Una rivoluzione allegra ci attende

Di Raffaele Varvara, ComeDonChisciotte.org

Il governo, seppur in fase terminale, continua a giocare a “strega comanda colore” con il Paese. L’insofferenza e la consapevolezza nei cittadini crescono di pari passo.  Siamo ben lontani dalla saturazione dei posti letto in terapia intensiva ma siamo molto vicini alla saturazione della tolleranza del popolo a queste misure oppressive. Ormai si è capito che tentare di fermare un virus con l’isolamento domiciliare coatto e prolungato, è come mettere un cancello sulla riva del mare per fermare le onde. Il virus si cura e si cura tanto meglio in un SSN pubblico, universale e omogeneo; al contrario il virus aumenta la sua mortalità quando incontra un SSN distrutto dai famigerati tagli e dato in pasto ai privati. Agli esercenti le professioni sanitarie che invocano misure ancora più restrittive consiglierei di chiedere maggiori assunzioni e meno lockdown perchè il popolo vuole vivere e non sopporterà a lungo questo ordine distopico. Presto prevarrà il disordine, il caos perché alla fine vinceranno le leggi naturali dell’entropia.

Ci mettono agli arresti domiciliari per prevenire che l’imminente terza ondata possa essere peggio della prima? Non sarà così semplicemente perché a marzo/aprile 2020 siamo stati colti all’ improvviso da uno tsunami senza esserne equipaggiati adesso invece la situazione è tutta sotto controllo; il SSN è tutto organizzato alla cura e assistenza dei pazienti covid positivi. Il problema non è per chi contrae il virus, il vero problema è per le persone che subiscono continuamente rinvii di esami o interventi; oggi per fare una colecistectomia, bisogna sperare di essere positivi al covid. Infatti, se qualcuno vi chiede di starnutirgli addosso, non prendetelo per pazzo, magari è un cardiopatico che vuole prendersi il covid per farsi fare l’intervento di bypass. Siamo al grottesco! Il problema è per quei pazienti negativi al virus che, quand’anche ricoverati, non possono ricevere visite da parenti e amici e vengono segregati in una fredda camera di degenza. I problemi sono per quelle persone che ancora muoiono da sole e per le mamme che partoriscono sole.

Il paradigma per cui a più sacrifici corrisponde un precoce ritorno alla vita normale, è saltato. La vita normale ce la possiamo riconquistare solo con una nuova rivoluzione. Urge rispolverare questo termine dalla storia e ri-attualizzarlo. Tuttavia, attenzione, perché appena si parla di rivoluzione, subito la nostra mente associa i moti sanguinosi che hanno animato la storia. La bella notizia in questo presente balordo è che la a rivoluzione di oggi non è questa, non è violenta, non è quella dell’America! La rivoluzione contemporanea è allegra, divertente e gentile: chi lo avrebbe mai detto che uscire a mangiare una pizza sarebbe stato un atto rivoluzionario? L’ iniziativa #ioapro, è stato il primo atto di dissenso organizzato. Se scegliamo di vivere secondo la Costituzione, se scegliamo di fare “obbedienza costituzionale”, automaticamente questa scelta, presuppone il coraggio di dire no a tutto ciò che la calpesta. La disobbedienza è fondamentale per ogni rivoluzione. Si devono moltiplicare questi dispositivi del dissenso organizzato, si devono porre in essere, sempre di più frequentemente, situazioni di riparo dove è possibile dissentire in sicurezza che facilitino la sintonizzazione delle coscienze attorno ad un intimo e profondo bisogno di resistenza e di libertà. Dobbiamo, in altre parole, riscoprire sani valori patriottici e ritornare nello spirito dei grandi personaggi che hanno scandito il corso della storia coi propri dissensi.

Forza, una rivoluzione allegra ci attende!