Verso una nuova strategia della tensione?

Di Konrad Nobile per ComeDonChisciotte.org

 

Tanto il recente attentato al primo ministro slovacco Robert Fico, premier distintosi per la sua avversione alle spinte più guerrafondaie della NATO, quanto l’aggressione subita da Gabriele Rubini, in arte Chef Rubio, fervente e noto attivista filo palestinese, per quanto fatti diversi tra loro sono il sintomo di un fenomeno che – dato il fermento dell’attuale periodo storico e la forte polarizzazione in atto (che appare come la divisione tra fautori del globalismo da un lato e del sovranismo dall’altro, tra sostenitori dell’egemonia occidentale da una parte e del multipolarismo dall’altra) – potrebbe diventare assai più frequente e, per così dire, sistemico.

In quest’occidente sempre più traballante ed isterico siamo già stati testimoni, negli ultimi anni, di una evidente compressione degli spazi concessi o tollerati di critica e di dissenso (1).

Le democrazie si sono blindate e hanno imposto la loro autorità a suon di censura, coprifuochi, propaganda terroristica, ricatti, militarizzazione e repressione giudiziaria quando non addirittura fisica.

Tra un DPCM e l’altro lo Stato ha messo le mani avanti e, sui vari fronti e poli, anche opposti, ha ben pensato di colpire anche piccole ma determinate voci dissenzienti, oltre che mettere la sua museruola alle teste più calde e meno controllabili, temute come potenziali spine nel fianco dell’ordine costituito in questo scenario politico e sociale sempre più teso.

E così, per esempio, mentre all’inflessibile e coerente (con i suoi princìpi) anarchico insurrezionalista Alfredo Cospito è stata inflitta la punizione esemplare del 41 Bis, monito rivolto a  tutte le frange più radicali ed estreme, anche molti “semplici militanti” e “normali cittadini” si ritrovano a fare i conti con condanne e persecuzioni legali finalizzate a punire e stroncare la militanza e la partecipazione a manifestazioni di dissenso.

Esemplare è la moltitudine (di cui purtroppo poco si parla) di condanne, processi e indagini che hanno visto e vedono tuttora nel mirino persone attivatisi per protestare contro lockdown, Green Pass e obblighi vaccinali (la repressione relativa a questi eventi persevera e, ancora adesso e a distanza di qualche anno dai fatti, continuano a fioccare nuove procedure e azioni penali).

A questa opera repressiva, realizzata ufficialmente e legalmente dai vari rami statali, potrebbe però ben presto associarsi un’azione ben più sporca e brutale, svolta non direttamente dalle istituzioni bensì da individui, reti o organizzazioni terze formalmente estranee alle direttive dello Stato.

Nel prossimo futuro potremmo assistere ad un moltiplicarsi di aggressioni e intimidazioni, se non addirittura di attentati, ai danni di figure o realtà indigeste per una ragione o per l’altra alle direttive dettate dai centri decisionali nazionali ed internazionali dell’occidente collettivo, sempre più rabbioso e intollerante in questo periodo di incipiente conflitto mondiale.

Pur trattandosi di due cose distinte, le aggressioni a Fico e a Rubio, anche qualora non si sia trattato di operazioni eterodirette, sono emblematiche del clima che sta via via delineandosi. Esse potrebbero essere solo un’anticipazione di un prossimo scenario da nuovi anni di piombo, sebbene la situazione attuale presenti dimensioni diverse e tratti innovativi e divergenti rispetto al passato degli anni ‘70. Qui e ora i vecchi schieramenti di un tempo sono infatti totalmente saltati e, nel caos politico nel quale navighiamo, i nuovi mastini del sistema possono  essere tranquillamente democratici, progressisti (come nel caso dell’attentatore di Fico) e financo “antagonisti” (esemplari in tal senso alcuni gruppi “antifa” tedeschi, feroci sostenitori delle discriminazioni del periodo Covid come del sostegno al regime ucraino e, sorprendentemente, pure restii ad esprimere solidarietà alla causa palestinese).

Nei Paesi occidentali potrebbero nascere nuove “Gladio 2.0” (come sostenuto anche dal giornalista Pepe Escobar), una rete atlantica di organizzazioni extrastatali votate alla protezione interna dei regimi democratico-imperialisti, alla promozione più o meno occulta delle loro agende nonché al contrasto delle eresie più scomode all’ordine imperial-atlantista.

Se però la vecchia Gladio, organizzazione paramilitare segreta intimamente anticomunista promossa da NATO, CIA e MI6 , finiva spesso e volentieri per collaborare con fazioni destrorse e neofasciste e a manovrarle, le nuove Gladio 2.0 potrebbero oggigiorno contare verosimilmente su gladiatori del progressismo e di “sinistra”, utili pedine sfruttate e usate (magari nell’inconsapevolezza di queste stesse “pedine”) nel comune interesse dell’atlantismo e del tecnocapitalismo globalista di stampo occidentale.

D’altronde un sistema minacciato arriva, pur di tutelarsi e mantenersi al potere, a ricorrere ad ogni mezzo. Se nel secondo dopoguerra i padroni dei giochi sentirono la necessità di costituire organizzazioni paramilitari segrete nell’Europa occidentale o, nell’Italia di fine anni ’60 e degli anni ’70, di ricorrere alla Strategia della tensione, ora in tutta la traballante galassia occidentale, minata dalla crisi economica strutturale e dagli sconvolgimenti geopolitici internazionali, potrebbe farsi strada l’idea che sia necessaria una nuova rete Stay Behind interna e una nuova tensione, opportunamente modellata in base alle esigenze attuali e programmata per fiaccare, intimidire e distruggere efficacemente, se necessario anche con le cattive maniere, l’opposizione interna.

Nuovi squadrismi, magari non più in camicia nera ma in quella gialloblu (colori che sono sia quelli della bandiera ucraina che di quella europea), rossa o arcobaleno potranno tornare in tal caso utili strumenti dell’ordine democratico-imperialista che, in nome della democrazia, del progresso, dei diritti e, perché no, pure dell’ “antifascismo”, perseguiterà le più concrete forme di dissenso interno e difenderà spietatamente la sua egemonia su un globo che ormai recalcitra e vuole rompere i vecchi equilibri imposti dall’impero di Washington & Friends.

Queste per ora sono solo speculazioni, tuttavia prepariamoci al peggio perché, a due passi dalla guerra mondiale, potremmo essere testimoni di un nuovo periodo di tensione e piombo. Nel mirino ci stanno coloro che possono rappresentare una scomoda e reale opposizione alle politiche e alle direttive imposte dai potentati di Washington, Wall Street, Bruxelles e Tel Aviv. Quindi, in profondità, sotto tiro ci sono pure le masse tutte che, per quanto in occidente siano dormienti, se risvegliate fuori dal controllo istituzionale possono ancora rappresentare una minaccia esiziale per il sistema.

I casi di Fico e di Rubio ce lo dimostrano: dall’altra parte c’è chi è disposto a menare e sparare. Sono questi i personaggi che potrebbero essere, presto o tardi, usati e sguinzagliati contro coloro i quali non accetteranno di arrendersi e chinare il capo.

Di Konrad Nobile per ComeDonChisciotte.org

11.06.2024

Konrad Nobile è un giovane studente lavoratore. Attivista e militante su diversi fronti, collabora con ComeDonChisciotte.org.

NOTE

(1) In merito si segnala qui che di recente alcuni parlamentari di Italia Viva hanno proposto di istituire una nuova agenzia nazionale d’intelligence contro la “disinformazione”, ovvero la “Agenzia sulla disinformazione e la sicurezza cognitiva”, che dovrebbe affiancarsi ad AISE e AISI (rispettivamente il servizio segreto italiano per l’estero e quello per gli affari interni).

 

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