Perché voterò il M5S

Perché voterò il M5S
Lower House Deputy speaker Luigi Di Maio (R) talks to leader of the Five Star Movement (M5S) Beppe Grillo after being chosen the movement candidate for Prime minister during a Five Star Movement (M5S) party's congress in Rimini on September 23, 2017. / AFP PHOTO / Alberto PIZZOLI (Photo credit should read ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.it

Non è poi molto importante sapere per chi voterò io, ma è l’occasione per fare quattro chiacchiere e, magari, per chiarirci meglio qualcosa che ancora non è proprio del tutto ben compreso. Le elezioni saranno una noia mortale – già lo percepiamo – tutti cercheranno di sputtanare tutti – già lo vediamo – dopo, tutti avranno vinto, ed anche questo lo sappiamo da decenni. Fin qui, niente di nuovo.

Queste elezioni, però, qualcosa d’importante lo riservano: osserviamo, ogni giorno che passa, la disperazione di una classe dirigente che non riesce più a “bucare” il teleschermo, oppure ad impressionare con le “veline” delle agenzie. Ogni notizia è già un deja vu, ogni commento è la solita lagna, ad ogni attacco corrisponde, dall’altra parte, la solita gazzarra o la battuta pungente. A volte sono addirittura divertenti, nella loro insulsaggine. Da dove vengono?

Vi stupirà, ma la storia delle classi dirigenti italiane sta tutta in un trafiletto, senza occultare quasi nulla di veramente importante.

Dapprima vi fu la classe dirigente risorgimentale, che aveva l’obiettivo di unire il Paese e che s’espresse fino alla Prima Guerra Mondiale (fine degli obiettivi del Risorgimento). Con gli ultimi aneliti di Giolitti abdicò, lasciando un Paese vittorioso che, però, non se n’era accorto. Salì al potere la classe dirigente fascista, nel bene e nel male, e finì molto male: quella volta gli italiani s’accorsero sulla loro pelle che non avevano vinto. Si fece avanti la classe politica cattolica, sponsorizzata dal Vaticano, e ancora oggi, almeno credo, ogni settimana i politici d’ispirazione cattolica (anche d’opposti schieramenti) s’incontrano per una breve colazione (il Giovedì?) in un discreto convento di monache, a Roma. L’hanno sempre fatto, quando c’erano Togliatti e Nenni, Craxi ed Almirante, Prodi e Berlusconi, mentre imperava il Gauleiter Monti…e penso che continuino anche oggi, è la tradizione. Come abbiamo letto nella riga sopra, con Monti era iniziata la stagione dei Gauleiter, ossia dei Governatori coloniali inviati dal grande Nord, che portano tutti – è d’obbligo! – una faccia italiana. Magari rifatta col bisturi, oppure imbrattata di cerone. Fine della brevissima storia.

Denominatore comune di tutte le classi dirigenti italiane è stato di rivolgersi a noi, tutti, zappatori od impiegati, tornitori o medici, pensandoci un branco di cafoni incapaci di comprendere cosa volesse dire “governare”: anche i migliori (per esempio le classi dirigenti dell’ultimo dopoguerra) non abbandonarono mai quella spocchia tipica di chi si crede “mandato da Dio” per “sopportare” questa massa di rompicoglioni, che bisogna comunque blandire perché il loro voto ci è necessario. Per farci dopo, ovviamente, tutti i fatti nostri.

Difatti, dal 5 Marzo 2018 – a sentire loro – sarà abolita la Riforma Fornero, chi non ha reddito riceverà un bel reddito di cittadinanza, col quale, magari, riprendere gli studi universitari mai conclusi senza pagare tasse…e via discorrendo. I cafoni bisogna farli sognare: fanno castelli in aria e continuano a campare, sgobbando. E, con loro, pure noi. Senza sgobbare, ovvio.

Dobbiamo riconoscere che mentre gli altri, nel 1200, sancivano i grandi principi del Diritto (Habeas Corpus), noi ci divertivamo a condannarli all’Inferno in alcuni libelli, poi assunti a Grande Saga Nazionale dell’Empireo & dintorni. Ben scritta, per carità: a dire le cose siamo sempre stati bravi. Quando altri davano la caccia all’oro nelle appena scoperte Americhe, noi riposavamo con Durlindana e le ultime saghe cavalleresche del tempo. Quando, infine, le cose si fecero serie: della serie che c’era un Parlamento (Inghilterra), oppure un’Assemblea dei tre stati (Francia), quelli che potevano andavano a Londra ed a Parigi per respirare le “arie di liberà”, per poi tornare a fare il solito Marchese del Grillo di tutti i giorni. E, qui, parte la stagione risorgimentale di cui sopra.

Certo…“poeti, santi e navigatori”, ma oltre a questo…niente…e, oggi, un vago sapore d’amaro ed incompiuto sale dallo stomaco, dai visceri, dove riposano le memorie dell’imperfezione mai scalfita.

Qualcuno ritiene che “l’Italia collasserà” anche come forma statuale. Può darsi, ma ci credo poco: gli Stati Nazionali tirano avanti alla belle e meglio, un po’ acciaccati ma vivi e vegeti, l’UE è solo una prosecuzione, con qualche novità, del trattato di Versailles del 1919. L’impianto è sempre il medesimo. La “nuova” Europa li ha perdonati per secoli di nequizie e li ha benedetti: su, correte, andate incontro al Mondo 2.0 che avanza…

Noi, ci andiamo con una sorta di manager che, nel 2018, ritiene che l’auto elettrica sia una panzana colossale, con la quale non perdere tempo: la residua industria automobilista nazionale s’allega, in colonna, al seguito di cotanto leader. Certo: ai tempi di Stevenson c’era anche chi continuava a credere nei cavalli. E’ normale che ci sia un dissidio fra innovatori e conservatori: noi, però – guarda a caso – scegliamo sempre i secondi. Quando entrammo in guerra, nel 1915, c’accorgemmo che nessuno, in Italia, era in grado di costruire un aeroplano: avevamo, però, splendide anticipazioni, fantasiosi disegni, opera di Leonardo. Arrivammo al frullatore “Balilla” dell’Ansaldo nel 1916.

Eppure, gli italiani lavoravano, da Torino a Napoli, non solo nei campi ma nelle officine, nei cantieri, luoghi dove il pensiero empirico incontrava la tradizione idealista, e qualcosa ne scaturiva, come le prime navi a vapore del Regno delle Due Sicilie, anticipatrici, anche nel confronto con le altrui realizzazioni. All’avanguardia, ma senza crederci, come se la cosa non ci riguardasse.

E’ un andazzo che si perde nella notte dei tempi: ad Augusto fu condotto un artigiano che aveva inventato un tipo di vetro infrangibile. Gettò il vetro per terra e non si ruppe. Pensò un attimo, poi disse due parole all’orecchio di un pretoriano: due minuti dopo era già stato sgozzato. E se questo vetro “miracoloso” diventa più prezioso dell’oro?

Non importa se il futuro imperatore Tiberio – allora giovane generale – gli raccontava che era inutile continuare ad avanzare in Germania verso L’Elba per razziare oro: il sistema non reggeva più, meglio fermarsi sul Reno e commerciare. Vizio antico, sul quale continuiamo ad interrogarci ed indugiare.

Dunque, dopo questi esempi – e molti altri che tutti conoscono – qual è la sentenza che ne scaturisce?

Che la nostra classe politica non riesce a comprendere – e di conseguenza ad aiutare – le nostra imprese: sono viste come pecore da tosare dando, in cambio, quattro spiccioli con leggi ad hoc, sempre che ci sia un preventivo accordo. Ossia, una parte dei soldi che ti do devono tornare nelle mie tasche: basta sfogliare un giornale per imbattersi in centinaia di queste notizie.

Di conseguenza, l’unico mezzo che hanno le imprese è spremere sempre di più i lavoratori, e lo Stato – da Treu in poi – fornisce rapidamente apposite leggi sul lavoro per taglieggiarli meglio: la competitività! I mercati ci osservano!

Questa vecchia classe politica – come si arroccarono gli ultimi epigoni della destra/sinistra storica – s’aggrappa al potere con le unghie e con i denti: inoltre, l’UE non trova altri che facciano i Gauleiter per lei, perché l’offerta deve essere fedele e “qualificata”.

Qual è, allora, l’obiettivo da raggiungere con il minimo impegno della scheda elettorale? Votare contro Berlusconi perché è patetico? Contro Renzi perché è uno sbruffone? Contro Salvini, Grasso e tutti gli altri? Non serve, sono la corazzata Potemkin del malaffare, aggravata da una considerevole dose d’ignoranza.

Gli unici ad essere ancora “votabili” sono i 5Stelle, c’è poco da cincischiare.

Sono gli unici ad avere una parvenza – con tutte le loro ingenuità e gli errori commessi – di buona volontà, di voler interpretare (e correggere) questo mondo difficile da capire, dove si scommette sulla salute dell’azienda di Tizio fra cinque anni. Chi dice scende, chi dice sale. Non c’è nulla di male a scommettere però, che le banche conteggino queste scommesse nei loro bilanci, è pura follia. Non è nulla di economico: è solo una follia.

Comprendo tutte le prudenze ed i sospetti di tanti. Se avessero voluto creare un “contenitore” per gli scontenti, per chi si ribella, per chi è schifato da questo modo d’interpretare la politica, avrebbero inventato qualcosa di molto simile al partito di Grillo. Ma non ne abbiamo le prove.

Se, all’opposto, il fenomeno è genuino, ecco che sarebbe stato una pletora di ragazzotti un po’ sperduti e, fra di loro, i soliti approfittatori e venduti o, ancora, disposti a vendersi per i rituali trenta denari. I 5Stelle, però – faccio notare – non vogliono massoni nelle loro liste: scegliere, fra le stelle e il grembiule.

Non andare a votare? Possibile, ma a loro non frega un accidente, a meno che l’astensione non raggiunga l’80%, ma anche in quel caso s’inventerebbero qualcosa di strabiliante: la Commissione Parlamentare per Sondare le Tendenze Astensioniste dell’Elettorato.

Cosa potranno fare i giovani parlamentari grillini?

Non potranno fare molto – il sistema è ancora blindato, e faranno muro contro di loro: ci aspetta l’ennesima copia di Renzusconi, o qualcosa di simile (personalmente, prevedo Maroni a capo del governo) – nel senso di varare nuove leggi o cambiare l’andazzo imperante, però una cosa potranno farla.

Con la loro presenza, dovranno testimoniare, ogni giorno che passa, che i cittadini italiani non sono più cafoni, villici, zotici, bifolchi, villani…ma cittadini di uno Stato, dove hanno doveri (da esigere) e diritti (da rispettare).

E’ un passo che sembra scontato, ma così non è: il Conte di Macerata Paolo Gentiloni non è molto diverso dal suo avo Vincenzo Ottorino, che operò nel Regno d’Italia e convinse i cattolici ad entrare in politica.

Nulla è cambiato in questa landa italica, dove il diritto del censo (imprenditoriale, politico, finanziario) opprime come un tempo. Mancano i cannoni di Bava Beccaris, ma l’aria che si respira è la stessa, ci pensa mamma Tv a spruzzare il deodorante. Sì, quell’odore di m…che ben conoscete.

Prima di lasciarvi, vi voglio raccontare un fatterello che, spesso, mi ha fatto riflettere sulle umane, italiche sventure.

Primi anni ’90, mi trovavo a Roma per un matrimonio e non mancai d’andare a salutare il mio editore, il compianto Angelo Quattrocchi, di Malatempora.

La serata era fresca e, dalle finestre, s’udivano appena le mille voci di una Trastevere d’altri tempi: seduti al buio, bevevamo qualcosa. All’improvviso, parlò.

“La vedi quella panca?” mi disse, indicando di fronte a sé.

“Molti anni fa, proprio su quella panca, era seduto tutto lo “stato maggiore” del Partito Radicale…c’erano Spadaccia, Pannella, la Faccio…e c’era anche un giovane di belle speranze, che rispondeva al nome di Francesco Rutelli. Visto che era belloccio ed educato, decidemmo che sarebbe stato lui ad essere il capolista…cercammo, anche noi, di sfruttare un po’ i voti delle sempre “tanto buone” mamme italiane…e passò, fu eletto…”

Già, passò. Quanta acqua è passata, e quanti ne sono passati senza che cambiasse niente.

Voglio puntualizzare che non ricordo a quale carica fu eletto Rutelli: la riunione avvenne intorno alla fine degli anni ’70. Il Partito Radicale, all’epoca, lottava su temi d’importanza culturale e sociale – il divorzio, l’aborto (che già esisteva, ma era sempre clandestino e rischioso per le donne), la carcerazione preventiva (ricordate il film di Sordi?) e tanti altri. Per chi era “asfissiato” dal perbenismo comunista e dall’edonismo socialista, pareva una buona causa: soprattutto, si sottolineava sempre l’importanza d’essere considerati cittadini.

Lo votai parecchie volte: smisi quando m’accorsi che s’allontanavano troppo dai temi sociali – che erano, invece, parte dei vecchi programmi del Partito Radicale storico (quello fondato da Felice Cavallotti ed Agostino Bertani) – e che, con la ri-fondazione del 1989, divenne una quinta colonna del potere europeo. Guardate, proprio in questi mesi, cosa fa la Bonino.

Oggi, alcune di quelle antiche istanze compaiono nei 5 Stelle: si pensi al reddito di cittadinanza, alla specchiata onestà, insomma, a come dovrebbe comportarsi un vero governo. Così, li voterò.

Provare?

E cosa costa?

Basta non crederci del tutto, beninteso, non gridare “al lupo” prima del tempo, ma nemmeno avere un approccio fideista senza la minima critica.

Carlo Bertani

Fonte: http://carlobertani.blogspot.it

Link: http://carlobertani.blogspot.it/2018/02/perche-votero-il-m5s.html

19.02.2018

Commenti (89)

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Mostra commenti 33 caricati
    1. Don Josè La Sida 27 maggio 2018

      Condivido quasi tutto. Ovviamente non esisterà mai il partito/movimento che ci rappresenti al 100%, quindi è sempre una questione di compromesso tra ciò che vorremmo e ciò che è disponibile e abbia qualche possibilità di vincere le elezioni.
      Tanto qualcuno ci deve andare per forza a governare.

    1. disqus_VKUtLIms5T 27 maggio 2018

      Votazioni democratiche ? Ognuno deve fare quello che gli detta la coscienza, se ne ha una.

      Esiste anche la disobbedienza civile e francamente non mi và di
      alimentare il businnes dei PARTITI s.p.a. col mio voto ...Non avrei più
      il coraggio di guardarmi allo specchio..
      .Che se la voti l'attuale orrida nomenklatura e chi si riconosce in questa tirannia eletta a forma di potere...

      Bisogna conservare una buona memoria e non dimentico che il popolo
      "sovrano" votò contro il finanziamento pubblico dei partiti e questi con
      la faccia di tolla aggirarono la sovranità popolare reinventandosi una
      legge che spendi uno e guadagni cinque...
      Questo equivale ad una tirannia per giunta di affamatori !!!
      La democrazia - quella vera - è tutto un altro paio di maniche !!!

    1. gorwelll 27 maggio 2018

      "Provare?

      E cosa costa?"

      Esatto! Questo è il riassunto della finta rivoluzione . Io provo a mettere una crocetta li, tanto cosa mi costa ...(spallucce). Il borghese sazio e annoiato che vuole cambiare le cose senza una gocccia di sudore senza rinunciare a nulla né mettere in gioco nulla. Questo è il riassunto perfetto e ringrazio Bertani per questa inconsapevole confessione e conferma.

      Vorrei rendere noto a Bertani che c'è gente che fatica a comprare il pane per i figli o a curarsi o dorme in stazione e loro no nom hanno tempo per "PROVARE ". Voi sareste quelli diversi dai gretti e insensibili politici e giornalisti main stream.

      Ed ecco spiegato perché nulla cambiera perché quelli meglio sono mostri che non vedono al di la del loro naso.

    1. mingo 21 febbraio 2018

      bravo ben detto.

    1. aNOnymo 21 febbraio 2018

      La storia dice che dopo la seconda guerra mondiale le gerarchie sono cambiate. Le basi Americane, e non Nato, presenti sul suolo italiano sono la prova che il nostro paese non ha una sovranitá. Questo è evidente.
      I 5s hanno il boneplacito degli americani purchè si occupino solo dei problemi interni e che questi ultimi siano "obbligatoriamente" riconducibili a cause endogene. Niente ragionamenti sui massimi sistemi, mercati, dollaro, petrolio, euro e quant'altro. Al bar bisogna parlare di scontrini e troie.
      Insomma i 5s saranno i nuovi gestori del vecchio padrone. Niente Rivoluzione all'orizzonte, sia chiaro a tutti.
      I discorsi che daceva Grillo 15/20 anni fa con la 5000 lire in mano me li ricordo bene.Ora parla di Europa unita.
      Ragazzi non c'è niente da fare l'Italia è il pollo da spennare. Siamo il grande regalo che gli Stati uniti hanno fatto alla Germania per non farla andare verso la Russia. La Germania è l'amministratrice dell'Europa per conto degli Usa.Punto.
      A questo punto la Lega sembra piu rivoluzionaria dei 5s new version ,
      ma con il fardello di una storia fatta di ipocrisia, contraddizioni e schifezze di ogni tipo.
      Quindi chi votare?
      Che palle, non volevo dirlo ma ci tocca ancora votare per il "meno peggio".

    1. gilberto6666 21 febbraio 2018

      Sono tentato dal votare come Bertani il M5S dopo tanti anni di astensionismo. L'idea di vedere Di Maio Presidente del Consiglio dei Ministri delle Repubblica Italiana è suggestiva. Certamente almeno divertente, ma non tanto o non soltanto per la sua figura, quanto per gli adepti.

    1. mirti59 21 febbraio 2018

      Ho letto l'articolo e purtroppo anche molti commenti: c'è ha condiviso e chi ha criticato la scelta .....sta nelle regole del gioco ma chi si VANTA di non andare a votare perchè tanto non cambia niente mi fa tanto pena e commiserazione.

    1. Teopratico 21 febbraio 2018

      Chiunque viva nella capitale non potrebbe mai votare 5s, basta con la storia che "non hanno mai governato perlomeno", e la specchiata onestà poi... Articolo da scartare per me.

    1. ferdy 21 febbraio 2018

      Bertani ha votato i radicali diverse volte quindi, non credo possa consigliare qualcuno per chi votare.

    1. disqus_iUEFcL1eJR 21 febbraio 2018

      I 5s da soli non avranno la maggioranza e anche se l'avessero non lo farebbero governare.
      Perciò temo molto che potrebbe realizzarsi un'alleanza 5s + Pd + qualche altro (grasso?).
      Inutile illudersi sui 5s che, a mio parere, sono un soggetto facilmente manovrabile...col pretesto di combattere i privilegi, i 5s farebbero da copertura e spianerebbero la strada a politiche che ammazzerebbero ancora di più i ceti medi. Quanto al problema dell'immigrazione è facile attendersi, se i 5s dovessero andare al governo assieme ad altri di finta sinistra, che tutto continuerebbe sostanzialmente come prima e forse anche peggio.
      Votate chi vi pare, oppure astenetevi, ma non votate nessuno della cosiddetta sinistra se non volete altre fregature.
      Anche a destra fanno un po' pena però forse almeno qualcuno è più credibile di un di majo. .

    1. TdP 21 febbraio 2018

      Siete giovani e idealisti..ma fermo restando che il mio voto non vale nulla..e quindi non andrò a votare..spero che vinca Berlusconi per avere la pensione minima di 1000 euro..così potrò concedermi ogni tanto il piacere di prendere un caffè al bar..senza il rischio di compromettere la mia finanza minimale...

      Ecco..le magnifiche sorti e progressive ve le lascio..io mi contento di un succulento panino mangiato in tutta abbondanza seduto su una panchina..ringraziando chi ce l'ha messa..

      Così mi diceva un tizio ai giardini pubblici conosciuto da poco...

    2. Airperri 27 maggio 2018

      Allegria..

    1. dogout 21 febbraio 2018

      probabile convenga mettere Fiorello almeno per sdrammatizzare...solo perché se restiamo in Europa buoni senza sgarrare non iniziano con attacchi ancora più sporchi.
      ma quantomeno dovremmo poter andare a votare per i migliori scelti con criteri diversi. Ed almeno avere in cambio se non si vuole troncare con l'Europa più margine di miglioramento interno al paese, limando spesa e arrestando in stile erdogan! qui cosche e in europa la mamma di tutte le cosche. niente di più niente di meno che iniziati all onorata società ed per quello che il sacrosanto dubhio mi viene di non andare...

    1. Michelle Blondel 21 febbraio 2018

      Leggo sempre i suoi articoli e continuero' ancora a leggerli perche' li trovo interessanti e sopratutto fanno riflettere
      Oggi evidentemente non era la sua giornata
      Capita a tutti gli umani
      Lo considero un incidente di percorso
      Rimane il fatto che non ero al suo fianco mentre guidava
      E' l'unico aspetto positivo della vicenda
      Con Stima
      Toba

    1. cipperimerlo 21 febbraio 2018

      Tante chiacchiere quando bastavano 6 parole:
      "Viva la Trojka, che Dio la benedojka!"

    1. Vamos a la Muerte 21 febbraio 2018

      Ottimo Ragionamento, scevro da Ideologie e Preconcetti.
      Anch'io voterò il Movimento 5 Stelle pur senza l'Entusiasmo con cui lo votai nel 2013 per via della "frenata" di Di Maio sull'Euro: ma la loro specchiata Onestà messa a confronto con la Malversazione, l'Arroganza e la Prepotenza dell'ignobile coppia Renzi/Berlusconi non lascia dubbio alcuno su quale Partito/Movimento segnare la croce.

    1. Matty Ninty 21 febbraio 2018

      Insomma chiunque vinca vincerà Bruxelles. Il voto deciderà esclusivamente se finire nella pentola a fuoco lento o gettarsi direttamente nella stufa.
      Il vincitore delle elezioni dovrà per forza di cose confrontarsi con l' aumento dell'iva già stabilito fino al 25% (entro il 2019) con conseguente aumento dei prezzi e tutto quello che ne deriverà.
      Affronterà anche l' arrivo serio della robottizazione nell' industria e nei servizi con l'annunciata perdita di decine di migliaia di posti di lavoro.
      Forse sarà costretto sotto minaccia spread (visto che dall' Ue non si esce) a cominciare ad abbattere il debito pubblico magari con una patrimoniale.
      Nessuno vuole rimanere con il cerino in mano. In una coalizione/inciucio tutti si bruceranno un po' ma nessuno con ustioni mortali.
      Ecco il perchè del Rosatellum: non per scongiurare qualcuno seduto nella (finta)sala dei bottoni ma per evitare di rimanere con il cerino in mano in un quinquennio dove molti nodi verranno al pettine.

    2. silvano 21 febbraio 2018

      Disamina eccellente, lucida e veritiera...noi siamo schiavi, sono ben altri i metodi per rompere le catene che ci immobilizzano...non certo mettere una foglietto con una croce in uno scatolone di cartone ogni 5 anni....il governo è già stato formato da tempo, la nostra comparsata non conta nulla!!

    1. Pyter 21 febbraio 2018

      Va bene, mi avete convinto.
      Credo che il 4 marzo non me ne starò a casa.

    1. virgilio 21 febbraio 2018

      esprimendo qui questo tuo pensiero hai gia votato quelli che ti governano da sempre

    2. A 19th century man 21 febbraio 2018

      Bella supercazzola complimenti.

    3. virgilio 21 febbraio 2018

      contento tu?!

    4. A 19th century man 21 febbraio 2018

      Si, decisamente. Grazie.

    1. mario michele d'onofrio 21 febbraio 2018

      mi convinco sempre di più di essere l'unico informato sulla presenza, in questa tornata elettorale, della lista Potere al Popolo, eppure è nata dall'aggregazione di soggetti che sono 'vittime' dirette di quell'immobilismo di cui si parla nell'articolo: precari, malpagati, disoccupati, diseredati.

    2. Pimander 21 febbraio 2018

      All'altra tornata mi fidai del consiglio di Moni Ovadia e finii per votare Tzipras...ancora non ci dormo la notte...questa volta non mi fido...

    3. mario michele d'onofrio 21 febbraio 2018

      tra i sostenitori di Tsipras [perché poi fare una lista che richiama ad un politico di un altro stato, non si capisce] c'era gente come Spinelli, la quale, con il senno di poi, molto probabilmente aveva capito che il Nostro non si sarebbe allontanato dal solco tracciato da quelli come il suo illustre genitore. Come puoi capire, siamo su piani completamente diversi

    4. silvano 21 febbraio 2018

      Voto inutile e sopratutto anacronistico....il popolo non ha mai avuto potere e non lo avrà mai, sono utopie di fondamentalisti mai disposti ad un dialogo serio e costruttivo... Anch'io in gioventù credevo in certi ideali, ma crescendo e scontrandomi con la dura realtà ho dovuto fare i conti con essa, che delle mie speranze se ne fregava altamente!

    5. mario michele d'onofrio 21 febbraio 2018

      se non se lo prende, il 'popolo' non lo avrà mai, il potere. Credere in certi ideali e poi abbandonarli per essere realisti è uno dei tanti metodi [tra i più efficaci] per abdicare in favore dell'élite che, spesso e volentieri, non ringrazia neanche. Non dico che PaP sia la medicina salvifica, non lo so, ma bisogna pur provarci.

    6. Pimander 21 febbraio 2018

      Mi alzo e me ne vado da un tavolo dove siede uno che aggettivizza "illustre" il distruttore dell'Italia tal Spinelli.

      Mi rende allegro la lettura dei quindici punti del loro programma tra i quali campeggia una bella...

      ....estensione dei diritti sociali a tutti i migranti di questo mondo...
      Si vabbe'...in una realta' virtuale magari...
      hahahahahahaha

    7. silvano 21 febbraio 2018

      Allora mi spiego meglio a rischio di essere bannato....il popolo il potere se lo vuole veramente e quando dico veramente intendo senza intermediari terzi che sono sempre stati corruttibili da che mondo è mondo, se lo deve prendere da solo....hai presente come fecero i nostri cugini francesi quando la regina mangiava croissant mentre i sudditi morivano di fame...mi sono spiegato?? Tutto il resto è teatro!

    1. natascia 21 febbraio 2018

      " Panem et circenses" ...... questo mi ricorda il reddito di cittadinanza. Un'idea farlocca che non affronta la realtà. Un'idea che peggiora la nostra condizione di società zootecnica. Per questa e altre, ragioni che riguardano l'incompetenza, l'improvvisazione, la mancanza di serietà, non voterò più M5S.

    2. oriundo2006 21 febbraio 2018

      Idem. Qui come altrove ci sono difensori d'ufficio della Raggi e dei suoi amanti a stipendio triplicato, come dell'idea del nuovo stadio assolutamente (secondo loro ) da fare al piu' presto: la citta' ne ha bisogno ! Non vorrei che andando di questo passo si mettessero a suonare la cetra in Campidoglio, tanto per dar nuovo lustro al famoso panem et circenses...Comunque non voglio esser della parte di chi e' contrario a tutti i costi ai ggiovani...ma quando questi, al Parlamento europeo di qualche mese fa, chiedono a Monti il permesso di aggregarsi a quel gruppo parlamentare, evidentemente condividendone la politica, ebbene devo dire che mi sono cascate le fette di prosciutto che avevo ancora attaccate sugli occhiali ... !

    3. oriundo2006 21 febbraio 2018

      E ho visto il famoso cavallo di Caligola nitrire soddisfatto !

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