Home / Attualità / Congelare MPS, per salvare Unicredit: l’Italia vive ormai alla giornata

Congelare MPS, per salvare Unicredit: l’Italia vive ormai alla giornata

DI FEDERICO DEZZANI

federicodezzani.altervista.org

Sulla vicenda Monte dei Paschi di Siena è calato il silenzio. Si dovrebbe pensare che il salvataggio dell’istituto senese procederà secondo le linee annunciate dal governo: ricapitalizzazione preventiva, Stato-azionista, rimborso degli obbligazionisti subordinati con denaro pubblico. Ma è davvero così? La parallela urgenza di ricapitalizzare Unicredit, con una cifra monstre da 13 €mld, lascia supporre che la vicenda MPS sia stata soltanto “congelata”, per impedire che la seconda banca italiana fallisse la ricapitalizzazione. Nulla lascia supporre, infatti, che la Commissione Europea e la Germania abbiano fatto marcia indietro sul “bail-in” ed aspettino, come nel caso della legge di bilancio, solo il momento opportuno per presentare il conto. L’Italia vive il cruciale 2017 alla giornata, in balia degli eventi esterni.

MPS: salvataggio pubblico o occultamento di cadavere?

Ultimo prezzo: 15 €. Variazione: -7%. Data: 22 dicembre 2016.

La quotazione a Piazza Affari del Monte dei Paschi di Siena è eloquente: siamo ormai ai primi di febbraio, eppure la vicenda dell’istituto senese sembra essersi fermata agli ultimi giorni del 2016. Il (presunto) dileguarsi del fondo d’investimento del Qatar, il (prevedibile) fallimento del consorzio privato che avrebbe dovuto garantire l’aumento di capitale da 5,5 €mld, l’improvvisa (e sospetta) richiesta della BCE di iniettare 8,8 €mld per assicurare la sopravvivenza dell’istituto, 3,3 €mld in più di quelli chiesti prima che Renzi si dimettesse. A gennaio c’è stata ancora una nota di colore, con le indiscrezioni sui grandi insolventi dell’istituto: i De Benedetti, i Mercegaglia, gli ex-immobiliaristi rampanti ed altri avanzi del rachitico capitalismo privato italiano. Poi, il silenzio.

Tra pochi giorni il decreto Salva-banche, che prevede la costituzione del fondo pubblico da 20 €mld per la ricapitalizzazione di MPS e degli altri istituti in difficoltà, sbarcherà in Senato per l’iter di approvazione. Considerato il silenzio della stampa e della politica sulla vicenda di MPS, sarebbe normale credere che tutto proceda secondo le linee annunciate dal governo Gentiloni a fine dicembre: ricapitalizzazione preventiva dell’istituto senese (burden sharging) anziché risoluzione (bail-in), ingresso dello Stato come azionista di maggioranza, attorno al 50-60% del capitale, tutela dei piccoli obbligazionisti subordinati che, anziché partecipare al salvataggio della banca, sarebbero integralmente rimborsati dallo Stato. Bene, ma è davvero così?

Probabilmente no: è lecito avere più di un dubbio, soprattutto alla luce degli ultimi avvenimenti in Italia ed in Europa e del sempre più convulso quadro internazionale. Ci riferiamo, in particolare, alla procedura d’infrazione sul deficit in cui l’Italia sta incappando.

Corre l’autunno del 2016 quanto il premier Renzi, alle prese con la campagna referendaria da cui dipendeva il futuro del governo, dell’establishment italiano e dell’Unione Europea, confeziona una “manovra espansiva, non di rigore”: ci sono pochi dubbi, a Bruxelles come a Berlino, che l’Italia sforerà il rapporto deficit/Pil concordato in sede europea, ma è interesse di tutti tacere in quel momento, per non indebolire Renzi e compromettere l’esito del referendum. Trascorre un mese dalla consultazione del 4 dicembre e i custodi del rigore presentano però il conto: la commissione europea chiede un aggiustamento da 3,4 €mld, senza il quale l’Italia andrà incontro ad una procedura d’infrazione. Poi la situazione politica si deteriora ulteriormente e si scopre che, anziché aver strappato una “manovra espansiva”, l’Italia rischia addirittura il commissariamento da parte della Troika: “Conti pubblici, la Ue vuole misure subito: Italia a rischio commissariamento” scrive Repubblica il 2 febbraio1, “Padoan: l’ipotesi di una procedura di infrazione Ue è estremamente allarmante” rilancia la Stampa2.

La stessa dinamica di cui è stata oggetto la legge di bilancio (provvedimento che ignora i parametri europei, silenzio da parte della commissione, improvviso intervento di Bruxelles e minaccia finale di commissariamento) si verificherà quasi certamente tra poche settimane, anche nel caso di Monte dei Paschi di Siena. L’anomalo silenzio europeo sull’istituto senese è molto simile a quello che ha avvolto la manovra finanziaria prima del referendum costituzionale dello scorso dicembre.

Qualcuno ricorderà come nelle immediate settimane successive al fallimento della ricapitalizzazione privata di MPS, si fosse acceso un acuto scontro tra Roma e Berlino, sebbene se ne abbia avuto pochissima eco sui giornali italiani: da un lato il governo Gentiloni premeva per la ricapitalizzazione preventiva dell’istituto senese (burden sharing), con conseguente impiego massiccio di denaro pubblico, dall’altro i falchi tedeschi ed i paladini del rigore, consapevoli che MPS è un istituto insolvente e non momentaneamente a corto di liquidità, chiedevano l’applicazione della normativa del “bail-in” appena introdotta: risoluzione della banca, con coinvolgimento di azionisti, obbligazionisti subordinati e correntisti sopra i 100.000 €.

Monte dei Paschi, la richiesta di Schäuble: si verifichi attentamente che Roma rispetti le regole” scrive il Fatto Quotidiano il 28 dicembre, “Monte dei Paschi bailout comes under fire in Berlin” titola il Financial Times, “Mps, aiuti Stato solo dopo bail-in secondo il portavoce di Dijsselbloem” riporta Reuters. Sono gli stessi giorni in cui, tra l’altro, va in scena la strage al mercatino di Natale di Berlino, da leggersi come l’ennesimo avvertimento dei circoli atlantici lanciato a Berlino, affinché allenti la pressione sull’europeriferia e scongiuri l’implosione della moneta unica/Unione Europea.

Di fronte ai malumori tedeschi, il governo Gentiloni, proprio come Renzi ai tempi della manovra fiscale, sceglie semplicemente di ignorare le obiezioni sollevate da Berlino e dai falchi della commissione, procedendo con il fondo Salva-banche da 20 €mld. Sempre come Renzi ai tempi della legge fiscale, il governo Gentiloni può godere di un breve periodo di tregua, sebbene i problemi con Berlino e Bruxelles siano tutt’altro che risolti. Perché questa momentanea sospensione delle ostilità? Il motivo è semplice: anche il governo Gentiloni va incontro ad un appuntamento cruciale, che non è più il referendum costituzionale del 4 dicembre, bensì l’aumento di capitale di Unicredit.

Annunciando il salvataggio pubblico di MPS, in aperta violazione del bail in, Roma ha sostanzialmente guadagnato un paio di mesi, il tempo necessario perché il decreto sia approvato dal Parlamento e arrivi alle forche caudine di Bruxelles, dove difficilmente i falchi del rigore approveranno l’impiego del fondo Salva-banche in aperta violazione del bail-in. Un paio di mesi, però, fondamentali perché seconda banca italiana, Unicredit, tenti la ricapitalizzazione.

Unicredit, unico istituto italiano con una “rilevanza sistemica”, versa infatti in condizioni drammatiche: da ormai sei anni, proprio come MPS, non fa che inghiottire il denaro degli azionisti con ritmi e volumi sempre più allarmanti. Si parte con la ricapitalizzazione del 2010, 4 € mld, poi la ricapitalizzazione del 2012, che quasi raddoppia e raggiunge i 7,5 €mld, poi la ricapitalizzazione in corso, la cifra monstre di 13 €mld. Nell’arco di sette anni si assiste ad una crescita quasi geometrica del fabbisogno di capitale, testimoniando lo stato critico in cui versa la banca.

L’istituto si appresta ora a chiedere al mercato una cifra pari all’80% della sua capitalizzazione di borsa, spazzando sostanzialmente via i suoi attuali azionisti, e lo fa dopo aver gravemente compromesso anche la sua futura capacità di generare utili. Schiacciata infatti da 50 €mld di crediti in sofferenza e alla disperata ricerca di capitale, Unicredit, sotto la “lungimirante” guida di Jean Pierre Mustier (a suo tempo cacciato da Société Générale dopo il buco miliardario prodotto dal trader Jérôme Kerviel che operava alle sue dipendenze), ha infatti messo sul mercato gli ultimi pezzi pregiati, quelli che garantivano una qualche redditività: Pioneer, Bank Pekao, Fineco. Unicredit sta per chiedere ai suoi azionisti di dissanguarsi, senza garantire alcun credibile ritorno al loro denaro.

Gli ultimi aumenti di capitali, quelli di Veneto Banca e della Popolare di Vicenza, si sono rivelati un fiasco, obbligando all’immediata costituzione del Fondo Atlante che, tra l’altro, ha salvato anche la stessa Unicredit che, senza averne i mezzi, avrebbe dovuto garantire la ricapitalizzazione dell’istituto vicentino. Inoltre, il mercato dei capitali europei, come testimoniano i saldi di Target 2, è sempre più disfunzionale e le banche “dell’area marco” prestano sempre meno denaro all’europeriferia, sicure che una Italexit sia ormai nell’ordine delle cose.

Supponiamo ora che MPS, anziché “essere congelata”, fosse stata messa in risoluzione secondo la normativa del bail-in: quali sarebbero state le probabilità che l’aumento di Unicredit andassero a buon fine? La risposta è: zero. A quel punto, si sarebbe materializzato lo scenario di una drammatica crisi bancaria, con un epicentro nel secondo istituto italiano: l’Italexit od il commissariamento da parte della Troika sarebbero stati inevitabili.

Con il decreto Salva-banche il governo Gentiloni non ha quindi “salvato” MPS, ma solo comprato tempo: il tempo necessario ad Unicredit per tentare, tra il 6 febbraio ed il 10 marzo, di racimolare 13 €mld in un contesto finanziario critico. Dopo, anche ammesso che Gentiloni abbia più fortuna di Renzi e la ricapitalizzazione di Unicredit vada a buon fine, i nodi verranno comunque al pettine: questa volta la commissione europea non solleverà rilievi sulla legge di bilancio, ma sul salvataggio di MPS in aperta violazione del bail-in e sul fondo Salva-banche che aumenta di altri 20 €mld il debito pubblico italiano, ormai oltre i livelli di guardia.

Si riaprirà quindi ancora il dilemma, ora apparentemente risolto: bail-in per MPS, commissariamento dell’Italia o Italexit?

Allora saremo già in primavera e la risposta ai patemi italiani potrebbe arrivare da Oltralpe dove, tra aprile e maggio, si terranno le presidenziali francesi da cui Marine Le Pen ha alte probabilità di emergere vincitrice: a quel punto, l’eurozona sarebbe comunque spacciata ed il governo italiano sarebbe sollevato dall’onere di scegliere tra il commissariamento da parte della Troika o l’uscita dall’euro.

Il 2017 si dipana, giorno dopo giorno, come “l’anno della frattura” ed il nostro Paese, senza guida né strategia, vive alla giornata: si congela il cadavere di MPS per salvare Unicredit, si tappa una falla finché non se apre un’altra, si accantona un’emergenza per concentrarsi su una più impellente. In attesa della grande onda che sommergerà la Seconda Repubblica.

Federico Dezzani

Fonte: http://federicodezzani.altervista.org

Link: http://federicodezzani.altervista.org/congelare-mps-salvare-unicredit-litalia-vive-ormai-alla-giornata/

2.02.2017

1http://www.repubblica.it/economia/2017/02/02/news/conti_pubblici_ue_italia-157404692/

2https://www.lastampa.it/2017/02/02/economia/padoan-lipotesi-di-una-procedura-di-infrazione-ue-estremamente-allarmante-V82gKUtGSOMqfwvRDkBdpI/pagina.html

Pubblicato da Davide

  • Toussaint

    Se solo qualcuno provasse a dire allo sciocchino che l’aumento di capitale di Unicredit sembrerebbe già andato in porto, e che dalla UE tutti stiano auspicando il salvataggio statale del Montepaschi (fermo restando il rispetto del deficit concordato, ovvero un altro po’ di tasse), magari il “nostro” si sarebbe risparmiato la fatica di scrivere l’articolo e noi la noia di leggerlo. Fenomenale la conclusione: nel 2017 si vivrà alla giornata. Ma va?
    P.S. 1 – Ma se invece di questo qui pubblicaste, ad esempio, Barra Caracciolo, non sarebbe meglio per i lettori? Almeno impareremmo qualcosa.
    P.S. 2 – Stavolta come referenze, oltre a Repubblica e La Stampa, cita se stesso. Complimenti.

    • Leo Pistone

      Per quello che hanno dimostrato di essere stampa e repubblica, forse l’autocitazione è la più autorevole. Fermo restando che il citazionismo è solo un sistema di ufficializzazione della presa in giro.
      Quanto a Barra Caracciolo, urla e strepita con la sua sintassi criptica e involuta ma anche lui è stato parte attiva nel processo che ha portato il paese alle condizioni attuali. A parte il fatto che ancora non ha capito, o probabilmente finge, che la Costituzione è stata solo il comodo paravento di una classe politica che doveva riverginarsi e instaurare un clima di pacificazione per scongiurare un dopoguerra in stile greco, ma non aveva alcuna intenzione si mettessero in pratica i principi in essa enunciati, come gli eventi successivi hanno dimostrato.
      In sostanza siamo di fronte all’ennesimo esempio di gattopardismo, che condivide con il sodale pescarese e ricorda da vicino il d’alemix bombardiere della ex Jugoslavia socialista su mandato delle oligarchie, esecutore delle politiche sociali di destra finanziaria in funzione pro-euro, complice e fautore con tutto il suo partito dell’ascesa del renzismo in funzione anti M5S, ma che ora vorrebbe fondare un nuovo partito di sinistra, convinto ci sia ancora qualcuno disposto a credergli.
      La differenza sta nella rilevanza dei due personaggi, la cui stessa esistenza va a riprova della latitanza di una classe politica all’altezza degli eventi , ossia non collusa in alcun modo con quanto ha portato fin qui un paese che ancora una volta si presenta all’appuntamento della Storia come nave in gran tempesta senza nocchiero.

      • Toussaint

        Concordo che il suo (di Barra Caracciolo) modo di esprimersi è senz’altro complicato (un po’ involuto forse sì, lo stesso LBC se ne duole, ma criptico, che significa misterioso, oscuro .. bè, questo no). La Costituzione non è stata un paravento dietro il quale si nascondeva una classe politica che doveva “riverginarsi”. Al contrario, Keynes (sul cui insegnamento si è basata la Costituzione, tranne che in alcune aspetti legati alla finanza, ovvero alla Banca d’Italia, ciceroni Einaudi e De Gasperi) è stato alla base dello sviluppo italiano del dopoguerra, sia per l’area socialista che per quella cattolica (vorrei ricordare il Codice di Camaldoli, alla base del pensiero politico-economico della DC). Lo sviluppo economico e dello stato sociale, contro i quali i liberisti si sono così violentemente scagliati, ne fanno ampia testimonianza.

        Se per gattopardismo si riferisce alla peraltro breve esperienza di Barra Caracciolo come Vice Segretario alla Presidenza del Consiglio (e quindi un ruolo più che altro tecnico) nel secondo governo Berlusconi, ebbene mi sembra che il suo giudizio sia quanto meno ingeneroso. A parte che molte persone di quell’area si son poi letteralmente tuffate sul suo M5S, soprattutto al sud, direi che le opinioni del Barra Caracciolo siano SEMPRE state in difesa della Costituzione originaria. Gli stessi commentatori del suo blog, di elevatissimo livello, non lasciano molto spazio ad interpretazioni in contrasto.

        Che c’entra Bagnai anzi, il sodale pescarese? Non l’ho nemmeno nominato. In compenso, la stima generale di cui gode in campo macroeconomico, il suo stile forse troppo disinvolto ma senz’altro efficace (Goofynomics primo sito di economia, davanti al Sole 24 Ore), testimoniano per una storia di notevole successo. Il suo contributo è stato determinante per creare un fronte contrario all’euro. Ma se trovo il tempo, su quest’argomento le risponderò nell’ambito dell’articolo precedente.

        Su D’Alema sarei d’accordo con lei. Anzi, sarei anche più severo. Poi, come al solito quando si parla con voi pentastellati, bisogna concludere con un “VOTATE M5S”. Vabbè … il discorso francamente un po’ annoia.

        • Leo Pistone

          Suo di chi?
          Gira e rigira cadono tutti nella sindrome del berlusca, che liquidava i suoi critici con l’appellativo di comunista.
          Ora, se si fa lo stesso usando il M5S, non ci si può lamentare se ci si ritrova ad essere intercambiabili con l’arcoriano. Prima di tutto sotto il profilo ideologico.
          Quanto alla classifica dei siti, anche “Il ballo del qua qua” è stato a lungo in testa alle classifiche discografiche. Ma almeno Albano e Romina non si avvalevano di pratiche squadriste.

          • Toussaint

            Ci ho provato a prenderla sul serio ….

          • Leo Pistone

            E così hai dimostrato l’intercambiabilità del tuo comportamento e del tuo pensiero con quelli più ortodossi del rito berlusconide.
            Succede.

    • gianluca2

      Viva la libertà, viva le opinioni, viva le critiche, ma chiamare “sciocchino” un blogger che cerca di farci capire qualcosa è giusto?
      Non mi sembra che Dezzani abbia implorato CDC in ginocchio per farsi pubblicare, né che riceva denaro o gloria dalle sue analisi.
      “Sciocchino”, “noia” … qui siamo oltre il bon ton, pur largamente permissivo, del web.

      • Toussaint

        Riesco solo ora a risponderle. Il termine “sciocchino” l’ho usato perché come altro definire un sedicente analista che fa una previsione che, prima ancora di essere scritta, si era già rivelata sbagliata? Un corto circuito fra Unicredit e MPS poteva esserci fino a quando per quest’ultima esisteva una sia pur teorica opzione di mercato. Un volta sepolta (e non da oggi), anche a livello UE, non ne restava altra che non fosse l’intervento dello stato. Però senza debito, ovvero con ulteriori tasse o vendita di assets pubblici (le Poste? Finmeccanica?). Unicredit, invece, ha già portato in porto il suo aumento di capitale, in gran parte sottoscritto dagli attuali azionisti, quindi ancora una volta smentendo il Dezzani.

        Ma tutto questo era già sulla stampa. Ed allora, una persona che compie un’analisi così avventata, tafazziana, com’è che si definisce? Forse sciocchina?

        Sulla carenza di bon ton, adesso è lei che manca di educazione sia al sito che ai suoi lettori. C’è un moderatore particolarmente severo, nel caso non se ne fosse accorto. Potrei essere accusato di scarso bon ton se venissi a commentare sul sito di Dezzani. In questo caso ci starebbe che lei dicesse “ma se non hai stima del suo gestore, chi ti obbliga a leggere?”.

        Ma su un altro sito, cui Dezzani deve il 90% dei suoi lettori (non lo dimentichi), ritengo di poterlo criticare, motivando la mia opinione. Vuole che le ricordi anche il penultimo articolo che Dezzani ha pubblicato? Basandosi su un semplice tweet della Katz ha avuto il coraggio di presentare un’analisi su uno dei paesi più complessi e riservati al mondo, Israele. Senza prove, senza referenze, senza uno studio specifico, ma solo basandosi su una sua “intuizione”. Se lei gli crede sono affari suoi. Per me è un bluff, un personaggio che sconcerta prima ancora di irritare.

        PS: Un “like”, comunque, lei l’ha già preso. Non s’illuda, però, glie lo ha dato solo perché il suo commento è contro il mio. Adesso ho da fare, poi bisognerà rispondere anche all’amico Leo Pistone.

        • Luigi za

          Toussaint
          ….ancora una volta smentendo il Dezzani.

          Ma tutto questo era già sulla stampa. Ed allora, una persona che compie un’analisi così avventata, tafazziana, com’è che si definisce? Forse sciocchina?

          No, tetragona. Il Dezzani le cui analisi nel complesso apprezzo, ho notato che tende a rimanere attaccato alle sue convinzioni anche quando gli avvenimenti palesemente le smentiscono.
          Ma é un difetto di noi umani quindi perdonabile.

    • Truman

      Da una breve ricerca sulla stampa leggo che l’aumento di capitale di Unicredit dovrebbe cominciare lunedì 6 febbraio e durerà fino a marzo. Poi quello che auspicano dalla UE proprio non so cosa possa essere. Per me la UE è un consorzio di banche e ciò che auspica un consorzio di banche è il proprio profitto.

      • Toussaint

        Per sapere se l’aumento di capitale di Unicredit andrà in porto non è necessario aspettare domani o la fine di Marzo. Del caso se ne è parlato anche in relazione alle vicende Mediobanca/Mediaset/Generali, in cui tutta la stampa ha fatto notare sia che l’AD di Unicredit era troppo affaccendato a trovare i capitali necessari per poter svolgere un qualsiasi ruolo attivo, sia che questa ricerca, indirizzata sia all’attuale azionariato che ad altri investitori istituzionali, aveva avuto successo (senza coinvolgimento dello stato italiano, che semmai interverrà a livello di bad bank per tutto il sistema bancario italiano e senza cortocircuitare in alcun modo la vicenda MPS). Anche sulla posizione dell’UE nei riguardi di MPS se ne è tanto parlato. La posizione dei tedeschi riportata dal Dezzani è quanto meno datata. L’unica cosa cui faranno caso è che salvando MPS il bilancio statale non sfori il deficit pubblico concordato e che i soldi vengano trovati aumentando la pressione fiscale o, molto meglio, vendendo qualche asset, tipo le Poste (le pubbliche lamentele di Padoan che le condizioni del mercato non ne permettono la cessione immediata del 30%). Se dovesse esserci bail-in, questo sarà solo parziale.Tutto questo l’ho letto sulla stampa, non l’ho sognato stanotte. L’uso della fantasia la lascio volentieri al Dezzani.

        • Truman

          Intanto posto un cenno dai giornali di oggi (lunedì 6):

          Ieri è stato il primo giorno dell’aumento di capitale di Unicredit . Nell’ambito dell’offerta da 13 miliardi di euro, la più grande mai vista a Piazza Affari, le nuove azioni sono state offerte a 8,09 euro, che corrisponde a uno sconto sul Terp – prezzo teorico ex diritto – del 38%.

          http://www.milanofinanza.it/news/aumento-unicredit-avvio-in-rosso-201702061151578941

          • Toussaint

            Embè? Che le azioni sarebbero state offerte con lo sconto del 38 e rotti pc era una cosa nota da tempo. Anzi, credo (ma non sono sicurissimo) che l’indicazione facesse parte del prospetto informativo. Nessun meraviglia per la perdita del 6 e rotti pc (direi fisiologica), per le ragioni ben illustrate dall’articolo. Concentrati piuttosto sul fatto che c’è un Consorzio Bancario di Garanzia (che acquista, se necessario, l’inoptato), senza il quale l’operazione non sarebbe nemmeno partita. Testimonia, inoltre, che il piano dell’AD di Unicredit (che ha visto anche delle dolorose cessioni) è stato sostanzialmente accettato dal mercato, senza intervento dello stato. Certo le condizioni sono dure, ma in ogni caso è un’operazione di mercato che non incrocia l’operazione MPS, che potrà solo essere di tipo statale.

            Hai visto quanti contatti? Oltre 17.000, forse un record. Stanno ad indicare che l’articolo è piaciuto, oppure che i lettori hanno apprezzato lo spargimento di sangue (metaforicamente) del piccolo guru?

  • Nathan

    Sembrerebbe, hanno quasi risolto è così via…. solo il tempo ci dirà chi aveva ragione ma una cosa l’ho capita qui non ci capisce niente nessuno e sono tutti alla ricerca del classico coniglio dal cappello. Purtroppo sì sono di vestiti con i nostri soldi e Mo la festa è finita e si devono lavare i piatti e nessuno lo vuole fare….
    purtroppo immagino che alla fine non ci sarà gloria per ” io l’avevo detto ” saremo troppo impegnati a salvarci…..

  • airperri

    Tutto molto bello…Bello l’articolo ( magari non aggiornatissimo ), belli i commenti ‘tecnici’ , bello tutto.. Tornando al mondo reale: http://palermo.repubblica.it/cronaca/2017/02/04/news/troppi_stipendi_pochi_soldi_per_i_restauri_a_pezzi_i_beni_culturali_di_sicilia-157558344/?ref=HREC1-16