L’Ucraina ha attaccato in terra russa, ma il mondo multipolare è già una realtà

Cronaca di una settimana importante: da Valuyki a Samarcanda fino a Erevan

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Quella che ci sta lasciando è stata un’ennesima settimana di sangue, oltrechè molto complessa, ma importante, dal punto di vista geopolitico e diplomatico.

L’Ucraina attacca la Russia con colpi d’artiglieria contro la città di Valuyki, nella regione di Belgorod. Questo è quanto dichiarato dal governatore Vyacheslav Gladkov nella notte di venerdì 16 settembre. (1)

Accade dopo che le truppe russe hanno lasciato la zona nord-orientale della regione di Kharkov la scorsa settimana. La cittadina conta 35000 abitanti e si trova a 150km di Belgorod e a 15km a nord dal confine ucraino.

Un civile è rimasto ucciso, due i feriti, tre veicoli distrutti, otto abitazioni civili in fiamme e blackout totale fino alla mattina seguente per via dei danni alla sottostazione elettrica della città.
Giovedì è stata anche la volta del villaggio di Nekhoteevka, dove un incendio ha colpito una stazione di servizio, mentre 14 case sono rimaste danneggiate nei pressi di Krasny Khutor.

Lunedì le forze di Kiev hanno preso di mira Logachevka, una città a sud di Valuyki, una donna anziana è morta nell’attacco e altri 4 civili sono rimasti feriti, tra questi uno era un residente, mentre gli altri erano rifugiati dall’Ucraina. Nella zona è stata ordinata l’evacuazione.

A seguito degli attacchi della passata settimana il presidente Putin ha avvertito che la risposta da parte della Russia sarà seria e che i festeggiamenti per i recenti progressi dell’Ucraina sono prematuri. (2)
Fino ad ora Mosca si è dimostrata moderata, ma Putin insiste che questo atteggiamento di “prudenza” potrebbe presto cambiare:

L’operazione militare speciale non è una sorta di avvertimento, ma un’operazione militare speciale. Stiamo assistendo a tentativi di attacchi terroristici, a tentativi di danneggiare le nostre infrastrutture civili. Rispondiamo a questo con moderazione, ma solo per il momento.

Il recente vertice dell’asse SCO (Shangai Cooperation Organization) svoltosi a Samarcanda ha visto il presidente cinese uscire per la prima volta dal suo paese dall’inizio della pandemia, durante il vertice si è sancita saldamente l’indissolubile alleanza tra Russia e Cina, rafforzata dalla congiunta esercitazione delle rispettive marine nel Pacifico, avviata nella settimana precedente il summit. (3)

Importante anche la presenza di Nerendra Modi che palesa una posizione chiara del presidente indiano rispetto alla guerra, che indiscutibilmente non riguarda solo l’Ucraina ed i suoi confini, ma coinvolge l’intero panorama geopolitico globale; la sua presenza è stata dunque la precisa posizione rispetto alla prospettiva mondiale multipolare, promossa in primis da Cina e Russia.

Anche l’Iran ha coperto un ruolo di rilievo per il fatto che nell’occasione sia stata siglata la sua adesione alla SCO, un’ufficializzazione formale di qualcosa che nei fatti era già così. (4)

A tal proposito è attuale anche la notizia di un viaggio (un altro!) di Nancy Pelosi, in Armenia. Prosegue dunque senza freni la corsa alla pace di carta pesta millantata dagli Stati Uniti, di cui la Pelosi è portavoce della Camera. Lei, insieme ad una delegazione di membri del Congresso, si sono recati in Armenia, tra gli incontri previsti anche quello con il primo ministro Nikola Pashinyan. Dopo le 44 giornate di conflitto del 2020 con la guerra delle sei settimane, finita in un cessate il fuoco mediato dalla Russia, si è riacceso il conflitto nei giorni scorsi. La regione Nagorno-Karabakh, popolata da persone di etnia armena, ha cercato di separarsi dall’Azerbaigian all’inizio degli anni novanta. L’Armenia ha accusato l’Azerbaigian di aver lanciato attacchi di artiglieria e droni attraverso il suo confine la scorsa settimana, scatenando la loro risposta: i morti si contano a decine da entrambe le parti. E’ stato Pashinyan a rivolgersi all’Organizzazione per il Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) a guida russa per una tregua. (5)

Anche altri paesi dell’Oriente vicino e lontano hanno deciso di mettere fine agli scontri per un progetto più grande: Kirghizistan e Tagikistan hanno concordato di porre fine ai contrasti, così come anche Armenia e Azerbaigian. Infine Erdogan, che esprime il suo desiderio di incontrare Assad al summit, che però per ragioni di sicurezza non ha potuto presentarsi. A Samarcanda Erdogan ha ribadito la sua intenzione di incontrare il presidente Assad, dichiarandosi disponibile ad un viaggio in Siria: una luce in fondo al tunnel della condizione siriana ed una speranza concreta per la fine assoluta dei fautori di quei conflitti che cronicizzano il devasto di interi paesi lasciando le popolazioni a pagarne il prezzo.

FONTI:
(1) https://www.rt.com/russia/562896-ukraine-shelling-belgorod-region/
(2) https://www.rt.com/russia/562957-putin-serious-response-ukraine/
(3) https://comedonchisciotte.org/incontro-cina-russia-xi-jinping-e-putin-collaboreranno/
(4) https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-vertice_sco_a_samarcanda_si_sancisce_la_fine_del_mondo_dominato_dalla_nato/5694_47343/
(5) https://www.rt.com/news/563013-nancy-pelosi-armenia-trip/

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