Il discorso che i reclutatori militari non vogliono farvi ascoltare

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Ottanta anni fa le truppe alleate statunitensi e britanniche davano inizio allo sbarco in Normandia che avrebbe portato alla se-dicente “liberazione” dell’Europa dalla tirannide nazista, liberazione di cui, ancor più oggi, vediamo i benefici effetti. Ottanta anni dopo sembra volersi ripetere lo stesso copione, serve una nuova “liberazione”, questa volta dal “tiranno” russo. Mi è sembrato quindi giusto riportare i pensieri di un ex-ufficiale dell’esercito USA che si batte adesso per mettere in guardia i giovani contro le menzogne che che è così facile far loro assorbire spacciandole per verità.

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Speravo di parlare ai ragazzi delle scuole superiori – lo spero ancora – ma le sei scuole superiori più vicine a me hanno ignorato la mia offerta di parlare o l’hanno rifiutata. “Fatelo per i ragazzi”, dicono quando chiedono di aumentare le tasse sulla proprietà, ma è fuori luogo dissuadere quegli stessi ragazzi dal mettersi inutilmente in pericolo? I genitori potrebbero avere un’opinione diversa, quindi ecco il mio intervento.

Casey Carlisle – antiwar.com – 5 giugno 2024

 

Prima di entrare nel merito, discutiamo di ciò che molti definirebbero “un’ipotesi”. Stasera entrerò in casa vostra, vi punterò contro una pistola e vi deruberò – il tutto sostenendo di non essere un vostro nemico. Il vostro nemico, dirò, è altrove, e non intendo dire dall’altra parte della strada, ma in un altro Paese. Cosa farete? Per alzata di mano, reagirete e proteggerete chi è in casa vostra cacciandomi fuori o addirittura uccidendomi? Per alzata di mano, chi mi ringrazierà e si recherà nel suddetto Paese alla ricerca del nemico, lasciando chi è in casa sua esposto alla mia aggressione? Qualcuno? Nessuno? Sembra assurdo, ma per ragioni che vi spiegherò presto, capirete che è più reale che ipotetico.

Salve, mi chiamo Casey Carlisle, mi sono laureato a West Point (equivale alla nostra laurea breve, N.d.T.) e ho trascorso cinque anni nell’esercito, compresi 11 mesi in Afghanistan. Alcuni di voi stanno pensando di servire il proprio Paese e la maggior parte di voi si sta chiedendo: “Perché sto ascoltando questo tizio?”. Sono lieto che entrambi i gruppi siano qui e prometto che le mie osservazioni faranno sì che entrambi i gruppi pensino in modo diverso al servizio militare.

L’11 settembre 2001 ero all’ultimo anno di liceo, seduto in classe e sbalordito dopo aver sentito il preside annunciare che il nostro Paese era appena stato attaccato. Perché qualcuno avrebbe voluto fare questo al più grande Paese del mondo? Ero anche furioso e volevo vendicarmi. Volevo uccidere i responsabili di questa atrocità e il mio dilemma era tra arruolarmi nell’esercito per vendicarmi subito o passare anni in un’accademia militare prima di aiutare a liberare il mondo dai terroristi. Ho scelto la seconda opzione e sono partito per l’Afghanistan solo nel 2009. Il periodo trascorso lì ha cambiato radicalmente il mio punto di vista, il che è stato scomodo, ma, come in tutti i fallimenti, il disagio genera apprendimento.

Ho imparato che non solo non stavamo tenendo al sicuro i nostri concittadini o proteggendo la loro libertà, ma anche che stavamo ulteriormente impoverendo uno dei Paesi più poveri del mondo. Ho osservato con disgusto i miei presunti alleati – la polizia afghana – derubare i loro concittadini mentre erano di pattuglia e in pieno giorno, durante gli arresti stradali. Immaginate di essere fermati, non per eccesso di velocità, ma perché il poliziotto spera di derubarvi. Il mio nemico – i Talebani – non faceva queste cose, ed è per questo che ho finito per avere più rispetto per loro che per la mia missione o per coloro che presumibilmente ci stavano aiutando a compierla.  “Oh, ma [i talebani] sono orribili in altri modi”, si potrebbe obiettare, e potrei essere d’accordo; tuttavia, è molto più difficile uccidere un’idea che una persona. Uccidere qualcuno che ha un’idea che ritenete sgradevole non fa altro che aiutare i suoi cari ad accettare quell’idea. È emerso che uccidere qualcuno per le sue idee è un ottimo modo per diffonderle.

Invece di liquidarmi come un pazzo antiamericano, considerate quanto segue. Nel 2000 i Talebani controllavano la maggior parte dell’Afghanistan: oggi lo controllano completamente. Questo è solo uno dei motivi per cui provo disprezzo per coloro che mi ringraziano per il mio presunto servizio. Il nostro “servizio” è stato peggio che inutile, e le persone che mi ringraziano sono state costrette a pagare per questo. Tutti coloro che sono morti lì lo hanno fatto per niente. E gli afghani innocenti che sono stati sfollati, feriti o uccisi durante il nostro tentativo di portare la democrazia in un Paese che non la voleva, nel 2000 stavano molto meglio di adesso.

Per essere chiari, il desiderio di servire il proprio Paese è nobile, ma dobbiamo prima definire il [concetto di] “Paese”.  Servire il proprio Paese è completamente diverso dal servire il proprio governo. Non sono la stessa cosa. Servire il proprio Paese significa servire la propria famiglia, i propri amici, i propri vicini e la terra in cui si vive. Servire il proprio Paese significa servire la propria comunità. Servire il proprio governo, invece, è in definitiva ciò che tutti fanno quando si arruolano o quando intraprendono la mia stessa carriera di ufficiale. Chi sono le persone del governo che finirete per servire? Sono i vostri familiari, amici o vicini di casa?  Per la maggior parte non lo sono, eppure sono loro che in ultima analisi decideranno il vostro destino quando sarete in uniforme.

Che si tratti di politici o di burocrati, sono loro a decidere cosa comporta servire il proprio Paese e, naturalmente, subordinano la prosperità del nostro Paese alla sicurezza del loro posto di lavoro. Se ne hanno l’opportunità, non esiteranno a mandarvi a morire se questo significa segnare un misero punto politico contro i loro nemici ideologici. Servire il proprio Paese in questo contesto – la realtà – significa servire questi parassiti.

C’è un’altra cosa da considerare. Quando dite al reclutatore militare che volete arruolarvi, cosa intendete dire? State dicendo al reclutatore – un agente del governo – che non solo volete servire il vostro governo, ma che siete disposti a uccidere per questo. Se parlate di questa propensione con qualsiasi altro reclutatore nel mondo reale, come minimo non otterrete quel lavoro. Sembra abbastanza ovvio, ma avete sentito parlare dell’Operazione Vigilant Eagle? Questa operazione, condotta dal Dipartimento di Sicurezza Nazionale e dall’FBI, rintraccia i veterani che tornano dall’Iraq e dall’Afghanistan e li caratterizza come estremisti e potenziali terroristi interni. Perché? Perché questi veterani potrebbero essere scontenti o soffrire degli effetti psicologici della guerra. Sì, avete sentito bene.

Il governo che ha corrotto il diplomando per farlo arruolare nell’esercito ora vede quello stesso patriota come un suo nemico. Potreste protestare, pensando che essere inseriti in una lista non sia poi così male, ma io sostengo che le liste non sono mai create come fine; sono sempre un mezzo, e anche in questo caso sono diaboliche. Non solo questi veterani sono stati inseriti in una lista per il “crimine” di sentirsi giustamente disillusi, ma quando un veterano era esplicitamente critico nei confronti del regime, veniva etichettato come “mentalmente inadatto” e costretto a entrare in strutture psichiatriche dove avrebbe ricevuto un trattamento per qualsiasi malattia il regime avesse ritenuto appropriata, a tempo indeterminato. Non so se questo programma continui oggi, ma se il regime ci dicesse: “Non lo facciamo più”, voi ci credereste?

So che non eravate in giro per l’11 settembre, ma sono sicuro che ricordate il marzo del 2020.  Scommetto che allora eravate arrabbiati quasi quanto me.  Siamo tutti testimoni di una triste verità: la “patria dei coraggiosi” è priva di coraggiosi e la “terra dei liberi” non è più libera da tempo.  La maggior parte degli americani non solo dà per scontata la propria libertà, ma la rifiuta prontamente.  Ne sono terrorizzati, ed è per questo che la odiano.  Quello a cui abbiamo assistito tutti mina lo stanco slogan – la palese menzogna – secondo cui chi si arruola nell’esercito “combatte per la nostra libertà”.  Questa non è una teoria; è il motivo per cui, ancora oggi, l’esercito sta lottando come un matto per reclutare persone come voi.  Pensano che siate stupidi.

Ma forse vi siete resi conto che servire il proprio Paese implica necessariamente rimanere nel proprio Paese. Forse state pensando che quando uno si arruola nell’esercito, giura di difendere la Costituzione contro tutti i nemici – stranieri e nazionali; tuttavia, il regime vorrebbe che voi combatteste solo i nemici stranieri che vi dice di odiare.

Chi vi ha cacciato da scuola nel 2020?

Chi ha cancellato le vostre partite, gli incontri, le gare e le competizioni?

Chi vi ha impedito di viaggiare liberamente?

Chi ha pensato che fosse meglio non [permettervi di] abbracciare i vostri cari?

Chi vi imposto una mascherina?

Il nostro stesso governo è la nostra più grande minaccia, e ha dimostrato di avere così tanta paura di coloro che ha ingannato per “servirlo” che, per proteggere se stesso, vi manderà in qualche altro Paese o in un ospedale psichiatrico.

Non vi sto dicendo cosa fare. Mi sto assicurando che siate pienamente consapevoli di ciò a cui andate incontro se decidete di arruolarvi nell’esercito, perché sono sicuro che il reclutatore non vi ha parlato dell’Operazione Vigilant Eagle. Probabilmente non vi ha detto che ogni giorno si suicidano 18 veterani e probabilmente non vi ha detto che l’esercito è l’ultima opzione politica. Ma vi sembra che il regime aspetti che tutto il resto fallisca prima di essere coinvolto, o è più facile contare i Paesi che non hanno personale militare statunitense di stanza? Il reclutatore vi ha detto che chi non “presta servizio” paga gli stipendi di chi lo fa? Sembra un po’ ingenuo – essere costretti a pagare coloro che presumibilmente ti servono.

La maggior parte dei milionari e dei miliardari di questo Paese si è arricchita servendo il prossimo attraverso lo scambio volontario, non vivendo alle spalle dei propri vicini. Vi incoraggio a prendere in considerazione questa strada: arricchirvi arricchendo la vostra comunità, non parassitandola. E non c’è bisogno di fissarsi sul diventare ricchi. Se le vostre interazioni con la comunità sono volontarie – a prescindere dalla pessima retribuzione – è probabile che siano onorevoli, senza bisogno di uccidere. Per concludere, fate un respiro profondo e guardatevi intorno. Il vostro Paese è qui. Noi siamo il vostro Paese e, quando le cose si metteranno male, avremo bisogno di voi qui, non per [andare a] combattere chi, in un altro Paese, non rappresenta una minaccia per noi, restando esposto alla nostra più grande minaccia.

Grazie per avermi ascoltato.

 

c_carlisleCasey Carlisle, ex ufficiale dell’esercito statunitense proveniente dal Nord-Ovest del paese, è autore di articoli per varie pubblicazioni.

 

 

Link: https://original.antiwar.com/Casey_Carlisle/2024/06/04/the-speech-that-military-recruiters-dont-want-you-to-hear/

Scelto e tradotto (IMC) da CptHook per ComeDonChisciotte

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