Le bombe per la pace sono come fottere per la verginità: vale per tutti, Iran Incluso

DI ALESSANDRO GUARDAMAGNA

comedonchisciotte.org

Da due settimane la notizia dell’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani e del comandante della milizia irachena Abu Mahdi al-Muhandis, ha portato la Sinistra Globalista a proclamare per l’ennesima volta che la terza guerra mondiale è dietro l’angolo. In precedenza avvertimenti di sgomento e condanna dai toni apocalittici erano stati evocati quando la Casa Bianca aveva ordinato attacchi su obiettivi militari – rivelatisi poi di scarsa importanza – in Siria, e ancora prima quando Trump aveva risposto per le rime alla retorica anti-americana sfoggiata dalla Corea del Nord in occasione dei test missilistici condotti negli ultimi 3 anni.

Poi esattamente come una guerra mondiale non è scoppiata nei precedenti casi, che possono essere definiti in modi svariati ma sicuramente non come casus belli, parimenti non scoppierà nemmeno ora, a parte su Twitter, nonostante gli anatemi dei Dem e di Biden. Nei paesi occidentali gran parte della sinistra cosiddetta progressista – quella che sostiene immigrazione incontrollata e globalizzazione per intenderci – non ha risparmiato veementi critiche anche verso coloro che in Medio Oriente hanno salutato la morte di Soleimani e al-Muhandis, avvenuta tramite un missile lanciato da un drone, come una liberazione.

Da un punto di vista morale e legale è sicuramente discutibile sostenere che la decisione americana di eliminare i due comandanti sia stata un’azione nobile e giusta, ma inquadrare ciò che è accaduto esclusivamente nella vecchia, logora e falsa narrativa di sinistra che vede nell’imperialismo USA la madre di tutti i mali è del pari poco accorto per usare un eufemismo. Infatti tale visione deforma il contesto in cui i fatti sono avvenuti ed impedisce di comprendere come la situazione in Medio Oriente, che ha come dirette conseguenze sofferenze e privazioni per milioni di persone, sia da ascrivere anche ad altri poteri diversi da quello di matrice americana.

E’ quindi importante sottolineare l’opportunismo politico – e anche una certa dose di incoscienza – di Trump, ma non è possibile ignorare i crimini di Soleimani e al-Muhandis e dei regimi di cui erano al servizio.

Dopo la procedura di impeachment di cui è stato oggetto e con un numero crescente di americani che disapprovano la sua leadership, Trump sta cercando di riconsolidare la sua posizione a casa propria in vista delle elezioni di Novembre. Il suo primo mandato è spesso stato contrassegnato da decisioni non chiare in politica estera, da esternazioni insensate che talvolta non hanno nulla a che fare con la realtà e da una certa forzatura nel presentare i fatti unilateralmente a proprio favore. A tale riguardo basti pensare che nell’Ottobre 2019 arrivò al punto di sostenere che gli USA dovevano andarsene dalla zone della Siria a difesa dei Curdi perché questi ultimi non sono comunque sempre stati al fianco degli Stati Uniti in quanto nella Seconda Guerra Mondiale non combatterono in Normandia (?!)

Alla luce delle grane che hanno attanagliato Trump negli ultimi mesi – crisi ucraina, rapporti instabili con la Turchia ed impeachment – è difficile definire la sua presidenza come un  sicuro successo. Può quindi ben essere che Trump abbia ordinato l’eliminazione del generale Iraniano anche perché spinto da considerazioni personali su come rilanciare il proprio prestigio oltre che dalla volontà di contrastare il “terrorismo globale” e porre fine al “regno di terrore”.

Ora la retorica usata recentemente da Trump potrebbe forse contribuire a rafforzare la sua posizione e aumentare il suo bacino elettorale in vista delle elezioni di Novembre, ma pensare che la morte di Soleimani renda il mondo – e in particolare il Medio Oriente – un luogo più sicuro è una mera illusione o una bugia. Infatti finora nessuno degli interventi decisi da Trump in Medio Oriente è stato di alcuna conseguenza per la sicurezza della regione, contrariamente a quanto affermato da lui stesso e da altri suoi collaboratori.

Laddove le milizie Quds comandate per 22 anni da Soleimani rimangono attive, le popolazioni di Siria, Iraq, e di altri stati mediorientali continueranno a subire le conseguenze dell’ingerenza iraniana. La morte di Al-Muhandis e gli attacchi mirati che gli Stati Uniti hanno compiuto non scioglieranno la milizia locale di matrice Iraniana, che è fortemente radicata in Iraq.

Tali scenari sono simili a quanto è accaduto con la morte di Abu Bakr al-Baghdadi, leader dello stato Islamico, la cui scomparsa non ha reso la regione più sicura dal terrorismo e dalla violenza in generale. Infatti gli attacchi dell’Isis sono continuati e sia la Russia che il regime siriano hanno continuato a usare la scusa delle “operazioni anti-terrorismo” per intensificare campagne militari condotte contro civili contrari al potere di Bashar al-Assad, operazioni che hanno comportato la morte di migliaia innocenti e lo sfollamento della popolazione da intere regioni.

I raid aerei ordinati da Trump nel 2019 su obiettivi siriani non hanno de facto impedito la campagna di sterminio che Damasco ha condotto contro la sua stessa popolazione. E men che meno tali interventi hanno portato ad un’escalation del conflitto che doveva sfociare, secondo le previsioni ripetitive di media e “strateghi” di sinistra, nella terza guerra mondiale.

Finora durante il suo mandato Trump ha impiegato la propria retorica per sostenere di volta in volta sia la necessità di ritirarsi dal Medio Oriente che quella di condurre azioni aggressive – emblematica la sua decisione di “tirare le truppe fuori dalla Siria” per poi ridispiegarne una parte a “difesa del petrolio”.

Sarebbe quindi più opportuno osservare che spesso Trump prende decisioni politiche che sembrano essere basate più sul proprio ego e su ciò che gli si addice, e non tanto dettate dalla necessità di proteggere interessi autenticamente americani in una determina area geopolitica o da qualche diabolica e criminale trama imperialistica a stelle e strisce.

Gli omicidi di Soleimani e al-Muhandis sono stati accolti con un certo sollievo in alcune aree del Medio Oriente, in particolare fra quelle popolazioni duramente colpite nel passato dalle azioni dei due capi militari.

Tuttavia coloro che nel mondo arabo hanno pubblicamente commentato in modo positivo la morte dei due comandanti, visti come criminali di guerra, sono stati bollati dai media difensori dell’Iran come sostenitori dell’imperialismo americano.

In tal modo la sinistra “contraria alla guerra” finisce per minimizzare la morte di centinaia di migliaia di persone e per riconoscere, tramite un paradosso assurdo, come unici morti quelli causati dagli interventi militari degli Stati Uniti, di Israele o dei loro alleati.

E dire che è difficile nascondere i crimini che l’Iran e i suoi emissari hanno commesso negli ultimi 10 anni.

Il regime di Teheran ha de facto supportato un brutale giro di vite da parte del regime siriano contro le proteste dell’opposizione e si è reso responsabile dell’uccisione di massa di civili attraverso bombardamenti aerei e assedi. Ha perfino inviato ragazzi minorenni di origine afgana, formalmente rifugiati in Iran, a combattere in Siria per suo conto. E la pratica di usare ragazzini come carne da cannone ha in Iran una storia che risale almeno a 40 anni fa, all’epoca del conflitto con l’Iraq, quando Khomeini non si faceva scrupolo di inviarli disarmati a gruppi allo scoperto per individuare i campi minati nemici, con una chiave di plastica appesa al collo – la chiave del Paradiso dei martiri.

E non è un caso se l’immenso cimitero di Behesht-e Zahra, che ospitava i resti dei giovani caduti in guerra e sorgeva lungo la strada per Qum, a sud di Teheran, durante il conflitto con l’Iraq cresceva più velocemente dei nuovi quartieri popolari della capitale iraniana.

L’Iran ha inviato attrezzature e personale militare alle formazioni di Houthi sciiti nello Yemen, che proprio come i loro nemici, i sauditi e gli Emirati, sono stati accusati di aver commesso crimini di guerra nel conflitto yemenita. In Iraq ha sostenuto e diretto le milizie che hanno commesso svariati crimini contro la popolazione civile. In questo senso, non sorprende che i siriani, che hanno vissuto il trauma della perdita di amici e familiari durante l’assedio di Aleppo e hanno dovuto sopportare l’oltraggio di aver visto le forze di Soleimani entrare nella loro città nel 2016 – città nella quale potrebbero non poter mai più tornare –  abbiano esultato alla notizia della sua morte.

Analogamente non sorprende che i manifestanti iracheni, che hanno visto i propri compagni uccisi con proiettili e granate fornite dagli arsenali militari di Teheran, abbiano salutato con gioia la notizia della morte di al-Muhandis, più volte identificato come il carnefice che aveva diretto la repressione.

La stessa sinistra che manifesta preoccupazione per l’azione americana di 2 settimane fa rifiuta di riconoscere, o al più minimizza, l’intervento iraniano in Siria, Yemen e Iraq e come la popolazione di tali stati si sia ribellata apertamente contro l’autoritarismo, la corruzione e il settarismo di governi appoggiati da Teheran. Quando nel 2018 e nel 2019 sono scoppiate proteste in Iran, ancora una volta queste sono state inquadrate nella narrativa sul tentativo di destabilizzare un governo di una repubblica islamica sovrana ad opera di potenze straniere.

La costante necessità di difendere a qualunque costo il governo iraniano, anche contro l’evidenza e le proteste del proprio popolo, sembra un articolo di fede che va recitato a livello mondiale a prescindere dai fatti. Questo è lo stesso segmento di sinistra che identifica chi rivolge critiche al regime di Teheran come traditore ed alleato di Israele, cosa che appare altamente paradossale, considerando che in Medio oriente da anni sia Israele che l’Iran vanno commettendo azioni militari o crimini che dir si voglia del tutto simili.

Esiste quindi solo l’imperialismo USA? Si direbbe chiaramente di no. Ci sono state forti reazioni sulla violazione della sovranità Irachena da parte degli Stati Uniti, ma si è detto poco delle azioni iraniane e russe che violano la sovranità degli stati mediorientali. Basti osservare che la costante presenza di Soleimani in Iraq per impartire ordini a funzionari e quadri delle forze armate e delle milizie irachene è solo uno dei molti segni della mancanza di rispetto da parte dell’Iran della sovranità irachena.

In Siria il dispiegamento di forze iraniane e russe, che la sinistra globalista vede come azione giustificata dall’invito di un presidente “legittimo” – Assad – viene invece visto da moltissimi siriani come un’occupazione consentita da un dittatore temuto ed odiato, che non è mai stato eletto e che non rappresenta la maggioranza del popolo.

Il dibattito attorno agli omicidi di Soleimani e al-Muhandis è servito a illustrare, ancora una volta, la rappresentazione incoerente di una componente sostanziale della sinistra “progressista” di ciò che rappresenterebbe “l’imperialismo”. Si contrassegnano prontamente le azioni statunitensi e israeliane come imperialiste; tuttavia aggressioni di altri potenze – che si tratti della Russia, della Cina, dell’Iran o dei loro alleati – vengono ignorate, minimizzate o incapsulate in narrazioni di interventi “anti-terrorismo”, del tutto simili in realtà a quelle date da Washington e Tel Aviv.

Pertanto attacchi statunitensi ed israeliani alle forze iraniane o al regime di Assad sono stati denunciati come atti di imperialismo, mentre le uccisioni di massa di civili siriani da parte di forze iraniane e russe sono state ignorate, messe in discussione o spesso presentate come morti causate proprio dal terrorismo che i soldati di Mosca e Teheran combattono.

Il grido “La terza guerra mondiale sta arrivando” ogni volta che gli Stati Uniti si rendono responsabili di un intervento ignora bellamente il fatto che da decenni milioni di persone in Medio Oriente, dove anche interventi israeliani, russi o iraniani hanno fomentato conflitti, stanno già vivendo la realtà di tale guerra.

Essere veramente contro la guerra significherebbe denunciare tutte le aggressioni armate e condannare indistintamente tutti i responsabili di crimini di guerra – proprio a partire da Qassem Soleimani. Al momento le uniche vittime certe delle azioni susseguitisi all’intervento ordinato da Trump, oltre a Soleimani e al-Muhandis, sono stati i 176 passeggeri del volo ucraino abbattuto per errore dalle forze iraniane in un tentativo di proteggere le proprie installazioni militari da quello che temevano potesse essere un attacco esterno, e se quel volo l’avesse abbattuto un missile USA viene da chiedersi cosa avrebbe detto la sinistra globale…

Per il resto la vendetta del regime di Teheran per la morte di Soleimani è stata una gradinata di missili contro due basi USA nell’ovest dell’Iraq che ha causato altre 80 vittime fra i civili, ma nessuna fra i militari americani, cosa che fa sorgere qualche dubbio sull’effettiva volontà dell’Iran di punire il grande satana. Insomma i fatti recenti, dopo 40 anni di parate di regime e retorica integralista anti-occidentale, sembrano far pensare che l’Iran rimanga imbattibile “tra i suoi monti”, ma, nonostante le infuocate dichiarazioni contro Stati Uniti e i loro servi, preferisca non essere messo alla prova. Chissà perché?

 

Alessandro Guardamagna

16.01.2020

 

Alessandro Guardamagna lavora come insegnante d’inglese e auditor qualità a Parma, in precedenza ha ottenuto un PhD in Storia e un Master in American Studies presso University College Dublin, in Irlanda, dove ha lavorato e vissuto per 10 anni. Da sempre sovranista, scrive articoli di politica e storia su ComeDonChisciotte dal 2017.

 

47 Comments
  1. Holodoc says

    80 morti civili per l’attacco iraniano alla base americana? È la prima volta che sento questa notizia.

    Non lo so, mi sembra quasi che in questo articolo venga soprasseduto al fatto che gli iraniani in medio oriente abbiano un po’ più il diritto di starci degli americani… o mi sbaglio?

    1. MONDO FALSO says

      in rete ci sono tante notizie e testimonianze di tanti soldati USA morti e feriti per l’ attacco iraniano

    2. Astrolabio says

      Ma va? Guarda che lo abbiamo gia’ detto e postata sta notizia. Gli iraniani lo hanno scritto subito, ma sono iraniani quindi non gli si presta attenzione. Se parstoday da la notizia e’ un fake,se la da Trump no.
      Qui mi sembra che ogni tanto qualcuno cade dal pero per disattenzione.

    3. Alessandro Guardamagna says

      La notizia era riportata da alcune testate giornalistiche, le stesse che ieri hanno affermato che il bombardamento delle basi in Iraq avrebbe prodotto 11 feriti fra i militari americani.

      Però è un po’ come dire che i Francesi avrebbero rispettivamente più diritti di stare in Nord Italia degli Italiani e in Inghilterra degli Inglesi visto che i Celti vi arrivarono prima di Romani e degli Anglosassoni…

      In ogni caso gli USA o la Russia non intendono scacciare gli Iraniani dall’Iran.

      1. Holodoc says

        … solo fare in modo che non corrano in aiuto delle popolazioni martoriate e scacciate da casa da Sion e dalle sue marionette.

  2. PietroGE says

    -In MO tutti commettono crimini, gli unici che non pagano per questi crimini sono gli israeliani e i loro ‘protettori’ americani.
    -Trump, come ho già detto, ha pagato la prima cambiale per la sua rielezione alla lobby ebraica americana, riuscendo ad evitare la guerra totale contro l’Iran che gli israeliani e le lobby ebraiche chiedono agli USA dai tempi di George W Busch.
    -Così come la Libia, un Paese muli etnico e multireligioso del MO come la Siria non può essere governato da una democrazia di tipo occidentale. Assad garantiva una qualche pace interna tra le fazioni e un minimo di benessere. Il Paese è stato fatto saltare in aria al fine di smembrarlo in piccoli staterelli, una sorte alla quale sono destinati tutti i nemici di Israele. Israele che in questo caso, punta all’annessione definitiva delle alture del Golan.
    -Gli assassini mirati sono stati perseguiti dal Mossad sin dai tempi della guerra in Iraq quando venivano ammazzati tutti, ingegneri e fisici, quelli che potevano contribuire alla costruzione di bombe atomiche, un chiodo fisso della propaganda israeliana.
    -Nessuno vuole la pacificazione del MO, ognuno cerca di fare i propri interessi nazionali nella regione al meglio possibile. Gli unici che non hanno interessi nazionali nel MO sono proprio quelli che da 20 hanno scatenato una guerra dopo l’altra nella regione, cioè gli americani.
    -Il fanatismo religioso, che raggiunge punte criminali, come quello dei bambini iraniani che andavano a sminare i campi minati iracheni, non è limitato agli sciiti, è proprio dell’islam in generale. Ma qui siamo già nel politicamente scorretto.

  3. Simone A says

    Non mi dilungo troppo ad analizzare l’articolo, gli argomenti li ho trattati in altra sede (https://realprospettive.blogspot.com/ dove c’è un articolo relativo sia a Solemani che ad un eventuale guerra), Soleimani era un partigiano scomodo per molti dentro e fuori l’Iran e, come i veri partigiani, grondava sangue sia iraniano che di altri: un partigiano combatte per un ideale non per un passaporto.
    Altrettanto non vedo venti di guerra tra nazioni, una media potenza come l’Iran è in grado di infliggere troppi danni e non ha interesse a subire un attacco, quindi nonostante tutto vedremo tutti ruggire e nessuno fare gran che.
    Poi il teatrino delle opinioni va avanti con fede calcistica mentre la politica si schiera alla bisogna a caccia di sponsor, Trump insegue una rielezione e buoni affari con la spregiudicatezza di un palazzinaro di NY fornendo anche ottime sponde all’amico Bibi per mantenere l’appoggio elettorale da Israele.
    Poi se vogliamo dirlo apertamente non è un problema, in geopolitica “il più pulito ha la rogna” e non può essere altrimenti, gli stati sono impossibilitati a vere guerre quindi fanno guerriglia su scala internazionale usando ogni mezzo a loro disposizione per ottenere i loro scopi, roba da far sentire un mafioso un dilettante!

  4. MONDO FALSO says

    l’ occidente e’ una merda

  5. Nightwhisperer says

    Nella Home Page di questo sito c’è scritto: ” Arm yourself with information” e non “disinformation”. Questo articolo è stato comprato alla fiera dei luoghi comuni e delle veline mainstream. Si ammanta di ipocrita distacco per lanciare fango senza alcun riscontro, né contestualizzazione. Cioè le azioni compiute da Suleymani sono criminali mentre quelle uguali e di segno contrario sono azioni democratiche, come le bombe che vengono lanciate alle feste di matrimonio, ai funerali, sui bus scolastici?
    E poi nessun riferimento agli aspetti culturali intrinseci dell’Islam anche quello di matrice laica (Saddam, Gheddafi, Mossadeq, Nasser, Sadat, Ataturk, e lo stesso Assad oggi l’unico ancora in vita) che non possono essere ignorati o giudicati con gli stessi paradigmi culturali dell’Occidente.
    Mi sembra che l’intero articolo sia pervaso da un’acritica adesione alla propaganda della Fratellanza Musulmana. Evidentemente la formazione ricevuta lascia il segno.

  6. Predator says

    L’impostazione dell’autore mi sembra più o meno questa:

    gli USA&Co. sono imperialisti, hanno commesso questo e quello… e bla bla bla (inutile ripetere), ma anche chi reagisce in modo uguale e contrario è sullo stesso piano.

    La cosa sarebbe corretta se stessimo parlando di due delinquenti che si contendono qualcosa che non gli appartiene.

    Ma Guardamagna, dimentica che ci sono aggressori che rapinano ed aggrediti che si ribellano alla rapina.

    Lui, il Guardamagna pontifica che si debbano mettere sullo stesso piano.

    Dimenticando la rapina del Vietnam, della Corea, del Giappone, (e pechè no?) dell’Europa occidentale, della Libia, del 90% dell’Africa, dell’America Latina, della Palestina ecc…

    Allora secondo lui se vieni rapinato non devi reagire alla violenza altrimenti ti metti sullo stesso piano, devi farti rapinare.

    Gli USA nascono come confederazione reagendo alla rapina britannica. Ma da oltre 80 anni rapinano il mondo col dollaro. Ve ne siete accorti o no?

    Il Guardamagna dice di rimanere manzi e zitti.

    Per cui prodest l’Autore?

    1. Il Topo says

      Grazie dell’informazione.
      E quindi?

    2. misc3 says

      Non ho mai visto un caso in cui, dopo la rapina, il rapinato abbia piu’ soldi di prima, e il rapinatore ne abbia meno.

      1. Il Topo says

        Se rapinato e rapinatore sono d’accordo…

    3. Rosanna says

      Non mi sembra che Guardamagna abbia detto che si debbano mettere sullo stesso piano Iran e Usa, ha semplicemente cercato di fare un’analisi più obiettiva di quella che grida allo scandalo per l’omicidio di Soleimani, quando gli stessi iraniani hanno colto la notizia della morte del generale con più indifferenza di quanto ci vogliano far credere i media occidentali, in gran parte schierati dalla parte dei Dem, Soros, multinazionali… “La maggior parte della gente ha seguito le notizie dalla tv e più che altro era preoccupata che, dopo la rappresaglia iraniana, gli Usa potessero decidere di attaccare l’Iran. Non che gli iraniani amino particolarmente il presidente americano Donald Trump e le sue politiche, ma non amano troppo, in molti casi, quelle della Repubblica islamica. Non può essere l’uccisione del generale Soleimani a far dimenticare che nel mese di novembre sono scoppiate sommosse e proteste in tutto il paese. Proteste portate avanti dai più poveri. Persone che fino a poco tempo fa erano lo zoccolo duro del sostegno di un regime che oggi i sondaggi ritengono essere sempre meno amato dalla popolazione. Le forze dell’ordine hanno risposto in modo feroce alle proteste, uccidendo secondo molte fonti più di cento persone. Sia le sinistre che i vecchi sostenitori dello Shah, fino alle le minoranze azere, curde e arabe o i sufi e altri gruppi sciiti che si oppongono alla centralizzazione dell’interpretazione del Corano fatta dalla Repubblica Islamica, hanno tutti avuto attivisti uccisi dal governo. Lo strato più povero e spesso conservatore, che invece era la base su cui si poggiava il potere del sistema teocratico, ancora non aveva provato sulla sue pelle la repressione della Repubblica Islamica. Ora anche esso ha i suoi morti.
      Le proteste erano partite a causa del forte rincaro del prezzo della benzina e della diminuzione dei litri che ogni iraniano può acquistare a prezzo calmierato. Una delle critiche che spesso si sentivano negli ultimi anni era che in piena crisi e sotto le sanzioni, il governo iraniano sprecava soldi per guerre in Iraq, Siria, Yemen e per rafforzare Hezbollah in Libano. Il generale Soleimani era proprio il perno centrale di questa politica che, se da un lato solleticava il nazionalismo iraniano, dall’altro era soggetta a molte critiche per le enormi quantità di risorse che dirottava fuori da un paese già in ginocchio. Inoltre, se è vero che Soleimani era stimato da molti per la sua capacità di combattere l’Isis, mandando al contrario degli occidentali, uomini sul terreno, era però poco amato dagli iraniani che si oppongono al regime per la sua volontà di esportare l’ideologia khomeinista nei paesi confinanti. Certo, le sue vittorie hanno solleticato il nazionalismo iraniano e hanno generato sentimenti di simpatia o quanto meno di rispetto in molti – anche tra chi non si è mai considerato un sostenitori dell’espansione di Teheran. Ma questo non cambia la generale disistima che moltissimi iraniani nutrono verso gli ayatollah. Nemmeno la forte antipatia per Trump e la sua decisione di uscire dall’accordo sul nucleare o la sua politica di uccisione mirata dei nemici riescono a trasformare l’opinione degli iraniani sul regime. La preoccupazione, chiaramente, è tanta. Le classi più borghesi si sono chiuse in una bolla. Per paura della violenza della repressione o di una guerra con gli Stati Uniti, vivono rinchiudendosi nel proprio mondo. Non protestano formalmente, ma nella vita privata infrangono tutte le leggi. I ricchi, pur essendo in gran parte laici e contro il regime, più che rischiare la vita preferiscono vivere in una bolla, emigrare o almeno investire all’estero per farsi un doppio passaporto. I più poveri, che invece non hanno più nulla da perdere, ultimamente sono scesi in piazza e scioperano anche a costo di finire in carcere o morire. Fino ad ora la forza dei governi era quella di vedere scendere in piazza gli studenti di sinistra ma non le classi meno abbienti. Ma se i due fronti si dovessero unire, per la Repubblica islamica sarebbe davvero difficile gestire la situazione. Anche le manifestazioni oceaniche mostrate dalla tv a molti sono apparse abbastanza pilotate. Basta vedere l’abbigliamento delle donne nei loro chador neri per rendersi conto che la maggioranza del paese non era lì. Inoltre, in un Pasese dove gli impiegati pubblici sono milioni, è evidente che basta chiudere gli uffici e le scuole per capire chi non partecipa e perché. Anche la gestione del funerale a Kerman, terra natale di Soleimani e in cui è molto amato, dove sono morte decine di persone schiacciate dalla folla che premeva intorno al feretro, ha lasciato molte persone perplesse. Molti a Teheran ironizzavano addirittura sull’accaduto sostenendo che se il regime non era capace di gestire un funerale, figuriamoci una guerra contro gli americani. Lo stesso vale per l’incidente che ha causato la morte di tutti i passeggeri del volo dell’Ucraina International Airlines.
      La maggior parte degli iraniani non ha creduto da subito alla versione del governo che fosse un incidente ed erano convinti che fosse stato il regime a colpirlo per errore. La sovrapposizione tra la rappresaglia iraniana in Iraq, con l’attacco alla base americana e l’incidente non aveva lasciato molti dubbi tra la gente. Infatti, alla fine lo stesso regime ha finito per ammetterlo. Anche questo incidente ha dato la sensazione che il paese sia piuttosto disorganizzato e debole in questo momento. Sui social network, le famiglie e gli amici si sono divisi e spesso hanno litigato sulla sorte del generale Soleimani o sull’incidente aereo, il che dimostra che le crepe nell’unità iraniana esistono. La strada che gli ayatollah hanno di fronte si fa sempre più stretta. Proprio per questo la risposta contro gli Stati Uniti è stata più che altro “teatrale”, probabilmente non hanno voluto attaccare in modo frontale gli americani perché consapevoli di non poter affrontare una guerra. Certo anche Trump, visto la debole risposta iraniana, non ha voluto contrattaccare consapevole che una guerra contro l’Iran, pur indebolito, sarebbe comunque più complessa di quello che dice su Twitter, sopratutto in un anno elettorale. L’esercito iraniano e le forze dei Pasdaran sono perfettamente in grado di resistere, l’Iran è un Paese ben fortificato e gli iraniani non sono persone che accetterebbero un conflitto. Se nel breve tempo sembra quindi che la propaganda iraniana e i tweet di Trump siano stati più che altro teatrali e un modo per prendere le misure reciproche, nel lungo termine la questione si fa molto più problematica. Le autorità stremate dalle sanzioni e dal malcontento popolare appaiono deboli. Molti pensano ormai che sia del tutto irriformabile e la proverbiale capacità degli ayatollah di trovare soluzioni politiche flessibili alle esigenze del momento sembra essere in crisi. Di fronte a tutto ciò, una parte dei vertici politici e militari potrebbe essere tentata di trasformare il paese in una potenza nucleare, sapendo che in questo caso nessuno lo attaccherebbe. Ma a chi guarda all’”esempio coreano”, si contrappone una gran parte del governo e delle forze politiche della Repubblica che non vuole una guerra, vuole raggiungere un accordo e sa benissimo che la coalizione formata dagli Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita non aspetta altro che trovare il minimo segnale per scatenare un attacco al cuore di Teheran. Proprio per questo è probabile che ci siano divisioni in seno agli ayatollah sulla strada da percorrere. La via per un nuovo accordo con gli americani sembra molto in salita, anche se Trump è spesso imprevedibile. Inoltre, bisogna aspettare e vedere chi vincerà le prossime elezioni negli Stati Uniti. Certo, anche di fronte alla nuova ondata di sanzioni appena annunciata da Trump, il regime si trova sempre più in difficoltà. Mentre solo il tempo dirà se alla alla fine prevarranno gli iraniani borghesi che vivono estraniati in una metaforica bolla, in attesa che tutto passi o qualcosa accada, o la rabbia degli studenti e dei più poveri che non hanno più nulla da perdere.”
      https://it.insideover.com/societa/iran-il-mito-di-soleimani-traballa-le-proteste-incendiano-teheran.html

  7. Il Topo says

    Bombe e pace. Un paradosso?
    Quando ci furono gli attentati mafiosi a Roma, Firenze e Milano ricordo di aver sentito alla radio una breve intervista a un potente funzionario della Questura di Milano, che a domanda rispose: “Queste sono bombe stabilizzanti”. Pensai di aver capito male. Poi, anni dopo, seppi della Trattativa Stato-mafia. E capii cosa aveva voluto dire. Questo non significa che ci siano bombe giuste, o buone. Significa solo che il mondo è un posto un po’ più complesso di quello che appare a molti suoi abitanti. Soprattutto quelli col sedere al caldo dietro a un PC.

  8. Il Topo says

    Joseph Turner: Ma che mentalità è questa vostra? Se non si scoprono le vostre magagne per voi è come se agiste rettamente?

    Higgins: No. Il problema è economico. Oggi è il petrolio, vero? Tra dieci o quindici anni cibo, plutonio, e forse anche prima, sai? Che cosa pensi che la popolazione pretenderà da noi allora?

    Joseph Turner: Chiediglielo.

    Higgins: Non adesso, allora! Devi chiederglielo quando la roba manca, quando d’inverno si gela e il petrolio è finito. Chiediglielo quando le macchine si fermano, quando milioni di persone che hanno avuto sempre tutto cominciano ad avere fame. E vuoi sapere di più? La gente se ne frega che glielo chiediamo, vuole solo che noi provvediamo.

    Joseph Turner: Bravo. Campioni d’altruismo. E quelle sette persone massacrate.

    Higgins: La compagnia non ha dato ordini.

    Joseph Turner: Ma Atwood si. L’ha dato Atwood. E che diavolo è questo Atwood? Non sei tu? Non siete tutti voi? Sette persone uccise, mentre voi fate i vostri giochetti di merda.

    Higgins: È vero. Ma anche dall’altra parte li fanno. Ecco perchè adesso non ti possiamo più lasciare fuori.

  9. alfvanred says

    Guardamagna come Salvini entrambi
    sostenitori dell’impero anglosionista. Come se fosse compatibile tifare per chi ci tiene al guinzaglio da 70 anni e definirsi sovranista.
    Definire poi “opposizione” siriana quelle bande di tagliagole islamisti meglio conosciuti come “isis” o “al nusra”, è stato il pezzo forte di questo articolo.

    1. Alessandro Guardamagna says

      Aiuto! Ma quale sostenitore di quale impero “anglo-sionista”?! L’art sottolinea come esistano vari tipi di imperialismi e se è da condannare quello di matrice “anglo-sionista” secondo la sua definizione, parimenti è da condannare quello di matrice fondamentalista islamica, che ingurgita di meno solo perché a meno mezzi degli altri per farlo.

      E certo che sono sovranista, e sicuramente non “faccio il tifo”, rifacendomi all’espressione da lei usata, per Soros e il neoliberismo spinto come quei citrulli che vanno in piazza a cantare “Bella ciao!” con il rolex al polso… e fiero di non andarci.

  10. 4T-5PA-4GR/TEU says

    Dovesse scoppiare qualcosa di più serio, andranno in prima linea, Guardamagna con Selfini e lo squadrone dei grandi combattenti di cdx.

    1. Alessandro Guardamagna says

      Proprio con lei non c’è verso. Pazienza.

    2. Astrolabio says

      Ci sara’ il primo squadrone da tastiera. Facilmrnte sacrificabile.

  11. Cincinnato says

    Un effluvio di parole per mascherare l’assenza di analisi. L’unica cosa chiara è che costui è schierato a prescindere con Usa e Israele. Tutti gli altri attori nell’area sono assassini, tiranni spietati, criminali di guerra e quindi giustamente da eliminare. Salvini almeno è più sintetico. Lui sta con Trump e Netanyahu, punto.

    1. Alessandro Guardamagna says

      Lei invece dimostra che dei contenuti dell’art ha compreso davvero poco – di me niente ma non gliene faccio una colpa – e in compenso, seguendo il suo ragionamento dovrei concludere che lei sta con Teheran e il fondamentalismo islamico? Solo che non sono un tifoso e l’art non è una partita di calcio…

      Si parla di diversi tipi di imperialismo, di responsabilità di diverse parti. Oppure lei nega che Soleimani fosse responsabile di crimini?

      1. 4T-5PA-4GR/TEU says

        Lo nego io per lui! Tu invece quello che sostieni lo puoi dimostrare? E le tue fonti quali sarebbero, propaganda infinita di fake news dei media filo usa-nato?

      2. Rosanna says

        Molto spesso l’analfabetismo di ritorno colpisce anche quegli adulti che non sanno riconoscere le tesi espresse da un articolo… è un difetto molto diffuso oggi, nella cosiddetta “società della conoscenza”…

        1. Alessandro Guardamagna says

          Si, ma è una pena vedere chi commenta senza neppure capire i contenuti. Legge USA e parte per la tangente e stereotipi che coi fatti e l’art non hanno nulla a che vedere. Per fortuna vi sono anche commentatori che valutano i fatti in modo critico, indipendentemente dal fatto che siano d’accordo con quanto esprime l’art o no.

  12. Albert Nextein says

    Bombe, e dove?
    Se ne parla e basta.
    In medio oriente si devono arrangiare da soli, anche all’arma bianca eventualmente.
    E le varie potenze mondiali devono smetterla di metter becco e di vendere armi.
    I loro guai se li risolvano loro.
    Sciiti , sunniti, tribù di ogni genere, si arrangino.

  13. Pas de deux says

    Guardamagna che stai sempre dalla parte degli usa: come la metti che decine di soldati america ni che sono statiricoverati in germania e kwait per commozione cerebrale? Secondo me e’ fifa! I tuoi eroi! Poveracci, si sono spaventati da morire….e poi non e’ vero che diventano scemi quando tornano a casa! Morti di paura! Se non fosse che nei bunker c’eran solo soldati semplici e quindi poveracci bianchi, neri,hispanici, senza lavoro, direi che ben gli sta! Soleimani era un grande generale, . Cosa ci fanno gli usa a 11mila km da casa loro in iraq e oltre? Non mi sembra che gli iraqheni e iraniani siano in california! Salvini si dovrebbe vergognare di essersi genuflesso ai nazisti israeliani, non ebrei,visto che sono europei! Questi articoli dovrebbero esser letti su repubblica, il corriere della sera, non su un sito come cdc!

  14. alfvanred says

    @WM potresti per favore fare presente a @Condor Passa che non sono stato io a bloccare i commenti precedenti? Penso che si riferisca a quelli intercorsi tra me e lui qualche giorno fa e che tu giustamente hai cancellato.

  15. Piero Rivoira says

    Seguendo la logica dell’articolo, che giustifica un omicidio plurimo e premeditato come giusta punizione delle vittime per i crimini che esse avrebbero commesso, la cosiddetta “comunità internazionale” dovrebbe ordinare l’immediato bombardamento della Casa Bianca e del Pentagono per punire i leaders statunitensi dei crimini commessi in oltre due secoli di storia, a cominciare dal furto di un continente intero e dal genocidio dei suoi abitanti, i Nativi Americani. Rinnovo la mia stima nei confronti dell’Autore ma, in questo caso, non posso non dissentire totalmente da lui. Infatti, non si capisce in base a cosa l’amministrazione USA si arroghi il diritto di assassinare a sangue freddo un generale di un paese straniero. Anche ammettendo che costui si fosse macchiato di crimini di guerra, non avrebbe avuto il diritto di difendersi in un regolare processo, come chiunque altro?

    1. Pas de deux says

      Certo, ma i gangsters come agiscono?Di prepotenza…non possono piu’ occupare intere nazioni, si riducono a compiere questi misfatti vigliaccamente! E’ comunque un segno di debolezza!

    2. Alessandro Guardamagna says

      Piero non giustifico l’uccisione di Soleimani; l’art fa solo osservare che non va ricordato come un santo – perché era l’esatto opposto – e il governo di Teheran non è un enclave di Madre Terasa di Calcutta.

      Tutti a condannare gli USA, ma l’aereo Ukraino abbattuto da Teheran… “legittima” difesa? Se l’avesse abbattuto un drone americano cosa sarebbe accaduto? Per vedere le situazioni nel modo più obiettivo possibile bisogna vederle da entrambe le parti.

  16. Pas de deux says

    Gli israeliani, europei di religione ebraica, non ebrei di fatto, ma solo europei come noi, hanno addosso il marchio di giuda per non parlare di caino. Loro sono la mente, il braccio quei fessacchiotti di americani mangia cewingum, palloni gonfiati , usati come corpo contundente, una specie di loro avanguardia. Non hanno il coraggio di farsi avanti sempre nascosti dietro ai banconi (le BANCHE)! Certo la loro religione e’ monoteista, infatti adorano un solo dio, il denaro.

  17. Dante Bertello says

    Guardamagna ha scritto una tale mole, di quelle che definire inesattezze, è voler essere davvero magnanimi.
    E io sono uno che ha sempre detto che Trump fosse mille volte meglio della Clinton!
    Perché non dice come sia scoppiata la guerra in Siria? Non ho letto il nome del senatore Mc Cain; che venne fotografato con Al Baghdadi…

    “… sia la Russia che il regime siriano hanno continuato a usare la scusa delle “operazioni anti-terrorismo” per intensificare campagne militari condotte contro civili contrari al potere di Bashar al-Assad, operazioni che hanno comportato la morte di migliaia innocenti e lo sfollamento della popolazione da intere regioni.”

    “I raid aerei ordinati da Trump nel 2019 su obiettivi siriani non hanno de facto impedito la campagna di sterminio che Damasco ha condotto contro la sua stessa popolazione.”

    Da chi ha ricevuto queste informazioni? Dai “Caschi Bianchi”? Da Rita Katz?

    “…i siriani, che hanno vissuto il trauma della perdita di amici e familiari durante l’assedio di Aleppo e hanno dovuto sopportare l’oltraggio di aver visto le forze di Soleimani entrare nella loro città nel 2016 – città nella quale potrebbero non poter mai più tornare – abbiano esultato alla notizia della sua morte.”

    I siriani hanno esultato per la morte del generale iraniano? Dove ha appreso questa notizia? Ad asserzioni di questa natura dovrebbe citare le fonti, come un onesto saggista fa quando pubblica un volume.

    Non ho letto delle destabilizzazioni della Libia, dell’ Egitto o della Tunisia, da parte di Francia GB e USA.
    Il nome di Soros non viene fatto, lui che è il padre di tutte le rivoluzioni colorate e in bianco-nero.

    Brutto articolo. Voto 4-

    1. 4T-5PA-4GR/TEU says

      Voto 0

    2. Holodoc says

      Brutto articolo è un complimento, è solo una accozzaglia di bugie.

      Voto -4, non 4-

    3. Alessandro Guardamagna says

      Se l’art non le piace ok, ma ho fatto un’analisi di come l’approccio di certi media sia a senso unico nel presentare un fatto – uccisione di Soleimani – è tale quale a molti di quelli che ha commesso Soleimani medesimo.

      Cmq mai stato un sostenitore di McCain, e se ha letto qualche mio art precedente, e anche alcuni commenti che ho fatto in questa sede, capirà bene cosa penso di Soros.

  18. Il Topo says

    Sembra di stare ancora ai tempi delle crociate, a livello di propaganda.

    Gli occidentali sono andati a prendersi le ricchezze del Medio Oriente. Era ca. l’ anno mille, ma pure prima. Li hanno fatto perché un tale, 300 anni prima, aveva capito che si poteva unificare un certo tipo di persone che non ne potevano più dei bianchi, vari ed eventuali. Poi sono arrivati i mongoli, che secondo ne, dopo attenta ma felice analisi, ci hanno sfanculato, tutti.
    C’hanno provato i russi, spingendosi fino e oltre il Caucaso. E son tornati indietro.
    Adesso sono gli angli, i franchi, pure i cinesi e i russi son tornati.
    E ognuno si appoggia su qualche tribù nativa che odia l’altra dalla notte dei tempi.
    Con l’ altra tribù, quella dei circoncisi, che al solito aspetta che finiamo di scannarci, temporaneamente, per consigliare e farsi i c..i propri.
    Ognuno sé inventato il suo profeta, e tutti però siamo figli dell’unico dio…
    Non era dio! Controllate meglio e facciamola finita!

    Avete rotto i co….ni, tutti! E basta…

  19. MarioG says

    I raid […] non hanno de facto impedito la campagna di sterminio che Damasco ha condotto contro la sua stessa popolazione.

    Qui ho dovuto smettere, troppi echi sinistri, troppi spettri del passato:
    “la guerra che Gheddafi ha combattuto contro il suo stesso popolo” etc.etc.
    Lo so, è solo una reazione emotiva, forse irrazionale…
    Magari, dopo, Guardamagna avrà lasciato rivelazioni illuminanti, analisi penetranti: purtroppo le ho perdute per sempre.

    PS. Leggendo ora il commento di Dante Bertello, mi sembra che questa eventualità sia scartata, per mia tranquillità

  20. Dante Bertello says

    Ho letto da qualche parte che permettere a nazioni islamiche, magari governate da fondamentalisti, il possesso di bombe atomiche, si rischiano 11/9 ben peggiori.

    Certamente meno paesi sono dotati di armamenti nucleari, meglio è per tutti.
    Tanto più se si tratta di nazioni che non hanno ancora sviluppato nelle loro società, quelle democrazie come intendiamo noi occidentali.

    Bisogna però ricordare che se queste nazioni cercano di dotarsi di bombe atomiche lo fanno soprattutto perché hanno visto cosa possa accadere a chi non le possiede e viene preso di mira da stati quali USA, GB, Israele e Francia, su tutti.

    La sorte di Saddam Hussein, Gheddafi, e quella che per poco facevano fare ad Assad, per capirci, sono li come monito e come esempio a procurarsi un apparato atomico, perché così, ben difficilmente si verrà presi di mira.

    Un ultima cosa per dovere di informazione, vorrei segnalare che l’11/9 non è avvenuto perché dei musulmani hanno deciso di commettere una strage terroristica, ma perché entità criminali insite nel paese stesso, hanno architettato e realizzato quello che potremmo definire il massacro civile in tempo di pace più infame, di cui si abbia memoria nell’era moderna.

    E la cosa peggiore e che coloro i quali sono colpevoli di questo spregevole atto, ancora detengono le redini di quel paese e continuano ad attuare le loro politiche criminali nel Mondo.

    PS: Anche le bombe su Hiroshima e Nagasaki o i 300.000 morti bruciati a Dresda reclamano vendetta, provenienti tutti dalla medesima fucina; e anche se realizzate in epoca di guerra, questo non le rende meno infami, venendo attuate da chi si erge a paladino della democrazia e faro della civiltà.

    1. Rosanna says

      Tutto vero quello che dici, condivisibili anche le critiche al sistema, però se io fossi costretta a scegliere se vivere sotto una dittatura americana, o cinese, o islamica, o russa… alla fine preferirei quella dove sto… prima naturalmente di saltare in aria alla prossima guerra globale.

    2. Pas de deux says

      Infatti, ma l’articolista lo sa anchhe lui chi e’stato a far minare quelle torri, come tutti noi, con un cervello pensante…..

      1. Dante Bertello says

        Mi auguro di si, bisognerebbe chiederglielo però, per esserne davvero sicuri…

  21. Il Topo says

    L’ unica cosa che appare chiara è l ipocrisia di un po’ tutti quanti.
    Vogliamo l auto sempre col pieno, il gas e la luce, e critichiamo chi ce li fa avere. Ci sta, perché il nostro fornitore, che comunque è pure nostro socio, e quando fa comodo alleato, è un tipo senza scrupoli.
    Però non ci viene di rifiutare di andare in giro, e fare tutto il resto, giusto solo per fargli capire che non vogliamo più averci a che fare… Tutti qui a sputare sentenze, insulti, giudizi… ma con le chiaxxe belle al caldo. E a dare degli assassini a Tizio e Caio, col click più veloce del web.
    Tra l’ altro noi italioti tra tutti saremmo quelli che dovremmo parlare meno.
    Siamo pro Iran, Siria, Hezbollah e Hamas, e contro Sion e zio Sam e Albione. Ma nei fatti poi è proprio così? Mah…
    Dicono che siamo una razza in via di estinzione: e ti credo. La Natura dopo un po’ tende all’eliminazione delle scorie azotate.
    PS: prima di parlare di Dresda e Tokyo, o delle bombe A, mi informerei su cosa hanno fatto tedeschi e giapponesi ai loro di nemici, e alle popolazioni sotto la loro dominazione. E se fossi un tedesco, o un giapponese, accenderei un cero un giorno si e l’ altro pure, per essere stati bombardati da GB e USA. E basta.
    Perché se fosse stato per i russi ed i cinesi… La civiltà. Noi italiani il cero ce lo dovremmo avere proprio incorporato

  22. Dante Bertello says

    Nel saggio “Biografia Non Autorizzata della Seconda Guerra Mondiale” di Marco Pizzuti, ed. Mondadori, una delle cose che mi ha maggiormente sconcertato è stato di apprendere a pagina 141, che il 26 febbraio 1974 venne presentata alla Commissione Giustizia del Senato americano dal sig. Bradford C. Snell (il link in basso si riferisce al rapporto, in lingua inglese), una relazione dalla quale emergevano notizie che si riferivano ad aziende automobilistiche americane, le quali prima e dopo, ma soprattutto durante la seconda guerra mondiale, avevano delle sussidiarie in Germania che producevano motori di aerei, camion e mezzi corazzati per il Terzo Reich.

    https://www.worldcarfree.net/resources/freesources/American.htm

    Ovviamente queste fabbriche non venivano bombardate dai raid alleati tant’è che alla fine della guerra erano tutte pressoché intatte, questi invece si accanivano contro fabbriche di proprietà tedesca o le città nelle quali viveva la popolazione civile composta in larga parte da donne, anziani e bambini.

    Capitava però, ogni tanto, che per errore qualche pilota, sbagliando la rotta, scaricasse il suo carico di bombe nel posto sbagliato, come avvenne ad esempio per la fabbrica della Ford vicino a Colonia.
    Dopo la guerra, fu la Ford stessa a chiedere i danni al proprio Governo, ricevendo da esso quasi un milione di dollari di risarcimento per il nocumento subito.

    Sempre leggendo dal saggio, anche la General Motors potè contare sui quei risarcimenti.

    Ma le curiosità non finiscono qui.

    La famiglia del Presidente Franklin Delano Roosevelt era una delle maggiori azioniste della General Electric la quale era, a sua volta, proprietaria della AEG, azienda leader in Germania del comparto elettronico. (pag. 125)

    Furono la City di Londra e Wall Street (Standard Oil dei Rockefeller, General Motors, Kuhn & Loeb Bank, National City Bank, Morgan Bank, Chase Manhattan Bank, Paul Warburg) a trasferire 975 milioni di dollari all’ economia tedesca tra il 1924 e il 1926 rilanciandone l’economia. (pag. 122)

    A pagina 123 si narra invece dei finanziamenti a Hitler stesso, che provennero da entità del tutto inaspettate ai piu’, ma non voglio togliervi la sorpresa…

    Sia ben chiaro che non vi è da parte mia alcun tentativo di difendere l’operato dei nazisti o di Hitler, che trovo criminale… quanto quello di chiunque compia stragi di persone inermi.

    Queste cose però non vengono scritte sui libri di scuola, penso invece sia bene conoscerle per non rischiare di essere ingannati nuovamente.

  23. federico araldi says

    Nuovamente il Guardamagna, nuovamente il suo pensiero filo Atlantista.
    Ma certo, contro Soros e contro ogni ingiustizia, però per il Guardamagna meglio restare sotto l’ingiustizia Britsh style, perché suvvia, quei pecoroni degli Islamisti sono brutti cattivi e ( davvero lo ha scritto e sostenuto….) sono terroristi che hanno fatto anche L’11 settembre nella sua amata NY.
    Seguendo a piccoli passi tesi come questa e con un eloquio banale ed irritante, al quale il Guardamagna ci ha abituati, verrebbe facile sostenere che USA e Atlantismo sono cattivi, ma meglio di tutti gli altri.
    Se il Guardamagna fosse un insegnante di Greco e di Latino, avrebbe altre tesi , ma soprattutto si vergognerebbe di scrivere banalità.
    Torni pure ad insegnare una lingua utilizzata da una cultura priva di qualunque merito, se non quello di avere portato classismo, morte, violenza e ingiustizia in tutto il globo.
    Questo sito ha intrapreso una repentina caduta di qualità degli interventi.
    Leggo solo Orlov e poco altro.
    Poi sto Guardamagna è illeggibile, legga il NY Times e ci eviti le sue ridondanti banalità su quanto siamo fortunati a stare sotto gli USA e non con il burqa.
    Mah, davvero insolente ed ignorante.

  24. Primadellesabbie says

    https://www.libreidee.org/2020/01/koenig-vergogna-soleimani-invitato-a-baghdad-da-trump/

    Da libreidee, per valutare altre fonti, a proposito della vicenda relativa alla morte di Soleymani, l’autore é presentato così:
    Economista e analista geopolitico, specialista in ecologia e risorse idriche, Koenig ha lavorato per oltre 30 anni con la Banca Mondiale e l’Organizzazione Mondiale della Sanità in tutto il mondo.

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