Dott.ssa Bolgan: vaccini, quello che sappiamo

Nuovo appuntamento con la dottoressa Loretta Bolgan, andato in onda qualche settimana fa nella trasmissione FRI: MEDICINA RISPONDE sui canali di Rinascimento Italia. La ricercatrice si è messa nuovamente a disposizione per rispondere alle domande degli ascoltatori.

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Nuovo denso appuntamento con la dottoressa Loretta Bolgan, andato in onda qualche settimana fa nella trasmissione FRI: MEDICINA RISPONDE sui canali di Rinascimento Italia.
Dopo il precedente appuntamento, di cui avevamo parlato la scorsa primavera [1], la ricercatrice ha ritenuto necessario fornire un aggiormanento dell’attuale situazione rispondendo alle domande degli ascoltatori.

Il primo argomento affrontato è quello del vaccino Novavax, recentemente approvato in via emergenziale dall’EMA. Il nuovo farmaco è della tipologia a “particelle simil-virali“, contenente pertanto “solo l’involucro esterno del virus“. L’adiuvante utilizzato per stimolare l’infiammazione, e quindi la risposta immunitaria dell’individuo, è la saponina, una sostanza “fortemente irritante e allergenica“.
Sebbene si tratti quindi di un farmaco con una tecnologia tradizionale, di cui conosciamo i rischi nel dettaglio (danni dovuti all’adiuvante, danni legati ad eventuali contaminanti), continueranno a presentarsi i problemi legati alla presenza della proteina Spike ed i rischi di potenziamento della malattia e di selezione di varianti vaccino resistenti che abbiamo già osservato in questi mesi.
La dottoressa frena quindi l’entusiasmo di coloro che attendono i vaccini a base proteica, considerandoli più sicuri ed efficaci: “questo non è assolutamente vero“.

Anche il vaccino Valneva a virus inattivato è del tipo “a proteine“, contenente la proteina Spike e due adiuvanti che inducano una risposta infiammatoria.
Poichè la Spike è ancora basata sulla sequenza iniziale del virus, anche “questo vaccino è già non efficace” nei confronti delle varianti che si sono sviluppate nel corso del tempo e presenta lo stesso potenziale rischio di ADE nei soggetti più predisposti.
Utilizzando poi alluminio come uno degli adiuvanti è possibile “che questo si leghi alle proteine del virus e ne modifichi la conformazione“, con il rischio potenziale di formazione di “prioni patologici in grado di precitare nei tessuti e formare degli aggregati“.

Altra questione affrontata è quella dei contagi in individui che hanno già ricevuto la terza dose di vaccino. Se da un lato è lecito aspettarsi situazioni del genere “a causa degli anticorpi che il vaccino produce, non protettivi nei confronti delle varianti” dall’altro è necessario prestare particolare attenzione al fenomeno della progressiva immunodepressione ad ogni dose di richiamo.
L’immunodepressione è infatti uno dei meccanismi di questi farmaci: se il vaccino non inducesse il blocco della risposta dell’interferone sarebbe attaccato e distrutto dal sistema immunitario ancora prima della produzione della proteina Spike.

La dottoressa, pur premettendo che la logica deve essere sempre quella di evitare il ricatto, fornisce anche qualche indicazione per un trattamento antinfiammatorio successivo alla vaccinazione. L’infiammazione sistemica (tempesta di citochine) che ne può derivare può essere trattata con alte dosi di antiossidanti: glutatione, vitamina C, N-Acetilcisteina (NAC).
A ciò si aggiunge anche l’effetto immunomodulante che si può ottenere con vitamina D in alte dosi, utile anche come prevenzione per lo sviluppo di eventuali patologie autoimmuni.
Per quanto riguarda invece la tossicità della proteina Spike lo strumento più utilizzato al momento è l’Acetilcisteina, ovvero il principio attivo del Fluimucil: tale sostanza “va ad agire sul sito di legame e sembra sia in grado di impedire alla Spike di esercitare la sua tossicità a livello cellulare“.

In conclusione tutti questi vaccini sono destinati a non risolvere la situazione: utilizzare farmaci con una sequenza univoca di sintesi della Spike porta inevitabilmente “all’induzione di varianti vaccino resistenti“. Durante la sua replicazione “il virus forma una nuvola di mutanti e quando la persona vaccinata si infetta i suoi anticorpi tendono a legarsi con quei mutanti più simili alla spike del vaccino“. Più le proteine Spike del virus infettante e dei vaccini sono diverse, “più i mutanti resistenti si selezioneranno” e diverranno prevalenti.

Ne segue come “siano necessariamente i vaccinati ed i vaccini che portano alla selezione delle varianti“, allontanando sempre di più l’immunità di gregge. Altro motivo per cui non si ha l’immunità è che “non sappiamo se i vaccinati sviluppino cellule della memoria a lungo termine“.
Per questi problemi noti “per raggiungere lo stato endemico è assolutamente indispensabile che si formino le cellule della memoria nelle persone infettate, e questo si può ottenere soltanto con l’infezione naturale“.
Diversamente saremo sempre costretti a rincorrere la nuova variante indotta da vaccinazione di massa, con vaccini ormai obsoleti: “se non si interrompe la vaccinazione, noi non possiamo interrompere l’epidemia“.

Altri aspetti affrontati nella trasmissione sono l’eventuale danno genetico da vaccini, la questione dei Monoclonali e degli Antivirali, il ruolo dei non vaccinati nella pandemia, e molto altro…buona visione.

di Filippo Della Santa, ComeDonChisciotte.org

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