Ikea 2

DI TONGUESSY

comedonchisciotte.org

L’ingresso quel giorno si era presentato in modo abbastanza anomalo: di fronte al distributore gratuito di acqua naturale e frizzante c’era un sit-in di lavoratori che protestavano per le pesanti riduzioni in busta paga (si parla del 20% in meno).[1] Alla lodevole attenzione verso l’ambiente (riduzione dei costi per smaltimento di contenitori e dei consumi per trasporti e logistica) si affiancava un identico impegno per ridurre gli stipendi dei generatori di plusvalore aziendale.

Non mi è sembrata una scena inusuale. Via via che si amplifica l’attenzione verso ecologia e diritti individuali si riduce in maniera sostanziale la pressione verso le istanze sociali. Anzi, a dirla tutta, si usa il grimaldello dei diritti umani per scardinare la porta dei diritti sociali.
Anche questa, nella sua drammatica sintesi, è la postmodernità. Le uniche classi sociali che i guru del pensiero postindustriale concepiscano sono relative a definizioni alimentari o sessuali e come tali vanno assolutamente difese. Ma guai a parlare delle vecchie classi sociali (borghesia e proletariato, salariati e padronato etc..): queste sono sparite almeno dai tempi della Thatcher che ne aveva inchiodato la bara. Sparisce addirittura la società intera per lasciare spazio agli individui: “la società non esiste. Esistono gli individui, gli uomini e le donne” chiosava quando era Primo Ministro.
La società, i consorzi umani e la pletora di relazioni faticosamente costruite negli anni della modernità si liquefano mentre l’individuo si solidifica assaporando il gusto tutto nuovo delle relazioni virtuali. La vecchie classi evaporano mentre vengono plasmate quelle nuove. E così al grido di  “Qualunque sia la tua idea di famiglia, se ami qualcuno non c’è bisogno di istruzioni” Ikea si schiera a favore delle unioni civili.

La schizofrenia postmoderna del colosso svedese è magnificamente sintetizzata dallo slogan che sottolinea la “necessità che ciascuno si assuma sempre la propria parte di responsabilità nei confronti dell’ambiente e delle persone”.[3]
Qui salta subito agli occhi la storica cesura cartesiana, per cui ambiente e persone sono entità ben distinte che vivono vita separata e sempre più spesso distaccata, come se le persone (Res Cogitans, uso il singolare per comodità) non facessero più parte dell’ambiente (Res Extensa) ma a seguito di una loro forma di maturità se ne volessero prendere carico comunque. Non è strettamente necessario, ci ricorda Cartesio, ma il bon ton lo impone. E comunque che dei cogitans si interessino ad altri cogitans non è contemplato dal manuale cartesiano; se ne possono fregare esattamente come secondo la vulgata l’extensa se ne frega altamente dei cogitans dando origine ad una pletora infinita di destini cinici e bari e via digrignando gradi di separazione e disperazione.
Succede così che alcuni cogitans facciano parte dell’extensa e ci si debba preoccupare per loro  mentre altri non ne facciano parte ed è bene che si arrangino. E qui il mistero si infittisce: quali cogitans sono meritevoli di attenzioni e quali invece no? Gli scioperanti, ad esempio, non sembrano godere di una sufficiente reputazione e conseguentemente cade l’obbligo di responsabilità nei loro confronti. Cambia tutto se si parla di vegani, ecologisti o bambini per i quali Ikea mette a disposizione quanto di meglio si possa immaginare: parco divertimenti con personale per i pargoli, ricette vegane nei ristoranti, bidoni per il riciclo per gli ecologisti e acqua gratis per tutti, anche per quelli che arrivano con il SUV che consuma e inquina quanto un vecchio autobus. Per i dipendenti invece cambia tutto. Al punto che anche i prigionieri politici della ex-DDR vanno bene come manodopera se si tratta di  aumentare il capitale societario. [4]
A ben vedere neanche i vegani (che pure appartengono a categorie postmoderne) dovrebbero dormire sonni tranquilli dopo che si è scoperto che Ikea confeziona torte aromatizzate alla merda: “Ylva Magnusson ha assicurato che la presenza di colibatteri nella Taarta Chokladkrokant …non rappresenta un pericolo per la salute.”[5] Bontà (!) sua.

Polli da spennare, ecco chi sono le persone che gravitano attorno ad Ikea: che siate dipendenti oppure clienti poco importa. La multinazionale ha a cuore le grandi emozioni legate all’impegno a parole, ed i grandi guadagni legati all’impegno a capitalizzare. La prima azienda al mondo produttrice di mobili di fascia economica conta 26 miliardi annui di vendite globali, 135.000 impiegati sparsi in 44 paesi e tasse 33 volte inferiori rispetto ai concorrenti. Proprio così: si stima che Ingvar Kamprad (il fondatore) possieda una ricchezza valutabile in 43.2 miliardi di euro (Ikea vale 66 miliardi) che però afferma di averli donati quasi tutti alla Stichting Ingka Foundation, organizzazione catalogata come non-profit. Come risultato finale l’intera consorteria paga pochissime tasse. Secondo The Economist la fondazione alcuni anni fa era la più ricca organizzazione non-profit al mondo con i suoi asset valutati 33.5 miliardi, di cui una minima parte andava in opere caritatevoli e quasi tutto veniva versato nelle casse della famiglia Kamprad.[6]
E’ questa la versione nuovo millennio del capitalismo: la produzione va a braccetto con la speculazione che trova nelle leggi dei validi appigli per evitare ciò che i cittadini comuni devono fronteggiare. Il vecchio nazista di Kamprad (tessera 4014 del partito nazionalsocialista svedese) fugge dalla nativa Svezia nel 1973 per trovare rifugio nella Svizzera per via della tassazione decisamente inferiore, diventando così l’uomo più ricco di quella nazione. Provate a trovare un regime di tassazione inferiore essendo dipendenti, autonomi o piccoli imprenditori, se siete capaci.
Mentre esistono questi fatti acclarati nascono alcune leggende, prima di tutte quella che bisogna sopprimere il contante per eliminare l’evasione fiscale. La storia di Kamprad ci dice che non è così che funziona ma lui, argutamente, fa di tutto per favorire le transazioni con carta di credito. Secondo Oxfam l’elusione fiscale da parte delle multinazionali ammonta a 250 miliardi di dollari. La famiglia Kamprad e l’Ikea tutta è, da questo punto di vista, ben protetta al contrario dei destinatari degli strali mediatici: artigiani, piccoli imprenditori e salariati che magari arrotondano il magro stipendio con dei lavoretti. La leggenda metropolitana dice che sono loro i principi dell’evasione che si può eliminare solo abolendo l’uso del contante e quindi consegnando la vita economica della nazione nelle mani della virtualità. Quindi delle banche e dei giri offshore. Tipico dramma postmoderno dove le definizioni vengono continuamente mescolate, e così “la libertà è schiavitù e l’ignoranza è forza”.
La seconda leggenda che Ikea sostiene con tutte le forze è che la postmodernità (ovvero il capitalismo 2.0) offra cure per i disastri della modernità (capitalismo 1.0). Le devastazioni ambientali operate nel passato trovano oggi finalmente una soluzione. Che non consiste, badate bene, nel ridurre consumi e ostentazione e nel solidarizzare con i più bisognosi. Nel più classico stile neoliberista la ricetta è aumentare i consumi (i mobili vecchi non vanno più bene, bisogna “ammodernare” ovvero seguire le mode) diminuendo nel contempo i costi. Cioè usando materiali più economici e pagando poco le maestranze.  Lo stipendio medio mensile in IKEA varia indicativamente da €584 per un lavoro da Addetto/a al customer service a €1.150 per una posizione da Magazziniere. [7] Stipendi lordi, precisiamo. Ovviamente quando un addetto Ikea se una domenica non ha il turno e si offre per tagliare a pagamento il prato del vicino, diventa automaticamente evasore fiscale, mentre la famiglia Kamprad si gode tutti i privilegi della libera circolazione di merci, capitali e persone a seconda di dove chiama la convenienza economica.
Ben pensato, no? Ciò che maggiormente mi urta è questa predisposizione tutta postmoderna ad accogliere le minoranze sacrificando sull’altare del neoliberismo le antiche maggioranze. Nel regime  postdemocratico evidentemente vengono enfatizzate le concessioni date ad appartenenti a classi numericamente poco rilevanti mentre si sorvola sul dramma del “working poor” che inesorabilmente scivola verso il lumpenproletariat. La maggioranza non ha più alcun significato (guardate le ultime leggi elettorali) se non quella di fare da garante per la civiltà del low cost dove la prima voce nel capitolo decurtazioni aziendali sono gli stipendi.  Secondo Paolo Gila : “il modello low cost soddisfa i portafogli delle classi meno agiate, ma contestualmente è funzionale a creare queste fasce di popolazione di basso, se non bassissimo reddito.”[8]
Non è prevista alcuna alternativa al crescere dei diritti di alcuni mentre calano i diritti di molti, queste le politiche oggi in atto. E’ la vexata quaestio di diritti umani vs diritti sociali che nella modernità andavano a braccetto mentre nella postmodernità hanno subito una separazione non consensuale proprio a causa delle politiche aziendali delle multinazionali come Ikea, Walmart etc. che vengono realizzate con il consenso degli Stati, governati come sono da emissari neoliberisti che permettono guadagni esentasse scandalosi a pochi mentre impongono pressioni economiche impossibili a molti.
Per rifarsi una parvenza di verginità alle multinazionali vengono concesse operazioni di plastica vaginale che si chiamano via via “cura dell’ambiente, delle risorse del pianeta e delle persone” oppure “conseguire molti più progressi in materia sociale e ambientale” attraverso “programmi che promuovono salute, diritti umani e istruzione” operando con “responsabilità sociale e ambientale”.[9]
E così si torna all’ingresso con il distributore gratuito di acqua naturale e frizzante da una parte ed il sit-in dei lavoratori dall’altra.
Pillola rossa o pillola blu?

Tonguessy

Fonte: www.comedonchisciotte.org

17.11.2017

La prima parte di questo articolo è stata qui pubblicata il 24.10.2017 come IKEA

NOTE

[1]https://www.internazionale.it/notizie/2015/08/17/ikea-sciopero
[2]http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/ikea-family-day-1.1688763
[3]http://www.ikea.com/it/it/about_ikea/newsitem/servizio_gratuito_acqua_padova
[4]http://www.corriere.it/esteri/12_novembre_16/ikea-detenuti-politici-ddr-cruccu_9fc5cd28-3013-11e2-9676-750af71025bf.shtml
[5]http://www.liberoquotidiano.it/news/esteri/1197219/Ikea–batteri-delle-feci–ritirata-torta-al-cioccolato-anche-in-Italia-.html
[6]https://www.worldfinance.com/markets/does-ikea-truly-deserve-its-non-profit-status
[7]https://it.indeed.com/cmp/Ikea/salaries
[8] Paolo Gila: “Capitalesimo  Il Ritorno del Feudalesimo nell’economia mondiale” pg.20
[9]http://www.ikea.com/ms/it_IT/the_ikea_story/people_and_the_environment/

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Holodoc
17 Novembre 2017 , 7:54 7:54

Ottimo articolo Tonguessy. Mi sono scontrato di recente con un altro esempio di postmodernita: il servizio di bike sharing attivo da pochi mesi a Firenze. E’ un servizio istituito ufficialmente dal comune a seguito di una gara pubblica e il “vincitore” dell’appalto è un colosso del settore con sede in Cina, la Mobike. Incuriosito dalla novità ho scaricato la app e forniti i dati della mia carta di credito per pagare la caparra, in promozione per un periodo limitato a solo 1 euro. Terminata l’operazione mi è arrivato l’SMS della mia banca: “disposto pagamento in favore di MOBIKE SINGAPORE”. Per capire di più ho letto anche il contratto di servizio, dove è riportato chiaramente che la società ha sede anche a Singapore e che i dati personali forniti non saranno trattati secondo le normative europee e potranno anche essere quindi venduti a terzi. Ovviamente mi è andato il sangue alla testa! Non ero arrabbiato perché l’azienda a fornire il servizio fosse straniera, già nell’800 il tram di Fiesole era stato costruito e gestito da una società belga. Alcuni multinazionali straniere, poi, hanno sede nei dintorni della città, dando lavoro a molte persone e pagano le nostre tasse prima di portare… Leggi tutto »

Holodoc
Reply to  Tonguessy
17 Novembre 2017 , 17:23 17:23

I politici sono sempre stati zerbino dei potenti, solamente che durante la guerra fredda dovevano far credere di essere dalla parte del popolo per paura della “minaccia rossa”.
Segnalo a te e agli altri un articolo che ho letto di recente proprio riguardo alla incoerente accettazione da parte delle nuove generazioni dello stile di vita “postmoderno”:

Cito: “… gli studenti Erasmus Generation sono contro la precarietà economica e occupazionale, ma a favore della società di mercato. …”

https://www.controinformazione.info/generazione-erasmus-i-cortigiani-della-societa-del-capitale/

Holodoc
Reply to  Tonguessy
17 Novembre 2017 , 18:20 18:20

Persone di buona volontà ci sono sempre state, e quando fornire agli elettori una parvenza di equità era necessario venivano anche lasciate arrivare a posizioni di potere, salvo farle fuori se si spingevano troppo avanti con i loro ideali. Adesso sia partiti che aziende sono molto più attenti nel selezionare chi fa carriera.

Tizio8020
17 Novembre 2017 , 8:17 8:17

Chapeau!

Tizio8020
17 Novembre 2017 , 8:24 8:24

Bene, dopo i complimenti, arriva la riflessione.
Come la combattiamo, ‘sta razza di predatori e sfruttatori?

Fintanto che le Leggi se le faranno da soli, mi sa che non ce la faremo mica.
Il bello è che passano “per Legge” le peggiori schifezze, con scuse come “ce le chiede l’Europa” (però solo quello che fa comodo a loro), i Diritti Acquisiti non esistono, etc.
Bene, quindi bisogna fare una Legge che nazionalizzi il Capitale di questi fenomeni?
Non si può, hanno sede in “paradisi fiscali”.
Se ti fai un giro sulle dichiarazioni dei grandi, noti un trait-d’union: nessuno paga tasse.
Tutte le “Grandi Aziende” si lamentano del costo delgi stipendi, eppure se controlli noti che nessuna paga tasse.
Quindi non è una lamentela, è un semplice “Atto di Guerra”.
Warren Buffet l’ha detto chiaramente: “E’ una Guerra di Classe, e NOI la stiamo vincendo”.
Ora, a meno che Buffet sia diventato un artigiano a Partita IVA (e non credo…), allora quel “NOI” è riferito ai ricchi bastardi.
Che ce lo stanno infilando in quel posto, e nessuno si ribella…

Ronte
17 Novembre 2017 , 8:33 8:33

Una spruzzatina di anti-acaro e anti-batterio e l’individuo(famiglia) postmoderno è a posto…Poi arriva l’infinito apprezzamento delle farmacie che distribuiscono psicofarmaci a tonnellate…

SanPap
17 Novembre 2017 , 8:38 8:38

Tutto iniziò così: Friedrich von Hayek Come può la combinazione di frammenti di conoscenze esistenti in menti diverse portare a risultati che, se dovessero essere perseguiti deliberatamente, richiederebbero una conoscenza da parte del regista che nessuno può possedere ? Non occorre fare nulla, il libero mercato è una mente che si autogoverna. Io, la matita di L. E. Read Sono una matita di grafite – la comune matita di legno familiare a tutti i ragazzi e ragazze ed adulti che leggono e scrivono. Scrivere è sia la mia vocazione che la mia occupazione; questo è tutto quel che faccio. Potreste domandarvi perché dovrei scrivere una genealogia. Beh, tanto per cominciare, la mia storia è interessante. E, poi, io sono un mistero – più grande di un albero o di un tramonto o anche di un lampo. Ma, sfortunatamente, sono accettata come un dato da chi mi usa, come se fossi un semplice episodio senza antecedenti. Questo atteggiamento superficiale mi relega al livello del banale. Questo è un esempio del grave errore in cui l’umanità non può più a lungo persistere senza pericolo. Poiché, osservò il saggio G.K. Chesterton, “periamo per mancanza di stupore, non a causa di stupori”. Io, matita,… Leggi tutto »

Primadellesabbie
17 Novembre 2017 , 9:17 9:17

Bel lavoro Tonguessy! Ma io non ce l’ho con Ikea, e forse nemmeno con Walmart.

Vogliamo, abbiamo voluto, una società complessa, zeppa di regole?

Questo é il risultato: chi arricchisce, ed é in grado di avvalersi dell’esercito di professionisti addestrati, predisposti e propensi a soccorrere chi si impone agli altri, e dà chiari segni che le sue intenzioni e la sua indole non turbino il panorama trova tutta l’assistenza e la solidarietà che questo modello sociale può offrire.
In primo luogo la strada larga per aggirare le regole che, in quanto tali, sono aggirabili, sempre!

Non ci piace? Cerchiamo i responsabili di questo modo di organizzare la distribuzione di godimenti e crudeltà, di spensieratezza ed ansie?

Guarderei nella direzione degli entusiasti acritici, a qualsiasi classe sociale, livello di istruzione, educazione, religione, associazione sportiva, appartengano, con la sola eccezione dei bimbi, ma dopo la pubertà, gli entusiasti acritici, composti o sguaiati, sono il motore di qualsiasi sistema, sono loro la classe media, media nel bisogno o nell’abbondanza, trasversali come si dice.

Sono loro lo strumento e l’obiettivo di tutte le Ikea e le Walmart e, mi pare, purtroppo anche dei Di Maio.

Primadellesabbie
Reply to  Tonguessy
17 Novembre 2017 , 18:10 18:10

Non desidero coinvolgerti, con “…quella prima persona plurale…”, e credo che tu lo capisca, ma ho preso l’abitudine di sottolineare che non mi tolgo dal mazzo, per cercare di evitare un “io di qua e voi di là” al quale mancherebbe solo la musica di Morricone, anche se corrisponde alla realtà.

Vedo, via via che i problemi si fanno più crudi, aumentare in modo tangibile l’inadeguatezza delle persone che li dovrebbero affrontare, e questo ad ogni livello e quale che sia il ruolo che si voglia considerare.

E, ad aumentare allarme e preoccupazione, chi ha prestato attenzione (io) ha notato che questo fenomeno é stato previsto ed anticipato dal sistema produttivo.

Gli studi sul caos dici, speriamo che non siano troppo rassicuranti, ma quanto basta a far ben sperare per un radioso avvenire dell’anarchia.

Rosanna
17 Novembre 2017 , 9:39 9:39

Ottimo articolo !! I nonluoghi sono prodotti della società postmoderna, dove i luoghi della memoria sono confinati alla stregua di “curiosità” o di “oggetti interessanti”. I nonluoghi sono incentrati solamente sul presente, caratterizzato dalla precarietà assoluta dalla provvisorietà, dal viaggio, dal passaggio e da un individualismo solitario. Le persone transitano nei nonluoghi ma nessuno vi abita. I nonluoghi sono presenti anche sulla moneta Euro, con l’effigie di edifici e monumenti privi di identità e di storia, a differenza delle immagini presenti sulla Lira di Platone, Caravaggio, Verdi, Montessori, Galileo, Marconi, Colombo … Nonostante l’omogeneizzazione, i nonluoghi solitamente sono vissuti con una valenza positiva (l’esempio di questo successo è il “franchising” ovvero la ripetizione infinita di strutture commerciali simili tra loro). Gli utenti si accontentano della sicurezza di poter trovare in qualsiasi angolo del globo la propria catena di ristoranti preferita o la medesima disposizione degli spazi all’interno di un aeroporto. Da qui un paradosso: il viaggiatore di passaggio smarrito in un paese sconosciuto si ritrova solamente nell’anonimato delle autostrade, delle stazioni di servizio e degli altri nonluoghi. (Villaggio globale, Marshall McLuhan) Il rapporto fra i nonluoghi e i suoi abitanti avviene solitamente tramite simboli, parole o voci preregistrate. L’esempio lampante… Leggi tutto »

Primadellesabbie
Reply to  Rosanna
17 Novembre 2017 , 9:55 9:55

Questa direzione si é intrapresa con la costruzione delle strade consolari.

gilberto6666
Reply to  Rosanna
17 Novembre 2017 , 10:44 10:44

Infatti quando viaggio avverto una sensazione di “inutilità” turistica, tutte le città mi sembrano uguali ed omologate. Anche i turisti li trovo a volte insopportabili, forse ormai viaggiare non ha più davvero senso. Basta girare nel centro della propria città, commerciale ovviamente.

Primadellesabbie
Reply to  gilberto6666
17 Novembre 2017 , 11:54 11:54

E ti perdi nelle rotonde, o manchi l’uscita giusta dall’autostrada, per questo c’é il navigatore, hanno pensato proprio a tutto!

Anche le commesse dei negozi tutti uguali del centro sono tutte uguali, da 40 anni, da Stoccolma ad Atene, stessi vestiti, stesso trucco, stesse movenze, ma se le fai parlare puoi ancora capire dove ti trovi!

pincopallo
pincopallo
Reply to  Primadellesabbie
18 Novembre 2017 , 1:01 1:01

“se le fai parlare puoi ancora capire dove ti trovi!”

Scommettiamo che fra qalche anno saranno “mute” ? ; )

Holodoc
Reply to  Rosanna
17 Novembre 2017 , 20:20 20:20

“… La società che si vuole democratica non pone limiti all’accesso ai nonluoghi. …”

Basta pensare che i parcheggi dei centri commerciali sono gratuiti mentre quelli degli ospedali sono a pagamento per capire quanto sia vero quello che sostieni.

DesEsseintes
DesEsseintes
17 Novembre 2017 , 15:50 15:50

Come nl primo pezzo si continua a girare attorno al vero punto cruciale. Ikea viene dopo Walmart. È stata la walmartizzazione del lavoro a introdurre questo modello http://www.uomoplanetario.org/2011/12/la-walmartizzazione-dellamerica/ Ed è il primo risultato su google. Se volete leggerne un po’ di più potete prendere “Il minotauro globale” di Varoufakis ma se ne è scritto a bizzeffe DA VARI DECENNI. Niente di nuovo. Quindi non si può imputare ai padroni scorpioni di comportarsi da scorpioni. È la loro natura di classe ossia non nascono cosí ma vengono metodicamente educati a sviluppare questa mentalità. Il problema vero è: perché la gente non capisce? Perché anzi si “rifiuta” di capire e accetta che quel modello il cui fine è di ridurla in svitù doventi il suo obiettivo di vita? Perché anche se iniziano vagamente a capire non si ribellano? Perché la classe medio alta che capisce perfettamente non si ribella? “Perché c’è lo strapotere mediatico…noi essere piccolini…nulla potere fare contro media di regime…” Non è vero e comunque sia è di quello che si deve parlare e non continuare a riempire gli scaffali delle librerie e le pagine di internet con analisi su analisi che ormai sanno fare tutti tanto sono ultra abusate… Leggi tutto »

DesEsseintes
DesEsseintes
Reply to  Tonguessy
17 Novembre 2017 , 16:29 16:29

Calma, capisco che se si viene toccati sul punto debole si dica “Ahi…fare tanto male…” ma devi capire che io ho scritto un commento al tuo post che non contiene offese nei tuoi confronti quindi è perfettamente lecito. Non hai capito cosa voglio dire? Ci sono due opzioni: 1) ti rileggi il post due o tre volte 2) ti leggi il libro che ho linkato Non serve a una mazza…anzi…NON SERVE A UNA MAZZA…se non a farsi i spippettamenti a vicenda, continuare con le analisi sul consumismo post moderno. Ce ne stanno a centinaia di migliaia da tutte le parti a cominciare dagli anni sessanta del novecento. Quello che serve oggi è in primo luogo una analisi dei meccanismi di come si riesce a imporre una mentalità, una “narrazione”, del perché la si vuole imporre…e attenzione…delle necessità e modalità con cui la stessa classe dominante si auto impone una certa narrazione la cui comprensione sarà di valenza molto diversa a seconda che sia compresa da loro o dalle classi medie o da quelle subalterne. Poi, in secondo luogo, occorre parlare di come fare a “cambiare” questa mentalità quindi di come fare a far passare delle idee diverse fondate su altri… Leggi tutto »

DesEsseintes
DesEsseintes
Reply to  Tonguessy
17 Novembre 2017 , 16:53 16:53

Sono anni che lo esplicito il mio pensiero. Anni. E nell’analisi dei rapporti di classe coincide in maniera impressionante con quello del sociologo brasiliano. Quanto al libro è in portoghese che è una lingua facilissima. Copincollo l’inizio cosí ve ne rendete conto. Per di più in qualsiasi lettore pdf su Ipad c’è il dizionario incorporato. A realidade social não é visível a olho nu, o que significa que o mundo social não é transparente aos nossos olhos. Afinal, não são apenas os músculos dos olhos que nos permitem ver, existem ideias dominantes, compartilhadas e repetidas por quase todos, que, na verdade, “selecionam” e “distorcem” o que os olhos veem, e “escondem” o que não deve ser visto. O leitor pode se perguntar: mas por que alguém faria isso? Por que existiria o interesse em esconder, distorcer ou, como dizemos na vida cotidiana, o interesse em “mentir” sobre como o mundo social realmente é? Ora, como diria o insuspeito Max Weber, os ricos e felizes, em todas as épocas e em todos os lugares, não querem apenas ser ricos e felizes. Querem saber que têm“direito” à riqueza e felicidade. Isso significa que o privilégio – mesmo o flagrantemente injusto, como o… Leggi tutto »

pincopallo
pincopallo
Reply to  DesEsseintes
18 Novembre 2017 , 1:09 1:09

non so se sei più noioso o più narcisista.
tu che dici ?

DesEsseintes
DesEsseintes
Reply to  pincopallo
18 Novembre 2017 , 2:38 2:38

Mentre ci penso su ti blocco.
Che dici?

Tizio8020
Reply to  DesEsseintes
18 Novembre 2017 , 8:55 8:55

Ho in iziato a leggerlo usando il namalissimo “tarduttore” di Google.

Questo è il motivo per cui il mondo sociale viene sistematicamente distorto e distorto. Tutti
i privilegi e gli interessi che stanno guadagnando dipendono dal
successo della distorsione e della distorsione del mondo sociale per
continuare a riprodursi indefinitamente. La riproduzione di tutti i privilegi ingiusti nel tempo dipende dalla “convinzione”, non dalla “violenza”. In
altre parole, questa riproduzione dipende da una “violenza simbolica”,
perpetrata con il muto consenso di chi è escluso dai privilegi, e non
sulla “violenza fisica”

[Qui la contraddizione fondamentale]

E
anche in uno scenario in cui le classi sociali che maggiormente
supportano questa bandiera come se fossero le loro – gli estratti
conservatori della classe media tradizionale e settori verso l’alto
della nuova classe lavoratrice – sono proprio le classi che soffrono
maggiormente da beni e servizi troppo cari e da qualità dubbia che l’1% più ricco vende a loro.

vocenellanotte
vocenellanotte
Reply to  DesEsseintes
17 Novembre 2017 , 19:27 19:27

Mi permetto di esprimere il mio punto di vista circa la “subalternità” degli uomini. Trovo che essa sia in un certo senso innata, cioè alcuni uomini trovano vantaggioso esporre altri uomini ad alcuni rischi e ripararsi dietro. Rischi che possono essere anche di natura sociale.
Questa subalternità di evidenzia nella schiavitù e nella servitù. Essere schiavi è una condizione ineluttabile e in un certo senso comoda, essere servi è una scelta.

DesEsseintes
DesEsseintes
Reply to  vocenellanotte
17 Novembre 2017 , 20:36 20:36

Una risposta molto divertente la dà il film di John Landis, “Una poltrona per due”, con Eddy Murphy e Dan Aykroyd.

Quasar
Quasar
Reply to  DesEsseintes
17 Novembre 2017 , 23:08 23:08

si pero’ il film citato ha sempre il solito finale americano ottimista la realta’ dei fatti e’ l’esatto opposto seriamente chi poi ha visto un bianco dell’alta classe solidarizzare con un nero povero su’ siamo onesti

in quanto al there is no alternative l’uomo purtroppo e’ stato abituato a vivere passivamente la sua esistenza tanto che ci sono maschi che amano essere sottomessi dalle donne per dirne una che da l’idea dell’essenza della postmodernita’ poco propensa all’azione

dall’altra parte del “muro” invece abbiamo gente fuori di testa a livello di aladin (il film di sasha baron cohen) ma con molto meno umorismo e saggezza di lui

per cui quando da una parte hai uno che chiama aladin le parole positivo e negativo perche’, sostanzialmente, si gode (in modo strafottente) il potere di cui dispone e dall’altra parte hai dei pagliacci inqualificabli e inevitabile che ti viene la malinconia

soluzioni? l’unica praticabile a mio avviso e’ la tecnologia di viaggio interstellare per permettere agli elementi sani della razza umana di mettersi in salvo altrove

DesEsseintes
DesEsseintes
Reply to  Quasar
17 Novembre 2017 , 23:30 23:30

Intanto sto all’Irajà di Botafogo dove mi hanno fatto il mojito più spettacolare della storia con ghiaccio di maracujà (mi sa che minimo me ne faccio tre).

Poi quel film è carino e uno si fa due risate quindi facciamocele anche noi.

Infine il bianco del film è ridotto in miseria e in quel momento acquisisce una sorta di coscienza di classe assieme al nero messo in mezzo nel cinico esperimento.

È quello che io mi auguro e prevedo ossia che la classe media comprenda che se sostiene questo sistema sarà inevitabilmente distrutta perché considerata ormai inutile.

In quel momento, se Dio ci aiuta, si renderà conto che la sua unica speranza è unirsi al popolo diventandone il leader sulla base di un nuovo patto sociale.

Non succede?
E allora sono katzi vostri mentre io mi becco il primo antipasto di churros de queijos brasileiros & ervas.

A seu rostro.

Tizio8020
Reply to  DesEsseintes
18 Novembre 2017 , 8:43 8:43

Cit:

“Non si può imputare ai padroni scorpioni di comportarsi da scorpioni.
È la loro natura di classe ossia non nascono cosí ma vengono metodicamente educati a sviluppare questa mentalità.”

Concordo.
Però se ti trovi uno scorpione velenoso sui pantaloni, lo schiacci senza pensarci due volte.
Perchè nella realtà questo non succede?

Pimander
Pimander
17 Novembre 2017 , 16:53 16:53

Citaz da DesEsseintes:
“””Perché la classe medio alta che capisce perfettamente e che è sempre più sotto attacco non si rubella?””
Per lo stesso motivo per cui non si rispetta la fila alle poste, non si da la precedenza alla guida, ecc., ecc.,..vale a dire, finche la furbizia paga.
Che c’entra?
C’entra, perche’ in Italia se uno si muove gli altri non seguono …il sit in di protesta (mi corregga Tonguessy se sbaglio) contava si e no una decina di persone mentre quelle affette dalla riduzione di paga sarebbero in numero ben maggiore…costoro dov’erano? Perche’ non davano man forte ad una giusta causa?
Erano in attesa.
Si preparavano ad afferrare lai minima gratificazione che sarebbe nata dall’esporsi degli altri…
E questo limite puo’ sfondarlo solo la fame…il numero delle persone alla fame ancora non ha raggiunto il punto critico…difatti, DesEsseintes parla di classe medio alta….di Italia da spolpare ce ne e’ ancora..speriamo solo che alle prossime elezioni vadano a governare persone consapevoli di questo e non consentano lo spolpamento definitive del paese con austerita’, debito pubblico, politically correct e minchiate varie…

DesEsseintes
DesEsseintes
Reply to  Pimander
17 Novembre 2017 , 17:03 17:03

No, la fame non c’entra niente.
È essenziale capire che la fame non c’entra.
In Brasile la maggioranza della gente è poverissima e nelle periferie urbane vive a livelli da girone dantesco (non sto affatto esagerando) eppure non c’e nessuna rivolta DA SEMPRE.

Qui da noi deve nascere una nuova ideologia e perché accada bisogna SPOSTARE IL FUOCO L’ANALISI dalle solite lamentele sulla decadenza del mondo moderno ai VERI rapporto fra classe media in generale e lavoratori ossia sul perché insistono a comportarsi come reciproci competitors QUANDO IL NEMICO È UN ALTRO e su quali accordi e concessioni deve fondarsi il loro patto di alleanza contro l’oligarchia.

Anastasia Svevi
Anastasia Svevi
Reply to  DesEsseintes
18 Novembre 2017 , 7:36 7:36

Riguardo la fame potresti avere ragione. Spesso da amici e conoscenti mi sento dire a mo’ di retorica che “gli italiani non si ribellano perchè hanno ancora la pancia troppo piena…” ma chi ci assicura che in caso contrario le cose cambierebbero? Da dove dovrebbe nascere una ribellione consapevole senza che la popolazione acquisisca coscienza sul sistema che bisogna combattere? Davvero la fame illuminerebbe automaticamente le menti degli italiani o questi ultimi finirebbero solo gradualmente più ghettizzati all’interno di gironi danteschi in costante espansione? Forse è illusorio oggi vedere la salvezza nelle possibilità di una lotta puramente politica o nel potere dell’una o dell’altra formula o sistema al quale non faccia da precisa controparte una nuova qualità umana. In un articolo pubblicato su questo sito (credo fosse di Fini ma non ne sono sicura) c’era un tizio che c’entrando il problema diceva: “oggi nel mondo una minoranza della popolazione possiede tutto. Quanto sarà? Il 10%? Ma le persone invece di pensare che il mondo così non può funzionare pensano a voler essere in quel 10%”. E’ questa mentalità che bisogna far crollare in primo luogo, altrimenti non si va da nessun altra parte. Anche se uno Stato possedesse un sistema… Leggi tutto »

Succiacapre
Reply to  Anastasia Svevi
19 Novembre 2017 , 19:16 19:16

Volevo solo aggiornarti sul mio commento al commento su cb01: è stato rimosso 😉

Anastasia Svevi
Anastasia Svevi
Reply to  Succiacapre
20 Novembre 2017 , 6:18 6:18

Eh, ti pareva che si smentivano quegli stronzoni? Questa non è la sede per parlarne, comunque hai la mia solidarietà e vadano a quel paese. A risponderci non ci hanno pensato neanche perchè lo sanno di essere dei fetenti.

DesEsseintes
DesEsseintes
Reply to  Anastasia Svevi
20 Novembre 2017 , 23:19 23:19

Anastasia (bellissimo nome), sto in vacanza in Brasile dove sono già venuto varie volte.
Dovresti sentire come parla la gente di Lula.
Non avevo mai sentito i brasiliani cosí appassionati.
14 anni di governo petista, prima com Lula e poi con Dilma, programmi di sostegno ai miserabili mai tentati prima, la classe media terrorizzata dall’avanzata del “proletariato” che finalmente dopo secoli rialzava la testa.

Lo amano, si infiammano, dicono “Ele dança o samba, va de pé descalzo, come feijoada…”.

La gente ha bisogno di una speranza che SI INCARNI in qualcuno di carisma e allora rialza la testa, allora si sveglia.

Il problema qui da noi è che la classe media continua a pensare che un ordine giusto consista nel ridare a loro i vecchi privilegi LEVANDOLI A QUALCUNO, ossia si crede che “ordine giusto” sia quando si trova una classe di poveracci da vessare per il proprio vantaggio.

Vediamo.
Io credo che dalla vecchia Europa possa venire poco e che il vero cambiamento partirà da qui, da un paese dove una parte della gente sa cosa vuol dire “condividere” ma soprattutto…soprattutto…sa ancora soffrire.

Primadellesabbie
17 Novembre 2017 , 19:00 19:00

Leggo a conclusione di un interessante articolo proposto qui da Holoduc: “…i fautori della filosofia del Sacro, del Sovrano e dell’Eterno”.

É meglio stare molto attenti a queste cose, certo bisogna prestare attenzione, scrutarle, studiarne i modi e gli sviluppi, le caratteristiche, le manifestazioni, ma bisogna anche, e con la stessa attenzione e diligenza osservare il mondo in cui viviamo ora, perché molte cose sono accadute ed accadono.

É indispensabile cercare di cogliere le mutazioni e gli effetti sulle persone, sulla cultura e sulla natura che ci circonda, solo così, a qualcuno accadrà finalmente di capire quale sarà la forma che dovranno assumere il Sacro ed il Sovrano per rispettare la continuità e consentire lo svolgimento del disegno divino (qui gli atei usino pure la loro terminologia) in questa avventura, che comunque non sarà Eterna, e poter cercare di vivere in armonia con tale disegno.

La maldestra e avventata riproposizione di schemi del passato, a questo punto, porterebbe solo grossi guai.

alessandroparenti
17 Novembre 2017 , 19:22 19:22

Articolo interessante che affronta temi di attualità e importanti. Non riesco però a capire la contrapposizione tra operai sfruttati e vegani. Credevo che IKEA sfruttasse i primi per guadagnare di più e accontentasse i secondi per lo stesso motivo, nient’altro. E invece ci dev’essere una contrapposizione tra chi lavora e si fa il mazzo per poco e chi sceglie di non uccidere animali per alimentarsi. Ma non la colgo. Anche coccolare gli ecologisti non credevo andasse contro i lavoratori,ma sembra invece che anche loro godano di un immeritato trattamento di favore da IKEA. Qualcuno però dovrebbe spiegare a Touguessy che quando si divide uno spazio per vivere in comune,fosse anche un appartamento, bisogna anche pulire e,anche se costa fatica(tanta a touguessy a quanto sembrerebbe)tirare l’acqua quando si va al cesso,che è tutto quello che chiederebbero gli ambientalisti. Che sono in contapposizione non ai lavoratori, ma ai sudicisti,inquinaristi o come si vogliono chiamare.

alessandroparenti
Reply to  Tonguessy
18 Novembre 2017 , 16:19 16:19

La contrapposizione tra diritti individuali e sociali la capisco. Se mi si concede il diritto di pisciare per strada si toglie alla collettività quello di passeggiare in un ambiente pulito,mi è chiaro. Non capisco invece definire diritto individuale quello di astenersi da certi cibi. E ripeto anche il concetto:venire incontro a chi mangia vegano serve ad aumentare la platea dei clienti,non a farci digerire lo sfruttamento dei dipendenti. Ne è la prova il fatto che tutte le catene di distribuzione,discount inclusi,stanno allestendo sempre più scaffali con alimenti esclusivamente vegetali, e non per altra ragione se non quella di aumentare clientela e incassi.

alessandroparenti
Reply to  Tonguessy
19 Novembre 2017 , 13:30 13:30

Era meglio ammettere che i vegani li hai tirati in ballo a sproposito,cosa che capita spesso di questi tempi. Invece allarghi il discorso e vai a spulciare pure la Treccani. Occasione persa per dimostrare che oltre a scrivere bene possiedi anche il dono della sintesi. Il mio giudizio sull’articolo rimane comunque positivo. Mi piacerebbe sapere quanto diventano 584 euro di stipendio lordi,cioè quanto rimane all’impiegato,e se intendevi per l’orario completo. Mi sembra quasi impossibile.

pincopallo
pincopallo
18 Novembre 2017 , 0:44 0:44

“Come risultato finale l’intera consorteria paga pochissime tasse”

e le nostre aziende intanto chiudono !

IKEA, il colosso svedese dei mobili montabili che infesta le case con prodotti di qualità moderna , cioè usa e getta (alla faccia dell’ecologia). Si tratta di una società che fattura 260 miliardi di euro all’anno, eppure, credeteci, paga praticamente NULLA di tasse. I dati provengono dal sito worldfinance.com.

https://scenarieconomici.it/mentre-i-mobilieri-italiani-sono-uccisi-dalle-tasse-ikea-non-paga-praticamente-nulla-come-leuropa-distrugge-le-piccole-aziende/

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Paolo Gila
“il modello low cost soddisfa i portafogli delle classi meno agiate, ma
contestualmente è funzionale a creare queste fasce di popolazione di
basso, se non bassissimo reddito.”

In UK i mobili ikea sono considerati un lusso!

gix
18 Novembre 2017 , 13:53 13:53

Frequento i non luoghi con intensità medio bassa, a rischio aumento ora per natale, non leggo intellettuali italiani che ritengo già abbastanza pallosi di loro, figuriamoci portoghesi, non sto tanto a proccuparmi se faccio acquisti ecologici o se comprando da certe multinazionali alimento lo sfruttamento del lavoro, minorile o meno. Mi rendo conto solo ora di aver comprato un bel po’ di volte ikea, persino polpettine e altre delizie nordiche, in particolare i biscottini verdi (le aringhe proprio no, non ce la faccio). Ebbene si, forse sono una non-persona, uno senz’anima per dirla con Malanga. Ma se riesco ancora ad accorgermene, forse qualche speranza post mortem ce l’ho.