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Dopo l’auto-attentato, ecco la strage di bimbi con gas nervino in Siria. Ok, scopriamo le carte ora?

DI MAURO BOTTARELLI

rischiocalcolato.it

Quanti russi ci vogliono per fare un occidentale (mi tocca usare questa formula perché l’insegnante di storia e geografia della gran parte dei grandi giornalisti italiani deve essere morta al primo quadrimestre)? Sicuramente non ne bastano 14, il loro sangue non deve essere abbastanza rosso, il dolore dei loro familiari non abbastanza straziante, la loro paura non abbastanza meritevole di pietà. Viene da chiederselo, al netto della reazione di pressoché indifferenza del cosiddetto “mondo libero” all’attentato di San Pietroburgo: nessuna edizione speciale dei tg o dei talk-show, programmazione tv rimasta fissa sul solito letamaio da cervello all’ammasso ma, soprattutto, la new entry assoluta del complottismo in salsa mainstream. Dire che Putin l’attentato se lo è fatto da solo per paura dei 22 boy scout capitanati da Navalny è cosa buona e giusta, sdoganata dai salotti buoni. Che dire della prima pagina di oggi de “Il fatto quotidiano”,

davvero delicatissima. Strano, però, perché il quotidiano diretto da Marco Travaglio solitamente bacchetta ogni refolo di complottismo con feroce sarcasmo, accomunando chiunque non si beva le veline del Tg1 come adoratore delle scie chimiche. Ma si sa, quel mostro di despotismo di Vladimir Putin val bene uno strappo alla regola. Eppure ho la quasi certezza che alcuni attentati abbiamo aiutato parecchio politicamente Francois Hollande e Angela Merkel, per non parlare di Barack Obama o Donald Trump, uno che sul mantra del terrore islamico ha costruito addirittura l’approdo alla Casa Bianca. Niente, in quel caso al “Fatto” hanno preferito mantenere la barra dritta, in effetti documenti lasciati in bella mostra sui luoghi degli attentati e kamikaze che si fanno esplodere da soli in vicoli deserti come allo Stade de France non sono motivo di approfondimento. Complimenti.

Ma non solo la stampa ha voluto dire a chiare lettere che di quanto accaduto a San Pietroburgo interessa soprattutto il risvolto complottista. Guardate questo straordinario tweet di Vittorio Zucconi,

corrispondente di “Repubblica” dagli Stati Uniti: cosa avrà voluto dire, visto che pare scritto da un analfabeta funzionale? Ad occhio, nulla di carino rispetto alla memoria di quei quattordici corpi al suolo, di fatto vittime della brama di potere putiniana: per essere martiri dei macellai del Califfato occorre stare sotto la bandiera a stelle e strisce, mica certi privilegi si garantiscono a tutti. Ma se Twitter ha regalato perle, Facebook questa volta non ha dato vita a filtri automatici per i profili con simboli di lutto per le vittime: lo ha fatto per tutti gli attentati in Europa, persino quello in Turchia anche se c’è al potere Erdogan (lo stesso su cui si butta merda ma che riempiamo di soldi per evitare di essere inondati da profughi) ma per la Russia nulla. Probabilmente Mark Zuckerberg è stato scippato a San Pietroburgo ed è ancora incazzato con l’amministrazione comunale.

E i gessetti? Non pervenuti. E i monumenti illuminati con i colori della bandiera del Paese colpito? Zero. Strano, però, perché quest’ultimo è stato un vero must della lotta al terrorismo per diversamente etero che stiamo combattendo in Europa. Guardate la porta di Brandeburgo,

praticamente le mancano i colori della Sampdoria e poi le ha benedette tutte le celebrazioni. Ma proprio tutte, perché questa foto

ci mostra come anche i colori arcobaleno della comunità LGBT abbiano avuto l’onore di rischiarare la notte berlinese. Sapete l’amministrazione di Berlino cosa ha risposto a chi chiedesse lumi riguardo la decisione di non ricordare l’accaduto? Le luci sulla Porta si mettono solo per le città gemellate o per occasioni particolari. Come dire, un attentato alla metro di San Pietroburgo non sarà mica qualcosa di strano? Tanto più che, con ogni probabilità, se lo è fatto Putin da solo per screditare quel po’ po’ di opposizione che si ritrova a contrastare. Dunque, la giornata dell’orgoglio gay-lesbico-pentasessuale merita le luminarie, mentre i morti russi no. Chi avesse dubbi sulla natura di avamposto Usa della Germania, spero che ora abbia visto i suoi dubbi spazzati via. Ma queste sono stupidaggini, non sono cose serie.

Di grave c’è dell’altro. Ad esempio, quanto dichiarato ieri sera da Paolo Mieli, ex direttore del Corriere della Sera e presidente di RCS Libri, a “Otto e mezzo” su La7. Interpellato da Lilli Gruber sull’attentato in Russia e sulle sue radici, ecco la risposta: “La ragione dell’attentato di San Pietroburgo risiede nelle politiche di Putin basate sullo sterminio”. Ora, si fosse trattato di chiunque altro, un Andrea Romano qualsiasi ad esempio, uno avrebbe invocato un TSO urgente e via ma gente come Paolo Mieli non parla a caso: le stanze del potere, quello vero, lui le bazzica da sempre e ne è sempre uscito con la giacca pulita e gli ossequi dell’uditorio. Quali stermini imputa al presidente russo? Forse in Siria? Strano, perché volendo mettere da parte ideologia e malafede, chi ha compiuto bagni di sangue in quel Paese è l’Isis, creatura non esattamente riconducibile a un esperimento di guerra a bassa intensità sfuggito di mano al Cremlino.

Chi decapitava, lapidava, lanciava i gay celebrati alla Porta di Brandeburgo dai tetti dei palazzi? Le milizie russe, forse? Le truppe regolari di Assad? No. Forse quell’Isis che combatte con armi occidentali, Usa e tedesche in testa, che gira video con tecnologie degne di Hollywood, che ha usufruito di passaggi sicuri attraverso il confine turco grazie all’alleato NATO di Ankara: eppure, Vladimir Putin compie stermini. A tal punto da rendere quasi automatica, lapalissiana la punizione della bomba a San Pietroburgo. Prima di arrivare alla ciccia della notizia, meglio che scopriate qualcosa in più su Paolo Mieli. E sarà lui a dirvelo, attraverso le risposte che diede in un’intervista concessa a “Libero” il 5 maggio del 2008, facilmente rintracciabile in Rete. Alla domanda, “Come visse il ’68?”, ecco le sue parole: “Dentro il movimento studentesco. Negli anni tra il ’68 e il ’72 io ero tre cose contemporaneamente. Primo: ero giornalista dell’Espresso, dove tenevo un diario sulla sinistra extraparlamentare. Secondo: militavo in un gruppo che precedette la costituzione di Potere Operaio, dove c’erano Oreste Scalzone, Franco Piperno, Toni Negri, con i quali rimanemmo amici anche negli anni successivi. Terzo: facevo lo studente applicato di De Felice”.

E ancora, quando gli viene chiesto “Lei è figlio d’arte. Crede che il suo destino sarebbe stato lo stesso se suo padre non fosse stato Renato Mieli?” , ecco la sua risposta: “Mio padre era un ebreo di Alessandria d’Egitto che venne in Italia. Ma durante le leggi razziali si rifugiò in Medio Oriente. Rientrò cambiando identità, nei panni di un colonnello dell’esercito inglese di nome Ralph Merrill. Non considero mio padre un giornalista. Quindi non mi considero un figlio d’arte”. E ancora, quando viene fatto notare che il padre fu anche il fondatore dell’Ansa, ecco cosa ci racconta: “Fondò l’Ansa perché gli inglesi sapevano che era un intellettuale di spessore. Entrato nel Pci, divenne anche direttore dell’Unità nel ’49, l’anno in cui nacqui io. Ma poi lasciò la direzione nel ’54, per andare a Roma a dirigere la sezioni Esteri del Pci. Nei primi tempi, fummo ospitati da Maurizio e Marcella Ferrara, i genitori di Giuliano, che per me è stato un fratello per tutta l’infanzia e l’adolescenza”. Infine, alla domanda “Che rapporto ha lei con l’ebraismo?”, ecco la risposta: “Io mi sento ebreo, anche se tecnicamente non lo sono, essendo figlio di padre e non di madre ebrea. Pur non professando alcuna religione, mi sento molto vicino al mondo ebraico”. Penso che ora abbiate un perfetto profilo dell’uomo e un’idea più chiara del perché io lo ritenga qualcuno che, se parla, non lo fa per dare fiato alle tonsille.

Et voilà, a meno di 24 ore dalle parole durissime di Paolo Mieli, ecco che la realtà diventa più incredibile della fiction. Sarebbero infatti almeno 58, tra cui 11 minori, i morti in un raid aereo avvenuto in Siria con il sospetto uso di gas, stando all’Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus). L’ong, citando fonti mediche, ha aggiunto che il bilancio potrebbe aggravarsi, perché vi sono anche 160 feriti o intossicati, alcuni dei quali in gravi condizioni. L’attacco è avvenuto a Khan Sheikhun, nella provincia nord-occidentale di Idlib, in mano ad insorti e qaedisti dell’organizzazione Fatah al Sham (ex Fronte al Nusra). Successivamente un ospedale da campo dove venivano curate le vittime dell’attacco è stato colpito in un altro raid, sempre stando a fonti degli attivisti (ovviamente credibili di default per i media occidentali, un po’ come quei filantropi degli “Elmetti bianchi”). Detto fatto, senza conoscere la dinamica dell’accaduto da fonti terze, la Francia ha chiesto una riunione urgente del consiglio di sicurezza dell’Onu.

E cosa ci sarebbe a sostegno di questa tesi? Finiti gli ospedali di Aleppo resi proverbiali dalle cronache da Istituto Luce di Lucia Goracci per il Tg3, ecco servita una bella una strage di bambini, perfetta per oscurare anche l’ultimo barlume di interesse per San Pietroburgo. “Le foto fornite dalle ong mostrerebbero infatti gruppi di bambini seminudi, ammassati gli uni sugli altri, con le braccia rigide, gli occhi ancora spalancati e il terrore nello sguardo”, raccontano le fonti. Ma non basta, ci sono anche puntualissime e nitide istantanee prese all’interno degli ospedali “con i bimbi terrorizzati, spaesati, alcuni in fin di vita, il volto coperto dalle maschere di ossigeno. E poi un padre, disperato, con gli occhi segnati dal pianto, che tiene in braccio il corpo rigido della sua bambina”. Ho virgolettato perché la prosa da scena della carrozzella della “Corazzata Potemkin” è presa dalla cronaca dell’Ansa e non voglio rubare il merito all’ispirato giornalista dell’agenzia fondata dal padre di Paolo Mieli per conto degli inglesi nel Dopoguerra.

Ma non basta. Sempre l’Ansa ci dice che “i presidenti di Turchia e Russia, Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin, hanno discusso in una telefonata del raid. Lo riferiscono fonti presidenziali di Ankara, secondo cui Erdogan ha detto che un tale attacco è disumano e inaccettabile”. Ora, al di là che Erdogan sta al principio di umanità quanto Angelino Alfano alla lingua inglese, come è possibile avere tutte queste certezze in poche ore? Ma come, sono giorni che i media occidentali occultano il fatto che gli USA la scorsa settimana abbiano ammazzato oltre 200 civili in un raid a Mosul e alla Russia e ad Assad non si dà nemmeno una mezza giornata di beneficio del dubbio? Lo capisco, è un po’ come la prima volta che si fa sesso: uno vorrebbe che fosse romantico e indimenticabile ma la voglia è troppo e puff, non si resiste. Come resistere a un’occasione simile, d’altronde: un bell’attacco con armi chimiche e strage di bambini che sbatta sul banco degli imputati Putin e Assad, oltretutto spedendo nel dimenticatoio l’attentato a San Pietroburgo?

Da quanto era pronta la richiesta francese di convocazione del Consiglio di sicurezza dell’ONU? Me lo chiedo perché Francois Hollande trovò pronta sul tavolo la richiesta di proclamazione dello stato di emergenza non appena arrivato all’Eliseo la sera del 13 novembre 2015, giusto di rientro dallo Stade de France. E quando ancora l’attacco al Bataclan era in corso. Si sa, sono un po’ delle pippe come intelligence ma a livello di timing i francesi sono dei fenomeni. Ecco, infine, le parole dell’alto rappresentante per la politica estera europea, Federica Mogherini: “Ovviamente c’è una primaria responsabilità del regime, perché la sua responsabilità è quella di proteggere il suo popolo, non di attaccarlo”. La colpa è di Assad e, quindi, del suo sostenitore numero uno, Vladimir Putin: non ci sono dubbi, le prime pagine dei giornali di domani gronderanno indignazione.

E la versione russa? Un comunicato ufficiale del ministero della Difesa di Mosca ha immediatamente negato che fossero in atto operazioni aeree nella zona di Idlib ma appare il buonsenso la stella polare da seguire per capire cosa sia accaduto. Sorge infatti spontaneo da chiedersi perché Assad, che sta vincendo sul terreno con l’aiuto dei russi e degli iraniani e ha appena incassato dall’ambasciatrice Usa all’Onu un atteggiamento molto più accomodante da parte degli Stati Uniti, avrebbe dovuto lanciare un attacco con gas nervino, di queste proporzioni, senza nessuna necessità militare. L’offensiva dei ribelli nel Nord della provincia di Hama è fallita ed è finita in un disastro, così come i tentativi nei sobborghi di Damasco. Dunque, o Assad è impazzito e ha appena dato vita al più grande suicidio politico della storia recente o qualcosa, tanto per cambiare, non torna nei racconti delle ong schierate al fianco dei ribelli. Tanto più che l’ONU sta cercando le prove dell’uso d gas da parte delle truppe lealiste dal 2015 e, nonostante un abuso di fantasia degno di Walt Disney, abbia finora dovuto sventolare bandiera bianca.

Che mondo meraviglioso quello dei Paolo Mieli: a poche settimane dal fondamentale voto del 19 maggio in Iran, con le relazioni politiche e militari tra Teheran e Mosca sempre più strette (e sempre più scomode per Washington e Tel Aviv, cui si è accodata Ankara in cambio dell’assicurazione sulla vita del referendum per la svolta presidenzialista) e il giorno dopo l’incontro tra Donald Trump e il presidente egiziano Al-Sisi (non vi eravate chiesti come mai alla Casa Bianca si fosse atteso così tanto per chiamare Mosca ed esprimere solidarietà? C’erano ospiti più importanti da coccolare), anch’esso un po’ troppo compromesso militarmente e politicamente con Mosca anche in chiave di questione libica, la questione siriana torna d’attualità. Sono complottista? Cazzo volete, un giorno per uno non fa male a nessuno.

Con una straordinariamente mediatica e strappalacrime strage di bambini a colpi di gas tossici, roba che il Tg3 ci piagnucola per sei mesi. Avete capito cosa c’è in gioco, adesso? Avete capito che siamo in guerra per conto terzi e per l’ennesima volta? Non vi paiono tutte delle straordinarie coincidenze messe in fila: gli USA decidono di contravvenire al mantra isolazionista di Trump e aumentano l’impegno militare in Siria, Iraq e Yemen (e casualmente i ribelli anti-Assad ritrovano forza), Israele si mette a bombardare postazioni Hezbollah senza ritegno, quasi a voler provocare apertamente l’Iran, la Russia viene colpita prima da un prodromo di primavera colorata e poi da un attentato ma la vulgata generale è quella di Vladimir Putin che, di fatto, ha raccolto ciò che ha seminato. Oggi, poi, la strage ad orologeria. Resta un’ultima domanda, dopo tanti dati di fatto: quanto durerà la pazienza di Vladimir Putin?

Mauro Bottarelli

Fonte: www.rischiocalcolato.it

Link: https://www.rischiocalcolato.it/2017/04/lauto-attentato-la-strage-bimbi-gas-nervino-siria-ok-scopriamo-le-carte.html

4.04.2017

Pubblicato da Davide

  • Truman

    “quanto durerà la pazienza di Vladimir Putin?”
    Pensavo tra me e me: e se Putin mantenesse la calma, come ha sempre fatto, e comunque avesse necessità di mandare un segnale? Io non mi sorprenderei se alle stragi contro i russi organizzate negli USA ma eseguite da servi locali, si rispondesse in Sud-est asiatico con corrispondenti omicidi eseguiti da cinesini.

  • uBs

    CDM = SPUTNIK

  • gianni

    grazie per l’ informazione

  • PietroGE

    Il ragionamento sulla responsabilità dell’attentato in Russia vale in entrambe le direzioni : è semplicemente assurdo che Putin organizzi un massacro per tenere lontano un Navalny capace di mobilitare al massimo un 4 o 5% di elettorato, è altrettanto assurdo che servizi segreti occidentali facciano una strage in Russia per cercare di destabilizzare Putin, visto il consenso che ottiene nella popolazione.
    Rimane la pista islamica, quella che molti commentatori si rifiutano di accettare per gli attentati in Francia, Germania ecc. I ceceni sono una delle etnie che ha dato più combattenti all’ISIS e è noto che il Caucaso e le repubbliche dell’Asia centrale pullulano di estremisti islamici. Questo è stato uno dei motivi per cui Putin è intervenuto in Siria. La Russia non si può permettere di avere uno stato estremista islamico alle sue frontiere, il pericolo del contagio all’interno della Federazione russa è troppo alto.
    La pazienza di Putin dovrà durare perché alternative al presente corso non ce ne sono.

    • fuffolo

      Deprimente sentire dallo spiegone milanese che nella lista delle più grandi vergogne dell’umanità dopo Auschwitz, ha citato la Siria ed i gas di Assad senza una parola per il Vietnam e le altre schifezze a stellestrisce. Musichetta dolce ed immagini tenere di bambini, parole brutte come gas e armi chimiche e poi i riferimenti ai russi ed al loro preside. Si sono guadagnati la pagnotta.

      • Mario Poillucci

        Non solum sed etiam! Perchè non si parla mai mai mai mai dei bimbi che, a centinaia, vengono al mondo, infelici, in Iraq laddove i criminali genetici americani, hanno contaminato tutto e tutti con l’uranio impoverito? Mostruose malformazioni intollerabili causate dalla criminale abitudine dei folli guerrafondai americani di contaminare, sempre e comunque, stati sovrani aggrediti e distrutti con la vile complicità di un’europa schiava, vigliacca e sodale in maniera disgustosamente intollerabile! Mi auguro che Putin mantenga la calma, come è solito fare, altrimenti sono c…i amari anche per noi primi in servitù diseducativa e riprovevole!! Buona giornata!!!

        • fastidioso

          “in Iraq laddove i criminali genetici americani, hanno contaminato tutto e tutti con l’uranio impoverito?”

          In Serbia invece?
          Ah, no.
          In Serbia sono stati contaminati i “nostri ragazzi”

      • PinoRossi

        Sempre dopo Auschwitz, dovesse qualcuno dubitare…

    • Gino2

      ma perchè negare la possibilità che il “motivo” dell’attentato possa essere di rafforzare Putin? Questo è solo tifo e non lucida e imparziale analisi. Si deve guardare chi ha i benefici da un certo atto spassionatamente se si vuole capire. Si può ammettere che gli USA abbiano tirato giu due torri con migliaia di morti per i loro scopi e una bomba in metro è un “assurdo”? ma perchè mai?

      • Sick boy

        perché gli usa avevano bisogno di una nuova pearl harbour per n motivi, Putin no. easy proprio

        • Gino2

          il terrorismo è spesso causato da fattori “interni” e ha come scopo il rafforzare il potere dello “stato”. Negare questo è negare la storia. Quindi quali sono i motivi per cui l’attentato in Russia non può essere ricondotto a questo? Se foste sinceri vi accorgereste che lo pensate solo perchè avete deciso di avere fiducia in Putin e allora tifando vi autoconvincete che “è da escludere” ma i motivi per escluderlo quali sono???

          • Tonino Basile

            quindi si può usare il tuo stesso metro anche per gli attentati alle torri e tutti quelli perpetrati nell’occidente dai (fantomatici) radicalizzati religiosamente?
            domande: la terza torre… da quale aereo dirottato é stata abbattuta? i resti dell’aereo (carrelli, motori, ecc. ecc.) abbattutosi sul pentagono come mai non sono stati trovati?

          • Gino2

            Uh? °_°

          • fastidioso

            “la terza torre… da quale aereo dirottato é stata abbattuta?”

            Ma dal vento, no ?
            Non hai letto le condizioni meteorologiche di quel giorno ?

          • Tonino Basile

            per adesso, in attesa di indagini serie, eseguite da esperti liberi e terzi, si può solo supporre che putin non aveva nessun interesse a fare ciò di cui viene accusato da una certa oligarchia liberista occidentale (criminale e guerrafondaia?). perché mai uno potente e con consensi politico/elettorali che sfiorano l’80% avrebbe dovuto ordinare l’esecuzione di un tale crimine? per (auto)discreditarsi da solo, oltre a quello già profuso a quintalate, tramite i media filoregime, da quei liberisti, predatori e guerrafondai che finanziano regimi filonazisti ai confini della russia?

          • Gino2

            per non perdere quel consenso?
            Attenzione io non sto dicendo che sia cosi. Sto facendo solo notare che al solito o e bianco o è nero. Quando gli attentati accadono in occidente allora si scrive che la matrice è interna e serve a rafforzare lo “status quo”, al massimo si pensa a minacce degli USA. IN questo caso questa opzione viene esclusa perchè riguarda Putin che è diventato in maniera inspiegabile (come fosse un buon samaritano diverso dai macellai occidentali) un paladino della controinformazione. E sono sempre contro chi smette di ragionare per seguire tesi precostituite dettate dal TIFO.

          • Sick boy

            Ma sei scemo? Nessuno esclude quella possibilità (sarebbe appunto “negarere la storia”, come dici tu con ques espressione tanto ad effetto quanto idiota), ma non c’è tutta questa puzza di bruciato. Putin è popolarissimo e la Russia è già compattata a causa delle minacce esterne, quindi l’idea che il potere avesse bisogno di un attentato per conseguire quello che ha già (e ce l’ha anche perché ha difeso il suo popolo invece che spremerlo, o almeno così viene percepito) non è così intelligente come ci tu.

          • Gino2

            la mia risposta è al commento sopra dove si parla di motivazioni “assurde”. come se quelle islamiche non lo siano altrettanto.

          • MarioG

            Ma guardi che in primo luogo bisogna dei motivi per AFFERMARE una cosa, non darla per certa o probabile finchè non ci siano i motivi per ESCLUDERLA.
            E i motivi per affermarla sono nulli, come egregiamente spiegato nell’articolo.
            A meno che uno non pensi che improvvisamente Putin si è svegliato e ha deciso di passare da quota gradimento 80% a quota 90% (perchè i “problemi” di popolarità di Putin sono di questo tenore…).
            Nessuno capisce cosa ci guadagni il signor Putin dal destabilizzare una situazione interna che è a SUO FAVORE. Essendosi impegnato in Siria, ogni attentato di matrice islamica può anzi (e forse con maggiore probabilità) venire percepito dalla popolazione come conseguenza dell’interventismo del presidente. Non c’è nessuna logica politica in una operazione del genere. Una operazione che, per gravità e intrinseca imprevedibilità, sarebbe concepibile in una situazione assolutamente emergenziale.

  • clausneghe

    E’ la “Guerra ibrida totale senza limiti” che avanza, bellezza, direbbe Grimaldi..
    Noi, gli Italioti voglio dire, alziamo la voce e per bocca della insignificante Mogherini minacciamo la Russia e la Siria, anche oggi la piddina europea dice che Assad deve andarsene. Poverina, forse non sa che ben altri prima di lei urlavano Assad deve andarsene e invece Assad è ancora lì, mentre loro sono usciti di scena.

  • JeanAsterix

    Questa sera guardando un programma della rai, in cui “il giornalista” Marco Damilano e Diego Bianchi propagandavano una visione della Siria sotto dittatura e focalizzavano le immagini sulle sofferenze di bimbi e rifugiati in giro per l’europa, poi un intervista ad una coppia fuggita che “accusavano” Assad di poca o nulla democraticità in Siria e la conseguente accuse al regime… Tutto senza nessuna possibilità di confrontarli dialetticamente con CHI è rimasto in Siria a combattere i terroristi islamici. Il mainstreaming occidentali hanno cominciato la musica e incorporano anche i cosidetti socialnews o gruppetti di “progressisti democratici” “(circo Barnum 2.0) che dotati della potenza delle infrasttutture di divulgazione, propagandano la loro “verità”. Tra poco discutere o dissentire sù alcuni argomenti sarà considereato reato e segnalato ai “servizi”. I Siriani rimasti in Siria sono dei patriotti aggrediti dai sionisti e i loro complici occidentali… Questa è una Verità!!

    • “…..Tra poco discutere o dissentire sù alcuni argomenti sarà considereato reato e segnalato ai “servizi”……” Vorrei evidenziare l’avvio della campagna propagandistica FAKENEWS il cui scopo sara’ quello di debellare tutti i mezzi d’informazione che non si adeguano a ripetere le notizie che vengono loro fornite

  • Mascal

    Tutto giusto, tranne (secondo me) il fatto che Trump c’entri qualcosa. Comunque vale sempre il detto dell’Armageddon: NON FATE INCAZZARE I RUSSI.

    • Tonino Basile

      i giornali e i giornalisti di regime non sono “pagati” per scrivere verità. le gggenti si incazz…bero come bisce se sapessero che i propri governanti liberisti, predatori e guerrafondai “creano occasioni” per rivendicare la predazione tramite le guerre per esportare la (loro) democrazia…” (sic…)!
      se non si fosse obnubilati si potrebbe almeno intuire che i “regimi” occidentali non sono molto diversi da quelli orientali…! al netto del fatto che siamo “bombardati” di notizie che, per lo più, sono prodotte nel “campo in cui viviamo”. se fosse possibile bisognerebbe sentire anche le “campane…” che suonano nel campo opposto…!

  • Storno

    L’unica domanda che mi pongo è: con tutti i satelliti, per non parlare dei radar, puntati su quel territorio, possibile che degli aerei non vengano tracciati dalla loro partenza al loro arrivo?

  • Strage ad orologeria? Visto che, secondo la ricostruzione dei russi, la strage ha avuto luogo a causa di un bombardamento convenzionale che ha fatto esplodere un deposito segreto di armi chimiche dei ribelli: o chi ha organizzato la strage aveva previsto l’esatto punto in cui le bombe sarebbero andate a cadere o i russi stanno mentendo ed erano in realtà d’accordo anche loro per organizzare questo complotto internazionale. Forse erano d’accordo tutti, compresi gli stessi bambini che si sono prestati a farsi innaffiare di gas, magari in cambio di qualche maglietta di Messi.
    Forse, o forse qualche volta il putinismo e i suoi adepti contano un po’ troppo nella stupidità di chi legge.

  • Tonino Basile

    i giornali e i giornalisti di regime non sono “pagati” per scrivere verità. le gggenti si incazz…bero come bisce se sapessero che i propri governanti liberisti, predatori e guerrafondai “creano occasioni” per rivendicare la predazione tramite le guerre per esportare la (loro) democrazia… con bombe all’uranio impoverito…” (sic…)!

    se non si fosse obnubilati si potrebbe almeno intuire che i “regimi” occidentali non sono molto diversi da quelli orientali…! al netto del fatto che siamo “bombardati” di notizie che, per lo più, sono prodotte nel “campo in cui viviamo”. se fosse possibile bisognerebbe sentire anche le “campane…” che suonano nel campo opposto…!

  • Gino2

    Ma perchè siamo capaci di vedere la fasità della “democrazia” occidentale, siamo capaci di vedere che i popoli sono manipolati e il vero potere è gestito da lobby potentissime trasversali ai vari paesi che lobbizzano gli stati per i loro tornaconti manipolando l’informazione….
    e poi crediamo che in Russia non sia così? BOH
    Le elite russe sono piu buone e umane di quelle occidentali?
    Che per caso le lobby russe non fanno affari con quelle occidentali la dove c’è interesse reciproco?
    Che forse l’informazione in Russia non è manipolata?
    Che corse così come l’eterno nemico russo serve alla propaganda occidentale, l’eterno nemico americano non serve alla propaganda russa?
    Che per caso non esiste una propaganda russa?
    Tra i due blocchi non ci sono sostanziali differenze se non che ci sono differenti gruppi di potere al comando
    Ma i gruppi di potere passano sempre sopra i popoli per i loro scopi che siano russi, occidentali, cinesi etc.

    Purtroppo l’essere umano ha bisogno di credere in qualcosa e quindi si ha bisogno di credere che la Russia e Putin siano una isola differente, separata,da quella occidentale.
    Se chi segue il mainstream ha bisogno di un nemico russo (o islamico) e di un cattivo che vada contro i buoni, nella controinformazione si ribaltano gli stessi banali e superficiali ruoli per cui l’occidente cattivo si contrappone alle buone umane intenzioni del blocco russo.
    E’ triste pensare che la situazione non è diversa è triste non avere qualcosa da ammirare contrapposto a qualcosa che si teme e schifa.

    Ma questa non è obbiettività è solo la stessa cecità dell’occidentale medio capovolta!

  • fastidioso

    “quanto durerà la pazienza di Vladimir Putin?”

    Io spero che si esaurisca al più presto …ne deve rispondere anche ai sui connazionali.
    Quando è troppo è troppo!!!

  • alberto del buono

    All’epoca del movimento studentesco il cardinal Mieli era un katanga. Come aveva ragione Pasolini.

  • Tanita

    Una sorta di rinnovata Inquisizione s’aggira per l’Occidente, macellando come storicamente conosciuto, ma con le ultime tecnologie comprese quelle della communicazione. Nuovi giocattoli, vecchie perversioni, stessi inferni, uguale odore di morte. Il tutto rivolto a punire coloro che in un modo o nell’altro si contrappongono all’ortodossia dell’élite, tutta presa del suo fervore religioso di dominazione come dogma di vita ed azione. La vittima, il 99% circa, stenta a rendersene conto. Delle volte mi viene di pensare che non evoluzioneremo mai.

  • Saverio GPallav

    i media occidentali, improvvisamente complottisti, non si sono neppure dedicati al mantra tipico di ogni dopo attentato, al “siamo tutti”. E’ il chiaro sintomo della comunione di intenti tra Nato e terroristi islamici, che oggi hanno entrambi come principale nemico da abbattere la Russia di Putin che ha loro distrutto il sogno di una Siria nella completa anarchia e in mano alle bande dei jihadisti, oltre a rappresentare un’alternativa al nulla della ideologia oggi propagandata in Occidente