State ballando troppo presto sulla tomba di Renzi

di Agata Iacono (l’Antidiplomatico)

Una prima riflessione sulla crisi di governo aperta da Italia Viva formalmente ieri: i rapporti di potere, quelli veri, sono sempre più svolti fuori dalle sedi istituzionali da parte di quei gruppi di interesse concorrenti che inviano istruzioni precisi ai parlamentari. Parliamo di tutti quei stakeholder che hanno trovato un accordo, sembra evidente, sulla versione approvata del PNRR o Next generation Italy, con aumento del debito da 209 a 229 mld e impiego dei “fondi a leva” (un termine che indica azioni per privati garantite dallo Stato).

A questo punto però, la domanda da un milione di dollari che sta facendo impazzire tutti i commentatori politici italiani e no rimane irrisolta: perché Renzi proprio adesso ha aperto la crisi?

È un harakiri di un narcisista isolato o c’è una logica, un disegno dietro al momento storico scelto?

È possibile che Renzi abbia ottenuto delle rassicurazioni per staccare la spina e poi sia stato ingannato (anche senza mojito)? Ma da chi?

Cosa significa questa insistenza sulla delega per i servizi segreti che Conte non vuole mollare?

Tante sono le domande al momento irrisolte. Certamente, nella pagella della crisi, il PD di Zingaretti non ne esce benissimo, avendo avocato a sé trattative per far desistere Renzi, pronto a soddisfare qualsiasi ricatto da parte sua. Fallendo miseramente. Non ne esce bene neppure il Movimento 5 Stelle, che si mostra sempre più incapace di una propria spinta propulsiva nonostante sia di gran lunga il partito di maggioranza relativa nella coalizione, impaurito dal combinato disposto diabolico del taglio dei parlamentari ed elezioni. Ancorandosi a Conte, come proviamo a spiegare dopo, potrebbe aver scelto un vicolo cieco.

Alle domande sollevate sulla scelta ad oggi considerata suicida di Renzi proviamo a rispondere partendo dai fatti.

Primo Fatto. Renzi ha un rapporto preferenziale con Obama e Biden che dal 20 gennaio torneranno ad occupare le posizioni di comando di quel paese che controlla 113 installazioni militari e decine di bombe atomiche nel nostro paese.

Secondo Fatto. Conte viene visto e percepito dal Partito democratico statunitense come troppo filo Trump. Ed è evidente che nel clima di purghe anti-trumpiane che inizieranno dal 20 gennaio Conte potrebbe essere una testa che da Washington potrebbero chiedere.

Terzo Fatto. L’Italia è un paese a sovranità limitata.

Tre fatti che sembrano ridimensionare il “colpo di testa alla Salvini” di Renzi e aprono un’altra questione: che garanzie ha avuto dai prossimi inquilini della Casa Bianca, nonché deus ex machina del nostro povero paese a sovranità limitata, Renzi?  “Per indurlo a più miti consigli e convincerlo a non aprire una crisi al buio è stata avanzata l’ipotesi di candidare Renzi alla segreteria generale della Nato come successore del norvegese Jens Stoltenberg. È stato lo stesso Renzi in questo caso a dovere spiegare che «La Nato la decide Biden e nel maggio 2022, per ora ha altri problemi. La Nato non è sul piatto»”, scriveva il Sole24 il 12 gennaio, il giorno prima della crisi.

La segreteria Nato sul piatto.

Quindi il 20 gennaio quando Biden diventerà formalmente presidente degli Stati Uniti potrebbe, non solo, pretendere il ritorno di Renzi come garanzia dei buoni rapporti con l’Italia, ma “chiedere” la testa di Conte. A quel punto i partiti di maggioranza avrebbero tre strade: sacrificare Conte (come una delle vittime internazionali delle purghe anti-trumpiane), seguirlo verso le elezioni anticipate consegnando il paese ai trumpiani italiani (per questo Washington si opporrà con forza a questa opzione), o, terza possibilità, dimostrare al padrone a stelle e strisce (con le rassicurazioni del loro uomo Renzi) che il trasformismo del Professore è tale che il Conte Tre sarà perfettamente “liberal”.

Con Renzi, quindi, bisognerà con molta probabilità tornare a fare i conti, mentre la scelta del Movimento cinque stelle di trincerarsi intorno a Conte è contradditoria: l’attuale premier ha ben capito che la sua unica possibilità di sopravvivenza politica sono le elezioni anticipate, l’incubo numero uno appunto per il M5S.

In attesa di “responsabili”, Conte, dicono in molti, ha già pensato al logo del suo prossimo partito “Insieme” (naturalmente Palazzo Chigi smentisce). Ma tutto questo in un paese a sovranità limitata potrebbe essere del tutto superfluo: dal 20 gennaio ci sarà un nuovo sceriffo nel nostro paese e Renzi potrebbe purtroppo tornare molto di attualità.