FIGHT WEB. FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO BARBARO

Dall'ira di Achille ai leoni da tastiera. La macchina del Capitale si allea alla macchina del Virtuale per creare l'esercito dei nick name, i rivoltosi del divano.

FIGHT WEB. FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO BARBARO

Di Sonia Milone per Comedonchisciotte

Perchè la logica anatomica dell'uomo moderno è proprio di non aver mai potuto vivere, nè pensato di vivere, che da invasato. E' così che strane forze vengono sollevate e portate nella volta astrale, in quella specie di cupola buia che costituisce al di sopra di tutto quanto il respiro umano la velenosa aggressività dello spirito malvagio della maggior parte delle persone. E' così che quelle rare buone volontà lucide vedono sè stesse, in certe ore del giorno e della notte, sprofondate a occhi aperti in certi autentici stati d'incubo, circondati dalla formidabile suzione, dalla formidabile oppressione tentacolare di una specie di magia civica che si vedrà presto apparire scopertamente nei costumi come una festa occulta su una pubblica piazza. (A. Artaud, 1947)

Un saluto alla moglie, una carezza ai figli, una cena veloce davanti alla tv e appesa giacca e cravatta o la tuta da operaio per indossare la maschera dell'identità digitale, il popolo della community (trasversale e globale) si dedica alla sua attività preferita: interagire sui blog.

Accanito lettore (...di post), con il tempo il commentatore web è diventato un raffinato esperto in tuttologia: che sia Blaise Pascal o Chiara Ferragni, Giorgia Meloni o la CO2, la guerra in Ucraina o la transizione energetica, non c'è settore in cui si astiene. Ha sempre qualcosa da scrivere: un appunto, un acciglio, una critica contro tutti.

Inveisce con particolare livore contro chiunque gli rubi il ruolo di grande pensatore, in special modo se famoso e competente. La complessità non la capisce e si schiera con fanatismo solo dalla parte delle verità semplificate, le uniche che la piattaforma digitale può supportare per transitare da Telegram a TikTok, da Bari a New York. E dove non vede banalità sospetta complotti, vede nemici, teme pericoli: qui ci sono i buoni, là ci sono i cattivi, in mezzo il nulla, è l'imperativo categorico della nuova società infantilizzata che ama cullarsi nel dolce dondolio delle onde immateriali del 4G dove ci si libera non solo dal peso della materia, ma soprattutto dal peso della responsabilità.

Fondamentalmente è un esaltato a cui hanno fatto credere di essere uno che capisce ciò che gli altri non capiscono e dal pulpito di uno smartphone elargisce urbi et orbi opinioni, imprecazioni e maledizioni. Il suo regno dura il tempo di un post, nella gloria effimera di un narcisismo permanente.

Si accanisce contro il gender e gli uomini travestiti da donna che si illudono di essere donne ma gli va bene indossare la maschera di una falsa identità digitale con cui andare ogni sera a battere il dito sopra la tastiera pur di luccicare sulle strade poco ortodosse del web con il corpo svenduto all'avatar, il dialogo alla chat, la dignità all'inciviltà.

Pronto a scatenare discussioni su discussioni per il solo gusto di conquistare “like”, nulla lo infiamma come il botta e risposta nella guerriglia verbale scurrile dove, spesso, arrivano ad incitarlo e spalleggiarlo bande virulente di supporter che ha creato con più profili fake.

Insulti, parolacce, commenti violenti, sarcasmo, disprezzo, diffamazione, minacce. La Rete è democratica, nessuno può togliere la parola e censurare chi esercita con solerzia il proprio diritto alla (anarchica) libertà di espressione.

C'è un mondo fuori dalla finestra di Windows, ma lui non esce, non socializza, non viaggia: passa tutto il suo tempo libero sui social dove l'orizzonte finisce ai bordi di uno schermo. La sua missione infatti è proprio questa: sparire ed esiliarsi dalla comunità reale per entrare nella community virtuale e ingrandire il grande simulacro della socialità via Facebook.

E dietro lo schermo? Medici, impiegati, disoccupati, casalinghe, padri di famiglia, adolescenti, pensionati, vegani, antivegani, complottisti, anticomplottisti, putiniani, antiputiniani, ecc. Insomma, un fenomeno trasversale a tutti per età, cultura, ceto sociale e idee politiche.

Si chiama shitstorm (letteralmente "tempesta di sterco"), in aumento in ogni parte del mondo, è un fenomeno connaturato al medium digitale.

"Il rispetto è vincolato al nome. Anonimato e rispetto si escludono a vicenda" – scrive il filosofo coreano Han - perchè il nome è la base del riconoscimento e dal nome dipende la cultura della responsabilità. La comunicazione digitale, invece, fatta di utenti anonimi, separa il messaggio dal messaggero erodendo la cultura del rispetto e della responsabilità che sussistono solo quando sono legate a un'identità precisa.

E se Antonin Artaud nel 1947 scagliava il suo urlo contro l'ordine costituito del mondo per squarciare tutte le finzioni che congelano le forze primordiali della vita, quell'urlo risuona più che mai oggi che i costumi sono stati finalmente scoperti e la "festa occulta" viene chiaramente alla luce, ogni giorno di più, allestita sulla "pubblica piazza" del web dove i nuovi stregoni 4.0 elargiscono la loro "magia civica" nera a colpi di dito e di clik, di insulti e diffamazioni.

Nel suo libro dedicato a Van Gogh, lo scrittore francese li descriveva come corvi che con un sobbalzo sommergono chiunque abbia ancora razza, spessore, bellezza "suicidandolo", oggi la magia nera di questa "società invasata, assolta, consacrata e santificata", si manifesta nella forma più miserabile dello "sciame digitale" - come lo ha definito Han – che si solleva per inzozzare tutto ciò che incontra.

Prima il Sovrano era colui in grado di far tacere tutti gli altri in un solo colpo, oggi è "colui che dispone le shitstorms in rete", ovvero colui che dirige il ronzio dello sciame digitale il cui scopo non è altro che quello di incrementare il frastuono di sottofondo che copre ogni voce reale facendo "perdere la capacità di ascoltare, facoltà cruciale della democrazia".

Il Sovrano dello Stato di Eccezione oggi possiede anche lo stato di eccitazione dei sudditi poichè sa molto bene che il digitale è il medium della concitazione, dell'agitazione, della confusione dove basta un clic per indignarsi e scatenare "shitstorm" diffamatorie.

"Divide et impera" diceva Filippo il Macedone. Nella società dell'ostilità, i social sono il nuovo Colosseo in formato pixel dove lo spettacolo sensazionalistico della lotta fra i gladiatori è sempre in atto per il divertimento del popolino mentre l'imperatore ride.
Che cosa è il Potere si chiedeva nel 1600 Clapmarius se non "l'escogitare ragioni grazie alle quali il popolo soddisfatto e affascinato si astenga dall'uso delle armi"?

Il Sistema ha tolto tutto: una vita dignitosa, un lavoro fisso, uno stipendio decente, un affitto sostenibile, la scuola per i figli, ospedali efficienti, mezzi pubblici funzionanti, libri intelligenti, musica stimolante, luoghi di aggregazione, canali di informazione indipendenti, ecc. E il popolo si genuflette giorno e notte leccando sempre più le catene che ha al collo felice di regalare tutto il suo tempo al web. Schiavi che non sanno di essere schiavi, liberi di circolare nella società dove allo sfruttamento è stato sostituito l'autosfruttamento.

La Rete è un apparato di cattura dove la persona si disincarna per diventare uno spettro evanescente riprogrammato dal medium. Il digitale altera la percezione del mondo, abitua a pensare che reale e virtuale siano equivalenti e intercambiabili, assopisce la riflessione, modifica la sensibilità, annulla l'empatia, premia la velocità, inclina alla reattività immediata e compulsiva. E soprattutto spegne l'azione annichilendo ogni vitalità.

E così anche la rabbia generata dal Sistema Globale Digitale Neoliberista e Transumanista viene canalizzata verso il vicolo cieco di una tastiera senza vie di uscita. La "Società senza rispetto" è la "Società della stanchezza", della passività conclamata e della maleducazione diffusa che si accontenta di sfogare la frustrazione in un post rendendo impossibile alla rabbia essere agita e cantata. "Cantami, o diva, l'ira del pelide Achille" segna, infatti, l'inizio della civiltà occidentale.

Il medium è il messaggio: non c'è altra verità che, per natura, il web possa veicolare se non l'imposizione, la dominazione e il totalitarismo di sè stesso.

I social non sono lo spazio del confronto, del dialogo, del significato, della resistenza, perchè non sono lo spazio del narrativo ma, all'opposto, dell'additivo, del contabile. Si contano gli accessi, i commenti, i contatti, i like, gli amici: il digitale assolutizza il numerare incrementando l'ideologia della prestazione e dell'efficienza. Ma la Storia è un racconto e chi non sa raccontare non farà parte della Storia, come vuole il Potere che ha eletto il commentatore web a eroe dei nostri tempi.

Agire significa "il potere di un initium", ha scritto Hanna Arendt, è la capacità di far nascere e dare vita a un mondo radicalmente diverso. Non stupisce che alla sparizione dei corpi viventi dalla città occidentale si accompagni l'azzeramento della natalità dei bambini. La società digitale è la società degli impotenti, in tutti i sensi.

La parola digitale viene dal latino "digitum" e significa "dito" ma il potere risiede solo nella mano e l'atrofia digitale della mano è l'atrofia del pensiero e l'atrofia dell'azione. Dal digitale non nasce nessuna resistenza al potere dominante perchè il digitale è il potere dominante che trasforma ogni cosa in "comunicazione" e la comunità in community. I social network rafforzano la coazione alla comunicazione che è prodotta dalla logica del capitale: più comunicazione significa più capitale, più circolazione accelerata di informazione porta a più circolazione accelerata di capitale.

Come una brava ape regina il Sovrano guida le api operaie a ronzare incessantemente per il web, ad aumentare il ronzio di sottofondo e a produrre sempre più sterco, cioè sempre più miele, un vero e proprio oro giallo, per la sua gioia di ingrassare.
All'ape regina non interessa proprio che lo sciame scarichi il suo sterco su questo o su quell'argomento, su questa o su quella persona poichè sa che lo sciame digitale è fluido e volatile, si dissolve con la stessa rapidità con cui si è formato, senza incidere e lasciare tracce.

All'ape regina interessa solo tenere le api sempre in volo attirate dai fiori finti e dal nettare artificiale del web. L'ordine subliminare è abbandonare il suolo, il contatto con la solidità del reale, con il Nomos della terra, per andare a sorvolare un'idea superiore di essere umano e di società.

Scrive Han: "lo sciame digitale non si raduna fisicamente e non sviluppa un Noi, gli manca l'anima e lo spirito della vecchia folla che marciava in un'unica direzione, formando massa e dunque potere". Lo sciame è infatti formato da un insieme di individui ottimisticamente integrati nella Rete (per dirla alla Umberto Eco) ma allo stesso tempo isolati, soli. Ecco perchè è privo di massa gravitazionale necessaria per compiere un'azione e per questo non genera alcun futuro.

Ciascuno isolato nella propria cella virtuale individuale, le persone si interconnettono nell'alveare del grande simulacro della socialità affidata alla rete erodendo alla radice l'idea di stare insieme, fare gruppo, costruire una comunità in grado di contrapporre dei valori e degli stili di vita alternativi a quelli imposti subdolamente dall'alto e introiettati inconsciamente.

La politica non è altro che questo: essa è, innanzitutto, una città (in greco "polis"), cioè un luogo dove si incontra una molteplicità ("politeia") che così crea una civiltà ("civitas" in latino è la città). Esattamente quello che il Potere teme: un Noi al posto di tanti Io dispersi nel web inconsapevoli che esso è uno spazio di dominazione dove si crea un nuovo tipo di schiavitù, in primis quella di fare credere che la comunità virtuale sia un luogo del sociale.

E mentre l'alveare è sempre più pieno, la Società-Città-Stato è sempre più vuota.

Lo sciame digitale distrugge le basi della cittadinanza perchè il cuore di "una vera comunità democratica è un pubblico che discute: ma quale democrazia è oggi possibile rispetto a una sfera pubblica che scompare di fronte a una crescente trasformazione egotica e narcisistica? Forse una democrazia con il tasto mi piace?", accusa Han.

I Greci li chiamavano Barbari, un derivato da "bar-bar" per definire coloro che non sanno parlare ma solo balbettare. "Bar-bar" sono coloro che non possedendo la parola sono anche privi della ragione perchè essa accade solo nel linguaggio. Un concetto questo espresso dal termine greco "logos" che si traduce sia con parola sia con ragione e che oggi è confermato dagli studi di neurobiologia e linguistica perchè non c'è palestra migliore per l'intelligenza umana del linguaggio.

Senza linguaggio non c'è razionalità, c'è solo il caos di un balbettio sconnesso, un grugnito animalesco privo di senso in un mondo privo di ordine. Barbaro è colui che non medita e quindi non sa, non ha coscienza di sè e del mondo. Vive affacciato sui propri occhi, in una perenne esteriorità a cui reagisce in preda a sensazioni immediate, senza un nucleo profondo, una centratura e una reale guida interiore.

Una volta ci si difendeva dai Barbari innalzando mura a protezione della città e della civiltà. Ora i Barbari hanno invaso le città e si aggirano lungo i viali dell'Occidente come un'orda che inzozza e sfregia tutto ciò che incontra, a cominciare dal linguaggio, lasciando dietro di sé una terra disseminata di detriti, rigurgiti e frammenti.

I nuovi Barbari, cittadini del mondo e di nessun luogo, hanno eletto il web a propria patria e l'indifferenziato a propria etica: l'ignoranza come metodo, l'arroganza come forma mentis, la volgarità come stile di vita, la vigliaccheria come valore supremo.
Non aspirano a qualcosa di elevato, non cercano niente che non sia a portata di dito e di clik. E se anche gli indichi la luna, loro continuano a guardare il dito.

E qui sta il capolavoro dell'Impero Globale Digitale Neoliberista Transumanista (che senza il web non avrebbe mai potuto essere nè Impero nè Globale): aver creato l'esercito perfetto di soldatini ubbidienti senza volto, senza nome, senza coraggio. In marcia senza capire chi guida veramente la fila. La macchina del Capitale manda nel tritacarne della macchina del Virtuale per uccidere il cuore di una società. Paul Virilio, infatti, scriveva che la "bomba informatica" è più pericolosa della bomba nucleare perchè, prima della carne, devasta le anime.

Spesso assoldati ai margini della società dove risiedono i maggiori serbatoi della rabbia, i Barbari sono stati convocati per distruggere tutto ciò che rimane di un'antica civiltà e che può essere sfuggito agli apparati di cattura del sistema. Demoliscono tutto ciò che incontrano perchè a sfasciare ci vuole un attimo, basta un clic e tre righe di commento diffamatorio, mentre a salvare, a preservare, a costruire ci vuole tempo, fatica e, soprattutto, coraggio.

Ma il coraggio è esattamente ciò che manca. Coraggio significa letteralmente "gettare il cuore": oltre l'ostacolo, oltre i limiti, oltre sè stessi. Ma per avere un cuore bisogna possedere un corpo, sangue che circola, gambe che camminano, occhi che esplorano. Per avere coraggio bisogna avere paura: di perdere tutto o qualcosa, di giocarsi la faccia, di mettere a rischio il proprio nome.
Ma i Barbari non hanno un cuore. Sono puri fantasmi che si aggirano nella grande notte dell'Occidente per scintillare nel virtuale giocandosi il futuro sul filo di una tastiera con il coraggio delegato a un nick name che si sbriciola sotto il sole della vita vera.

Con il passaggio dalla società disciplinare alla società della sorveglianza, il controllo non avviene più tramite le istituzioni del carcere o del manicomio ma tramite il panottico digitale. La nuova prigione è immateriale, il guardiano invisibile e il prigioniero inscrive su sè stesso le regole non scritte, le interiorizza assicurando il funzionamento automatico del Potere.

Per Jean Baudrillard il "nemico" prima era un lupo che agiva per scontro diretto, ora è diventato un virus che agisce per contagio avvelenando le coscienze. La pandemia digitale ha trasformato gli esseri umani in nemici di sè stessi e degli altri.

"Quella delle reti e del virtuale è una violenza virale. Una violenza del dolce sterminio, una violenza genetica e comunicazionale, una violenza del consenso" scrive il sociologo francese. Le nuove forme di violenza non provengono più da ciò che è "altro", contrario al sistema, ma all'opposto sono funzionali al sistema stesso proprio perché depotenziano la formazione della difesa, del riscatto e della ribellione.

Collassa il nemico come figura storica radicata in un sostrato ideologico e culturale. Nell'era della "costellazione post-nazionale" e della "modernità liquida", dei flussi, degli spazi virtuali e delle reti globali, viene innervato sistematicamente nel sistema il "commentatore web" che disarticola a colpi di clic le strutture a fondamento della convivenza sociale. Ad iniziare dalle regole base della buona educazione, la cui funzione sociologica, da sempre, è quella di permettere relazioni civili fra i membri di una comunità.

Il commentatore invade ormai ogni anfratto del mondo virtuale, è l'esperto in divano-logia, il ribelle del salotto di casa armato di clic con il dito sempre all'erta. Un vero esempio di virilità, il sogno di ogni donna. Infatti, è stato eletto dal sistema, insieme al gender e al meticcio, per essere il grande eroe dei nostri tempi, il protagonista della nuova era dell'egemonia digitale globale. A lui spetta il compito di devitalizzare ogni spinta all'azione e spegnere ogni lampo che possa turbare il sistema.

I veri ribelli oggi sono quelli che si riprendono la faccia e alzano lo sguardo aldilà dello schermo. Gli unici anticonformisti sono quelli che chiudono il cellulare ed escono in strada a riprendersi le piazze, i luoghi di aggregazione, gli spazi del dialogo. I soli rivoluzionari sono coloro che si presentano con il proprio nome e stringono la mano ad un' altra persona guardandola negli occhi.

Nel caso non ci riuscissi, apri un "Fight Club".

Di Sonia Milone per Comedonchisciotte

FONTI

H. Arendt, Le origini del totalitarismo, 1951
A. Artaud, Van Gogh, il suicidato della società, 1947
J. Baudrillard; La trasparenza del male. Saggio sui fenomeni estremi, 1990
Byung-Chul Han, Nello sciame. Visioni del digitale, 2015
Byung-Chul Han, La società della stanchezza, 2020
P. Virilio, La bomba informatica, 1999
P. Virilio, Estetica della sparizione, 1992
T. Villani, Gilles. Deleuze, un filosofo dalla parte del fuoco, 1998
E. Zolla, Verità segrete esposte in evidenza, 2003

Segui l'inchiesta sul digitale e sul transumanesimo:

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MEDIA, NEOLIBERISMO E SOCIETA’ OTTUSA. INTERVISTA A PAOLO ERCOLANI
“IN DIFESA DELL’UMANO”. INTERVISTA A LUCIANO BOI, FRA I MASSIMI INTELLETTUALI E SCIENZIATI INTERNAZIONALI
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Commenti (58)

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Mostra commenti 55 caricati
    1. AmonAmarth 24 maggio 2024

      Rispondo dalla gabbia. Nonostante l'articolo compaia proprio qui, in modo piuttosto ipocrita, l'effetto ce l'ha proprio perchè compare qui: noi lettori web, noi commentatori web, non staremmo ragionando seriamente sul nostro più grosso problema, che è la morte dell'azione. Ammettiamolo: ci deliziamo di buone letture, approfondite analisi, e a volte cerchiamo (pensiamo?) di dare un nostro contributo commentando. E' qui che succede la tragedia: appaghiamo velocemente il nostro bisogno interagendo con la stessa macchina che sta azzerando la nostra azione. Riconosco logicamente che so bene che questo come tutti gli altri commenti non porterà proprio a un bel niente: quindi l'autrice ha ragione. Il simulacro della discussione è a tutti gli effetti un ologramma della stessa, neutralizzandola. E' uno spunto su cui ragionare seriamente, perchè ci siamo dentro fino al collo. Un saluto.

    2. Primadellesabbie 25 maggio 2024

      La diffusione del virtuale, di cui la rete è la base, è stato preceduto e reso possibile proprio dall'azzeramento dell'azione (ti riesce di immaginare il virtuale, questo virtuale, in un'epoca precedente?).

      Non smetto di sorprendermi per le fantasiose applicazioni del moralismo, qui il riferimento all'ologramma limitatamente al 'simulacro della discussione', un impacciato colpo di fioretto.

      PS - Per Sonia: come ho già scritto a me l'intervista è piaciuta e se esiste una terza parte sono interessato a leggerla.

    3. Sonia Milone 30 maggio 2024

      Non è prevista una terza parte ma l'intervista - in forma ampliata e approfondita - verrà pubblicata in un libro. Appena uscirà il libro ne darò notizia.

    1. Dico no 24 maggio 2024

      Fenomenolhogia.

    1. R66 24 maggio 2024

      Di male in peggio, signorina "misericordiosamente".
      L'arte dello stereotipo non è per tutti; chi vi si arrischia senza poterselo permettere non fa altro che trasparire livore.
      Detto questo, una curiosità: se l'è presa più il signor Boi o lei per l'assenza di applausi?
      Spalle larghe, cari amici famosi, spalle larghe; altrimenti il mondo è pieno di hobby.

    2. absitiniuriaverbis 24 maggio 2024

      Se non ricordo male era stata annunciata un'intervista in 3 parti. La terza non è comparsa.
      Forse ricordo male.

    3. R66 24 maggio 2024

      Forse è questa.
      LOL

    4. absitiniuriaverbis 24 maggio 2024

      ... e, come ricordano qui ad est, chi non sa cogliere l'ironia potrebbe cimentarsi con maggior fortuna a cogliere angurie.

    1. Primadellesabbie 24 maggio 2024

      Ipotesi su una possibile utilità del virtuale nei confronti del quale, anche qui, si nota un pregiudizio di fondo.

      "...non possiamo continuare a insegnare conoscenze obsolete nelle scuole e università.....le vecchie regole non sono più valide..."

      Questa frase è stata pronunciata in una recente riunione di studiosi.

      Credete si possa aggiornare tutto il baraccone di un insegnamento superato in ogni campo, e infarcito di forzature e falsità, senza cambiare radicalmente l'ambiente e il contesto stesso che ne ha reso possibile la trasmissione?

      Il virtuale come incubatore e ponte.

    1. IlContadino 24 maggio 2024

      Questo è l'unico luogo social in cui interagisco con gli utenti (a parte qualcosina da Alceste).
      Come ho scritto in precedenza, lo faccio soprattutto per fare chiarezza in me, uso questo spazio come fosse una sorta di diario, un tempo tenevo un diario, su consiglio di Terzani; il diario è utile, questo diario addirittura mi parla, un diario parlante vale il doppio.
      Tramite questo spazio ho fatto nuove amicizie, persone interessanti, intelligenti, persone che sono piaciute anche ai miei figli (quelli non perdonano).
      Questo per dire che anche uno spazio virtuale può portare cose buone, alla persona che lo frequenta.
      Non siamo qui a cambiare il mondo, siamo qui a migliorare noi stessi, per quanto possibile.
      Detto ciò, non sono riuscito a leggere il pezzo per intero. Pare scritto in un momento di grande confusione, forse non è così, comunque la lettura mi trasmetteva brutte sensazioni, ho preferito interrompere.

      Aggiungo una cosa.
      Credo che se CDC non avesse i "like", come usa in altri siti, sarebbe un posto migliore.

    2. absitiniuriaverbis 24 maggio 2024

      I like sono deleteri perché ognuno li intende, come tutto, a proprio modo.
      Sono sbrigativi ma muti.
      Concordo, meglio eliminarli e fare lo sforzo di spiegare perché un commento ci garba.

      Ora, non posso utilizzare il like...

    3. IlContadino 24 maggio 2024

      I like sono la quintessenza della dicotomia.
      La dicotomia del pensiero è un grande male del nostro tempo.
      Fin dalla loro nascita li ho sempre guardati con sospetto, come si guarda al vecchietto col pandino che arriva all'incrocio, lo vedi arrivare e non stai tranquillo (sai che una volta ne ho beccato uno alla rotonda che pensava d'essere in Inghilterra?!).
      Sono quindici anni che non sto tranquillo:-))

    4. Primadellesabbie 24 maggio 2024

      I like, ai commenti su CdC, sono stati introdotti in occasione di uno dei cambiamenti dell'assetto redazionale.

    5. IlContadino 24 maggio 2024

      In generale credo siano stati introdotti da Facebook, potrei essere in errore, ma ho questo ricordo.
      Ho trovato questo in rete: "Il 9 febbraio 2009 su Facebook è comparso per la prima volta il pulsante like, il pollicione, e Internet è cambiata per sempre"

    6. clausneghe 24 maggio 2024

      No, i like servono e anche i dislike, altrimenti sembra di parlare nel deserto e a me non piace parlare al vento..

    7. clausneghe 24 maggio 2024

      La miglior cosa è il like o il dislike con commento esplicativo, a mio parere. Se mi tolgono i like mi tolgono la voglia di commentare. Voglio sapere se la mia "ragionata" è piaciuta e condivisa o meno..Senza like non si sa.

    8. R66 24 maggio 2024

      Il like non per forza deve rispecchiare l'immensa manfrina dell'articolo, ha anche altre funzioni, tra le quali: "ok, ho letto" o "grazie per avermi risposto".

    9. clausneghe 24 maggio 2024

      Forse non ti piacciono perchè nonostante i pipponi di pseudo saggezza contadina che ci rifili ne becchi ben pochi e quei pochi pollici in su non dirmi che li guardi con disprezzo..Chi disprezza ama, o no?

    10. IlContadino 24 maggio 2024

      Personalmente preferisco leggere commenti in blog che non usano like, vedi Pedante, Alceste...
      Un commento è un pensiero; un pensiero stimola pensiero, non credo il pensiero possa essere racchiuso in "mi piace" "non mi piace", mi sembra di metterlo in gabbia, due gabbiette, raccolta differenziata di pensiero.

    11. IlContadino 24 maggio 2024

      Sì, concordo.
      Poi però sono diventati altro.
      Parlo in generale. Hanno condizionato il modo di porsi, a mio avviso, e anche di metabolizzare un contenuto.

    12. IlContadino 24 maggio 2024

      Vedi, questa è la dicotomia di cui accennavo.

    13. R66 24 maggio 2024

      Se li togliessero, sicuramente non sarei tra quelli che protestano.

    14. Primadellesabbie 24 maggio 2024

      In occasione dell'adozione ho espresso un parere negativo, ma ho constatato che i dislike riducono gli interventi beceri.

    15. R66 24 maggio 2024

      Non so dirti, credo di non averci mai cliccato, nel caso l'avessi fatto, si è trattato di una svista.

    16. Primadellesabbie 24 maggio 2024

      I commenti beceri comparirebbero (comparivano) in mancanza dello sfogo 'dislike': non è il tuo caso.

    17. absitiniuriaverbis 24 maggio 2024

      Una curiosità : cosa cambia nel tuo 'sentire' avere un pollice su o giù o niente?
      Perché c'è, mi pare di capire, da parte tua una necessità di sapere se quanto pensi sia condiviso o meno?

    18. Giudice Holden 24 maggio 2024

      Alceste si dev'essere rotto le palle, i suoi interventi sul blog sono sempre più rari.

    19. absitiniuriaverbis 24 maggio 2024

      ... ma anche mi piace/no lo stile, il contenuto, il riferimento, l'ironia, la vena polemica, l'originalità, ... tutto e niente.

    20. ric 24 maggio 2024

      mancando la possibilita' di un dibattito visu-visu il link ha la sua utilita' . al pari del dis-link

    21. clausneghe 24 maggio 2024

      Condiviso da alcuni, non da tutti a prescindere perchè io i commenti li faccio come penso in quel momento e magari senza leggere prima gli altrui commenti, in modo da non farmi influenzare. Mi interessa sapere se una determinata visione o idea può piacere e magari arricchire la mente, sai non tutti sanno tutto e anch'io imparo da certi commenti che liko, semmai.

    22. clausneghe 24 maggio 2024

      Io invece me ne andrei, non voglio vederli finire come l?ansa che anni fa aprì ai commenti ma poi vedendo che andavano in una direzione ostile e contraria dalle loro narrazioni li tolse.
      Vogliamo diventare come Fangopage o ansia it? Io no, grazie.

    1. Seik Eloth 24 maggio 2024

      Ma non siamo già immersi in una realta' olografica e dunque virtuale? Dicono.

      Questo pezzo mi fa pensare agli ebeti che trasferiscono la loro vita su internet. Alcuni si arrabbiano pure: cazzo io zombie metto nome cognome foto e indirzzo e tu ti prendi la libertà di non farlo?
      Un po' come le siringhe, sapete?
      Sono impauriti dal ban, così come impauriti dal rimanere "fuori" senza siringa, omologazione.
      Poveri poveri poveri.

      Faccio parte della generazione che ha visto partire internet e ci si è buttata a capofitto. Quando internet era ancora il vero internet, non internet di google.
      Ma, così come per tantissimi come me, è sempre rimasto un videogioco.
      Così come la TV, nel pc che è arrivato a casa abbondantemente prima della media italiana, c'era solo finzione, gioco, virtualità, distrazione.
      Dopo di noi presto giunse l'esercito di avatar fieri della trasposizione.
      Meglio così, almeno dopoa radio e tv continiamoa modellarli sul net.

      Queste boards/forum chiamateli come volete sono il riflesso della TV, come le tribune elettorali, gli infiniti battibecchi per distrarre. È come la satira in politica.
      Cosa pensate di trovare in questa virtualità? Verità e soluzioni?
      Al massimo potete blaterare e far traffico per un po di soldini al webmaster; si chiama ancora così?
      Mini valvole di sfogo per zombies.

    1. BrunoWald 24 maggio 2024

      Articolo sconcertante.

      Si citano fior di intellettuali a sostegno di una lunga invettiva contro il "commentatore web", descritto come un esperto in divanologia, barbaro che non capisce la complessità, un esaltato, arrogante, volgare, narcisista, impotente, capace di produrre solo rumore di fondo, commenti diffamatori, shitstorm...

      Ma se voi di CDC avete una simile opinione dei commentatori, perché gestite questo portale? Non eravamo un vostro "patrimonio"? Perché non chiudete i commenti? Non vorrà mica dirci, gentile Sonia, che il bersaglio dei suoi strali non eravamo noi utenti? Lo si capisce dall'acredine che traspare ad ogni riga del suo scritto.

      Non le sarà sfuggito che usiamo quasi tutti un nickname: circostanza che avrebbe dovuto ispirarle il buon gusto di non darci dei vigliacchi. Come le avevo già fatto notare, ognuno di noi ha una storia che lei non conosce. E non frequentiamo questo sito per mettere alla prova la nostra virilità, "sogno di ogni donna", ma per scambiare delle riflessioni con altre persone intelligenti e, se capita, imparare qualcosa.

      Infatti, perlopiù, l'anonimato non ci impedisce di confrontarci con educazione e rispetto reciproco, e oserei affermare che questa è precisamente la ragione per cui continuate a vederci apparire da queste parti.

    2. clausneghe 24 maggio 2024

      Bravo Bruno, da quando Comedonchisciotte è stato "arrembato" dalle femministe non è più lo stesso e ha perso lo smalto anticonformista adeguandosi sempre più al "political corret"
      Manca solo che ci mettano le quote rosa anche nei commenti..

    3. ric 24 maggio 2024

      varrai mica dimenticare i gay ?

    4. Fedeledellacroce 24 maggio 2024

      Penso che Sonia ha tutto il diritto di prendersela con chi commenta offendendo spesso l'autrice stessa.
      Penso anche che non ce l'avesse con te, che sei un commentatore equilibrato e brillante.

      PS non ho ricevuto nessuna mail da parte tua

    5. BrunoWald 24 maggio 2024

      Infatti non l'ho presa in modo personale.

      È vero che molti usano il web come uno sfogatoio anonimo, ma mi sembra che questo sito sia un'isola abbastanza felice, per cui l'articolo mi ha lasciato perplesso sia per il tono che per i contenuti.

      Va benissimo rispondere per le rime se si viene offesi o provocati da qualcuno in particolare, ma qui si sono espressi giudizi molto chiari e categorici verso un'intera categoria di persone - i commentatori che usano un nickname - cioè la maggioranza degli utenti di questo sito.

      Ho letto l'articolo due volte prima di rispondere, e gli aggettivi che riporto li ho trovati là.

      Tuttavia, non me la sono presa affatto. Ho solo espresso la mia opinione, senza animosità.

      PS Grazie per l'apprezzamento.

    6. Fantine 24 maggio 2024

      Suvvia, Claus, non è questione d'esser donna o uomo.

    1. absitiniuriaverbis 24 maggio 2024

      Complimenti!
      Ritengo che l'autrice abbia descritto la categoria alla quale appartiene (quindi ed in primo luogo soprattutto se stessa) quasi alla perfezione.
      Non se ne abbia a male per "il quasi", c'è sempre spazio per il miglioramento.

      Guardarsi allo specchio vuol sostanzialmente dire riflettere.

      Vale per tutti.

    1. Primadellesabbie 24 maggio 2024

      È la società reale che è diventata anonima, composta da persone che si impongono un comportamento anonimo e prevedibile, o non conoscono altri modi di porsi.

      Fa riflettere lo scoprire che anche amici e amiche di vecchia data hanno ceduto, poco a poco, la personalità che ricordavamo per assumerne una più anonima e 'facile da indossare'.

      In mancanza d'altro, il blog può fornire un'occasione per conoscere se stessi confrontandosi con se stessi in diverse condizioni di luce, uno specchio annotato.

    2. Seik Eloth 24 maggio 2024

      Fa riflettere lo scoprire che anche amici e amiche di vecchia data hanno ceduto, poco a poco, la personalità che ricordavamo per assumerne una più anonima e ‘facile da indossare’.

      E di cosa vorrai mai riflettere: la paura spersonalizza.
      Poveracci, esseri standard.

      Una persona che conosco e che si è sempre goduto la vita su un binario di pensiero molto lucido e caratterizzato anche riguardo il rapporto uomo/donna che vedeva e criticava in modo molto pragmatico e illuminante, in 6 mesi si è sposato, mutuo e figli.
      La paura, l'etá che sale.... sono poveracci, sono umani.
      Come l'ebete che non voleva mettersi in fila per le siringhe, ma sai: gli altri, la paura, il giudizio ma sopratutto ancora la PAURA!
      È atavico: le bestie nella caverna.

    1. Arthur 24 maggio 2024

      Per carità, molte riflessioni sui frequentatori del web sono giuste.
      Però la critica non tiene conto dei risvolti positivi della questione.
      Mi riferisco al fatto che il web oggi costituisce un oceano sterminato di informazioni dove è possibile pescare e attingere di tutto, nel bene e nel male, per lavoro, studio, passatempo.
      Sta a ciascuno farne un uso responsabile e dignitoso, con il giusto discernimento.
      Io scrivo solo qui su CDC perché mi pare uno dei pochi posti seri e perché ho così tanto altro da fare che non mi posso proprio permettere di più, anzi, non so come faccio a trovare ancora il tempo di scrivere.
      Per fortuna sono diventato velocissimo.
      Di necessità ho fatto virtù.

    1. Jimbo 23 maggio 2024

      Bello anche il finale.
      Questa figura del commentatore web, tuttologo divanizzato ma senza il coraggio di scendere in strada (come cantava Gaber) che scrive ben sapendo che non serve a niente, che l'orologio va avanti lo stesso, ma in realtá serve a sé stesso.
      Solo al proprio ego, a gonfiare il petto.
      Oppure c'é dell'altro? Si acquisisce un qualcosa che peró riguarda sempre sé stessi.
      Come il volontario che lo fa per sé, il bene.
      Alla societá a che diamine servono i commentatori web?
      E le piazze non si riempiono perché siamo tutti diventati commentatori web?
      Fine.

    1. sbregaverse 23 maggio 2024

      Brava Sonia, ora Diego pensa che Byung sia troppo pessimista : una via d'uscita ci deve essere.Diego si spende di persona personalmente girando il Belpaese annunciando il verbo con indomita passione (preferisce il contatto umano), ma non disdegna il web con l'intento di raggiungere più gente possibile.
      Posso dimandare perchè in questo romitorio Fusaro è mai messo nel dovuto risalto ¿?
      Mia doxa è frate con tutte le stimmate.

    2. Jimbo 23 maggio 2024

      Il buon Diego é stato d'aiuto in un biennio buio, il primo o quasi ad interpretare il momento.
      Giorno dopo giorno dopo giorno.
      Ha un pó esagerato.
      Da Mina che non si é piú vista a Fusaro che vedevo tutti i giorni.
      Sono per la via mediana.
      Il troppo mi ha stroppiato.
      Resta una mente molto lucida.

    1. Bertozzi 23 maggio 2024

      Bello, mi è piaciuto, però così come i commentatori e i malati da tastiera cercano i like, il riconoscimento, sorbendo compulsivamente contenuti che poi dimenticano e sputano in fretta, allo stesso modo i siti, sono spesso contenitori che mirano alle visualizzazioni, alle reazioni, insomma ai numeri, e non alla sostanza, ai significati e agli scopi nobili per cui magari erano nati, facendosi così travolgere dal sistema, dai dati numerici, e restituendo all'utente esattamente quello che lo renderà uno zombie, un divanologo, un esperto geo-tinellico o un profeta apocalittico, insomma, ce n'è un po' per tutti, come si dice: c'è n'è per l'asino e per chi lo mena.

    2. LuxIgnis 24 maggio 2024

      È un problema generalizzato, quello che tu indichi, che non riguarda solamente il pubblicare dei contenuti per attirare visualizzazioni. Ed è un problema che c'è da molto tempo. Si può dire da quando è nato internet.
      È il problema che io chiamo del "copia e incolla". Se si fa una ricerca su internet su qualsiasi informazione, si troveranno una buon nutrito numero di siti che dicono praticamente la stessa medesima cosa. A volte anche in maniera spudorata, a volte "colorandola" un po'. Bisogna scavare a fondo per trovare un'informazione decente e che vada un po' oltre. Che approfondisca al di là della banalità. Non dico che le banalità non siano corrette, lo sono, ma possono essere molto limitate. Anche perché i problemi e le situazioni sono molto complessi, molto più di quello che si crede. Ogni evento per accadere ha molto variabili insite in sé. E banalizzarlo chiaramente non aiuta a sviscerarne la complessità.
      Questo vale anche per gli utenti e i commentatori. Ripetono anch'essi spesso delle banalità senza riflessione, senza averne avuto esperienza, copia e incollate da qualche parte su internet che sembra sia diventato il "verbo". Internet come tutto il resto d'altronde, racconta anche un sacco di stupidaggini. È come entrare in una grande biblioteca; ti puoi fermare a leggere Topolino o approfondire su libri un po' più autorevoli.

      Il brutto è che queste "banalità" vengono prese e raccontate come se fossero delle verità assolute. Mentre in realtà sono zavorre che impediscono una ricerca seria e approfondita.
      Non credo sia fatto apposta, è la natura dell'uomo. L'uomo cerca di semplificare le cose, mentre le cose sono complesse e richiedono uno sforzo. Ma nel semplificare le cose cade pesantemente nelle banalità e viene sviato.
      La verità non è una cosa che si può leggere; è una cosa che si deve farne esperienza e forse, allora, ne si può cogliere qualche aspetto.

    1. Cataldo 23 maggio 2024

      Il post di Sonia Milone, scritto con passione e capacita e interessante, ricco di spunti, CDC si conferma ben centrato a cogliere questi temi. Comunque rimane una certa confusione, sul piano critico, sul ruolo dei personaggi entomologicamente infilzati da Sonia;a mio avviso rientrano come aggregati della strategia di assorbimento, quando agiscono come rafforzatori dei bias dominanti, niente di che, stante che le condizioni panottiche risiedono in meccanismi ben più cogenti del serraglio social. L'assorbimento, nel contesto del dominio della nostra capacità di comprensione della realtà, e' relativo alle nostre risorse da dedicare al pensiero critico, al confronto con gli altri, alla coltivazione delle memorie, il nostro sistema di controllo assorbe in modo famelico queste risorse, con tanti filoni, pensiamo al porno urbi et orbi, o alle droghe più o meno legali, o ai videogiochi immersi vi, etc etc, SM ne coglie un aspetto significativo, in piena evoluzione.

    1. Jimbo 23 maggio 2024

      Poi c'é la parte della violenza verbale, del lanciare il sasso e nascondersi, dello shitqualcosa che oggi non mi interessa ma mi importa di piú il perché si decide di scrivere qui come altrove, di discutere, dibattere, criticare e farsi criticare.
      Per cosa? Tanto non cambia niente.
      Ma non cambia proprio niente?
      Chi ce lo fa fare?
      Difendere Putin, Trump o il socialismo.
      Attaccare quello e quell'altro.
      A che pro? Soprattutto se nulla cambia.

    1. Jimbo 23 maggio 2024

      L'articolo come scritto prima mi ha particolarmente interessato perché sí critica anche direttamente (ma me ne fotto) ma offre spunti.
      Il primo é che non so quantificare quanti sono (e quindi siamo) gli italiani "commentatori web abituali", non saprei dove recuperare il numero.
      La seconda cosa che mi viene in mente é che l'hobby del commentatore web é un opportunitá "della madonna", come si diceva a Milano 40 anni fa.

    1. Sic 23 maggio 2024

      Ma quali mulini?
      La lotta contro le fake news è meno ipocrita.

    2. Sic 23 maggio 2024

      In special modo se è famoso...

      Madonna buona!

    1. sbregaverse 23 maggio 2024

      Innumerevoli fiate il dissi e qui rinnovo priego, che il mio priego valga mille, di:
      cassare il romano alluce ops pollice, retaggio di inumani circenses.

    1. Nonso 23 maggio 2024

      Ora del decesso 19:03
      Data del decesso 23/05/2024

      CDC è morto.

    1. Jimbo 23 maggio 2024

      L'articolo affronta tanti aspetti dell'hobby piú nuovo del mondo.
      Incalza un pó troppo forse colpendo al volto come in Fight Club ma in fondo l'argomento ci riguarda.
      Non si tratta di criticare Biden, Schwab, Milei, Borrell o Gentiloni.
      Si tratta di noi, dell'opportunitá che abbiamo rispetto alle vecchie generazioni, l'utilitá o l'inutilitá di questa macchina infernale e divertente che é la rete.
      Lo trovo comunque utile.

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