IKEA

DI TONGUESSY

comedonchisciotte.org

Lo sguardo cade oltre l’enorme finestra, sulla balaustra con i colori aziendali della multinazionale: azzurro e giallo. Ormai anche nel Mediterraneo ci sono chiari segni di imminente glaciazione importata dal nord. Le dimensioni delle nostre finestre, una volta modeste in relazione al parallelo, oggi aumentano a dismisura come se l’effetto serra al suo interno fosse quello auspicato alle latitudini polari. I colori stessi sono slavati, spenti. Giallino e azzurrino, appunto. Siamo ben distanti dal bianco accecante delle case del sud o dalle colorite case pastello di San Francisco. Anche lì i colori non sono vivaci, ma quelle tinte pastello così varie non possono che mettere buonumore. Parola questa preclusa a giallini e azzurrini, a cui associo piuttosto noia e fastidio. Giallo noia e azzurrino fastidio, abbinamento perfetto per il ristorantino Ikea in cui mi trovo.

Uscito dalle casse rigorosamente cashless con la libreria in kit nel carrello avevo visto quell’invitante immagine di fish and chips. “Perchè no?” mi ero detto. Mi veniva in mente quell’abbuffata di fish and chips in quella bettola vicino a Londra, in quel fast food popolare, trafficato e senza pretese. Le porzioni erano abbondanti ed unte, e avevo ancora in bocca quel gusto inesplicabile di merluzzo fritto assieme alle patate fresche. Perchè no? Mi armo quindi di buona volontà e mi avvicino al totem automatico. In teoria le cose erano semplici: con il touch screen si seleziona ciò che si vuole, si paga e si da lo scontrino all’assistente dietro al bancone. Tocco con l’indice il terminale che cambia schermata. Adesso devo pagare. Poco sotto c’è la feritoia dentro cui bisogna far scorrere la banconota. Certo, potrei anche pagare con il bancomat, ma ho una specie di idiosincrasia verso i pagamenti di spiccioli via banca: non ce la faccio, lo trovo di una miseria inenarrabile. Cerco prima con calma poi con un crescendo di disperazione di infilare la banconota ma non c’è verso. Il meccanismo pare rifiutare qualsiasi tentativo. Mi guardo intorno. C’è una coppia di coetanei a cui chiedo lumi. Mi dicono di non saperne granché, osserviamo imbarazzati quel macchinario infernale che mi nega la possibilità di pagare. Poi la signora vede la luce: bisogna dare un consenso via touchscreen.

I computer hanno sempre qualche cazzo di meccanismo prioritario che non esiste nelle relazioni tra noi umani. Vogliono sempre qualcosa in più che noi non siamo abituati a dare. Addirittura la meccanica è più umana: l’auto mica ti domanda “sei sicuro che mi vuoi spegnere?” (o che vuoi accendere il tergicristallo e che ne hai diritto) al contrario del computer. Se devo pagare un cassiere non esiste motivo per cui quest’ultimo mi chieda se voglio davvero pagare e resti in attesa che io pigi un preciso tasto che non riesco ad individuare. Se mi trovo davanti a lui è solo per un motivo: devo pagare. Lui incassa e lì finisce la storia. Con i computer questa banale e ampiamente consolidata razionalità non fa parte dell’insieme di logiche perverse che lo animano. A questa incongruenza si somma il delirio del touchscreen. Mi torna in mente quella coppia di turisti a Firenze che mi chiedono se posso fare loro una foto con lo smartphone di ordinanza. No problem, i’m happy to help you. Certo, come no? Ogni volta che lo toccavo quell’oggetto insensato si trasformava in lettore MP3, client di posta elettronica o qualsiasi altra diavoleria. Niente foto. Alla fine ho dovuto passare l’ordigno multifunzione a mia figlia, che ha saputo domarlo. Ecco, quelle logiche non mi appartengono, lo voglio affermare con tutto me stesso. Purtroppo la società digitale non ne può più fare a meno. Lo scopo fu dichiarato nel lontano 1933 alla World’s Fair di Chicago: “Science Finds, Industry Applies, Man Conforms”. Lo scontro è epocale: i comportamenti umani devono fare i conti con procedure di astrazione sempre maggiori volute da scienza e messe in opera dalla tecnologia. Millenni di consuetudini sociali vanno riviste in funzione dei desiderata di banchieri, tecnologi e scienziati.

Maledicendo il momento in cui avevo deciso di dedicarmi alla ristorazione nordica e incapace di accettare la sconfitta inflittami dalla tecnologia cashless, riesco finalmente ad inserire la banconota nella fessura, opportunamente apertasi dopo il complicato comando touchscreen. L’inserviente strappa il biglietto emesso dal totem e in cambio mi porge l’agognata vaschetta. Lascio il carrello fuori ed entro nell’area ristorazione.  L’ambiente è anonimo in stile ecochic. Fanno bella mostra di sé l’arredamento in pseudo legno stile nordico dai colori slavati, l’angolo per la raccolta differenziata del pattume ed il finestrone di cui sopra. Nessun accenno ad una qualsiasi vivacità. Alzo lo sguardo oltre la balaustra: anche il mondo lì fuori sembra accogliere il diktat svedese. Un viavai di grigi camion e auto che rallentano per entrare in autostrada, o accelerano per uscirne. Trasporto gommato di merci che vanno a riempire magazzini piccoli e grandi come l’Ikea e agenti di commercio che propongono tali merci. Non riesco ad immaginare altro in quel traffico.

Mi appoggio ad un tavolo alto senza sedermi e inizio a mangiare. Nessun gusto particolare, evitiamo le cose definite quindi anche i gusti decisi come capperi e acciughe. Niente che mi ricordi quel fish and chips dei britannici. Eppure anche loro sono ben al nord. Ma hanno le cabine del telefono rosso acceso, scusa se è poco. Per curiosità sono andato a vedere come sono le cabine telefoniche svedesi. Che ci crediate o meno sono colorate sempre in stile “evitiamo ogni entusiasmo”. Tipico il verde affanno, variante del verde marcio. Non se ne esce vivi.

Mi viene sete e con un euro si ha la possibilità di bere fino a scoppiare (non di salute, non preoccupatevi). La scelta è enorme: un sacco di distributori automatici. Peccato che i relativi gusti non siano poi così differenti. A parte la base sostanziosa di aspartame (ci scommetto che per dare un bel po’ di gusto dolce non usano lo zucchero) ci sono vari coloranti. Me ne verso un dito alla volta per tipo dentro al bicchiere di carta riciclabile e decido che della semplice acqua è mille volte meglio di quegli intrugli chimici. Ma l’acqua non è presente nei distributori, la vendono solo in bottiglie di plastica (riciclabile) e bisogna fare un altro biglietto al totem. No, grazie. Per oggi basta così.
Butto la vaschetta ed il bicchiere di carta nel bidone del riciclo ed esco da quel posto sconsolato.
“Ma perché se ti fa così schifo ci vai allora?” Giusta domanda. La risposta è semplice: con gli stipendi che girano il risparmio è d’obbligo. Non sarei mai riuscito a comprare l’arredamento della camera di mia figlia da un artigiano senza vendermi un rene. Per carità, paragonare il lavoro di un falegname mobiliere al prodotto industriale svedese è una bestemmia urlata in chiesa alla domenica mattina durante la messa. Diciamo che se mi serve un letto con cassettoni ed un armadio laccato bianco e sono disposto a sorvolare sul fatto che la laccatura in realtà è un deposito di plastica melaminica su strato di avanzi di legno e cartone pressati questa soluzione economica e presuntuosamente ecochic (sempre di riciclo si tratta) può andare bene. Ed il mio rene rimane sempre lì, a mia disposizione. In realtà la multinazionale in questione ha catapultato il gusto verso l’amore (dettato da necessità economiche) per il falso. Anche i poveri possono permettersi il lusso, basta che sia apparente. E qui non c’entrano per nulla i cinesi: è tutta roba made in EU. Inesorabilmente la nostra percezione, telecomandata dalle lobbies, sta sviluppando un interesse morboso verso l’estetica dimenticandosi l’anima delle cose. Il telefonino è diventato oggetto di culto in quanto virtualizza esteticamente ogni relazione con il reale. La virtualità è oggi la parola d’ordine: gli amici non si incontrano a casa ma su facebook, i contanti spariscono per lasciare spazio al cashless, il legno viene sostituito da melaminico stampato con venature di varie essenze, il succedaneo dei musicisti si chiama sequencer e via elencando. E’ il trionfo del ready made: i centri commerciali devono essere zeppi di cheap solutions predisposte ad hoc per chi non ha tempo né soldi da perdere in lente operazioni e pianificazioni.

Ed il ready made è l’esatta contrapposizione all’animismo: nulla ha più anima, esiste solo un’unica ontologia digitale. Il trionfo del monoteismo virtuale ed astrattivo. Sconfitta l’idea antica che anche gli oggetti possano avere una propria ontologia con un preciso senso del Sé a cui possiamo essere legati, la postmodernità ci ha consegnato una panoplia di insensatezze il cui unico riferimento è la fenomenologia del digitale. Pensateci un momento: se togliete il digitale dalla vostra vita, cosa resta oggi? Niente internet, niente computer, niente telefonini, niente tv. Non si salvano neanche le auto: senza il digitale spariscono praticamente tutte quelle che si vedono in giro. In realtà le nostre vite sono comandate dal digitale: la noiosissima e lunghissima serie di zeri ed uno ha preso il sopravvento sull’analogico, ovvero la variazione infinita tra un minimo ed un massimo, capace di sfumature quasi impercettibili. L’oggetto analogico ha un’anima che la mente digitale non riesce più ad individuare e riconoscere. Viviamo in un universo on-off e la narrazione primaria (Big Bang) ci vuole figli casuali di una fluttuazione quantistica.

Il ready made nato esattamente un secolo fa come denuncia di un sistema di valori senz’anima (urinoir di Duchamp) è diventato oggi il riferimento culturale primario. L’osservanza delle procedure ha soppiantato la comprensione del disegno generale che non appartiene più all’uomo. Siamo oggetti a disposizione delle macchine e del caso, dice Heisenberg. Triste epilogo della Res Cogitans cartesiana.

“I believe that the horrifying deterioration in the ethical conduct of people today stems from the mechanization and dehumanization of our lives. A disastrous by-product of the development of the scientific and technical mentality. “
A. Einstein

 

TONGUESSY

Fonte: www.comedonchisciotte.org

24.10.2017

82 Commenti
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DesEsseintes
DesEsseintes
24 Ottobre 2017 22:40

Bisognerebbe chiarire un equivoco. Quando si scrive…: “Siamo oggetti a disposizione delle macchine e del caso, dice Heisenberg. Triste epilogo della Res Cogitans cartesiana.” …è sbagliato perché c’è un “SIAMO” che induce in errore, inibisce “alla sorgente” la possibilità di una presa di coscienza e quindi di una risposta politica. Quel “SIAMO” sembra una generale condizione umana più o meno ugualmente condivisa. Ossia la “triste fine della Res Cogitans” riguarderebbe l’UOMO. Non è così, riguarda solo le classi subalterne; le classi dominanti anzi stanno sviluppando una soggettività di gruppo sempre più completa ed evoluta. I membri delle classi “veramente” dominanti non sono soggetti alla videodipendenza, al potere pervasivo dei media, al diventare oggetti a disposizione delle macchine etc Sono in una condizione socio-culturale-politica che gli consente una immunità e soprattutto una “capacità rigenerativa” di cui le persone di classe inferiore non possono in alcun modo disporre. A parte i casi fisiologicamente meno di successo, un ragazzino di classe alta può ascoltare musicaccia, vedere la tv, pippare in compagnia etc etc ma non ne risentirà come un ragazzo di classe subalterna. Il primo si riprende e anzi si arricchisce dalle esperienze di vita mentre il secondo ne resta segnato per sempre.… Leggi tutto »

feaniris
feaniris
Risposta al commento di  DesEsseintes
24 Ottobre 2017 23:31

Sai, vuoi vincere usando le regole del tuo avversario. Cambia gioco o muori. La scelta è sempre libera. Con rispetto.

DesEsseintes
DesEsseintes
Risposta al commento di  feaniris
24 Ottobre 2017 23:54

Cito…:

“Con rispetto”

…e capisci con chi hai a che fare…

E glielo ho appena spiegato, fra l’altro.

D’altronde se non fosse così non saremmo messi come stiamo.

DesEsseintes
DesEsseintes
Risposta al commento di  feaniris
25 Ottobre 2017 6:32

Senti amico, tu “cambia gioco O MUORI” lo dici a qualcun altro.
Impara a moderare il linguaggio, squinternato.

A scanso di equivoci ho fotografato il desktop.

feaniris
feaniris
Risposta al commento di  DesEsseintes
25 Ottobre 2017 9:35

Intendevo dire che non è possibile vincere in un sistema neocapitalista per una persona del ceto medio basso. O si cerca una nuova forma di aggregazione, o si rischia di fare una brutta fine. Lamentarsi del sistema mi pare un esercizio sterile di retorica

DesEsseintes
DesEsseintes
Risposta al commento di  feaniris
25 Ottobre 2017 13:25

Ma guarda che io non mi sono lamentato del sistema… 😀

Va bene lo stesso dai, chiudiamo qui che è meglio.

Orama Mino
Orama Mino
Risposta al commento di  DesEsseintes
26 Ottobre 2017 9:01

Cos’è un perbenismo di maniera? Un politicamente corretto?
Non c’è nessun eccesso di linguaggio, di eccessivamente “moderato” ci sono solo le sue cervellotiche argomentazioni di scontata trita e ritrita sterile retorica.

DesEsseintes
DesEsseintes
Risposta al commento di  Orama Mino
26 Ottobre 2017 17:23

Eccone un altro che blocchiamo immediatamente

Orama Mino
Orama Mino
Risposta al commento di  DesEsseintes
27 Ottobre 2017 8:40

Bene, anziché mettersi in discussione si blindi nella sua vacua retorica.

DesEsseintes
DesEsseintes
Risposta al commento di  Tonguessy
25 Ottobre 2017 2:13

Guarda che è il contrario. Quando non c’erano i computer l’universo e gli eventi erano “meno” controllabili e comprensibili sotto l’aspetto fenomenologico. Sotto quello spirituale il progresso non migliora né peggiora se sei ai livelli di “controllo”. Se sei sotto oggi sei perso quasi senza speranza mentre “prima” restavano degli spazi non controllati che consentivano dei sentieri “nascosti”. Ma “oggi” credere che sia l’UOMO in generale a essere ridotto a funzione delle macchine è un errore che inficia la possibilità di diffondere l’ideologia della rivolta. La prova è che tu e tutti si chiedono come mai la gente non reagisca e se la prendono con i media mainstream che in realtà hanno una forza tutt’altro che irresistibile. PS: considera che quello che sta succedendo, e di cui si parlava anche qualche decina di anni fa, è una rivoluzione della “soggettività” ossia, in termini concreti, lo “individuo” non ha più tutto quel significato che ha avuto fino ai nostri giorni a partire più o meno dalla fine del XVIII secolo. Oggi la soggettività si mette in rete, per adesso solo concettualmente poi quando la tecnologia si svilupperà abbastanza lo si potrà realizzare fisicamente. Ma il primo passo è una incrollabile coesione… Leggi tutto »

DesEsseintes
DesEsseintes
Risposta al commento di  Tonguessy
25 Ottobre 2017 8:32

Ma come mi dai una possibilità… 😀

Vabbe’, allora te la do anch’io, va’.

A me non sembra che le classi dominanti siano più controllate dagli eventi di ieri.
Anzi mi sembra che la “dipendenza” dagli eventi sia aumentata molto di più per i subalterni.

Per quanto riguarda i medici dei potenti non ho capito che domanda è.
Qualsiasi potente di tutte le epoche sottostarà alla malattia e alla morte ma questo non lo accomuna minimamente al povero o al subalterno, almeno non più di quanto quelle sofferenze ci accomunino a un cane o a un cavallo.

Poi rimaniamo ognuno della sua opinione, va benissimo così.

Gianluca Freda
Gianluca Freda
Risposta al commento di  DesEsseintes
25 Ottobre 2017 20:36

Penso che tu abbia ragione da vendere, ma il problema è che si tratta di un discorso tautologico. Ciò che distingue le elite dalle classi subalterne è proprio la capacità (che i subalterni non possiedono) di fare istintivamente, quasi pavlovianamente, fronte comune quando si “sente” che sono in gioco certe prerogative o certi privilegi di categoria. Non si tratta di una “scelta” dettata da valutazioni di convenienza, ma di una vera e propria “qualità” antropologica che crea e definisce la loro stessa identità. Cosa che non esclude, ovviamente, lo scannarsi ferocemente su tutto il resto: ma sulla tutela di certe posizioni di privilegio comune, le elite non transigono, chiunque cerchi anche solo di sfiorare alla lontana il loro status di favore si scontra con una muraglia d’acciaio impossibile da penetrare. Se le classi subalterne possedessero questa capacità, sarebbero esse stesse, per definizione, “elite”, senza neppure bisogno di sporcarsi le mani in una lotta. Ma non è così: si definiscono “subalterne” proprio perché non la possiedono. E’ un po’ come pretendere che le mele diventino pere: magari si potrà anche fare, con qualche magica alchimia, ma a quel punto dovranno per forza esistere altre mele, altrimenti che senso avrebbe la distinzione?

DesEsseintes
DesEsseintes
Risposta al commento di  Gianluca Freda
25 Ottobre 2017 23:43

Le mele metaforiche possono diventare pere, basta che lo vogliano.
Solo che occorre qualcuno che le convinca e secondo me fare il discorso di Tonguessy porta al risultato opposto.
Il punto di partenza e lo scopo finale di ogni ragionamento dovrebbero essere instillare la rabbia e il desiderio di rivalsa.
Non lo si fa e infatti stiamo perdendo.

Gino2
Gino2
Risposta al commento di  Tonguessy
25 Ottobre 2017 9:33

Il “caso” non esiste.
E’ solo una maniera di dire “non sono in grado di calcolarlo e lo chiamo caso”

Gino2
Gino2
Risposta al commento di  Tonguessy
25 Ottobre 2017 12:00

“Nell’universo intuitivo non esiste il caso.”

Nell’universo “deterministico” scientifico matieriale neanche.

Holodoc
Utente CDC
Risposta al commento di  Gino2
25 Ottobre 2017 23:48

Infatti. Esso esiste solo nel modello mentale della Realtà che ci facciamo. Quando il modello fallisce, diciamo che è colpa del “caso”, invece è colpa del modello.
Solo abbandonando il modello, qualsiasi modello, ed abbracciando la Realtà per quello che è arriviamo ad essere consapevoli che il caso non esiste.

Gino2
Gino2
Risposta al commento di  Holodoc
26 Ottobre 2017 15:32

Non so se stiamo dicendo la stessa cosa. quando abbracciamo la realtà non esiste il caso né il suo opposto.
nel modello che viviamo, quello che normalmente chiamoamo realtà non esiste il caso nel senso che tutto è governato dalle leggi della natura che in parte conosciamo e le abbiamo chiamate leggi della fisica.

FabioEr0976
FabioEr0976
Risposta al commento di  DesEsseintes
25 Ottobre 2017 3:03

Hai senza dubbio ragione nel sottolineare il rapporto tra potere e sapere , a partire dal fattore classe sociale come decisivo ( non sempre per fortuna ) nei crocevia scolastici etc.. Però l’essere umano come ormai muta , anonima e impotente appendice della Tecnica ( che mi pare sia la tesi principale dell’articolo ) è una caratteristica comune tanto di un milionario quanto di un poveraccio che chiede l’elemosina ad un semaforo . Aggiungo ( qui non mi rivolgo più a te , ma all’articolo ) che non so quali siano i “Millenni di consuetudini sociali” , tranne il cibarsi e il riprodursi . E non sono stati “i desiderata dei banchieri” ( ?? ) ( lasciamo perdere questo omaggio alla demagogia ) a mutare le vere “consuetudini”(??) , a mutare una mitologica essenza umana : l’essere umano è passato dall’essere cacciatore ad essere agricoltore , fino a diventare astronauta . E sono tutti veri esseri umani : i suoi piedi di scimmia hanno messo piede sulla Luna . Perché la Tecnica non è un’invenzione dell’essere umano . La Tecnica è l’essere umano , a partire dal linguaggio . E’ il linguaggio che fa l’essere umano : “Il linguaggio è… Leggi tutto »

FabioEr0976
FabioEr0976
Risposta al commento di  Tonguessy
25 Ottobre 2017 12:57

Marx , nei Grundrisse , nel Capitale , ma già negli Annali Franco Tedeschi etc. ( sviluppando un teorema hegeliano della “Scienza della logica” , dove Hegel spiega che il potere non sarà più determinato dal possesso dei “beni” , ma dagli “strumenti” che li fabbricano , perché i beni deperiscono ) ha mostrato a tutti noi la trasformazione della nostra percezione del denaro da mezzo a fine : se il denaro diventa la condizione universale per soddisfare qualsiasi bisogno , allora il denaro non è più un mezzo, ma il principale fine . Emanuele Severino , e Heidegger prima di lui , catturano questo argomento marxiano applicandolo alla Tecnica : se la Tecnica è la condizione universale per realizzare qualsiasi scopo ( economico , militare e/o di semplice facilitazione delle condizioni di vita ) , la Tecnica si trasforma da mezzo a fine da raggiungere per poter poi perseguire tutti gli altri scopi . Certo tutti noi , presi singolarmente ognuno di noi ( ricchi o poveri non fa differenza ) , saremo sempre impotenti e quindi impreparati ai cambiamenti di vita prodotti dalla Tecnica , perché la Tecnica è il risultato cumulativo del noi collettivo e storico .… Leggi tutto »

Gino2
Gino2
Risposta al commento di  DesEsseintes
25 Ottobre 2017 12:15

gia. non a caso la classe dominante ha una serie di “club esclusivi” dove forma la classe dominante emergente.
La massoneria in fondo è (anche) questo.

“.i membri delle classi dominanti si riconoscono fra loro quasi dall’odore, subito, bastano pochi minuti di conversazione, eventualmente un paio di domandine innocenti, una battuta giusta o una sbagliata…e si stabilisce un rapporto di complicità dal quale il membro della classe sociale inferiore sarà escluso SENZA CHE SE NE RENDA VERAMENTE CONTO…né tanto meno capendone la ragione…”

Si. concordo!

Holodoc
Utente CDC
24 Ottobre 2017 23:00

A mio avviso la nostra attuale società è, al contrario, CONSEGUENZA E SUBLIMAZIONE della Res Cogitans cartesiana. La realtà virtuale digitale immersi nella quale ormai passiamo gran parte delle nostro tempo e dove avvengono gran parte delle nostra interazioni sociali è l’espressione più evoluta del nostro pensiero. E’ la res Cogitans che ha preso il sopravvento sulla Res Extensa, la natura fisica analogica, non il contrario!

Per millenni la filosofia orientale ha cercato di evitare che il pensiero astratto prevaricasse sulla percezione del reale. Noi occidentali, abbagliati invece da Cartesio e dalla convinzione del primato della mente sul corpo, siamo caduti nella trappola. Speriamo di uscirne prima che siano le macchine a dire “Cogito ergo sum”, un attimo prima di considerarci obsoleti e quindi sacrificabili.

Holodoc
Utente CDC
Risposta al commento di  Tonguessy
25 Ottobre 2017 9:32

La società dei consumi è fondata sull’insoddisfazione perenne, da cui il nostro sentirci sempre in bilico, volere sempre qualcosa di nuovo e più appagante (in teoria) ogni giorno. Abbiamo dato una accezione negativa alla parola “accontentarsi”, cioè essere contenti di quello che si ha.

Un maestro yoga indiano di cui ho seguito diversi seminari una volta ha detto: ci sono due modi di usare la mente: il primo è il pensiero, il secondo è l’intuito. Il primo porta all’infelicità, il secondo alla consapevolezza.

Tonki
Tonki
Risposta al commento di  Holodoc
25 Ottobre 2017 11:11

Vero. Ma visto che lo fai notare, come si esercita – nella tua esperienza – il secondo modo di usare la mente, ossia l’intuito?

Tonki
Tonki
Risposta al commento di  Tonguessy
25 Ottobre 2017 12:06

Bene. Proverò, il concetto di non fare, trovato qua e là tra il taoismo e castaneda, mi è sempre abbastanza sfuggito.

Gino2
Gino2
Risposta al commento di  Tonki
25 Ottobre 2017 11:21

Anche io mi permetto

Comprendere il funzionamento di “quella mente” (pensiero), a fondo, è uno dei pochi modi con cui riesci a non farti ingannare da quella mente.
Poi resta solo l’altra.

Tonki
Tonki
Risposta al commento di  Gino2
25 Ottobre 2017 12:03

Interessante, grazie.

Holodoc
Utente CDC
Risposta al commento di  Tonki
25 Ottobre 2017 23:28

Concordo con Tonguessy. Ti è mai capitato di stare tutto il giorno a scervellarti su un problema senza venirne a capo, poi andare a dormire e svegliarti la mattina dopo con la soluzione?
Questo è solo un esempio di questo le potenzialità della nostra mente vadano al di la del pensiero logico-deduttivo.

Pratiche orientali quale yoga o meditazione hanno proprio lo scopo di sgombrare la mente dal rumore dei pensieri in maniera da vedere la realtà (e per realtà intendo quello che è il mondo fuori di noi ma anche, in primo luogo, noi stessi) per quello che davvero è, accettandola e agendo (o non agendo) nella maniera “giusta”.

v4l3net
Utente CDC
25 Ottobre 2017 7:23

All’autore dell’articolo lo ha ordinato il medico di andare a fare acquisti all’ikea?

Holodoc
Utente CDC
Risposta al commento di  v4l3net
25 Ottobre 2017 9:33

Si può leggere che glielo ha ordinato il portafoglio…

MyrcanMor
Utente CDC
25 Ottobre 2017 8:05

Pensare alle tecnologie informatiche in evoluzione ragionando con parole come analogico/digitale fa commuovere…

riefelis
riefelis
25 Ottobre 2017 8:28

Ancora un articolo con argomentazioni essenzialmente stupide.
Lamentele di un tizio che non sa tenere in mano un cellulare per scattare una foto, non vuole usare la carte bancarie per pagare le patatine, non sa usare un distributore automatico e non gradice le bibilte zuccherate e i colori dei mobili Ikea.
Il tutto è INSIGNIFICANTE.
L’autore deve essere un imbranato dedioso e difficoltoso.

Alberto Capece Minutolo
Utente CDC
25 Ottobre 2017 9:08

Cazzate allo stato pure.. lo scrivente dopo averci informato, come da dovere di italiota chic di essere frequentatore di Londra e della gastronomia peggiore dell’intero orbe terraqueo. E poi la solita Cina dove peraltro si producono sia il computer che permettono all’autore di essere on line e di scrivere, sia l’automazione in generale, poi l’ode al mitico falegname che è ormai un artifiano della qualità o che se per caso si riesce a scovare magari ti fa una libreria che costa un patrimon io, ma che in un anno si imbarca (esprerienza personale). E infine come ciliegina l’immancabile misoneismo, la banale sparata contro la scienza e la tecnica che ormai subiamo da un secolo, menttre in realtà bisognerebbe comprendere che il vero guaio è l’uso della stessa, im modo rozzo, avido, rozzo e semplicemente sostitutivo che è dettato da quello stesso impero di cui l’autore non perde occasione di farci sapere che ne conosce la lingua.

Filippo Gregoretti
Filippo Gregoretti
Risposta al commento di  Alberto Capece Minutolo
25 Ottobre 2017 10:09

Inoltre, molto molto poco è made in EU da Ikea. E’ quasi tutto fatto in Indonesia e Malesia.

Pimander
Pimander
25 Ottobre 2017 11:03

L’IKEA punta sugli stessi istinti che vigono a Las Vegas.
Se prosegue l’affermazione di tali istinti (e condivido la tristezza di Einstein nel constatare l’inevitabile conseguenza della meccanizzazione) il momento di: “Mettete la testa sotto che la ricreazione e’ finita” si avvicina…
…ma non sara’ una condotta “maggiormente” etica a salvarci, saranno i numeri … qualcuno, mutante o fortunato che sia, sopravvivera’…il problema individuale e’ quello, non il deterioramento dell’etica…

Primadellesabbie
Utente CDC
Risposta al commento di  Pimander
25 Ottobre 2017 15:15

Pensa che che c’é stato un miliardario americano, Howard Hughes, che oggi si pensa presentasse una sindrome legata all’autismo (allora rara ma che oggi si sta diffondendo a macchia d’olio), che aveva progettato, negli anni ’60, un hotel-casa da gioco con annessi e connessi congegnati in modo che, una volta catturato, il malcapitato pensionato non avrebbe più avuto interesse ad uscirne per il resto della vita. A tale scopo aveva comperato alcuni casinò proprio a Las Vegas.

BRAURONIOS
Utente CDC
25 Ottobre 2017 11:05

Questa frettolosa e generalizzata levata di scudi contro il discorso proposto qui da Tonguessy non è tra le cose migliori ospitate da ComeDonChisciotte. Anzitutto scambiarlo per un mezzo tonto è un giudizio assai superficiale. Chi frequenta il sito sa che invece è una mente allenata, nutrita di notevoli letture, e incline a impegnative riflessioni. Se per una volta preferisce adottare un tono dimesso e apparentemente candido, è perché vorrebbe suggerire più che imporre certe conclusioni. Vorrebbe, in altri termini, appellarsi non tanto al raziocinio del lettore bensì alla sua esperienza umana: al suo vissuto. Tra i suoi interlocutori solamente Des Esseintes, di fatto, ha in parte ragione. E infatti Tonguessy, in parte, gliela riconosce. Ma Des Esseintes si affretta a intervenire, preoccupato, perché teme che ci si dimentichi delle differenze tra i dominati e i dominanti. Mentre, anche per chi condivide quell’analisi e quella preoccupazione, compreso me e lo stesso Tonguessy, è lecito porre sul tappeto un altro problema. Che riguarda la degenerazione della nostra esperienza. “Nostra”: ossia di tutti i tanti esseri umani che vivono e agiscono nel mondo di oggi. Sì, è vero. I dominanti, si può dire, subiscono un condizionamento forse meno violento o meno invasivo. Ma,… Leggi tutto »

Gino2
Gino2
Risposta al commento di  BRAURONIOS
25 Ottobre 2017 11:18

Mi sento di condividere.
L’articolo è un semplice e ben scritto racconto.
Sembra quasi un po’futuristico, di una persona normale che si rende conto di quanto cambia il mondo attorno, non sempre in meglio, nonostante la declamata evoluzione e il decantato progresso.

Mi stanno antipatici quelli che “io all’IKEA non ci vado”, quelli che “io lo smartphone mai”, sempre apparentemente attenti a non farsi ingurgitare dalle mode ma totalmente incapaci di comprendere che il loro esserne cosi condizionati è la riprova del fallimento dei loro tentativi.

Spesso d’avanti a un computer stupido reagisco come Tunguessy e le domande stupide mi fanno innervosire perché noto che nel progresso manca l’efficienza.

“Se mi trovo davanti a lui è solo per un motivo: devo pagare. Lui incassa e lì finisce la storia.”

Già solo questo vale tutto l’articolo.

lupodeicieli
lupodeicieli
Risposta al commento di  Gino2
27 Ottobre 2017 11:36

“Io all’Ikea non ci vado” perché ho venduto mobili, ho montato e smontato mobili: in più sono contrario alla GDO, agli ipermercati. Sarò rozzo, scemo, fissato, rincoglionito, avrò anche tare mentali: tuttavia , se uno ci vuole andare, ci vada, compri: essendo stato “buttato fuori” da questo mercato, per un insieme di fattori che non sto qui a spiegare (ma che ho spiegato, anche di recente sul mio blog e su altri siti che “parlavano di Ikea” che non paga le tasse o le elude) non ho interesse a dire “speriamo che si pentano di aver acquistato lì”. Non è nel mio dna fare affermazioni simili. Tuttavia, avessi quattrini da spendere, delle belle tshirt non made in china con scritto “non compro negli ipermercati” , forse le farei distribuire gratis.

Gino2
Gino2
Risposta al commento di  lupodeicieli
27 Ottobre 2017 11:50

non so se sei ” rozzo, scemo, fissato, rincoglionito” Fai quello che vuoi nella vita. Dal mio punto di vista lotti contro i mulini a vento, anzi, ti illudi di lottare contro i mulini a vento. Non so cosa fai e dove vivi ma ti informo che sei nella rete e hai un computer in mano. e già il discorso dovrebbe TERMINARE i s t a n t a n e a m e n t e, Non so quanti anni hai ma ti dico, sono stato anche io contro gli ipermercati e la GDO. . Ci ho lavorato mi ha fatto ancora piu schifo di prima e ho smesso di lavorarci a costo personale, senza alcun compromesso! Adesso non sono contro niente. Continuo a non sopportare gli ipermercati e la GDO ma colgo i vantaggi che posso cogliere evito per ciò che posso gli svantaggi. Illudersi di poter essere CONTRO, coraggiosamente, e poi scendere a compromessi perhcè..in fondo la macchina mi serve, i soldi mi servono, un collegamento a internet mi serve, la televisione ce l’ho, un telefono lo devo avere etcetcetc.. allora ammettere altrettanto coraggiosamente che non posso farci niente. NOn vivo al freddo e al gelo su… Leggi tutto »

Primadellesabbie
Utente CDC
25 Ottobre 2017 11:39

Dato che il tema é “le macchine”, ricordo che esiste un freno ed un acceleratore, e per le automobili anche uno sterzo.

Noi, a differenza di quello che succedeva fino ieri in oriente, abbiamo rinunciato al freno che, nella società é costituito dal rispetto dell’individualità.

Abbiamo privilegiato la ricerca del “vincente” con le buone (istruzione ed insegnamento ad ogni livello) o con le cattive (esibizione, uso e sviluppo di armi ed eserciti e sistemi di spionaggio), e l’allineamento a questa, all’individuazione ed affermazione del quale. corrisponde accordo o dissenso, che non sono espressioni di individualità ma rigidi adeguamenti.

Mano a mano che il “nostro” sistema é progredito in efficienza si é ridotta la possibilità di usare lo sterzo, fino alla sua soppressione.

Si chiama monoteismo.

Filippo Gregoretti
Filippo Gregoretti
25 Ottobre 2017 12:31

Mi riconosco molto in questo scritto. Nonostante io abbia grande dimestichezza con il digitale e le macchine in genere, notai la stessa “mancanza di entusiasmo” espressa in ogni ambito (salvo in quello etilico), quando ventenne ho vissuto a Stoccolma. E Ikea è niente al confronto di tutto il resto. Essendo gli svedesi grandi amanti dell’alcol (fonte di un po’ di libertà dalla gabbia politically correct), e non molto capaci di moderarsi, gli alcolici possono essere comprati solo in dei negozi speciali, Systembulaget (non mi ricordo lo spelling). Questi negozi sono aperti dal lunedi al giovedi (per disincentivare l’etilismo del venerdi), e le bottiglie non puoi toccarle: sono in una vetrina, con un numero. Tu annoti su un foglietto i numeri, e un impiegato dietro uno sportello tipo banca ti porta la tua dose di SOMA. Questo negli anni 90. Oggi probabilmente c’è una macchina, quindi Tonguessey resterebbe a becco asciutto e sobrio 🙂

Echoes
Utente CDC
25 Ottobre 2017 12:32

@comedonchisciotte-0c8ce55163055c4da50a81e0a273468c:disqus complimenti per questo passaggio: “Pensateci un momento: se togliete il digitale dalla vostra vita, cosa resta oggi? Niente internet, niente computer, niente telefonini, niente tv. Non si salvano neanche le auto: senza il digitale spariscono praticamente tutte quelle che si vedono in giro. In realtà le nostre vite sono comandate dal digitale: la noiosissima e lunghissima serie di zeri ed uno ha preso il sopravvento sull’analogico, ovvero la variazione infinita tra un minimo ed un massimo, capace di sfumature quasi impercettibili. L’oggetto analogico ha un’anima che la mente digitale non riesce più ad individuare e riconoscere. Viviamo in un universo on-off e la narrazione primaria (Big Bang) ci vuole figli casuali di una fluttuazione quantistica.” In generale ho letto l’articolo con la voglia di ascoltare, più che di controbbattere (vizio molto diffuso che sto cercando di non fare mio). Posso provare a rispondere però: senza digitale che cosa resterebbe? Le partitelle a pallone in cortile, le ginocchia sbucciate, l’acqua ferrosa delle fontanelle, le sculacciate di mamma, l’odore della crostata appena sfornata, i capelli sudati appiccicati alla fronte dopo aver camminato tutto il giorno, le mani sporche, le stesse scarpe vissute. Resterebbe il romanticismo di quando eravamo bambini, e facevamo… Leggi tutto »

Gino2
Gino2
Risposta al commento di  Echoes
25 Ottobre 2017 12:45

“Posso provare a rispondere però: senza digitale che cosa resterebbe?……….”

Si, condivido, non essendo più giovanissimo.

Però se non posso non vedere l’isolamento che nasce dalla nuova tecnologia io mi sono fatto (e a volte capita) delle grandissime nottate con gli amici con la PlayStation, ho avuto modo di accedere a una quantità sterminata di informazioni che mi interessavano riguardo quasi ogni argomento mi venisse in mente grazie a internet, ho saputo spesso di cose successe ad amici/conoscenti tramite qualche social o qualche messaggio su whatsapp, ho goduto nel assister a molti film in streaming che non avrei mai potuto vedere al cinema etc etc.

Cioè godetevi quello che c’è senza troppe seghe mentali!

Pimander
Pimander
Risposta al commento di  Gino2
26 Ottobre 2017 9:52

…e sopratutto fatevi servire ogni giorno la NECESSITA’ di soddisfare un bisogno diverso …

Gino2
Gino2
Risposta al commento di  Pimander
26 Ottobre 2017 10:18

questo non ha nulla a che vedere con ciò che ho scritto io. La NECESSITA’ di soddisfare ogni giorno un bisogno diverso è una questione di consapevolezza e auto-consapevolezza. Tutti vogliamo soddisfare i nostri bisogni. Se poi i bisogni della gente sono il volante riscaldato o 100 canali TV, perchè si fanno “infasciare” e “telecomandare” questo non significa che se ho il volante riscaldato o 100 canali TV sono schiavo del soddisfare questi bisogni. Forse non capirai ciò che dico e penserai che siccome ho il volante riscaldato e 100 canali TV parlo cosi. In realtà non ho il volante riscaldato e non ho il minimo interesse (ovviamente è un esempio come un altro) e se accendo la tv due ore passo al massimo una decina di canali e SCONOSCO il resto perhcè non interessato. Questo non significa che se domani compro un’auto in cui c’è il volante riscaldato io ne sia schiavo. Se invece impiegassi il mio tempo e la mia vita a inseguire queste cose…allora certamente dovrei farmi delle domande……… Però sono le stesse domande che si deve fare chi vive la vita cercando i evitare a tutti i costi il volante riscaldato (e tante altre cose) Quest’ultimo… Leggi tutto »

Rosanna
Utente CDC
25 Ottobre 2017 13:04

Nessuna meraviglia, solo un viaggio quotidiano tra l’anonimato dei nonluoghi e il predominio della tecnologia sulle nostre vite … del resto tutti noi viviamo nei non-luoghi, spazi privi di identità, relazioni e storia: autostrade, svincoli e aeroporti, mezzi di trasporto, grandi centri commerciali, outlet, sale d’aspetto, ascensori … ecc ecc. Spazi in cui milioni di individui si incrociano senza entrare in relazione, senza entrare in contatto, senza discutere, parlare, guardarsi, dialogare … l’esatto contrario dell’agorà di Atene, culla della democrazia. Sospinti solo dal desiderio frenetico di consumare o di accelerare viaggi e percorsi. I luoghi della memoria sono ormai banalizzati e ridotti alla stregua di “curiosità” o di “oggetti interessanti”. In ogni centro commerciale le differenze culturali sono massificate, possiamo trovare cibo cinese, italiano, messicano e magrebino. Il mondo con tutte le sue diversità è tutto racchiuso lì. I nonluoghi sono rappresentativi della precarietà, della provvisorietà, del viaggio, del passaggio e dell’individualismo solitario. Le persone transitano nei nonluoghi ma nessuno vi può abitare. I grandi “nonluoghi” posseggono ormai la medesima attrattività turistica di alcuni monumenti storici. Il più grande centro commerciale degli Stati Uniti d’America, il “Mall of America”, richiama oltre 40 milioni di visitatori ogni anno … «Si va… Leggi tutto »

Primadellesabbie
Utente CDC
Risposta al commento di  Rosanna
25 Ottobre 2017 14:16

Vedo che ci siamo. Tonguessy si é avvicinato a al dio che tutti adoriamo e cerchiamo di raggiungere e, chissà perché, non gli é piaciuto.

gix
Utente CDC
25 Ottobre 2017 13:22

Come in tutte le cose, c’è del buono e del cattivo anche in Ikea. Il giorno che saremo in grado di capire che nessuna cosa di questo mondo è mai completamente nera o completamente bianca, ma dipende da tante cose, non ultimo il proprio punto di vista, per cui tutti hanno in un certo qual modo ragione e nessuno ha torto, allora forse saremo in grado di sublimare, di passare ad una dimensione superiore, ed abbandonare le discussioni improduttive che ci separano su tutto. Così per esempio si può dire che Ikea è brutto, ma per le case e gli stipendi di oggi è funzionale, come si può dire che l’artigiano sicuramente costruisce mobili più a misura d’uomo e pregiati, ma forse non adatti alle case di oggi e comunque con costi solo per pochi. Bisogna astrarsi da queste discussioni, e chiedersi semmai perché oggi le condizioni generali della gente portano a fare acquisti in massa in posti del genere. Guardare la luna e non il dito…

ignorans
ignorans
25 Ottobre 2017 18:32

“I believe that the horrifying deterioration in the ethical conduct of people today stems from the mechanization and dehumanization of our lives. A disastrous by-product of the development of the scientific and technical mentality.

Einstein la pensava così…. Però bisogna dire che un po’ barbaro l’occidentale è sempre stato…. La colonizzazione, le guerre, la ricerca dell’oro, dell’accumulo… Bisogna risalire all’antica Grecia quando Democrito stabilì che esistevano gli atomi e lo spazio… da allora ci siamo concentrati sull’atomo tralasciando lo spazio, e così ci siamo ritrovati in una società materialista. Dobbiamo indagare lo spazio. Ma che cos’è lo spazio?

Primadellesabbie
Utente CDC
26 Ottobre 2017 0:10

Per suggerire un punto di riferimento pre-Ikea, che comunque ha una storia interessante, oso mettere qualche considerazione, che credo pertinente, di una studiosa dell’arte dell’India antica, e artista essa stessa, Alice Boner (lo ho trascritto e la punteggiatura é mia): “La verità e la bellezza interiore contenuta in una minuscola miniatura, non più grande del palmo di una mano, si rivela sempre di più con il passare del tempo, ma purtroppo oggi la comprensione del linguaggio delle immagini é quasi inesistente, é una facoltà atrofizzata in una società dominata dalla comunicazione verbale e offuscata dalle parole stampate. Queste immagini erano rivolte a persone che vivevano in costante contatto con la natura, fisicamente e psicologicamente, non erano rinchiusi in fabbriche o in brutte prigioni in cemento e acciaio, le loro mani erano abituate al diretto contatto con la terra, non conoscevano la macchina, i prodotti confezionati in serie, i loro occhi sapevano guardare al di là del mondo delle apparenze, la vita era integra, unita alle forze cosmiche, subordinata alle leggi divine. I miniaturisti, gli scultori, si immergevano con sentimento, spirito ed intelletto nella sorgente originaria e quando l’artista si fondeva completamente con la sua opera, dentro di lui il divino… Leggi tutto »

DesEsseintes
DesEsseintes
Risposta al commento di  Tonguessy
26 Ottobre 2017 8:25

Ma non è che fossero gli impressionisti. E’ cambiato il metodo di fabbricazione dei colori e hanno messo tipo l’olio di noce al posto dell’olio di lino così seccava dopo. Poi uno si è inventato di mettere i colori pronti in speciali siringhe pronte all’uso ma costava troppo allora un altro pittore ha inventato…IL TUBETTO… Infine è anche stato inventato il cavalletto per pittura all’aperto. Prima dipingere all’aperto era un po’ da pionieri poi con i colori in tubetto che si conservavano meglio e non necessitavano di altri spazi e supporti per essere preparati, con il cavalletto, la “spedizione” diventava meno impegnativa. Allora si può dire che il “tube de peinture souple” ha permesso lo sviluppo del colorismo impressionista ma alla fine il tubetto di colore pronto era troppo più comodo e sarebbe comunque stato usato da tutti prima o poi. Dipende solamente dalla proprietà di queste piattaforme, se è privata o comune/pubblica. Il ready made secondo me è neutro come sono neutre le piattaforme di internet. Ne puoi fare un uso estremamente creativo, innovativo e addirittura rivoluzionario. Senza troppi discorsi, basta pensare a un indio dell’Amazzonia che raccoglie le sue piante medicinali. L’unica differenza è che la giungla è… Leggi tutto »

Primadellesabbie
Utente CDC
Risposta al commento di  DesEsseintes
26 Ottobre 2017 9:25

Ho una istintiva avversione per la teoria degli strumenti neutri, e piano piano mi sembra che ne sto venendo a capo.
Credo che le forme delle cose abbiano un certo ruolo nell’indurre un comportamento o scoraggiarlo, e non solo negli uomini.

DesEsseintes
DesEsseintes
Risposta al commento di  Tonguessy
26 Ottobre 2017 17:19

A Tonguè…ma che quoti…hai capito cosa ho scritto sí o no?
A quale weltanschauung sto facendo riferimento?

Ragazzi e sbloccatevi un attimo che le idee non devono essere l’ultimo presidio delle nostre idiosincrasie

DesEsseintes
DesEsseintes
Risposta al commento di  Primadellesabbie
26 Ottobre 2017 17:17

Se mi dai questa risposta significa che non hai nemmeno preso in considerazione cosa ho scritto.
Non insisto perché le istintive avversioni oltre a essere questioni delicate diventano spesso dei punti di orgoglio sui quali non si è in alcun modo disposti a trattare.

Primadellesabbie
Utente CDC
Risposta al commento di  DesEsseintes
26 Ottobre 2017 21:11

Stai diventando abilissimo a mettere le cose in modo da immobilizzare l’interlocutore.
Perché lo fai con me? Vuoi che io abbia “punti di orgoglio”? No, ma é solo un’ipotesi naturalmente, quindi é meglio che lo lasci dire senza raccogliere, e questioni delicate per giunta. E poi non ho letto, quindi avanza spazio.
Posso invitarti io, per una volta, a rilassarti?

Guarda, non é vero che ci siano possibilità neutre, nulla é neutro. Vuoi provare a parlarne senza citazioni?

WM
Admin CDC
Risposta al commento di  Primadellesabbie
26 Ottobre 2017 21:25

“Guarda, non é vero che ci siano possibilità neutre, nulla é neutro. Vuoi provare a parlarne senza citazioni?”
Forse un ottimo argomento per il forum?
Qui già avete sviato un bel po’.
Grazie

Primadellesabbie
Utente CDC
Risposta al commento di  WM
26 Ottobre 2017 21:32

Ricevuto chiaro e forte.

WM
Admin CDC
Risposta al commento di  Primadellesabbie
26 Ottobre 2017 21:50

“oggi, ogni volta che vengo qui, trovo un’impaginazione diversa”
Mandami qualche screenshot per email o parliamone nel forum.

DesEsseintes
DesEsseintes
Risposta al commento di  Primadellesabbie
26 Ottobre 2017 21:43

Chiudo con questo commento visto l’intervento del WM

Quali citazioni? Io le citazioni è proprio strana…

Una domanda semplice.
Visto che il pittore impressionista lo puoi fare solo con i tubetti di colore costruiti in fabbrica cosa proponi:

– vietare l’impressionismo

– chiedere al pittore impressionista di rinunciare al suo intento o per lo meno di limitare i colori come facevano i suoi predecessori della pittura au grand air

Dimmi tu.

Poi per cortesia mi dici anche perché il frutto o la pianta medicinale raccolta dall’indigeno non è ready made.

WM
Admin CDC
Risposta al commento di  DesEsseintes
26 Ottobre 2017 21:56

Insisti? 😀
Va beh che l’argomento è ampio per sua natura, ma una discussione sulla pittura e sull’impressionismo agganciata solo dai tubetti pronti all’uso, non è un po’ tirata per i capelli?
Forummate, orsù.

DesEsseintes
DesEsseintes
Risposta al commento di  WM
26 Ottobre 2017 22:12

Ma sì però è precisamente nell’argomento dell’articolo di Tonguessey, non è fuori, eh?
Ha scritto lui nell’articolo del ready made di cui IKEA è l’epitome.
Poi sempre Tonguessey ha detto che gli impressionisti hanno fatto colossali passi avanti verso il ready made…
A me sembra perfettamente in tema ma mi adeguo.

WM
Admin CDC
Risposta al commento di  DesEsseintes
26 Ottobre 2017 22:22

La mia non era una ripresa, solo un suggerimento.
L’argomento è più che altro filosofico e si presta a mille sfumature, avete le capacità per sviscerarlo a dovere e concentrarsi su un singolo aspetto che porta inevitabilmente fuori strada, pur se interessante, sembra un peccato.
In ogni caso, cancellerò i miei commenti, probabilmente mi sono intromesso una volta di troppo, continuate come volete.
Sul forum 😀

Primadellesabbie
Utente CDC
Risposta al commento di  DesEsseintes
27 Ottobre 2017 0:28

Citazioni? Una semplice scelta di metodo..

Le domande. Perche insisti a farle a me? Non ho toccato l’argomento.

Primadellesabbie
Utente CDC
Risposta al commento di  Tonguessy
26 Ottobre 2017 10:00

Avranno trovato qualcosa di sintetico per sostituire i lapislazzuli! Ricordo comunque di aver sentito dire che i colori a olio in tubetto costassero molto, forse non é più così.

A proposito di ready-made, ti faccio notare che quando si sono diffusi gli allevamenti di polli, ci siamo prontamente disfatti dei pollai, grazie ai quali riciclavano convenientemente molti rifiuti. E adesso non possiamo mangiare polli per via dei metodi di allevamento, e siamo eternamente alle prese con i rifiuti che ci costano un occhio, per non parlare dei danni al patrimonio ittico per produrre la farina di pesce, e della conseguente puzza degli escrementi dei polli che rende inavvicinabili i campi sui quali vengono cosparsi.
Ma oramai i pollai non sarebbero decorosi per le nostre tragiche villette.

Miles Davis
Utente CDC
26 Ottobre 2017 12:45

Il guaio è che il “modello ikea” è ormai superato.
Ogni tanto ci andavo per comprare le lampadine a basso consumo, ma ormai si trovano ovunque, più o meno ai soliti prezzi, e la spesa per il gasolio ora rende sconveniente il viaggio. Anche le librerie di cartone pressato, ma “di design” hanno perso il loro fascino, e i cinesi, abili imitatori, si sono riforniti di appendiabiti simili ai loro, ma dal prezzo ancor più conveniente. Il vero “riciclo” sarebbe quello semmai, di andare a frugare nei depositi di spazzatura speciale, dove spesso si trovano mobili e suppellettili, che con un po’ di maestria e manualità, farebbero molta più figura del cartone pressato.
L’unica speranza è che qualche umano ritorni ad essere “animale”.

Primadellesabbie
Utente CDC
Risposta al commento di  Tonguessy
26 Ottobre 2017 15:47

Qui apri un altro capitolo della saga, hai finalmente un’esigenza e credi di cavartela con pochi soldi? Errore. Noi chiudiamo il ferrivecchi e facciamo delle leggi in base alle quali per

gincoaho
gincoaho
Risposta al commento di  Tonguessy
27 Ottobre 2017 10:36

Fino a qualche hanno fà veniva tollerato il commercio dei metalli/rifiuti con i privati, ma non era completamente in regola, inoltre era un proliferare di furti (sopratutto rame o metalli non ferrosi, creando problemi di sicurezza nelle reti lettriche, ferroviarie etc.) e di trasportatori abusivi. La regola è che i privati cittadini devono conferire all’ecocentro comunale (non puoi acquistare/portare via nessun rifiuto), mentre le aziende che producono rifiuti “speciali” solo con trasporto autorizzato (FIR – SISTRI) conferiscono ad impianti autorizzati.

DesEsseintes
DesEsseintes
Risposta al commento di  Miles Davis
26 Ottobre 2017 19:33

Secondo me sbagliate a focalizzarvi sulla tecnica di produzione.
Quello che conta è la proprietà dei mezzi di produzione e quindi, di conseguenza, la decisione sui modi sociali di produzione il che a sua volta implica automaticamente un discorso sulla proprietà intellettuale delle invenzioni (e dell’arte, fra l’altro).

Come per le piattaforme internet il problema è quello della proprietà

https://www.salon.com/2014/07/08/lets_nationalize_amazon_and_google_publicly_funded_technology_built_big_tech/

https://www.theguardian.com/commentisfree/2017/aug/30/nationalise-google-facebook-amazon-data-monopoly-platform-public-interest

Pensare di mettersi a fare il raccoglitore primitivo nelle discariche industriali è una cosa un po’ strana ma scriverlo SU INTERNET DA UN PC è addirittura una assurdità…