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Ikea 2

DI TONGUESSY

comedonchisciotte.org

L’ingresso quel giorno si era presentato in modo abbastanza anomalo: di fronte al distributore gratuito di acqua naturale e frizzante c’era un sit-in di lavoratori che protestavano per le pesanti riduzioni in busta paga (si parla del 20% in meno).[1] Alla lodevole attenzione verso l’ambiente (riduzione dei costi per smaltimento di contenitori e dei consumi per trasporti e logistica) si affiancava un identico impegno per ridurre gli stipendi dei generatori di plusvalore aziendale.

Non mi è sembrata una scena inusuale. Via via che si amplifica l’attenzione verso ecologia e diritti individuali si riduce in maniera sostanziale la pressione verso le istanze sociali. Anzi, a dirla tutta, si usa il grimaldello dei diritti umani per scardinare la porta dei diritti sociali.
Anche questa, nella sua drammatica sintesi, è la postmodernità. Le uniche classi sociali che i guru del pensiero postindustriale concepiscano sono relative a definizioni alimentari o sessuali e come tali vanno assolutamente difese. Ma guai a parlare delle vecchie classi sociali (borghesia e proletariato, salariati e padronato etc..): queste sono sparite almeno dai tempi della Thatcher che ne aveva inchiodato la bara. Sparisce addirittura la società intera per lasciare spazio agli individui: “la società non esiste. Esistono gli individui, gli uomini e le donne” chiosava quando era Primo Ministro.
La società, i consorzi umani e la pletora di relazioni faticosamente costruite negli anni della modernità si liquefano mentre l’individuo si solidifica assaporando il gusto tutto nuovo delle relazioni virtuali. La vecchie classi evaporano mentre vengono plasmate quelle nuove. E così al grido di  “Qualunque sia la tua idea di famiglia, se ami qualcuno non c’è bisogno di istruzioni” Ikea si schiera a favore delle unioni civili.

La schizofrenia postmoderna del colosso svedese è magnificamente sintetizzata dallo slogan che sottolinea la “necessità che ciascuno si assuma sempre la propria parte di responsabilità nei confronti dell’ambiente e delle persone”.[3] Qui salta subito agli occhi la storica cesura cartesiana, per cui ambiente e persone sono entità ben distinte che vivono vita separata e sempre più spesso distaccata, come se le persone (Res Cogitans, uso il singolare per comodità) non facessero più parte dell’ambiente (Res Extensa) ma a seguito di una loro forma di maturità se ne volessero prendere carico comunque. Non è strettamente necessario, ci ricorda Cartesio, ma il bon ton lo impone. E comunque che dei cogitans si interessino ad altri cogitans non è contemplato dal manuale cartesiano; se ne possono fregare esattamente come secondo la vulgata l’extensa se ne frega altamente dei cogitans dando origine ad una pletora infinita di destini cinici e bari e via digrignando gradi di separazione e disperazione.
Succede così che alcuni cogitans facciano parte dell’extensa e ci si debba preoccupare per loro  mentre altri non ne facciano parte ed è bene che si arrangino. E qui il mistero si infittisce: quali cogitans sono meritevoli di attenzioni e quali invece no? Gli scioperanti, ad esempio, non sembrano godere di una sufficiente reputazione e conseguentemente cade l’obbligo di responsabilità nei loro confronti. Cambia tutto se si parla di vegani, ecologisti o bambini per i quali Ikea mette a disposizione quanto di meglio si possa immaginare: parco divertimenti con personale per i pargoli, ricette vegane nei ristoranti, bidoni per il riciclo per gli ecologisti e acqua gratis per tutti, anche per quelli che arrivano con il SUV che consuma e inquina quanto un vecchio autobus. Per i dipendenti invece cambia tutto. Al punto che anche i prigionieri politici della ex-DDR vanno bene come manodopera se si tratta di  aumentare il capitale societario. [4] A ben vedere neanche i vegani (che pure appartengono a categorie postmoderne) dovrebbero dormire sonni tranquilli dopo che si è scoperto che Ikea confeziona torte aromatizzate alla merda: “Ylva Magnusson ha assicurato che la presenza di colibatteri nella Taarta Chokladkrokant …non rappresenta un pericolo per la salute.”[5] Bontà (!) sua.

Polli da spennare, ecco chi sono le persone che gravitano attorno ad Ikea: che siate dipendenti oppure clienti poco importa. La multinazionale ha a cuore le grandi emozioni legate all’impegno a parole, ed i grandi guadagni legati all’impegno a capitalizzare. La prima azienda al mondo produttrice di mobili di fascia economica conta 26 miliardi annui di vendite globali, 135.000 impiegati sparsi in 44 paesi e tasse 33 volte inferiori rispetto ai concorrenti. Proprio così: si stima che Ingvar Kamprad (il fondatore) possieda una ricchezza valutabile in 43.2 miliardi di euro (Ikea vale 66 miliardi) che però afferma di averli donati quasi tutti alla Stichting Ingka Foundation, organizzazione catalogata come non-profit. Come risultato finale l’intera consorteria paga pochissime tasse. Secondo The Economist la fondazione alcuni anni fa era la più ricca organizzazione non-profit al mondo con i suoi asset valutati 33.5 miliardi, di cui una minima parte andava in opere caritatevoli e quasi tutto veniva versato nelle casse della famiglia Kamprad.[6] E’ questa la versione nuovo millennio del capitalismo: la produzione va a braccetto con la speculazione che trova nelle leggi dei validi appigli per evitare ciò che i cittadini comuni devono fronteggiare. Il vecchio nazista di Kamprad (tessera 4014 del partito nazionalsocialista svedese) fugge dalla nativa Svezia nel 1973 per trovare rifugio nella Svizzera per via della tassazione decisamente inferiore, diventando così l’uomo più ricco di quella nazione. Provate a trovare un regime di tassazione inferiore essendo dipendenti, autonomi o piccoli imprenditori, se siete capaci.
Mentre esistono questi fatti acclarati nascono alcune leggende, prima di tutte quella che bisogna sopprimere il contante per eliminare l’evasione fiscale. La storia di Kamprad ci dice che non è così che funziona ma lui, argutamente, fa di tutto per favorire le transazioni con carta di credito. Secondo Oxfam l’elusione fiscale da parte delle multinazionali ammonta a 250 miliardi di dollari. La famiglia Kamprad e l’Ikea tutta è, da questo punto di vista, ben protetta al contrario dei destinatari degli strali mediatici: artigiani, piccoli imprenditori e salariati che magari arrotondano il magro stipendio con dei lavoretti. La leggenda metropolitana dice che sono loro i principi dell’evasione che si può eliminare solo abolendo l’uso del contante e quindi consegnando la vita economica della nazione nelle mani della virtualità. Quindi delle banche e dei giri offshore. Tipico dramma postmoderno dove le definizioni vengono continuamente mescolate, e così “la libertà è schiavitù e l’ignoranza è forza”.
La seconda leggenda che Ikea sostiene con tutte le forze è che la postmodernità (ovvero il capitalismo 2.0) offra cure per i disastri della modernità (capitalismo 1.0). Le devastazioni ambientali operate nel passato trovano oggi finalmente una soluzione. Che non consiste, badate bene, nel ridurre consumi e ostentazione e nel solidarizzare con i più bisognosi. Nel più classico stile neoliberista la ricetta è aumentare i consumi (i mobili vecchi non vanno più bene, bisogna “ammodernare” ovvero seguire le mode) diminuendo nel contempo i costi. Cioè usando materiali più economici e pagando poco le maestranze.  Lo stipendio medio mensile in IKEA varia indicativamente da €584 per un lavoro da Addetto/a al customer service a €1.150 per una posizione da Magazziniere. [7] Stipendi lordi, precisiamo. Ovviamente quando un addetto Ikea se una domenica non ha il turno e si offre per tagliare a pagamento il prato del vicino, diventa automaticamente evasore fiscale, mentre la famiglia Kamprad si gode tutti i privilegi della libera circolazione di merci, capitali e persone a seconda di dove chiama la convenienza economica.
Ben pensato, no? Ciò che maggiormente mi urta è questa predisposizione tutta postmoderna ad accogliere le minoranze sacrificando sull’altare del neoliberismo le antiche maggioranze. Nel regime  postdemocratico evidentemente vengono enfatizzate le concessioni date ad appartenenti a classi numericamente poco rilevanti mentre si sorvola sul dramma del “working poor” che inesorabilmente scivola verso il lumpenproletariat. La maggioranza non ha più alcun significato (guardate le ultime leggi elettorali) se non quella di fare da garante per la civiltà del low cost dove la prima voce nel capitolo decurtazioni aziendali sono gli stipendi.  Secondo Paolo Gila : “il modello low cost soddisfa i portafogli delle classi meno agiate, ma contestualmente è funzionale a creare queste fasce di popolazione di basso, se non bassissimo reddito.”[8] Non è prevista alcuna alternativa al crescere dei diritti di alcuni mentre calano i diritti di molti, queste le politiche oggi in atto. E’ la vexata quaestio di diritti umani vs diritti sociali che nella modernità andavano a braccetto mentre nella postmodernità hanno subito una separazione non consensuale proprio a causa delle politiche aziendali delle multinazionali come Ikea, Walmart etc. che vengono realizzate con il consenso degli Stati, governati come sono da emissari neoliberisti che permettono guadagni esentasse scandalosi a pochi mentre impongono pressioni economiche impossibili a molti.
Per rifarsi una parvenza di verginità alle multinazionali vengono concesse operazioni di plastica vaginale che si chiamano via via “cura dell’ambiente, delle risorse del pianeta e delle persone” oppure “conseguire molti più progressi in materia sociale e ambientale” attraverso “programmi che promuovono salute, diritti umani e istruzione” operando con “responsabilità sociale e ambientale”.[9] E così si torna all’ingresso con il distributore gratuito di acqua naturale e frizzante da una parte ed il sit-in dei lavoratori dall’altra.
Pillola rossa o pillola blu?

Tonguessy

Fonte: www.comedonchisciotte.org

17.11.2017

La prima parte di questo articolo è stata qui pubblicata il 24.10.2017 come IKEA

NOTE

[1]https://www.internazionale.it/notizie/2015/08/17/ikea-sciopero
[2]http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/ikea-family-day-1.1688763
[3]http://www.ikea.com/it/it/about_ikea/newsitem/servizio_gratuito_acqua_padova
[4]http://www.corriere.it/esteri/12_novembre_16/ikea-detenuti-politici-ddr-cruccu_9fc5cd28-3013-11e2-9676-750af71025bf.shtml
[5]http://www.liberoquotidiano.it/news/esteri/1197219/Ikea–batteri-delle-feci–ritirata-torta-al-cioccolato-anche-in-Italia-.html
[6]https://www.worldfinance.com/markets/does-ikea-truly-deserve-its-non-profit-status
[7]https://it.indeed.com/cmp/Ikea/salaries
[8] Paolo Gila: “Capitalesimo  Il Ritorno del Feudalesimo nell’economia mondiale” pg.20
[9]http://www.ikea.com/ms/it_IT/the_ikea_story/people_and_the_environment/

Pubblicato da Davide

  • Holodoc

    Ottimo articolo Tonguessy.

    Mi sono scontrato di recente con un altro esempio di postmodernita: il servizio di bike sharing attivo da pochi mesi a Firenze. E’ un servizio istituito ufficialmente dal comune a seguito di una gara pubblica e il “vincitore” dell’appalto è un colosso del settore con sede in Cina, la Mobike.

    Incuriosito dalla novità ho scaricato la app e forniti i dati della mia carta di credito per pagare la caparra, in promozione per un periodo limitato a solo 1 euro.
    Terminata l’operazione mi è arrivato l’SMS della mia banca: “disposto pagamento in favore di MOBIKE SINGAPORE”. Per capire di più ho letto anche il contratto di servizio, dove è riportato chiaramente che la società ha sede anche a Singapore e che i dati personali forniti non saranno trattati secondo le normative europee e potranno anche essere quindi venduti a terzi.
    Ovviamente mi è andato il sangue alla testa!

    Non ero arrabbiato perché l’azienda a fornire il servizio fosse straniera, già nell’800 il tram di Fiesole era stato costruito e gestito da una società belga.
    Alcuni multinazionali straniere, poi, hanno sede nei dintorni della città, dando lavoro a molte persone e pagano le nostre tasse prima di portare i profitti all’estero.

    Quello che mi ha fatto rabbia è che il Comune di Firenze, che tartassa i suoi cittadini di tasse, dia in appalto un servizio pubblico a chi le tasse non le paga, e comunque non in Italia! E non solo ha sede in Cina, ma si appoggia ufficialmente a paradisi fiscali!

    Quale azienda italiana potrebbe fare loro concorrenza?

    • Tonguessy

      In effetti quello che tu denunci è ormai una verità consolidata: i grossi gruppi imprenditoriali fanno il bello ed il cattivo tempo grazie alla connivenza della classe politica che una volta aveva un occhio attento per i cittadini mentre oggi sono lo zerbino dei potenti. Triste, ma è così.

      • Holodoc

        I politici sono sempre stati zerbino dei potenti, solamente che durante la guerra fredda dovevano far credere di essere dalla parte del popolo per paura della “minaccia rossa”.
        Segnalo a te e agli altri un articolo che ho letto di recente proprio riguardo alla incoerente accettazione da parte delle nuove generazioni dello stile di vita “postmoderno”:

        Cito: “… gli studenti Erasmus Generation sono contro la precarietà economica e occupazionale, ma a favore della società di mercato. …”

        https://www.controinformazione.info/generazione-erasmus-i-cortigiani-della-societa-del-capitale/

        • Tonguessy

          Splendido articolo che condivido al 100%.
          Vero anche che il pericolo rosso avesse fatto pendere la bilancia verso i diritti dei lavoratori (avrebbero potuto-ORRORE!-imitare i bolscevichi). Ma c’era anche qualcosa OLTRE la posizione di difesa dello status quo. Sennò non si spiegherebbe la vita (e la morte!) di un democristiano DOC come Mattei. C’era in quegli anni (e al di là delle divisioni ideologiche) una condivisione degli orizzonti sociali testimoniata dalla sostanziale partecipazione delle maggiori forze politiche (DC e PCI) al piano di trasformazione della società italiana, poi culminata con il tragico assassinio di Moro e conseguente abbandono di ogni velleità sovranista.

          • Holodoc

            Persone di buona volontà ci sono sempre state, e quando fornire agli elettori una parvenza di equità era necessario venivano anche lasciate arrivare a posizioni di potere, salvo farle fuori se si spingevano troppo avanti con i loro ideali. Adesso sia partiti che aziende sono molto più attenti nel selezionare chi fa carriera.

  • Tizio8020

    Chapeau!

  • Tizio8020

    Bene, dopo i complimenti, arriva la riflessione.
    Come la combattiamo, ‘sta razza di predatori e sfruttatori?

    Fintanto che le Leggi se le faranno da soli, mi sa che non ce la faremo mica.
    Il bello è che passano “per Legge” le peggiori schifezze, con scuse come “ce le chiede l’Europa” (però solo quello che fa comodo a loro), i Diritti Acquisiti non esistono, etc.
    Bene, quindi bisogna fare una Legge che nazionalizzi il Capitale di questi fenomeni?
    Non si può, hanno sede in “paradisi fiscali”.
    Se ti fai un giro sulle dichiarazioni dei grandi, noti un trait-d’union: nessuno paga tasse.
    Tutte le “Grandi Aziende” si lamentano del costo delgi stipendi, eppure se controlli noti che nessuna paga tasse.
    Quindi non è una lamentela, è un semplice “Atto di Guerra”.
    Warren Buffet l’ha detto chiaramente: “E’ una Guerra di Classe, e NOI la stiamo vincendo”.
    Ora, a meno che Buffet sia diventato un artigiano a Partita IVA (e non credo…), allora quel “NOI” è riferito ai ricchi bastardi.
    Che ce lo stanno infilando in quel posto, e nessuno si ribella…

    • Tonguessy

      Non è vero che nessuno si ribelli. Se consideri la astensione al voto come una forma di ribellione ad una classe politica corrotta e connivente con i poteri forti, puoi vedere in filigrana delle speranze. Ovviamente c’è chi dice che il popolo è bue, e non si rende conto che si sta sparando sul piede. Oppure è un gatekeeper. Comunque sia noi tutti abbiamo un compito: diffondere il più possibile la consapevolezza di quanto sta accadendo. Non dobbiamo tacere. Ci sono vari livelli di dialogo su cui possiamo appoggiare le nostre consapevolezze e non tutti sono alla portata dei più. Abbiamo il compito di seminare, consapevoli che prima o poi qualcosa sboccerà. Da parte nostra abbiamo i numeri, da parte loro c’è solo un certo uso del potere (media, propaganda, messaggi spesso subliminali, coercizioni, etc..). Purtroppo non abbiamo imparato la lezione di Sun Tzu.

      ” Tutta la guerra si basa sull’inganno.”
      Siamo stati ingannati. Loro hanno compreso Sun Tzu, noi non ancora.

  • Ronte

    Una spruzzatina di anti-acaro e anti-batterio e l’individuo(famiglia) postmoderno è a posto…Poi arriva l’infinito apprezzamento delle farmacie che distribuiscono psicofarmaci a tonnellate…

  • SanPap

    Tutto iniziò così: Friedrich von Hayek
    Come può la combinazione di frammenti di conoscenze esistenti in menti diverse portare a risultati che, se dovessero essere perseguiti deliberatamente, richiederebbero una conoscenza da parte del regista che nessuno può possedere ?

    Non occorre fare nulla, il libero mercato è una mente che si autogoverna.

    Io, la matita di L. E. Read

    Sono una matita di grafite – la comune matita di legno familiare a tutti i ragazzi e ragazze ed adulti che leggono e scrivono.
    Scrivere è sia la mia vocazione che la mia occupazione; questo è tutto quel che faccio.
    Potreste domandarvi perché dovrei scrivere una genealogia. Beh, tanto per cominciare, la mia storia è interessante. E, poi, io sono un mistero – più grande di un albero o di un tramonto o anche di un lampo. Ma, sfortunatamente, sono accettata come un dato da chi mi usa, come se fossi un semplice episodio senza antecedenti. Questo atteggiamento superficiale mi relega al livello del banale. Questo è un esempio del grave errore in cui l’umanità non può più a lungo persistere senza pericolo. Poiché, osservò il saggio G.K. Chesterton, “periamo per mancanza di stupore, non a causa di stupori”.
    Io, matita, per quanto sembri semplice, merito il vostro stupore e rispetto, una rivendicazione che cercherò di provare. Difatti, se potete comprendermi – no, è chiedervi troppo – se poteste divenir coscienti del carattere miracoloso che io simbolizzo, aiutereste a salvare quella libertà che l’umanità sta infelicemente smarrendo. Ho una profonda lezione da impartirvi. E posso darvela meglio di un auto o di un aereo o di una lavastoviglie perché – beh, perché sono apparentemente tanto semplice.
    Semplice? Eppure non una singola persona sulla faccia della terra sa come fabbricarmi. Questo pare inverosimile, no? Specialmente quando ci si rende conto che ci sono circa un miliardo e mezzo di miei simili prodotti ogni anno negli USA.
    Prendetemi ed osservatemi. Cosa vedete? Non molto – c’è del legno, della lacca, la marca stampata, della grafite, un poco di metallo e una gomma.

    Innumerevoli antecedenti
    Proprio come voi non potete risalire troppo all’indietro col vostro albero genealogico, così mi è impossibile nominare e spiegare tutti i miei antecedenti. Ma vorrei suggerirne abbastanza perché su di voi si imprima la ricchezza e complessità dello sfondo.
    Il mio albero genealogico comincia con quel che è proprio un albero, un cedro di quelli dritti che crescono nella California del Nord e in Oregon. Adesso pensate a tutte le seghe, ai camion, alle corde e agli innumerevoli altri attrezzi usati per raccogliere e trasportare i ceppi di cedro verso i binari della ferrovia. Pensate a tutte le persone e alle svariate competenze occorse alla loro fabbricazione: l’estrazione del minerale, la fabbricazione dell’acciaio e la sua trasformazione in seghe, asce, motori; la coltivazione della canapa e i vari stadi fino ad ottenere una corda pesante e forte; gli accampamenti nel bosco con i letti e le mense, la cucina e la preparazione delle vivande. Diamine, migliaia di persone hanno avuto un ruolo in ogni tazza di caffè bevuta dai taglialegna!
    I ceppi vengono spediti allo stabilimento di San Leandro, California. Riuscite ad immaginare gli individui che hanno prodotto i carri e i binari e i locomotori ed hanno costruito ed installato i sistemi di comunicazione che essi presuppongono? Queste legioni sono tra i miei antecedenti.
    Considerate il lavoro a San Leandro. I ceppi di cedro sono tagliati in asticelle piccole, lunghe quanto una matita, meno di un quarto di pollice di spessore. Queste sono asciugate in un forno e poi tinte per lo stesso motivo per cui le donne si mettono il rossetto. La gente vuole che io sembri carina, non pallidamente bianca. Le aste sono incerate e di nuovo asciugate. Quante sono le competenze che concorrono alla tinta e all’asciugatura, alla fornitura del calore, della luce e dell’energia, delle cinghie, dei motori e di tutte le altre cose richieste da una fabbrica? Spazzini dello stabilimento tra i miei antenati? Sì, e vi sono inclusi gli uomini che versarono il calcestruzzo per la diga di una centrale Pacific Gas & Electric Company che fornisce l’energia agli impianti!
    Non scordate gli avi vicini e lontani che hanno aiutato a trasportare sessanta carichi di aste attraverso il paese.
    Una volta nella fabbrica – 4 milioni di dollari di attrezzature e costruzioni, tutto capitale accumulato da progenitori economi e avveduti- a ogni assicella sono date otto scanalature con una complessa macchina, dopo di che un’altra macchina sistema grafite in un’asta su due, applica colla e pone sopra un’altra asta – un sandwich alla grafite, per così dire. Io e sette fratelli siamo meccanicamente ritagliati da questo sandwich di legno.
    La grafite stessa è complicata. Viene estratta a Ceylon. Pensate ai minatori e a chi fa i loro tanti utensili e i sacchi di carta in cui si trasporta la grafite e a chi produce le corde che legano i sacchi e a quelli che li portano sulle navi e che quelle navi costruiscono. Anche il guardiano del faro lungo la rotta ha assistito alla mia nascita – e il pilota del porto.
    La grafite è mischiata con argilla del Mississippi di cui viene usato l’idrossido d’ammonio nel processo di rifinitura. Poi sono aggiunti agenti inumidenti come il sego sulfonato- grassi animali che hanno reagito chimicamente con acido solforico. Dopo il passaggio attraverso svariate macchine, la mistura si presenta infine come una lunga estrusione – come per una macchina da salsicce – tagliata su misura, seccata e cotta per molte ore a 1850 gradi Fahrenheit. Per aumentarne la forza e la levigatezza la grafite e poi trattata con una mistura calda che comprende cera del Messico, paraffina e grassi naturali idrogenati.
    Il mio cedro riceve sei strati di lacca. Conoscete gli ingredienti della lacca? Chi penserebbe che coltivatori di semi di ricino e raffinatori di olio di ricino ne facciano parte? E’ proprio così. Ebbene, anche i processi attraverso cui la lacca assume un bel color giallo richiedono l’abilità di più persone di quanto se ne possa enumerare!
    Osservate la marca. E’ una pellicola ottenuta scaldando nerofumo misto a resine. Com’è che ricavate le resine e, ditemi, cos’è il nerofumo?
    Il mio pezzo di metallo – la ghiera – è d’ottone. Pensate alle persone che estraggono zinco e rame e a quelle che sanno ricavare lucidi fogli d’ottone da questi prodotti della natura. Quegli anelli scuri sulla ghiera sono nickel nero. Cos’è il nickel nero e come viene applicato ? Ci vorrebbero pagine per spiegare solo perché il centro della ghiera non è ricoperto di nickel nero.
    Infine c’è il mio supremo motivo di gloria, cui nel commercio con poca eleganza ci si riferisce come al “tampone”, la parte che si usa per cancellare gli errori che si fanno con me. Un ingrediente chiamato “factice” è quel che cancella. E’ un prodotto simile a caucciù prodotto dalla reazione di olio di ravizzone delle indie olandesi e di cloruro di zolfo. Il caucciù, contrariamente a quanto si crede, serve solo a scopo di coesione. Poi ci sono ancora numerosi agenti di vulcanizzazione e accelerazione. La pietra pomice arriva dall’Italia; e il pigmento che dà il suo colore alla “gomma” è solfuro di cadmio.

    Nessuno sa
    Qualcuno vuol mettere in dubbio la mia precedente affermazione secondo cui nessun singolo sulla faccia della terra saprebbe come costruirmi?
    Effettivamente, milioni di esseri hanno partecipato alla mia creazione, nessuno dei quali sa degli altri se non poche cose. Bene, potrete dire che vado troppo lontano collegando la mia creazione al raccoglitore di caffè nel lontano Brasile e ai coltivatori di cibo di altre parti, che questa è una posizione estremista. Devo ribadire quanto sostenuto. Non c’è una singola persona tra questi milioni, incluso il presidente della fabbrica di matite, che contribuisca per più di una piccola, infinitesima parte di competenza. Dal punto di vista del saper fare la sola differenza tra il minatore di grafite di Ceylon e il boscaiolo dell’Oregon è nel tipo di abilità tecnica. Non ci si può dispensare né del minatore né del boscaiolo, non più che del chimico di fabbrica o dell’operaio nel campo di petrolio- essendo la paraffina un derivato del petrolio,
    Ecco un fatto sbalorditivo: né il lavoratore petrolifero né il chimico né l’estrattore di grafite né chi equipaggia o costruisce le navi o i treni o i camion né chi manovra la macchina che rifinisce il mio pezzo di metallo né il presidente della compagnia assolve il suo singolare compito perché mi voglia. Ciascuno mi vuole meno, forse, di un bambino nei primi giorni di scuola. In effetti, ci sono molti, in questa vasta moltitudine, che non hanno mai visto una matita né saprebbero come usarla. La loro motivazione è altra da me. Forse è qualcosa del tipo: ognuno di questi milioni vede che così può scambiare il suo piccolo saper fare con beni e servizi di cui abbisogna o che desidera. Io posso rientrare o no tra questi.

    Nessuna mente pianificatrice
    C’è un fatto ancor più sorprendente: è l’assenza di una mente superiore, di qualcuno che detta o con forza dirige quelle numerose azioni che mi portano ad esistere. Non si può trovare nessuna traccia di una tale persona. Invece, troviamo al lavoro la Mano Invisibile. Questo è il mistero a cui mi riferivo prima.
    E’ stato detto che “solo Dio può creare un albero.” Perché concordiamo su questo ? Non è perché capiamo che noi stessi non potremmo farlo? In effetti, possiamo anche solo descrivere un albero ? Non possiamo, eccetto in termini superficiali. Possiamo dire, per esempio, che una certa configurazione molecolare si presenta come albero. Ma quale mente umana potrebbe registrare, non parliamo di dirigere, i continui mutamenti molecolari che avvengono nel corso della vita di un albero ? Una tale evenienza è assolutamente impensabile!
    Io, matita, sono una complessa combinazione di miracoli: albero, zinco, rame, grafite e così via. Ma a questi miracoli che si manifestano in Natura s’aggiunge un miracolo anche più straordinario: la configurazione delle energie umane creatrici – milioni di piccoli saper fare che ingranano naturalmente e spontaneamente in risposta al desiderio e alla necessità umani e in assenza di ogni pianificazione umana! Poiché solo Dio può creare un albero, insisto nel dire che solo Dio potrebbe farmi. L’uomo non può dirigere quei milioni di abilità per darmi vita più di quanto possa riunire molecole per creare un albero.
    Questo è quanto intendevo quando scrivevo: “se poteste divenire coscienti del carattere miracoloso che io simbolizzo, potreste aiutare a salvare quella libertà che l’umanità sta infelicemente perdendo.” Perché se ci si rende conto che queste abilità si organizzeranno naturalmente, sì, automaticamente, in modelli creativi e produttivi come risposta al desiderio e alla necessità umani – vale a dire, in assenza di qualsiasi dirigismo governativo o coercitivo – allora si possiederà un ingrediente assolutamente essenziale per la libertà: una fede nelle persone libere. La libertà è impossibile senza questa fede.
    Una volta che un governo abbia avuto il monopolio di un’attività creatrice come, per esempio, la consegna della posta, la maggior parte degli individui crederà che la posta non possa essere efficacemente distribuita da uomini che agiscono liberamente. E questo è il motivo: ognuno riconosce di non sapere tutte le cose che concorrono alla consegna postale. Egli ammette pure che nessun altro individuo potrebbe saperlo. Tali supposizioni sono corrette. Nessun singolo possiede abbastanza conoscenze per effettuare la distribuzione nazionale della posta più di quanto possegga abbastanza sapere per produrre una matita. Ora, senza la fede nelle persone libere – nell’inconsapevolezza che milioni di piccole abilità si formerebbero e coopererebbero, in modo naturale e miracoloso, alla soddisfazione di questa necessità – l’individuo non può impedirsi di giungere all’errata conclusione che la posta può essere consegnata solo da uno “pianificazione” governativa.

    Testimonianze a profusione
    Se io, matita, fossi l’unico articolo a poter dare testimonianza di quel che donne e uomini possono fare quando siano liberi di provare, allora gli scettici avrebbero un giusto motivo. C’è però abbondanza di testimonianze; sono dovunque intorno a noi. La distribuzione della posta è estremamente semplice se paragonata, per esempio, alla produzione di un’auto o di una calcolatrice o di una mietitrebbia o di una fresatrice o a decine di migliaia di altre cose. Distribuzione? Bene, nel campo in cui gli uomini sono stati lasciati liberi di tentare, essi diffondono la voce umana intorno al mondo in meno di un secondo; distribuiscono un avvenimento visivamente e in movimento in ogni casa mentre si sta verificando; trasportano 150 passeggeri da Seattle a Baltimora in meno di quattro ore; forniscono gas dal Texas al fornello o alla caldaia di New York a tariffe incredibilmente basse e senza sovvenzioni; forniscono ciascuno quattro libbre di petrolio del golfo persico alla nostra costa orientale – metà del giro del mondo – per meno soldi di quelli chiesti dal governo per consegnare una lettera di un’oncia dall’altro lato della strada!

    La lezione che voglio darvi è questa: lasciate fluire liberamente tutte le energie creative. Organizzate solo la società perché agisca in armonia con questa lezione. Fate che l’apparato legale della società rimuova ogni ostacolo meglio che può. Permettete a questi saperi creativi di scorrere liberamente. Abbiate fiducia nell’obbedienza di donne e uomini liberi alla Mano Invisibile. Questa fiducia sarà confermata. Io, matita, per quanto semplice appaia, offro il miracolo della mia creazione come testimonianza di questa fede pratica, pratica come il sole, la pioggia, un cedro, la buona terra.

  • Primadellesabbie

    Bel lavoro Tonguessy! Ma io non ce l’ho con Ikea, e forse nemmeno con Walmart.

    Vogliamo, abbiamo voluto, una società complessa, zeppa di regole?

    Questo é il risultato: chi arricchisce, ed é in grado di avvalersi dell’esercito di professionisti addestrati, predisposti e propensi a soccorrere chi si impone agli altri, e dà chiari segni che le sue intenzioni e la sua indole non turbino il panorama trova tutta l’assistenza e la solidarietà che questo modello sociale può offrire.
    In primo luogo la strada larga per aggirare le regole che, in quanto tali, sono aggirabili, sempre!

    Non ci piace? Cerchiamo i responsabili di questo modo di organizzare la distribuzione di godimenti e crudeltà, di spensieratezza ed ansie?

    Guarderei nella direzione degli entusiasti acritici, a qualsiasi classe sociale, livello di istruzione, educazione, religione, associazione sportiva, appartengano, con la sola eccezione dei bimbi, ma dopo la pubertà, gli entusiasti acritici, composti o sguaiati, sono il motore di qualsiasi sistema, sono loro la classe media, media nel bisogno o nell’abbondanza, trasversali come si dice.

    Sono loro lo strumento e l’obiettivo di tutte le Ikea e le Walmart e, mi pare, purtroppo anche dei Di Maio.

    • Tonguessy

      Sinceramente quella prima persona plurale del tuo secondo capoverso mi sta decisamente stretto. Se scrivo queste cose è per denunciare uno stato di cose che non mi vede minimamente partecipe. Credo che come me si sentano in molti. E’ stata creata una società di specialisti che fondano il proprio credo nell’offrire il loro meglio (in cambio di laute prebende) al potente di turno. E’ un esercito ben organizzato di mercenari che sta combattendo contro di noi. Questo non vuol dire che tra i poveracci non esistano idioti disfunzionali che non riescono a fare i loro interessi. Quello che vorrei sottolineare è il livello sempre crescente di ricatto a cui siamo sottoposti e che genera da una parte sottomissione incondizionata e dall’altra una irresistibile voglia di spaccare tutto per scappare da questo stato di cose. Esistono degli studi abbastanza interessanti sul caos che mostrano come oltre ad un certo livello di prevedibilità succede qualcosa di straordinario a causa della rottura dei rapporti di linearità tra causa ed effetto. Alle volte l’effetto supera di gran lunga la causa in quanto a potenza, rendendo la seconda legge della termodinamica un esercizio da educande.

      • Primadellesabbie

        Non desidero coinvolgerti, con “…quella prima persona plurale…”, e credo che tu lo capisca, ma ho preso l’abitudine di sottolineare che non mi tolgo dal mazzo, per cercare di evitare un “io di qua e voi di là” al quale mancherebbe solo la musica di Morricone, anche se corrisponde alla realtà.

        Vedo, via via che i problemi si fanno più crudi, aumentare in modo tangibile l’inadeguatezza delle persone che li dovrebbero affrontare, e questo ad ogni livello e quale che sia il ruolo che si voglia considerare.

        E, ad aumentare allarme e preoccupazione, chi ha prestato attenzione (io) ha notato che questo fenomeno é stato previsto ed anticipato dal sistema produttivo.

        Gli studi sul caos dici, speriamo che non siano troppo rassicuranti, ma quanto basta a far ben sperare per un radioso avvenire dell’anarchia.

  • Ottimo articolo !! I nonluoghi sono prodotti della società postmoderna, dove i luoghi della memoria sono confinati alla stregua di “curiosità” o di “oggetti interessanti”. I nonluoghi sono incentrati solamente sul presente, caratterizzato dalla precarietà assoluta dalla provvisorietà, dal viaggio, dal passaggio e da un individualismo solitario. Le persone transitano nei nonluoghi ma nessuno vi abita. I nonluoghi sono presenti anche sulla moneta Euro, con l’effigie di edifici e monumenti privi di identità e di storia, a differenza delle immagini presenti sulla Lira di Platone, Caravaggio, Verdi, Montessori, Galileo, Marconi, Colombo … Nonostante l’omogeneizzazione, i nonluoghi solitamente sono vissuti con una valenza positiva (l’esempio di questo successo è il “franchising” ovvero la ripetizione infinita di strutture commerciali simili tra loro). Gli utenti si accontentano della sicurezza di poter trovare in qualsiasi angolo del globo la propria catena di ristoranti preferita o la medesima disposizione degli spazi all’interno di un aeroporto. Da qui un paradosso: il viaggiatore di passaggio smarrito in un paese sconosciuto si ritrova solamente nell’anonimato delle autostrade, delle stazioni di servizio e degli altri nonluoghi. (Villaggio globale, Marshall McLuhan) Il rapporto fra i nonluoghi e i suoi abitanti avviene solitamente tramite simboli, parole o voci preregistrate. L’esempio lampante sono i cartelli affissi negli aeroporti vietato fumare oppure non superare la linea bianca davanti agli sportelli. L’individuo nel nonluogo perde tutte le sue caratteristiche e i ruoli personali per continuare a esistere solo ed esclusivamente come cliente o utente.
    Non vi è un riconoscimento di un gruppo sociale, come siamo abituati a pensare nel luogo antropologico. Si è socializzati, identificati e localizzati solo in occasione dell’entrata o dell’uscita dal nonluogo; per il resto del tempo si è soli e simili a tutti gli altri utenti/ passeggeri/ clienti/ consumatori che si ritrovano a recitare una parte che implica il rispetto delle regole. La società che si vuole democratica non pone limiti all’accesso ai nonluoghi. Farsi identificare come consumatori solvibili, attendere il proprio turno, seguire le istruzioni, fruire del prodotto e pagare. Anche i centri storici delle città europee si stanno sempre di più omologando, con i medesimi negozi e ristoranti, il medesimo modo di vivere delle persone e addirittura gli stessi artisti di strada. L’identità storica delle città è stata ridotta a stereotipo di richiamo turistico.
    Nell’Europa che tenta di fermare l’ingresso dei migranti, si crea un’ambivalenza dei nonluoghi: quelli dell’abbondanza, e quelli della miseria, come i campi profughi, centri di detenzione dei migranti et similia. In essi però l’identità è pericolosa per chi ci si trova, poiché espone al rischio di espulsione o incarcerazione.

    • Primadellesabbie

      Questa direzione si é intrapresa con la costruzione delle strade consolari.

    • gilberto6666

      Infatti quando viaggio avverto una sensazione di “inutilità” turistica, tutte le città mi sembrano uguali ed omologate. Anche i turisti li trovo a volte insopportabili, forse ormai viaggiare non ha più davvero senso. Basta girare nel centro della propria città, commerciale ovviamente.

      • Primadellesabbie

        E ti perdi nelle rotonde, o manchi l’uscita giusta dall’autostrada, per questo c’é il navigatore, hanno pensato proprio a tutto!

        Anche le commesse dei negozi tutti uguali del centro sono tutte uguali, da 40 anni, da Stoccolma ad Atene, stessi vestiti, stesso trucco, stesse movenze, ma se le fai parlare puoi ancora capire dove ti trovi!

        • pincopallo

          “se le fai parlare puoi ancora capire dove ti trovi!”

          Scommettiamo che fra qalche anno saranno “mute” ? ; )

    • Tonguessy

      I non luoghi sono nati per soddisfare le non persone ed impegnarle a non vivere le loro non vite. Purtroppo gli antichi greci si erano limitati al Ou-Topos e tutto il resto non potevano neanche immaginarlo. La postmodernità ha trasformato il vecchio sogno di un luogo ideale nell’incubo attuale. Ovvero nel luogo reale che descrivi.

    • Holodoc

      “… La società che si vuole democratica non pone limiti all’accesso ai nonluoghi. …”

      Basta pensare che i parcheggi dei centri commerciali sono gratuiti mentre quelli degli ospedali sono a pagamento per capire quanto sia vero quello che sostieni.

  • DesEsseintes

    Come nl primo pezzo si continua a girare attorno al vero punto cruciale.

    Ikea viene dopo Walmart.
    È stata la walmartizzazione del lavoro a introdurre questo modello

    http://www.uomoplanetario.org/2011/12/la-walmartizzazione-dellamerica/

    Ed è il primo risultato su google. Se volete leggerne un po’ di più potete prendere “Il minotauro globale” di Varoufakis ma se ne è scritto a bizzeffe DA VARI DECENNI.

    Niente di nuovo.

    Quindi non si può imputare ai padroni scorpioni di comportarsi da scorpioni.
    È la loro natura di classe ossia non nascono cosí ma vengono metodicamente educati a sviluppare questa mentalità.

    Il problema vero è: perché la gente non capisce? Perché anzi si “rifiuta” di capire e accetta che quel modello il cui fine è di ridurla in svitù doventi il suo obiettivo di vita?
    Perché anche se iniziano vagamente a capire non si ribellano?
    Perché la classe medio alta che capisce perfettamente non si ribella?

    “Perché c’è lo strapotere mediatico…noi essere piccolini…nulla potere fare contro media di regime…”

    Non è vero e comunque sia è di quello che si deve parlare e non continuare a riempire gli scaffali delle librerie e le pagine di internet con analisi su analisi che ormai sanno fare tutti tanto sono ultra abusate da più di cinquant’anni.

    Bisogna parlare di come ragiona la classe medio alta, la classe media e medio bassa, di come ragionano i lavoratori e di come si può persuaderli.

    Non lo fa nessuno se non in qualche sporadico saggio accademico mente a livello di divulgazione c’è un solo singolo signore in tutto il mondo che osa avventurarsi nell’analisi dei rapporti di classe fra borghesia media (in generale) e lavoratori&precari.

    A parte lui che si chiama Jessé Souza, per tutti gli altri l’argomento è taboo e infatti continuiamo a perdere terreno…ma…ci divertiamo a fare le analisi…questo sí…utilissime le analisi…i padroni hanno tanta paura delle analisi…

    Per chi vuole qui c’è uno dei suoi libri più importanti “A tolice da inteligência brasileira” (“La stupidità della intellighenzia brasiliana”).
    Sono meno di 300 pagine, nel numeratore pdf risultano 633 ma sono pagine di meno della metà della dimensione normale.
    Finché anche in Italia e in Europa non si parlerà di questa impasse fra le classi subalterne, che vede contrapposte classe media in generale e “proletariato” in un conflitto che le acceca impedendo loro di rendersi conto che l’unico nemico mortale sono i “veri dominanti” – e che si tratta di un “nemico in comune” – qualsiasi azione politica finirà inevitabilmente per favorire le élite e confermarla nella sua egemonia materiale e culturale.

    https://osirredentosblog.files.wordpress.com/2015/12/a-tolice-da-inteligencia-brasileira-jessc3a9-souza.pdf

    NB: per chi leggerà il libro tenga presente che deve solo sostituire la parola “Brasile” con “Italia” e il libro si adatterà perfettamente alla nostra situazione.

    • Tonguessy

      Fammi solo capire una cosa: cosa stai pretendendo da me? Che organizzi una rivoluzione? Che distribuisca armi?
      Sinceramente: se hai una soluzione che io, nella mia limitatezza, non riesco ad afferrare sei invitato ad esplicitare il tuo pensiero in modo da renderci tutti partecipi della tua capacità di andare dritto dritto al “vero punto cruciale”.
      Te ne sarei particolarmente grato e, ne sono sicuro, molti altri assieme a me lo sarebbero.

      • DesEsseintes

        Calma, capisco che se si viene toccati sul punto debole si dica “Ahi…fare tanto male…” ma devi capire che io ho scritto un commento al tuo post che non contiene offese nei tuoi confronti quindi è perfettamente lecito.
        Non hai capito cosa voglio dire?
        Ci sono due opzioni:

        1) ti rileggi il post due o tre volte

        2) ti leggi il libro che ho linkato

        Non serve a una mazza…anzi…NON SERVE A UNA MAZZA…se non a farsi i spippettamenti a vicenda, continuare con le analisi sul consumismo post moderno.
        Ce ne stanno a centinaia di migliaia da tutte le parti a cominciare dagli anni sessanta del novecento.

        Quello che serve oggi è in primo luogo una analisi dei meccanismi di come si riesce a imporre una mentalità, una “narrazione”, del perché la si vuole imporre…e attenzione…delle necessità e modalità con cui la stessa classe dominante si auto impone una certa narrazione la cui comprensione sarà di valenza molto diversa a seconda che sia compresa da loro o dalle classi medie o da quelle subalterne.
        Poi, in secondo luogo, occorre parlare di come fare a “cambiare” questa mentalità quindi di come fare a far passare delle idee diverse fondate su altri valori.

        Ho messo, per te e per tutti, un bel link con un libro fondamentale.
        È di un sociologo che qui in Brasile è considerato uno dei massimi pensatori contemporanei quindi avete anche la tranquillità di fare riferimento a uno che ha il certificato DOP.
        Non vi resta che leggerlo tenendo conto che è sí in portoghese ma non è in lingua letteraria o specialistica quindi dopo una cinquantina di pagine iniziate ad andare molto più velocemente.

        Chi sa lo spagnolo non avrà problemi.

        PS: mi raccomando, la libertà di parola è un valore, non rinneghiamola al primo roder di chiappe.

        • Tonguessy

          Vedo che al solito la butti sul personale. Io non mi sento assolutamente “toccato sul punto debole”. Piuttosto, visto che credo nel dialogo, ti ho invitato a esplicitare il tuo pensiero. Ovvero: dove e come sarei carente? Perchè, vedi, se tu sei più in gamba e hai capito tutto, puoi anche farci il favore di metterci al corrente di ciò che deve essere fatto.

          Invece come reagisci? Mi dici di leggermi un papiro in portoghese. Non molto sportivo, devo dire. Non conosco il portoghese e non ho intenzione di studiarlo adesso per farti un favore. Lo so che prenderai questo come una offesa personale ma non so che farci.
          Non voglio studiare il portoghese. Punto. Però visto che lo conosci così bene potresti farci il favore di fare un riassunto del saggio. Questo sarebbe un atto di avvicinamento piuttosto che un atto di separazione come quello, appunto, di pretendere che tutti conoscano quella lingua e che si leggano 300 pagine (o 633, a seconda di come le si conta) in un linguaggio sconosciuto ai più.

          • DesEsseintes

            Sono anni che lo esplicito il mio pensiero.
            Anni.
            E nell’analisi dei rapporti di classe coincide in maniera impressionante con quello del sociologo brasiliano.

            Quanto al libro è in portoghese che è una lingua facilissima.

            Copincollo l’inizio cosí ve ne rendete conto.
            Per di più in qualsiasi lettore pdf su Ipad c’è il dizionario incorporato.

            A realidade social não é visível a olho nu, o que significa que o mundo social não é transparente aos nossos olhos. Afinal, não são apenas os músculos dos olhos que nos permitem ver, existem ideias dominantes, compartilhadas e repetidas por quase todos, que, na verdade, “selecionam” e “distorcem” o que os olhos veem, e “escondem” o que não deve ser visto. O leitor pode se perguntar: mas por que alguém faria isso? Por que existiria o interesse em esconder, distorcer ou, como dizemos na vida cotidiana, o interesse em “mentir” sobre como o mundo social realmente é? Ora, como diria o insuspeito Max Weber, os ricos e felizes, em todas as épocas e em todos os lugares, não querem apenas ser ricos e felizes.

            Querem saber que têm“direito” à riqueza e felicidade.

            Isso significa que o privilégio – mesmo o flagrantemente injusto, como o que se transmite por herança – necessita ser “legitimado”, ou seja, aceito mesmo por aqueles que foram excluídos de todos os privilégios.
            Nas sociedades do passado o privilégio era aberto e religiosamente motivado: alguns tinham “sangue azul” por decisão supostamente divina, o que os legitimava terem acesso a todos os bens e recursos escassos.
            A sociedade moderna, no entanto, diz de si mesma que superou todos os privilégios injustos. Isso significa que os privilégios injustos de hoje não podem “aparecer” como privilégio, mas sim como, por exemplo, “mérito pessoal” de indivíduos mais capazes, sendo, portanto, supostamente justificável e merecido.

            É isso que faz com que o mundo social seja sistematicamente distorcido e falseado. Todos os privilégios e interesses que estão ganhando dependem do sucesso da distorção e do falseamento do mundo social para continuarem a se reproduzir indefinidamente. A reprodução de todos os privilégios injustos no tempo depende do “convencimento”, e não da “violência”. Melhor dizendo,essa reprodução depende de uma “violência simbólica”, perpetrada com o consentimento mudo dos excluídos dos privilégios, e não da “violência física”

            […]

            [Qui la contraddizione fondamentale]

            E também em um cenário em que as classes sociais que mais apoiam essa bandeira como se fosse sua – os extratos conservadores da classe média tradicional e setores ascendentes da nova classe trabalhadora – são precisamente as classes que mais sofrem com os bens e serviços superfaturados e de qualidade duvidosa que o 1% mais rico vende a elas.

            COME C…. È POSSIBILE?

            O parli di questo o non parli di nulla.

          • pincopallo

            non so se sei più noioso o più narcisista.
            tu che dici ?

          • DesEsseintes

            Mentre ci penso su ti blocco.
            Che dici?

          • Tizio8020

            Ho in iziato a leggerlo usando il namalissimo “tarduttore” di Google.

            Questo è il motivo per cui il mondo sociale viene sistematicamente distorto e distorto. Tutti
            i privilegi e gli interessi che stanno guadagnando dipendono dal
            successo della distorsione e della distorsione del mondo sociale per
            continuare a riprodursi indefinitamente. La riproduzione di tutti i privilegi ingiusti nel tempo dipende dalla “convinzione”, non dalla “violenza”. In
            altre parole, questa riproduzione dipende da una “violenza simbolica”,
            perpetrata con il muto consenso di chi è escluso dai privilegi, e non
            sulla “violenza fisica”

            [Qui la contraddizione fondamentale]

            E
            anche in uno scenario in cui le classi sociali che maggiormente
            supportano questa bandiera come se fossero le loro – gli estratti
            conservatori della classe media tradizionale e settori verso l’alto
            della nuova classe lavoratrice – sono proprio le classi che soffrono
            maggiormente da beni e servizi troppo cari e da qualità dubbia che l’1% più ricco vende a loro.

    • vocenellanotte

      Mi permetto di esprimere il mio punto di vista circa la “subalternità” degli uomini. Trovo che essa sia in un certo senso innata, cioè alcuni uomini trovano vantaggioso esporre altri uomini ad alcuni rischi e ripararsi dietro. Rischi che possono essere anche di natura sociale.
      Questa subalternità di evidenzia nella schiavitù e nella servitù. Essere schiavi è una condizione ineluttabile e in un certo senso comoda, essere servi è una scelta.

      • DesEsseintes

        Una risposta molto divertente la dà il film di John Landis, “Una poltrona per due”, con Eddy Murphy e Dan Aykroyd.

        • Quasar

          si pero’ il film citato ha sempre il solito finale americano ottimista la realta’ dei fatti e’ l’esatto opposto seriamente chi poi ha visto un bianco dell’alta classe solidarizzare con un nero povero su’ siamo onesti

          in quanto al there is no alternative l’uomo purtroppo e’ stato abituato a vivere passivamente la sua esistenza tanto che ci sono maschi che amano essere sottomessi dalle donne per dirne una che da l’idea dell’essenza della postmodernita’ poco propensa all’azione

          dall’altra parte del “muro” invece abbiamo gente fuori di testa a livello di aladin (il film di sasha baron cohen) ma con molto meno umorismo e saggezza di lui

          per cui quando da una parte hai uno che chiama aladin le parole positivo e negativo perche’, sostanzialmente, si gode (in modo strafottente) il potere di cui dispone e dall’altra parte hai dei pagliacci inqualificabli e inevitabile che ti viene la malinconia

          soluzioni? l’unica praticabile a mio avviso e’ la tecnologia di viaggio interstellare per permettere agli elementi sani della razza umana di mettersi in salvo altrove

          • DesEsseintes

            Intanto sto all’Irajà di Botafogo dove mi hanno fatto il mojito più spettacolare della storia con ghiaccio di maracujà (mi sa che minimo me ne faccio tre).

            Poi quel film è carino e uno si fa due risate quindi facciamocele anche noi.

            Infine il bianco del film è ridotto in miseria e in quel momento acquisisce una sorta di coscienza di classe assieme al nero messo in mezzo nel cinico esperimento.

            È quello che io mi auguro e prevedo ossia che la classe media comprenda che se sostiene questo sistema sarà inevitabilmente distrutta perché considerata ormai inutile.

            In quel momento, se Dio ci aiuta, si renderà conto che la sua unica speranza è unirsi al popolo diventandone il leader sulla base di un nuovo patto sociale.

            Non succede?
            E allora sono katzi vostri mentre io mi becco il primo antipasto di churros de queijos brasileiros & ervas.

            A seu rostro.

    • Tizio8020

      Cit:

      “Non si può imputare ai padroni scorpioni di comportarsi da scorpioni.
      È la loro natura di classe ossia non nascono cosí ma vengono metodicamente educati a sviluppare questa mentalità.”

      Concordo.
      Però se ti trovi uno scorpione velenoso sui pantaloni, lo schiacci senza pensarci due volte.
      Perchè nella realtà questo non succede?

      • Tonguessy

        Perchè nella realtà gli scorpioni non si fanno mai vedere soli nei pantaloni. O ce ne sono molti e ti conviene soprassedere per evitare antipatiche ritorsioni oppure sei convinto che non è uno scorpione (a questo serve la propaganda)

  • Pimander

    Citaz da DesEsseintes:
    “””Perché la classe medio alta che capisce perfettamente e che è sempre più sotto attacco non si rubella?””
    Per lo stesso motivo per cui non si rispetta la fila alle poste, non si da la precedenza alla guida, ecc., ecc.,..vale a dire, finche la furbizia paga.
    Che c’entra?
    C’entra, perche’ in Italia se uno si muove gli altri non seguono …il sit in di protesta (mi corregga Tonguessy se sbaglio) contava si e no una decina di persone mentre quelle affette dalla riduzione di paga sarebbero in numero ben maggiore…costoro dov’erano? Perche’ non davano man forte ad una giusta causa?
    Erano in attesa.
    Si preparavano ad afferrare lai minima gratificazione che sarebbe nata dall’esporsi degli altri…
    E questo limite puo’ sfondarlo solo la fame…il numero delle persone alla fame ancora non ha raggiunto il punto critico…difatti, DesEsseintes parla di classe medio alta….di Italia da spolpare ce ne e’ ancora..speriamo solo che alle prossime elezioni vadano a governare persone consapevoli di questo e non consentano lo spolpamento definitive del paese con austerita’, debito pubblico, politically correct e minchiate varie…

    • DesEsseintes

      No, la fame non c’entra niente.
      È essenziale capire che la fame non c’entra.
      In Brasile la maggioranza della gente è poverissima e nelle periferie urbane vive a livelli da girone dantesco (non sto affatto esagerando) eppure non c’e nessuna rivolta DA SEMPRE.

      Qui da noi deve nascere una nuova ideologia e perché accada bisogna SPOSTARE IL FUOCO L’ANALISI dalle solite lamentele sulla decadenza del mondo moderno ai VERI rapporto fra classe media in generale e lavoratori ossia sul perché insistono a comportarsi come reciproci competitors QUANDO IL NEMICO È UN ALTRO e su quali accordi e concessioni deve fondarsi il loro patto di alleanza contro l’oligarchia.

      • Anastasia Svevi

        Riguardo la fame potresti avere ragione. Spesso da amici e conoscenti mi sento dire a mo’ di retorica che “gli italiani non si ribellano perchè hanno ancora la pancia troppo piena…” ma chi ci assicura che in caso contrario le cose cambierebbero? Da dove dovrebbe nascere una ribellione consapevole senza che la popolazione acquisisca coscienza sul sistema che bisogna combattere? Davvero la fame illuminerebbe automaticamente le menti degli italiani o questi ultimi finirebbero solo gradualmente più ghettizzati all’interno di gironi danteschi in costante espansione? Forse è illusorio oggi vedere la salvezza nelle possibilità di una lotta puramente politica o nel potere dell’una o dell’altra formula o sistema al quale non faccia da precisa controparte una nuova qualità umana. In un articolo pubblicato su questo sito (credo fosse di Fini ma non ne sono sicura) c’era un tizio che c’entrando il problema diceva: “oggi nel mondo una minoranza della popolazione possiede tutto. Quanto
        sarà? Il 10%? Ma le persone invece di pensare che il mondo così non può
        funzionare pensano a voler essere in quel 10%”. E’ questa mentalità che bisogna far crollare in primo luogo, altrimenti non si va da nessun altra parte.
        Anche se uno Stato possedesse un sistema politico o sociale che, in teoria, valesse come il più perfetto, ma la sostanza umana fosse tarata, allora quello Stato scenderebbe prima o poi al livello delle società più basse e meschine. Non si può pensare solo in termini di programmi, di problemi organizzatori partitici, di ricette sociali ed economiche escludendo il fattore suaccennato.

        • Volevo solo aggiornarti sul mio commento al commento su cb01: è stato rimosso 😉

          • Anastasia Svevi

            Eh, ti pareva che si smentivano quegli stronzoni? Questa non è la sede per parlarne, comunque hai la mia solidarietà e vadano a quel paese. A risponderci non ci hanno pensato neanche perchè lo sanno di essere dei fetenti.

        • DesEsseintes

          Anastasia (bellissimo nome), sto in vacanza in Brasile dove sono già venuto varie volte.
          Dovresti sentire come parla la gente di Lula.
          Non avevo mai sentito i brasiliani cosí appassionati.
          14 anni di governo petista, prima com Lula e poi con Dilma, programmi di sostegno ai miserabili mai tentati prima, la classe media terrorizzata dall’avanzata del “proletariato” che finalmente dopo secoli rialzava la testa.

          Lo amano, si infiammano, dicono “Ele dança o samba, va de pé descalzo, come feijoada…”.

          La gente ha bisogno di una speranza che SI INCARNI in qualcuno di carisma e allora rialza la testa, allora si sveglia.

          Il problema qui da noi è che la classe media continua a pensare che un ordine giusto consista nel ridare a loro i vecchi privilegi LEVANDOLI A QUALCUNO, ossia si crede che “ordine giusto” sia quando si trova una classe di poveracci da vessare per il proprio vantaggio.

          Vediamo.
          Io credo che dalla vecchia Europa possa venire poco e che il vero cambiamento partirà da qui, da un paese dove una parte della gente sa cosa vuol dire “condividere” ma soprattutto…soprattutto…sa ancora soffrire.

  • Primadellesabbie

    Leggo a conclusione di un interessante articolo proposto qui da Holoduc: “…i fautori della filosofia del Sacro, del Sovrano e dell’Eterno”.

    É meglio stare molto attenti a queste cose, certo bisogna prestare attenzione, scrutarle, studiarne i modi e gli sviluppi, le caratteristiche, le manifestazioni, ma bisogna anche, e con la stessa attenzione e diligenza osservare il mondo in cui viviamo ora, perché molte cose sono accadute ed accadono.

    É indispensabile cercare di cogliere le mutazioni e gli effetti sulle persone, sulla cultura e sulla natura che ci circonda, solo così, a qualcuno accadrà finalmente di capire quale sarà la forma che dovranno assumere il Sacro ed il Sovrano per rispettare la continuità e consentire lo svolgimento del disegno divino (qui gli atei usino pure la loro terminologia) in questa avventura, che comunque non sarà Eterna, e poter cercare di vivere in armonia con tale disegno.

    La maldestra e avventata riproposizione di schemi del passato, a questo punto, porterebbe solo grossi guai.

  • alessandroparenti

    Articolo interessante che affronta temi di attualità e importanti. Non riesco però a capire la contrapposizione tra operai sfruttati e vegani. Credevo che IKEA sfruttasse i primi per guadagnare di più e accontentasse i secondi per lo stesso motivo, nient’altro. E invece ci dev’essere una contrapposizione tra chi lavora e si fa il mazzo per poco e chi sceglie di non uccidere animali per alimentarsi. Ma non la colgo. Anche coccolare gli ecologisti non credevo andasse contro i lavoratori,ma sembra invece che anche loro godano di un immeritato trattamento di favore da IKEA. Qualcuno però dovrebbe spiegare a Touguessy che quando si divide uno spazio per vivere in comune,fosse anche un appartamento, bisogna anche pulire e,anche se costa fatica(tanta a touguessy a quanto sembrerebbe)tirare l’acqua quando si va al cesso,che è tutto quello che chiederebbero gli ambientalisti. Che sono in contapposizione non ai lavoratori, ma ai sudicisti,inquinaristi o come si vogliono chiamare.

    • Tonguessy

      La contrapposizione tra diritti individuali e diritti sociali non l’ho inventata io, al massimo la sto solo sottolineando. Da parte mia (e contrariamente a ciò che pensi) non esiste alcuna contrapposizione tra vegani e sfruttati, dato che sono possibili alleati per certe battaglie. Ma il capitale 2.0 ha deciso che sono da mettere in contrapposizione, dato che soddisfare una minoranza è meno costoso che soddisfare una maggioranza.Quindi sfruttano i salariati e coccolano i vegani,(al netto delle torte al gusto di merda) perchè alla fine costano meno. E grazie all’enorme propaganda, sembra che stiano salvando il mondo.

      • alessandroparenti

        La contrapposizione tra diritti individuali e sociali la capisco. Se mi si concede il diritto di pisciare per strada si toglie alla collettività quello di passeggiare in un ambiente pulito,mi è chiaro. Non capisco invece definire diritto individuale quello di astenersi da certi cibi. E ripeto anche il concetto:venire incontro a chi mangia vegano serve ad aumentare la platea dei clienti,non a farci digerire lo sfruttamento dei dipendenti. Ne è la prova il fatto che tutte le catene di distribuzione,discount inclusi,stanno allestendo sempre più scaffali con alimenti esclusivamente vegetali, e non per altra ragione se non quella di aumentare clientela e incassi.

        • Tonguessy

          Sul primo punto evidentemente c’è una incomprensione di base. Leggo sulla Treccani: “Insieme dei diritti riconosciuti dalla legge ai lavoratori nei confronti
          del datore di lavoro, anche con riferimento alla correttezza delle
          relazioni sindacali. In senso lato, per d.s. si intende il complesso
          delle tutele e dei servizi erogati dallo Stato e dagli enti locali al
          fine di garantire una rete di protezione sociale: istruzione, sanità,
          pensioni, previdenza sociale”

          http://www.treccani.it/enciclopedia/diritti-sociali/

          Quindi puoi pure pensare che i diritti sociali abbiano a che vedere con le deiezioni canine oppure con l’urea umana, ma credo tu stia fraintendendo il senso comune.

          Sul secondo punto ho già risposto, quindi evito di ripetermi. Non è comunque escluso (tutt’altro….) che prendersi cura delle minoranze porti a dei guadagni. Lo scrivo anche nell’articolo quando sottolineo che Ikea finanzia (diciamo) la Stichting Ingka Foundation, organizzazione non-profit proprio per evitare di pagare le tasse. Quello che succede è che mentre è in atto il dumping salariale si moltiplicano gli sforzi per soddisfare certe esigenze considerate irrinunciabili che vanno dall’alimentare al morale passando per l’ambiente.
          Se poi non vedi il collegamento tra questi due aspetti non so cosa farci. Io li vedo.

          • alessandroparenti

            Era meglio ammettere che i vegani li hai tirati in ballo a sproposito,cosa che capita spesso di questi tempi. Invece allarghi il discorso e vai a spulciare pure la Treccani. Occasione persa per dimostrare che oltre a scrivere bene possiedi anche il dono della sintesi. Il mio giudizio sull’articolo rimane comunque positivo. Mi piacerebbe sapere quanto diventano 584 euro di stipendio lordi,cioè quanto rimane all’impiegato,e se intendevi per l’orario completo. Mi sembra quasi impossibile.

  • pincopallo

    “Come risultato finale l’intera consorteria paga pochissime tasse”

    e le nostre aziende intanto chiudono !

    IKEA, il colosso svedese dei mobili montabili che infesta le case con prodotti di qualità moderna , cioè usa e getta (alla faccia dell’ecologia). Si tratta di una società che fattura 260 miliardi di euro all’anno, eppure, credeteci, paga praticamente NULLA di tasse. I dati provengono dal sito worldfinance.com.

    https://scenarieconomici.it/mentre-i-mobilieri-italiani-sono-uccisi-dalle-tasse-ikea-non-paga-praticamente-nulla-come-leuropa-distrugge-le-piccole-aziende/

    =============
    Paolo Gila
    “il modello low cost soddisfa i portafogli delle classi meno agiate, ma
    contestualmente è funzionale a creare queste fasce di popolazione di
    basso, se non bassissimo reddito.”

    In UK i mobili ikea sono considerati un lusso!

  • gix

    Frequento i non luoghi con intensità medio bassa, a rischio aumento ora per natale, non leggo intellettuali italiani che ritengo già abbastanza pallosi di loro, figuriamoci portoghesi, non sto tanto a proccuparmi se faccio acquisti ecologici o se comprando da certe multinazionali alimento lo sfruttamento del lavoro, minorile o meno. Mi rendo conto solo ora di aver comprato un bel po’ di volte ikea, persino polpettine e altre delizie nordiche, in particolare i biscottini verdi (le aringhe proprio no, non ce la faccio). Ebbene si, forse sono una non-persona, uno senz’anima per dirla con Malanga. Ma se riesco ancora ad accorgermene, forse qualche speranza post mortem ce l’ho.