Austerità e riforme: il Piano di Draghi è servito

Di ConiareRivolta.org

Dopo una lunga attesa, la nuova versione del Piano di Ripresa e Resilienza (PNRR) firmata dal premier Draghi è finalmente tra noi. Si tratta del programma di investimenti che il Governo deve presentare alla Commissione europea entro la fine di aprile per poter spendere la quota italiana del Next Generation EU, lo strumento che l’Europa ha messo in campo per rispondere alla crisi da Covid-19.

Mentre la stampa ci racconta di una straordinaria capacità programmatica dei competenti, materializzatasi in un documento chiave per accedere ai fantastiliardi in arrivo dall’UE nei prossimi anni, ad un’attenta lettura le cifre di cui stiamo parlando si rivelano purtroppo per quei due spicci che sono. Non solo, il contenuto del Piano si presenta come l’ennesimo addentellato di un percorso di pericolose riforme e di austerità lacrime e sangue.

I soldi, per prima cosa, vanno contati

Già, perché quando parliamo di ‘risorse europee per risollevarci dalla crisi‘ stiamo parlando, conti alla mano, di circa 200 miliardi di euro spalmati su sei anni. Si tratta, in larga parte, di prestiti, e di risorse che finanzieranno progetti già in programma e in bilancio.

Per la realizzazione di questo programma di investimenti (il PNRR), l’Italia potrà infatti attingere dal Next Generation EU risorse pari a 205 miliardi di euro: 191,5 miliardi del Recovery and Resilience Facility (2021-2026), cui si sommano 13,5 miliardi del React EU (2021-2023). Rispetto alla versione precedentemente circolata, registriamo una diminuzione di circa 5 miliardi di euro, dovuta al ricalcolo dei prestiti del RRF destinati all’Italia, che passano da 127,6 a 122,6 miliardi. Insomma, già erano spicci, e diminuiscono pure.

Per avere un termine di paragone, ci basta pensare che il Next Generation EU, i millemila miliardi che ci raccontano riceveremo dall’Europa, finanzierà su sei anni investimenti per un importo minore di quanto già speso dal Governo italiano nei primi 15 mesi della pandemia (circa 210 miliardi).

Il PNRR è altresì finanziato da un fondo complementare, alimentato da risorse nazionali e non europee, che porta l’ammontare del programma a 235,6 miliardi. Ciononostante, nel suo discorso alla Camera Draghi è persino arrivato a ventilare la cifra di 261 miliardi, facendo riferimento a 26 miliardi aggiuntivi, derivanti in parte da un’anticipazione delle risorse riconducibili al Fondo Sviluppo e Coesione (15,5 miliardi) e in parte da altre fantomatiche risorse nazionali (10,5 miliardi) stanziate per opere specifiche – tra cui la TAV sulla tratta Salerno-Reggio Calabria, per fare un esempio. Le prime rappresentano un esborso anticipato di risorse già previste, cui aveva già fatto ricorso il PNRR Conte. Tali risorse rientrano tuttavia tra i prestiti, e pertanto andranno restituite, concorrendo ad aumentare l’ammontare del debito ed entrando dunque in conflitto con la disciplina di bilancio insita nel Patto di Stabilità e Crescita. Sulle seconde al momento è presto per sbilanciarsi, ma è bene precisare che, oltre all’esiguità dell’importo, si tratta di risorse con un orizzonte temporale di spesa talmente lontano (2032) da poter difficilmente ipotizzare un impatto immediato sull’economia.

In soldoni, le risorse messe a disposizione dell’Italia dall’Unione europea nell’ambito del Next Generation si fermano a 205 miliardi, da spendere su sei anni. Per giunta, se escludiamo i prestiti che dovranno comunque essere rimborsati e conteggiamo invece la quota che l’Italia apporterà al Multiannual financial framework (2021-2027), le risorse aggiuntive messe a disposizione dall’Europa non superano i 50 miliardi divisi su sei anni. In altri termini, gran parte del PNRR sarà finanziato, prima o poi, con risorse nazionali.

Pochi soldi in cambio di grandi riforme: i veri pericoli del Piano

Proviamo, ad ogni modo, ad analizzare il contenuto del programma appena presentato. Lungi dal distaccarsi dalla versione presentata dal governo Conte bis, il PNRR si articola nelle stesse sei missioni previste dalla versione precedente: transizione digitale (missione 1) ed ecologica (2), infrastrutture per la mobilità sostenibile (3), istruzione e ricerca (4), inclusione e coesione (5), e salute (6). Non sembrano nemmeno enormi le novità rispetto alla versione precedente (al netto dei circa cinque miliardi in meno) per quanto riguarda la distribuzione tra le diverse missioni. Tuttavia, sono rintracciabili delle variazioni all’interno delle singole missioni e sui singoli interventi, come possiamo vedere dalla tabella riportata di seguito.

Variazioni assolute e relative risorse NGEU 

PNRR Governo
Conte-bis (miliardi)*
Quota
sul totale
PNRR Governo
Draghi (miliardi)
Quota
sul totale
1. Transizione digitale43,920,9%41,5320,3%
2. Transizione ecologica67,532,1%60,6429,7%
3. Infrastrutture per mobilità sostenibile29,714,1%25,1312,3%
4. Istruzione e Ricerca26,212,5%32,8116,0%
5. Inclusione e coesione25,312,0%27,0613,2%
6. Salute17,48,3%17,348,5%
Totale NGEU210100%204,5100%
*Le risorse attribuite nel PNRR Conte alle varie missioni sono state calcolate sottraendo dai fondi totali attribuiti a ciascuna la medesima quota (1/6) dei circa 13 miliardi del Fondo Sviluppo e Coesione, ipotizzando dunque che questi fossero distribuiti proporzionalmente tra le sei missioni.

La differenza sostanziale tra i due piani, tuttavia, risiede nel dettaglio con cui le cosiddette riforme strutturali sono state esplicitamente inserite all’interno del PNRR nella versione Draghi. Questo insieme di riforme rappresenta il cavallo di Troia della condizionalità rispetto all’elargizione delle risorse. Ad avere un ruolo decisivo nel processo di approvazione del Piano da parte dell’UE potrebbe dunque essere non tanto il novero dei progetti di investimento inseriti nel documento, quanto la previsione dettagliata rispetto all’attuazione delle riforme che dovranno accompagnare l’implementazione del Piano. Mentre il piano del governo Conte-bis le menzionava sinteticamente, in un’unica pagina, il piano Draghi definisce con dovizia di particolari le riforme da implementare e i relativi campi di attuazione: pubblica amministrazione, giustizia, concorrenza e semplificazione. Stiamo parlando di ben 60 pagine delle 337 dell’ultima versione del piano.

Tuttavia, le riforme che a cui dobbiamo prestare più attenzione, quelle ritenute imprescindibili per l’accesso alle risorse del Next Generation, non sono così dettagliate nel documento presentato in Parlamento, come nel caso del mercato del lavoro. In una sua versione precedente, il PNRR Draghi prevedeva preoccupanti “iniziative di modernizzazione del mercato del lavoro” (p. 7). Nella versione finale del Piano c’è, tuttavia, molta enfasi sulle politiche attive del lavoro e sulle possibili riforme degli ammortizzatori sociali (p. 79-80). In primo luogo, si pone l’accento su una serie di misure che dovrebbero riqualificare, attraverso, ad esempio, corsi di aggiornamento e formazione, chi ha perso il proprio lavoro, come se la colpa di essere disoccupati sia dei disoccupati stessi, responsabili di essere poco appetibili per le imprese. In secondo luogo, il Piano menziona la riforma degli ammortizzatori programmata dal Governo, che mira a universalizzare le tutele per tutti i lavoratori, a prescindere dalla condizione occupazionale: una proposizione ambigua, che inserita nel quadro complessivo di austerità e precarietà rischia di livellare al ribasso le garanzie attualmente in essere.

Non solo: in quest’ultima versione del PNRR si afferma che, “[s]e pure non ricomprese nel perimetro delle azioni previste dal Piano, queste riforme sono destinate ad accompagnarne l’attuazione, concorrendo a realizzare gli obiettivi di equità sociale e miglioramento della competitività del sistema produttivo già indicati nelle Country Specific Recommendations rivolte al nostro paese dall’Unione Europea” (p. 107). Belle parole, peccato che le riforme ‘di accompagnamento’ in questione e le raccomandazioni specifiche comportino tanto per cominciare una significativa riduzione della spesa pensionistica legata alle pensioni di vecchiaia.

Tra le altre riforme a cui il Piano fa riferimento, è possibile menzionare le liberalizzazioni e semplificazioni, che tornano in più parti del documento, nell’ottica che togliere lacci e lacciuoli crei un miglior ‘clima economico’. Ad esempio, a p. 91 si fa riferimento alle semplificazioni in materia di appalti e contratti pubblici (che permetteranno in sostanza di andare spediti sulle verifiche antimafia), nonché alla possibilità di limitare la responsabilità per danno erariale per le imprese. A p. 94, si parla inoltre di snellire le procedure per autorizzazioni in materia ambientale, un punto in aperto contrasto con la missione della transizione green. Ancora, a p. 104 si rimanda all’incentivazione della concorrenza, anche nei trasporti pubblici: tradotto, privatizzare il trasporto pubblico locale. Simile indirizzo, a p. 106, in cui si scrive di completare la piena liberalizzazione della vendita di energia elettrica: in altre parole, privatizzare la fornitura di luce. Sempre a p. 106, in materia di servizi pubblici locali, si restringe il raggio d’azione delle società in house, per affidare delle commesse alle quali dovrà essere fornita un’adeguata motivazione da parte delle Amministrazioni: una restrizione che apre la strada alle esternalizzazioni. Insomma, riforme e indirizzi di politica economica che vanno nella direzione di privatizzare quanto non ancora privatizzato, in una prospettiva marcatamente liberista stando alla quale ‘meno pubblico è meglio’, mentre il privato sarebbe più efficiente nel produrre e distribuire servizi. Altre possibili nefandezze del PNRR si nascondono nella riforma fiscale prossima ventura e nella riorganizzazione delle misure di welfare.

Ciò che è certo, nel frattempo, è il graduale ritorno all’austerità, con il progressivo riaffermarsi della disciplina di bilancio attraverso il contenimento del rapporto debito/PIL. Tale percorso si articola già nel DEF, attraverso una diminuzione costante del disavanzo primario. Per giunta, le congetture del DEF si basano su stime ottimistiche circa la crescita italiana: se questa crescita non ci sarà, per far tornare i conti toccherà, ancora una volta, tagliare le spese. Una strategia drammatica, come dimostrano gli ultimi 30 anni di tagli e contenimento della spesa.

Come se non bastasse, questo PNRR legherà mani e piedi agli esecutivi che verranno per i prossimi anni: questo programma non impegna solo questo governo, ma di fatto è il programma di governo dei prossimi esecutivi, per i prossimi 6 anni. Infatti, l’occhio della Commissione europea vigilerà sull’attuazione di questo programma, sotto la minaccia di essere soggetti alla scure del definanziamento qualora il Piano non sarà rispettato. A dircelo è un insospettabile: il commissario europeo Paolo Gentiloni. Nel suo intervento, Gentiloni dice testualmente che sarà la Commissione europea, probabilmente due volte l’anno, a decidere se erogare la parte di finanziamento, e che lo farà, oltre che sulla base della spesa sostenuta, anche alla luce dello stato di attuazione delle riforme e del rispetto delle ‘raccomandazioni’ europee. In altri termini, con il PNRR si sta decidendo di appaltare la nostra politica di bilancio e quella regolamentare per anni.

Come ampiamente previsto, il Governo Draghi non è venuto in pace e la condizione per il Recovery Fund è l’austerità. La vera ragione per cui Bruxelles darà il beneplacito al PNRR Draghi è riconducibile alla disponibilità di questo governo di implementare quelle riforme lacrime e sangue che ci hanno condotti dove siamo. Ma non è finita, perché come dice qualcuno “[o]ra inizia la vera corsa contro il tempo del governo Draghi: rispettare i tempi delle riforme strutturali che Bruxelles attende per staccare a luglio il primo assegno del Recovery” e questo copione si ripeterà incessantemente per i prossimi sei anni: se vogliamo i soldi del Next Generation EU toccherà piangere, e parecchio.

Senza una mobilitazione di massa e una seria organizzazione politica, i prossimi anni potrebbero rivelarsi ancora peggiori di quelli passati per le classi popolari.

Di ConiareRivolta.org

Link fonte: https://coniarerivolta.org/2021/04/29/austerita-e-riforme-il-piano-di-draghi-e-servito/

29.04.2021

Pubblicato da Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org

 

22 Commenti
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Simsim
Simsim
30 Aprile 2021 11:06

Avevo scritto un lungo commento sulla riqualificazione dei lavoratori, ma l´ho cancellato. É un discorso troppo ampio da affrontare. Diciamo che, ferma restando l´origine mostruosa di tutto ció che riguarda questa situazione, il concetto di riqualificazione andrebbe discusso ed approfondito uscendo un minimo dal vortice degli accadimenti. Perché il concetto ha di per sé delle implicazioni anche umanistiche che, se lette in un ottica non malata come il mondo attuale, in realtá renderebbero il concetto stesso come un fattore da considerare sotto certi aspetti positivo. Ma non vado oltre, perché ogni parola in piú apre un abisso di concetti da approfondire, e sui quali diventa complicato a mio parere disquisire con serenitá.

Astrolabio
Astrolabio
30 Aprile 2021 11:56

Tutti questo sempre che resti Draghi.
Da quello che si vede in questi giorni c’e’ maretta al governo
Anzi quasi una tempesta.

AlbertoConti
AlbertoConti
Risposta al commento di  Astrolabio
30 Aprile 2021 12:23

Per far cadere Draghi bisognerebbe prima esorcizzare Mattarella. La vedo dura, per usare un eufemismo.

Astrolabio
Astrolabio
Risposta al commento di  AlbertoConti
30 Aprile 2021 12:33

…con tutto il quirinale, corazzieri compresi.

giovanni
giovanni
Risposta al commento di  Astrolabio
30 Aprile 2021 13:38

Pregare per tutti…

giovanni
giovanni
Risposta al commento di  Astrolabio
30 Aprile 2021 13:38

Pregare per tutti…

casalvento
casalvento
Risposta al commento di  AlbertoConti
30 Aprile 2021 12:53

Draghi ha solo mezzo governo, quello economico, mentre sanità, giustizia e interni sono direttamente gestiti da Mattarella.
Ricordo in una conferenza stampa Draghi che non rispose sui porti aperti perché ‘non era competente’.
Napolitano zitto zitto ha modificato radicalmente la costituzione, introducendo un sistema presidenziale originalissimo, dove il presidente non è eletto dai cittadini, ma da una cricca parlamentare.

giovanni
giovanni
Risposta al commento di  AlbertoConti
30 Aprile 2021 13:38

Pregare per lui….

Zippo
Zippo
Risposta al commento di  AlbertoConti
3 Maggio 2021 6:57

dici che se ritroviamo la cenere del santino su cui ha fatto il giuramento possiamo bandirlo da questa realtá, tipo Voldemort con gli horcrux?

AlbertoConti
AlbertoConti
30 Aprile 2021 12:08

“farò di tutto per salvare l’euro, e vedrete che basterà” Ecco cosa aveva in mente, di finire di “sistemare” l’Italia, la capolfila dei PIIGS. Dopo la peggior gestione della pandemia di tutto l’occidente, la più fallimentare sotto tutti gli aspetti, che ha prodotto danni incalcolabili, l’Italia con 60 milioni di abitanti mette in campo 200 miliardi (in 6 anni), cioè poco più di 3.000 € a testa. Gli USA 2.500 miliardi con poco più di 300 milioni di abitanti, cioè più di 8.000 $ a testa. Ma la differenza principale è che i dollari se li stampano loro ed esportano la relativa inflazione nel resto del mondo, mentre i “nostri” euri li prendiamo a prestito da un cravattaro apolide ed esportiamo al più deflazione salariale. Comunque non è il caso di invidiare gli yankee, prime vittime del loro stesso impero del male. Nonostante tutto l’alternativa c’è, grazie ai risparmi record degli italiani (ricchi) che bastano e avanzano per fare a meno degli “aiuti” UE con le relative “condizionalità”, ovvero ricatti per piegarci al fallimento miserabile mentre spendiamo quei soldi nel peggiore dei modi, per farci del male (5G, grandi opere inutili, aiuti ai big oligopolisti e privatizzatori di tutto e… Leggi tutto »

tucalar
tucalar
Risposta al commento di  AlbertoConti
1 Maggio 2021 4:51

aggiungi assistenzialismo ossia reddito di cittadinanza

Vincent
Vincent
Risposta al commento di  AlbertoConti
1 Maggio 2021 10:34

Ai risparmi privati non vogliono proprio arrivarci. Intendo dire non vogliono minimamente pensare a BOT o altro. Questo andrebbe bene sia ai prestatori che vedrebbero finalmente valorizzato il loro risparmio, sia allo stato che si ritroverebbe un fiume di denaro liquido e immediato. Ovviamente non vogliono. Normalmente nelle aste, tra l’altro mezzo farlocche, si notano delle offerte mediamente 10 volte superiori all’offerta. La domanda nasce spontanea: Perchè non vogliono? Non vedo altre risposte se non quella di volere che ci si indebiti sempre di più in un sistema NON a moneta sovrana e quindi a strozzo. Diventa impellente quindi per i governanti metterci nelle mani dei cravattari ordo finanziari.

Vincent
Vincent
Risposta al commento di  AlbertoConti
1 Maggio 2021 10:34

Ai risparmi privati non vogliono proprio arrivarci. Intendo dire non vogliono minimamente pensare a BOT o altro. Questo andrebbe bene sia ai prestatori che vedrebbero finalmente valorizzato il loro risparmio, sia allo stato che si ritroverebbe un fiume di denaro liquido e immediato. Ovviamente non vogliono. Normalmente nelle aste, tra l’altro mezzo farlocche, si notano delle offerte mediamente 10 volte superiori all’offerta. La domanda nasce spontanea: Perchè non vogliono? Non vedo altre risposte se non quella di volere che ci si indebiti sempre di più in un sistema NON a moneta sovrana e quindi a strozzo. Diventa impellente quindi per i governanti metterci nelle mani dei cravattari ordo finanziari.

Kozjak
Kozjak
30 Aprile 2021 12:19

Interessante che si spenda più in “inclusione e coesione” che in sanità….

IlContadino
IlContadino
Risposta al commento di  Kozjak
30 Aprile 2021 12:24

Intubano, includono, inoculano…ci girano attorno per non dire l’unica corretta;)

Pfefferminz
Pfefferminz
30 Aprile 2021 12:29

“Senza una mobilitazione di massa e una seria organizzazione politica, i prossimi anni potrebbero rivelarsi ancora peggiori di quelli passati per le classi popolari”

In particolare se la digitalizzazione servirà a consentire il passaggio alla società post-elezioni (“post-voting society”), ovvero ad una società in cui le elezioni non servono più. E perché non servono più? Perché i colossi che governano la digitalizzazione sanno tutto di noi, quindi anche i nostri desideri. Diranno che le elezioni non servono, perché loro sanno quello che vogliamo, non ci hanno forse spiato per anni?
Forse è giunto il momento di tornare alla carta stampata.
Ken Jebsen: “La rivoluzione si farà con la macchina da scrivere, con l’analogico.”

Astrolabio
Astrolabio
Risposta al commento di  Pfefferminz
30 Aprile 2021 12:35

Qualcuno li chiama pizzini.

Silger
Silger
30 Aprile 2021 13:37

Morale: l’unica soluzione, ma da che mo’, è un calcio in “culo” all’UE e all’euro e ai loro servi e riprendersi una sovranità (da Costituzione) ormai tradita e svenduta…il piano o prevede un’intelligenza impossibile, o un’eroe con carisma d’altri tempi o il sangue o un Dio fustigatore. L’alternativa, quella prossima ventura, è schiavitù e colonialismo ai nostri danni…proprio a noi che eravamo l’impero romano e che non abbiamo proprio nulla da imparare dai barbari impiegati di Bruxelles o di Francoforte. Come successo a San Paolo, mi auguro come prima cosa che Draghi venga “fulminato” sulla via di Berlino e riacquisti patriottismo e voglia di stampare moneta sonante.

Vincent
Vincent
Risposta al commento di  Silger
1 Maggio 2021 10:43

Io mi auguro invece che venga fulminato e basta.
Draghi non può fare ciò che che vuole. Se potesse, o avesse il minimo desiderio di farlo, non sarebbe stato messo a fare quel che fa e, qualora dovesse essere fulminato nel senso da te espresso, verrebbe immediatamente rimosso dall’incarico.
Non dimentichiamo che draghi nasce come keynesiano sotto Federico Caffè. Titolo della sua tesi di laurea: ‘Insostenibilità di una moneta unica europea’. Farebbe presagire il non plus ultra e invece? No. Fa il liberista sfrenato. Fa, di fatto, il vero professionista. Il vero professionista è come un attore, fa ciò che gli dicono e questo paga (a lui ovviamente). Se un certo signore che lavora alla Goldman Sachs (draghi) riceve uno stipendio di 10 milioni di euro all’anno, lascia l’incarico per dirigere la banca d’italia per ‘solo’ 350.000 euro all’anno, un motivo ci deve pur essere. O è scemo o ubbidisce a ordini che gli dettano tutti gli iter da seguire. Il resto lo vedremo.

giovanni
giovanni
30 Aprile 2021 13:39

Mai pensato che il drago fosse venuto in pace….

mingo
mingo
1 Maggio 2021 16:54

Ormai siamo all’epilogo questo è il cappio che sarà infilato al popolo italiano e il finale è certo .Accettiamolo è finita !Non vi è più niente da lottare al massimo cercate un riparo se esiste ed è possibile che vi protegga per i prossimi anni di mattanza sociale e buona fortuna a tutti.

merolone
merolone
2 Maggio 2021 0:40

Ormai questi qua non sono nemmeno commentabili, prima della falsemia uno si sarebbe preso la briga di leggere i provvedimenti e confutare le cifre, adesso non serve più. L’unica cosa da dire è che la UE è in mano ad un’oligarchia di ricconi che viene dritta dal mondo preindustriale, non si rendono conto che solo con la piena sovranità monetaria dei singoli stati, che permette di stampare moneta per fare massicci investimenti in infrastrutture, ricerca, formazione, innovazione di prodotto etc si compete a livello globale. Basta girare per le strade e le città per vedere le conseguenze dell’austerità europea, strade dissestate, montagne di rifiuti, periferie devastate, campagne ridotte a discariche, altro che mobilità sostenibile, inclusione e coesione (belle parole per chi vive nelle ZTL con ricchi stipendi e rendite in valuta forte come l’euro). Questi per competere puntano tutto sul taglio del costo del lavoro facendo arrivare in massa i clandestini che qua spacciano e basta, oppure in innovazione di processo che con prodotti antiquati e infrastrutture devastate non servono a niente. Poi per creare un’industria europea dei microchip devono invitare le aziende di Taiwan, che alla UE la mandano a quel paese e investono negli USA, oppure per creare… Leggi tutto »