L’epidemia dello spettacolo

FONTE: ILPEDANTE.ORG

Come molti, cerco anch’io di tenermi informato sull’evolversi dell’epidemia di Coronavirus 2019-nCoV, sulle probabilità di contrarlo e sulla sua gravità. Ma non è facile. Mentre mi districo tra gli aggiornamenti e le raccomandazioni delle autorità sanitarie, il seme del microbo ha attecchito sul terreno di un’opinione pubblica affamata di simboli e di ossessioni e da lì ha generato una foresta narrativa che nulla dice degli eventuali pericoli della malattia, moltissimo di quelli di una società imprigionata nelle trame immateriali dello «spettacolo» (Guy Débord).

I primi a muoversi sono stati gli alfieri delle vaccinazioni obbligatorie. Ancora non esiste un vaccino per difendersi dal Coronavirus cinese quindi (!), spiegava il nostro rappresentante OMS ai microfoni di Radio Radicale, «il rimedio principale è il vaccino contro l’influenza» e «a maggior ragione» contro la polmonite, cioè contro altre malattie. Massì. Se ci duole un dente fasciamoci un piede, che male non fa. Del resto, ha poi aggiunto, «noi siamo un paese vulnerabilissimo. Dal ’99, quando il Parlamento ha sospeso o attenuato l’obbligo di vaccinazione per entrare nelle scuole, ci sono decine di migliaia di giovani… non vaccinati. Queste sono vittime predestinate». Mentre cerchiamo di capire che ci azzecca con l’epidemia cinese, facciamo timidamente notare che dal 1999 al 2017 (quando fu rintrodotto l’obbligo) il tasso di adesione alla vaccinazione anti-polio-tetano-difterite è invece rimasto invariato, mentre quello all’anti-morbillosa è addirittura cresciuto di venti punti percentuali. Mais passons. Altri hanno fatto il salto ancora più lungo, brandendo il vaccino immaginario per annichilire i propri nemici: immaginari. «Desidererei,» scrive un noto virologo su Twitter, «che si trovasse immediatamente un vaccino contro il coronavirus [anche] per il piacere di vedere gli antivaccinisti implorare la vaccinazione in ginocchio sui ceci». Il riferimento di questo tecnico e olimpico auspicio è con tutta evidenza il fiabesco sottogruppo di coloro che rifuggirebbero qualsiasi vaccino siccome l’aglio i vampiri, non chi vorrebbe solo scegliere se e quali farne, o magari più semplicemente discuterne col proprio medico senza fargli rischiare la radiazione e la gogna. Giacché questo secondo gruppo ha il difetto di esistere, mal si presterebbe al copione.

Ci sono poi quelli asserragliati nel fortino dell’amore, i sempre-buoni che lottano contro il Paese incattivito e crudele. Ecco il sindaco di Firenze apparire in video con un signore dai tratti orientali per denunciare «lo sciacallaggio che alcuni fanno per trovare soltanto una scusa per l’odio e l’esclusione». Il virus è solo «una scusa», l’hashtag #AbbracciaUnCinese (sul serio). Ecco ogni aggressione o ipotesi di aggressione a persone con gli occhi a mandorla diventare un’«emergenza sinofobia», il sintomo di una «psicosi razzista» che va espiata in pubblico con apposite mangiate riparatrici di involtini primavera, a favor di Instagram sotto l’immancabile hashtag. Ed ecco i cronisti a caccia di mamme preoccupate dal rientro in classe di un compagnuccio dalla Cina. «C’è il rischio di una caccia all’untore», ammoniscono gli stessi che chiamano migliaia di bimbi sani «piccoli untori» e gioiscono se li si caccia a pedate dagli asili. Secondo l’OMS è possibile che il virus si trasmetta anche da ospiti asintomatici, ma Alberto Villani (SIP), lo stesso a cui «ha fatto molto piacere» che il trascorso governo abbia confermato il divieto di frequenza scolastica per chi non si vaccina contro malattie scomparse da decenni nel nostro Paese o per le quali non è in corso alcuna epidemia, ci informa oggi dalle pagine del Corriere che se invece incombe un’epidemia allora è ingiusto e «non ha senso» imporre una breve quarantena agli alunni provenienti dalle zone dove infuria. Perché, adesso sì, il rischio è solo «teorico» e comunque «se esiste è altamente improbabile». Sullo stesso spartito canta l’UNICEF. Nel 2018 il portavoce per l’Italia esprimeva «apprezzamento per il superamento della [sospensione del]l’obbligo vaccinale come requisito per l’iscrizione e la frequenza scolastica» e lanciava un appello affinché la «tutela della salute dei bambini – in particolare i più vulnerabili – non sia demandata al senso di responsabilità dei singoli cittadini» Oggi, non essendoci di mezzo le punture, scopriamo invece che bisogna «dire no a qualsiasi pregiudizio e discriminazione» perché «nessun bambino è un virus». E «i più vulnerabili»? Qui non servono, quindi restano in panchina.

Per l’eurodeputata Alessandra Moretti, «se ogni Stato rimane sovrano, limita l’autorevolezza dell’Europa a essere rilevante anche per questi casi». Si chiede perciò se «saremo capaci di rinunciare… a un pezzo di sovranità anche per quanto riguarda la salute e la sicurezza sanitaria… per diffondere un sistema di tutela europeo». Chiaro: se la malattia vola sulle ali del globalismo, ci vuole più globalismo. Non manca, né può mancare, «il clima», che sta oggigiorno alle cronache come il curry alla cucina indiana: «L’epidemia da coronavirus in atto», scrive un medico sul Fatto Quotidiano, «rientra tra le conseguenze del cambiamento climatico in atto». Chi lo ha detto? Al Gore, sicché. Per chiudere il cerchio un lettore mi scrive preoccupato: «Ma il contante? Possibile che nessuno abbia ancora detto che veicola i virus?». No, ma siamo fiduciosi. Nel frattempo arriva una buona notizia, che in un istituto di Roma si sarebbe isolato il genoma del virus. Che cosa è emerso? Quali sono i risvolti pratici della scoperta? Non si capisce, non si sa, perché il vero scoop è ben altro: che la squadra di ricerca sarebbe composta da sole donne, pare addirittura «meridionali». A parte il chissenefrega, sentirlo annunciare come un fatto straordinario dai difensori della parità di genere fa sempre un certo effetto.

Più di un commentatore ha lamentato la troppa politicizzazione della vicenda, ma francamente mi sembra un understatement. Ciò che vedo è piuttosto un evitamento sistematico e centrifugo dell’oggetto, l’incapacità di considerare il suo dato e la compulsione di digerirlo in una griglia immateriale di desideri, rappresentazioni e ossessioni per deformarlo fino a renderlo irriconoscibile e inerte, prostituibile alla qualsiasi. Vedo un teatro senza finestre sulla realtà, dove della realtà entrano solo poche ombre per farsi pretesto di un copione già scritto. Come a teatro, tutto diventa appunto spettacolo con i riti collettivi clowneschi sui social, le formule ripetute in coro, i battimano a comando, le star da acclamare, i figuranti e l’azione che converge sul finale escogitato dagli autori e atteso dal pubblico, tra peripezie libere di svilupparsi senza vincoli di verosimiglianza, raziocinio e coerenza.

In questo teatro o circo ci si diverte e ci si rassicura a vicenda, si gode nell’assistere all’elegante farsi dei propri sogni sul palco. Resta però il problema della finzione che, per quanto collettiva e ripetuta, non può incidere sulla realtà a cui così liberamente si ispira. Non so quanto sia grave l’epidemia di Coronavirus, ma il fatto di non riuscire a focalizzarla nella sua sostanza tutto sommato banale segnala un problema che supera per gravità ogni eventuale emergenza sanitaria: quello di una civiltà accecata dalle proprie consolanti finzioni e sprezzantemente ignara di tutto ciò non le avvera. E perciò destinata a subirlo.

 

Fonte: http://ilpedante.org

Link: http://ilpedante.org/post/l-epidemia-dello-spettacolo

8.02.2020

 

Questo articolo è stato pubblicato, in versione leggermente ridotta, su La Verità di venerdì 7 febbraio.

13 Comments
  1. clausneghe says

    “ESSI”vorrebbero farci tornare al medioevo,con tanto di untori,peste e monaci che praticavano i salassi con le sanguisughe per curarla, ignari e ignoranti del parassita del topo.
    Arriveranno i monati, al seguito dei media strombazzanti con in groppa la “scienzah”?
    O è tutta una montatura,un grande teatro degli inganni su uno sfondo di fuochi e rumori di guerra?
    Il tempo ce lo dirà,forse.

  2. Hospiton says

    Radio radicale, Alessandra Moretti, virologi prezzolati, questo è volersi fare del male! Mi auguro non venga contagiata qualche sardina, sarebbe la fine…la probabilità della comparsa di foto con Salvini e Savoini armati di provette in qualche laboratorio non verrebbe neppure quotata dai bookmakers.

  3. Vincenzo Siesto da Pomigliano says

    Cito: “[…]Resta però il problema della finzione che, per quanto collettiva e ripetuta, non può incidere sulla realtà[…]“. Sbagliato!!!! Non sono assolutamente d’accordo! Ripetere un menzogna mille volte alla fine diventa realtà. Così funziona l’infame sistema borghese capitalista…. E le menzogne vengono veicolate tramite la (dis) informazione dei main-stream di sistema.

  4. Tashtego says

    Che bell’articolo! Non ho ben capito chi sia l’autore però… E il popolo che guarda questo grande spettacolo, vede benissimo gli arlecchino ed i pulcinella che si agitano sulla scena, ma continua a guardare, ipnotizzato, non può, meglio, non vuole svegliarsi e conoscere la realtà… va bene tutto piuttosto che la responsabilità di affrontare la realtà, la necessità di pensare e comprendere e risolvere con la propria testa. L’ignavia come stile di vita…

  5. Quasar says

    «Desidererei,»» scrive un noto virologo su Twitter, «,«che si trovasse immediatamente un vaccino contro il coronavirus [anche] per il piacere di vedere gli antivaccinisti implorare la
    vaccinazione in ginocchio sui ceci».

    ecco in che mani siamo su questo pianeta a questo punto vale tutto dal meteorite all’invasione aliena tanto puo’ solo migliorare; e no io non chiederei mai il vaccino restando in piedi con la schiena dritta e la testa alta

  6. Riccardo says

    Se non fosse tutto vero potremmo anche permetterci di ridere. Personaggi come Nardella, sindaco di Firenze che quando i senegalesi gli misero, per un semplice fatto di cronaca, a ferro e fuoco la città ci mancò poco che li ringraziasse o il virologo che parla di improbabile rischio, quindi pur sempre possibile immagino???, ma in nome del politicamente corretto disconosce anche la propria etica professionale sono un paradigma dei tempi che corrono.

  7. Erjon Stenaj says

    Riporto un estratto dell’ultimo pezzo del signor Pecchioli per aggiungere un altro punto alla farsa che sta affliggendo l’Occidente arrivata ormai ai livelli del sesso degli angeli:

    Nel frattempo, non si sa ridere o piangere, il politicamente corretto ha raggiunto il campo della medicina e della biologia. Infatti, le agenzie delle Nazioni Unite hanno deciso di rinominare il coronavirus cinese. Da oggi, deve essere chiamato Covid-19. Lo ha confermato il direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Tedros Adhanom Ghebreyesus, dopo l’incontro di Ginevra tra esperti di tutto il mondo per rispondere allo scoppio del coronavirus. Nel fornire un primo protocollo standard da utilizzare nei futuri focolai di coronavirus, si afferma che “avere un nome è importante per evitare di usare altri nomi che potrebbero essere poco accurati o stigmatizzanti.” Secondo le linee guida dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale per la salute animale e l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, il nome del virus non deve riferirsi a zone geografiche, animali o persone specifiche.

    Le preoccupazioni semantiche, linguistiche e antidiscriminatorie dell’ONU non cureranno un solo ammalato, non impediranno alcun contagio, non faranno avanzare la verità sul coronavirus- o come preferiscono a Palazzo di Vetro, sul Covid 19, né porteranno benefici alla ricerca.

    Qui il link dell’articolo sul coronavirus:

    https://www.maurizioblondet.it/coronavirus-e-bioterrorismo-la-minaccia-biologica/

  8. Bertozzi says

    Madonna che noia che due coglioni con sto virus e qui da noi – nonostante ingenti sforzi tra Mass media e utenti di CDC con la bava alla bocca – ancora nemmeno lo straccio di un morto, nemmeno uno! E un moribondo almeno, qualcuno morto di freddo ma che aveva anche un po’ di raffreddore che possa sembrare polmonite? Niente oh, niente ancora, eppure su questo niente da due settimane e più ci sono solo sfracuglimenti di coglioni gratuiti che portano a niente, chiacchiere vuote, tutti esperti tutti medici e tutti esperti di cina e cinesi, decine e decine di articoli post opinioni, razzismo si razzismo no, guerra sì è guerra no, ma quante menate, solo distrazioni. Che noia.

    1. Hospiton says

      Io ho rinunciato o quasi ad informarmi in merito, anche perché è un mese che su vari siti compaiono cassandre e utenti-virologi-tuttologi che dicono “si sottovalutate, tra 10-12 giorni vedremo”, ora di giorni ne sono passati quasi 30 e continuo a sentire “si sottovalutate, tra 10-12 giorni vedremo”, probabilmente continueranno a profetizzare pandemie a 10 giorni da “oggi” per un altro paio di mesi…capisco i timori di alcuni, è l’effetto-psicosi cercato dai media, ciò che giustifico molto meno è l’arroganza di parecchi esperti della domenica che hanno puntualmente sbagliato tutte le previsioni sparate un mese fa aggredendo nel contempo coloro che dubitavano di certe narrazioni, se anche la situazione dovesse peggiorare questi ciarlatani hanno comunque toppato completamente con le tempistiche.

    2. ignorans says

      Sono d’accordo, ma gli insulti ai cinesi sono gravi, sono peggio di qualsiasi virus, sono una malattia, sono la dimostrazione del livello infimo di alcuni “concittadini”. E inoltre sono la dimostrazione dell’impotenza delle istituzioni, degli esperti, ecc di risolvere alcunché.
      È ridicolo come più si sforzano, più parlano e più cadono nel nulla.

  9. Primadellesabbie says

    Oggi mi ha scritto l’assistenza sanitaria (in UK) dicendo di non presentarmi al pronto soccorso o al centro medico se ritengo di avere i sintomi del coronavirus, ma di mettermi in contatto con una speciale unità di cui mi ha allegato il telefono.

  10. Gibilee says

    Di un articolo del 4 Febbraio dello stesso Pedante ne trascrivo un brano :[..]Paradossalmente, la letteratura scientifica su questi temi – cioè sul senso ultimo di praticare le vaccinazioni – è assai scarna e le autorità sanitarie non eseguono test per verificare almeno a campione gli effetti della profilassi a regime, nonostante i costi diagnostici contenuti, i risparmi che potrebbero realizzare evitando richiami inutili o prodotti poco efficaci e i benefici di un migliore monitoraggio farmaceutico[…]
    Segnala inoltre l’Associazione Comilva dove i promotori di un’iniziativa di scienza democratica hanno predisposto un’esperimento […] per misurare, in un campione di popolazione italiana sufficientemente rappresentativo, il grado di efficacia delle vaccinazioni oggi in uso nel produrre una effettiva risposta immunitaria contro le malattie target[..]
    Mi verrebbe da aggiungere che sarebbero indispensabili test clinici da praticare sui bimbi per dedurne le eventuali incompatibilità. Ho letto inoltre che ci sarebbe la proposta legislativa europea di praticare non 12 ma 13 vaccini.

  11. Pandroid says

    Non fate l’errore di aprire il link alla pagina del noto virologo come ho fatto io, vi verrebbe un’improvvisa voglia di appendervi ad un trave e lasciare questo mondo agli insetti che lo popolano.

Comments are closed.