Prendete e mangiatene tutti

Di Renato Colucci e horusarcadia, Frontiere.me

Prendete e mangiatene tutti
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Parliamo di agricoltura, alimentazione e di cibo.
Da alcuni decenni in Italia abbiamo vissuto i cambiamenti che le politiche comunitarie hanno imposto alle nostre colture tradizionali. Abbiamo obbedito dismettendo alcune produzioni, limitandone altre e incentivandone altre ancora; seguendo una logica dirigistica di difficile comprensione (così come spinosi sono stati i conflitti –in altro settore- legati alle arcinote “quote latte”). Ciò ha causato l’abbandono di terreni, produzioni poco differenziate e insensate importazioni (limoni –sic!- dall’Argentina, pomodori dalla Cina ecc.) insieme anche ad altre importazioni di tipo strisciante (quanto involontarie ?) di parassiti (la xylella degli ulivi e il “punteruolo delle palme”), animali non autoctoni (corsi d’acqua ormai invasi dalle nutrie, lo scoiattolo grigio americano che cannibalizza quello nostrano) e insetti minacciosi (zanzare sempre più aggressive e resistenti). Tutto fa parte della ormai dilagante realtà della mondializzazione: si pensi, tra l’altro, al trasporto di alimenti su immense distanze con selvaggio disinteresse del controllo igienico e delle emissioni di CO2. Come esempio emblematico possiamo citare il caso dell’importazione di grano proveniente dal Canada e dall’Australia. Non solamente esso è irrorato dal velenoso glifosato, usato come antiparassitario, ma è anche affetto dalla presenza di micotossine per un’eccessiva umidità del grano dovuta a coltivazioni in zone climatiche non adatte. Il grano canadese (e quindi la farina manitoba) si è diffuso molto non solo per il suo prezzo basso ma anche per l’alta quantità di glutine che permette di accorciare i tempi di essiccazione della pasta. È facile pensare ad una possibile correlazione con il vertiginoso aumento della celiachia e delle intolleranze alimentari nel nostro paese grande consumatore di pasta.

I progetti delle agenzie mondialiste

I programmi globalisti travolgono ogni resistenza e impostano piani a lunghissimo termine: considerano tutto il pianeta come un’unica terra da dissodare e mettere a coltura senza rispetto per confini e sovranità. Ma è sempre lo stesso piano. È un piano strategico completo, planetario, per il quale si devono possedere e dominare tutte le componenti necessarie: sopra tutte i suoli e i semi. Sì, sembra un delirio totalitario, anzi lo è. Le grandi “agenzie mondialiste” si stanno occupando da anni del tema dell’agricoltura e del cibo, è interessante osservare che il premio Nobel per la pace del 2020 è stato assegnato al programma alimentare mondiale WFP. In un report del 2018 prodotto dal World Economic Forum in collaborazione con la McKinsey & Company si promuove l’utilizzo di 12 tecnologie atte a “trasformare il sistema alimentare globale”. Una prima tecnologia fondamentale per “l’innovazione” si basa sull’utilizzo di proteine alternative. Si è già parlato diffusamente dell’utilizzo di proteine a base di insetti, che secondo i promotori devono poter simulare quelle a base di carne e devono avere un prezzo sul mercato di molto inferiore (per incentivarne o obbligarne l’acquisto). Grazie all’ingegneria genetica saranno prodotte proteine artificiali: sostanze: vegetali vengono manipolate al fine di avere un odore e sapore simile a quello della carne ma, secondo i promotori, con minore impatto ambientale. Un’altra importante innovazione si baserà sulla nutrigenetica: grazie alla raccolta e all’analisi dei dati genetici individuali, proporrà diete personalizzate per garantire il massimo dell’assorbimento e soddisfazione delle fabbisogni nutritivi senza sprechi (e immaginiamo minimizzando la produzione di CO2). Ciò permetterà agli stati di controllare i cittadini anche nel campo dell’alimentazione, penalizzando le scelte alimentari “sbagliate” o troppo dispendiose. I Big data poi permetteranno la scelta della giusta assicurazione da parte dei contadini, mentre grazie all’internet delle cose i prodotti verranno monitorati durante tutto il loro percorso, dal produttore al consumatore. L’agricoltura di precisione, basata su robotica e analisi dei big data, aiuterà i contadini a non prendere decisioni sbagliate e a non fare errori. Grazie all’editing genomico, infine, sarà (ed è tuttora) possibile manipolare i geni di una pianta per ottenere delle caratteristiche desiderate mentre virus e batteri manipolati dovranno essere impiegati al posto dei pesticidi.

Il controllo delle terre

Di “suolo coltivabile” si dice che ci sia penuria, dato che non più di 30 centimetri in profondità sono utilizzabili per essere seminati. Per questa ragione i mega-gruppi mirano a fare ovunque incetta di terreni (e Bill Gates ha già iniziato, dichiarandolo, di accumulare sempre più vaste distese coltivabili). Tramite incendi dolosi e politiche economiche sbagliate, come il set-aside promosso per anni dall’unione europea, si è promosso l’abbandono di terre coltivate (soprattutto quelle delle aree interne nel nostro paese) ed il loro conseguente abbandono. Ciò permetterà in futuro di poterle svendere a beneficio dei soliti noti. Nel nostro paese, l’incentivazione all’importazione di grano estero, soprattutto ad opera dei produttori di pasta del nord Italia ha provocato una caduta di prezzo del grano italiano, soprattutto meridionale, con il conseguente abbandono di molti ettari di terra.

La guerra dei semi

Subdola, ma più pericolosa, è la guerra dei semi: la Monsanto-Bayer con la propria chimica OGM riesce a infestare (col vento, le falde acquifere…) anche i terreni limitrofi ancora sani, riducendoli tutti ad una landa inerte dove solo chi ha scatenato l’attacco dei veleni può avere campo libero. Tali politiche di controllo dei semi sono da anni implementate nei paesi poveri. Un caso emblematico è quello della Colombia che nel 2013 ha vissuto una rivolta contadina il cosiddetto “paro agrario” contro le politiche del governo in materia di agricoltura. Grazie agli accordi commerciali con gli USA lo stato Colombiano si era impegnato a proibire i semi autoctoni obbligando i contadini a comprare solamente semi certificati OGM favorendo le solite multinazionali. Oltre a costare molto di più dei tradizionali semi, essi sono utili per un raccolto e poi non possono essere riutilizzati per la semina successiva costringendo gli agricoltori a comprarne di nuovi. Per tale ragione agli agricoltori colombiani fu proibito conservare i semi che avevano utilizzato fino a quel momento. Furono sequestrate e distrutte tonnellate di semi. Ciò causò una grande rivolta finita come sempre con la vittoria delle multinazionali e con le briciole regalate ai poveri. I contadini vennero messi a tacere con un piccolo rimborso. Tali pratiche non costituiscono solamente un attacco alla salute dei cittadini ma alla vita in sé. La vita deve essere controllata, il processo naturale di semina-raccolto e nuova semina deve essere interrotto e sostituito da quello artificiale semina raccolto acquisto di nuovi semi OGM e nuovo raccolto. È chiaro che la stessa strategia verrà a breve applicata anche alla riproduzione umana, come suggerisce anche il WEF con la scusa di salvare le vite ai prematuri. In definitiva, l’idea è che i processi naturali debbano essere mediati dal potere economico/politico. Il programma – già in atto in molti luoghi, imminente ovunque- vede distruggere la biodiversità (con buona pace dell’ipocrita propaganda), rende sterili produzioni autoctone e diffonde il modello delle monoculture. Monoculture che – appare chiaro- costituiscono una minaccia politica micidiale: fatta di oppressione e controllo, sfruttamento e dipendenza totale -anche per la sussistenza vitale – dalle catene transnazionali. Schiavismo politico prima che alimentare.

La situazione italiana

Una guerra per i semi, dicevamo, è in atto, dove lodevolmente alcuni lungimiranti agricoltori hanno cominciato a tesaurizzare e scambiare i semi più minacciati (e l’Italia per la sua ricchezza agro-alimentare è una eccellenza in questo): i nuovi eroi per un futuro approvvigionamento non oppressivo. In Italia vi è stato un crescente interesse nell’agricoltura, nelle produzioni locali e nel biologico. Nel periodo 2010-2019 il numero degli operatori del settore biologico è cresciuto del 69%, mentre gli ettari di superficie biologica coltivata sono aumentati del 79%. Tuttavia la qualità dell’agricoltura biologica è messa a rischio sia dall’inquinamento atmosferico e delle falde acquifere che dalle pratiche agricole standard utilizzate nei terreni vicini. Solo grandi barriere naturali (montagne) potrebbero garantire la creazione di oasi naturali in cui praticare un’agricoltura biologica. Anche se nel 2021 le esportazioni hanno superato le importazioni alimentari, in molti settori, come quello del grano, si è lontani dalla autonomia alimentare. Essa rappresenterebbe un obbiettivo fondamentale per garantire la vita e la libertà dei cittadini e per non cedere a ricatti e a ulteriori torsioni antidemocratiche (razionamento del cibo, imposizione di consumi particolari, tra i quali OGM etc..).

Il cibo: ultima trincea

Perché non sfuggirà a nessuno che il prossimo ricatto da mettere in essere dai nefasti poteri globalizzati sia il “ricatto del cibo”: è in gioco il potere decisivo, quello di decidere chi mangia e chi no (e questi ultimi già hanno ricevuto dalla flautata propaganda la suasion di cibarsi di vermi e cavallette). Il cibo è cultura ma anche frutto di un adattamento al proprio ambiente, nei millenni gli esseri umani hanno imparato ad assumere gli alimenti e sostanze nutrienti adatte e necessarie alla loro salute. I cibi interamente artificiali e progettati geneticamente, potrebbero essere utilizzati come veicolo di particolari sostanze (magari anche medicinali) dannose per la salute ma utili a determinati fini. La monocultura genera poi monopoli/oligopoli agricoli e per assumere un determinato cibo potrebbe essere necessario acquistarlo solamente da tali monopoli andando incontro a rischi come la manipolazione chimica e genetica dei nostri corpi. Il cibo con la sua profonda e diffusa simbologia sarà l’ultima ridotta, l’ultima trincea della guerra planetaria in atto. Giacché il cibo è sì assunzione di risorse vitali ma anche occasione di socialità, di sacralità religiosa e momento di concretezza opposto ai miraggi virtuali (“non si mangia in streaming” cit.). Infatti tutto il potere accumulato è solo informazionale -tramite reti digitalizzate- rimaneva libera l’ultima frontiera materiale, il cibo per nutrirsi. Il cibo non può in nessun caso ridursi a pura informazione, rimane fisico, materiale, corporeo. Noi sappiamo da che parte stare. Celebriamo questa lotta come una nostra rinascita. -- Di Renato Colucci e horusarcadia, Frontiere.me -- link fonte - https://frontiere.me/prendete-e-mangiatene-tutti/ 06.11.2021

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Pubblicato da Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org


Commenti (25)

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    1. Baciccia 30 novembre 2021

      Non credo che siano interessati ai territori abbandonati, sono scoscesi e pieni di sassi quindi difficilmente meccanizzabili.
      L'ultima moda della grande industria alimentare (dopo il Land grabbing) sono le vertical farm.
      La mia idea è che le aree interne siano viste dai padroni come zone da rinselvatichire...un po' come delle riserve dove magari fare dei safari a caccia di bipedi non integrati

    2. BrunoWald 1 dicembre 2021

      È probabile che tu abbia ragione: appunto per questo, gli interessati faranno bene a organizzarsi molto scrupolosamente anche in previsione di certe situazioni.

    1. Eugiorso 30 novembre 2021

      Di una cosa sono certo: se l'"occidente" demohrattiko-globalista-sionista sopravvivrà, nel prossimo futuro mangeremo MERDA ... insetti se andrà bene.

      Cari saluti

    1. sbregaverse 30 novembre 2021

      Molto divertente.Noi italiani intorno agli anni 50,ben prima degli OGM,abbiamo incrociato grani varietali bombardandoli poi con raggi gamma,ottenendo variazioni genetiche.
      Sì tutti,sì anche il famoso senatore,sì almeno dal 1974.
      Italiani bravagente.

    2. sbregaverse 30 novembre 2021

      Sì,capisco,sono scomodo quando vado nel profondo a ricordare cose,non opinioni, che non piacciono.
      Quando poi viene palesata l'incoltura e l'incultura dell'articolista.......si finisce in fondo........salvo bannazzione......

    3. LuxIgnis 30 novembre 2021

      Il Senatore è l'originario, bombardandolo diventa il grano Creso che è poi quello che comunemente viene usato nella produzione di massa.
      Il Senatore ha una spiga molto alta e per questo non adatto alla produzione industriale perché le macchine faticano a raccoglierlo. Il Creso invece oltre ad avere una resa maggiore è più basso e quindi adatto alla produzione di massa.
      Ma il Creso ha qualità nutritive molto inferiori all'originale Senatore Cappelli oltre ad avere una percentuale di glutine superiore. Aggiungiamoci pure come viene coltivato....
      Comunque vi sono vari grani originali italiani, una volta ne esistevano centinaia, che ancora vengono coltivati anche se son prodotti di nicchia.

    4. sbregaverse 30 novembre 2021

      Anche il senatore, anche lui anche lui........se poi ascolti la pubblicità dei pastifici che osannano il senatore........
      Nazzareno Strampelli......e poi raggi X cobalto .....materiale radioattivo......dai Lux ......se il senatore ti piace mangiatelo.....io ti ho avvertito.....e uomo avvisato.....mezzo dannato.....giocano sulla tradizione ma non è più quello....

    5. LuxIgnis 30 novembre 2021

      Veramente vengo da un paese che lo coltivava. Qualcosa ne so. Ora sicuramente. Il Senatore è sempre una selezione di grano comunque ma è stata fatta in modo naturale incrociando le piante qualche secolo fa. Pratica che si usa per le piante da millenni. Ormai non c'è pianta che non sia un incrocio.

    6. sbregaverse 30 novembre 2021

      Certo incrocio,sono d'accordissimo,ma poi c'è stato l'infrocio manipolatorio prima con raggi radioattivi ed ora con OGM,domani chissà...

    7. LuxIgnis 30 novembre 2021

      E questo è avvenuto negli anni 50 se non sbaglio creando il grano Creso di cui avevo detto.
      Se si prende il Senatore originario non irraggiato, vi sono ancora coltivazioni, non sarà forse il Khorasau ma è comunque migliore e più gustoso di quello che si trova industriale.

    1. sbregaverse 30 novembre 2021

      Conte allenatore di calcio,cura maniacale del dettaglio,per i giocatori che allena:niente farinacei,unica deroga, consentita ma saltuaria: pasta di grano Khorasan .uno dei pochi antichi,giunto a noi in purezza e, in ogni caso, mai miscelato con altre farine.

    2. sbregaverse 30 novembre 2021

      La mia intenzione non è di pubblicizzare nè Conte nè il khorosan, ma di evidenziare che i ben informati sanno da lunghissimo tempo come la merda sia nascosta nelle farine e derivati.

    1. suresh 30 novembre 2021

      bene bravo benissimo 7+, ma dove sta la novita', ciò che non sapevamo prima ed ora sappiamo? articolo inutile.

    1. Fedeledellacroce 29 novembre 2021

      Il cibo ce lo da la terra a cambio di attenzioni e sudore.
      Ma l'uomo moderno pensa sia un bene necessario in vendita ai fast-food, ristoranti. I piú operosi pensano che il cibo viene fuori dal supermercato.
      Si é persa quella relazione intima tra uomo e terra. E adesso piangete.
      Avrei molto da dire anche sul bio, visto che sono coltivatore certificato. E' un sopruso, una presa per il culo al buon senso.
      Incollo una lettera aperta scritta da me all'ente che certifica i prodotti bio.
      E' in spagnolo ma spero sia comprensibile
      Reflexiones sobre agricultura orgánica y certificación

      Carta abierta a Certificadora “ECOLOGICA”

      Ya sabemos que la agricultura convencional con agroquímicos además de ser tóxica para el organismo humano lo es también para el medio ambiente . O sea son venenos.
      Venenos que permiten cosechas abundantes y de buen aspecto.

      Nosotros por pura conciencia estamos llevando practicas orgánicas desde hace mas de 5 años, luchando con mil adversidades y obteniendo cosechas muy limitadas.
      Aun así sabemos que es lo correcto para nosotros y el planeta.

      Ahora la reflexión:
      Porque hay que reglamentar los que producen orgánico?
      No sería mas lógico reglamentar y obligar a certificación los que usan agroquímicos?
      Son ellos que utilizan substancias tóxicas! Nosotros somos INOCUOS, mas bien Benignos!

      Es como pretender la licencia de no posesión de armas a quien anda desarmado y no pedirle nada a quien ande con armas letales!

      Ademas, piense!
      En 10 años de certificación, le tendré que pagar más de 20.000$
      Un handicap notable respecto a los productores que utilizan agroquímicos tóxicos y dañinos!

      O sea ustedes son un instrumento de represión y opresión de quien desea producir con métodos naturales.
      En vez de ayudarnos con privilegios nos complican las cosas y las hacen imposible para el pequeño productor independiente.

      Talvez no se dan cuenta pero con su trabajo están haciendo un gran favor a la grande industria agroquímica y a nosotros nos están cerrando el mercado.

      Esta es una critica abierta y ojalá compartida para todos, ustedes también
      Quiero ver el día en que el sentido común será capaz de derrumbar estas reglamentaciones con todas sus instituciones parasitaria. Si, parasitaria, ya que quien invierte dinero, energía, sudor, tiempo y prácticamente su vida para crear productos orgánicos, somos nosotros los agricultores.

      Por favor reflexionar sobre el simple hecho de que la agricultura orgánica es la única agricultura que se ha practicado por milenios.
      O sea, el manejo orgánico es el camino NATURAL
      Entonces porqué somos nosotros los que tenemos que certificar? Que certifiquen los tóxicos agricultores convencionales!!

      Esta es la batalla que hay que hacer, y no cobrar una fortuna para tener un badge “certificación orgánica”

      En mi plena claridad
      M C
      12 dic 2019

    2. ducadiGrumello 29 novembre 2021

      caro Fedele, aggiunga pure idealmente il mio nome in calce alla sua bellissima lettera. Io ero certificato bio sugli appezzamenti vitati, mi sono tolto dal sistema, che già mi lasciava tutti i dubbi da lei così ben espressi, quando ho capito che è più importante guardare in faccia una persona che beve il mio vino e spiegargli come è prodotto - sarà sempre bio, questo è certo - che avere un bollino in etichetta

    3. IlContadino 29 novembre 2021

      Eehh, bei tempi quelli, il bollino verde ce lo aveva il vino, il microchip il cane, l'idoneità alla circolazione l'automobile, periodo felice, prima che queste certificazioni si trasferissero agli individui. Ho dei vaghi ricordi di quel passato;)

    4. Fedeledellacroce 29 novembre 2021

      Quanta ragione!!
      Sarebbe ora di riprenderseli quei bei tempi.
      Andrei anche un tantino piú addietro, quando per procurarsi il cibo si andava direttamente dal produttore e si conosceva l'origine del prodotto, come ben dice anche il ducadiGrumello

    5. Luca VFR 29 novembre 2021

      E' la Amazon-generation, baby, quella convinta che tutto si ordina su Amazon, dal reggiseno alla bomba atomica, e l'indomani suona il corriere espresso alla porta....

    6. BrunoWald 30 novembre 2021

      Desde luego que se dan cuenta, esos mafiosos.
      Sottoscrivo anch'io idealmente la tua lettera.

    7. LuxIgnis 30 novembre 2021

      Difatti, è proprio così. La coltivazione biologica ed i prodotti che ne conseguono sono diventati prodotti di nicchia, che costano di più, mentre in realtà sono più o meno i prodotti che si trovavano nelle tavole di qualunque paese dell'Italia da sempre. Sono originario di un paese del meridione eppur non sapendo molto di coltivazione ho apprezzato da bambino i prodotti del paese quando ancora non esisteva il termine biologico. Si faceva del vino sincero, senza nessun additivo con delle uva coltivate naturalmente con solo un po' di verderame in certi periodi. Si seminava a Senatore Cappelli, il latte era latte crudo (e buonissimo), e gli animali erano allevati con nutrimenti naturali.
      Questa è stata la coltivazione popolare da sempre. Poi è diventata biologica!
      Una presa per il culo senza dubbio.
      E bisogna pagare di più per avere un prodotto che una volta era sulle tavole di ogni famiglia.
      Dice bene l'articolo è come dare il porto d'armi a chi è disarmato!

    8. Balabiott 30 novembre 2021

      10 minuti di applausi.. Punto.

    1. ducadiGrumello 29 novembre 2021

      d'accordissimo, il cibo è l'ultima trincea, o meglio una tradizione millenaria di tecniche e saperi agricoli del tutto irriducibili e antagonisti alle logiche mondialiste. Un vecchio agricoltore è un manuale vivente di conoscenze filtrate dall'esperienza. Io in questa trincea mi trovo bene, sono anni che strappo uva, ortaggi, piante officinali, patate alla roccia, ed è una cosa che mi tiene vivo, perchè capisci l'impossibilità di imparare tutto e l'importanza della curiosità. Altro che comprare sementi sterili da un manipolo di miliardari che non distinguono un pesco da un larice

    2. BrunoWald 30 novembre 2021

      Ti invidio sinceramente, nel senso buono del termine. Anzi, prima o poi spero di imitarti, anche se dovrò realmente imparare da zero.

    3. ducadiGrumello 30 novembre 2021

      Buongiorno Bruno, penso tuttora che un ritorno ragionato alla terra sia uno dei modi per cercare di sfuggire alle maglie della distopia, uno sforzo che al momento sfocerà probabilmente solo in un differimento della sconfitta, ma la storia ha spesso delle svolte inaspettate. In effetti gli agricoltori, che nei momenti "tranquilli" sono in genere ignorati o comunque considerati marginali, anche perchè mediamente ligi alle regole e tendenzialmente conservatori, sono visti con sospetto quando ci si orienta verso regimi autoritari, per la loro pericolosa tendenza all'autarchia. Detto questo non è facile per nessuno, qua sulle Alpi ancora di più, le condizioni ambientali rendono difficile pensare di prodursi da sè tutto ciò che occorre per il sostentamento, per fortuna stanno nascendo piccole realtà di agricoltura sociale basate sul baratto - cose che in realtà, in quattro gatti, facevamo già da anni, però noto con piacere che le iniziative aumentano.

    1. Armin 29 novembre 2021

      I cosiddetti mondialisti (quelli che si credono Dio, le solite "élite" di indemoniati) hanno costruito castelli di carte, sulla sabbia .................... pensando che il Mondo, la Natura ubbidiscono ai loro ordini! Ma si può essere così fessacchiotti!? Ma andate a morire ammazzati, pagliacci!

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