Morire a 17 anni all’Ospedale Bambino Gesù: i genitori di Lisa alla ricerca della verità

Intervista a Maurizio Federico e Margherita Eichberg a due giorni dall'udienza che dovrà decidere circa il rinvio a giudizio di due medici del noto ospedale pediatrico eccellenza in Italia e in Europa

MORIRE A 17 ANNI AL BAMBINO GESÙ: I GENITORI DI LISA ALLA RICERCA DELLA VERITÀ

di Valentina Bennati e Jacopo Brogi
comedonchisciotte.org

“Ogni notte di dolore per noi è stata come attraversare un deserto. Notte e giorno, vittime dell’indifferenza, della superficialità, dell’avidità, dei bilanci in attivo”.

Parole estratte dalla lettera che Maurizio Federico e Margherita Eichberg immaginano di aver ricevuto dalla figlia Elisabetta in occasione del secondo anniversario della sua scomparsa. Quel “noi” è riferito ai tanti, troppi, tragici casi di una sanità malata.

Nella storia che leggerete c’è condensata l’Italia. Il sistema Italia, e non solo. È la sanità nostrana: da eccellenza globale a laboratorio sacrificale di una nazione.

2020, tempo di emergenza: vi sentireste al sicuro se il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità e componente del Comitato Tecnico Scientifico (l’organo che ha orientato le politiche governative anti Covid) fosse il responsabile ultimo delle cure di vostro figlio?

Perché no. È un momento di grande tensione per tutti gli ospedali, ma d’altronde parliamo di Franco Locatelli, luminare dell'Ospedale Bambino Gesù, nosocomio pediatrico di fama mondiale in territorio vaticano. E la fiducia è una cosa seria, soprattutto quando parliamo della vita umana, più che mai di una figlia che deve avere il meglio per guarire e tornare alla normalità di adolescente con tutta l’esistenza ancora davanti fra scoperte, gioie e speranze.

Purtroppo è andata diversamente.

Abbiamo voluto incontrare questi genitori che oggi con grande determinazione e coraggio chiedono verità e giustizia, non solo per Lisa ma per tutti noi.
Ci hanno raccontato che tra due giorni, il 15 di marzo, avranno un’udienza importante: un giudice sarà chiamato a decidere circa il rinvio a giudizio di due medici dell’Ospedale Bambino Gesù. Sono accusati di aver causato la morte della loro figlia Lisa, 17 anni, decesso avvenuto, in base al referto, per uno shock settico conseguente all'infezione di un batterio contratto nella struttura ospedaliera; ma in realtà, secondo il Pubblico Ministero dottor Pietro Pollidori, favorito da una forte carenza del numero di neutrofili causata da un trapianto di midollo inadeguato avvenuto nello stesso ospedale nei giorni precedenti.

In sostanza, secondo i genitori, in quella che è considerata una delle eccellenze in Italia e in Europa nel campo della pediatria, sono state commesse una serie ingiustificabile di imprudenze, negligenze e imperizie.

Responsabile dell’Unità Operativa dove prestano servizio i medici che si sono occupati della scelta del donatore e dell’esecuzione materiale del trapianto è il prof. Franco Locatelli.
Il Pubblico Ministero per lui aveva richiesto l’archiviazione, ma Maurizio e Margherita hanno fornito prove che sono state ritenute sufficienti perché fossero riprese le indagini e il GIP, dott.ssa Francesca Ciranna, il 23 gennaio scorso ha deciso di respingere la proposta di archiviazione chiedendo di effettuare ulteriori approfondimenti. Del resto Elisabetta Federico è stata ricoverata per più di tre settimane nell’Unità Operativa diretta da Locatelli e risulta difficile ipotizzare che sia rimasto all’oscuro delle scelte adottate, che non sia mai stato consultato e che le decisioni intraprese non siano state condivise con lui.

Tutti possiamo sbagliare, nessuno è infallibile e anche al medico più competente può accadere di commettere un errore, ma quel che è successo a questa ragazza e alla sua famiglia scuote profondamente e smuove interrogativi che non possono restare senza risposte.

Chi era, dunque, Elisabetta Federico?

Elisabetta, Lisa, per tutti coloro che le volevano e le vogliono ancora bene, è stata adottata a 5 anni e mezzo in Ucraina insieme al fratello Bodgan.

Mamma Margherita e papà Maurizio raccontano che è sempre stata solare, forte e in buona salute fino a che, in seguito a un grosso livido sviluppato dopo una caduta accidentale, è stata ricoverata all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù dove le è stata diagnosticata una patologia ematologica di natura benigna.

Sono trascorsi molti giorni prima che i medici prospettassero un trapianto di midollo che l’avrebbe dovuta guarire, ma proprio in seguito a questo trapianto – che poi si è rivelato drammaticamente sbagliato – la ragazza ha trovato la morte. Una morte terribile e dolorosa che l’ha strappata ai suoi genitori e l’ha portata via per sempre da questa vita.

Non può rimanere inascoltato il grido di un padre e di una madre che piangono la propria figlia che non c’è più.

Abbiamo raccolto la loro testimonianza perché MAI PIU' accada COME PER LISA.

* * *

post mamma Lisa

Lisa è entrata in ospedale per un livido ed è stata trattenuta 52 giorni, da cosa è stato giustificato questo primo ricovero così prolungato? La lunga permanenza di vostra figlia in ospedale quanto, secondo voi, ha a che fare con le esigenze cliniche e quanto con la prassi ossia, con la gestione della politica sanitaria del nosocomio?

“I sanitari del Bambino Gesù giustificarono il lungo ricovero con motivi di sicurezza. Esperti e periti successivamente coinvolti ci hanno detto, invece, che con la patologia benigna da cui si è scoperto era stata colpita – la RCC (Refractory Cytopenia of Childhood, anemia refrattaria dell’infanzia) – lo standard è invece il regime di Day Hospital. Durante i 52 giorni di ricovero Lisa venne sottoposta a due accertamenti diagnostici (prelievi del midollo osseo a livello della cresta iliaca) e per il resto rimase a letto in attesa dei relativi responsi, con grande sofferenza per un’adolescente che aveva da poco finito di frequentare la scuola (era giugno-luglio) e che si sentiva bene. Intanto veniva sottoposta a continuo trattamento con antibiotici/antivirali/antifungini, ciò che per i periti ha aperto la strada all’infezione del ceppo batterico multiresistente dello Pseudomonas Aeruginosa, che l’ha accompagnata al decesso qualche mese dopo. È nostro convincimento, supportato da clinici, ematologi e trapiantologi indipendenti (inclusa la CTU del PM), che questo incredibilmente lungo ricovero nulla aveva a che vedere con esigenze cliniche. Lasciamo a voi le altre deduzioni.”

Al primo ricovero ne è seguito un secondo finalizzato al trapianto, la ragazza è entrata che stava bene, ma è morta tra atroci sofferenze due settimane dopo. Non è il trapianto di midollo in una struttura del genere, struttura pediatrica di riferimento di tutto il Centro-Sud Italia, considerato un intervento sicuro? Eravate ottimisti o preoccupati? Cosa è successo, perché la situazione è precipitata?

“Nessun intervento, clinico o trapiantologico, può essere definito ‘tout court’ sicuro. Il margine di rischio esiste sempre. Il punto è come si gestisce il rischio. Noi eravamo stra-ottimisti. La situazione è precipitata perché a Lisa (gruppo sanguigno 0) sono stati trasfusi l’equivalente di 350 ml di globuli rossi non compatibili (gruppo sanguigno AB), in presenza peraltro di elevatissimi livelli di anticorpi anti-A1 e anti-B (come misurati dal laboratorio dello stesso Bambino Gesù). Risultato: 13 ora di grida, svenimenti, e l’innesco di un’emolisi intravasale ed extravasale, con conseguente disfunzione multiorgano. Una ‘tortura medievale’ – la lunga infusione – assolutamente inaccettabile in un ospedale, a maggior ragione se pediatrico. La decisione di infondere il midollo pervenuto è stata il consapevole avvio di nostra figlia ad una morte dolorosa, avvenuta in due settimane e segnata dal progressivo spegnersi dell’ottimismo di Lisa e di noi genitori, fino al sopraggiungere del panico e poi della rassegnazione. Il batterio multiresistente è stato solo il ‘becchino’ di Lisa.”

Il midollo del fratello di Lisa, Bogdan, era compatibile e trapiantabile. Ma non è stato preso in considerazione dai medici che ne hanno preferito uno proveniente dalla Germania, nonostante al suo arrivo rilevasse delle criticità, addirittura documentabili, che però non sono state prese in considerazione per poi procedere nonostante tutto. Ci potete raccontare ulteriori dettagli di questa fase pre-trapianto?

“Sul momento, la fase pre-trapianto per noi, e per Lisa stessa, era assimilabile ad una festa. Nulla poteva scalfire il nostro entusiasmo e la nostra speranza di uscire dal tunnel. Avevano individuato una donatrice totalmente istocompatibile che negli stessi giorni del ricovero di Lisa stava preparandosi al prelevamento del midollo. Non sempre accade ed eravamo soddisfatti che la rete del Bambino Gesù fosse stata così efficiente (e nostra figlia così fortunata). Tutti i segnali più nefasti li abbiamo potuti interpretare solo ‘ex-post’ (insieme a tanti cattivi pensieri). Nessuno ci riferì della scarsissima qualità della donazione. La non prevista plasmaferesi (‘pulizia del sangue’ dagli anticorpi avverso un gruppo sanguigno incompatibile), alla quale Lisa fu sottoposta il giorno prima del trapianto, sul momento fu da noi interpretata come una semplice ‘correzione di rotta’. Poi, nelle settimane seguenti al decesso, il quadro si è cominciato a delineare in tutta la sua tragicità.”

Perché, secondo voi, si è proceduto ugualmente all'infusione di un trapianto di midollo osseo pur sapendo che non era adatto? Con l’infusione Lisa ha manifestato fin da subito delle reazioni avverse? Come hanno reagito i medici?

“Speriamo ci sia data occasione di ascoltare le giustificazioni in merito durante un dibattito pubblico. Le uniche che ci vengono in mente sono terribili ed imporrebbero seri provvedimenti. L’idea che fossero in un vicolo cieco è molto indebolita dalla disponibilità a donare di Bogdan. Come detto, Lisa cominciò a soffrire subito all’apertura del deflussore, senza più nessuna tregua fino alla fine. Le sue grida risuonavano nei corridoi del reparto e le sentiremo per sempre nelle nostre orecchie. L’unica stranezza che notai tra l’equipe medica – dice Maurizio - fu quando entrai in stanza di Lisa subito dopo il suo svenimento. Incrociai gli occhi del responsabile della procedura trapiantologica, e, nonostante la disponibilità da lui fino ad allora dimostrata nel rispondere alle mie domande, quella volta abbassò gli occhi e sgattaiolò via.”

In generale come è stato il dialogo con i medici durante tutta la permanenza di vostra figlia in ospedale? Che tipo di informazioni e spiegazioni ricevevate in merito alla sua situazione?

“Durante il primo ricovero, il livello di comunicazione tra noi ed i medici è stato più che negativo. Totale incomunicabilità. Nessuna disposizione da parte dei medici a considerare le nostre richieste sul Day Hospital e sulla terapia di prima linea a base di cortisonici.
Durante il secondo ricovero, il responsabile della procedura trapiantologica si dimostrò aperto al colloquio. Ma, ad una valutazione ‘ex post’ appare evidente come le cose più importanti (qualità del midollo, ruolo di Locatelli, prospettive reali di recupero di Lisa) ci siano sempre state nascoste. Noi non abbiamo sul momento avuto la capacità e la possibilità di verificarle”.

Avendo riscontrato difficoltà a ricevere informazioni fin dal primo ricovero di vostra figlia perché a un certo punto non avete pensato di rivolgervi ad altre strutture ospedaliere?

“Durante il primo ricovero, ad un mio tentativo di portare via Lisa – racconta Maurizio – mi fu risposto che non erano d’accordo e che il Bambino Gesù si sarebbe potuto rivolgere al Giudice minorile per levarci la patria potestà. A cose fatte ci siamo resi conto che si trattava di minacce ridicole ed irrealizzabili. Ma troppe cose abbiamo imparato solamente dopo. Durante il secondo ricovero, dopo la tragica infusione, Lisa non era trasportabile.”

La vostra denuncia è arrivata a un anno di distanza dalla morte di Lisa, come mai? Avete avuto difficoltà ad avere la sua cartella clinica o a trovare periti? Come avete capito che era stato il trapianto sbagliato, e non un batterio multi-resistente, a far morire Lisa?

“Abbiamo avuto una tremenda difficoltà a trovare i periti medici specialisti che non fossero commisti o intimoriti da Locatelli. Ci siamo riusciti solo dopo circa nove mesi dal decesso. Tutto l’evolversi dei fatti, che avevamo in verità già intuito a grandi linee, è stato confermato dalla lettura accurata della cartella clinica, in primis la qualità scadentissima della donazione.”

All’epoca dei fatti c’era già Roberto Speranza come Ministro della Salute. Vi siete rivolti al Ministero chiedendo che mandasse ispettori al Bambino Gesù?

“Lo abbiamo fatto alcuni mesi dopo il decesso di Lisa, per mezzo di un colloquio con Lorusso, l’allora capo della segreteria tecnica del Ministro. Ovviamente, oltre a capire poco, scelsero di non fare nulla. Andammo anche dal sottosegretario Sileri, al quale esponemmo la nostra idea di migliorare il protocollo dei trapianti di midollo per evitare sorprese fatali come quella avvenuta a Lisa. Non fece nulla neppure lui. Qualche mese dopo, avendo appreso attraverso nostri canali che al Ministero stavano aggiornando il protocollo, siamo riusciti attraverso contatti personali a migliorarlo nella direzione di rendere obbligatoria la disponibilità di un donatore di midollo osseo di riserva per i trapianti non urgenti.”

Una rivista online, Vita, che recentemente aveva voluto raccontare la vostra tragica storia ha ritirato l’articolo dopo appena 5 ore dalla pubblicazione. Che spiegazioni vi hanno dato?

“Nessuna, né a noi né, da quel che sappiamo, al giornalista che ha redatto l’articolo.”

Tra due giorni ci sarà l’udienza per il rinvio a giudizio di due medici dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma. Come vi sentite alla vigilia di questo imminente passaggio processuale? Per il prof. Locatelli era stata chiesta l’archiviazione, ma voi vi siete opposti fornendo prove che sono state ritenute sufficienti perché fossero riprese le indagini. A che punto è questo secondo filone di inchiesta? Che esiti futuri vi aspettate?

“Qualsiasi sentire attuale è un nulla rispetto al vissuto. Noi speriamo solo che ci venga concesso il diritto al dibattimento pubblico, ma la cosa non è scontata. Nessuno andrà in carcere. Non è in discussione la bravura e la dedizione dei singoli medici del Bambino Gesù, ma le responsabilità di ciascuno in una filiera di scelte avventate e scorrette. In ogni caso vorremmo che venga rivista la narrazione dominante circa quell’Ospedale. Allo stato attuale, è un Ospedale al ‘collasso strutturale’ ed organizzativo, vittima, oltre che della propria presunzione e del desiderio di profitti, di una Sanità del Centro-Sud tutta da ricostruire. E le recentissime dimissioni della presidente Enoc, ancora non rimpiazzata, non sembrano smentire questa sensazione. Relativamente allo stato del filone di inchiesta che riguarda il prof. Locatelli non siamo a conoscenza degli ultimi sviluppi.”

Dottor Federico, Lei è dirigente di ricerca presso il Centro Nazionale per la Salute Globale dell’Istituto Superiore di Sanità, ma è forse considerato un ricercatore ‘controcorrente’ all’interno dell’Istituto, tra l’altro ha condotto studi molto interessanti e alternativi rispetto ai vaccini a mRNA che, però, sono stati ignorati. Ha avuto solidarietà dai suoi colleghi, oppure l’impegno suo e di sua moglie Margherita per fare emergere la verità di ciò che realmente è accaduto a vostra figlia tra le mura del Bambino Gesù, ha piuttosto creato disagio all’interno del Consiglio Superiore di Sanità di cui Locatelli è presidente?

“Sul Consiglio Superiore di Sanità non posso dir nulla, essendo una struttura che fa capo al Ministero e non all’ISS. All’interno dell’ISS ho avuto solidarietà in forma amicale e da collega a collega. Ho dovuto invece registrare la sostanziale freddezza/indifferenza da parte di quasi tutto il corpo dirigente, Direttore Generale e Presidente in testa.”

Ogni tre del mese c’è un gruppetto di persone che tiene in alto uno striscione in cui si legge ‘Mai più come per Lisa’ di fronte l'ingresso dell’Ospedale Bambino Gesù o di fronte al Palazzo di Giustizia. Un modo per ricordare Elisabetta e anche per tenere viva l'attenzione su una tragedia che non deve ripetersi mai più. Avete anche fondato l’associazione L.I.S.A., di cosa si occupa esattamente?

“Vorremmo che quanto ci è accaduto non si verifichi più. Vorremmo che ogni piccolo paziente degli ospedali pediatrici possa godere degli stessi diritti degli adulti (a loro volta spesso calpestati). Tra questi – oltre al diritto alle giuste cure, praticate con scienza e coscienza, ovvero con competenza e cautela – il diritto ad accedere alle informazioni, correttamente veicolate dal corpo medico, e il diritto a scegliere la struttura dalla quale farsi assistere. Vorremmo che fosse a tutti possibile accedere alle cartelle cliniche, per disporne tempestivamente in caso di spostamento volontario dei piccoli malati o per esaminarle in caso di esito infausto. Vorremmo che ci fossero periti disposti a prenderne visione con obiettività, disponibili se è il caso a stendere perizie senza subirne ripercussioni a livello accademico o professionale. Vorremmo il diritto alla seconda opinione, non facile da chiedere ed ottenere. Vorremmo, infine, un’attenzione particolare verso gli adolescenti, che possono presentare patologie dell’infanzia in un corpo da adulti; sono quindi più “delicati”, nel corpo e nella psiche. Tra i nostri conoscenti che si trovavano in cura in quell’ospedale, in area trapianto sono avvenuti numerosi decessi di pazienti in età adolescenziale. Si tratta di giovani pazienti che a Roma non avevano alternative.
Abbiamo creato – e stiamo incrementando – una rete di contatti, che allertiamo per soccorrere genitori in difficoltà, con medici ed avvocati. Raccogliamo denaro per le perizie. Siamo, dunque, un’associazione diversa dalle tante che operano tra le mura degli ospedali pediatrici, che seppure lodevoli per il supporto logistico alle famiglie, non sempre vigilano a difesa dei pazienti ricoverati.
Stiamo facendo rete con altre associazioni, per mettere a sistema conoscenze e condotte per meglio assistere chi è in difficoltà. E stiamo raccogliendo storie di sanità pediatrica che hanno avvilito genitori e ragazzi (laddove non sono deceduti), nelle quali emerge, se non la colpa grave nella terapia, un trattamento non rispettoso della dignità del paziente e del parente, e per contro l’adozione di cure utili all’ospedale (azienda e istituto di ricerca) più che al malato.
Divulghiamo quanto accaduto a nostra figlia, in nome della quale, a nove mesi esatti dal suo decesso, abbiamo ottenuto – come sopra già scritto – l’introduzione del piano B nel protocollo dei trapianti non urgenti, del quale invitiamo a verificare l’applicazione.”

Durante la vostra esperienza al Bambino Gesù avete conosciuto (o in seguito, una volta fondata l'Associazione, siete stati contattati da) altri genitori che hanno avuto storie drammatiche come la vostra?

“Si, numerose, e con storie a volte veramente agghiaccianti, anche se ovviamente nessuna tragedia è confrontabile con un’altra.”

La morte di un figlio è la tragedia più grande, vederlo soffrire e andarsene tra sofferenze indicibili è qualcosa di disumano. Rimangono un vuoto, una pena e una rabbia impossibili da descrivere. Come si può sopravvivere?

“Non siamo e non vogliamo sentirci come le uniche vittime di un destino cinico. Mia madre – dice Maurizio – ne ha persi ben due di figli in giovane età. E non vogliamo neanche ridurci a sopravvivere alla sofferenza. Dobbiamo impegnarci affinché la nostra sofferenza e, molto di più, quella della povera Lisa, possano rappresentare un punto di partenza verso la rinascita del nostro martoriato Servizio Sanitario Nazionale, ormai preda di affaristi senza scrupoli. Fatte le debite proporzioni, i caduti di una guerra possono essere onorati solo da un dopoguerra all’altezza.
Vuoto, pena e rabbia vengono citati nell’ordine nella domanda: non so se sia un caso, ma proprio di queste tre parole, nell’ordine, ci parla Lisa nella lettera ‘che ci ha spedito’ in occasione del secondo anniversario della sua scomparsa:

IO DA QUI VI SENTO

Due anni di assenza. Mai mi sarei immaginata che la mia vanità potesse essere in così poco tempo soddisfatta. Articoli di giornali, cause giudiziarie, interviste, post, video, associazioni, tutte cose fatte nel mio nome. E io qui, senza far nulla.

Ma io da qui vi sento. Sento il vostro vuoto. Sento la vostra pena. Sento la vostra rabbia.

Il vuoto è una vertigine inattaccabile. Non la potrete mai annullare, ma solo cercare di nasconderla. Nascondetela con tutto ciò che fate, non dovete farvi sconfiggere da una sensazione.

La pena per la mia sorte cercate di metterla da parte. Io sono morta due volte, nulla è peggio di perdere una speranza nata dopo l’inferno. Ma sono solo stata molto sfortunata. Invece, il vero gigante che vi minaccia è la pena per voi stessi, per la condanna a contare i vostri giorni privi di un così profondo motivo per vivere. Se cerchi di schiacciarlo con la forza dell’indifferenza, ecco che il gigante sbuca fuori con le sembianze del dolore fisico, della rassegnazione, della malattia.

La rabbia è la sola che può sconfiggere il gigante.

La rabbia nata dal poco rispetto e dalla poca cura che io, come Cristian, come Flaminio, come Marco Antonio, come Isabel, come Elisa, e come chissà quante altre povere anime, abbiamo ricevuto da questi dottori. Se la sfortuna doveva comunque accompagnarci fin qui, almeno avremmo meritato le loro notti insonni. E invece ogni notte di dolore per noi è stata come attraversare un deserto. Notte e giorno, vittime dell’indifferenza, della superficialità, dell’avidità, dei bilanci ‘in attivo’.

La rabbia ora usatela bene, nel nome di noi tutti. Usatela per restituire a tutti i bambini, a tutti gli adolescenti, a tutti i bisognosi una Sanità attenta a cui ci si possa affidare nel dolore e nella paura. Una Sanità umile che non sfugga il confronto e il contraddittorio. Una Sanità che non metta al primo posto i bilanci. Tutte cose che avrebbero salvato la vita a me come a quella di tanti che ora qui ho conosciuto. Una Sanità capace di piangere e di chiedere scusa quando qualcosa va storto.

La rabbia è un’arma potente da usare contro cosa e contro chi ci aggredisce. Ma ha pochissime frecce a disposizione. Usatele bene.

Ciao Mamma, ciao Papà, ciao Bogdan. Continuate a lottare nel mio nome, come in quello di altri bimbi e adolescenti sfortunati. E quando avrete finito di lottare, allora vi sorriderò sicura che il vostro amore per me avrà compiuto il miracolo di essere stato d’aiuto per gli altri. Lisa

Lisa Federico

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Valentina Bennati e Jacopo Brogi ComeDonChisciotte.Org

Commenti (35)

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    1. emilyever 17 marzo 2023

      Scrivo qui quello che ho scoperto da un tweet :l'avvocato Brusa, presidente dell'associazione francese Reaction 19 è entrato in possesso di carte segrete della pfizer dove è indicata la presenza di ossido di grafene

      https://twitter.com/EnricoFaraboll1/status/1636636127481286657/photo/2

    2. emilyever 19 marzo 2023

      ..e aggiungo qui, come promemoria da utilizzare in altri contesti, all'ospedale di bergamo, il 27 di marzo 2020 conoscevano il protocollo da seguire per curae correttamente. Chi lo ha nascosto, poi? chi ha impedito di seguirlo
      https://twitter.com/AStramezzi/status/1637146484993847305

    1. desibros 14 marzo 2023

      Non mi stupirebbe scoprire che qualcuno lucri su pezzi di persone che viaggiano tra gli ospedali, anzi, mi stupirebbe il contrario. Che infami come l'AVIS causino danni rifiutando un sangue compatibile per usare sacche, ANCHE DI GRUPPO DIVERSO, di loro PROPRIETÀ è ormai un'abitudine assassina. Spero vengano alla luce i reali motivi dietro a questa storia, ancor di più spero in una condanna A VITA, non per gli ultimi del carro, ma per chi è alla testa.

    1. Teopratico 13 marzo 2023

      Per la mia emotività ho faticato a leggere, mi scoppia il petto ora a pensare a tanto dolore. Non so che fare, se raccontare o cancellare tutto e rimanere in silenzio, l'unica diga di vero rispetto verso la sofferenza di Lisa e la sua famiglia. Io scrivo e sono vivo e sono nessuno, non cancello (per quanto sofferente tuttora anche per colpa degli interventi della nostra medicina, questa fu la prima volta e mi segnò e ancora ho piccoli disturbi cronici alla vescica per gli antibiotici). Ho sempre avuto sfiga coi dottori, diciamo, ce ne saranno di bravi, ma non posso scottarmi più di tante volte sulla stessa piastra, ormai li evito come la peste quelli del sistema. All'età di dieci anni sono stato recluso e curato talmente inutilmente dentro quello ospedale per più di trenta giorni, e in camerate di decine dove i bambini che un giorno c'erano e ci facevo amicizia, al domani non c'erano più, ché io non avevo niente, niente che i vari pronti soccorsi della città fossero riusciti a capire. Avevo un gonfiore acuto sotto le mascelle e oltre a digitarmi sadicamente nessun dottore laureato ne era venuto a capo, nemmeno lì, il posto più rinomato, in capo ai confini dello stato. La nevicata che avevo sognato sulla città fino ad allora si è verificata per due settimane sotto i miei occhi languidi solamente dietro il vetro di un infisso di alluminio anodizzato. Ho passato centinaia di ore in trance sui fiocchi della tormenta che immaginavo fosse l'edificio, o almeno il solaio dove stavo, a elevarsi verso l'alto come un missile. Dopo quasi un centinaio di inframuscolo di antibiotici e un mese di permanenza, un anziano dottore finalmente mi nota, si incazza con i colleghi, mi chiede solamente, naturalmente, di aprire la bocca: vede un ascesso a un morale da latte e fa in modo di mandarmi via nella stessa giornata. Fuori; di tutta quella neve, quel bianco che mi ha fatto sempre sognare, non rimanevano che cumuli grigi e sporchi di smog fra i sampietrini e secchioni della monnezza.

    2. Primadellesabbie 14 marzo 2023

      L'edificio che volava verso l'alto...semplice, splendido.

    3. dom 16 marzo 2023

      grazie per averlo scritto

    4. Teopratico 18 marzo 2023

      Vero!

    5. Teopratico 18 marzo 2023

      Prego, prego sempre che non capitino ad alcuno certe esperienze negli ospedali, che a volte, come in carcere, possono divenire drammatiche nel giro di poche ore Purtroppo me ne è capitata una di recente, in uno dei pronto soccorso peggiori dei capoluoghi del centro Italia, senza potermi muovere, quindi né pisciare né bere per 24h, aspetto il momento per raccontarlo, e finire pure di scriverlo perché ora vorrei dimenticare. Facevano tamponi a tutti gli anziani, ché se poco, poco positivi, erano palesemente fottuti, giacché noi "negativi" per supposizione eravamo costretti quasi tutti allo stremo delle capacità, non solo di sopportazione, ma anche di razionalità. La negazione dei bisogni primari, assieme a un dolore acuto magari, possono rendere una persona uno straccio in sei, otto ore.Scrivo. Ho visto in PS non tanto traumi di incidenti stradali, quanto uomini e donne di mezza età o oltre subìto attaccati all'elettrocardiogramma, tanti, quasi tutti ogni mezz'ora, inframmezzati da anziani con diverse patologie, parte di questi sempre, subìto attaccati con le sanguisughe sul petto...

    1. uomospeciale 13 marzo 2023

      Un mio conoscente era un ragazzo ucraino adottato.
      A circa 25 anni leucemia acuta, trapianto di midollo fallito, e funerale tutto in poche settimane...
      Era un bravo ragazzo, è passato a casa mia a salutarmi appena dopo il trapianto e si vedeva che stava male...il trapianto è fallito.
      Siamo tutti appesi a un filo molto sottile.

    1. gix 13 marzo 2023

      Forse è il caso di fare alcune considerazioni, senza per questo rovinare il clima di empatia nei confronti della vittima e dei suoi familiari, che indubbiamente hanno vissuto una tragedia tremenda. Prima di tutto il dott. Federico è un dirigente dell'Istituto Superiore di Sanità, non mi sembra cosa da poco, quantomeno si tratta di un elemento utile per rendere nota al maggior numero di persone l'informazione relativa ad un caso del genere, nonchè per ricevere la dovuta attenzione da parte dei giudici riguardo la possibile evidenza di un grave caso di malasanità. Con questo non si vuole sollevare il sospetto che sia una "guerra" interna al sistema sanitario, anche perchè si giocherebbe comunque, e purtroppo, sulla vita di una giovane vittima. Il "soggetto" sotto accusa, d'altronde, non è un qualunque primario che ha sbagliato cure o, peggio, ha utilizzato in malo modo l'attuale potere sopravvalutato e indiscutibile della casta sanitaria, in un delirio di arroganza e onnipotenza tale da non porre limiti a sperimentazioni e quant'altro in ambito medico scientifico. Questo, anche se l'esperienza degli ultmi anni ci autorizzerebbe a farlo. Ripeto, semplici considerazioni, le risposte le conosce solo la sfortunata Lisa.

    1. Maurizio 13 marzo 2023

      Di recente mi è capitato di frequentare un ospedale per un problema ad una persona a me molto vicina.
      Non solo presidio di polizia ma anche un aggeggio all'ingresso che ricordava tanto un metal detector... chissà come mai...

    2. Petrus 14 marzo 2023

      Si puo sempre aspettarli sotto casa...

    1. JHON 13 marzo 2023

      Profonda ammirazione per questi Genitori che sfidando l'apparato che difende la casta, dimostrano il loro più totale Amore che nutrono nei confronti della cara e bellissima figlia Lisa. Chiedono due cose soltanto, essenziali del vivere per ogni essere umano: VERITA' e GIUSTIZIA! E' un sacrosanto diritto di ogni Cittadino, avere queste Prove da uno Stato che vantava la migliore Sanità Pubblica al Mondo.( ed era VERO) Poi arrivarono, I Poggiolini i De Lorenzo, la Lorenzin, che però vedendo la malparata portò i figli in Svizzera, I Direttori Sanitari, nominati dai partiti, che spolparono con tagli cesarei, tutto quello che di buono era stato costruito negli anni. I tagli delle strutture Ospedaliere, dislocate in disagiate sedi per favorire la più grossa nei capoluoghi, ove il magna, magna è più favorevole. Si potrebbe continuare, per giorni, mesi e anni a scrivere dei disastri della Sanità, non è nostro compito. Ci sono Magistrati onesti, ancora in giro per qualche Tribunale, ve lo chiediamo per favore, da padri e madri come i genitori della povera Ragazza, aiutateci a ritrovare in una vostra sentenza, un pò di gioia e speranza, per un' Italia più Onesta.

    1. uparishutrachoal 13 marzo 2023

      Se non si capisce che dobbiamo stare lontani da dottori e ospedali, lo impareremo con le dolorose esperienze.

    1. Primadellesabbie 13 marzo 2023

      Fosse rimasta in Ucraina probabilmente sarebbe ancora viva.

      Fare del bene è un'impresa molto, molto difficile.

    2. emilyever 13 marzo 2023

      Apro una parentesi: per un decennio circa una associazione italo-ucraina che aiutava i bambini di Chernobil, mandava in Italia ogni anno per qualche settimana, appunto, questi piccoli che erano stati colpiti dalle radiazioni,non solo direttamente, ma che vivevano in zone vicine. Ora, capisco inviarli in montagna o al mare, ma nel lodigiano, dove fra l'altro, c'è un pericolo di sviluppare tumori dell'apparato genitale femminile del 46% in più rispetto al resto d'Italia( per la ricaduta delle polveri sottili della centrale di Trucazzano) sinceramente non l'ho mai capito.

    3. sarah 13 marzo 2023

      Ha ragione, ne ricordo diversi non lontano dalla zona che dice lei. Spesso mi è sorta la stessa domanda. Allora forse ci si interrogava di meno e, nel mio caso, una certa ingenuità giovanile mi faceva guardare con ottimismo alle iniziative "umanitarie" ( nel senso inteso allora ). Però spesso si sentiva parlare di malattie dovute all'inquinamento, alla diossina nell'acqua potabile e alla contaminazione dell'ambiente: un luogo ideale per disintossicarsi, insomma. Ora che purtroppo abbiamo toccato con mano quanto danno e quanto dolore possono procurare le azioni fatte "a fin di bene", tutto appare sotto un'altra luce.

    4. Primadellesabbie 13 marzo 2023

      L'idea che quelli che non vivono come noi, vivano male, è molto diffusa.

    1. emilyever 13 marzo 2023

      L'avevo già ricordato, ma l'accenno alle ricerche di Maurizio federico ad un vaccino diverso dal mrna andrebbe approfondito, e rinnovo la mia compassione, nel senso di conprensione del suo dolore, perchè continua a vivere, non solo dopo la perdita in questo modo ingiusto della figlia, ma anche perchè il suo vaccino è stato bloccato per motivi burocratici dall'ISS, o perlomeno gli si impone un lungo iter: ma scherziamo, un vaccino italiano, che sarebbe potuto durare anche 17 anni (incredibile il ricorrere di questo numero nella sua vita): e cosa mai si sarebbe fatto con i contratti capestro di Pfizer e Moderna che andavano rispettati ?
      https://www.ilcapoluogo.it/2021/05/19/covid-19-il-super-vaccino-italiano-efficace-fino-a-17-anni-bloccato-dalla-burocrazia/

    1. ignorans 13 marzo 2023

      Tutti censurano, anche CDC. la verità non la regge nessuno.

    2. Hospiton 13 marzo 2023

      Intendi un'altra versione sulla morte di questa ragazza?

    3. ignorans 13 marzo 2023

      Intendo che avevo pubblicato un post che è stato tolto. Comunque lo ridico in altri termini. Anche se il post censurato non conteneva nessuna offesa.
      Noi non possiamo e non dobbiamo creare una società della salvezza. Nessuna promessa nessuna aspettativa

    4. Hospiton 13 marzo 2023

      Nel caso specifico, stando a quel che leggo nell'intervista, non c'erano le premesse né per la "promessa", né per l'aspettativa. Questa ragazza, perfettamente sana a parte una presunta pseudo-patologia benigna che fa comparire "lividi dopo le cadute" (sic) non necessitava di alcun ricovero. Si è andato oltre il concetto di "società della salvezza", questa mi pare follia sperimentale.

    5. danone 13 marzo 2023

      Noi non possiamo e non dobbiamo creare una società della salvezza.

      Non può nemmeno esistere una società della salvezza, essendo un vissuto individuale, non collettivo.
      Bisogna poi intendersi sul termine salvezza.
      Per me personalmente la selvezza coincide con la mia presenza interiore il più a lungo possibile presente a se stessa, non altro e solo me medesimo può farci qualcosa.

      Nessuna promessa nessuna aspettativa

      La promessa c'è, l'unica che può essere fatta, la Verità è la Vita, per cui lavora per diminuire il grado della tua menzogna e falsità interiore e vivrai.
      Questa non è una aspettativa, è una promessa, appunto :-))

    6. JHON 13 marzo 2023

      Hai colto il problema, anche qua stanno censurando alla grande, ho appena postato un commento sull' acquisto dei caccia Russi da parte dell' Iran, neanche ho fatto in tempo a inserirlo che è sparito all' orizzonte, sostituito da quello nuovo, che a sua volta avrebbe dovuto passare in seconda lettura. Spero solo che sia un disguido, altrimenti, tutto passa tutto si cambia. Fate ballare l'occhio.

    7. Redazione CDC 13 marzo 2023

      Nessuna censura, ma come da regolamento non sono ammesse offese a nessuno, soltanto civile dibattito.

    8. Redazione CDC 13 marzo 2023

      Nessuna censura, nessun commento e' stato tolto all'articolo da lei menzionato

    9. ignorans 13 marzo 2023

      Bene, allora ti dirò che chi ha scritto questo articolo ci fa piombare nel mondo dei rotocalchi... CDC come novella 3000?
      Oppure come un programma pomeridiano di canale 5

    10. JHON 13 marzo 2023

      Come mai è stato tolto dalla pagina principale e non è passato in secondo piano?

    11. Teopratico 13 marzo 2023

      Ma ti sembra il post/momento di parlare dei caccia russi? Scusa, eh?

    12. Chicxulub2.0 17 marzo 2023

      Però i “vaffanculo” a me li fate passare, come mai?
      Dite espressamente se si può dire a una persona “vedi di andare affanculo” che mi adeguo subito

    13. CptHook 17 marzo 2023

      Io personalmente non ho presente a quale commento ti riferisci. Quello che posso dire a te, come a tutti gli altri, è: "Per favore, siamo tutti adulti [(ma, presumibilmente e sperabilmente, non (troppo) vaccinati]; è proprio necessario cercare di rafforzare le proprie argomentazioni con insulti o male parole?"
      Io credo di no, anche se probabilmente anche io qualche volta non sono stato molto "protocollare".
      Siamo su CDC perché siamo, o pensiamo di essere, una specie di "gruppo scelto" di spiriti ribelli, non conformisti (per quanto possibile) e riteniamo che tutti noi, lettori e redazione, in base alle nostre convinzioni, stiamo tentando di aiutare.
      Non dimentichiamocelo e cerchiamo di farlo nell'ambito di quella sana dialettica che si ritrova nella maggior parte dei commenti che leggo.
      Un saluto a tutti.

    1. Hospiton 13 marzo 2023

      Ma perché far ricoverare una ragazza sana, in perfetta salute, che si sente bene, solo per un livido dovuto a una caduta? Perché permettere addirittura un trapianto se si è appurato che la patologia era benigna? Purtroppo la classe medica moderna è imbottita di quelli che chiamo "sperimentatori", prendono un paziente (a volte sano, come in questo caso) e ci giocano per testare studi, farmaci, terapie ecc ecc, per poi vantarsi delle loro "scoperte" negli ambienti accademici. All'inizio delle cure sono melliflui, quasi servizievoli, hanno bisogno della cooperazione e della disponibilità di paziente e parenti, ma appena terminata la fase di loro interesse diventano scostanti, cinici, per poi sparire in caso di tragedia e nascondersi nel nauseabondo labirinto della "giustizia" italiana. Ma ciò ormai è notorio, il periodo covid ha dimostrato una volta per tutte, in modo inequivocabile che non ci si può fidare di una consistente fetta del corpo sanitario, pertanto siamo noi a dover prestare particolare attenzione a chi ci rivolgiamo, senza farci ingannare dal nome altisonante... Locatelli, uno sgherro della banda del covid, per carità. Con un nome del genere in mezzo non riuscirete mai a ottenere giustizia, peccato non sia più disponibile uno come Kuklinski.

    2. Cachafaz 13 marzo 2023

      Ma perché far ricoverare una ragazza sana, in perfetta salute, che si sente bene, solo per un livido dovuto a una caduta? Perché permettere addirittura un trapianto se si è appurato che la patologia era benigna?

      Dalla foto era una figliolona, il ritratto della salute;

    1. IlContadino 13 marzo 2023

      Chi sceglie di non vaccinare i figli si accorge fin da subito che i medici sono nemici, purtroppo, ma non tutti, per fortuna, ma che rarità il medico rispettoso di questa tua scelta!
      Ogni volta che i bimbi hanno avuto bisogno di cure ospedaliere, nel nostro caso raramente e per cose di poco conto, è venuta fuori la questione: "non sono vaccinati?!!", apriti cielo.
      Dico che sono nemici perché loro per primi si mettono in modalità guerriglia, rompono il cazzo all'infinito, la loro prima e più grande preoccupazione è che tuo figlio sia vaccinato, il resto del mondo segue a ruota: scuola, sport ecc. ecc.
      Da un nemico dichiarato non ti aspetti mai nulla di buono.

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