Le malefatte di Hunter Biden potrebbero anche aiutare Hillary Clinton a diventare vicepresidente

Moon of Alabama
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Gli accordi commerciali di Hunter Biden, recentemente diventati di pubblico dominio, potrebbero avere un notevole peso politico nel caso di un’eventuale vittoria di Joe Biden alle prossime elezioni presidenziali.

Il 15 ottobre, il New York Post aveva pubblicato un articolo su Hunter Biden basato sui dati trovati in un suo laptop portato a riparare. La famiglia Biden non ha mai negato l’esistenza di quel computer o l’autenticità dei dati in esso contenuti. Oltre a materiale pornografico, sul laptop c’erano anche migliaia di e-mail che descrivevano i loschi accordi con una grande azienda energetica cinese (ormai defunta), la CEFC China Energy Co.

Twitter, Facebook e altri media, come Intercept, avevano cercato di impedire la diffusione della storia. Avevano falsamente dichiarato che le informazioni erano state “hackerate” e che non esistevano prove. La censura ha inevitabilmente reso la storia ancor più interessante e ha aumentato il numero di persone che ne sono venute a conoscenza.

Una settimana dopo la pubblicazione del pezzo da parte del NY Post, Tony Bobulinski, un ex socio in affari di Hunter Biden, aveva parlato in pubblico lanciando ulteriori accuse contro di lui:

Tony Bobulinski, un ex socio in affari di Hunter Biden, ha detto mercoledì sera di poter confermare i dettagli riguardanti i suoi [di Hunter] affari all’estero, incluso il fatto che il riferimento ad un “pezzo grosso,” in un’e-mail del 13 maggio 2017, riguardava, in realtà, il candidato presidenziale democratico Joe Biden.

In una lunga dichiarazione, Bobulinski si è presentato come Amministratore Delegato di Sinohawk Holdings, un’azienda che ha descritto come “una partnership tra i Cinesi che operano attraverso la CEFC/Presidente Ye e la famiglia Biden.” Ha aggiunto di essere stato nominato CEO dell’azienda da Hunter Biden e James Gilliar, un altro socio in affari.

Hunter Biden era solito chiamare il padre ‘il pezzo grosso’ o ‘il mio presidente’ e spesso faceva riferimento a lui, chiedendo l’approvazione o consigli sui vari e potenziali accordi di cui stavamo discutendo,” ha aggiunto Bobulinski. “Ho visto [in TV] il vicepresidente Biden dire di non aver mai parlato con Hunter dei propri affari. Posso testimoniare in prima persona che questo non è vero, perché non si trattava solo degli affari di Hunter, dicevano che stavano mettendo in gioco il nome della famiglia Biden e la sua eredità.

Numerosi media hanno riportato diversi frammenti, scollegati tra loro, di tutta la storia dei molto redditizi rapporti di Hunter Biden con alcune società straniere. Questo ha contribuito a confondere le cose. Stephen McIntyre, che ha svolto utili ricerche investigative sul cambiamento climatico, il Russiagate e gli imbrogli dell’OPCW in Siria, ha fortunatamente creato una cronologia di 19 pagine con tutte le prove sui rapporti Biden-Cina finora venute alla luce. Scrive:

La famiglia Biden è stata coinvolta in due importanti accordi commerciali con i Cinesi:

* una partecipazione congiunta nel Bohai Harvest Partners Investment Fund. Il loro ingresso in questo fondo era iniziato nel 2013. Hunter Biden, Devon Archer e James Bulger avevano ciascuno un interesse del 10%. Questo fondo è ancora attivo. Bobulinski non era stato coinvolto in questo accordo.

* un secondo accordo, avviato nel 2017, grazie al quale i Biden avevano ricevuto 5 milioni di dollari dalla compagnia energetica cinese CEFC e/o dai suoi funzionari. La CEFC è diventata in breve tempo una grande azienda e, ancora più rapidamente, si è disintegrata. Questo secondo accordo è stato quello che aveva coinvolto Patrick Ho (arrestato nel novembre 2017 negli Stati Uniti per corruzione), Gongwen Dong e il suo presidente Ye Jianming, che era stato arrestato in Cina e/o scomparso nel marzo 2018.

Quasi tutti i testi e le email interessanti del 2017 e le informazioni di Bobulinski si limitano a questo secondo accordo. Queste erano solo una piccola parte delle squallide transazioni di Hunter Biden, Devon Archer e soci. In concomitanza con questa vicenda c’erano state transazioni in Ucraina, Kazakistan, Russia, nonché la partecipazione alle grosse frodi di John Galanis e Jason Sugarman, per cui Archer (ma, per ora, non Hunter Biden) era stato condannato. I testi e le e-mail sono stati rilasciati in modo frammentario e disorganizzato. In questo articolo, cercherò di riassemblare la narrativa degli eventi relativi all’affare CEFC.

Un’altra cronologia degli affari di Hunter Biden, con materiale leggermente diverso, è stata raccolta da Seamus Bruner e John Solomon, che scrivono:

La scorsa settimana, il New York Post ha dato notizia che lo stesso Joe Biden potrebbe aver beneficiato degli accordi commerciali di suo figlio. Il Post ha citato un criptico messaggio di uno dei partner di Hunter, secondo cui “il 10 [per cento] lo tiene da parte H per il pezzo grosso?” Il destinatario di quel messaggio, Tony Bobulinski, afferma che “non c’è dubbio” che “H” stia per Hunter e che il “pezzo grosso” sia Joe Biden.

Ci sono ulteriori informazioni sulle operazioni di Biden e soci nelle e-mail forniteci da Bevan Cooney, un ex socio in affari di Hunter Biden. Cooney, attualmente in prigione per il suo ruolo nella truffa sui bond indiani, truffa che sta per mandare in prigione anche il partner commerciale di Hunter Biden, Devon Archer, ha condiviso 26.000 e-mail che mostrano quale fosse il ruolo di Hunter nelle loro iniziative imprenditoriali. Il nome Biden era considerato “valuta corrente” per le loro iniziative imprenditoriali estere, ed era una “via d’accesso diretta” all’amministrazione Obama-Biden. Gli accordi che coinvolgono Hunter hanno beneficiato della “spinta Biden,” l’aiuto dato da questo nome ai suoi rapporti commerciali con l’estero.

Cosa avrebbero potuto aspettarsi i benefattori stranieri dei Biden in cambio di tutta questa loro generosità? Non lo sappiamo. Ma alcuni potrebbero vedere una correlazione tra quel denaro arrivato dell’estero e la posizione politica di Joe Biden nei confronti delle fonti di quello stesso denaro.

Stephen McIntyre ha promesso di aggiornare la sua timeline con il materiale rivelato da altri autori. Visto che McIntyre è sempre stato diligente nel suo lavoro, la sua cronologia può essere considerata una fonte autorevole.

Mentre sto ancora scavando tra le varie notizie di cui sopra, ecco le mie prime considerazione sul perché sono così importanti.

I fatti mostrano che Hunter Biden e gli altri avevano fatto affari e tratto profitto dalla posizione di Joe Biden, vendendo la sua “influenza” a società straniere. È probabile che anche Joe Biden, almeno indirettamente, abbia beneficiato di quelle attività.

Le prove non sono materiale da Russiagate, come lo scadente [e fasullo] dossier di Steele, ma roba vera, con conseguenze legali:

L’anno scorso, un giudice federale aveva citato Joe Biden, insieme al figlio Hunter, come possibile “testimone” in un processo per truffa che si era concluso con le condanne di due dei soci in affari di Hunter, secondo documenti giudiziari che non avevano avuto molta diffusione. Il fatto che il nome del candidato democratico alla presidenza appaia in una lista di testimoni getta nuovi dubbi sulle sue affermazioni di ignoranza sui loschi affari di suo figlio.

Come vendetta per il Russiagate, i Repubblicani ora useranno questa storia a loro massimo vantaggio.

Ci sono solo due modi per Joe Biden per impedire ai Repubblicani e ai media indipendenti di approfondire la vicenda e tutte le questioni potenzialmente illegali ad essa collegate.

* Se Joe Biden perde le elezioni, lo scandalo probabilmente svanirà, subito dopo che sarà sparito dalla    vista del pubblico

* Se Joe Biden vince le elezioni, lo scandalo peggiorerà fino alle sue dimissioni.

Il secondo caso è particolarmente interessante. Il candidato alla vicepresidenza, Kamala Harris, è cresciuta all’interno della cerchia ristretta di Hillary Clinton sin dal 2017:

La senatrice Kamala Harris, la “Grande Matricola della Speranza” dei Democratici, si sta dirigendo agli Hamptons [dove si trovano le residenze dei VIP di NY] per incontrare i maggiori sostenitori di Hillary Clinton.

La senatrice della California viene festeggiata sabato a Bridgehampton a casa del guru della MWWPR, Michael Kempner, [da sempre] un convinto sostenitore della Clinton. Kempner era stato anche uno dei co-responsabili finanziari nazionali di Hillary e aveva patrocinato una raccolta fondi per la sua candidatura alle presidenziali del 2008, [candidatura poi vinta da Obama]. È stato anche definito uno dei migliori “bundler” [*] per la campagna di rielezione di Barack Obama del 2012, avendo raccolto ben 3 milioni di dollari.

Il recente articolo della Clinton su Foreign Affairs, A National Security Reckoning – How Washington Should Think About Power, deve essere considerato una domanda di assunzione per una posizione elevata in un’amministrazione Harris (Biden). La rimozione di Joe Biden all’indomani di una sua vittoria potrebbe essere nell’interesse della Clinton.

Se il più o meno rincitrullito Joe Biden dovesse andarsene “per motivi di salute” subito dopo aver prestato giuramento, Kamala Harris diventerebbe presidente. Quindi, potrebbe utilizzare il 25° Emendamento per nominare Hillary Clinton come nuovo vicepresidente.

Se, dopo una vittoria elettorale di Biden, i sostenitori di Hillary Clinton nei media liberali smetteranno di censurare l’affare Hunter Biden o, addirittura, inizieranno a parlarne ancora di più, possiamo essere certi che un piano del genere è sul punto di essere portato a termine.

Moon of Alabama

[*] Il termine “bundling” si riferisce ad una forma di raccolta fondi tipicamente americana, in cui una persona o piccoli gruppi di persone (lobbisti, imprenditori, gruppi di interesse speciale o attivisti che vogliono promuovere una determinata azione legislativa) convincono amici facoltosi, colleghi e altri donatori che la pensano allo stesso modo a staccare assegni a favore del loro candidato preferito. Un bundler è una persona o un piccolo gruppo di persone che mettono in comune o aggregano tutti questi contributi e poi li fanno arrivare, in un’unica soluzione, alla campagna politica di destinazione. N.D.T.

Fonte: moonofalabama.org
Link: https://www.moonofalabama.org/2020/11/hunter-bidens-story-matters-especially-if-joe-biden-wins.html#more
02.11.2020
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org