Guerra Russia-Ucraina: la rivolta del gruppo Wagner

La folle corsa di Yevgeny Prigozhin

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Big Serge
bigserge.substack.com

Gli eventi dello scorso fine settimana (23-25 giugno 2023) sono stati così surreali e fantasmagorici da sfidare ogni descrizione. Venerdì, il famigerato gruppo Wagner aveva lanciato quella che era sembrata una vera e propria insurrezione armata contro lo Stato russo. Avevano occupato parte di Rostov sul Don – una città di oltre 1 milione di abitanti, capoluogo di regione e sede del Distretto militare meridionale della Russia – prima di partire in colonna armata verso Mosca. Questa colonna – dotata di equipaggiamento militare pesante, compresi i sistemi di difesa aerea – era arrivata a poche centinaia di chilometri dalla capitale – senza praticamente nessuna interferenza da parte delle forze statali russe – prima di fermarsi bruscamente, annunciare che era stato raggiunto un accordo con l’aiuto del presidente bielorusso Aleksandr “Zio Sasha” Lukashenko, fare marcia indietro e tornare alle basi del gruppo Wagner nel teatro ucraino.

Inutile dire che lo spettacolo di un gruppo di mercenari russi che marciava armato su Mosca e di carri armati e fanteria Wagner che circondavano gli edifici del Ministero della Difesa a Rostov, aveva fatto nascere nei commentatori occidentali la certezza che lo Stato russo stesse per essere rovesciato e che lo sforzo bellico russo in Ucraina si sarebbe dissolto. Nel giro di poche ore erano state diffuse previsioni fiduciose e stravaganti, tra cui l’affermazione che l’influenza globale della Russia si sarebbe disintegrata, che il Cremlino avrebbe richiamato le truppe per difendere Mosca e che la Russia stava per entrare in uno stato di guerra civile. Abbiamo anche visto la macchina della propaganda ucraina andare in tilt, con personaggi come Anton Gerashchenko e Igor Sushko che avevano bombardato i social media con false storie sull’ammutinamento delle unità dell’esercito russo e sulla “defezione” dei governatori regionali a favore di Prigozhin.

C’è qualcosa da dire sul modello analitico che prevale nel nostro tempo: è una macchina che prende istantaneamente vita, assimilando [indiscriminatamente] voci e informazioni parziali provenienti da ambienti di estrema incertezza e sputando formule che corrispondono a presupposti ideologici. L’informazione non viene valutata in modo neutrale, ma è costretta a passare attraverso un filtro cognitivo che le assegna un determinato significato alla luce di conclusioni predeterminate. Si presume che la Russia crollerà e subirà un cambiamento di regime (lo aveva detto Fukuyama), quindi le azioni di Prigozhin dovevano essere inquadrate in riferimento a questo presunto scenario finale.

All’estremo opposto, abbiamo assistito ad una dose simile di adattamento aggressivo ad un modello predeterminato da parte dei sostenitori “fiduciosi nel piano” della Russia, sicuri che la rivolta del gruppo Wagner fosse solo una recita, un elaborato stratagemma architettato di concerto da Prigozhin e Putin per ingannare i nemici della Russia e far avanzare il piano. L’errore analitico, in questo caso, è lo stesso: le informazioni vengono analizzate solo allo scopo di sostenere e far avanzare una soluzione già prevista; solo che qui si ipotizza l’onnicompetenza russa invece del collasso dello Stato russo.

Io ho assunto una posizione intermedia. Trovo estremamente bizzarra e del tutto infondata l’idea che la Russia si trovasse di fronte ad una guerra civile o ad un collasso dello stato, ma neppure penso (e ritengo che gli eventi abbiano confermato questa mia opinione) che Prigozhin abbia agito in collaborazione con lo Stato russo per creare una farsa. Se davvero la rivolta di Wagner è stata una psyop (operazione psicologica) per ingannare la NATO, si è trattato di un’operazione estremamente elaborata e contorta che non ha ancora mostrato alcun chiaro beneficio (ne parlo in dettaglio tra poco).

La mia convinzione di massima è che Prigozhin abbia agito di sua spontanea volontà in modo estremamente rischioso (rischiando sia la propria vita che un effetto destabilizzante sulla Russia). Ciò ha posto lo Stato russo di fronte ad una vera e propria crisi (anche se non sufficientemente grave da minacciare l’esistenza dello Stato), crisi che, a mio avviso, è stata gestita nel complesso abbastanza bene. La rivolta del gruppo Wagner è stata chiaramente negativa per la Russia, ma non dal punto di vista esistenziale, e il governo ha fatto un buon lavoro per contenerla e mitigarla.

Entriamo nel merito, iniziando con un breve sguardo alla cronologia degli eventi.

Anatomia di un ammutinamento

La quantità di disinformazione (diffusa in particolare dagli ucraini e dai liberali russi che risiedono in Occidente) che è circolata durante il fine settimana è stata incredibile, per cui è prudente rivedere la progressione degli eventi così come sono effettivamente accaduti.

Il primo segnale che qualcosa non andava era arrivato con alcune dichiarazioni esplosive del capo del gruppo, Wagner Yevgeny Prigozhin, il 23 (venerdì). In un’intervista piuttosto lunga ed eccentrica, aveva affermato in modo scioccante che il pretesto utilizzato dalla Russia per la guerra in Ucraina era una vera e propria menzogna e che la guerra era infarcita di corruzione e di uccisioni di civili. Le cose erano diventate ancora più folli quando il capo del gruppo Wagner aveva affermato che l’esercito russo aveva colpito un loro campo con un missile. La cosa era assai strana: il video diffuso subito dopo (che pretendeva di mostrare le conseguenze di questo “attacco missilistico”) non mostrava un cratere d’impatto, né detriti, né feriti o morti tra il personale di Wagner. I “danni” del missile consistevano in due fuochi di sterpaglie in fondo ad una trincea – a quanto pare sembra che la Russia abbia missili che possono innescare piccoli incendi controllati senza distruggere la vita vegetale circostante.

Il video, ovviamente, non mostrava le conseguenze di un attacco missilistico, ma, dopo questo fatto, la retorica di Prigozhin si era intensificata con l’annuncio che Wagner avrebbe iniziato una “marcia per la giustizia” per ottenere una ricompensa a risarcimento delle sue varie rimostranze. Non era chiaro cosa volesse esattamente, ma sembrava incentrato su rancori personali nei confronti del Ministro della Difesa Sergei Shoigu e del Capo di Stato Maggiore Valery Gerasimov.

Poco dopo, erano usciti alcuni video dalle autorità russe (tra cui uno con il generale Surovikin) che sembravano supplicare il gruppo Wagner di “fermare il movimento delle loro colonne” e di tornare ai loro post, per evitare spargimenti di sangue e destabilizzazione. Questo convalidava alcune delle voci secondo cui Wagner stava lasciando il teatro operativo in forze [per dirigersi verso Mosca]. La notizia che a Mosca e altrove era stata attivata la Guardia Nazionale Russa  sembrava avvalorare il timore che in Russia fosse imminente uno scontro armato.

Il T-72, l’accessorio per eccellenza

Al termine della giornata di venerdì, convogli armati di Wagner erano a Rostov (con il marchio Z rosso) e avevano preso il controllo di diversi uffici militari in quello che equivaleva ad un colpo di stato incruento nella città. Le scene erano un po’ stravaganti: carri armati per le strade e cordoni di sicurezza intorno alle strutture chiave, ma un’apparente indifferenza da parte della popolazione. La gente si era mescolata alle truppe di Wagner, gli spazzini avevano continuato il loro lavoro, i Wagner avevano comprato dei cheeseburger e parecchie persone si erano fatte fotografare vicino ai carri armati.

Quella sera, Prigozhin aveva avuto un incontro teso ma civile con due funzionari di alto livello del Ministero della Difesa: Yanus Evkurov (Vice Ministro della Difesa) e Vladimir Alekseev (Vice Capo della direzione dell’intelligence militare).

La situazione si era scaldata il giorno dopo (sabato 24) con la notizia che due consistenti corpi armati si stavano muovendo all’interno dei confini della Russia prebellica. Una era una colonna con personale e armamento Wagner che aveva lasciato Rostov per Mosca, l’altra era composta da truppe cecene inviate dallo Stato a Rostov. Alla notizia che le forze statali russe stavano stabilendo posti di blocco e posizioni difensive al di fuori di Mosca, sembrava che potessero essere imminenti due battaglie separate: una della colonna Wagner che combatteva contro le forze statali al di fuori di Mosca, e un’altra tra i ceceni e i resti del gruppo Wagner per il controllo di Rostov.

Era stato a questo punto che la disinformazione ucraina aveva iniziato a scatenarsi, con affermazioni che le unità militari russe e le amministrazioni regionali stavano disertando a favore Prigozhin e che non si trattava solo di una rivolta di Wagner contro lo Stato, ma di una ribellione generale del sistema russo contro il governo di Putin. In realtà (e questo è un punto chiave su cui tornerò più avanti) non c’erano state defezioni in nessuna unità militare russa regolare o nei governi regionali e neppure disordini civili. L’ammutinamento era stato limitato al Gruppo Wagner e, anche in questo caso, non tutto il gruppo Wagner vi aveva partecipato.

Comunque sia, nelle prime ore della sera di sabato c’erano motivi concreti per temere che ci potessero essere scontri a fuoco alla periferia Mosca o a Rostov. Putin aveva rilasciato una dichiarazione in cui denunciava il tradimento e prometteva una risposta adeguata. Il Ministero della Giustizia russo aveva aperto un fascicolo penale su Prigozhin per tradimento. Due velivoli del Ministero della Difesa russo erano stati abbattuti (un elicottero Mi-8 e un IL-22) dalla colonna Wagner. L’atmosfera globale era diventata notevolmente più umida a causa di tutta la salivazione proveniente da Washington.

Non si può parcheggiare lì, amico

Poi, la colonna Wagner si era fermata. Il governo bielorusso aveva annunciato che era stato negoziato un accordo tra Prigozhin e Putin. L’ufficio di Lukahsenko aveva affermato che “[le parti] si sono accordate sull’inammissibilità di scatenare un sanguinoso massacro sul territorio della Russia”. La colonna aveva deviato dalla strada per Mosca ed era tornata agli accampamenti Wagner in Ucraina, mentre le forze Wagner rimaste a Rostov avevano fatto i bagagli ed erano partite. A parte gli equipaggi dei due velivoli abbattuti, nessuno era rimasto ucciso.

Naturalmente, le speculazioni si erano immediatamente concentrate sui termini dell’accordo tra Prigozhin e lo Stato. Alcuni avevano ipotizzato che Putin avesse accettato di rimuovere dai loro incarichi Shoigu, Gerasimov o entrambi (forse era questo lo scopo fin dall’inizio?). In realtà, i termini erano stati relativamente blandi e tranquilli:

1. Il caso di tradimento contro Prigozhin era stato archiviato e lui era dovuto andare in Bielorussia.

2. I combattenti Wagner che avevano partecipato alla rivolta non sarebbero stati accusati e sarebbero tornati ad operare in Ucraina.

3. I combattenti Wagner che non avevano partecipato alla rivolta avrebbero firmato contratti con le forze armate russe (essenzialmente uscendo da Wagner e diventando truppe regolari a contratto)

4. Un vago riferimento a “garanzie di sicurezza” per i combattenti Wagner.

Quindi, tutto questo è molto strano. Una vera e propria insurrezione armata con carri armati e armi pesanti (non un uomo con un copricapo da bufalo) con la presa di controllo di strutture militari, risolta improvvisamente da Lukashenko, e tutto ciò che Prigozhin sembrava aver ottenuto era stato… un passaggio gratuito per la Bielorussia? Davvero strano.

Cerchiamo quindi di analizzare ciò che è successo utilizzando un quadro analitico che non sia predeterministico – in cui cioè non siano garantiti né l’onnicompetenza russa né la possibilità di un cambio di regime e la relativa sdolcinatezza neoliberale.

Vorrei iniziare affrontando proprio queste due teorie ideologicamente predeterminate. Da un lato c’è chi sostiene che la Russia stia per precipitare in un conflitto civile e in un cambio di regime, dall’altro c’è chi pensa che l’intera vicenda sia stata una manovra psicologica pre-pianificata dal governo russo. I primi sono già stati screditati in virtù del fatto che tutte le loro drammatiche previsioni sono crollate nel giro di 24 ore: Prigozhin non ha guidato un ammutinamento generale, non ha rovesciato Putin e non si è autoproclamato zar Eugenio I. L’altra teoria estrema – quella della psyop – rimane praticabile, ma la ritengo estremamente improbabile, per le ragioni che elencherò ora.

Scenari di psyop

È relativamente facile dire semplicemente “l’ammutinamento è stato una psyop” senza approfondire. È banalmente ovvio che la rivolta di Wagner abbia “ingannato” l’analisi occidentale – ma questa non è una prova ipso facto che la rivolta sia stata inscenata allo scopo di ingannare l’Occidente. Dobbiamo chiederci qualcosa di più specifico: a quale scopo potrebbe essere stata inscenata la rivolta?

Ho individuato quattro teorie che meritano almeno di essere esaminate: vediamole e spieghiamo perché, a mio avviso, non riescono però a giustificare in modo soddisfacente la rivolta.

Opzione 1: esca viva

Una potenziale spiegazione – che ho visto suggerire abbastanza spesso – è l’idea che Prigozhin e Putin abbiano inscenato la rivolta allo scopo di stanare le possibili reti di sedizionisti, agenti stranieri ed elementi sleali. Si suppone che Prigozhin abbia creato una sensazione di crisi controllata, ma esteticamente realistica, per lo Stato russo, facendo apparire il governo di Putin vulnerabile e costringendo le parti infide e nemiche in tutta la Russia ad uscire allo scoperto.

Concettualmente, ciò equivale più o meno all’idea che il governo di Putin abbia finto di essere un animale ferito, allo scopo di attirare gli sciacalli allo scoperto e poterli così uccidere.

Credo che questa teoria sia interessante perché fa di Putin un leader estremamente astuto, machiavellico e paranoico. Questo è anche il motivo per cui penso sia sbagliata. Putin ha tratto una grande legittimità dalla sua capacità di combattere la guerra senza sconvolgere la vita quotidiana in Russia – non ci sono razionamenti, non ci sono arruolamenti, non ci sono restrizioni alla circolazione, ecc. In effetti, una delle maggiori critiche a Putin viene mossa dal partito della guerra, secondo cui il presidente sta combattendo la guerra in modo troppo timido e troppo teso a mantenere la normalità in Russia.

Sembra quindi incongruo che un leader che ha sempre fatto di tutto per non mettere la società russa in regime di guerra faccia poi qualcosa di così destabilizzante come inscenare una finta rivolta. Inoltre, se davvero la rivolta di Wagner era una farsa volta a stanare gli elementi infidi e terroristici, è fallita malamente: non ci sono state defezioni, né disordini civili, né denunce di Putin. Quindi, per diverse ragioni, la teoria dell’esca viva non supera la prova olfattiva.

Opzione 2: dispiegamenti mascherati

Una seconda teoria è l’idea che la rivolta di Wagner fosse essenzialmente una gigantesca cortina fumogena per consentire il movimento di forze militari nel territorio della Russia. Suppongo che il ragionamento sia che, se le colonne armate sembrano andare in giro in modo disordinato, la gente potrebbe non accorgersi che le forze russe potrebbero posizionarsi per, ad esempio, attaccare Sumy o Kharkov. Questa idea è stata apparentemente rafforzata dalla notizia che Prigozhin sarebbe andato in Bielorussia. Si trattava forse di uno stratagemma per mascherare il dispiegamento di Wagner per un’operazione nell’Ucraina occidentale?

Il problema di questa linea di pensiero è triplice. In primo luogo, non tiene conto della complessità dell’allestimento di una forza operativa. Non si tratta solo di portare in posizione una fila di camion e di carri armati: ci sono enormi necessità logistiche. Si devono preparare munizioni, carburante, infrastrutture per le retrovie. Questo non può essere fatto in 24 ore sotto la copertura temporanea di un finto ammutinamento.

In secondo luogo, l’effetto “distrazione” è diretto soprattutto ai media e ai commentatori, non all’intelligence militare. Per dirla in altri termini, la CNN e il New York Times si sono sicuramente concentrati sulla rivolta di Wagner, ma i satelliti americani continuano a sorvolare lo spazio di battaglia e l’ISR occidentale è ancora in funzione. Le buffonate di Prigozhin non avrebbero impedito le osservazioni dei preparativi per attaccare su un nuovo fronte.

Terzo e ultimo punto: non sembra che il grosso delle truppe di Wagner accompagnerà Prigozhin in Bielorussia – il suo viaggio nella terra di Lukashenko assomiglia più ad un esilio che a una riorganizzazione del Gruppo Wagner.

Opzione 3: radicalizzazione ingegnerizzata

Si tratta della solita teoria della “falsa bandiera” che circola ogni volta che da qualche parte accade qualcosa di brutto. È diventata piuttosto blasé e banale: “Putin ha inscenato la rivolta per poter intensificare la guerra, aumentare la mobilitazione, ecc.”.

Questo non ha alcun senso ed è abbastanza facile da respingere. Ci sono stati veri e propri attacchi ucraini all’interno della Russia (tra cui un attacco di droni al Cremlino e incursioni transfrontaliere delle forze ucraine). Se Putin avesse voluto intensificare la guerra, avrebbe potuto sfruttare una qualsiasi di queste opportunità. L’idea che abbia scelto di orchestrare una rivolta interna – correndo il rischio di una destabilizzazione generale, piuttosto che concentrarsi sull’Ucraina, è ridicola.

Opzione 4: consolidamento del potere

Di tutte le teorie psyop, questa è quella che probabilmente ha più credito. Ci sono due diversi filoni, che tratteremo singolarmente.

All’inizio, alcuni avevano ipotizzato che Putin stesse usando Prigozhin per creare un pretesto per cacciare Shoigu e Gerasimov. Ritengo che ciò fosse improbabile per tutta una serie di ragioni.

In primo luogo, non credo che si possa affermare che questi uomini meritino di essere allontanati. All’inizio la guerra della Russia era stata caratterizzata da alti e bassi, ma ora c’è un chiaro miglioramento nell’industria degli armamenti, con sistemi chiave come il Lancet e il Geran che stanno diventando disponibili in quantità sempre maggiori e, proprio in questo momento, le forze armate russe stanno facendo a pezzettini la controffensiva dell’Ucraina.

In secondo luogo, se Putin avesse voluto rimuovere Shoigu o Gerasimov, allontanarli in risposta ad una finta rivolta sarebbe stato il modo peggiore per farlo, perché avrebbe dato l’impressione che Putin si era piegato alle richieste di un terrorista. Si tenga presente che Putin non ha mai criticato pubblicamente né Shoigu né Gerasimov per la loro gestione della guerra. Pubblicamente, sembrano avere il suo pieno appoggio. Il presidente potrebbe davvero rimuoverli in risposta alle richieste di Prigozhin senza apparire incredibilmente debole? Sarebbe molto meglio se Putin li licenziasse di sua spontanea volontà, dimostrando di essere lui, e non Prigozhin, il vero capo.

Di certo, a questo punto non sembra che Shoigu o Gerasimov perderanno il loro posto. Questo ha portato alla trasformazione della teoria del “consolidamento del potere” in una seconda linea di pensiero, secondo cui Putin avrebbe voluto usare Prigozhin per testare essenzialmente il sistema politico russo, vedendo come avrebbero reagito l’amministrazione regionale e i vertici dell’esercito.

Gli oggetti dell’ira di Prigozhin?

In questo modo la rivolta viene considerata come un’esercitazione antincendio: si dà l’allarme, si vede come rispondono tutti e si prendono appunti su chi ha seguito le istruzioni. Certo, le figure politiche russe sono uscite allo scoperto per affermare il loro sostegno a Putin e denunciare Wagner – in stile russo, come il governatore di Tver che ha invitato Prigozhin a suicidarsi. Questo forse conferisce credibilità all’idea che Putin abbia voluto mettere alla prova i suoi subordinati.

Ancora una volta, però, credo che questa teoria non tenga conto di alcuni punti chiave. Innanzitutto, la Russia appariva internamente molto stabile. Putin non stava affrontando opposizioni o spinte di alcun genere, né disordini civili, né ammutinamenti nell’esercito, né critiche da parte di figure politiche di alto profilo – non è chiaro perché avrebbe dovuto sentire il bisogno di scuotere il Paese solo per testare la lealtà dell’apparato politico. Magari potreste pensare che sia una figura iper-paranoica, alla Stalin, costretta a fare giochi mentali con il proprio Paese, ma questo non quadra con il suo modello operativo. In secondo luogo, l’andamento della guerra è, al momento, decisamente a favore della Russia, con la vittoria a Bakhmut ancora fresca nella memoria pubblica e la controffensiva dell’Ucraina che assomiglia sempre di più ad un fallimento militare di portata storica mondiale. Non ha molto senso che, in questo momento in particolare, quando le cose stanno andando molto bene per la Russia, Putin abbia voluto lanciare una granata solo per testare i tempi di reazione.

In definitiva, penso che tutte queste teorie “psyop” siano molto deboli se valutate in buona fede nei loro stessi termini. I loro errori hanno un filo conduttore. Le cose sono andate molto bene per la Russia, con l’esercito che si è comportato in modo eccellente nella sconfitta in corso della controffensiva ucraina, senza disordini o agitazione interne e con un’economia in crescita. La linea di pensiero psyop presume che, in un momento in cui le cose vanno bene, Putin correrebbe un rischio enorme inscenando un finto ammutinamento per ottenere guadagni trascurabili, rischiando non solo disordini civili e spargimenti di sangue, ma anche di rovinare l’immagine di stabilità e affidabilità della Russia all’estero.

Si presume che la squadra di Putin sia onnicompetente e in grado di mettere in atto uno schema di inganno molto complesso. Non credo che il governo russo sia onnicompetente. Penso che abbia semplicemente un livello di normale competenza – e che comunque sia troppo competente per un espediente ad alto rischio e a basso guadagno come questo.

Cosa voleva Prigozhin

A volte mi piace pensare al predeterminismo occidentale della “fine della storia” (in cui tutta la storia è una marcia inesorabile verso la democrazia performativa neoliberale globale e la liberazione finale e la felicità di tutta l’umanità vengono annunciate dallo sventolio delle bandiere del gay pride a Mosca, Pechino, Teheran e Pyongyang) come se fosse essenzialmente un corollario geopolitico di Jurassic Park – una storia struggente di arroganza e rovina (e uno dei miei film preferiti).

Il modello analitico dei creatori di Jurassic Park presumeva che i dinosauri – creature di cui non sapevano praticamente nulla – col tempo si sarebbero sottomessi alle routine di controllo come gli animali di uno zoo. Accecati dall’illusione del controllo e dalla stabilità teorica del loro sistema (che si presumeva stabile perché progettato per essere tale), non avevano preso in considerazione il fatto che il tirannosauro avesse un’intelligenza e una volontà proprie.

Credo che Yevgeny Prigozhin sia un po’ come il tirannosauro di Jurassic Park. Sia l’apparato neoliberale occidentale che i pianificatori russi a quattro dimensioni sembrano pensare a Prigozhin come ad un ingranaggio che esiste solo per far funzionare il loro modello di mondo. Che tale modello sia la lunga marcia della storia verso la democrazia e l’ultimo uomo o un brillante e sfumato piano generale di Putin per distruggere il mondo unipolare atlantico, non ha molta importanza: entrambi gli schieramenti tendono a negare la vera natura di Prigozhin e a trasformarlo in uno schiavo del proprio modello. Ma forse è un tirannosauro, con un’intelligenza e una volontà indifferente ai nostri modelli di mondo. Forse ha abbattuto la recinzione per motivi suoi.

Un aspirante Lenin? O solo un uomo con le spalle al muro?

Dobbiamo tornare a chi è Prigozhin e a cosa è il gruppo Wagner.

Per Prigozhin, Wagner è innanzitutto un’impresa che gli ha fruttato un’enorme quantità di denaro, soprattutto in Africa. Il valore di Wagner (nel senso più fondamentale) deriva dal suo alto grado di efficacia in combattimento e dal suo status unico di entità indipendente dalle forze armate russe. Qualsiasi minaccia ad uno di questi fattori rappresenta per Prigozhin una catastrofe finanziaria e di status.

Recentemente, gli sviluppi della guerra hanno evidenziato una minaccia esistenziale per il gruppo Wagner come compagnia militare privata (PMC) attiva. Si tratta di:

1. Una spinta concertata da parte del governo russo per costringere i combattenti Wagner a firmare contratti con il Ministero della Difesa. In effetti, ciò minaccia di liquidare la Wagner come organizzazione indipendente e di farla confluire nelle forze armate regolari russe.

2. Il gruppo Wagner sta perdendo il personale derivante dalle coscrizioni dell’anno scorso (compresi i detenuti). Questi coscritti avevano fornito un’enorme riserva di uomini che aveva permesso al Wagner di affrontare i combattimenti su larga scala a Bakhmut, ma molti di loro hanno ormai completato il loro turno di servizio.

Ciò significa che Wagner deve affrontare una potenziale distruzione su due fronti. Dal punto di vista istituzionale, il governo russo vuole essenzialmente neutralizzare l’indipendenza del gruppo incorporandolo nel Ministero della Difesa. Dal punto di vista di Prigozhin, questo significa essenzialmente la nazionalizzazione della sua azienda.

Inoltre, un Wagner snellito (dopo aver eliminato gran parte dei coscritti che lo avevano portato alle dimensioni di un corpo d’armata) non è un qualcosa che Prigozhin vorrebbe mandare in combattimento in Ucraina. Una volta che il gruppo Wagner sarà stato ridotto al suo nucleo di operatori esperti, le perdite in Ucraina cominceranno ad intaccare direttamente il funzionamento del gruppo.

In altre parole, Prigozhin e le autorità erano ad un punto morto. Probabilmente Prigozhin voleva soprattutto, per dirla senza mezzi termini, usare la fama conquistata a Bakhmut per riportare Wagner in Africa e ricominciare a fare soldi a palate. Quello che non voleva era che la sua PMC venisse assorbita dalle forze armate russe, o che il suo nucleo di professionisti esperti venisse lentamente distrutto in un’altra grande battaglia in Ucraina. Il Ministero della Difesa, invece, vuole assorbire i combattenti di Wagner nell’esercito regolare e usarli proprio per sconfiggere l’Ucraina sul campo di battaglia.

Quindi, abbiamo un chiaro conflitto di interessi.

Ma cosa potrebbe fare Prigozhin? Non ha alcun potere istituzionale e Wagner dipende dal Ministero della Difesa per le attrezzature, i rifornimenti, l’ISR e molto altro. Inoltre, il patrimonio personale di Prigozhin e quello della sua famiglia sono sotto la giurisdizione dello Stato russo. Il suo potere è molto limitato. Ci sono solo poche cose che potrebbe fare. Potrebbe registrare dei video per mettere in imbarazzo, molestare e denigrare il Ministero della Difesa. Naturalmente, in questi sproloqui non sarebbe saggio attaccare direttamente Putin e potrebbe non essere utile insultare i comuni soldati russi, quindi questi attacchi dovrebbero essere mirati proprio al tipo di alti funzionari burocratici che l’opinione pubblica russa è predisposta a disprezzare – uomini come Shoigu e Gerasimov.

Oltre a queste sfuriate in video, Prigozhin aveva solo un’altra possibilità per opporsi all’assorbimento istituzionale di Wagner: organizzare una protesta armata. Convincere quanti più uomini possibile a unirsi a lui, fare una mossa e vedere se lo Stato poteva essere scosso abbastanza da concedergli l’accordo che voleva.

Sembra strano, ovviamente. Avrete sentito parlare della diplomazia delle cannoniere – ora vediamo le trattative contrattuali basate sui carri armati. Eppure è chiaro che la disputa sull’indipendenza e sullo status di Wagner rispetto alle istituzioni militari russe era al centro di questa vicenda. All’inizio del mese, Prigozhin aveva annunciato la sua intenzione di disobbedire all’ordine presidenziale che imponeva ai suoi combattenti di firmare i contratti con il Ministero della Difesa entro il 1° luglio.

La dichiarazione di Prigozhin di questa mattina (lunedì 26 giugno), tuttavia, è estremamente istruttiva. Si è concentrato quasi esclusivamente sulla sua lamentela principale: Wagner sarebbe stato assorbito dall’esercito istituzionale. Non ha portato la questione alla sua conclusione e ha notato che questo avrebbe nazionalizzato la sua attività altamente redditizia, ma i suoi commenti non lasciano dubbi sulle sue motivazioni. Ecco alcuni punti chiave:

– Wagner non voleva firmare contratti con il Ministero della Difesa.

– L’assorbimento nel Ministero della Difesa avrebbe significato la fine di Wagner: “Questa unità avrebbe dovuto cessare di esistere il 1° luglio”.

– L’obiettivo della nostra campagna era di impedire la distruzione del Gruppo Wagner”.

Ma Prigozhin cosa pensava che sarebbe successo? Qual era il suo scenario ottimistico? Probabilmente sperava che il sentimento generale anti-burocratico e anti-corruzione, unito alla popolarità e alla fama di Wagner, avrebbe portato ad un’ondata di sostegno per il gruppo che avrebbe messo il governo in condizione di acconsentire all’indipendenza di Wagner.

È stata una decisione coraggiosa. Di fronte all’assorbimento istituzionale, Prigozhin ha scommesso su una campagna di destabilizzazione misurata che avrebbe dovuto scuotere il Paese quel tanto che bastava per spaventare Putin e indurlo ad un accordo. Prigozhin potrebbe essersi convinto che si trattava di un azzardo intelligente e decisivo che avrebbe potuto cambiare le cose a suo favore. In realtà, penso che non stessero affatto giocando a dadi. Stavano giocando a carte e Prigozhin non aveva nulla in mano.

La gestione della crisi da parte della Russia

Questa è la parte dell’articolo che sospetto farà arrabbiare i lettori e che mi farà guadagnare l’accusa di voler “cercare una strategia di adattamento” – e così sia. Ma mettiamo le cose in chiaro:

La Russia ha gestito molto bene la rivolta di Wagner e la sua gestione della crisi indica un alto grado di stabilità dello Stato.

Ora, non sto dicendo che la rivolta sia stata positiva per la Russia. È stata chiaramente negativa sotto diversi aspetti. Alcuni velivoli russi sono stati abbattuti da Wagner e i loro piloti sono stati uccisi. A Prigozhin è stato permesso di andarsene dopo aver causato queste morti – una macchia sul governo. C’è stata una confusione diffusa, che non fa bene al morale, e le operazioni nel Distretto militare meridionale sono state interrotte dall’occupazione di Rostov da parte di Wagner.

Nel complesso, questo non è stato un buon fine settimana per la Russia. È stata una crisi, ma è stata una crisi che, nel complesso, lo Stato ha gestito abbastanza bene, mitigandone gli aspetti negativi – forse anche facendo un bicchiere o due di limonata con i limoni di Prigozhin. Giustamente Shoigu, in precedenza, era stato Ministro delle Situazioni di Emergenza (essenzialmente per i soccorsi in caso di disastri). I disastri non sono mai positivi, ma è sempre meglio gestirli bene quando accadono.

La risposta dello Stato è stata piuttosto semplice: scoprire il bluff di Prigozhin.

Prigozhin si era diretto verso Mosca con la sua colonna – ma cosa avrebbe fatto una volta arrivato? La guardia nazionale russa si stava preparando a bloccare l’ingresso in città. Wagner avrebbe attaccato Mosca? Avrebbero sparato ai soldati della Guardia Nazionale? Avrebbero assaltato il Cremlino o bombardato San Basilio? Farlo avrebbe portato all’inevitabile morte di molti degli uomini coinvolti. Wagner, senza rifornimenti o approvvigionamenti propri, non avrebbe potuto combattere con successo le forze armate russe e, probabilmente, non aveva scorte per più di un giorno o due.

Il problema dell’approccio di Prigozhin è che la pantomima di un colpo di Stato non funziona se non si è disposti a tentare davvero un colpo di Stato, e un colpo di Stato funziona solo se le autorità istituzionali si schierano con i rivoltosi. Non esiste che Prigozhin possa arrivare con un carro armato fino al mausoleo di Lenin e iniziare ad impartire ordini ai ministeri federali e alle forze armate. I colpi di Stato richiedono il controllo delle leve istituzionali del potere – governatorati regionali, ministeri e corpi ufficiali delle forze armate.

Prigozhin non solo non aveva tutte queste cose, ma, di fatto, l’intero apparato di potere lo ha denunciato, disprezzato e bollato come traditore. Essendosi ammutinato e messosi in un vicolo cieco, le sue uniche scelte erano: iniziare uno scontro a fuoco fuori Mosca, garantendosi la morte e la fama di terrorista traditore, oppure arrendersi. È probabile che l’abbattimento di alcuni mezzi aerei russi da parte della colonna Wagner (che Prigozhin ha dichiarato in seguito essere stato un “errore”) lo abbia spaventato e gli abbia confermato che si stava spingendo troppo oltre e che non aveva una buona via d’uscita. Quando il vostro avversario chiama le carte e voi non avete nulla in mano, non c’è nulla da fare se non ritirarsi.

Consideriamo per un momento la scena attuale in Russia. Una colonna corazzata si dirigeva verso la capitale. Qual è stata la risposta dello Stato e del popolo russo? Le autorità a tutti i livelli hanno denunciato pubblicamente la rivolta e hanno dichiarato di sostenere il presidente. Non ci sono state defezioni, né dalle unità militari né dall’amministrazione civile. Nel Paese non ci sono stati disordini civili, né saccheggi, né perdita del controllo governativo di base. Confrontate le scene in Russia durante una ribellione armata con quelle negli Stati Uniti nell’estate del 2020. Quale Paese è più stabile?

Alla fine, il governo è riuscito a dissipare una situazione di crisi, che avrebbe potuto facilmente degenerare in un sostanziale spargimento di sangue, senza alcuna perdita di vite umane a parte gli equipaggi dei due velivoli abbattuti (morti che non dobbiamo minimizzare e che devono essere ricordati come vittime dell’ambizione di Prigozhin). Inoltre, i termini dell'”accordo” equivalgono a poco più di una resa da parte di Prigozhin. Egli stesso sembra destinato ad una sorta di semi-esilio in Bielorussia (potenzialmente in attesa di uno scalpello da ghiaccio in stile Trotsky) e sembra che la maggior parte dei Wagner firmerà i contratti e sarà assorbita nelle forze armate istituzionali della Russia. Sulla base del discorso tenuto da Putin questa sera (quindici minuti fa, al momento in cui scriviamo), i combattenti Wagner hanno solo tre opzioni: firmare i contratti con il ministero della difesa, sciogliersi e tornare a casa, o unirsi a Prigozhin nell’esilio bielorusso (presumibilmente senza il loro equipaggiamento). Per quanto riguarda lo status istituzionale del Wagner, Prigozhin ha perso e lo Stato ha vinto. Il Wagner come corpo di combattimento indipendente è finito.

Dobbiamo essere onesti, ovviamente, sui danni della rivolta.

Prigozhin ha ucciso dei militari russi quando la sua colonna ha abbattuto quei velivoli e poi ha visto cadere la sua accusa di tradimento. Si può dire, ovviamente, che una risoluzione pacifica ha evitato ulteriori spargimenti di sangue, ma questo non cambia il fatto che abbia ucciso dei soldati russi e se la sia cavata. Si tratta di un fallimento che ha una dimensione sia morale che di legittimità istituzionale.

Inoltre, l’intero episodio dovrebbe servire come una vera e propria lezione sull’instabilità intrinseca dell’affidarsi a gruppi di mercenari che operano al di fuori delle istituzioni militari formali. In Russia esistono molti di questi gruppi, non solo Wagner, e sarebbe una negligenza se il governo non si muovesse con decisione per liquidare la loro indipendenza. Altrimenti, stanno semplicemente aspettando il ripetersi di qualcosa di simile, potenzialmente con un esito molto più esplosivo.

Nel complesso, tuttavia, sembra innegabile che il governo abbia gestito una crisi estrema in modo piuttosto competente. Contrariamente a quanto si dice in Occidente, secondo cui la rivolta di Wagner avrebbe rivelato la debolezza del governo Putin, l’unità dello Stato, la calma della popolazione e la strategia di de-escalation suggeriscono che lo Stato russo è stabile.

Conclusione: 1917

Uno dei passatempi più universali e amati dall’umanità è quello di fare cattive analogie storiche, e questo processo era certamente in pieno svolgimento durante lo scorso fine settimana. Il paragone più popolare, naturalmente, è stato quello di paragonare la rivolta di Prigozhin alla caduta dello zar, avvenuta nel 1917.

Il problema è che questa analogia è una perfetta inversione della verità.

Nel 1917, lo Zar era caduto perché si trovava al quartier generale dell’esercito, lontano dalla capitale. In sua assenza, un ammutinamento della guarnigione a Pietrogrado (Pietroburgo) aveva portato al crollo dell’autorità governativa, ripresa poi da un nuovo gabinetto formato dalla Duma di Stato. I colpi di Stato non si ottengono con un insensato spargimento di sangue. Ciò che conta di più è l’autorità burocratica, perché è questo che significa governare. Quando si alza un telefono e si dà l’ordine di chiudere una linea ferroviaria, quando si convoca un’unità militare in tutta fretta, quando si emette un ordine di acquisto di cibo, munizioni o medicine – queste istruzioni sono rispettate?

Era banalmente ovvio che Prigozhin non aveva né la forza, né il sostegno istituzionale, né un reale desiderio di usurpare l’autorità e l’idea che stesse tentando un vero e proprio colpo di stato era assurda. Immaginiamo, per un momento, che il gruppo Wagner fosse riuscito a farsi strada attraverso la Guardia Nazionale Russa fino a Mosca. Prigozhin irrompe nel ministero della Difesa, arresta Shoigu e si siede sulla sua poltrona. Crediamo davvero che l’esercito sul campo avrebbe di colpo seguito i suoi ordini? Non è una sedia magica. Il potere viene messo in palio solo in caso di collasso totale dello Stato, e quello che abbiamo visto in Russia è stato il contrario: abbiamo visto lo Stato serrare i ranghi.

Quindi, alla fine, sia i commentatori neoliberali che i fiduciari del piano russo sono rimasti con una visione insoddisfacente degli eventi. Prigozhin non è né il messaggero di un cambiamento di regime né una pedina nel gioco degli scacchi quadrimensionali di Putin. È semplicemente un uomo mercuriale e selvaggiamente irresponsabile che ha visto che la sua Corporazione Militare Privata stava per essergli portata via e che ha deciso di andare fino a livelli estremi e criminali per impedirlo. È stato un giocatore di carte senza niente in mano che ha deciso di bluffare per uscire da un vicolo cieco – finché il suo bluff non è stato scoperto.

Big Serge

Fonte: bigserge.substack.com
Link: https://bigserge.substack.com/p/russo-ukrainian-war-the-wagner-uprising
26.06.2023
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

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