Vivere o morire, questo è il problema

Vivere o morire, questo è il problema

Di Alberto Conti, ComeDonChisciotte.org

Riassunto delle puntate precedenti:

La grande sfida: la logica dell’azienda privata è quella di massimizzare gli utili, anche grazie all’impiego di nuove e potenti tecnologie che aumentano le produzioni e realizzano economie di scala, facendo crescere dimensionalmente l’azienda stessa. I surplus finanziari si accumulano e si concentrano ulteriormente tramite acquisizioni e privatizzazioni, dando vita ad oligopoli di settore e generando oligarchie finanziarie, veri centri di potere onnipervasivo, anche delle istituzioni pubbliche le cui politiche vengono forzate verso strategie funzionali a consolidare il lucro privatistico, degradando la funzione pubblica fino a trasformarla in regime totalitario.

La mela più grande è la più rubata: i consumi di massa richiedono produzioni di massa, realizzabili e perfezionabili con potenti tecnologie che necessitano di grandi investimenti.

Tali concentrazioni di capitale nascono o diventano private ed elitarie coerentemente all’ideologia liberista dominante, che si radicalizza calpestando le istanze sociali e promuovendo politiche reazionarie che favoriscono l’ascesa di un’oligarchia autoreferenziale di affaristi senza scrupoli.

Con la forza del denaro così accumulato costoro acquisiscono e controllano i gangli mediatici e culturali, ridotti a settori merceologici come gli altri, tramite i quali plasmano la pubblica opinione per poter sdoganare subdolamente ogni decisione politica contrapposta agli ideali democratici originali, volti a tutelare gli interessi popolari. Una classe politica parimenti corrotta e ricattata completa e fortifica il sistema, sbandierando ipocritamente tali ideali come velo di Maya, mentre di fatto impone politiche antipopolari o peggio strategie suicidarie di massa.

A questi nefasti processi epocali corrisponde purtroppo anche un degrado cognitivo e morale di massa, nonostante l’inedita condizione favorevole di un relativo benessere materiale diffuso, per quanto eroso dalle continue rapine sistemiche. Si diffonde in questo contesto l’alienazione consumistica e una conseguente deriva nichilista.

E’ quindi chiaro che il tormentato transito evolutivo dell’umanità attraverso l’epoca della tecnologia avanzata, presenta due facce complementari, entrambe con le loro crisi che si alimentano reciprocamente: la dimensione spirituale intimistica e quella sociale politica.

Per sfuggire alla trappola ciascuno dovrebbe aprire gli occhi e confrontarsi con la propria realtà esistenziale riconoscendosi e valorizzandosi in essa, per poi riflettere i contenuti di questa sua ricerca nel prossimo suo e per estensione nei valori universali dell’intera umanità, che una volta risvegliata spiritualmente sarebbe finalmente in grado di scegliere l’azione politica coerente col superamento di questa inevitabile crisi evolutiva, liberandosi dalla trappola mortale che comporta, descritta talvolta metaforicamente come “Matrix”, dall’omonimo film di fantascienza. Non è escluso che l’attuale grave crisi economica, politica, morale, con tutte le sofferenze diffuse che comporta, serva anche da stimolo al suddetto risveglio, secondo una classica dinamica di “azione-reazione”.

La scelta a questo stadio è tra la vita e la morte, intese non tanto di se stessi individualmente, cosa che non avrebbe alcun senso visto che siamo mortali, quanto rispetto al principio universale della vita intesa sia in senso biologico di specie che in senso animico, entrambi percepibili individualmente.

Si può fare la scelta giusta semplicemente obbedendo alla propria stessa natura e/o al volere divino, a seconda delle inclinazioni e sensibilità personali.

Questa necessaria crescita umana che passa attraverso una scelta di coscienza, comporta una forte discontinuità col passato storico, fatto di violenze e prevaricazioni contro individui, classi sociali, etnie, popoli, culture, animali, ambiente, ecc. Una scia di sofferenze e di sangue che va interrotta e ripudiata con grande determinazione, rifiutando categoricamente il pregiudizio egocentrico-razzista che la alimenta a scopo di privilegio e utilizzando tutta la forza necessaria che scaturisce da ritrovate convergenze di cuore e ragione.

E’ ormai chiara e ripetutamente denunciata l’evidenza empirica del meccanismo di funzionamento di questa trappola, connaturata al percorso di transizione verso l’età della tecnologia imperante: nella dimensione sociale è la tollerata e legalizzata privatizzazione e concentrazione delle ricchezze derivanti dai consumi di massa, che tramite un’equilibrata fiscalità dovrebbero costituire patrimonio pubblico, mentre in quella individuale è l’egocentrismo edonistico che impoverisce e indebolisce lo spirito. In effetti ogni individuo è indotto dal sistema consumistico a comportarsi come fosse un bambino viziato da troppi giochi accattivanti e futili. Troppo preso dal gioco per poter crescere e alla lunga annoiato dal suo stesso agire compulsivo, questo bimbo vittima della sua immaturità finisce per ipotecare inconsapevolmente il proprio futuro. Metafora magistralmente illustrata nel capolavoro di Collodi, una bella favola a lieto fine, almeno per l’eroico protagonista che si trasforma nel corpo e nello spirito.

Azzardiamo ora un’ulteriore riflessione per cogliere da un punto di vista ancor più generale il senso paradossale di questa trappola esistenziale.

La specie homo sapiens ha probabilmente sviluppato la corteccia cerebrale per aumentare le proprie capacità cognitive, al fine di potersi adattare alle circostanze, superando le difficoltà della vita individuale e sociale in ambienti mutevoli e spesso ostili. In altre parole ha sviluppato la propria intelligenza al fine di sopravvivere quando le condizioni ambientali ne minacciavano l’esistenza, analogamente a come si sono evoluti e specializzati altri organi funzionali quali pellicce, zanne, collo, olfatto, ecc. in altre specie animali. Comunque sia è grazie all’intelligenza ed alle sue applicazioni che taluni popoli hanno potuto superare gravi minacce d’estinzione in particolari luoghi ed epoche.

Ora però la “Minaccia esistenziale” è ancora più forte che in passato, ma questa volta proviene dai frutti della nostra intelligenza, che ha consentito mirabolanti quanto pericolosi progressi tecnologici. E non abbiamo altro che quella stessa intelligenza per sfangarla anche questa volta, applicandola però a noi stessi ed ad una nostra dimensione sociale ampliata, procedendo dal meditare per meglio percepire il senso autentico di questa nostra limitata permanenza sul pianeta che generosamente ci ospita, ma non farà sconti alle nostre ripetute ed esagerate follie. Una percezione sfuggente, ma che si può coltivare, appartandosi un’attimo dalla frenesia e dal frastuono di questo mondo fasullo.

Un altro esempio fondamentale per dare corpo a queste riflessioni riguarda invece l’uso concreto di uno strumento virtuale apparentemente semplice, creato dal nulla dall’intelligenza umana: il denaro.

Non è un’invenzione particolarmente sofisticata, non certo paragonabile per complessità a quelle applicate alla fabbricazione di strumenti fisici tecnologicamente avanzati, ormai di uso corrente in vari campi. Però ha un enorme portata sociale, nel senso che il suo utilizzo di massa determina l’intera economia moderna come nessun’altra applicazione delle nuove scoperte scientifiche riesce a fare.

Tutti usiamo quotidianamente il denaro per vivere e crediamo perciò di conoscerlo bene, avendone esperienza diretta. Tuttavia i più ignorano le strumentalizzazioni possibili e poste in essere di questa realtà artificiale, mirate ad accumularne grandi quantità prelevandole dagli altri, dai loro risparmi o dal loro lavoro. La chiamano impropriamente finanza, gestita dalle banche.

Del resto è anche molto diffusa la mania spasmodica all’arricchimento finanziario personale, motivata da due proprietà fondamentali del denaro. La prima è che si tratta di un diritto cumulabile di prelievo di qualsivoglia merce o servizio offerti nel cosiddetto mercato, ormai senza più confini geografici, allo scopo di soddisfare quasi tutte le esigenza e i desideri personali, altrimenti irrealizzabili. La seconda, e molto più perversa e riservata a pochissimi, è che l’accumulo di enormi diritti di prelievo conferisce pari potenza di dominio sui più, afflitti al contrario da una carenza cronica di denaro, talvolta insufficiente anche per poter soddisfare dignitosamente i propri bisogni primari. La povertà dei più non è una calamità naturale, ma una precisa strategia voluta dai ricchi.

Quello degli scambi commerciali a base monetaria è un gioco sociale che necessita di un garante delle regole, a tutela della necessaria fiducia nello strumento denaro. Recentemente le tecnologie informatiche hanno reso possibile lo sviluppo di criptovalute apparentemente indipendenti da un qualsivoglia gestore, ma la realtà è ben diversa, ed è quella di un monopolio bancario globale composto da oligopoli valutari interdipendenti, il tutto gestito dall’elite dei privatizzatori apolidi sotto le mentite spoglie dell’autorità pubblica presente in varia forma in tutti gli Stati del pianeta. Mentite spoglie consentite dal fatto, come già detto, che l’elite dei padroni universali è riuscita a infiltrare, con propri emissari che ne condividono gli interessi venali, sia le istituzioni pubbliche che i vari settori economici in gran parte già privatizzati, o residualmente a capitale pubblico o misto, conquistando le une e gli altri sinergicamente, tramite la forza corruttiva del denaro prodotto e accumulato in misura potenzialmente illimitata. Questo è per gli oligarchi un comportamento obbligato, perché la natura sociale del denaro non può prescindere dalla funzione pubblica che ne garantisce la legalità ed un suo utilizzo universale e possibilmente stabilizzato (tramite fiscalità), così come non prescinde da un’economia reale per le cui dinamiche è ancora indispensabile.

L’idea stessa di un’anarchia monetaria felice fondata sulle criptovalute appare inconsistente anche ad un’analisi sociologica e politica minimale, relegando perciò il futuro di questo tipo di moneta a realtà di nicchia, ininfluenti sui destini generali del mondo, o peggio ancora a realtà gestite e inglobate dall’attuale piovra bancaria globale.

Abbiamo anche già visto come le logiche di mercato, legittime e illegittime, legali e fraudolente, favoriscano sempre la concentrazione di ricchezza, che in un’economia a base monetaria si traduce in concentrazioni finanziarie in un vertice elitario separato dalla base stratificata per classi di reddito, il tutto ben simboleggiato nella piramide d’ispirazione massonica raffigurata nella banconota americana da 1 dollaro.

L’unico contrasto possibile a questa distopia sociale poggia sull’autorità pubblica regolatrice, la cui corruzione e dissoluzione appare perciò disperante per una legittima aspirazione alla giustizia sociale universale, ove l’amore prevalga sul privilegio. Tuttavia l’autorità pubblica rimane comunque indispensabile, ineliminabile, e la sua presenza garantita giustifica parimenti la fondata speranza di poterla recuperare alle sue funzioni popolari più oneste e rappresentative. In questo gioco di ruoli siamo tutti coinvolti nella nostra tormentata e rischiosa esperienza evolutiva, da una posizione che non può essere passiva e rassegnata, nonostante la schiacciante disparità di forze che ci sentiamo mordere addosso. Perciò la scelta, tra la pienezza della vita ed una morte nullificante, è una scelta libera ma obbligata allo stesso tempo, anche contro ogni apparente evidenza contraria. Ognuno di noi ha una sua capacità di lottare, così come di abbandonarsi, ma avremo sempre la speranza di poter dire un giorno che la vita è bella, impermanente o eterna che sia, e lo potrà essere ancora, e ancora, e di più, nonostante tutto e tutti.

A tutti questi enormi problemi globali ogni Popolo reagisce a modo suo e in varia forma, a seconda delle sue condizioni. La nostra povera Patria vede sovrapporsi a queste problematiche generali un suo vulnus particolarmente acuto, una limitazione nascosta e strisciante, ma di fatto assai severa e ineludibile, della propria indipendenza e sovranità, ancor più che in altri Paesi europei. Situazione che perdura da diverse generazioni ed esplode ora in aperta e lacerante contraddizione tra interessi nazionali ed interessi del blocco atlantico di appartenenza, il cui centro di potere si trova ora in palese difficoltà nel tentativo disperato di conservare la tradizionale egemonia unipolare post guerre mondiali, con tutto ciò che comporta la paventata perdita dei relativi privilegi illegittimi. Ma questa è un’altra storia, nella storia.

Di Alberto Conti, ComeDonChisciotte.org

03/11/2022

Alberto Conti. Laureato in Fisica all’Università Statale di Milano, docente matematica e fisica, sviluppatore software gestionale, istruttore SAP, libero pensatore, collaboratore di Giulietto Chiesa, padre di famiglia, appassionato di filosofia, psicologia, economia politica, montagna, fotografia, fai da te creativo, sempre col gusto alla risoluzione dei problemi.

Commenti (92)

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    1. Teopratico 7 novembre 2022

      Semplice, sensibile ed elegante, sempre chirurgico nell'individuare i vulnera di questo nostro sistema, fa sempre piacere leggerti, se esistesse una crocetta da mettere sopra il tuo nome la calcherei tanto da annullare la scheda... (Scopro solo ora il significato di vulnus: taglio, ferita, lesione, incisione, solco, squarcio, fig. colpo, offesa, danno, umiliazione. Sventura, calamità, perdita in battaglia. Dolore, angoscia, passione, ferita d'amore, (poetico) freccia, lancia,dardo.)

    2. Teopratico 7 novembre 2022

      E solo ora mi accorgo dell'etimologia di "vulnerabile".

    1. sbregaverse 7 novembre 2022

      La morte e la vita rimangono uguali.
      Gucci piccini.

    1. absitiniuriaverbis 7 novembre 2022

      La sfida dell'umanità non è tra 'vivere o morire' ma 'vivere sapendo che l'unica certezza è morire'.

      Questo non toglie nulla alle considerazioni espresse nell'articolo ma sposta il punto di vista.

      Vivere sapendo consapevolmente di dover morire ci mette davanti a una scelta fondamentale. Continuare a tirare avanti come se fossimo immortali, sprecando il tempo in chiacchiere, facendo cose inutili, basando la nostra felicità su oggetti che non ci apparterranno mai del tutto, oppure prendere in mano la vita e decidere ogni mattina dove orientare il timone.
      La morte è l’unica certezza, tutto il resto è possibilità. Siamo artefici del nostro quotidiano, ogni giorno siamo chiamati a dare un senso a ciò che facciamo, a prenderci cura delle nostre possibili vie da percorrere.

      Questa è la nostra grandezza, la scelta che facciamo ogni volta che iniziamo le nostre giornate. Tutte.

    2. sbregaverse 7 novembre 2022

      E se non avessimo scelta di scegliere ¿?

    3. AlbertoConti 7 novembre 2022

      Assolutamente d'accordo. Infatti il titolo dell'articolo fa riferimento alla differenza tra vivere da vivi o vivere da morti, in senso metaforico. Per vivere da vivi bisogna anche avere sempre coscienza della propria mortalità, che ti può cogliere in qualsiasi momento ma che fortunatamente non possiamo prevedere in modo certo. Questo porta a rimuovere il pensiero dalla vita quotidiana, il che va benissimo e da serenità, mentre però il destino mortale rimane e cambia il senso delle cose, rendendoci umani, nell'accezione buona del termine. Gli zombi invece sono una creazione della fantasia che rende l'idea della condizione opposta, da considerare patologica. Questa è stata, e lo è ancora per molti, la vera pandemia da covid-19, frutto del terrorismo da parte del sistema che si è così rivelato per come è di fatto, cioe completamente marcio, da rifare da zero, a partire dalle radici ideologiche su cui si fonda.

    4. absitiniuriaverbis 7 novembre 2022

      Ci sono teorie che indicano come possibile che ci sia una parte inconscia ed anche possibilmente fuori dal corpo che scelga e decida e che comunichi il tutto con un pizzico di ritardo (mezzo secondo dicono) alla parte conscia.
      Questo darebbe l'impressione della scelta autonoma o libera che dir si voglia.
      Un po' come quando si affida la scelta al lancio della moneta in aria: nel momento in cui cade sai esattamente cosa vuoi. La moneta fa solo da catalizzatore.
      Non ti so rispondere meglio di così.
      Di certo non siamo i nostri pensieri nel senso che posso sempre scegliere, almeno scegliere, cosa prendere e cosa lasciare. Che il prendere o lasciare dipenda da noi o meno, non lo so.
      Tu che dici?

    5. gianB 7 novembre 2022

      Non mi ricordo chi lo disse, ma mi é sempre piaciuta molto: Un'individuo completamente libero (da ogni forma di condizionamento- n.d.r.) morirebbe di fame nel dover scegliere tra due piatti di pasta in fronte a lui.

    6. absitiniuriaverbis 7 novembre 2022

      Interessante considerazione. Vedo di farmi un idea dei presupposti.

    1. JHON 6 novembre 2022

      In un passaggio Alberto Conti dice che le risposte a tutto, ognuno può trovarle in se stesso, nel proprio agire, di conseguenza nel proprio vivere. Dunque, L' Amore, l'odio convivono con noi, possiamo nello stesso tempo accarezzare o colpire. La nostra parte Immortale e la nostra coscienza sono i nostri giudici e maestri. Recenti casi di cronaca nera, dimostrano oramai di fatto, che la psiche umana non è più collegata a queste due essenziali guide.

    2. AlbertoConti 6 novembre 2022

      Fortunatamente i casi di cronaca nera sono ancora del tutto eccezionali rispetto ai numeri dell'intera popolazione, anche se fossero in aumento. Perciò son ottimista sulla tenuta della psiche umana, anche se sotto attacco come non mai.
      Quanto ai nostri molteplici e contrastanti contenuti è proprio così, basti pensare alle nostre origini biologiche evolutive (senza voler entrare nella polemica tra darwinisti e non). Il ruolo della coscienza, molto complesso nel suo funzionamento (sarà per questo che abbiamo in zucca quel po po di neuroni?), è anche quello, come giustamente dici, di essere giudici e maestri di noi stessi, per evolvere nello spirito e nei comportamenti al di là degli istinti, che non bastano più a una specie così avanzata da essere pericolosa per se stessa e per il mondo che la circonda. Tant'è che gli istinti, come anche i sensi, si sono parecchio atrofizzati in noi.

    1. Martin 6 novembre 2022

      Il sistema capitalistico e' l'unico che ha creato ricchezza esponenziale. Tutti gli altri sistemi hanno fallito miseramente.

      Piuttosto bisognerebbe chiedersi: quanti oggi in Italia ed in Europa creano ricchezza? Quanti invece sono a tutti gli effetti dei nullafacenti che consumano e basta ricchezza prodotta da altri?
      Dall'inizio dell'anno abbiamo fatto entrare altri 85.000 "disperati".
      Saranno tutti mantenuti da chi lavora, non da chi sta a casa a farsi le canne.

      La generazione dei miei genitori, nata negli anni 30, oltre ad aver vissuto la WW2 da bambini, era giovane negli anni 50. C'era ancora la fame, e o si lavorava o si studiava. Tutto, dico tutto, costava come un lusso (un film, un libro, un 33 giri, un viaggio, etc) e se non avevi soldi, niente. A letto dopo Carosello.

      Altro che stare a casa a farsi le canne, scaricare films e musica, parlare con il telefonino e.............. lamentarsi del "sistema".

      Sono felicissimo di essere nato negli anni 60 e non invidio per nulla i giovani di oggi. Non ci sara' piu' traccia di una comunita' nazionale, e saremo governati sempre di piu' da burocrati eletti da nessuno, perche' i Governi eletti dal popolo avranno sempre meno poteri.

      Il 70% delle questioni importanti viene oggi deciso da burocrati eletti da nessuno a Bruxelles. Su quasi tutte le questioni fondamentali, i Governi nazionali hanno le mani legate all'origine.

      Noi qui a grattarci la pancia sul sistema migliore, mentre loro ci governano, integralmente finanziati da noi.

    2. ric 6 novembre 2022

      sarebbe bello risonderti,,ma dovresti prima darci una definizione di RICCHEZZA:..

    1. Bertozzi 6 novembre 2022

      "E’ sullo sfondo di questa squallida scena che un fenomeno è apparso: l’esistenzialista americano – lo hipster, l’uomo che sa che se la nostra condizione collettiva è convivere con la morte istantanea in una guerra atomica, una morte relativamente veloce da parte dello Stato come univers concentrationnaire, o con una morte lenta per conformismo con il soffocamento di ogni istinto creativo e ribelle (con quale danno per la mente e il cuore e il fegato e i nervi nessuna research foundation sul cancro scoprirà tanto presto), se il destino dell’uomo del ventesimo secolo è convivere con la morte dall’adolescenza a una prematura senescenza, ecco che allora la sola risposta vitale è accettare i termini della morte, vivere con la morte come pericolo immediato, divorziare dalla società, esistere senza radici, iniziare un viaggio negli inesplorati imperativi ribelli del sé. In breve, che la vita sia criminale oppure no, la decisione è di incoraggiare lo psicopatico in noi, esplorare quelle regioni di esperienza dove la sicurezza è noia e quindi malattia, esistere nel presente, in quell’enorme presente che è senza passato o futuro, senza memoria o mete da raggiungere, la vita in cui un uomo deve procedere finché non è sconfitto, in cui deve giocarsi le sue energie attraverso tutte quelle piccole o grandi crisi di coraggio e situazioni impreviste che sconvolgono la giornata, in cui deve essere attivo e pronto o condannato a perdere colpi."

      Norman Mailer scriveva queste cose nel 1957 (in un saggio chiamato Il negro bianco, di estrema attualità, e infatti mai lo sentirete citare). In mezzo c'è stata la generazione della sicurezza, della noia, del benessere, delle radici, della mancanza di coraggio e di energie, del matrimonio con la società e del crimine diffuso di casa in casa.

      " Ma la presenza dello Hip come filosofia attiva nei sotto-mondi della vita americana è probabilmente dovuta al jazz, al suo tagliente ingresso nella cultura, alla sua sottile ma così penetrante influenza su una generazione avant-garde – quella generazione postbellica di avventurieri che (alcuni consciamente, alcuni per osmosi) avevano assimilato la lezione di disincanto e disgusto degli anni venti, della grande depressione, della guerra. Condividendo una sfiducia collettiva nelle parole di uomini che avevano troppo denaro e controllavano troppe cose, essi avevano una sfiducia altrettanto potente nelle idee socialmente monolitiche del matrimonio, della solidità famigliare, della vita sessuale rispettabile."

      Di destra e sinistra, della rappresentanza politica, e di molte altre cose, aggiungo io.

    2. Eugiorso 6 novembre 2022

      Negli anni cinquanta c'erano la beat generation e c'erano i beatniks, che mi pare conservassero ancora qualche speranza, riposta nell'esercizio della libertà individuale ...

      Sicuramente sbagliavano, ma erano un po' meno inerti e plagiabili delle giovani generazioni di oggi, che al più - se non sono completamente prigioniere della "realtà virtuale" - seguono i falsi movimenti creati dal sistema, diventando, ad esempio, "ecologisti" gretini di greta, "verdi", "pacifisti" o meglio pacifinti che comunque sostengono l'ukraina nazista, o ancora altre simili corbellerie degradanti, come la "cancel culture" e le deviazioni sessuali propagandate dal sistema.

      Cari saluti

    1. indipendente 6 novembre 2022

      Se cadi nel fiume con un pippone così in testa, anneghi pure se sei Mark Spritz, per chi se lo ricorda;-)

    2. Fedeledellacroce 6 novembre 2022

      Hai confuso un famoso nuotatore ed un famoso aperitivo.
      Freud ne avrebbe di cose da dirti......
      Mark Spitz me lo ricordo

    3. AlbertoConti 6 novembre 2022

      Divertente! Forse intendeva il famoso nuotatore che cade nel fiume perchè sbronzo tradito .... e col pippone al posto del berretto.
      Un po' di humor non guasta mai.

    4. indipendente 6 novembre 2022

      :-)))

    5. sbregaverse 7 novembre 2022

      Freud Bongusto, Buscaglione o il cavernicolo ¿ ?

    6. Fedeledellacroce 8 novembre 2022

      Quello che pippava.
      Sigmund

    7. sbregaverse 8 novembre 2022

      NON cognosco mai coverto.

    1. ric 6 novembre 2022

      la logica della " azienda privata " e' quanto di piu' assurdo possa esistere . Solo uno stato o una comunita' di individui hanno il diritto ed il dovere di stabilire quali siano le necessita' da produrre per il popolo .

    1. Eugiorso 6 novembre 2022

      Mi sembra che il degrado cognitivo e morale, al quale si fa cenno nell'articolo, sia "condito" e facilitato da una progressiva discesa del QI che procede da alcune generazioni ...

      Secondo alcuni test fatti all'uopo, risulta che problemi d'esame di (analisi) matematica per l'esame di maturità nei licei d'inzio secolo, oggi sono (molto) difficilmente risolvibili dai maturandi ...

      Credo che la progressiva discesa del QI, che forse si è accentuata con le ultime due generazioni, sia un effetto del cibo spazzatura diffuso a livello di massa, forse dell'assunzione di droghe e farmaci sempre più frequente e, in generale, della manipolazione (non solo) antropologica e culturale in corso da alcuni decenni.

      Cari saluti

    2. Bertozzi 6 novembre 2022

      No, è stata la TV, e il bengodi, che per alcuni, la parte maggioritaria qui in Italia, ancora vige.

    3. Fedeledellacroce 6 novembre 2022

      Gli esami di maturitá degli anni 80 erano tosti, almeno per me.
      Ora i giovani avrebbero un QI basso perché non sanno risolvere quegli scassa-cervelli di problemi all'esame di matematica?
      Vorrei farti notare che oggi in cabina di comando, in UE e ovunque, ci sono quei "bravi ragazzi dal QI alto" degli anni 70-80-90.
      E la colpa secondo te sarebbe dei giovani di oggi? Che non ti fai problemi a definire poco intelligenti?
      Scusa la domanda, ma tu quanti anni hai?
      Apprezzo molti dei tuoi commenti, ma qui mi sembri salito in cattedra solamente per criticare e scaricare la colpa sui giovani.

    4. Eugiorso 6 novembre 2022

      Scusate, scrivendo "nei licei d'inizio secolo" intendevo il novecento ...

    5. Eugiorso 6 novembre 2022

      Intendevo scrivere l'inizio del neovecento, non di questo secolo, perché la discesa del QI è misurata su tempi (diciamo pure ormai) storici.

      Non intendevo prendermela, in tal caso, con la generazione NEET o né-né e io sono un ultra sessantenne.

      Già ai miei tempi ho scoperto che gli studenti della generazione precedente erano mediamente un pelo più dotati intellettualmente di quelli della mia.

      Cari saluti

    6. Rnamessaggero 6 novembre 2022

      Il QI che ha portato alla prima guerra mondiale, conseguenza alla seconda e il QI attuale che cerca di evitare la terza.

    7. Martin 6 novembre 2022

      Secondo approfondite analisi, il QI occidentale ha raggiunto il massimo a fine 1800, poi e' costantemente sceso, perche' non esiste piu' la selezione dei migliori

    8. Fedeledellacroce 6 novembre 2022

      Capisco il tuo messaggio.
      Vorrei solamente soffermare l'attenzione sul fatto che "un intelletto superiore" non é sinonimo di buono.
      Secondo te un intelletto superiore é meglio di un intelletto inferiore.
      Secondo me invece, il meglio é nemico del bene.
      Con tutta la stima e l'affetto che ho per te

    9. Eugiorso 6 novembre 2022

      Comunque sia, con un "intelletto superiore" si riesce ad analizzare meglio la realtà sociale e politica in cui si vive, con uno sguardo dall'alto ...

      Cari saluti

    10. dom 6 novembre 2022

      beh secondo me non sono abbastanza approfondite le analisi, 'sta mania della selezione della specie poi, e anche se fosse ci sono state 2 guerre mondiali a selezionare abbestia, penso sia un problema culturale più che organico, e se fosse anche fisico è dovuto alla mondezza che ci spruzzano in testa dagli aerei e quella recentemente inoculata, il crollo del qi viene dal benessere diffuso, e scommetto che il qi stia aumentando di nuovo causa malessere... unico effetto avverso per quelli di davos,

    11. Primadellesabbie 7 novembre 2022

      La presenza di giovani generazioni di minus consente ai più malintenzionati di quelle precedenti di prevalere su quelli più ben disposti, strumentalizzando la pochezza dei primi.

      (Prova a pensare in questi termini!)

    12. Luca VFR 7 novembre 2022

      Sicuramente come diceva il buon Lamarck l'uso sviluppa l'organo il disuso l'atrofizza. E, sebbene non sia un muscolo, il cervello ha bisogno di essere continuamente stimolato. Ma non dalle fregnacce audio/video attuali che più che stimolare addormentano. Basta solo fare un confronto tra i film dell'epoca d'oro di Hollywood e quelli attuali. Quelli attuali, nella stragrande maggioranza dei casi, sono semplicemente inguardabili: sceneggiature che fan ridere, per non dire pietà, spesso senza capo né coda, insomma "cose", non film, adatti a dei decerebrati.

    13. absitiniuriaverbis 8 novembre 2022

      Il tuo 'il meglio è il nemico del bene' mi ricorda una chiacchierata con qualche frizione con un pugno di amici giapponesi a Kyoto.

      Sera, dopolavoro, a bere tè.
      Il succo della divergenza sul come intenderla era il seguente:
      - è meglio fare bene piuttosto che fare nulla in attesa di concepire il meglio.
      Questo, in altre parole, è il concetto dietro al miglioramento continuo. Un passo alla volta nella direzione voluta.
      - Se il nostro desiderio è fare il meglio possibile, il massimo, perché non conosciamo altro modo, è certamente giusto agire in questa direzione, ma se non manteniamo il focus sul vero obiettivo, che non è confermare quanto siamo bravi a fare qualcosa, ma ottenere qualcosa, rischiamo di perdere tutto.
      Ovvero, spesso le aspettative personali prevalgono sull’obiettivo concreto, quindi siamo coinvolti emotivamente e nell’inseguire i nostri risultati, rischiamo di non raggiungere quanto ci eravamo prefissi

    14. Fedeledellacroce 8 novembre 2022

      Si.
      A livello intellettuale, superiore al mio, é cosí :-D
      Soprattutto per un orientale.
      A me invece lo diceva il Gianni, pirata d'altri tempi, cieco da un occhio, contrabbandiere esperto e mio mentore.
      Ma il suo "il meglio é nemico del bene", era piuttosto applicabile alla vita ed al lavoro di tutti i giorni, dalla pulizia della sentina alla regolazione delle vele; dall'approccio con una bella ragazza alla realizzazione di una scultura.
      Ovvero, quando lavori, quando sei all'opera, non ti dannare per fare "meglio", perché rischi di rovinare tutto.....
      Trovo questa massima applicabile a tutto il mio universo.
      Ed ottimo cammino per una vita piú snella, agile......

    1. A.P. 6 novembre 2022

      Vincenzo, la natura non fa errori. Siamo noi che discriminiamo il giusto e lo sbagliato, il bello è il brutto, etc. Altrimenti non sarebbe nata la filosofia e nemmeno saremmo qui in un blog a dire parole e parole. Noi facciamo parte della natura, ma siamo gli unici esseri che apparentemente ci facciamo domande sulle cause delle cose. Spesso abbiamo risposte corrette, più spesso ci sbagliamo. I buddhisti inventarono la meditazione come grimaldello per ottenere le risposte giuste attraverso il silenzio, noi in occidente attraverso il logos cioè il ragionamento. Grandi passi hanno fatto loro, grandi passi abbiamo fatto noi, ma la strada è forse appena cominciata. Quello che conta è in ogni caso non smettere di camminare. Lo smettere di camminare è la morte.

    2. ric 6 novembre 2022

      veramente la natura e' il peggiore di tutti i mali. Non osservarla dall' alto. non fermarti di fronte ad un immagine,
      La natura e' violenza , cattiveria , sopraffazione , dolore e morte. Entra nel vivo della esistenza sia animale che vegetale.
      Vedrai solo violenza per esistere.

    3. gianB 6 novembre 2022

      Al che verrebbe da chiedersi: ma é naturale farsi le domande sulla causa delle cose?

    4. gianB 6 novembre 2022

      Se la risposta alla mia è no allora significa che non siamo poi così naturali.

    5. Fedeledellacroce 6 novembre 2022

      No, per me non é cosí.
      Io vedo la natura come un'esplosione di intelligenza.
      E se guardi bene, per esistere, funziona molto, molto meglio la simbiosi e la cooperazione piuttosto che la "cattiveria" o la "violenza".
      Ma sono semplici punti di vista, che probabilmente rispecchiano il tipo di vita che abbiamo scelto.

    6. A.P. 6 novembre 2022

      Se abbiamo perso le guide significa che prima le guide le avevamo, quindi significa che non eravamo e non siamo stupidi. intendevo il camminare non per andare verso il baratro ma nella ricerca del vero, perché è l'unica cosa che possiamo fare nella nostra finitudine.

    7. Rnamessaggero 6 novembre 2022

      Infatti, più naturale della NATO che avanza ad est non c'è niente, e lo fa solo per sfamare i piccoli leoncini a casa. Tutto molto naturale, più naturale di così si muore.

    8. Rnamessaggero 6 novembre 2022

      Facciamo gli animali, dovresti essere contento.

    9. Rnamessaggero 6 novembre 2022

      La stessa cosa la dice la iena sui licaoni.

    10. Rnamessaggero 6 novembre 2022

      La stessa fine che fanno i predatori quando esauriscono le prede o fanno la fine della preda perché alcune prede hanno le corna. Chiamali come vuoi, a me sembrano ragionare con tutti i limiti del mondo animale.

    11. Rnamessaggero 6 novembre 2022

      Questa tua domanda ci differenzia, se la facessero tutti sarebbe un buon inizio.

    12. Rnamessaggero 6 novembre 2022

      Istintivamente, con la scarsità di prede, le nascite diminuiscono ma non sempre basta.

    13. Rnamessaggero 6 novembre 2022

      Giusta osservazione, questa mania ominide di imitare i leoni che sterminano i leoncini di altri padri per essere gli unici che propagano i propri geni, non è il massimo, sembra razzismo naturale. Siamo gli unici che vivono in assembramenti di milioni e milioni in aree estremamente ristrette, cosa ti aspetti che in contesti di questo tipo si coltivi e regni l' armonia ?

    14. Rnamessaggero 6 novembre 2022

      Tutto naturale, lo vedi anche tu. Mi piace il discorso di Alberto Conti, è difficile da assimilare, apre verso qualcosa di più spirituale che materiale.
      È come se dicesse, ok branco di paurosi assembrati, adesso che uno sopra all' altro vi state facendo coraggio, provate ad essere anime con un pizzico di interiorità in più.

    15. Fedeledellacroce 6 novembre 2022

      E le formiche dove le metti?
      E le termiti?
      Societá avanzate di milioni di anni rispetto alla nostra.
      Infatti non temono la "fine apocalittica del mondo". Se ne fottono.
      Quale é la piú "intelligente?
      Se la nostra specie si sente superiore, perché allora soffre, guarda te, proprio a causa di quell'intelletto che tanto lo distingue tra il regno animale?

    16. Rnamessaggero 6 novembre 2022

      Rileggi il post sopra quello più in alto, materialista pervicace e cerca di dare fondo all' anima. Al momento abbiamo più che altro fenomeni di intelletto al servizio dell' istinto, le formiche hanno solo istinto.

    17. Fedeledellacroce 6 novembre 2022

      Che le formiche abbiano solo "istinto" lo dici tu.
      Potrei dirti allora che l'uomo ha solo l'intelletto.....
      Non per far polemica, ma giusto cosí, per esprimere l'istinto che mi spinge a pensare...

    18. Rnamessaggero 6 novembre 2022

      Se hai pensato che le formiche hanno anche intelletto e mi fai la formica che pensa di farmi una domanda per vedere cosa ti risponde il mio istinto, sei un grande.
      Discorsi del genere tra le termiti non li trovi ti basta ?
      L' amore può manifestarsi anche solo grazie all' istinto ? Assolutamente si.
      L' animale pensa ? A pancia piena ad esempio pensa che non gli occorre sbattersi per riempirla, tranne lo scoiattolo che pensa di fare scorte per non dover pensare poi di procurarsi cibo.
      Vedi anima in tutto questo, no ? Cercala come una formica, è dentro ti te, no la formica, l' anima.
      Spero di averti divertito, ridere fa bene all' anima che si trova poco dopo la gioia di vivere.

    19. Fedeledellacroce 6 novembre 2022

      Non esserne cosí ciecamente sicuro....

    20. ric 6 novembre 2022

      Il mio ragionamento era oltre a questa tua precisazione..Ma se proprio vuoi saperlo se sia cattivo il leone, chiedilo alla gazzella . E' l'unica
      che saprebbe darti un parere veritiero.

    21. ric 6 novembre 2022

      si ma e' sempre tardi quando avverrà.-

    22. ric 6 novembre 2022

      dove l' hai letta questa?

    23. ric 6 novembre 2022

      nessuno e' nato per uno specifico scopo-
      sono le esigenze che diversificano le abitudini alimentari e comportamentali-

    24. ric 6 novembre 2022

      che siano punti di vista e' vero.

    25. ric 6 novembre 2022

      Secondo me sarebbe un buon inizio per capire il mondo.
      per esempio : interroghiamoci sulle cause della prima guerra mondiale. Se l' avessimo fatto non sarebbe mai scoppiata la seconda e a breve la terza.

    26. ric 6 novembre 2022

      vero..ma siamo molto peggio.

    27. ric 6 novembre 2022

      cerca di capire tutti gli esseri viventi. :Che le scimmiette debbano essere preda e cibo per il leone e' un dato di fatto sotto gli occhi di tutti. Ma che una esplosione di intelligenza scaturisca dalla morte e sofferenze altrui , che la legge del piu' forte sia la migliore in assoluto , che il sangue e le siano grida delle vittime siano una simbiosi e cooperazione per far vivere il piu' forte, non mi risulta essere un progetto degno di ammirazione-
      questa e' la PURA verita' . poi la si accetta , la indoriamo con canti e poesie per non entrave nei dettagli . Ma e' la VERITA '!!.

    28. ric 6 novembre 2022

      la nostra stupidita' !!

    29. gianB 6 novembre 2022

      Questa é logica e non naturalitá.

    30. sbregaverse 7 novembre 2022

      La VERITÀ TI FA MALE LO SAI ¿?

    31. sbregaverse 7 novembre 2022

      Eh no mio caro io nacqui per lo scopo dello scopo.

    32. sbregaverse 7 novembre 2022

      Tutte conseguenze dell' AMORE.

    33. Primadellesabbie 7 novembre 2022

      "Al che verrebbe da chiedersi: ma é naturale farsi le domande sulla causa delle cose?"

      Si.

      Non lo è darsi le risposte con la maturità del momento anziché tenerle sospese, anche per tutta la vita.

    34. ric 7 novembre 2022

      vorai dire : per la scop-ata !

    35. Fedeledellacroce 7 novembre 2022

      Sono d'accordo.
      Ma piú che farsi coraggio, il branco di paurosi se la stá facendo sotto.
      Sono abituati a cercare le soluzioni fuori, aspettano qualcuno o qualcosa che risolva la situazione.
      Non sanno che esiste anche un dentro. O lo hanno dimenticato.

    36. gianB 7 novembre 2022

      Qui la cosa diventa ancora piú intrigante.
      E perché mai la Natura avrebbe avuto la necessitá di far si che una specie particolare di questo pianeta si ponesse delle domande sulle cause delle cose senza peraltro avere il bisogno di darsi delle risposte, al fine di risolvere dei problemi spacifici ad esempio.
      In altre parole perché avrebbe avuto la necessitá di creare la filosofia.
      Non avrebbe potuto, la suddetta specie, vivere, mangiare e procreare (aspetti spefificatamente naturali) lo stesso senza problemi?

    37. Primadellesabbie 8 novembre 2022

      Sai, di tutta evidenza non è andata così.

      Ora, o la natura ha esagerato, o questa necessità era tale, le ragioni ci sfuggono.

      Nel mezzo ci stanno gli Dei e le loro vicende.

    38. gianB 8 novembre 2022

      Vedi, tu hai posto già una alternativa (gli dei) alla naturalità dell'uomo. Questo era proprio il mio intento iniziale nella mia risposta a AP e indirettamente a Vincenzo nella loro certezza di un'essenza naturale ancora esistente in esso. Poi, certezze non ne abbiamo ancora, ma certo indizi importanti si.

    39. ric 9 novembre 2022

      ottima consolazione. | Ma basterebbe decimare gli yankees , ovvero metterli al muro e ogni 10 ne salviamo uno per seppellire gli altri .

    1. gianB 6 novembre 2022

      In realtà a ben guardare l'uomo si trova in buona compagnia nel mondo animale con quelli che definiamo come specie addomesticate, soprattutto quelli che vivono in greggi, capre, pecore, bovini ... Anche queste specie non hanno una integrazione naturale, perlomeno non completa.
      (Vuoi mai che ci sia una logica in questa accomunanza?)

    1. Rnamessaggero 6 novembre 2022

      Perciò la scelta, tra la pienezza della vita ed una morte nullificante, è una scelta libera ma obbligata allo stesso tempo, anche contro ogni apparente evidenza contraria.

      Non ho trovato niente da contestare, estrapolo un passaggio per dire grazie.

    2. AlbertoConti 6 novembre 2022

      Grazie a te. Essere compresi è già un grandissimo regalo.

    3. uparishutrachoal 6 novembre 2022

      Solo quando non saremo compresi da nessuno, sarà completa disfatta o letizia..perché saremo pronti a cercare la comprensione della Verità..e se non c'è..so' cazzi, quelli veri.
      Ma se c'è..non esiste compagnia migliore..tenera come una madre amorevole.

    1. JA 6 novembre 2022

      O vivere la morte per morire la vita: questo è il problema dei covidioti multivaccinati. :-D

    2. AlbertoConti 6 novembre 2022

      Giusta riflessione, mi ricorda un verso della canzone di De Andrè sui poveri drogati disperati:

      "E soprattutto chi
      E perché mi ha messo al mondo
      Dove vivo la mia morte
      Con un anticipo tremendo?"

    3. JA 6 novembre 2022

      Peccato che De Andrè, come il giudeo Dylan, son quei cantanti che (detto con un altro proverbio) mi fan venire il latte alle ginocchia. :(

    4. sbregaverse 7 novembre 2022

      Il trucco sta nel morire prima di morire.

    1. Cleon XIII 6 novembre 2022

      Riflessioni interessanti. Vorrei aggiungere due cosette:

      1) il sistema delle "revolving doors" attraverso il quale la finanza esercita un meticoloso controllo sulla politica, spostando fra pubblico e privato e viceversa i suoi agenti. Draghi e Monti sono solo gli esempi più clamorosi.

      2) la doppia faccia delle criptovalute: asset speculativi o mezzi di pagamento? Mi sembra evidente il primo aspetto ha preso decisamente il sopravvento.

    2. Fedeledellacroce 6 novembre 2022

      Le criptovalute secondo me sono come la marijuana.
      Nel senso che il popolo ha giá deciso di usarle, in quanto liberalizzazione degli spostamenti dei "PROPRI" denari, punto.
      E come per la marijuana, arrivano puntuali i divieti, i limiti, le speculazioni etc....
      Ma di base, il popolo ha giá deciso.
      Per popolo intendo chi ha ancora la possibilitá e la capacitá di pensare, ma soprattutto, di agire.

    1. fuffolo 6 novembre 2022

      Siamo schiavi, il denaro le nostre catene.

    2. Fedeledellacroce 6 novembre 2022

      Catene invisibili.
      Schiavi in automobile e col cellulare....
      Dimentichiamo spesso che noi siamo parte dell'occidente ricco.
      Schiavi si nasce. Liberi si diventa....

    3. Fedeledellacroce 6 novembre 2022

      Appunto.
      Ció che qualcuno chiama catene.......

    4. Rnamessaggero 6 novembre 2022

      Il grande reset infatti propaganda il non avrai nulla e sarai felice. Come il leone che dice alla gazzella di lasciarsi mangiare così non avrà più problemi di fame, gioca sui doppi sensi il predatore. Abbiamo combattuto la miseria la morte per appendicite e mal di gola, l' indotto poi si è allargato, non è tutto da buttare via, basterebbe riorganizzare ma siamo ad un punto nodale, occorre un minimo di interiorità in più, l' anima è gratis, basta fermare un po' il cervello per sentirla.

    5. sbregaverse 7 novembre 2022

      Si nasce innocenti.

    6. Luca VFR 7 novembre 2022

      Ma lo si rimane per pochissimo tempo.

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