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Iraq, Afghanistan e Liberia: la guerra privata di George W. Bush

da http://www.reporterassociati.org/
di R. di Nunzio

Un terzo dei soldati americani impiegati in Iraq sono a tutti gli effetti dei mercenari. Reporterassociati è in grado di svelare il nuovo business militare della Casa Bianca: ingaggiare mercenari pagandoli a peso d’oro. Ed arricchire così le società di “consulenza” degli amici di famiglia, come nel caso della “Halliburton” di Dick Cheney, il vice presidente degli Stati Uniti.Quale era in realtà l’obiettivo dell’attentato del 12 maggio scorso a Ryad, in Arabia Saudita ed attribuito ad “Al Qaeda”? Il Parlamento italiano era stato informato che i militari italiani sarebbero stati schierati fianco a fianco con dei mercenari negli scenari di guerra dell’Iraq e dell’Afghanistan?Secondo i dati forniti dal Pentagono risultano impegnati ancora oggi in Iraq circa 180.000 soldati americani, divisi in compagnie e plotoni dislocati su tutto il territorio iracheno al comando degli ufficiali dei vari corpi, che rispondono a loro volta al comando militare centrale di Tampa, in Florida.
Conosciamo le difficoltà che l’esercito di occupazione incontra dalla “fine” della guerra per normalizzare il paese arabo, dell’ostilità sempre più visibile della popolazione civile, ultimi gli studenti dell’Università di Baghdad.
Sappiamo delle polemiche che continuano ad avvolgere la spedizione militare anglo-americana basata su dossier falsi o, nella migliore delle ipotesi, gonfiati e drammatizzati ad arte per forzare la mano anche alle più deboli resistenze di quanti, nei palazzi del potere di Washington, Londra, Madrid e Roma avrebbero preferito un percorso che passasse attraverso le procedure e le regole delle Nazioni Unite prima di intraprendere una campagna di guerra il cui esito è, a tutt’oggi, ancora del tutto indefinibile.
Abbiamo sotto agli occhi una mobilitazione internazionale, ormai perenne e senza precedenti, in opposizione ad un conflitto ed un’occupazione che definire arbitrari è dir poco.
Ma quello che trapela in queste ore sembra far impallidire ogni polemica e scontro fin qui aperti.
Dei 180.000 soldati impiegati in Iraq, ben un terzo, ovvero 60.000 di loro sono “mercenari”. Soldati privati, dipendenti da agenzie e società private americane che hanno firmato dei contratti che potremo definire di “leasing” con il Pentagono per la fornitura di uomini, istruttori e mezzi. Un business calcolato (per difetto) in 100 miliardi di dollari. E che getta una luce inquietante e davvero sinistra sulla gestione del conflitto in Iraq e che pone domande ed interrogativi che arrivano fino a noi. Alla Presidenza del Consiglio italiana, al Ministero degli Affari Esteri ed al Ministero della Difesa.
Le “Mpc” (Military private companies) che hanno firmato i contratti segreti con il Pentagono per il “noleggio” dei “corporates warriors” (i soldati privati al soldo delle autorità militari americane) appaiono saldamente presenti nella classifica delle 500 compagnie più potenti degli Usa, e nel gotha delle “Mpc” appare la “Halliburton”, la compagnia che visto in qualità di vicepresidente, l’attuale braccio destro alla Casa Bianca del presidente GeorgeW.Bush, Dick Cheney.
L’elenco prosegue con la “Vinnell Corp”, la “Dyn Corp”, quindi la “Mpri”, la “Cubic” e la “Ici”.
L’impiego delle “Military private companies” non è soggetto per il loro impiego ad alcuna approvazione da parte del Congresso degli Stati Uniti, e vengono gestite direttamente dal Pentagono, in concorso con i servizi di sicurezza militari e la Casa Bianca.
Ai vertici delle “Mpc” siedono ex alti ufficiali dell’esercito Usa e non è infrequente il caso di compagnie create “ad hoc” dai servizi di sicurezza americani, ponendovi al comando uomini di fiducia, per poter così aggirare ogni comunicazione ufficiale al Congresso per il loro invio in aree del mondo di particolare interesse politico-strategico-militare-economico per la Casa Bianca.
La presenza dei moderni “soldati di ventura”, oltre che in Iraq, è segnalata in Afghanistan, e sono proprio i corpi militari privati di fiducia dell’amministrazione Bush ad essere presenti da qualche settimana nella Liberia del dopo Taylor devastata dalla guerra civile.
I corpi speciali “privati” vengono impiegati anche in operazioni ancor meno convenzionali come ci ricorda Giovanni Porzio:
“Il Pentagono ricorre da tempo all’ outsourcing, l’impiego di freelance esterni in lavori semiclandestini. In Colombia “Mpri” e “Dyn Corp” sono utilizzate per aggirare i limiti imposti dal Congresso al dispiegamento dei militari Usa. Gran parte del miliardo e mezzo di dollari per la lotta alla droga stanziati da Washington per il “Plan Colombia” è stato assegnato alle due società, i cui piloti, veterani del Vietnam e della guerra del Golfo, sono impegnati nella fumigazione delle coltivazioni di coca nel Putumayo e in operazioni segrete contro la guerriglia marxista”.
Anche François Misser in un articolo apparso sul mensile “Nigrizia” svela i retroscena dell’impiego in Africa delle “Mpc”. Senz’ombra di ambiguità o di fraintendimenti William Thom, responsabile della “Dia” per l’Africa, giustifica in questi termini, in nome dell’efficacia, il nuovo mercenariato: “L’Africa prima e dopo l’era coloniale, e dopo le indipendenze, ha una lunga tradizione di ricorso a truppe straniere incaricate di garantire, a pagamento, la sicurezza nazionale. E in ogni caso” pronostica Thom” la domanda è destinata a crescere per vari motivi: l’indifferenza del mondo sviluppato, la riluttanza dell’Occidente a impegnare i propri eserciti e l’inadeguatezza delle regole di ingaggio dei caschi blu delle Nazioni Unite nei conflitti etnici”.
Il meccanismo di reclutamento degli attuali mercenari non ha nulla di “romantico” o di avventuroso: i caffè di Marsiglia o qualche hotel fuori mano di Instanbul o di Vienna. Se non addirittura le pagine degli annunci economici dei quotidiani popolari francesi come per decenni usava fare il mercenario più famoso del mondo, quel Bob Denard che tra un arresto ed una rocambolesca cattura ha passato la vita a levare le castagne dal fuoco, per conto del governo di Parigi, in tutti i paesi dell’Africa francofona.
Bob Denard: una leggenda tra i moderni soldati di ventura, dopo una vita spesa a combattere in Estremo Oriente e in Africa, era sbarcato alle Comore nel ’76, prima per rovesciare e poi per reinsediare, sempre per incarico del governo francese, il presidente Ahmed Abdallah, considerato l’uomo più ricco dell’intero Oceano Indiano. Diventato poi suo uomo di fiducia, aveva creato e diretto la temutissima Guardia presidenziale. A conclusione di lunghe e violente vicissitudini, Denard era stato accusato a Parigi dell’omicidio di Abdallah avvenuto nel 1989 e solo dieci anni più tardi era stato assolto. Ma ormai il clima non era più buono per lui nelle Comore, dove possiede una gigantesca tenuta e molteplici interessi. Che tuttora intende tutelare, costi quel che costi, nel solo modo che la vita gi ha insegnato: un esercito di mercenari e armi fornitegli dai “soci” residenti in Sud Africa e Mozambico e che sono in pratica la sua polizza di assicurazione sulla vita.
“Il fenomeno dei mercenari è vecchio come la guerra”, afferma Stefano Gulmanelli in un articolo apparso su KontroKultura (www.kontrokultura.org/archivio/mercenari.html):
” la stessa etimologia della parola “soldato” lo lascia intuire, e nel recente passato, soprattutto negli anni ’60 e ’70 ha avuto anche qualche esponente di punta avvolto da un certo alone di leggenda. Come il francese Bob Denard, aficionado dei colpi di Stato nelle isole tropicali dell’Oceano Indiano – con una particolare predilezione per le Comore – o come “Mad Max” Hoare, celebre per aver soffocato la rivolta dei Simba nell’ex-Congo belga negli anni Sessanta.
Ma accanto a quelli che comunque sono pur sempre poco più che gruppi di sbandati pronti a tutto, sta emergendo un’altra figura di combattente a pagamento: il professionista della guerra, messo sotto contratto o alle dipendenze di “private security companies” che, alla stregua di qualsiasi multinazionale, hanno proprie strategie di mercato, pubblicizzano il loro prodotto con “show reel” televisivi e stipulano regolari contratti secondo la legislazione internazionale”.
Le moderne “Pmc” si presentano come delle aziende super tecnoligiche, con grandi sedi reali sparse sul territorio degli Stati Uniti ed altre sedi di rappresentanza nel mondo, soffici moquettes e grandi carte geografiche alle pareti. Sale riunioni insonorizzate ed aprova di “ascolto” dove vengono firmati i contratti più importanti e delicati:
come il contratto stimato in 800 milioni di dollari l’anno che la “Vinnel Corp” ha stipulato con il Pentagono e le autorità dell’Arabia Saudita per l’addestramento globale e la fornitura di uomini e mezzi per i corpi speciali sauditi.
E proprio questo contratto di “consulenza” ha contribuito a far luce sul recente attentato compiuto lo scorso 12 maggio a Ryad, la capitale saudita: quella notte duecento chili di plastico “c4” furono fatti saltare nei pressi di un condominio residenziale abitato da cittadini stranieri. L’attentato venne subito attribuito alle cellule islamiche di “Al Qaeda”. Ma quello che non venne mai rivelato è che una parte di quel residence era stato affittato ed adibito a sede locale operativa proprio dalla “Vinnell Corp”.
Su Internet sono numerosi i siti di società internazionali che mettono a disposizione dei clienti uomini e mezzi per risolvere, a colpi di fucile e di intelligence, qualsiasi crisi politica nazionale ed internazionale. All’indirizzo web http://www.sofmag.com troviamo la home page della rivista più autorevole, a livello mondiale, per quanto riguarda i mercenari: il “Soldier of Fortune Magazine”, stampato in America e distribuito nei cinque continenti. La rivista contiene articoli sulle varie crisi politiche internazionali e schede tecniche sugli ultimi prodotti dell’industria bellica internazionale. Tra le società che offrono a clienti istituzionali o privati personale e supporto logistico per la sicurezza e l’attività di intelligence c’è la “Dyn Corp”. Secondo il “Soldier of Venture”, questa società ha affiancato in attività di intelligence e con forniture di uomini e mezzi il governo americano nel corso dei momenti più acuti di crisi nel Kosovo. La “Dyn Corp” fornisce anche servizi complessi di sicurezza ed è in grado di impiegare unità navali, aeree e terrestri armate fino ai denti. Un altro “qualificato” gruppo di mercenari è disponibile al sito www.combatgroup.co.za. L’unità ha sede in Sud Africa ed è già operativa in diverse nazioni: dal Sud Africa alla Gran Bretagna.
All’indirizzo web www.sandline.com è possibile consultare le pagine di una delle più importanti ed affermate compagnie di mercenari britanniche.

Per fugare ogni dubbio circa la partecipazione delle autorità americane alle attività delle “Mpc”, i bandi di reclutamento presenti sul sito internet della “Dyn Corp” per selezionare soldati da inviare in Iraq sono preceduti dalla frase in bella vista ” Ricerca di personale specializzato per conto del Dipartimento di Stato americano”.
Impressionante leggere la scheda dati fornita dalla “Dyn Corp” stessa, che denuncia esplicitamente un giro di affari di oltre 15 miliardi di dollari l’anno, ben 40.000 “dipendenti” e 750 sedi sparse per il mondo.
Infine, i neo ministri del governo provvisorio iracheno insediato dalle autorità Usa a Baghdad figurano tutti sul libro paga della “Saic”: 6 miliardi di dollari di fatturato, 35.000 “dipendenti” e sedi in 150 città del mondo.
I “corporates warriors” che lavorano per la difesa americana in Afghanistan come in Iraq e come in Liberia, sono gruppi militari completamente autosufficenti (persino le uniformi e le razioni di cibo sono fornite dalle società “madre”) e con un proprio comando autonomo. In pratica viene loro indicato un obiettivo preciso: la copertura di un’area, l’incursione in una enclave ostile, la sorveglianza ed il controllo di obiettivi strategici, e gli ufficiali che guidano i “corporates warriors” devono svolgere il compito loro assegnato e rispondono direttamente, e solo, al comando americano.
Normalmente vengono impegnati nelle aree più rischiose o in quelle zone dove sarà più facile smentire la propria presenza ufficiale in caso di “incidenti”.
Sotto il loro comando ricadono anche quelle compagnie militari di altri paesi presenti sul teatro del conflitto e che ufficialmente affiancano le forze Usa nella campagne militari. Come nel caso degli inglesi, dei polacchi e degli italiani, per citare l’esempio dell’Iraq.
A questo proposito, il Parlamento italiano è stato preventivamente informato dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, dal Ministro degli Esteri Franco Frattini e dal ministro della Difesa Antonio Martino della presenza nello scenario di guerra afghano e iracheno di compagnie mercenarie al soldo del Pentagono e del Dipartimento di Stato degli Sati Uniti?
E della possibilità che ufficiali “privati” possano assumere il comando di operazioni nelle quali sono o saranno coinvolti militari italiani?
O, anche in questo caso, come nella vicenda tuttora aperta del falso dossier dell’uranio del Niger, le autorità italiane nulla sapevano e di nulla erano state informate?
I nuovi mercenari, non facendo parte strutturalmente di un esercito regolare, non godono di alcun trattamento non solo pensionistico, ma neppure sanitario. In caso di ferite sul campo di battaglia vengono rimpatriati e dovranno curarsi a spese loro. In caso di morte, il corpo viene restituito alla famiglia senza tante formalità. E neppure il funerale con la bandiera a stelle e strisce ed il picchetto d’onore.
Il trattamento salariale è circa il doppio di quello di un soldato “regolare”: dai 7.000 dollari al mese per non graduato fino, ed oltre, i 15.000 dollari al mese per gli ufficiali di grado maggiore.
Circola una battuta a Washington, tra gli analisti militari ed i componenti del congresso, come ha rivelato recentemente Alix Van Buren su “la Repubblica”:
” le Mpc? Hanno più generali per metro quadrato del Pentagono”.
La stessa battuta è però il motto di una delle più floride compagnie private, la “Mpri”.
Una coincidenza?

Roberto di Nunzio
[email protected]

Postato il 16/10/03

Pubblicato da Truman