Università, nel giorno del Green Pass spopola l’appello dei Prof: “E’ il lasciapassare della discriminazione”

Abbiamo ricevuto decine di lettere e di adesioni all’appello levatosi dall’Accademia.

Unire le forze per gridare più forte e provare a sollevare le coscienze, questo il primo passo.”  Così  la nostra premessa alla pubblicazione del 27.08 us..

In questi ultimi giorni, ci hanno scritto in moltissimi. Per esempio, M.S.:

“Negli animi di chi ha ricevuto in eredità, dal coraggioso passato, l’amore per la vita umana, nel rispetto di  tutti i suoi valori di principio, la becera e violenta costrizione provocherà ribellione d’intenti. La speranza è che la ragione prevalga e ritorni a confrontarsi nella ricerca di una benefica e concertata soluzione collettiva”

Ribadisce G.O.:

No a qualunque forma di discriminazione, la Costituzione sancisce il diritto allo studio e al lavoro

Riportiamo, in ordine di ricezione, l’intera platea dei sottoscrittori provenienti dai più svariati ambienti: università, scuola, pubblica amministrazione, musica e spettacolo. Non solo: moltissimi cittadini preoccupati dagli eventi in corso, ma allo stesso tempo disposti all’impegno.

Promotori

Guido Cappelli (docente universitario) Giuseppe Germano (docente universitario) Antonietta Iacono (docente universitario)

Firmatari

Salvatore D’Acunto (docente universitario), Marina de Chiara (docente universitaria), Giovanni De Vita (docente, ricercatore), Marco Di Mauro (scrittore), Francesco Furlan (ricercatore), Simona Padula (docente liceo musicale), Giampaolo Papari (ricercatore), Giovanni Rotiroti (docente universitario), Giuseppe Russo (scrittore), Ciro Silvestri (docente, giornalista), Paolo Bellavite (medico e docente universitario), Lorenzo Maria Pacini (docente universitario), Carmela Cappelli (docente universitario), Stefano Isola (docente universitario), Don Leonardo Pelonara (docente universitario), Prof. Vincenzo Vecchione (docente universitario), Marta Cialdea (docente universitario), Salvatore Valiante (docente universitario), Carlo Belli (docente universitario), Alessandra Salvati (compositrice e docente), Michele Maggino (docente di scuola primaria), Marcello Floris (musicista), Debora Mura (avvocato), Cristiano Schiavi (avvocato), Paola Slaviero (insegnante), Maurizio Rossi  (arista del Coro del Teatro dell’Opera di Roma), Luigi De Caro (scrittore), Angela Verso (docente), Francesco Bellotti (PA, Diten, Università di Genova), Cinzia Farina (ex insegnante ed ex giornalista), Nicola Schiavone  (RTI Università di Firenze. Settore MED/04), Renata Sieni (insegnante), Marta Valenti (insegnante), Alessandra Pagnutti (docente), Davide Falsino (docente), Massimo Gianangeli  (docente), Ciro Riccardo (docente), Pierpaolo Buzzi (artista, investitore), Onofrio Barbaria (avvocato), Stefano Balladore (PTA Università di Genova), Pinoli Marinella (insegnante scuola primaria), Beatrice Bonfiglio (docente),  Serafina Zangari (docente), Patrizia Bertozzi (giornalista), Marianna Solari (docente), Caminiti Lucia (docente), Lorenza Abati (docente), Gozzi Matteo (docente), Maria Stella Vannini (docente), Sergio Lamberto (docente), Silvia Di Cataldo (docente), Manola Toniato (docente scuola primaria), Esposito Catello (docente), Claudio Innaro (docente), Miroddi Luana (docente), Silvia Massarelli (docente), Franco Giura (Ufficio Tecnico Teatro Regio Torino), Piero Cavina (docente), Giannoni Luigi (docente), Alfano Maria Gabriella (docente), Serena Riviera (docente), Vincenzo Adamo (docente in pensione), Giuseppe Costanzo (docente e counselor pedagogico relazionale), Julia Geller (violinista), Sabina Loi (psicologa), Marco Pacini (assistente tecnico scolastico), Lorella Congiu (assistente amministrativo scolastico), Rosaria Lazzarini (funzionario pubblico), Marco Mennini (ingegnere elettronico), Vincenzo Adamo, Elisabetta Alberini, Mario Paganini, Katia Curcio, Roberto Perin, Marino Zanette, Domenico Cescon, Barbara Damiani Rigazzi, Biagio Russo, Daniela Pulacchini, Giovanni Rallo, Emanuele Silvestri, Giovanni Corriga, Stefania Tenderini , Viviana Veronese, Marina Caravella, Marco Bacci, Roberto Concu, Agnese Mazzarello, Laura Lupini, Marco Ravicini, Davide Zanoncelli, Eva Fabbri, Nicola Ranocchini, Alessandra Albertengo, Ivan Randazzo, Marco Pizzi, Salvatore Palumbo, Gionni Garofolo, Andrea Mennella, Sarno Antonio, Lorenza Foschi, Diana Paolozza, Simona Profeta, Enrica Apparuti, Puccetti Riccardo, Daniele di Bonaventura, Antonio Raspini, Elisa Politti, Francesca Sico, Giuseppe Tutino, Ivana Modano, Rosa Biagi, Paola Chiaravalle, Carlo Coppola, Maria Luigia Casalin, Rino Amedoro, Alfredo Di Giulio, Gabriella Olivieri, Maria Delia Di Donato, Marinella Calabrese, Marina Piscopo, Lorenzo D’Attoma, Paolo Lehnus, Grazia Lettieri, Cristiana Bramanti, Francesc Xavier Pons Roca, Moira Arguto, Mariella Serra, Kaiser Tünde Monika, Michela Brindisi, Michele Zabeo, Michele Ferrandino, Ornella Caselli, Muriel Grifò, Silvia Missio, Luigi Pignalosa, Silvia Massarelli, Guido Maldina.

Il testo promosso da Guido Cappelli, Giuseppe Germano e Antonietta Iacono sta arrivando in ogni dove.

Seguiranno ulteriori iniziative legate a questo patrimonio di idee e di valori comuni.

Chi volesse sottoscrivere il documento, può inviare un messaggio all’indirizzo 

[email protected]

IL TESTO INTEGRALE DELL’APPELLO

L’Università e la Scuola sono, per definizione, il luogo dello scambio, dell’inclusione, della riduzione delle barriere sociali, della crescita personale attraverso i legami di amicizia e di interessi culturali.

Vedere oggi queste istituzioni diventare uno dei luoghi privilegiati di esclusione e separazione, dove la ragione della legge è calpestata e mistificata, è uno spettacolo non solo inquietante ma desolante.

Senza dubbio, agli occhi di molti la crisi provocata dal Covid-19 – comunque la si voglia considerare sotto il profilo strettamente scientifico-sanitario – ha funzionato come fattore di accelerazione e catalizzazione di tendenze autoritarie sul piano politico, sociale e antropologico, che già serpeggiavano nelle società occidentali da tempo, almeno dalla cosiddetta “controriforma” neo liberista iniziatasi negli anni ’80 dello scorso secolo e proposta ai popoli con l’edulcorante oppio del “glamour”.

Una deriva che, per essere in atto da tempo e in una modalità finora poco percepibile e quasi invisibile per la maggioranza delle persone, non risulta meno angosciosamente preoccupante, tanto più che è quasi del tutto mancata una classe intellettuale capace di metterla veramente a nudo in modo incisivo.

Ma con la crisi provocata dal Covid-19, appunto, dopo i primi mesi di shock, finalmente a molti è apparso sempre più chiaro come la risposta alla crisi assumesse sempre di più un carattere politico più che strettamente sanitario, investendo le libertà e i diritti individuali in modo scarsamente giustificabile non solo dal punto di vista razionale, ma anche da quello scientifico.

L’introduzione della “certificazione verde”, il cosiddetto “green pass” (anglicismo che, come spesso accade vuole coprire la natura problematica e divisiva del documento), non fa che condurre al culmine questo processo involutivo che si sta compiendo sul piano dei diritti civili e sociali sotto gli occhi di un pubblico intimorito e distratto ad arte dalla propaganda mediatica.

Il “green pass” trascina l’Italia, come era già accaduto in epoche passate, nel baratro della discriminazione tra cittadini.

Un settore sempre più numeroso della popolazione assiste, tra l’angoscia e la stupefazione, a una deriva autoritaria e transumanista delle nostre società, a livello nazionale e globale, di cui era difficile prevedere l’intensità e la rapidità, nel disprezzo di leggi e carte costituzionali costate ai nostri padri sacrifici e lotte, spesso al prezzo della vita.

Un’aggressività del potere del tutto inedita, estranea perfino ai periodi più oscuri e imbarazzanti della nostra storia, una violenza sistemica finora sconosciuta, apparati di propaganda senza freni e senza scrupoli, pervasi da una mentalità bellica, segnalano una sorta di mutazione genetica delle classi dirigenti e del loro rapporto con le popolazioni.

Questa pressione estrema corrisponde all’importanza della posta in gioco, ora svelata completamente dal meccanismo discriminatorio del “green pass”, che alla luce di sempre più stringenti evidenze scientifiche si capisce che non ha nulla a che fare con la protezione della salute degli individui: si tratta, invece, di modulare la ristrutturazione in profondità delle relazioni umane a tutti i livelli, verticale e orizzontale; di trovare una giustificazione per un sistema ricattatorio che trascende i fascismi storici e punta su una società della disciplina totale, tagliata sugli interessi di pochi e coniugata a un individualismo estremo alimentato dalla paura, in cui l’altro rappresenta sempre e soltanto una potenziale minaccia: competitore, aggressore razzista o machista, e ora anche potenziale killer biologico.

Le relazioni umane vengono “sterilizzate” e precostituite dall’alto attraverso regole di “distanziamento” che mirano a diventare permanenti e dettate da un Potere autoreferenziale, con la sua folla di “esperti” che a vario titolo pretendono di riscrivere le regole delle relazioni interpersonali, anche le più intime, innescando un processo di sottrazione di autodeterminazione senza precedenti noti.

Il risultato è una frammentazione estrema che capovolge l’identità stessa dell’individuo, trasformandolo da “animale sociale”, qual è per natura, in “homo oeconomicus”, mentre la socialità umana viene fagocitata dai “social media”. Ma dal “sociale” ai “social” si perde qualcosa in più di una lettera: si perde l’umanità, la sovranità su se stessi e sui propri comportamenti più spontanei: questa è la posta in gioco definitiva del cosiddetto “green pass”.

Per questo, da intellettuali impegnati a vario titolo nei campi delle scienze umane e sociali, facciamo appello a una presa di coscienza collettiva che si traduca in azione, razionale, pacifica, ma energica, di risposta a questa sfida che rischia di trasformare per sempre, in senso distopico, le nostre società.

 

[SEGUE]

Pubblicato da Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org

01.09.2021

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5 Commenti
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gix
Utente CDC
1 Settembre 2021 9:15

Almeno per le Università ci sarebbe un modo molto semplice per dare un messaggio forte e chiaro a coloro che vogliono imporre queste assurde regole antilibertarie. Il segnale dovrebbe venire però dagli studenti, che hanno, in questo caso, una possibilità di far valere le loro ragioni, ovvero disertare in massa le università, non iscriversi all’anno accademico in corso, lasciare vuoti questi enormi spazi, templi dell’accademismo più servile, in balia dei cani randagi e possibile rifugio per extracomunitari (come in qualche caso già avvenuto). Cosa faranno gli studenti (ormai considerati clienti) però è difficile immaginare, abbiamo purtroppo visto che molti di loro sono ben “ammaestrati” al rispetto delle regole anche le più assurde; comunque lo sapremo presto, c’è da sperare in una loro reazione, vedremo se avverrà.

nicolass
Utente CDC
Risposta al commento di  gix
1 Settembre 2021 17:19

Un anno bianco della cultura a tutti i livelli ci vorrebbe per opporsi ad un regime autoritario che non risparmierà niente e nessuno

ton1957
Utente CDC
1 Settembre 2021 10:29

Eminentissimi Docenti:
Con tutte queste firme di eminenti accademici non oso pensare quanto Draghi se la stia facendo sotto.
Se poi le loro eccellenze si unissero al blocco dei treni in agenda ( anche in disparte per evitare miscuglio con i cafoni della plebe ) son certo che il Draghi darebbe all’istante dimissioni.
Correggo il V.stro scritto iniziale, le universitá erano centro di aggregazione (una volta) oggi son centro di aggregazione di narcisisti arroganti certificati da titolo nobile (pezzo di carta) ed al servizio (per via dei finanziamenti privati) degli stessi vaccinatori seriali che cercate di fermare con qualche firma e senza mescolanza con la piazza.
Trovo nella V.stra iniziativa una certa analogia con la raccolta firme dei poliziotti costretti al pranzo al sacco, perché non aggregare, almeno, le firme con altri valorosi. In democrazia servono i numeri non i titoli (quelli servono nelle monarchie).
cordiali saluti, con osservanza Ton

Ultimo aggiornamento 24 giorni fa effettuato da ton1957
nicolass
Utente CDC
1 Settembre 2021 17:16

Chi non si oppone è complice di tutto quello che sarà

Ultimo aggiornamento 24 giorni fa effettuato da nicolass
danone
Utente CDC
1 Settembre 2021 19:45

L’università di Bologna fu fondata da studenti di diritto che ad un certo punto sentirono l’esigenza di seguire un corso di formazione in diritto meno canonico-pretaiolo, insegnato a quei tempi, e più laico.
Fondarono l’università bolognese e all’inizio si cercarono i docenti e fecero colletta fra loro per pagarli.
Se non fossero mai andati contro al modello ufficiale, tradizionale, troppo collegato a certe confessioni ed ideologie, sentendo l’esigenza di evolverlo, non sarebbero mai nati, o non in quel tempo, gli atenei e le università moderne.
Oggi siamo in una situazione simile, il vecchio è marcio, troppo corrotto e colluso con ideologie autoritarie e criminali, serve una rifondazione rigenerante un pò di tutto.
Visone e coraggio, docenti e studenti di oggi, se no non si riesce ad uscire dai vecchi solchi, che nel tempo si sono approfonditi di parecchio.

Ultimo aggiornamento 23 giorni fa effettuato da danone
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