Meritocrazia

Meritocrazia

Di Alberto Conti per ComeDonChisciotte.org

C’è chi nasce con la camicia e chi nasce senza neanche il pannolino, magari sotto le bombe.

Che differenza c’è di merito tra i due neonati? Evidentemente nessuna che riguardi personalmente quei due esserini in grado solo di ciucciare e fare “uè uè”. C’è invece un’enorme differenza ereditaria, quantificabile monetariamente e da subito fruibile di conseguenza.

Non si ereditano solo i tratti genetici, ma anche la condizione sociale, lo stile di vita, la qualità ambientale, la cultura, il benessere materiale e spirituale, l’affettività e la sicurezza esistenziale, ecc. ecc. E infine il patrimonio famigliare, del quale i nuovi nati entreranno in pieno possesso alla morte dei genitori e/o dei parenti più stretti, ma del quale godranno i frutti fin dal primo giorno di vita.

Eppure di fronte a questa ovvietà ci sono ancora culture e ideologie, o addirittura inclinazioni religiose come il calvinismo, che identificano merito e ricchezza, per quanto considerati oggetti di predestinazione divina. Ma soprattutto si perpetua il diritto ereditario, figlio dei tempi di re e imperatori, ovvero dei regnanti dinastici, per diritto ereditario, per l’appunto. Neppure la naturale dispersione patrimoniale legata all’inevitabile ramificazione genealogica è bastata a contrastare questa tendenza, inventando per l’occasione il principio di primogenitura, ovviamente riservato ai figli maschi. Lo scopo era chiaro, non disperdere poteri e ricchezze concentrati, rispetto alla massa dei cosiddetti “diseredati”, da dominare dall’alto in basso. Comunque tutti i parenti e gli amici, esclusi dall’asse ereditario principale del regnante, avrebbero poi goduto, in varie forme e modi, di benefici più che soddisfacenti, originati dal potere e dalle ricchezze accumulati e concentrati.

Solo l’ipocrisia perbenista made in USA può ancora lasciar credere che anche se nasci in un Paese sperequato puoi ambire ad onori e ricchezze, e anche diventare Presidente, a dispetto dell’evidente contrasto sociologico tra ricchi e poveri generazionali.

Tutto ciò stride, o meglio si contraddice platealmente con queste due qualità fondamentali dell’essere umano, il merito e la mortalità. Che c’azzecca il possesso di grandi o piccole quantità di credito sociale col “merito dinastico” attribuito a individui mortali come tutti gli altri? Assolutamente nulla, sia con i meriti personali in vita, certificati dall’operato reale del soggetto, sia con il diritto presuntamente “naturale” di trasferire tutto il credito posseduto agli eredi post mortem. Lo so, quest’ultimo punto è talmente assimilato dalla cultura corrente che la sua critica è rifiutata a priori, quasi istintualmente, come fosse una reazione allergica che colpisce un punto particolarmente sensibile. Una controdomanda spontanea e provocatoria potrebbe allora essere, ad esempio: “E a chi dovrebbe andare la proprietà della mia casa, che mi sono guadagnato (meritato) in un’intera vita di lavoro e sacrifici, se non ai mie adorati figli?”

E così è stato concepito un compromesso, la tassa ereditaria, teoricamente più che proporzionale all’entità del patrimonio in questione, ma praticamente depotenziata a piacimento del regnante di turno, specialmente se divenuto tale per meriti patrimoniali, come è ormai consuetudine nelle “democrazie” occidentali. Senza contare gli artifici societari e contabili predisposti dai diretti interessati, come lasciava intendere un recente articolo di giornale intitolato: “Berlusconi è riuscito a fregare il fisco anche da morto”.

Non parliamo poi dei “meriti” professionali all’interno delle aziende, dove prevale chi più sgomita per fare carriera, con tanto maggior successo se lo fa con metodi pirateschi, quali il millantato credito e la calunnia del rivale di turno, o peggio in stile mafioso. Cose che accadono frequentemente nelle dinamiche interne a diversi livelli, come può testimoniare chi abbia maturato una lunga esperienza di vita lavorativa in azienda.

Con questo non si vuole negare il valore del merito personale, se congruente a proporzionali differenze reddituali o differenti propensioni al risparmio. Si vuole però sottolineare l’abuso di tale principio, elevato ad alibi di sistema di governo (merito-crazia) per sdoganare una forbice divergente, sempre più esasperata, tra ricchi e poveri, che è il fenomeno più socialmente e politicamente devastante dei nostri tempi, presente sia all’interno di uno stesso popolo che tra Nazioni e continenti vari sparsi per il pianeta.

Le atrocità e gli orrori della guerra, che ci coinvolgono pesantemente sia come spettatori che come attori o comparse geopolitiche, e presto fors’anche direttamente come vittime non solo economiche, sono in realtà la diretta conseguenza delle sperequazioni di cui sopra, della volontà di privilegio di prevaricatori spietati e della conseguente resistenza disperata degli aggrediti, comunque vengano pretestuosamente imposti questi ruoli da burattinai ai massimi livelli strategici. Sarebbe interessante indagare a fondo questi nessi causali, ma non è questo il tema, almeno per ora.

Qui non stiamo parlando solo di giustizia sociale o di ambiziosi propositi di pari dignità umana, ma di sopravvivenza alle catastrofi che queste dinamiche inesorabilmente comportano.

E poiché la radice del problema è riconducibile agli esiti economici delle parti in causa, le moderne economie a base monetaria ne sono direttamente responsabili, determinate come sono dal tipo di gestione monetaria adottato, con le sue politiche e le sue regole, riconducibili alla intera struttura bancaria ormai sistemica e interdipendente, dal livello locale a quello globale (testa della piovra).

Ci sono gestioni monetarie scorrette che esasperano la tendenza alla concentrazione anche smodata di ricchezze personali, e invece gestioni monetarie corrette che garantiscono una maggior equità sociale nella redistribuzione delle ricchezze, contrastandone gli eccessi sperequativi. Il che rappresenta anche una condizione necessaria per poter sperimentare la scelta ragionata di un qualche metodo di autogoverno democratico. Le politiche fiscali fanno parte attiva indissolubile delle politiche economico-monetarie.

Per dirla in termini più semplici e concreti, non dovremmo avere a che fare con dei “padroni universali” che promuovono unilateralmente nel mondo delinquenza e mostruosità ideologiche e culturali, peggio ancora se supportate da fondamentalismi religiosi, quale ad es. l’attuale rappresentazione politica del sionismo, se solo confiscassimo al potere criminale i diritti usurpati tramite accumulazioni truffaldine, e comunque sistemiche, di “credito sociale”, di ricchezza esponenzialmente crescente nel tempo. Un concetto, questo di credito sociale, che quando viene riconosciuto in misura smodata a quelle élite di decisori universali suona quantomeno grottesco. Ma proprio assurdo nel XXI secolo, da trogloditi rispetto alla millenaria evoluzione civile dei Popoli e delle rispettive culture e tradizioni materiali e spirituali fino ai giorni nostri. Purtroppo questi sono giorni bui e regressivi, da bieca restaurazione dell’ancien régime almeno nella parte di mondo cui apparteniamo.

Il libero arbitrio è la qualità dirimente della condizione di esseri umani all’interno del grande regno animale presente nel pianeta, ma proprio per questo diventa pericolosissimo se esprime la volontà di una dittatura della ricchezza superconcentrata ed elitaria, che non dovrebbe proprio esistere. Parliamo di poche persone fisiche potenzialmente deviate dal retto pensiero, anzi sicuramente alienate dai normali valori dell’umanità proprio per la loro anomala condizione esistenziale di padroni universali, detentori delle ricchezze del mondo e del potere nascosto ma prevalente che ne consegue. Personaggi tentati dal delirio di onnipotenza, che si sentono al di sopra di tutto, per quanto protetti dall’anonimato, in sfregio alle moderne tendenze di autogoverno e convivenza civile.

Giusto per esemplificare nel concreto della attuale gestione monetaria imposta da lorsignori, citiamo l’emissione monetaria tramite erogazione di credito, che non mi stanco di ricordare essere credito sociale, non “privato”. Attualmente la stragrande maggioranza di moneta circolante in tutte le sue forme, che vedono una schiacciante prevalenza della forma elettronica, cioè scritturale, è infatti di origina creditizia bancaria. E già per questo la sola idea di “Banca privata” dovrebbe suonare sarcastica, come dire “acqua asciutta”.

Ma qual’è la differenza qualitativa tra il denaro prestato dal Sig. Mario al suo amico Giuseppe, e il credito che invece lo stesso Giuseppe riceve dalla sua banca in forma di mutuo? Semplice, Mario deve possedere prima quel denaro, per poterlo prestare a Giuseppe. La banca invece no, eroga cifre importanti in forma di credito a Giuseppe senza minimamente preoccuparsi di possedere le riserve corrispondenti, o anche solo necessarie a parziale garanzia, come invece accadeva in un recente passato ormai passato di moda. E’ il gestore-capo della moneta (BIS di Basilea - Svizzera) che conferisce a tutte le “sue” banche questo privilegio ingiustificato, quello di “creare” per l’occasione il denaro da prestare ai suoi clienti che lo chiedono. Si dice emissione di moneta FIAT, creata dal nulla, ma non è proprio così. Questa moneta è credito sociale che Giuseppe riceve in cambio della sua fondata promessa di restituirlo con gli interessi, guadagnandolo col sudore quotidiano della sua fronte nei prossimi 20 anni. E’ Giuseppe, per il fatto che esiste e gli viene riconosciuta la capacità di restituire il credito erogato dalla banca, che in realtà emette moneta nel sistema (es. pagandoci la casa), e la crea non dal nulla ma dalla sua promessa di meritarsi quell’anticipo di credito sociale. Giuseppe è Giuseppe, in carne ed ossa, è una risorsa per la società e un creatore di ricchezza tramite il proprio lavoro, altro che “entità FIAT”! Ma allora, stando così le cose di fatto, perché penalizzarlo con gli interessi, e perché invece riconoscere alla Banca il diritto ventennale a riscuotere quegli interessi grazie al “merito” bancario di aver scritto inizialmente la cifra del mutuo nei suoi libri contabili elettronici? C’è di peggio, ormai è consuetudine che la Banca, il giorno dopo aver erogato il mutuo a Giuseppe, venda il contratto a una società finanziaria “veicolo”, lucrando da subito una ricca plusvalenza. Cosa ne sarà dei soldi legati a quel mutuo alla fine non lo sa nessuno, visto che entrano nel tritacarne dei prodotti finanziari più o meno “strutturati” a scopo di ulteriore lucro. Lucro certo della finanziaria che intermedia il “prodotto finanziario” per conto di un suo ignaro e fiducioso cliente, destinato prima o poi a restare col cerino in mano, cioè passibile di perdite anziché dei ventilati guadagni speculativi. Perdite anche dell’intero risparmio investito, nel caso di default a cascata innescata da una qualche bancarotta, che si sa, è quasi sempre fraudolenta.

O è il sistema cosiffatto che è fraudolento?

(questo è solo un esempio tra tanti, anche ben più gravi, di come il sistema risucchia ricchezza da un basso popoloso verso un alto elitario, come dimostrano inequivocabilmente i dati statistici relativi alla distribuzione delle ricchezze nel tempo)

Con questa domanda retorica concludo questa ulteriore disanima di come, intendendo la natura della moneta come credito sociale (trasferibile come pagamento), la visione prospettica sui tribolati eventi della nostra storia cambia radicalmente, scalzando con nuove luci inedite antichi preconcetti sbagliati, che altrimenti ci inchioderebbero sine die a dinamiche perverse, dalle quali occorre invece liberarsi con un sussulto coscienziale, corroborato da fondate riflessioni originali. Questa elaborazione del pensiero può e deve maturare i presupposti di nuove ideologie politicamente efficaci al perseguimento del bene, tanto più necessario in questo momento di strapotere di forze maligne, distruttive di corpo e anima di tutti noi, fragili mortali, ma pur sempre portatori sani di pietà e compassione verso noi stessi e soprattutto verso i nostri simili che soffrono. Cosa che non è da tutti, ma è proprio questa la nostra forza vincente. Abbiamo ereditato un meraviglioso cervello e un anima nobile, usiamoli a fin di bene, come ce lo chiede una coscienza liberata grazie alla consapevolezza di verità fondamentali, che non necessitano di mirabolanti rivelazioni. E’ sufficiente aprire gli occhi, guardare e riflettere su ciò che vediamo. Ma occorre farlo da un punto di vista giusto, anche se inusuale, come lo era l’oculare del cannocchiale di Galileo puntato sulla Luna.

Di Alberto Conti per ComeDonChisciotte.org

14/11/2023

Commenti (32)

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    1. natascia 25 novembre 2023

      Se si facesse un rapporto tra i puri braccianti di un tempo e i gli attuali occupati dalla burocrazia pubblica e privata, penso si noterebbe poca differenza.Tuttavia all’epoca in cui servivano i braccianti non li si poteva eliminare con un tasto.È il tasto che ha permesso il fiorire della criminalità al potere. La meritocrazia esiste ancora in certi contesti, ma il tasto la distrggera’.

    2. natascia 25 novembre 2023

      Quindi a mio avviso per la società, la centralizzazione decisionale è vero cancro. Un cancro ormai incurabile.

    1. omega 25 novembre 2023

      In italia molte catene di comando sono volutamente demeritocratiche.
      I trenta tiranni possono così spadroneggiare meglio.

    1. Arthur 24 novembre 2023

      La meritocrazia è un valore e non crea affatto ingiustizie.
      Pensare che crei ingiustizie è una sciocchezza, retaggio di un modo di pensare fondato sull'invidia e su di un falso concetto di uguaglianza e giustizia.

      È l'assenza di meritocrazia o la falsa meritocrazia a creare ingiustizie.
      Ed è proprio questo il vero problema: in Occidente la vera meritocrazia non esiste più da tempo (in passato c'era, anche se ci sono sempre stati ostacoli alla sua affermazione).

      Dunque, in Occidente non c'è meritocrazia e questo mi pare evidente (non parlo dell'Oriente perché, non vivendo lì, non mi sento in diritto di compiere una valutazione).

      Oggi in Occidente siamo in regime di mediocrazia e di becero elitismo: i mediocri sono al potere, hanno occupato pressoché tutto nei più svariati ambiti e si sono auto-elevati al rango di élites.
      Anni fa Deneault ha scritto un saggio sull'argomento.

      Purtroppo la mediocrazia non è soltanto un fenomeno ignobile foriero di gravi danni e ingiustizie, ma è stata anche elevata a mentalità e stile di vita.

    2. Arthur 24 novembre 2023

      Personalmente ritengo che una persona sia meritevole se possiede due requisiti: ha le competenze necessarie ed è moralmente retta.
      Sono necessarie entrambe le due cose, una sola non basta.
      Oggi le orde di mediocri che sono dovunque non possiedono nessuna delle due.

      Sarebbe però necessario anche un cambio radicale di mentalità.
      Mi spiego.

      Colui che è meritevole (cioè chi è davvero competente ed è onesto) non dovrebbe "sentire" la propria condizione come il fondamento di uno status sociale superiore che giustifichi privilegi e sperequazioni economiche, bensì come uno stimolo nel mettere al servizio degli altri le proprie doti e la propria virtù.
      Chi è davvero meritevole (competente e moralmente retto) lo si riconosce proprio perché vive conformemente a questa attitudine al servizio che contraddistingue il vero meritevole, ossia la persona davvero qualificata, competente e onesta.

      Essere davvero meritevole è una condizione che è sempre accompagnata da grande civiltà nel relazionarsi con gli altri.
      Non c'è spazio per superbia, tracotanza, arroganza, maleducazione, invidia, arrivismo, ipocrisia.
      Del resto, chi vale non ha bisogno di ricorrere a certi espedienti: la competenza e la virtù parlano da sole.

    3. Fantine 24 novembre 2023

      Da incorniciare, Arthur.

    4. Sonia Milone 25 novembre 2023

      Confermo che è proprio così: ho avuto il privilegio di conoscere persone di grande statura (alcune anche molto conosciute) ed erano tutte accomunate dall'umiltà e dalle altre qualità menzionate. D'altronde io credo che se l'intelligenza non serve a renderti una persona di valore in tutti i sensi, allora non serve o non è una vera forma di intelligenza...

    5. absitiniuriaverbis 25 novembre 2023

      Il merito mi è sembrato da sempre un concetto astratto e soggettivo mentre il 'rendere merito' lo trovo più concreto.

      Cerco di spiegarmi: io posso pensare di aver meritato qualcosa, ovvero di avere compiuto atti che hanno evidenziato sforzi per raggiungere un qualcosa.
      È quindi una mia valutazione che si chiude su se stessa.

      Il rendere merito si riferisce invece ad una collettività, in qualche forma, che riconosce ad un singolo o ad un gruppo gli sforzi adoperati per raggiungere un risultato che migliora la collettività.
      È quindi una valutazione espressa da un collettivo e che ha, quindi, un valore che supera quello espresso arbitrariamente dal singolo.

      In secondo luogo, meritare qualche cosa non è necessariamente riferito ad un che di positivo. Si può meritare una punizione, per esempio. Quindi non implica, necessariamente, l'esistenza di concetti di onesta'.
      Ora, quando una persona riesce in qualcosa, ma lo fa attraverso l'inganno, il tradimento, l'imbroglio, tra le altre azioni spregevoli, questi risultati non verranno calcolati come meriti, nonostante la qualità del risultato in sé. Concordo con te 'in merito'.

      Quindi sono per il rendere merito, ovvero un giudizio a posteriori maturato da una collettività.

      Ora, per concludere, la meritocrazia non la comprendo elevata a sistema.
      Spesso si assiste a persone/gruppi che hanno raggiunto risultati meritevoli di lode e che sono incapaci di mettere queste loro qualità al servizio della collettività. Senza dimenticare quelle persone o gruppi che approdano a nulla a peggio.

      Quindi, occorre sempre basarsi su fatti, azioni e sulle motivazioni che ne sono a monte.
      La meritocrazia non è una cambiale in bianco, insomma.
      È qui che casca l'asino.

    1. gix 24 novembre 2023

      Cos'è dunque la meritocrazia? Nascere in una famiglia fortunata, in un ambiente favorevole, e soprattutto in buona salute, potrebbe essere considerato un merito, in fin di conti, anche se non sarebbe facile capire da dove derivi. Per alcuni è semplice, può essere risolto tutto con il Karma, una specie di coperta buona per tutto. Ma c'è il male, l'ingiustizia, l'assenza di meritocrazia che favorisce di fatto la parte peggiore dell'umanità. Vincenzo, sopra, dice che l'uomo da solo non ce la può fare senza Dio. Sacrosanta verità, ma dobbiamo ancora capire se Dio interviene direttamente, oppure ci fornisce gli strumenti, e semmai in base a quali criteri di scelta, dopodichè si torna alla casella iniziale, ovvero il merito, di chi se lo sara guadagnato, l'aiuto divino.

    1. absitiniuriaverbis 24 novembre 2023

      É sempre colpa di qualcun altro, c’è sempre bisogno di qualcun altro.

      Tutto, fuorché farsi carico delle proprie miserie e responsabilità ed agire in presa diretta.

      Ci sono esempi, non è impossibile.

    1. Moderatore 24 novembre 2023

      ... errore di impaginazione, mi scuso.

    1. sbregaverse 24 novembre 2023

      Assolutamente SÌ, caro frate Enzo che vince.

    1. Sonia Milone 24 novembre 2023

      In Italia le assunzioni funzionano con le raccomandazioni e presentazioni, a "sgomitare" in ufficio spesso non ci arrivi nemmeno. Infatti, il dato in crescita vertiginosa è che il 34% dei giovani fra i 18 e i 34 anni va all'estero.
      Fra i criteri di selezione più ricercati nel pubblico c'è il servilismo, l'utile idiota che non fa domande e obbedisce, meno preparato è meglio è, infatti oggi nessuno sa più fare niente, nemmeno preparare una carta bollata...

    2. Nonso 24 novembre 2023

      Deportazione, rinvaso, sostituzione, tepiacess... Come lo vogliamo chiamare?

    3. sbregaverse 24 novembre 2023

      L'ottimo Cacciari è sicuramente da mezzo secolo che ripete il mantra che i mali italici hanno inizio con la fine della meritocrazia.

    4. sbregaverse 24 novembre 2023

      Esagerata, in una compagine di un centinaio, un paio li puoi trovare: sempre che non siano in ferie o a fare la spesa nelle ore di lavoro.

    5. Nonso 24 novembre 2023

      Anche secondo me, anche due paia.
      Ma senti, ma allora mi devo vergognare di essere ancora qui? No, perché nel caso non me ne può fregare di meno. Se fossi qui a rubare sarebbe molto diverso, ovvio.

    6. sbregaverse 24 novembre 2023

      L'incompetenza
      signoreggia
      come nell'aere chiuso
      puteolente scoreggia.

    7. Nonso 24 novembre 2023

      Seee, aspetta che mi laureo in giurisprudenza per vivere a casa mia

    8. uomospeciale 24 novembre 2023

      Tanto per quel che servono i lavori da passacarte negli uffici, il fatto che il personale sia competente o meno, conta ben poco.
      Anzi i lavori da ufficio e quelli burocratici/amministrativi saranno proprio i primi a essere sostituiti in blocco dalle IA.
      Se ne salveranno pochi.

    9. sbregaverse 24 novembre 2023

      Sai che il foro* di Roma conta tanti avvocati quanti:
      TUTTA la Francia ¿?
      *Non si tratta di foro imperiale nè boario nè foro di straforo, piuttosto ha una certa affinità con quello culamico.

    10. Nonso 24 novembre 2023

      SoStorie!

      Un foro elasticizzato ORAMAI.
      Quando il senso di colpa (puro co'strutto) diventa grasso che cola.

      Ma siamo ancora liberi di amare. PFUHAHAHAHAHA... dell'acqua, datemi dell'accqua

    11. Sonia Milone 24 novembre 2023

      Il passacarta era solo un esempio ma anche loro sono capaci di grandi disgrazie gettandoti nei gironi kafkiani della burocrazia delle carte. Non direi che la competenza è irrilevante quando il geometra o l'architetto o l'ingegnere dell'ufficio tecnico comunale deve progettarti la strada, il ponte, il palazzetto o approvare progetti di privati che non ti caschino addosso....

    12. Nonso 24 novembre 2023

      La competenza è fondamentale, sempre. *

      *valutare la qualità dei percorsi formativi, e quindi in primis dei docenti, prima di proferire mezza parola

    13. uomospeciale 24 novembre 2023

      Geometra, architetto o ingegnere sono già qualche scalino più sù del semplice passacarte:

      ( Sebbene anche tra di loro ci siano fior di emeriti imbecilli che fanno disastri poi regolarmente sistemati o evitati in corso d'opera da capo cantieri, carpentieri e committenti quasi sempre ben più ferrati di loro nel lavoro vero, e nel risolvere i problemi.
      Uno tra i tanti è mio fratello che con le sue soluzioni "al volo" faceva fare spesso figure di merda a fior di geometri e ingegneri.
      Del settore immobiliare costruttivo potrei raccontartene delle belle, ma non ne vale la pena )

      Ma per "passacarte" io mi riferivo a moltissimi di quelli dei settori impiegatizi e burocratici che non servono in sostanza a nulla se non a garantire lo stipendio di chi ci lavora.
      Gente che produce solo burocrazia e vive solo di quella, quasi sempre facendo un lavoro parassitario e inutile che potrebbe fare anche una scimmia.
      Lavori spesso creati solo come stipendifici e serbatoi elettorali, la cui unica funzione sembra essere produrre impedimenti, tasse e costi aggiuntivi da scaricare sui poveri fessi che si ostinano a darsi da fare tirando la carretta:

      Poveri fessi che non a caso sono sempre di meno, perché sono stufi di farsi sfruttare.

    14. omega 25 novembre 2023

      Tutto ciò è funzionale al dominio oligarchico che vige da noi.

    15. omega 25 novembre 2023

      Un mio amico diceva che ne bastano pochi.

    16. Fedeledellacroce 26 novembre 2023

      Se uno sgomita per un posto in ufficio, a mio giudizio, merita tutta la sua miseria.....
      Se sacrifichi i migliori anni della tua vita a studiare e cercare un posto in ufficio, beh, hai giá venduto l'anima al diavolo.....
      E poi si lamentano che si sentono ingannati....
      Manco pena mi fanno!

    1. sbregaverse 24 novembre 2023

      Caro frate Albertus Oeconomus(dei Conti) la radice del Male è mammona il Male stesso( stavolta nessun doppio senso nessun calambour)

    1. absitiniuriaverbis 24 novembre 2023

      È la premessa che è pretestuosa perché implica un progresso, non quello scientifico e tecnologico, che in realtà non c'è se non in proporzioni trascurabili. Questo perché la premessa sbagliata è che gli umani discendono dalle scimmie. Non discendono dalle scimmie, sono scimmie.

    2. carla 25 novembre 2023

      Potrebbero essere le scimmie che discendono da noi

    3. absitiniuriaverbis 25 novembre 2023

      Perché no? A quello che so le scimmie discendono dagli alberi... 😜

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