La debolezza dell’essere umano

La debolezza dell’essere umano

Spagna. Durante una lezione di filosofia all’Università, una professoressa fa un esperimento: mostra una cartellina e chiede ai ragazzi di dire il colore.
“Verde”, rispondono tutti.
La professoressa propone di fare un gioco: quando entrerà il primo allievo che arriva in ritardo, farà la stessa domanda, ma tutti dovranno rispondere che la cartellina è rossa.
Così accade, un alunno arriva in ritardo e, alla domanda della professoressa, via via gli allievi, uno dopo l'altro, dicono che la cartellina è rossa.
Il ragazzo rimane visibilmente perplesso, ma quando l’insegnante pone a lui quella domanda, risponde come gli altri: “rossa”. Tutti ridono e la professoressa afferma: “È chiaro che la cartellina è verde, siete stati diretti testimoni della debolezza dell’essere umano quando cede alle pressioni altrui, e ciò può accadere persino anche per ciò che si riferisce alla sua percezione fisica”.
Il ragazzo si giustifica: “Io mi sono reso conto che era un gioco e che la cartellina, chiaramente, è verde”.
“Però, visto che tutti dicevano rosso” – replica la professoressa – “lei ha detto rosso”.
“Secondo Nietzsche” – continua la docente – “il mondo può essere diviso in due tipi di persone: quelle che seguono i propri desideri e quelle che seguono i desideri degli altri. Le prime sono forti e non si lasciano comandare da nessuno, mentre le seconde sono deboli e si limitano a fare quello che dicono e fanno gli altri”.
“Non si preoccupi” – aggiunge, infine, rivolgendosi al ragazzo – “questo succede tutti i giorni: siamo molto sottomessi e finiamo per ammettere le idee della maggioranza”.
E conclude: “Anche in Germania la gente fu capace di credere a quello che ripeteva di continuo la propaganda nazista. Lo diceva Kant con molta amarezza: l'essere umano è l'unico animale che ha bisogno di un padrone per vivere”.

Gli enti governativi, le aziende, i potentati economico-finanziari sanno che è più facile adeguarsi alle opinioni della massa piuttosto che sostenere idee che comportano di andare controcorrente. Per questo, soprattutto negli ultimi anni, hanno investito enormi risorse nei mass media: perché un uso mirato dell'informazione, veicolato anche dalla potenza suggestiva delle immagini e dei suoni, è in grado di direzionare il sentire di un numero enorme di persone.

In tale progetto di smantellamento del pensiero critico, la tecnologia ha senz'altro un ruolo decisivo. E un ruolo determinante ce l'hanno anche la pubblicità e la società dello spettacolo, con la maggior parte degli artisti che si prestano facilmente a veicolare determinati messaggi e modelli in cambio del successo oppure di mantenerlo.
Anche il mondo della scuola ha la sua responsabilità dal momento che sta diventando, sempre di più, un luogo di indottrinamento.
E che dire dei social? Servono a mostrare al mondo quanto si è bravi e al passo coi tempi; a ricercare like, follower e visualizzazioni, dunque guai ad andare contro il pensiero unico dominante.

La triste verità è che la libertà di coscienza è un peso a cui molti rinunciano volentieri per pavidità, pigrizia mentale o tornaconto personale.
Eppure, è sempre esistito nella storia, e sempre esisterà, chi non è sensibile alla “formazione di massa”, chi è più resistente e non accetta la narrativa solo perché tutti gli altri la accettano.
Sono le persone che sentono fortemente principi etici dentro se stesse e che cercano di viverli con coerenza sapendo che questo significa, inevitabilmente, essere esclusi dagli ambienti che contano: politici, accademici, professionali, culturali. Significa anche essere esclusi dai dibattiti pubblici o, al contrario, essere invitati, ma con l'unico obiettivo di essere ridicolizzati come, a volte, è capitato di vedere in trasmissioni giornalistiche senza reale contraddittorio.
Significa, infine – e questa è la cosa più dolorosa – dover rinunciare, a volte, perfino all'appoggio e al sostegno dei propri familiari o anche perdere degli amici.

Ragion per cui queste persone sono sempre state, e sempre saranno, “la minoranza”.
Tuttavia, anche le minoranze possono rappresentare una fonte potente di influenza sociale. Possono, cioè, promuovere cambiamenti sociali oppure opporsi a essi.
E possono riuscire a farlo solo se hanno idee chiare e se mantengono uno stile di comportamento saldo e coerente nel tempo, rimanendo unite e coerenti al loro interno.
Il che non è per niente facile.
Ma, come scrive Samuel Adams: “Non ci vuole una maggioranza per prevalere, ma piuttosto una ordinata, instancabile minoranza, desiderosa di accendere focolai di libertà nelle menti degli uomini”.
__

VB

Commenti (4)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Mostra commenti 4 caricati
    1. Arian Van Heisen 19 febbraio 2024

      Poverina quella prof..!
      predica bene ma razzola male, come la maggioranza delle femmine .
      Quale sarebbe stata la propaganda se pure lei ricorre alla Reductio Hitleurum senza osservare quello che accade in particolare ai palestinesi ed in ucraina.

    1. sim 18 febbraio 2024

      Il cristianesimo autentico (difficile da riconoscere nella 'moderna' chiesa 'mainstream' sedicente cattolica) porta il 'gregge' dei fedeli a Cristo; questo avvicinarsi a Lui pian piano affranca l'individuo dalla sua fedeltà al gruppo. Il Messia afferma: "Io sono la via, la verità e la vita." Chi comprende questo fino in fondo è disposto a morire per affermare questa verità interiore, anche quando tutti gli altri la avversano. L'unica fedeltà che conta per un servo o Figlio di Dio è quella nei confronti del Padre Celeste. Ogni presunta autorità umana risulta quindi marginale e insignificante di fronte ai decreti divini. Il cristianesimo autentico è tanto osteggiato dai regimi proprio perché un cristiano vero non è un'unità controllabile da un governo centralizzato, ma agisce con la libertà dei figli di Dio, ossia la libertà dal male (dal peccato, dalla morte) che allontana da Cristo, sorgente perenne di vita e di forza interiore.
      Il 'mondo' (la maggior parte delle anime 'giovani' che attualmente popolano il pianeta) invece preferisce rimanere nel gregge e farsi controllare dai pastori/lupi che comandano con il bastone e la carota.

    1. LuxIgnis 17 febbraio 2024

      In realtà l'esperimento originario non verteva sui colori delle cartelle, ma su delle linee verticali tracciate di cui una era di diversa lunghezza delle altre. Di poco ma percettibile.
      Quindi il soggetto doveva dire quale era più lunga o più corta mentre il resto della classe sosteneva mentendo appositamente che erano tutte uguali.
      Alla fine i risultati furono uguali a quelli descritti in questo articolo.

    1. Nonso 17 febbraio 2024

      Seeeeeeee. Come se non avessimo già visto tutto questo mille volte nella storia,dai

      Comunque immagine equivoca

Visualizzati 4 di 4 commenti approvati.