allo stesso tempo, perchè reciprocamente contrastanti. Poi passa a parlare di inquinamento, per cui Trump non è il cattivone di turno, ma gli USA in toto che anche nelle amministrazioni precedenti hanno sempre remato contro. Della UE si è già dimenticato. A noi converrebbe ricordarlo: in Europa i paesi che inquinano di più sono POLONIA e GERMANIA (sì, la Germania che spara ad alzo zero contro Trump e che in patria fa le copertine con l’asteroide Trump che colpisce la terra).Poi conclude con la guerra che è un discorso con cui si vince sempre facile, ed i coinvolgimenti europei spariscono di nuovo.

  • Vamos a la Muerte

    Nulla da eccepire.
    L’unica cosa buona di Obama è stata la sua abbronzatura: in questo caso aveva ragione il vecchio Silvio.
    Ma non è nemmeno colpa sua: come ci sta dimostrando ogni giorno l’aggressione a Trump da parte del Deep State, il Presidente Usa è un semplice impiegato statale che deve tutelare gli interessi delle lobbies e dei Padroni del Vapore (Rothschild e Rockfeller su tutti).
    E a chi pretende un piccolo margine di manovra… il trattamento riservato a Trump docet.
    Il Deep State vuole la Guerra con la Russia: e per evitarla Trump possiede solo armi spuntate.
    Buonanotte Mondo

    • DesEsseintes

      Che le armi di Trump siano tanto spuntate non ne sono sicuro.
      La cosa ridicola è che ci tocca tifare per lui che non è esattamente l’idealtipo del comunista rivoluzionario…però siamo in tempi ferrei e ci si deve accontentare di quello che passa il convento quantomeno perché la sua presenza è garanzia di divisione nel campo nemico…

  • Il manifesto, giustamente criticato da Fulvio Grimaldi, ha ospitato alcuni articoli dove si sostiene che Trump ha agito senza alcuna logica economica o politica ma solo per “ripicca” verso il precedente presidente USA Obama.
    In realtà gli Stati Uniti hanno costruito molta della loro egemonia economica sul pianeta sfruttando l’economia fossile, soprattutto petrolifera. Basta pensare a tutta la produzione petrolifera avvenuta nel loro territorio, ai rapporti privilegiati con l’ Arabia saudita e le altre petromonarchie del Golfo, alle attività economiche delle multinazionali energetiche USA in tutto il mondo, al sistema del petrodollaro, che, imponendo il dollaro USA come moneta esclusiva del mercato petrolifero, ha dato e continua a dare enormi vantaggi finanziari agli Stati Uniti. In un mio blog ho riportato quanto scrive l’ Enciclopedia Treccani alla voce Petrodollari. Ma sta avvenendo la grande transizione dalle fonti fossili alle rinnovabili e dovremmo studiare tutta la materia con attenzione. http://lecorvettedellelba.blogspot.it/2017/06/trump-contro-accordo-di-parigi-senza.html

  • cdcuser

    Rinforzando il discorso:

    Adesso spero che la si smetta di parlare di pazzi o comunque esaltati, quasi isolati o al massimo con collegamenti minimali fra loro. E anche la si smetta con lo Stato islamico, il Califfato, il figlio di Bin Laden che ha ricostituito Al Qaeda; e altre cazzate varie. E nemmeno ci si racconti che l’Italia si è salvata finora per la bravura dei nostri Servizi, inefficienti soprattutto perché ampiamente contaminati dagli Usa. Indubbiamente è un intrigo piuttosto complesso, messo in moto in particolare dai gruppi di potere rappresentati da Obama; con però molti punti di convergenza tra ambienti strategici legati ad entrambi i partiti americani. Operazioni cruciali – condotte in specie dopo il 2011, in un certo senso con intendimenti diversi e relativamente indipendenti – sono state il colpo di Stato in Ucraina e il tentativo di abbattere Assad dopo aver dissestato tutti gli equilibri in quell’area con la criminale messa in moto di presunte rivolte popolari nella cosiddetta “primavera araba”. In Siria la manovra non è al momento riuscita, ma si è ridotto il paese a un colabrodo. La Russia ha reagito con qualche efficacia anche se non mi sembra abbia contrastato simili manovre a tutto campo e in profondità. Tuttavia, il disfacimento di strutture sociali in Nord Africa e Medio Oriente ha provocato pure l’enorme flusso migratorio verso l’Europa. Di questo processo i centri strategici in azione con Obama e con gli ambienti della UE stanno approfittando, mediante l’appoggio delle “sinistre” per le quali l’“europeismo”, distruttore della società europea e delle tradizioni dei suoi vari paesi, è l’“ultima spiaggia” al fine di mantenere quel vasto potere di cui si sono impadronite dopo il 1989-91.
    Difficile capire cosa vorrebbe (e potrebbe) fare adesso Trump; soprattutto con i contrasti interni e gli squallidi servi europei tutti schierati a favore del vecchio establishment Usa, per riportare al comando quei padroni che poi sarebbero certo riconoscenti. Purtroppo, al momento, i cosiddetti “antieuropeisti” (in realtà favorevoli all’Europa delle nazioni) e sovranisti, ecc. ecc. sono tutt’altro che lucidi. E del resto, nessuno lo è al momento. Tuttavia, è irritante vedere che ancora non si capisce la necessità di uscire dallo stupido gioco elettorale con cui i nostri “uccisori” avranno facilitati tutti i loro progetti. Devono essere combattuti con altri mezzi; lo si vuole infine capire? Perché combatterli nei loro abominevoli piani significa non fermarsi al “suffragio universale” di chi, senza nemmeno avere la più pallida idea di quali infami abbia di fronte, va a “sprecare” un pezzo di carta convinto di aver fatto il “suo dovere”. Ben altro è il dovere di chi sa che ha ormai puntata contro la pistola di questi esseri abietti; lo ripeto, sono all’“ultima spiaggia” e quindi difenderanno i loro privilegi in tutti i modi. L’assassino di Budrio, dopo mesi di ricerca, è ancora introvabile. E’ un’ottima metafora di come i popoli europei, in forte caduta di tutti i generi (e in specie culturale, di civiltà, ecc.), non sanno individuare i loro uccisori; anzi nemmeno sentono le pallottole mortali penetrare nei loro corpi, simili come sensibilità a quelli degli zombi.

    Fonte: http://www.conflittiestrategie.it/e-adesso-si-vuol-capire-di-glg

  • Al quadro scritto da Fulvio Grimaldi si è aggiunta nelle ultime ore la rottura tra Arabia saudita e alcuni suoi stretti alleati, con il Qatar. Di getto ho scritto queste righe che mettono insieme l’ opposizione di Trump all’ accordo di Parigi e la rottura, tutta da vedere nelle dimensioni, tra Arabia saudita e Qatar. Il filo rosso che unisce le due vicende è, secondo me, la rivoluzione energetica in arrivo che rompe molti equilibri. USA e Arabia saudita saprebbero questo molto bene, noi probabilmente lo capiremo solo dopo che ci saranno stati danni gravissimi, guerre e altre violenze. Come un lampo la rivoluzione energetica. USA e Arabia saudita non possono aspettare, e infatti…..http://lecorvettedellelba.blogspot.it/2017/06/come-un-lampo-la-rivoluzione-energetica.html

  • Ernesto Pesce

    conosco il foglio “il manifesto” dal 1968. e’ sempre stato reggicoda del PCI di berlinquer. a quel periodo minimo d’alema era seg, della FGCI .
    questi sono i suoi sottotitoli di oggi. non ho potuto leggere, perche’ non sono abbonato. perche’ non vorrei che una mia lira cadesse nel loro acconto
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